Quale futuro

per la catechesi

in una società pluralista?

André Fossion


Una riconfigurazione attorno a cinque cantieri

Lo sappiamo bene, il mondo di oggi cambia.1 Siamo entrati in una società «frammentata», una società plurale, diversa, dalle convinzioni molteplici che è inoltre globalizzata e che, nel contempo, conferisce all'individuo più libertà nei confronti delle tradizioni ereditate. Per forza di cose in questo mondo che cambia e che non ha più la stabilità del passato anche la catechesi è in pieno processo di riconfigurazione. Vorrei, in questo capitolo, parlare di tale lavoro così come lo percepisco in atto nei paesi dell'Europa, in particolare nell'area francofona. Parlerò nel contempo della teoria e della pratica, consapevole che tra di loro esiste sempre un divario. A volte la teoria precede la pratica; la spinge in avanti, la stimola, la interpella. Spesso, nei confronti della teoria e delle aspirazioni, la pratica non segue; trascina i piedi, infagottata nelle abitudini da cui non riesce a staccarsi. Ma, a volte, avviene l'inverso: sul campo compaiono nuove promettenti pratiche, che non sono ancora teorizzate. Tale è la situazione del cantiere catechetico oggi: talvolta, la teoria precede la pratica. Talvolta, è la pratica a precedere la teoria.
Conoscendo questo divario che può esistere tra la teoria e la pratica, vorrei dare conto di cinque cantieri2 che mi pare siano aperti nell'Europa occidentale. Il cantiere della comunità, della diversità, dell'iniziazione, della missione e infine quello dell'intelligenza della fede per il nostro tempo. Questi cinque cantieri possono essere distinti, ma, evidentemente, sono strettamente legati. E insieme che essi configurano il nuovo paesaggio della catechesi per il mondo futuro.

 

Il cantiere della comunità.
Per una catechesi permanente delle comunità orientata verso la professione solenne della fede a Pasqua

Tutti concordano nel dire che l'esistenza di comunità ecclesiali che vivono in vicinanza territoriale costituisce un fattore favorevole di primaria importanza per la trasmissione della fede. L'obiettivo principale della catechesi, al riguardo, è quello di favorire l'emergere di comunità vive, capaci, per il loro modo di essere, di favorire il nascere della fede nel loro ambiente e la sua trasmissione alle nuove generazioni. Ciò suppone che le comunità, come tali, prendano coscienza della loro responsabilità catechetica. Da qui l'importanza principale, oggi, di una catechesi che si rivolga alle comunità:
L'attività catechistica - scrive Paul-André Giguère -, in particolare la catechesi per gli adulti, rimane il cuore della vita delle comunità. [...] La comunità favorisce la maturità della fede nella misura in cui essa è, almeno in principio, uno spazio intergenerazionale. Nella stessa settimana, talvolta nella stessa giornata, vi si celebrano battesimi, matrimoni, funerali. È evidente che questa dimensione è in crisi seria nelle vecchie cristianità dove la comunità è costituita da gente con i capelli bianchi.3
Ecco perché, effettivamente, l'importanza decisiva di questo primo cantiere: la catechesi della comunità.
Il concetto di «catechesi della comunità»4 può sembrare nuovo rispetto alla pratica catechistica abituale, che si limita all'istruzione religiosa preparatoria ai sacramenti dei bambini e degli adolescenti.
Tuttavia, sulla scia del concilio Vaticano II, il Direttorio catechistico generale del 1971 sottolineava già che la comunità in quanto tale è destinataria della catechesi: «Nell'insieme dell'attività pastorale - scriveva - la catechesi è la forma dell'attività ecclesiale che porta alla maturità della fede le comunità e le persone cristiane» (n. 21). E ancora: «La catechesi riguarda la comunità, ma non trascura i fedeli presi individualmente» (n. 31). Su questa stessa linea, il nuovo Direttorio generale per la catechesi del 1997 scrive: «L'attenzione per l'individuo non deve far dimenticare che la catechesi è destinata a tutta la comunità cristiana in quanto tale e, in essa, a ogni persona» (n. 168). E mons. Ricard, all'epoca presidente della Conferenza episcopale francese, a conclusione dell'Assemblea annuale dell'episcopato, nel novembre 2004, auspicava accoratamente, cito, «proposte catechistiche comunitarie che si rivolgano a tutte le generazioni».5 La sfida, puntualizzava, è che le comunità «offrano a tutti un ambiente specifico di comunicazione, un'inserzione, un bagno nell'esperienza di fede e di preghiera di una comunità cristiana».
I vescovi francesi lo sottolineano nel Testo nazionale per l'orientamento della catechesi in Francia: «È una grande sfida lavorare a suscitare, costruire, far crescere una vita di comunità [...]. Il concilio Vaticano II chiede ai pastori "di sviluppare debitamente lo spirito comunitario".6 Oggi ciò passa attraverso le iniziative che rendono possibile l'affiliazione».7 In questo senso, la catechesi della comunità persegue in particolare due obiettivi. Primo, guidare le comunità come corpo - e non solo i suoi membri presi individualmente - alla maturità della fede.8 E, secondo, nella scia, favorire l'emergere di un tessuto comunitario fraterno che scavalchi le generazioni e faccia nascere un sentimento di appartenenza o di «affiliazione»,9 per riprendere l'espressione dei vescovi francesi.
Come realizzare una catechesi della comunità? Vorrei presentare qui quattro modalità che possono benissimo articolarsi e sostenersi fra di loro.
La prima modalità consiste nel rifarsi al ciclo liturgico. Il ciclo liturgico, infatti, è l'occasione per la comunità di rivivere ogni anno tutta la storia della salvezza. La liturgia mette in scena la storia della salvezza; la ripresenta, letteralmente la «rende presente» in modo tale che questa storia diventa nostra. Secondo questa ottica, la catechesi della comunità è chiamata a valorizzare tutte le potenzialità del ciclo liturgico per farla crescere nella fede. La questione, beninteso, non è quella di trasformare le liturgie in sedute di catechesi, ma, piuttosto, di attualizzare, in modo diverso, in diversi tempi, in diversi luoghi, con diversi mezzi le virtualità catechizzanti della liturgia. Un bollettino parrocchiale, un sito internet, incontri sui testi della liturgia, 'conferenze, prove di canto possono essere luoghi e mezzi per una catechesi comunitaria che si basa sulla liturgia.10
Una seconda modalità consiste nel proporre a tutta la comunità un tema annuale che orienterà la sua attenzione in modo diverso e l'aiuterà a progredire in modo condiviso nella fede. L'anno dedicato a san Paolo, per esempio, è stato in modo chiaro il motivo base di iniziative comunitarie per conoscere meglio la persona di Paolo, la sua opera, il suo messaggio e la sua importanza per la vita cristiana oggi. Così, attorno a un tema annuale, tutta la comunità cristiana - con mezzi, tempi e luoghi diversi - può progredire in solido concentrando la sua attenzione su un insieme di questioni comuni.
Una terza modalità di catechesi comunitaria sta nei «tempi forti». I «tempi forti» sono momenti preparati e annunciati da tempo, che, per un'intera giornata» riuniscono una o più comunità locali (eventualmente da tutta una diocesi) per attività diverse: pasto conviviale, celebrazione, conferenza, laboratori, giochi, spettacolo, mostre, ecc. Il «tempo forte» può essere anche una marcia, un pellegrinaggio proposto a tutta la comunità. Le date di questi tempi forti dovranno essere scelte in modo accurato e proposte in largo anticipo per permettere una partecipazione numerosa e varia. È importante, al riguardo, che un «tempo forte» permetta, in alcuni momenti, attività distinte per età e/o per centro di interesse e, in altri momenti, riunisca tutti i partecipanti. Anche se permette di vivere un momento intenso, la dinamica di un «tempo forte», in realtà, non è un momento episodico; il tempo forte nella sua preparazione come nei suoi prolungamenti si dispiega su un periodo lungo. Un «tempo forte», infatti, è spesso fonte di suggerimenti e di nuove iniziative che chiedono di essere realizzati.
Una quarta modalità di catechesi comunitaria consiste nell'organizzare un insieme di incontri, debitamente programmati, ma secondo raggruppamenti variabili. Penso, per esempio, alla pedagogia dei «quattro tempi»,12 sperimentata nella diocesi di Verona, alla quale collabora volontariamente un certo numero di famiglie di una comunità locale. Un primo livello di raggruppamento - il più naturale - è quello della famiglia con i genitori e i bambini. Un secondo livello di raggruppamento è quello degli stessi bambini delle famiglie coinvolte nell'esperienza. Un terzo livello di raggruppamento è quello dei genitori tra di loro. E un quarto livello di raggruppamento è quello delle famiglie e della comunità locale tutta intera. Ogni mese si tengono quattro incontri: un incontro catechistico per i soli bambini, un tempo catechistico nelle stesse famiglie, un incontro dei soli genitori, e infine un incontro delle famiglie con l'intera comunità. Questo quarto incontro mensile si svolge con la seguente modalità: le famiglie si riuniscono prima della celebrazione domenicale. Intervengono poi durante la celebrazione e parlano alla comunità della loro esperienza. In questo modo, l'intera comunità viene associata all'esperienza fatta dalle famiglie condividendone il loro porsi in discussione e beneficiando delle loro scoperte. Di conseguenza, le famiglie trovano, nella comunità, accoglienza e sostegno.
Tutte queste modalità di catechesi comunitaria contribuiscono alla crescita della comunità nella fede, proclamata solennemente da tutti nella veglia pasquale e nel giorno di Pasqua. Contribuiscono a far nascere una trama fraterna che scavalca le generazioni, crea senso di appartenenza alla comunità cristiana, concorre alla costruzione dell'identità sociale di ognuno dei suoi membri, in stretta solidarietà, in nome del vangelo, con la comunità umana.
Beninteso, nella comunità, per motivi perfettamente legittimi, non tutte le persone parteciperanno a tutte le iniziative di catechesi comunitaria che verranno offerte. La partecipazione, per principio, sarà libera e, per forza di cose, variabile secondo le persone, i momenti e le proposte concrete. Ma la sostanza non sta nel numero. Senza creare comunità a doppia velocità, l'obiettivo è mettere in movimento la comunità a beneficio di tutti e a beneficio del dinamismo dell'insieme. Le comunità così catechizzate diventeranno, per il fatto stesso, sempre più catechizzanti, cioè comunità mature nella fede, coscienti della loro responsabilità catechistica, capaci di sostenere il generarsi nella fede degli uomini e delle donne, bambini, giovani e adulti, che la frequentano o a cui esse camminano a fianco. La sfida è che le comunità cristiane, con la loro vita, con i loro Impegni, con le loro celebrazioni costituiscano un ambiente educativo per la fede.13

