Antonio Jiménez Ortiz, UN MONDO SENZA FEDE?, Elledici 1995

 

1. IN CHE COSA CONSISTE LA FEDE CRISTIANA?

Quando ad uno di noi si fanno domande sulla propria fede, la prima cosa che viene spontanea è quella di sciorinare un «elenco di verità». Un buon numero di cristiani ritiene che credere sia, anzitutto, «digerire alcuni dogmi», niente altro, e poi accollarsi un mucchio di norme e leggi. Per alcuni il credente è un credulone, uno che crede a tutto come un sempliciotto. Ma questo non è vero, perché il credente può essere semplice, ingenuo, ma non un credulone. Oggigiorno questa parola si utilizza per indicare qualcuno che non si preoccupa del perché delle cose. Mentre il cristiano deve essere anche una persona critica, che riflette, che chiede spiegazioni sul perché di quanto accade intorno a lui, e che non si accontenta di una risposta qualsiasi.
Per noi è molto importante conoscere il vero significato di quello che è la fede, e per questa ragione vediamo cosa si nasconde nel sentimento profondo del credere.

1.1. Che significa credere?

«Io credo che Kabul si trovi in Asia». «Io ti credo totalmente».
Sono due frasi che in un modo o nell'altro può capitarci di sentire nella nostra vita di tutti i giorni. Nella prima si tratta di affermare qualcosa (che la città di Kabul si trovi nel continente asiatico), che noi stessi non possiamo verificare. Lo accettiamo appoggiandoci alla testimonianza di qualcuno, il quale è stato là personalmente, oppure fidandoci di quanto è scritto in un libro di geografia che in fin dei conti deve essere basato sulla esperienza di una persona umana.
Nella seconda frase ci troviamo di fronte ad una realtà più complessa e profonda. Quando diciamo ad una persona che crediamo in lei, quello che stiamo facendo è accettarla come una persona importante nella nostra vita. Credere in qualcuno vuol dire fidarsi completamente di lui, riconoscerlo, accettarlo. Per mezzo di questa fede umana partecipo della sua vita, del suo sapere, delle sue convinzioni, della sua visione del mondo e degli uomini.
Per questo motivo è possibile concepire la fede soltanto come incontro personale.
La fede non è, pertanto, un sapere approssimativo oppure una conoscenza di carattere secondario. È l'unico mezzo che rende possibile la relazione umanizzante tra le persone. E per questa ragione non può essere sostituita da niente altro, tanto meno può essere eliminata per mezzo della scienza o della tecnica. Neppure queste, anzi, sono realizzabili senza la fede umana. Senza di questa non può esistere la vita, perché non sarebbero possibili né l'incontro, né l'amicizia, né la riconciliazione, né l'amore... nessuna delle cose più importanti della nostra esistenza.
E quando mi fido di una persona, allora accetto le sue verità, la sua parola. Credere è quindi prima di tutto avere una relazione personale con qualcuno, e poi come conseguenza accettare un insieme di verità che questa persona mi propone. Il nucleo della fede consiste nella affermazione e nel riconoscimento del Tu in quanto persona, il quale si apre a noi e ci si rivela nella sua intimità. Con questo si accetta ogni sua singola parola, ogni singola affermazione proveniente da questa persona: si accetta quello che questa persona dice e promette. Le affermazioni non possono essere disgiunte dalla persona, poiché le prime sono strettamente legate alla seconda. Si accettano le parole perché si accetta e si riconosce contemporaneamente la persona stessa.
La fede è un decidersi per qualcuno, decisione che si prende in libertà e, in ultima analisi, per amore. Questa decisione non è cieca, né capricciosa o irrazionale, visto che si basa sulla conoscenza personale, ma un atto che coinvolge tutto il nostro essere, la nostra intelligenza, la nostra volontà, il nostro cuore. Nella fede cristiana noi ci fidiamo di Dio. Attraverso Gesù, le sue parole e le sue opere, la sua morte e risurrezione, abbiamo scoperto il Mistero di Dio come misericordia e salvezza. Per questo possiamo affermare che nel Cristianesimo ciò che è determinante è aprirsi a Dio, mettersi nelle sue mani, stabilire con lui una profonda relazione di fiducia ed amore. Tuttavia la fede cristiana mi chiede anche di accettare un contenuto concreto, imprescindibile se si vuole che il messaggio della salvezza non si dissolva in un sentimento vuoto o in una grande quantità di inutili apparenze ed opinioni senza consistenza né forme proprie, le quali non rappresentano più la Parola di Dio che si è resa manifesta nella storia.

