In cosa consiste

l’intercessione?

Commento al Compendio del Catechismo /18

Enzo Bianchi

 

L’intercessione consiste nel chiedere in favore di un altro. Essa ci conforma e ci unisce alla preghiera di Gesù, che intercede presso il Padre per tutti gli uomini, in particolare per i peccatori. L’intercessione deve estendersi anche ai nemici.

(Compendio del Catechismo n. 554)

 

Nella preghiera, rivolgendoci da figli al “Padre nostro”, siamo confermati nella fraternità che ci lega agli altri uomini. Ed è l’intercessione la forma di preghiera in cui si manifesta la pienezza del nostro essere come relazione con Dio e con gli uomini. 

Etimologicamente inter-cedere significa “fare un passo tra”, “interporsi” tra due parti, indicando una compromissione attiva, un prendere sul serio tanto la relazione con Dio quanto quella con gli uomini. L’intercessione non ci porta a ricordare a Dio i bisogni degli uomini – perché egli già li conosce (cf. Mt 6,32; Lc 12,30) –, ma porta noi ad aprirci al loro bisogno, facendone memoria davanti a Dio e ricevendo nuovamente gli altri da Dio, illuminati dalla luce della sua volontà.

Questo camminare tra Dio e l’uomo, stretti tra l’obbedienza alla volontà di Dio e la compassione per gli uomini nelle situazioni del loro peccato e della loro miseria, spiega perché l’intercessione nella Bibbia sia più che mai il compito del pastore del popolo, del re, del sacerdote, del profeta, e trovi la sua raffigurazione totale nel Cristo “unico mediatore tra Dio e gli uomini” (1Tm 2,5). Con tutta la sua vita, fino alla morte di croce, Cristo ha compiuto l’intercessione radicale, il passo decisivo tra Dio e l’uomo. E ora, vivente per sempre presso Dio, continua a intercedere per noi quale grande sacerdote misericordioso (cf. Eb 7,25): “Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!” (Rm 8,34).

Il dono dello Spirito ci rende partecipi dell’intercessione di Cristo: lo Spirito ci fa pregare “secondo i disegni di Dio” (cf. Rm 8,26-27), conformando la nostra vita a quella di Cristo. Solo nella forza dello Spirito possiamo portare gli altri davanti a Dio, arrivando addirittura a pregare per i nemici (cf. Lc 6,28), passo essenziale per poter giungere ad amarli (cf. Lc 6,27.35).C’è stretta reciprocità tra preghiera e amore per l’altro. Anzi, il culmine dell’intercessione non consiste in parole pronunciate davanti a Dio, ma in un vivere davanti a lui nella posizione del crocifisso, fedele a Dio e solidale con gli uomini fino alla fine. L’intercessione per eccellenza, cui partecipa anche quella del cristiano, è infatti quella di Cristo che stende le braccia sulla croce, invocando il perdono per i suoi crocifissori (cf. Lc 23,34); in tal modo egli le apre a un abbraccio nei confronti dell’intera umanità, facendo della debolezza della propria morte l’atto d’amore nel quale si manifesta la potenza di Dio. In quell’atto il credente riconosce e confessa l’intercessione pienamente efficace, portatrice di salvezza per tutti gli uomini.

(Famiglia cristiana, 23 dicembre 2012)