 

Il cantiere della diversità.
Per una catechesi che offre alle persone e ai gruppi un dispositivo vario che permetta loro di camminare

Il secondo cantiere della catechesi è quello dell'organizzazione della sua diversità. Mentre il punto precedente ha portato la nostra attenzione sulla comunità in quanto tale, l'attenzione qui si concentra, invece, sulle persone o sui gruppi nella loro singolarità e nella loro specificità. Effettivamente, in un universo culturale che valorizza le singolarità, l'attenzione ai percorsi personali, nella catechesi, non dovrebbe essere inferiore alla preoccupazione comunitaria. Gli studi sociologici contemporanei, infatti, hanno messo in luce l'individualismo del nostro tempo, non nel senso negativo del termine, ma nel senso che l'individuo oggi è costretto a forgiare la propria esistenza, a trovare la propria strada - e anche la propria «voce» - in un ambiente complesso e difficile dove le strade non sono tracciate in anticipo. François de Singly, come si sa, ha analizzato a fondo il processo di individualizzazione del nostro tempo. La seconda modernità, dice, è il tempo della differenziazione personale. Essa non riduce l'importanza delle relazioni e delle appartenenze, ma le colloca nel libero consenso: «La modernità ha inventato un modo di ereditare diverso dal modo tradizionale poiché l'individuo si attribuisce il diritto di scegliere la sua eredità».14 L'individuo contemporaneo ha un diritto di inventario rispetto alla propria eredità: può prendere le distanze rispetto ai suoi parenti, liberarsi dalle sue radici, ma anche vincolarsi di nuovo in modo libero e autonomo. Così, nel mondo contemporaneo, «l'individuo individualizzato può, nello stesso tempo, definirsi membro di un gruppo e dotato di personalità indipendente e autonoma».15
Questa situazione culturale contemporanea chiede alla catechesi di appoggiarsi deliberatamente sulla potenza di autodeterminazione degli individui, sulle loro aspirazioni personali, raggiungendoli nei loro percorsi ogni volta singolari. «La situazione di pluralismo e di complessità - sottolinea giustamente Denis Villepelet - obbliga a raggiungere le persone là dove sono e a privilegiare i percorsi personalizzati e flessibili. Bisogna quasi inventare una proposta particolare per ogni individuo che si assume la singolarità del suo percor so».16 Ecco perciò l'inevitabile esigenza di una diversificazione della catechesi, che permette percorsi multipli non soltanto secondo le età e gli ambienti di vita, ma anche secondo le domande, i gusti, i centri di interesse e le aspirazioni. Questo è vero per gli adulti come per i bambini. Vista la diversità delle situazioni e dei percorsi, oggi si è costretti a creare percorsi specifici,17 che corrispondano meglio alle condizioni e alle aspirazioni delle persone. E ciò, beninteso, in spirito di servizio. Non si tratta, infatti, di «conformare» le persone a un modello stabilito della fede, ma di offrire loro un dispositivo variegato nel quale potranno muoversi, sul quale potranno appoggiarsi per crescere e camminare liberamente nella fede.
Per pensare la diversità della catechesi è utile specificare le sue diverse linee di differenziazione. Certe linee sono più tradizionali, ma altre sono da inventare. Metto in risalto, qui, differenti linee di diversificazione della catechesi, incominciando dalle più tradizionali.
- Ci sono catechesi che variano a seconda dei luoghi o dei raggruppamenti di vita, che si chiamano anche socialità. Può essere la famiglia, la scuola, l'ambiente di lavoro o di svago, la parrocchia, ecc. Il Direttorio generale per la catechesi scrive in proposito: «Il vangelo chiede una catechesi aperta, generosa, che abbia il coraggio di raggiungere gli uomini là dove vivono e di arrivare ai centri dell'esistenza dove hanno luogo i primi fondamentali scambi culturali, come la famiglia, la scuola, l'ambiente di lavoro e di svago».18 Si potrebbe anche aggiungere il mondo dei mezzi di comunicazione. La preoccupazione è quella di incarnare la catechesi là dove le persone vivono, si incontrano e comunicano.
- Ci sono catechesi che cambiano secondo le età e le tappe della vita. Qui, la preoccupazione consiste nel collegare la catechesi alla psicogenesi dell'individuo come anche alle circostanze e agli avvenimenti singoli della sua esistenza. La catechesi secondo le età si è soprattutto incentrata sui bambini e sugli adolescenti, ma oggi si insiste sempre di più sulla catechesi degli adulti,19 sul suo carattere prioritario ed esemplare. Attualmente, anche l'allungamento della vita sollecita nuove iniziative catechistiche per le persone avanti negli anni.20 Si potrebbero pensare anche moduli catechistici per particolari circostanze della vita: lutto, malattia, separazione, pensionamento, cambio di residenza, di impiego, ecc.
- Ci sono catechesi che variano secondo la loro funzione di richiamo, di iniziazione, di ricominciamento o di maturazione della fede. Le catechesi di richiamo o di iniziazione, come per esempio nel catecumenato, si collocano al livello dove l'adesione di fede e l'inserimento nella comunità cristiana prendono forma. Le catechesi di ricominciamento o di ri-iniziazione vengono offerte alle persone che desiderano riscoprire la fede in modo nuovo, in un'altra maniera. Le catechesi di maturazione si rivolgono a cristiani stabili nella fede per un suo approfondimento; approfondimento che, lo faccio notare, consiste spesso, a causa del contesto culturale presente, nel rituffarsi nelle questioni fondamentali dove la fede si coglie nel suo nascere.
- Ci sono catechesi che variano a seconda delle dimensioni della vita cristiana (credere / celebrare / vivere o, in altri termini, fede / speranza / carità). Alcune catechesi, infatti, sono piuttosto centrate sull'intelligenza della fede (gruppi biblici, cicli di conferenze o di formazione) in rapporto più o meno stretto con questioni culturali. Altre catechesi sono piuttosto articolate sul ciclo liturgico o sui sacramenti e sono collegate alle circostanze della vita delle persone. Altre catechesi ancora sono piuttosto centrate sull'etica, sui valori del Regno e sull'azione nel mondo rispetto alle sfide di umanizzazione della società. In quest'ultima categoria ci possono anche essere catechesi - forse troppo poco frequenti - che si basano sull'insegnamento sociale della Chiesa.
- Ci sono catechesi che variano secondo la sensibilità, le aspirazioni, i talenti delle persone. Si possono così distinguere catechesi che attualizzano la fede partendo da diversi accessi secondo le attese delle persone: culturale, emozionale, comunitaria o etica.21 Nel primo caso, la catechesi si fa praticando e sviluppando saperi o abilità di ordine culturale: penso, per esempio, a catechesi che ricorrono ad attività artistiche: scuole di canto, laboratori per dipingere icone, danza, arte floreale, liturgica, ecc. Il secondo accesso - «emozionale» - indica pratiche catechistiche che ricorrono a tecniche corporali di concentrazione, di rilassamento e di meditazione, il cui scopo è lo sviluppo di una vita interiore e relazionale più umana e, al contempo, più. spirituale. La terza categoria - «comunitaria» - indica le catechesi che rispondono ai bisogni di relazione e di vita comunitaria; in questo caso, le catechesi sono spesso associate a un pasto conviviale come nella pedagogia dei «gruppi Alpha».22 La quarta categoria - «etica» - rimanda a catechesi che si collegano a impegni sociali in nome del vangelo, sia per prepararli che per trarne poi degli insegnamenti.
- Noto ancora che ci sono catechesi che rispondono a domande di senso di valorizzazione dell'umano nell'ottica del vangelo, e altre che si impegnano più specificamente a rispondere a domande di iniziazione alla vita cristiana, alla vita comunitaria, alle sue celebrazioni e ai suoi impegni nella società.23 Nel primo caso, la catechesi non prende in considerazione formalmente la fede o l'impegno comunitario; si limita a valorizzare l'umano comunicandogli un punto di vista evangelico. Può essere, per esempio, in occasione di un matrimonio, di una nascita o di un decesso: penso alle celebrazioni di San Valentino, in occasione delle quali molte coppie - fidanzati, coabitanti, sposati religiosamente o meno, cristiani o no - si riuniscono in chiesa per celebrare il loro amore umanamente e alla luce del vangelo. Può essere l'occasione di un vero insegnamento evangelico che valorizza l'umano, senza tuttavia implicare la fede né aggregare alla Chiesa. Questo tipo di catechesi potrebbe svilupparsi in una società che non vive più in regime di cristianità. Potrebbe costituire un primo passo verso una libera domanda specifica di iniziazione cristiana e di aggregazione alla comunità di fede.
- Infine, le catechesi possono variare secondo proprie modalità organizzative: catechesi per gruppi di età o intergenerazionali; catechesi individuali, per piccoli gruppi o grandi gruppi; catechesi di breve o di lunga durata; catechesi locali o a rete allargata, ecc. Oggi anche i mezzi di comunicazione, come internet, permettono catechesi individuali, anonime e al contempo personali. Spesso la catechesi implica la durata, ma è anche opportuno, soprattutto nella cultura del momento presente, proporre formule brevi, puntuali, nelle quali si ha di mira più l'intensità - che lascia delle tracce - della lunga durata.
La molteplicità delle categorie che ho appena enunciato non deve far paura o scoraggiare perché non si può fare tutto. Il problema, beninteso, non è fare tutto. Si deve necessariamente scegliere. E spetta alle comunità cristiane discernere ciò che appare prioritario, il più fattibile e il più opportuno a seconda dei contesti. Il vantaggio delle categorie che ho presentato sta nel fatto che esse aprono il ventaglio delle possibilità e permettono di scegliere meglio - di prendere una cosa e scartarne un'altra - in modo cosciente. La loro utilità sta anche nel suscitare l'immaginazione creatrice evocando possibilità ignorate o trascurate. I tempi di crisi, al riguardo, sono spesso tempi di invenzione e di creazione di nuove pratiche.

