Communio Sanctorum

Luciano Manicardi

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La celebrazione della comunione di tutti i santi del cielo e della terra è anche memoria della chiesa una e santa, chiesa che consiste appunto nella communio sanctorum. I credenti che, radunati attorno all’altare eucaristico, partecipano alle cose sante e comunicano a Colui che è la fonte stessa della santità, conoscono la comunione con i santi che già vivono in Dio: in questa celebrazione, dunque, la chiesa viene colta nel suo aspetto terrestre e celeste.

Un elemento particolare potrebbe essere colto come unificante le tre letture. Se una beatitudine è rivolta ai “puri di cuore” (Mt 5,8), la seconda lettura afferma che i cristiani che sperano nel Signore vengono purificati come Egli è puro (cf. 1Gv 3,3) e il brano dell’Apocalisse parla dei redenti come di “coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole bianche col sangue dell’Agnello” (Ap 7,14). La purificazioneoperata per grazia dal Signore e significata dal battesimo fa dei credenti dei chiamati alla purezza del cuore. Non si tratta di purità cultuale, né di purezza di tipo morale e particolarmente sessuale, ma di una purezza esistenziale che si manifesta sul piano relazionale e che si condensa nella carità, che è l’altro nome della santità. Si tratta di una purezza che è grazia, dunque non è mai acquisita una volta per tutte, ma è sempre una meta che sta davanti al credente e che lo impegna a unificare il proprio cuore davanti al Signore.

Può proclamare la beatitudine dei misericordiosi e dei puri di cuore, dei poveri in spirito e dei miti, degli operatori di pace e dei perseguitati a causa della giustizia, degli afflitti e di coloro che hanno fame e sete di giustizia, chi ha sperimentato beatitudine in tali situazioni. Le beatitudini rinviano dunque a Gesù e rivestono una prima e fondamentale dimensione cristologica: Gesù è il povero in spirito, il mite, il misericordioso, … Gesù è l’uomo delle beatitudini. Le beatitudini appaiono così come espressione diretta del Vangelo, che è appunto, buona notizia, promessa di felicità. Le beatitudini abbozzano per il credente un cammino di profondità e di interiorità che lo conduce a seguire le tracce di Cristo e a crescere alla sua statura fino a condividere il grido di giubilo di Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Questo, in definitiva, il vero motivo della beatitudine.

L’odierna festa celebra la grande comunione che avvolge il credente. E il credente rende eloquente la santità testimoniandola agli uomini come comunione. Il santo è l’uomo capace di comunione, ma che ha forgiato tale capacità a prezzo anche di grande solitudine ed emarginazione. Persecuzioni, insulti e calunnie possono essere situazioni che il credente è costretto a patire, ma che, vissute in Cristo, non lo induriscono, ma lo rendono unalter Christus. “Non vi è che una tristezza, quella di non essere santi” (Léon Bloy). La santità espressa dalle beatitudini comprende anche la dimensione della felicità, della gioia: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,12). Qui si coglie anche ladimensione escatologica delle beatitudini, che appaiono essere le condizioni essenziali oggi per il domani del Regno. Vivere lo spirito delle beatitudini significa vivere profeticamente (cf. Mt 5,12: “Così hanno perseguitato i profeti prima di voi”). Colui che vive in Cristo narra l’alterità di Dio nell’oggi degli uomini e patisce le emarginazioni e le persecuzioni scatenate contro chi non si allinea con le dominanti mondane.

Un testo riguardante san Francesco esprime bene lo spirito delle beatitudini e il cuore della santità cristiana. Dopo aver affermato che la vera letizia (beatitudine) non è il successo dell’ordine o dell’apostolato dei frati, Francesco dice a frate Leone che, se in un freddo inverno, giunto a piedi sul far della notte a un suo convento e dopo essersi fatto riconoscere egli viene scacciato in malo modo dai suoi frati e sa accettare questo con pazienza e senza turbarsi, ecco “ivi è perfetta letizia e ivi è la vera virtù e la salvezza dell’anima”.