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Riflettiamo sui «pilastri» della vita cristiana


A cura di Riccardo Tonelli

(NPG 2009-05-8) 


IL TEMA

Il contributo di Francesco Mosetto, su cui vogliamo riflettere un poco, è abbastanza speciale rispetto ai precedenti.
L’autore – seguendo l’insegnamento di Paolo, le indicazioni contenute in alcune sue Lettere e la sua prassi, raccontata in alcune pagine degli «Atti degli Apostoli» – ci invita a meditare sul battesimo e sull’eucaristia. Propone questi due sacramenti della tradizione ecclesiale come «i pilastri» della vita cristiana.
Il termine «pilastro» è una metafora, molto significativa e abbastanza provocante, una specie di sfida che ci interpella e ci chiede di prendere posizione. Pilastro è, come sappiamo, «un elemento architettonico verticale portante, che trasferisce i carichi della sovrastruttura alle strutture ricettive sottostanti preposte a riceverlo. Anticamente il pilastro fu usato come richiamo alle pietre monolitiche che venivano erette nell’architettura primitiva, al contrario della colonna che riproduceva i tronchi d’albero, quindi l’architettura lignea».
Paolo dice che la vita cristiana è sostenuta dal battesimo e dalla eucaristia. Questi due sacramenti funzionano come i pilastri di una costruzione, decisivi per sostenere tutto l’edificio. Non siamo molto abituati a pensare in questo modo. Spesso riteniamo che siano altri i pilastri della vita cristiana.
Un’altra indicazione fa pensare. Paolo parla soprattutto del battesimo e dell’eucaristia. La tradizione cristiana propone altri sacramenti. Spesso alcuni di essi sono oggi molto raccomandati nei consigli educativi (basta pensare al sacramento della riconciliazione) o sono organizzati in un processo più articolato (i sacramenti dell’iniziazione).
Viene spontaneo chiedersi: come mai? La sottolineatura dei testi di Paolo e la sua insistenza… deriva dalla sensibilità dell’autore del contributo, dal fatto che degli altri sacramenti Paolo parla meno o li propone con minor insistenza… oppure perché Paolo ci dice che, nella esperienza della Chiesa apostolica, la vita nuova del discepolo di Gesù era radicata proprio su questi due eventi specialissimi?
Ci dobbiamo pensare, per raccogliere in modo attento questa raccomandazione, davvero speciale.

LA PROPOSTA

La risposta alla provocazione appena ricordata, viene da una comprensione approfondita di quale sia la ragione per cui Paolo proclama che battesimo e eucaristia sono i «pilastri» della vita cristiana.
Rileggiamo da questa prospettiva il contributo, per comprendere bene la proposta.
Incominciamo dal battesimo.
Paolo parla a persone che conoscono bene il battesimo perché ne hanno sperimentato personalmente il rito, in un tempo vicino e dopo una lunga preparazione personale. Certo, la constatazione… non vale per noi, che ormai abbiamo perso il ricordo non solo del nostro battesimo, ma del modo con cui veniva celebrato all’inizio della vita della Chiesa, catturati da una simbologia che si è ridotta all’osso o è lontana dalla nostra cultura.
Paolo ci invita a riscoprire questo evento, per raccogliere dal rito il suo significato fondamentale.
Il battesimo comporta una «immersione» (quasi un tuffo in una realtà speciale) e una «emersione» (un ritorno alla realtà normale, ancora grondanti l’acqua della immersione).
Il battesimo ci immerge nella morte di Gesù, condividendo la sua croce. Non si tratta di una specie di mimo, che imita il morire di Gesù: «Il credente, nel momento stesso in cui accoglie l’evento della croce come principio della sua salvezza, si unisce a Cristo e partecipa al mistero della sua morte».
Si ritorna alla vita quotidiana «da risorti»: la solidarietà con la croce di Gesù ci riempie dello Spirito. Pieni dello Spirito, diventiamo capaci di «camminare secondo lo Spirito, ossia di compiere il bene, indicato dalla legge di Dio, grazie alla forza dello Spirito».
Il secondo pilastro è l’eucaristia.
Anche a questo proposito, meditando il pensiero di Paolo, scopriamo perché affida all’eucaristia la funzione di sostegno pieno alla vita cristiana.
Paolo, nelle pagine in cui riflette sull’eucaristia, ci consegna tre aspetti fondamentali, proprio quelli che fanno dell’eucaristia il pilastro della vita cristiana: il ricordo di Gesù (nella logica della croce e non solo della nostalgia), un ricordo tanto efficace da attualizzare anche oggi il suo dono di salvezza, la radice della vita nuova (la nuova alleanza), la solidarietà che in Gesù lega tutti gli uomini, in una comunione nuova che fa nascere la Chiesa e la responsabilità reciproca.
Se meditiamo con attenzione il contributo di Mosetto e lo approfondiamo, andando direttamente ai testi di Paolo che l’autore cita, veramente possiamo scoprire la radice fondamentale della vita cristiana e le condizioni che ci portano verso una comprensione autentica: i «pilastri» della vita cristiana.