 

Il cantiere dell'iniziazione delle giovani generazioni.
Per una prima catechesi di tipo iniziatico

 

Il terzo cantiere riguarda in modo, particolare la catechesi iniziale dei bambini e degli adolescenti. E forse il settore al quale si pensa più spesso quando si tratta di catechesi. La catechesi dei bambini e degli adolescenti rimane certamente un'esigenza primaria. Ma come pensarla per il mondo futuro? Oggi, in ogni caso nei paesi europei, si sperimenta ovunque l'insufficienza di una catechesi didattica, preparatoria ai sacramenti dell'iniziazione o alla professione di fede, che enuncia, sulla falsariga di una pedagogia scolastica ispirata al modello dell'insegnamento, un insieme di contenuti da capire, da memorizzare e poi da praticare. Questa catechesi didattica che prepara i giovani ai sacramenti poteva forse funzionare bene in un contesto socioculturale integrato dove la fede cristiana faceva parte delle evidenze e andava da sé. Ma essa è entrata profondamente in crisi in un mondo pluralista, che apre costantemente il campo dei possibili, sollecita l'interrogarsi critico, valorizza l'autonomia degli individui e la loro libertà di adesione.
Malgrado il tesoro di immaginazione pedagogica e metodologica di cui si è dato prova per renderla più viva, la catechesi primaria delle giovani generazioni rimane oggi sempre profondamente in crisi, se si prende sul serio la diminuzione costante del numero di bambini che vengono catechizzati, che perseverano nella fede e si inseriscono nella vita delle comunità cristiane.
Oggi, sembra sia tutto il processo catechetico che riguarda le giovani generazioni ad aver bisogno di essere rivisto e, in qualche modo, a essere rifondato. Come? Attualmente si può discernere un insieme di condizioni favorevoli alla trasmissione e alla maturazione della fede nelle nuove generazioni: in particolare, un ambiente di fede convinta nel comunicarla, testimoni significativi, attività significanti (impegni, celebrazioni...), sufficiente plausibilità intellettuale della fede.24 Una tale pedagogia iniziatica è una pedagogia che si sforza davvero di mettere in campo queste condizioni favorevoli. La pedagogia iniziatica si ispira anche, senza copiarlo, al catecumenato battesimale degli adulti, così come lo raccomanda il Direttorio generale per la catechesi.25 In questa prospettiva, ecco alcuni aspetti specifici della pedagogia di iniziazione.26
- Una catechesi iniziatica trova, in primo luogo, il suo punto di ancoraggio, il suo luogo di inserzione nella vita della comunità. La priorità principale di una catechesi iniziatica consiste nel porre attenzione all'ambiente relazionale. Ciò è vero a livello della vita dei gruppi (i gruppi di simili), ma, anche, più ampiamente, a livello della comunità. Una catechesi iniziatica non può farsi in compartimenti stagni, in modo escludente nei confronti della vita della comunità. E importante che la catechesi dei bambini e degli adolescenti possa appoggiarsi alla vita della comunità come, alle catechesi che le sono proposte. I bambini e gli adolescenti percepiranno allora che la propria catechesi occupa un posto, con gli altri e fra gli altri, dentro un dispositivo catechistico offerto a tutti, uomini e donne, secondo diverse modalità. E la comunità, a sua volta, sarà informata della catechesi dei bambini e degli adolescenti, per esserne anche stimolata e fecondata.
- Una catechesi iniziatica privilegia l'immersione nelle realtà e nei diversi impegni della comunità cristiana. La catechesi avrà sempre un aspetto di istruzione e di insegnamento. Ma questo aspetto didattico, se può rendere comprensibile la fede, non è sufficiente per renderla desiderabile. E su questo punto è necessario passare attraverso il vedere, il sentire e il toccare. Il senso della fede passa anche attraverso i sensi. In questo modo l'approccio iniziatico vuole coinvolgere tutto l'essere. Tale approccio gli fa vivere un'esperienza di immersione nelle realtà da vivere: immersione comunitaria, immersione liturgica, immersione nell'impegno per un mondo migliore. Il testo di orientamento della catechesi dei vescovi francesi parla, al riguardo, di «bagno ecclesiale». Tale immersione deriva dalla pedagogia evangelica del «venite e vedete». Il catechista, qui, nell'ottica iniziatica, non è soltanto un testimone, un insegnante, un animatore, un compagno, ma è anche un «mediatore», un «passatore»; colui che indica e fa vedere, fa scoprire un ambiente, mette in relazione, annoda legami personali e favorisce in questo modo l'emergere di un sentimento di appartenenza alla comunità cristiana. Il (la) catechista è così, in qualche modo, colui (colei) che rende attuali le virtualità catechizzanti dell'intera comunità. Perché qui, effettivamente, con la pedagogia dell'immersione, l'iniziazione diventa compito di tutta la comunità. «È la comunità che accoglie e aiuta le persone a diventare adulte nella fede».27 Come dice molto giustamente Denis Villepelet concludendo la sua opera sulle nuove problematiche in catechesi, «l'iniziazione catechetica concepita come un'incessante chiamata, un risveglio e un approfondimento, passa attraverso l'immersione nella Parola, nella liturgia, nel servizio e nella comunione fraterna. Si privilegia la prova della relazione esperienziale al Dio di Gesù Cristo e si considera questa prova come la sorgente e la risorsa di un lavoro di rivelazione».28