1.2. Qual è il contenuto di base della fede cristiana?

La fede possiede un ricco contenuto di verità che sono state lo strumento utilizzato nel corso dei tempi per cercare di spiegare il mistero della presenza di Dio tra di noi per mezzo di Gesù Cristo.
Se volessimo condensare questo contenuto della fede in poche parole, potremmo enucleare i seguenti quattro punti:
- credere è riconoscere il Dio di Gesù Cristo, come Padre buono che è sempre vicino a noi, tenero, esigente e misericordioso;
- credere è accettare Gesù Cristo vivente, Signore, Salvatore, Figlio di Dio, modello di una nuova esistenza. E la fede in Gesù Cristo mi chiede di scegliere il Vangelo e di vivere secondo il suo stile di vita;
- credere è vivere nella luce e forza dello Spirito di Dio, che misteriosamente ci va conducendo attraverso la storia e che guida il nostro cuore secondo la volontà di Dio, quando ci sottomettiamo docilmente alla sua presenza;
- credere è formare parte della Chiesa che è la nostra madre nella fede e alla quale il cristiano appartiene come un elemento essenziale. La Chiesa è la comunità nella quale noi celebriamo e comunichiamo la nostra fede, e nella quale noi ci impegniamo a trasformare questo mondo secondo i progetti di Dio.
La fede cristiana, vissuta coscientemente, fa di noi degli uomini nuovi. Ci aiuta a vincere il nostro egoismo, a lavorare per gli altri, a vivere la libertà responsabile dei figli di Dio, tanto nella vita privata quanto nelle questioni pubbliche.
La fede non può essere pertanto come un capo di vestiario che ci mettiamo addosso di tanto in tanto. È un impegno di tutta la nostra persona in tutti gli aspetti della vita: familiare, professionale, sociale, politica, culturale... La fede ci fa vedere il mondo e gli uomini con gli occhi di Gesù, confidando sempre nell'amore del Padre. E ci spinge a creare una vita più umana e più autentica con la forza dello Spirito di Dio. Per questa ragione un cristiano pessimista è un pessimo cristiano. È evidente che l'ottimismo sarà differente in ogni persona, perché le manifestazioni esterne dipendono dal temperamento. Però qui non si tratta di un ottimismo di carattere psicologico, bensì di una speranza assunta in modo vitale, perché noi speriamo fidando nell'amore di Dio che mai ci abbandona.

2. LA FEDE NEL DIO DI GESÙ, IL SIGNORE, PER LA POTENZA DELLO SPIRITO

Noi siamo cristiani e dunque crediamo in Dio. Ci siamo però mai chiesti in quale Dio crediamo?
Non c'è da aver paura di fronte a questa domanda. Se siamo sinceri con noi stessi magari scopriamo che certi timori, certe angustie che ci assalgono di tanto in tanto possono essere conseguenza di una falsa immagine di Dio, ovvero, detto con altre parole, noi crediamo nel Dio che annuncia Gesù, però non crediamo del tutto che questo Dio sia davvero tanto buono, tanto comprensivo, e tanto esigente anche, ma allo stesso tempo tanto misericordioso.

