Costruire una scala per raggiungere la meta


Animatore che progetta /6

Domenico Sigalini

(NPG 1993-02-39)

 

Sono quasi passati due anni da quando il nostro gruppetto di animatori ha avuto la folgorazione di Damasco. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Gli adolescenti raccolti per strada sono quasi diciottenni. Qualcuno degli animatori all'inizio del nuovo anno ha dovuto riprendere gli adolescenti di primo pelo usciti di fresco dalla terza media e ancora entusiasti della Cresima; sono tra quei pochi che hanno disobbedito a tutti gli inviti fatti durante la preparazione alla cresima, di farsi missionari almeno per le strade della città.
I loro amici, la maggioranza, sono andati nel mondo ad annunciare e non sono più tornati; questi invece, dimostrando una pavidità e una codardia che ha lasciato esterrefatto lo stesso parroco, si sono fermati in parrocchia e hanno iniziato un nuovo gruppo. Gli altri animatori, soci fondatori dell'animazione in parrocchia e del mitico Circolo Ermeneutico, seguono ora i gruppi di diciottenni.

GLI ANIMATORI RIPRENDONO A PROGETTARE

Sono intanto cambiate alcune condizioni sociologiche e pastorali. I giovani si sono un poco chiusi tra di loro, gli adulti hanno mostrato di stimare maggiormente gli sforzi educativi degli animatori. Il parroco è cambiato, il cappellano ha dovuto-- far da parroco ed è stato impegnato tre mesi per i festeggiamenti dell'addio e altri cinque per dirigere i rifacimenti della canonica e creare le attese giuste per il nuovo; non si illude comunque di restare ancora a lungo nella sua parrocchia, perché il parroco mal sopporterà che qualcuno conosca la gente più di lui.
L'estate ha portato delle grosse novità educative con campiscuola, pellegrinaggi e gemellaggi. In diocesi si è fatto un grosso convegno giovanile. Era a metà strada tra la festa, il convegno, l'assemblea pastorale, ma quel che più conta è che si è vista tutta la comunità interessarsi al mondo giovanile Dapprima sono stati convocati i preti: qualcuno era sfiduciato, altri un po' arrabbiati, molti assillati dal «come fare» dopo averle tentate tutte senza risultato. Il giorno dopo è stata la volta della consulta: stranamente non si è più fatta la rissa da pollaio che anni prima aveva caratterizzato i vari gruppi alla ricerca della primogenitura da far valere in occasione della visita del Papa. Questa volta erano tutti disponibili a progettare assieme e a darsi una mano A sera una bella assemblea di animatori e catechisti degli adolescenti e dei giovani ha potuto sentirsi spronata a continuare con metodo e fantasia perché, diceva il relatore, non c'è mai stata come oggi tanta domanda educativa da parte del mondo giovanile. In mattinata il vescovo aveva fatto incontrare col relatore tutti i direttori degli uffici di curia per assistere al parto e al battesimo del neonato Ufficio o Centro di pastorale giovanile. Alla conclusione una grande festa con tutti i giovani, fatta di relazioni, di spettacoli, di giochi, di voglia di ritrovarsi ancora e presto. La cosa più curiosa è stata che al convegno ricorrevano parole come progetto, mete, strumenti, itinerari, mediazioni, organicità. Ai nostri mitici animatori non pareva vero che il loro sogno diventasse qualcosa di più grande, che le loro piccole esperienze fatte in parrocchia fossero nella linea normale di un lavoro educativo coi giovani.
Non solo, ma hanno incontrato altre realtà parrocchiali, altre associazioni e si sono scambiati gli indirizzi e gli inviti. Già hanno fatto un incontro in pizzeria con quelli dell'altro paese e si sono dati appuntamento per il prossimo incontro in cui continueranno a lavorare tra di loro sul progetto.
Rinforzati e caricati da queste esperienze hanno ripreso il lavoro da dove era stato lasciato prima dell'estate.

DALLA DEFINIZIONE DELLE AREE ALLO SVILUPPO DEI PASSI PER RAGGIUNGERE LA META

Una volta che si sono chiariti bene gli obiettivi occorre svilupparli secondo alcuni gradini consequenziali che aiutano tutti a perseguirli. È come se ci fossimo messi in testa di raggiungere un oggetto là in alto e cercassimo i modi concreti per raggiungerlo. Qualcuno pensa a una scala, altri a strumenti più rozzi come tavoli e sedie o appoggi sulla schiena degli altri; altri tentano di fare dei salti, comunque sempre una serie di piccole mete tutte tra loro collegate, verificabili, perché la successiva deve poter appoggiarsi alla precedente. È forse ancora un cammino teorico, ma ti rende la meta più accessibile, meno astratta e ti fa intravvedere che è possibile raggiungerla. La competenza che serve per questo passaggio è la logica, la conoscenza delle capacità umane, l'aver davanti sempre i destinatari, l'immaginarsi la crescita globale del giovane e una capacità di sintesi sviluppata su una persona concreta e una situazione concreta.
Nel gergo della progettazione i vari gradini da mettere in sequenza si chiamano movimenti e ci sono almeno due modi di tradurli concretamente nero su bianco.