- Una catechesi iniziatica concede grande spazio ai processi mistagogici. La mistagogia è un approccio catechetico che dispiega il senso di ciò che è stato vissuto. E una pedagogia che viene dopo l'esperienza, che ne spiega e ne esplicita il senso. La pedagogia dell'immersione, di cui si è parlato prima, consiste proprio nel far vivere un'esperienza che «fa pensare», riflettere, approfondire, condividere. «Esperienza della fede e intelligenza della fede si sviluppano in una interazione - sottolinea Joél Molinario. - La particolarità della trasmissione iniziatica viene dal fatto che non c'è esteriorità della cosa da apprendere o da insegnare».29 Si tratta di una pedagogia dell'esperienza, del «venire e del vedere» che «fa pensare» a posteriori. In questa ottica, la catechesi iniziatica si sforzerà sempre di equilibrare, in modo uniforme almeno, gli approcci preparatori ai sacramenti o agli avvenimenti e quelli che li prolungano approfondendoli. Gli approcci postsacramentali o mistagogici, in particolare, potranno essere l'occasione di incontri intergenerazionali. Ricordiamoci che nella pratica catecumenale dei primi secoli la comunità nel suo insieme era invitata a prendere parte alla catechesi mistagogica dei neofiti. Era per la comunità un modo di accogliere i nuovi battezzati come anche di entrare, con loro e grazie a loro, in una catechesi permanente. Sarebbe molto opportuno, al riguardo, favorire oggi delle catechesi postsacramentali in grado, davvero, di far dialogare i giovani e gli adulti per una reciproca testimonianza della fede. Gli adulti, d'altronde, ne trarrebbero altrettanto beneficio quanto i giovani.
- Una catechesi iniziatica concepita sulla libertà di progredire in un dispositivo offerto. Veniamo da un'epoca in cui la catechesi offriva percorsi uniformi e tappe da superare a età stabilite. Ma questi percorsi predeterminati onoravano e valorizzavano sufficientemente la libera maturazione del desiderio dei catechizzati? Ci si lamenta quando molti adolescenti, al termine della loro iniziazione, si sentono liberi di abbandonare ogni pratica. Li si accusa di infedeltà e di leggerezza, mentre loro sono convinti di emanciparsi dalla loro infanzia e di crescere. Perciò, è meglio favorire l'esercizio della libertà fin dall'inizio del processo catechetico. L'approccio catecumenale è, al riguardo, un modello. Questo processo è ben determinato. Ci sono tappe da superare. Ma il modo di superarle, il tempo che occorre per percorrerle possono variare a seconda delle persone. Abbandoniamo quindi le età stabilite in anticipo per questa o quella tappa di iniziazione. Ma facciamo in modo che se il bambino riceve la prima comunione, se l'adolescente fa la cresima, non sia perché è arrivata l'età, ma perché il suo desiderio è maturato e ha liberamente fatto la richiesta di ricevere i sacramenti. Capiamoci bene: non si tratta di aspettare passivamente che il desiderio nasca; questo significherebbe trascurare i bambini che provengono da famiglie culturalmente povere. No, bisogna anche provocare il desiderio offrendo sistematicamente delle catechesi per fasce d'età. Ma attraverso ciò che verrà offerto bisognerà vigilare perché ogni bambino o adolescente, insieme con i suoi simili in una dinamica di gruppo e a contatto con gli adulti, giunga al suo proprio desiderio e determini egli stesso il momento opportuno per superare l'una o l'altra delle tappe della sua iniziazione.
- Una catechesi iniziatica assume le tappe importanti dei primi trent'anni della vita Infine, bisogna ripensare i ritmi e i segnali di cammino iniziatico offerto ai giovani. Oggi, l'ingresso nell'età adulta avviene all'incirca verso i 25-30 anni Il problema non è protrarre a lungo le modalità della catechesi tradizionale dei bambini e degli adolescenti, ma di proporre approcci catechistici specifici adattati alle differenti tappe della vita che conducono all'età adulta. A questo riguardo, proporrò un'ipotesi nel prossimo capitolo.
- Una catechesi iniziatica valorizza la funzione simbolica del Credo. Il Credo è una confessione della fede cristiana che ne riassume le affermazioni fondamentali. Comune a tutti i cristiani, ha la funzione di riconoscimento tra di loro e di «regola» per pensare la fede. Viene proclamato nella liturgia battesimale, in ogni celebrazione domenicale e, solennemente, a Pasqua. Il catecumenato valorizza il Credo nel rito della traditio/redditio symboli. Sull'esempio del catecumenato, ogni catechesi deve dare al Credo dei cristiani tutto il suo spazio. Il capitolo 7, più avanti, intitolato «Il Credo nella catechesi», riprenderà più ampiamente la questione.
- Una catechesi iniziatica supera il livello locale e si estende al tessuto ecclesiale in modo reticolare.30 La catechesi dei bambini e degli adolescenti non dovrebbe essere circoscritta al solo livello parrocchiale locale. Certo, questo livello di prossimità è essenziale; è qui che la comunità cristiana assume un volto concreto e familiare. Ma culturalmente, oggi, proprio in ragione dei diversi mezzi di comunicazione, l'identità di ognuno non si costruisce più con le sole relazioni di prossimità, ma anche con le diverse reti di socialità o di impegni che non sono più determinati territorialmente. Ricordiamoci, in proposito, che non è soltanto la comunità locale a generare alla fede, ma anche tutta la Chiesa diocesana31 in cui si inscrive e, attraverso di essa, la Chiesa universale. Secondo questa visione, è necessario che la catechesi dei bambini e degli adolescenti, se si fa a livello locale, si dirami anche su movimenti o reti (Taizé, movimenti e associazioni, ecc.), che superano il livello locale, tanto più quando le risorse locali non sono sufficienti. In un'epoca di mondializzazione, la catechesi, infatti, non può esimersi dal far sperimentare alle giovani generazioni la diversità e l'estensione della comunità cristiana non soltanto in modo teorico con le informazioni, ma anche in modo pratico attraverso la partecipazione in modo particolare a iniziative interparrocchiali o a quelle reti che mettono in contatto e creano legami al di là del livello locale. In breve, la catechesi oggi è chiamata a usare due modalità: quella locale, di prossimità, e quella «reticolare» (cioè di rete), che si estende al tessuto ecclesiale nella sua diversità superando le distanze.
Tale percorso non è possibile senza l'esistenza di un tessuto o almeno di un nucleo comunitario fraterno che oltrepassi le generazioni. Ne consegue, come è stato già detto nel primo punto, l'importanza della catechesi di tutta la comunità.