2.1. Crediamo nel Dio di Gesù

Gesù non si stanca di parlare di Dio. E parla di lui con tenerezza, con sentimento, con affetto, con passione. Non possiamo comprendere Gesù, né le sue parole, né le sue opere, né la sua morte, né la sua risurrezione se non accettiamo il fatto che il centro di tutta la sua vita, che il cuore della sua persona sia stato Dio, come valore assoluto, definitivo. Gesù era pieno di Dio e per questo non aveva altra possibilità che parlare di lui costantemente e vivere in sua presenza.
In quasi tutte le religioni antiche è presente, con sfumature diverse, l'idea di Dio come Padre degli uomini, anche con il significato biologico di procreazione. Il Giudaismo antico chiama Dio, in certe occasioni, Padre, lasciando intendere chiaramente che si tratta di una relazione filiale con il popolo o con il re, di carattere adottivo, per scelta. Comunque in Israele nessuno aveva osato chiamare Dio Abbà, come faceva con frequenza Gesù. Questa parola aramaica potrebbe essere tradotta con il termine familiare di «papà» o con l'espressione «padre amato». Con questa parola i bambini si rivolgevano con affetto al proprio padre, e allo stesso modo gli adulti la utilizzavano di tanto in tanto per salutare una persona in modo particolarmente rispettoso e affettuoso. Gesù, con grande scandalo per la gente, utilizzò questo termine per parlare di Dio e per rivolgersi a lui nella preghiera. Che cosa significa questo? Per Gesù Dio è il padre che sta vicino, che ama, che comprende, che perdona sempre, che non abbandona mai il suo bambino. La relazione con Dio può essere soltanto una relazione piena di fiducia e di tenerezza. Egli conosce la nostra fragilità e ci ama così come siamo.
E oltre a tutto questo Dio ama la nostra libertà. Quante volte abbiamo sentito Dio come nemico nella nostra ricerca di libertà! Dio ci libera invece dalle catene che legano il nostro cuore e la nostra coscienza: il peccato, l'egoismo, l'odio, la paura, il legalismo, l'angoscia, la mancanza di speranza... Dio potenzia la nostra persona affinché si sviluppi umanamente sotto tutti gli aspetti. Il Dio di Gesù non è un boia in agguato dei nostri errori. È il padre che ci ama e che desidera la nostra felicità e la nostra pace. Però ci chiede anche responsabilità. Se io son tanto amato da Dio non posso far altro che amare anch'io coloro che mi sono prossimo.
Per questa ragione possiamo ben dire che l'amore di Dio è anche esigente. Ci chiede la conversione dai nostri peccati, ma noi possiamo contare sempre sulla sua misericordia infinita.
Se noi cominciamo a vedere Dio in questo modo, ci risulterà molto facile pregare. La preghiera è un incontro di amicizia durante il quale non sono tenuto ad usare grandi parole né a tenere bei discorsi. È sufficiente che raccontiamo le nostre gioie e le nostre pene, le nostre paure e le nostre illusioni; o anche possiamo rimanere in silenzio, sapendo che siamo alla presenza di Dio che conosce il nostro cuore fino in fondo, e che Egli starà sempre al nostro fianco dandoci forza, luce, speranza... perché egli è nostro padre.[1]