Come costruire la scala

Il primo è di usare la formula «da ... a». Si parte da una acquisizione, che all'inizio è solo la situazione di partenza che i soggetti presentano, e si prospetta un punto di arrivo. Questo punto di arrivo sarà per il passo successivo il punto di partenza acquisito che si lancerà verso un altro: proprio come quando si spostano i piedi su una scala in salita.
Per chi non ama gli schemi o le affermazioni troppo strette e ricorrenti, può sembrare un metodo troppo rigido, forse troppo teorico, ma ha il pregio di stimolare alla chiarezza e alla concretezza, non permette svolazzi o romanticismi, pie raccomandazioni e sospiri tipo «sarebbe bello se...». È evidente che questa formulazione non è praticabile direttamente con i ragazzi o gli adolescenti, soprattutto se si tratta di aiutare loro stessi a fare un cammino È solo uno schema chiaro che deve stare in testa all'animatore e che lo aiuta a verificare la coerenza del suo procedere.
La riserva più grossa che qualcuno fa è che un dispiegamento del cammino di questo tipo sembra non tener conto della libertà delle persone, della assoluta libertà di Dio nella sua opera di salvezza e della cosiddetta «equifinalità», cioè del fatto che in educazione non è sempre detto che da A deriva B e che da B deriva C; ma può benissimo capitare che certi risultati derivino da gesti che erano stati posti per ottenerne esplicitamente altri.
A questo riguardo è bene sempre ricordare che ogni modello educativo non ha la pretesa di dare la fede, che è sempre e solo un dono di Dio, che la libertà della persona è più facile rispettarla e promuoverla quando abbiamo obiettivi chiari in testa di quando ci affidiamo allo spontaneismo. Comunque il nostro metodo deve sempre essere visto entro una educazione in stile di animazione, dove la persona è sempre un assoluto in rapporto con l'Assoluto di Dio.
L'altro metodo è quello di esprimere i gradini di tante tappe intermedie e descrivere le tappe come modi diversi di essere e di vivere del giovane o dell'adolescente. Si esprimono così le nuove situazioni che si raggiungono una dopo l'altra. Non varia il lavoro da fare, perché di piccole tappe sempre si tratta, ma forse si ovvia a quella impressione di meccanicità che si aveva nella formulazione precedente. Quest'ultima ha il vantaggio di essere più utile per una verifica della maturazione progressiva della persona.
Il limite che può presentare è quello di accostare ancora altre mete a quelle già descritte precedentemente e di dover usare la locuzione obiettivi di primo livello, di secondo livello, di terzo livello... il che rende macchinoso in un altro senso il discorso.
Infatti si è individuata una meta generale, in un secondo tempo questa viene distribuita in altre mete per ciascuna area, quindi ogni area avrebbe ancora tante altre piccole mete che sono i movimenti. La cosa può essere complicata, ma questo non scoraggia gli animatori.

Le scale a confronto

A questo punto per capirci è necessario vedere in sinossi le due formulazioni così da verificare i discorsi fatti e come ci si sente maggiormente in grado di lavorare.
Prendiamo come esempio un lavoro fatto a un camposcuola nazionale questa estate. Era una ricerca sulla educazione degli adolescenti alla affettività e sessualità, organizzata e diretta dall'Ufficio catechistico nazionale e dal Servizio nazionale di pastorale giovanile. In questo campo-scuola, dopo aver seguito il metodo che è stato illustrato negli articoli precedenti, di leggere la realtà dell'adolescente in sé e della società che lo fascia, di scavare nei significati profondi della sessualità umana, di lasciarsi interrogare dalla Parola di Dio, di accogliere e ricomprendere in situazione l'insegnamento del Magistero, si è arrivati a formulare un obiettivo finale.

Obiettivo finale

L'adolescente riconosce il valore della corporeità, pone attenzione alla propria interiorità e valorizza la sessualità nelle diverse relazioni che si trova a vivere, mostrando di star bene con se stesso, con gli altri e con Dio.

Movimenti o gradualità del percorso

Ecco la formulazione in tappe intermedie:

TAPPE

1. L'adolescente sa far emergere nel vissuto personale la domanda di un nuovo senso della propria corporeità, rapportata all'interiorità e non all'immagine.
2. L'adolescente assume il proprio corpo e si esercita a viverlo come «spazio imprescindibile» per comunicarsi agli altri.
3. L'adolescente impara a trattare la propria corporeità come luogo di incontro che introduce al mistero di sé, degli altri, di Dio.
4. L'adolescente si apre al Padre, riconoscendosi creatura amata e unica nel suo progetto.