 

Il cantiere della missione.
Per una catechesi di proposta della fede

in un contesto dove essa non fa più parte delle evidenze culturali
Il quarto cantiere affronta risolutamente la situazione culturale nella quale ci troviamo nell'Europa occidentale: la fede non fa più parte delle evidenze culturali. In questo contesto, non si nasce più cristiani per tradizione, ma, in qualche modo, lo si diventa, attraverso il dibattito, l'interrogarsi e un'adesione personale che è sempre da riprendere.
Questa situazione culturale mette necessariamente la catechesi in una dinamica missionaria. Essa si assume il compito non solo di ravvivare costantemente la fede delle comunità cristiane, ma anche di entrare risolutamente in una dinamica di proposta della fede e di accompagnamento della fede che nasce o che rinasce.
Il nuovo contesto culturale europeo di libertà può costituire un'opportunità per un nuovo cristianesimo, un cristianesimo non di segno sociologico ma dell'ordine della grazia e della libertà. Ciò chiede una capacità nuova di testimonianza e di proposta da parte della comunità cristiana. Ciò chiede alla catechesi di recuperare la sua dimensione missionaria originaria.32
Questa dinamica missionaria della catechesi in Europa prende corpo in due modi strettamente articolati: da una parte, in una pastorale definita di «primo annuncio»; dall'altra parte, nella rivalorizzazione del catecumenato. Come sottolinea Emilio Alberich, queste due opzioni sono una costante nei documenti di molte chiese locali di oggi: «Con parole equivalenti - scrive - questa preoccupazione appare chiaramente in diversi documenti. L'attenzione si concentra soprattutto sull'attualità del "primo annuncio" e del "catecumenato"».33
- La pastorale del primo annuncio 34 è una pastorale che, in modo molto diverso, rende possibile, favorisce o sollecita i primi passi nella fede. Questo primo annuncio non è soltanto la proclamazione della fede di tipo kerigmatico, puntuale, breve e caloroso. Il primo annuncio può assumere anche forme narrative e testimoniali (racconti di vita), forme espositive (per un determinato lettore, un'opera di teologia o di storia della Chiesa e un catechismo possono essere un primo annuncio), forme dialogali (il dibattito pubblico o privato, per esempio), anche forme liturgiche (le liturgie per i matrimoni, per i battesimi, per i funerali, ecc. - frequentate spesso da non cristiani - sono pure luoghi di primo annuncio) Infine, ci sono anche delle forme culturali di primo annuncio, che consistono nel focalizzare la memoria della tradizione cristiana nello stesso campo culturale (i mezzi di comunicazione, il mondo del divertimento, la cultura scolastica, il patrimonio artistico, ecc.) in quanto questa memoria può suscitare l'interrogarsi personale sulla fede e renderla desiderabile.
- Anche la valorizzazione del catecumenato appartiene alla conversione missionaria della catechesi. Già quarant'anni fa il concilio Vaticano II chiedeva il ripristino del catecumenato: «I vescovi abbiano cura anche di ripristinare o di meglio adattare il cammino di formazione dei catecumeni adulti» .35 La nuova valorizzazione del catecumenato degli adulti è, evidentemente, fondamentale in una città secolare che si è emancipata dalla tutela clericale e in cui la religione non esercita più il ruolo di fondamento e di inquadramento sociale. In questa città secolare, la fede cristiana e il battesimo dei bambini piccoli non sono più scontati come nel periodo chiamato di «cristianità». La fede cristiana e la richiesta del battesimo sono oggi sempre più il frutto di un assenso personale, di un'adesione libera, sperimentata come salvifica, come buona per la vita, talvolta attraverso lunghi percorsi, dubbi, passaggi e deviazioni. Il catecumenato si sforza di raggiungere questa situazione pellegrinante dei nostri contemporanei mettendosi a servizio della generazione di una fede libera e personale. Nel cuore della città secolare, il catecumenato intende offrire spazi di incontro, di scambio e di dialogo per permettere ai cittadini che lo desiderano di camminare nella fede e verso il battesimo con l'aiuto amicale dei cristiani.
Nello spirito catecumenale, la catechesi di coloro che si riavvicinano è ugualmente decisiva. Mira a riaprire, negli stessi battezzati, la possibilità sia di scoprire la fede cristiana, sia di riscoprirla di nuovo e diversamente al di là dei contenziosi che eventualmente li hanno separati dalla pratica o dalla fede stessa. Molti, lo sappiamo, si sono allontanati dalla Chiesa infastiditi da un cristianesimo che non li faceva più vivere e di cui si sono liberati per crescere in umanità. Insieme a loro, bisogna costruire spazi di scambio - e, all'occasione, di perdono - per riscoprire la freschezza della buona notizia al di là degli ostacoli che si sono accumulati fino a oscurarla e indurre ad abbandonarla. «Coloro che si riavvicinano - scrive Roland Lacroix - vivono la loro riscoperta della fede come un vero inizio».36 La catechesi di coloro che ricominciano si ispira all'itinerario catecumenale; come nel catecumenato, essa passa attraverso tappe liturgiche che segnano l'itinerario del nuovo inizio La catechesi di coloro che ricominciano però ha i suoi tratti specifici. Prende in considerazione il loro passato di fede e ciò che li ha fatti allontanare.
Il loro bagaglio di esperienza acquisito durante gli anni in cui sono stati lontani dal cristianesimo non deve essere ignorato. [...] Una catechesi per coloro che ricominciano rispetta il loro percorso, riconoscendo questi uomini e queste donne nel loro cammino di fede come fratelli e sorelle la cui esperienza è preziosa, perché dice il modo in cui Dio si rivela oggi. [...] Attraverso di loro, la Chiesa si incontra con l'epoca contemporanea.37
In questo modo, con il catecumenato, la catechesi di coloro che ricominciano diventa una grazia per tutta la comunità cristiana e una sorgente di rinnovamento della sua attività catechetica.

 

Il cantiere dell'intelligenza della fede.
Per un'intelligenza rinnovata della fede che la rende possibile, comprensibile e desiderabile