E OGGI?

Quello su cui abbiamo meditato ci riguarda profondamente.
A tutti noi sta a cuore una qualità intensa e autentica di vita cristiana. Abbiamo urgente bisogno di fondarla sulla verità: per questo facciamo attenzione all’esperienza che Gesù ci consegna.
Basta guardarsi un attimo d’attorno – nella nostra esistenza e in quella di tanti nostri amici – per avvertire l’urgenza di riscoprire battesimo e eucaristia.
Il battesimo è sempre di più un evento sconosciuto… o compreso sugli aspetti più esterni. La riflessione può essere un’occasione preziosa per andare davvero alla sua autenticità.
Per l’eucaristia… le cose vanno dette in altro modo.
Uno dei grandi frutto del Concilio è proprio la riscoperta dell’eucaristia. Sarebbe sciocco ignorarlo o impegnare risorse in una direzione sbagliata.
Il problema è un altro. Le nostre eucaristie cosa rappresentano… in ordine alla radice della nostra vita cristiana? Ogni tanto, qualcuno ci dice che le stiamo trattando male, perché mettiamo l’accento su alcune dimensioni e ne dimentichiamo altre.
Alcune di queste raccomandazione hanno un innegabile sapore nostalgico. Molte però sono decisamente orientate all’autenticità dell’evento.
Esperienza di solidarietà e di comunione, dimensione festosa e anticipazione di futuro tra le pieghe del presente, condivisione del pane quotidiano sulla forza della condivisione di quello celeste… e aspetti simili, sono tutti qualificanti l’eucaristia. Fanno di essa un vero pilastro della vita cristiana, però, solo quando alla radice sta una piena immersione nella pasqua del Crocifisso risorto, per accogliere il dono del suo Spirito.
Se ci pensiamo bene, scopriamo quanto ancora resta da fare (o da purificare…), per vivere quella dimensione cristologica di ogni eucaristia, che sta alla radice della sua innegabile funzione comunitaria ed ecclesiale.

UNA BUONA NOTIZIA

Questa volta, la bella notizia è un invito alla responsabilità (anche queste… sono belle notizie).
Battesimo e eucaristia sono parte della nostra vita cristiana, di radice il primo, felicemente frequente la seconda.
Siamo invitati a riscoprirli, facendo memoria attiva dell’evento che sta alla base della nostra esistenza di discepoli di Gesù: la morte e la sua resurrezione e il dono dello Spirito che ci ha fatti «creature nuove».
Il battesimo ci rende capaci di eucaristia; ogni eucaristia ci riporta alla nostra immersione nella morte e resurrezione di Gesù.
Sarebbe bello… pensarci assieme ogni tanto, per verificare assieme come tutto questo si manifesta nella nostra vita quotidiana.

DALLA PAROLA ALLA VITA

La preghiera
Prova a pregare, in uno spazio di silenzio e di interiorità pensosa, quello che Paolo ci dice dell’eucaristia (1 Cor 11, 23-34), tentando di trasformare questo testo in preghiera.

L’impegno
Questo lo devi scegliere tu… con i tuoi amici… per verificare fino a che punto condividi veramente quello su cui abbiamo pensato.
Su questi temi, le occasioni sono facili e frequenti: un’eucaristia di gruppo, il battesimo del bambino di qualche amico. Un’occasione preziosa è la preparazione personale alla celebrazione della veglia pasquale, ricca di richiami al battesimo e alla eucaristia.

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