Ecco invece la formulazione in passaggi o movimenti:

MOVIMENTI

1. Da una corporeità rapportata solo all'immagine al far nascere domande sul suo senso;
2. dal farsi domande al collegare la corporeità all'interiorità;
3. dall'interiorità all'accettazione del proprio corpo;
4. dall'accettazione positiva del proprio corpo al viverlo consapevoli della sessualità come spazio per comunicarsi agli altri;
5. dalla corporeità e sessualità vissuta come comunicazione alla riflessione sul mistero che si porta dentro come comunicazione con gli altri e oltre;
6. dalla riflessione sul mistero alla percezione di un riferimento trascendente;
7. da un riferimento anche vago a Dio al riconoscersi fatti e amati da Dio;
8. dal sentirsi amati da Dio nella propria corporeità al ricercare il Suo progetto.

Compito per casa

Come compito per casa ripropongo di tradurre in espressioni «da... a...» altre tappe intermedie che traducono obiettivi diversi.
Si tratta di itinerari diversi con destinatari diversi. Il lavoro precedente e quello che viene presentato di seguito rappresenta obiettivi di educazione degli adolescenti alla affettività e sessualità. Si tratta, in quelli contrassegnati coi numeri 1 e 2, di un gruppo abbastanza strutturato, cioè che si incontra periodicamente ed è già formato; in quello sopra riportato e nel numero 4 si tratta di gruppi non strutturati, gruppi di piazzetta o del muro. A noi in questa sede non interessa valutare se gli obiettivi sono costruiti bene, ma solo come si possono stabilire i movimenti secondo la formulazione in tappe intermedie o in passaggi da...a.

PRIMO GRUPPO
(strutturato)

OBIETTIVO FINALE

L'adolescente vive con gioia la ricchezza della sua sessualità nell'esperienza di gruppo, nella relazione personale con gli altri e con Cristo; manifesta atteggiamenti di rispetto, tenerezza, pazienza e fedeltà sul modello di Cristo, e si misura senza paure con i propri limiti e le proprie cadute.

Tappe intermedie (o gradualità del percorso)
1. Attraverso la relazione all'interno del gruppo l'adolescente sperimenta e riconosce la sua identità di essere sessuato, è capace di leggere la propria scoperta di sé, si apre alla lode e alla gratitudine a Dio.
2. L'adolescente realizza rapporti con gli altri, caratterizzati da atteggiamenti di pazienza, ascolto, rispetto, accoglienza, fedeltà, tenerezza, confrontandosi con lo stile di Cristo, maestro di nuove relazioni umane.
3. L'adolescente sa vivere anche il rapporto con l'altro sesso in modo sereno e responsabile.
4. L'adolescente si apre con gioia all'incontro con il Signore e lo vive con la ricchezza della esperienza di fiducia, abbandono e tenerezza.

Passaggi da... a

SECONDO GRUPPO
(strutturato)

OBIETTIVO FINALE

L'adolescente vive la propria corporeità, affettività e sessualità, in una relazione serena con gli amici e compie gesti che mostrano la sua capacità di dono di sé agli altri, sul modello di Cristo.

Tappe intermedie (o gradualità del percorso)
1. L'adolescente accetta la complessità dell'essere uomo/donna.
2. L'adolescente si confronta con i progetti di vita presenti nella società e riconosce nel proprio vissuto la presenza di diversi modelli, messaggi, valori relativi all'essere uomo/donna.
3.L'adolescente si orienta e sceglie di essere vero uomo/donna ispirandosi a un progetto cristiano del vivere.
4. L'adolescente vive il suo essere uomo/donna nella dimensione del dono gratuito di sé, espresso in gesti e relazioni.
Passaggi da... a

QUARTO GRUPPO
(non strutturato)

OBIETTIVO FINALE

L'adolescente conferisce qualità ad ogni tipo di coinvolgimento che vive nella molteplicità delle sue relazioni, pone gesti più temperati, onesti e capaci di coinvolgerlo come persona, sia con gli amici che con le persone di altro sesso.

Tappe intermedie (o gradualità del percorso)
1. L'adolescente accetta di confrontarsi sul significato dei gesti che lo mettono in comunicazione con l'altro e impara a riconoscere desideri, pulsioni e sentimenti che lo animano.
2. L'adolescente è contento di rendersi conto che, mediante le esperienze positive di incontro con l'altro, ha un cuore fatto per amare e prova il gusto di amare e di essere amato.
3. L'adolescente, grazie all'esperienza positiva dell'amore, diviene consapevole della dignità propria e dell'altro, e prende le distanze da atteggiamenti di consumo dei rapporti.
4. L'adolescente divenuto consapevole che l'amore è più grande di lui, lo vive come un dono sorprendente che gli rende possibile l'incontro con Gesù, e si esprime attraverso gesti nuovi e personali.

Passaggi da... a