Infine, vorrei indicare un quinto cantiere del rinnovamento catechetico contemporaneo, che non si aggiunge agli altri primi quattro, ma li condiziona tutti; si tratta del cantiere del rinnovamento dell'intelligenza della fede stessa in seno al mondo contemporaneo.
Mettersi oggi al servizio della fede non richiede soltanto riforme pedagogiche e organizzative. Non è sufficiente mettere in opera nuove forme di catechesi, nuove organizzazioni, nuovi mezzi tecnici, metodologici o pedagogici. Bisogna anche che l'intero edificio catechetico venga fecondato da una rinnovata intelligenza della fede: un'intelligenza che la renda possibile, comprensibile, desiderabile per il mondo futuro. Come ho già detto prima, una delle condi/ioni favorevoli alla trasmissione della fede oggi è la sua plausibilità, la sperimentazione della sua coerenza riguardo all'intelligenza al crocevia di un ambiente di saperi, di richieste di senso e di sfide del mondo contemporaneo. Come sottolinea il sociologo Marcel Gauchet,38 è la possibilità stessa di credere nel messaggio cristiano a essere messa alla prova. La crisi della catechesi, che noi conosciamo in Europa, è anche una crisi dell'intelligenza della fede che richiede un vero lavoro teologico dentro la stessa catechesi per dire la fede in un modo che la faccia sperimentare come comprensibile, pertinente e desiderabile. Come ha detto molto giustamente Gilles Routhier in occasione del colloquio per i cinquant'anni dell'Istituto internazionale Lumen vitae,39 ritrovarsi in una situazione di pluralità religiosa ci costringe a una vera riflessione sul mistero del Dio vivente e la catechesi non può risparmiarsi su tale riflessione. [...] Come nell'antichità, la catechesi rimane un luogo di riflessione e di intelligenza del mistero cristiano e di produzione di parole nuove per esprimerlo, e nello stesso tempo deve anche soddisfare l'esigenza di coerenza interna della fede.40
Oggi, perciò, abbiamo bisogno in catechesi di una teologia semplice, mai semplicistica: una teologia comprensibile, accessibile al maggior numero possibile, che conferisca alla fede la sua plausibilità, la sua coerenza e la sua pertinenza rispetto ai saperi contemporanei e di fronte alle sfide del mondo. I giovani di oggi reclamano dalla catechesi che essa possa parlare dei temi fondamentali della fede in modo teologicamente corretto, psicologicamente sano e culturalmente pertinente. Per rispondere a questa attesa, la questione non è di fare della catechesi una gara intellettuale; significherebbe riservarla ai più dotati. Si tratta, al contrario, di rivolgersi a tutti, all'intelligenza di tutti in modo che permetta a ciascuno di sperimentare l'alleanza tra lo sviluppo della ragione e la maturazione della fede.
Un'inchiesta sociologica fatta in Belgio all'inizio del 2008 dimostra chiaramente che più aumenta il livello di educazione della popolazione più le affermazioni religiose sono sottomesse al dubbio e all'analisi critica. Vuol dire che una delle esigenze fondamentali della missione catechetica oggi consiste nel poter accompagnare lo sviluppo culturale delle popolazioni mostrandosi capace di rendere conto della fede nel campo stesso di questo sviluppo culturale, altrimenti si cade nel pietismo, nel tradizionalismo, nel fondamentalismo e nel comunitarismo.
Questa sfida dell'intelligenza della fede nella catechesi chiede senza dubbio una rinnovata collaborazione tra i catechisti e i teologi, affinché la catechesi «aiuti le culture a far sorgere dalla propria viva tradizione espressioni originali di vita, di celebrazione e di pensiero che siano cristiani»,41 secondo l'audace espressione di Giovan ni Paolo II nella sua esortazione apostolica Catechesi tradendae pubblicata una trentina di anni fa.
Le questioni che oggi reclamano un discorso teologico rinnovato sul campo della catechesi sono molto numerose. Non potrò enumerarle tutte. Ma eccone alcune, a titolo di esempio, che mi sembrano fondamentali. Come pensare Dio creatore tenendo conto delle conoscenze scientifiche contemporanee sull'origine delle specie e dell'universo? In che modo l'esperienza del male è compatibile con l'affermazione dell'esistenza di Dio? In un universo attraversato dalla comunicazione, come pensare il mistero cristiano come mistero della comunicazione e la vita cristiana come un modo di essere e di riconoscersi in comunicazione? Come pensare il rapporto con Dio come fondatore della libertà umana? In un mondo culturale, che privilegia il momento presente e l'incessante bisogno di novità, come parlare della fede cristiana come l'arte di vivere il tempo che coniuga memoria, intensità del presente e speranza? Come pensare il peccato, la croce, la risurrezione, l'ultimo giudizio in modo da fare del messaggio cristiano una vera buona notizia che l'allontani dalla deriva dei discorsi vittimistici, legalisti e colpevolizzanti? Come pensare la Chiesa in un modo che risponda alle aspirazioni democratiche dei nostri contemporanei in materia di partecipazione, di legittime differenze, di libertà di coscienza? Come pensare cristianamente il fatto della pluralità delle religioni? Come pensare in modo nuovo la missione di testimoniare la fede cristiana in un universo plurireligioso? In che cosa consistono, per l'oggi, l'originalità e la pertinenza della fede trinitaria?...
Il cantiere catechetico, su tutte tali questioni, è immenso, dato lo scarto esistente tra le rappresentazioni maggiormente diffuse che rendono la fede difficile, da una parte, e, dall'altra, le esigenze di un linguaggio rinnovato della fede che la possa rendere comprensibile e desiderabile. L'obiettivo della catechesi, al riguardo, è di promuovere una pastorale dell'intelligenza che ha come scopo una fede adulta, cioè, come dice Enzo Biemmi, «una fede che permette di stare bene nella propria pelle di credente e di cittadino, una fede che ha molto da dare e molto da ricevere dalla cultura».42
I cinque cantieri che ho distinto sono strettamente legati. Insieme mi sembrano comporre i contorni della catechesi ancora in gestazione per il mondo futuro.

 