2.2. Crediamo in Gesù Cristo, Nostro Signore

Non dobbiamo dimenticare che ci chiamiamo cristiani appunto perché crediamo in Cristo. Ci sono altri credenti in Dio come gli ebrei e i musulmani, ma noi soltanto affermiamo che il volto di Dio si è manifestato a noi in Gesù di Nazaret, in forma definitiva e insuperabile, ovvero in altre parole soltanto noi cristiani crediamo che Gesù è il Figlio di Dio e l'unico Salvatore del mondo.
Credere in Gesù significa accettare Dio come valore supremo dell'esistenza. Significa impegnarsi con gli altri uomini per costruire un mondo umano e abitabile, sapendo che la vita autentica consiste nel seguire le orme di Gesù Cristo come ci mostrano i Vangeli.
I discepoli di Gesù hanno sperimentato nel suo agire libero, nel suo atteggiamento di servizio e di disponibilità, nelle sue parole, nella sua morte e risurrezione ciò che può essere l'autenticamente umano e come si possa raggiungere la salvezza di Dio. E hanno scritto di queste esperienze nei Vangeli, dopo il loro incontro personale con il Signore risuscitato. Oggi noi, quando leggiamo i Vangeli, dobbiamo risalire attraverso queste narrazioni fino all'esperienza originale della comunità primitiva. In tal modo potremo scoprire, partendo dalla fede, e nel grembo della Chiesa, ciò che è imprescindibile per l'essere umano e come lo visse e lo realizzò Gesù, seguendo la volontà di Dio fino alle estreme conseguenze.
E queste conseguenze furono mortali. Non è comprensibile che il Figlio di Dio soffra e muoia nella nostra storia. È uno scandalo tremendo, che san Paolo chiamava lo «scandalo della Croce». La vita di Gesù è la parabola della nostra storia umana, terribile, però piena di speranza. Quelle persone che lavorano per gli altri, che tentano di risolvere i problemi, di cercare la pace, la concordia... sono isolate, perseguitate, eliminate. In questo modo è vissuto Gesù e noi non possiamo dimenticarlo se vogliamo credere in lui. Oggi noi ci troviamo di fronte allo stesso crocevia davanti al quale si trovò Gesù: da un lato la fuga o il rifiuto della volontà di Dio per i nostri interessi privati, dall'altro un impegno deciso fino alla fine per la bontà, la giustizia e la fedeltà.
Per Gesù sono l'amore, la solidarietà, la fraternità le chiavi della vita, perché egli era convinto che la misericordia di Dio anima ogni sforzo di superamento autentico dell'uomo. Per questo, di fronte alle difficoltà, non dobbiamo perdere la speranza e crederci abbandonati da Dio: il messaggio e la vita di Gesù ci dicono che Dio è sempre là dove noi sentiamo i limiti del nostro essere e la nostra inevitabile fragilità.[2]
Perché oggi possiamo ancora credere in Gesù come Signore e Salvatore? Per la Chiesa. Senza di essa si sarebbe persa la memoria di Gesù o si sarebbe corrotto in maniera definitiva il suo messaggio. Però è stato lo Spirito di Dio che ha sostenuto e guidato la Chiesa attraverso i secoli affinché oggi fosse possibile a noi l'incontro con Gesù risorto.

2.3. Crediamo nello Spirito Santo

Ai cristiani risulta di solito difficile parlare dello Spirito Santo, la terza persona divina della Trinità. Forse ciò si deve non soltanto all'ignoranza, bensì anche al fatto che le immagini che la Bibbia utilizza per riferirsi allo Spirito di Dio (alito, fuoco, vento impetuoso, colomba) ci rendono difficile la scoperta della nostra relazione personale con lui. E tuttavia la parola «spirito» risulta essere piuttosto usuale tra noi uomini. Diciamo per esempio che si vede «con che spirito opera ognuno di noi». Oppure quando ci riferiamo ad un gruppo consolidato, diciamo che ha «uno spirito eccellente» o che «il suo spirito non è buono».
Se già conosciamo il buono e il cattivo spirito per via dei suoi effetti, dovremmo chiederci: in che misura conosciamo lo Spirito di Dio?
Dovunque ci siano persone che stanno vivendo, che lo sappiano o no, secondo l'esempio di Gesù, là sta agendo lo Spirito di Dio. Dovunque si ami la verità, dovunque si costruisca un mondo più umano e più libero, laddove c'è perdono e misericordia, lì lo Spirito Santo sta guidando i cuori degli uomini. Lo Spirito dà nuova vita. I cristiani sono convinti che quando una persona pensa o parla bene di un altro, là è presente lo Spirito Santo. Quando qual cuno si dimentica di se stesso, si occupa delle necessità del prossimo, e crea relazioni autenticamente umane, quando una persona non rinuncia, nonostante tutto, alla speranza, in quel momento e in quel posto sta operando lo Spirito di Dio. Il suo potere trasforma il cuore dei credenti, però rispettando la loro libertà. Infonde forza ai cristiani affinché sappiano esprimere nella forma più appropriata il messaggio di Gesù oggi; apre loro gli occhi affinché scoprano tutto quello che nella Chiesa deve essere rinnovato per continuare a rispondere alla chiamata di Dio nella nostra storia umana.
San Paolo scrive nella prima lettera ai Corinzi che nessuno può confessare la propria fede in Gesù Cristo senza l'aiuto dello Spirito Santo (1 Cor 12,3). Per questa ragione senza di lui non si può vivere come cristiani, e tanto meno è possibile pregare. Lo Spirito Santo dà fiducia e fortezza, e concede l'energia necessaria per riuscire a rispondere alla volontà di Dio nella nostra vita. San Paolo vede nello Spirito Santo l'autore della vera libertà: «E che voi siete figli ne è la prova il fatto che Dio ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio!» (Gal 4,6-7).
Ci sono degli elementi caratteristici che ci permettono di stabilire la presenza dello Spirito Santo in una persona: «Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Per l'apostolo Paolo questi atteggiamenti sono «i frutti dello Spirito». In tal modo abbiamo un criterio certo per scoprire l'azione e la presenza dello Spirito di Dio; là dove si riscontrano questi atteggiamenti, sta agendo la forza dello Spirito nel cuore di quelle persone. Noi cristiani siamo impegnati da quei doni dello Spirito e siamo invitati a utilizzarli per rendere possibile una vita pienamente umana secondo il cuore di Dio.