NOTE


1 Questo articolo è il testo di un intervento svolto nel corso di un seminario sul tema «Société éclatée, catéchèses adaptées» che si è tenuto all'Institut de sciences religieuses de l'Université Saint-Joseph de Beyrouth, dal 27 al 31 gennaio 2009. In parte è la ripresa di un articolo intitolato «Vers des communautés catéchisantes et catéchisées. Une reconstruction de la catéchèse en un temps de crise», apparso in La Nouvelle revue théologique (2004)59, 598-613.
2 In coerenza con questo artciolo, per completarlo o illustrarlo, ci si potrà rifare utilmente all'opera di L. AERENS, La catéchèse de cheminement. Pédagogie pastorale pour mener la transition en paroisse (Pédagogie chatéchétique 14), Lumen vitae, Bruxelles 2002, in particolare 9-30. L'autore delinea la riconfigurazione del dispositivo catechistico in sette transizioni• passare da una catechesi dei bambini a una catechesi per tutti, da una catechesi per fasce d'età a una catechesi intergenerazionale, da una catechesi «sacramentale» a una catechesi di cammino permanente, da una catechesi di presentazione a una catechesi mistagogica, da una catechesi tematica a una catechesi di massa, da una catechesi di sola responsabilità di alcuni catechisti a una catechesi affidata a una responsabilità comunitaria, da una catechesi obbligatoria e su iscrizione a una catechesi permanente e a scelta.
3 P.-A. GIGUÈRE, Catéchèse et maturité de la foi (Théologies pratiques), Novalis Lumen vitae, Montréal-Bruxelles 2002, 145.
4 In generale, si distingue la catechesi nella comunità, attraverso la comunità e della comunità. Nel primo caso, la comunità è considerata il luogo dove si svolge la catechesi. Nel secondo caso, la comunità è considerata come autore della catechesi; la comunità è catechizzante attraverso la sua stessa vita, per la testimonianza che esercita, per ciò che permette di vivere. Nel terzo caso, la comunità è destinataria della catechesi: è catechizzata. Questi tre modi di relazione tra la catechesi e la comunità sono evidentemente connessi e si sostengono reciprocamente. Qui affronterò la dinamica dal punto di vista della catechesi della comunità.
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5 Cf. il discorso conclusivo di mons. Ricard all'Assemblea plenaria dell'episcopato a Lourdes nel novembre del 2004: http://www.cef.fr/catho/endit/txtoffic/2004/20041109 di scours_cloture.pdf.
6 CONCILIO VATICANO II, decreto Presbyterorum ordinis 6: EV 1/1260.
7 LES ÉVÉQUES DE FRANCE, Texte national pour l'orientation de la catéchèse en Fran
ce, Ed. Bayard-Fleurus-Mame, Paris 2006, 32-33.
8 Intendiamo con ciò una «intelligenza pratica» della fede, cioè un'intelligenza della fede che sia giusta, coerente e significativa e che si articoli strettamente a un saper-fare, a un agire, a un modo di essere, di celebrare e di comportarsi in questa fede.
9 «L'affiliazione indica un processo di adozione in corso. Si è affiliati quando si è ammessi in una comunità di filiazione, ma anche quando ci si è inscritti e quando vi si aderisce L'affiliazione permette all'individuo la costituzione di un'identità sociale» (LEs
EVÉQUES DE FRANCE, Texte national pour l'orientation, 61).
10 Cf., per esempio, le suggestioni di catechesi comunitarie in H. DERROITTE - M. QUELOZ, Langage symbolique et catéchèse communautaire (Pédagogie catéchétique 22), Lumen vitae, Bruxelles 2008, 89-101.
11 Può anche essere una mattina o un pomeriggio, oppure più giornate se le proposte sono diverse e permettono una partecipazione a geometria variabile.
12 Cf. il contributo di M. VIVIANI, «La pédagogie des quatre temps dans le diocèse de Vérone», in E. BIEMMI - A. FOSSION, La conversion missionnaire e la catéchèse. Proposition de la foi et première annonce. Actes du Congrès de l'Équipe européenne de la catéchèse à Lisbonne (mai 2008) (Pédagogie catéchétique 24), Lumen vitae, Bruxelles 2009, 105-119.
13 G. Routhier, al riguardo, si interroga sull'applicazione alla Chiesa del concetto di «città educativa» del Rapporto Faure (COMMISSION INTERNATIONALE POUR L'ÉDUCATION POUR LE XXIE SIÈCLE, L'éducation, un trésor est caché dedans, Unesco, Paris 1996). La Chiesa stessa non potrebbe costituire per se stessa un ambiente educativo: «È necessario chiederci se la Chiesa, in un dialogo vivo con le culture, può fare sua questa idea [di città educativa], senza rinunciare al proprio progetto. In altre parole, essa può essere arricchita da questi approfondimenti delle scienze pedagogiche e aiutata da queste riflessioni?», (Sacrée catéchèse! Quand tu déranges familles et paroisses [Pédagogie catéchètique 19], Lumen vitae-CRER, Bruxelles-Saint Barthélemy d'Anjou 2007,61).
14 F. DE SINGLY, Les uns avec les autres. Quand l'individualisme crée du lien (Hachette Littérature), Armand Colin, Paris 2003,33.
15 DE SINGLY, Les uns avec les autres, 23.
16 D. VILLEPELET, L'avenir de la catéchèse (Interventions théologiques), Ed. de l'Atelier-Lumen vitae, Paris-Bruxelles 2003,89.
17 Il testo di orientamento dei vescovi francesi parla di «moduli».
18 CONGREGAZIONE PER IL CLERO, Direttorio generale per la catechesi: EV 16/741ss.
19 Cf. la rivista Lumen vitae. La catéchèse des adultes 63(2008)4,
20 Oggi, i servizi sociali sono attenti sempre di più a migliorare la qualità della vita delle persone avanti negli anni Anche le comunità cristiane, al riguardo, sono forse chiamate a promuovere catechesi per queste fasce d'età, per il fatto stesso che si ha a disposizione più tempo per se stessi.
21 Riprendo qui le categorie della sociologa D. HERVIEU-LÉGER, Le pèlerin et le converti, Flammarion, Paris 1999, 72-78.
22 I «gruppi Alpha» sono un'esperienza di evangelizzazione semplice su Dio, sul senso della vita e sui grandi temi esistenziali nata circa 25 anni fa in una parrocchia anglicana del centro di Londra; è basata su incontri diretti in un contesto amicale, non necessariamente ecclesiastico, con un linguaggio semplice e di presa immediata. Nel 1997 questa esperienza viene trasferita in Francia e oggi, sempre in Francia, vi sono coinvolte circa 500 parrocchie con 13.000 animatori. L'esperienza è ormai diffusa in diversi paesi (ndr).
23 H. DERROITIE - M. QUELOZ propongono questa distinzione nella loro opera Langage symbolique et catéchèse communautaire (Pédagogie catéchétique 22), Lumen vitae, Bruxelles 2008. «Non è opportuno dare un sacramento quando una persona chiede, in realtà, un semplice rito per segnare un passaggio nella sua vita. La dimensione spirituale non è necessariamente assente in questa richiesta, ma essa non implica necessariamente un desiderio di iniziazione cristiana» (244).
24 Si trova una bella spiegazione in G. ROUTHIER, Itinéraires de croyances de jeunes au Québec, Anne Sigier, Sillery 2005. Spiegherò ulteriormente queste quattro condizioni nel capitolo 14.
25 «La catechesi postbattesimale si ricalca sulla configurazione del catecumenato battesimale e, riconoscendo ai catechizzati il loro stato di battezzati, farà bene a ispirarsi questa "scuola preparatoria alla vita cristiana", lasciandosi fecondare dagli elementi principali che la caratterizzano» (DGC 91: EV 16/872).
26 Si può trovare una spiegazione più precisa nel mio articolo «Le catéchuménat, modèle inspirateur de toute catéchèse», in Lumen vitae 61(2006), 253-267.
27 CONFERENZA EPISCOPALE DEL BELGIO, Devenir adulte dans la foi. La catéchèse dans la vie de l'Eglise, Éd. Licap, Bruxelles 2006, 40.
28 D. VILLEPELET, Les défis de la transmission dans un monde complexe. Nouvelles problématiques catéchètiques (Institut catholique de Paris. Théologie à l'Université), Desclée de Brouwer, Paris 2009, 456.
29 J. MOLINARIO, «Le mystère pascal: du schéma anthropologique au schéma initiatique», in Vers de nouveaux visages d'Église. Quarante ans après le concile Vatican la mission du catéchuménat. Université d'été 2005, Secrétariat national de la catéchèse et du catéchuménat, Paris 2005, 89.
30 il termine «reticolare» indica un elemento o un processo che si inscrive in una rete.
31 È ciò che indica, nel catecumenato battesimale, il rito della chiamata decisiva fatta dal vescovo.
32 E. BIEMMI, «Le congrès de l'Équipe européenne de catéchèse au coeur de la prohlématique de la première annonce», in E. BIEMMI - A. FossioN (edd.), La conversion missionnaire de la catéchèse. Proposition de la foi et première annonce (Pédagogie catéchétique 24), Lumen vitae, Bruxelles 2009, 6.
33 Per un riscontro e un commento di questi diversi documenti, cf. E. ALBERICH, Une nouvelle impulsion à la catéchèse évangélisatrice. Le "Texte national" à la lumière du magistère catéchétique du nouveau siècle», in Lumen vitae 62(2007), 177-190.
34 A completamento si potrà leggere il mio articolo «Proposition de la foi et première annonce», in Lumen vitae 63(2008), 465-471 o in BIEMMI - FOSSION (edd.), La conversion missionnaire, 123-129.
35 Decreto Christus Dominus 14: EV 1/604.
36 R. LACROIX, «Prendre aux sérieux la démande de recommengants», in Lumen
'Uae 63(2008), 425.
37 LACROIX, «Prendre aux sérieux la démande de recommengants», 428 e 434. 38 Cf. M. GAUCHET, Un monde désenchanté?, Ed. de l'Atelier, Paris 2004.
39 Cf. gli atti del colloquio «À société plurielle, transmission nouvelle», in Lumen vitae 63(2008)3.
4° G. ROUTHIER, «Réinventer la catéchèse dans une sociétée plurielle», in Lumen vitae 63(2008), 325-326.
41 GIOVANNI PAOLO II, esortazione apostolica Catechesi tradendae 53: EV 6/1886.
42 E. BIEMMI, «Croire en adulte aujourd'hui. Enjeux théologiques et catéchétiques pour les chretiens et le communautés adultes dans la foi», in Lumen vitae 63(2008), 419. L'articolo è il testo di una conferenza data al colloquio dell'ISPC, a Parigi, nel febbraio 2005,. sul tema «Catéchèse d'adultes et maturité de la foi».