3. LA CHIESA, NOSTRA MADRE NELLA FEDE

Oggi non risulta facile e comodo parlare della Chiesa. Sembra quasi che sia di moda criticarla. Noi riconosciamo che nella storia del cristianesimo ci sono stati scandali, errori, ingiustizie, però nessuno può chiudere gli occhi davanti alla grandezza di molti cristiani (di alcuni conosciamo i nomi, di altri no) che sono stati autentici testimoni dell'amore di Gesù tra gli uomini nella loro epoca. E questi cristiani, generosi e impegnati, hanno vissuto dentro la Chiesa e nel suo nome hanno lavorato per il bene dell'umanità.
Nella Chiesa noi scopriamo Gesù, in essa cerchiamo di seguire le sue orme, perché siamo convinti della sua presenza come Signore Risorto, della presenza del suo Spirito che alimenta e rafforza la nostra fede.Lo Spirito di Gesù non solo dà vita alle persone individualmente, ma le aggrega e le unisce nella comunità della Chiesa. Gli Atti degli Apostoli ci parlano della predicazione di san Pietro nel giorno della Pentecoste. Essa fu tanto persuasiva che migliaia di persone divennero discepoli di Gesù. Essi credettero nella Parola di Dio che veniva loro annunciata e ricevettero il Battesimo. La comunità dei cristiani pregava unita, ascoltava gli insegnamenti degli apostoli, celebrava l'Eucaristia e si sforzava di vivere nell'amore fraterno (At 2,41-46). È difficile esprimere meglio quello che deve essere la Chiesa, Popolo di Dio. Dato che la Chiesa è tutta consacrata da uno stesso Spirito Santo, non ci può essere che una sola Chiesa. È un peccato che, nel corso della storia, ci siano state nella Chiesa costanti divisioni per colpa degli uomini. Però i cristiani sperano che la forza dello Spirito muova e stimoli tutti i cristiani ad unirsi. È lo Spirito Santo che fa santa la Chiesa con la sua presenza e nonostante i nostri peccati. La Chiesa considera se stessa cattolica, vale a dire universale, perché seguendo la volontà di Dio trasmette e proclama un messaggio per tutto il mondo. In questo modo la Chiesa resta aperta a tutti coloro che sono disposti ad accettare il messaggio di Gesù, a ricevere lo Spirito Santo e a essere battezzati. E poiché la Chiesa si basa sulla predicazione degli apostoli e continua la loro missione, essa si chiama anche Chiesa apostolica.
La Chiesa è un «mistero di comunione» e non soltanto un'organizzazione con un fine determinato, non è solo un'utile associazione di credenti: la Chiesa appartiene essenzialmente alla fede cristiana. È parte necessaria del nostro essere cristiani,[3] perché la fede cristiana si vive e si realizza soltanto all'interno della comunità dei credenti in Gesù, sotto l'azione dello Spirito di Dio. Soltanto nella comunità si può sviluppare la fede personale del cristiano.
La causa che la Chiesa persegue è la causa di Gesù, è il Regno di Dio, per il quale ognuno di noi deve essere disposto a collaborare con gli altri cristiani.
Per la Chiesa è Maria, la Madre del Signore, il modello nella fede. Su di lei, in stretta relazione con il mistero della persona di Gesù, essa cominciò ben presto a riflettere e molto presto Maria venne invocata come Madre di Dio.
Parlando dal punto di vista umano, la vita di Maria sarebbe stata più comoda se avesse evitato di dire di sì al piano di Dio su di lei. Però Maria, la credente, accettò la volontà di Dio, mossa dalla fede, una fede che non le risparmiò durante tutta la sua esistenza né il dolore né l'oscurità né la ricerca.
Maria non comprese sempre il cammino misterioso per il quale Dio la conduceva, però conservò costantemente il suo atteggiamento di disponibilità: «Avvenga di me quello che hai detto». La sua vita fu un autentico peregrinare nella fede, nella luce e nella oscurità, nella fiducia totale in Dio che non escluse né le sorprese né gli interrogativi. Il Vangelo ci presenta Maria che riflette sugli avvenimenti, cercando il senso di quello che accadeva nella sua vita e in quella di suo figlio Gesù, provando a discernere la volontà di Dio Padre.
A volte noi immaginiamo, sbagliando, che Maria sapesse tutto in anticipo, come se fosse un film che aveva già visto. Non è cosi. È sufficiente leggere attentamente i Vangeli per rendersi conto che la Vergine Maria non sapeva quello che le nascondeva il futuro. Per questa ragione ella può essere il nostro modello di fede, perché, come noi, ha dovuto cercare la volontà di Dio nella propria vita, guidata dallo Spirito Santo, imparando ad aspettare, a sperare, a soffrire, ad avere fiducia.
Per tutte queste ragioni possiamo chiamare Maria pellegrina della fede, nostra Signora del cammino. Ella può comprenderci davvero perché soffrì nella sua carne il dolore e il dubbio, però sentì anche la gioia, la speranza, la felicità che provano coloro che confidano in Dio. Così ci rende capaci di vivere in profondità la fede e le sue esigenze quotidiane. E ci mostra continuamente che la chiave della vita cristiana è seguire Gesù con un impegno deciso e coerente, per trasformare questo mondo secondo il disegno di Dio Padre.
Maria, la credente, nostro aiuto, la Madre del Signore, ci guida lungo il cammino della fede, nutrendo la nostra speranza e rafforzando il nostro cuore nell'impegno verso gli altri.


NOTE

[1] Per approfondire queste idee, cf Luis A. GALLO, II Dio di Gesù. Un Dio per l'uomo e in cerca dell'uomo, Elle Di Ci, Leumann (To) 1991.
[2] Per approfondire queste idee, cf Luis A. GALLO, Gesù di Nazaret. La sua storia e la sua grande causa per la vita dell'uomo, Elle Di Ci, Leumann (To) 1991.
[3] Per approfondire queste idee, cf Luis A. GALLO, La Chiesa di Gesù. Uomini e donne per la vita del mondo, Elle Di Ci, Leumann (To) 1993.