Stampa
PDF

Criteri per fare l’evangelizzatore

Riccardo Tonelli

(NPG 2004-03-44)


“Allora gli apostoli lasciarono il monte degli Ulivi e ritornarono a Gerusalemme.
Questo monte è molto vicino alla città: a mezz’ora di strada a piedi.
Quando furono arrivati, salirono al piano superiore della casa dove abitavano.
Ecco i nomi degli apostoli: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea,
Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone che era stato
del partito degli zeloti, e Giuda figlio di Giacomo.
Erano tutti concordi, e si riunivano regolarmente per la preghiera con le donne, con Maria,
la madre di Gesù, e con i suoi fratelli.
In quei giorni, le persone radunate erano circa centoventi. Pietro si alzò in mezzo a tutti e disse:
Fratelli, era necessario che si realizzasse quello che lo Spirito Santo aveva detto nella Bibbia.
Per mezzo di Davide egli aveva parlato di Giuda, che divenne la guida di coloro che arrestarono Gesù. Giuda era uno di noi, e come noi era stato scelto per questa missione.
Con i soldi ricavati dal suo delitto, Giuda comprò un campo e vi ha trovato la morte
precipitando a capofitto: il suo corpo si è squarciato e le sue viscere si sono sparse.
Il fatto è così noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che quel campo, nella loro lingua,
essi lo chiamano Akeldamà, cioè campo del sangue.
Ricordate ciò che sta scritto nel libro dei Salmi:
La sua casa diventi un deserto e nessuno più vi abiti.
Sta pure scritto: il suo incarico lo prenda un altro.
È necessario dunque che un altro si unisca a noi per farsi testimone della risurrezione
del Signore Gesù.
Deve essere uno di quelli che ci hanno accompagnato mentre il Signore Gesù è vissuto con noi, da quando Giovanni predicava e battezzava fino a quando Gesù è stato portato in cielo,
mentre era con noi.
Vennero allora presentati due uomini: un certo Giuseppe, detto Barsabba, o anche Giusto,
e un certo Mattia. Poi pregarono così: O Signore, tu che conosci il cuore di tutti,
facci sapere quale di questi due tu hai scelto. Giuda ci ha lasciati ed è andato al suo destino.
Chi di questi due dovrà prendere il suo posto e continuare la missione di apostolo?
Tirarono a sorte, e la scelta cadde su Mattia,
che fu aggiunto al gruppo degli undici apostoli” (Atti 1, 12-26).

 

Una Chiesa debole e fragile

Prima di immergersi nella realizzazione del progetto che Gesù ha consegnato ai suoi discepoli, Pietro, il leader indiscusso della comunità apostolica, si guarda d’attorno e fa il punto della situazione.
La prima cosa che salta agli occhi è l’abbandono di Giuda che ha prodotto uno sfasamento nel gruppo ristretto di coloro che hanno la responsabilità istituzionale più piena. Qualcuno deve occupare il posto lasciato vacante da Giuda.
La Chiesa, fin dai suoi primi passi, ha conosciuto la crisi: quella più tragica del tradimento. Ha tradito Giuda. Ma ha tradito anche Pietro e in qualche modo si sono macchiati di tradimento anche molti altri discepoli della prima ora, nascosti per paura, fuggiti di fronte alla violenza dei nemici, disposti persino a ritornare alle vecchie occupazioni.
Il tradimento non spaventa la comunità dei discepoli di Gesù. L’aveva previsto il maestro. E lo sperimentano proprio quelli che avevano alzato con forza la voce all’accenno accorato del maestro. Dal tradimento si può uscire nuovi, segnati dalla prova, consapevoli dell’amore accogliente di Dio, pieni del coraggio rinnovato che proviene dalla esperienza diretta.
Tutto ritorna come prima. Nessuno mette in discussione la leadership di Pietro e più nessuno si ritira, per la vergogna di quello che era successo. Solo per Giuda la scelta è diventata ormai irreversibile. Non ha creduto all’amore di Dio e non si è fidato dell’abbraccio accogliente di Gesù. E ha concluso nella disperazione la sua avventura di discepolo.
Ora il suo posto va occupato subito da un altro: quasi per ripartire rinnovati.
La triste esperienza di Giuda e la ripresa coraggiosa della chiesa apostolica ci riempie di speranza e allarga le nostre prospettive di futuro. La Chiesa non trova attorno a sé né fallimento né inganno che prima non abbia sperimentato in se stessa, proprio tra coloro che di essa sono il fondamento sicuro e i responsabili.

La leadership di Pietro

Pietro allora cerca un successore per Giuda.
Il racconto degli “Atti” è affascinante. Sono convinto che dovrebbe rappresentare il punto di riferimento obbligato per ogni esperienza ecclesiale, spalancata sui problemi vocazionali, a tutti i livelli.
Pietro invita e sollecita. Invito a leggere il racconto andando un poco oltre il resoconto freddo del testo. Un briciolo di fantasia non solo non guasta… ma permette meglio di contestualizzare il resoconto e di collocarlo nelle pieghe dei nostri problemi quotidiani.
Pietro fa una proposta vocazionale: alla Chiesa servono apostoli… almeno uno è urgente, per completare il quadro istituzionale. Chi se la sente di occupare il posto che Giuda ha lasciato vuoto?
Le mani alzate sono molte. Il testo cita due “sì” generosi: Giuseppe e Mattia. Immagino però che fossero molti più di più. Il numero ristretto è già il frutto di un primo approfondito discernimento.
Su questa situazione il libro degli “Atti” ci suggerisce dei modelli di intervento formidabili. Sono convinto che siano preziosi anche oggi, quando le mani alzate nella disponibilità non sono proprio tante e quando si affaccia la tentazione di pescare ad occhi chiusi, sotto l’urgenza della crisi.
Questa pagina, con le note di esperienza personale che seguono, io la vorrei scritta a caratteri grossi nelle pareti di ogni istituzione formativa e nei cuori di ogni responsabile.

L’esperienza dello Spirito nella trama della cultura

Di fronte alla disponibilità di troppe persone per occupare un solo posto, Pietro si pone lui in prima persona e cerca lui, nella fatica della riflessione e nell’esercizio della sua autorità carismatica, di fare ordine. Non sceglie la strada più semplice… quella a cui spesso facciamo riferimento quando ci pesa troppo la fatica di pensare e progettare. Chi invoca lo Spirito per affidare tutto ciecamente alla sua opera, dimentica due fatti che l’esperienza della condivisione di vita con Gesù aveva fatto diventare ormai patrimonio, forse non ancora riflesso, di Pietro.
Il primo grande fatto è quello di cui, poche pagine avanti, riferisce lo stesso libro. Siamo già nello Spirito. Esso ci permea e ci trasforma dal di dentro: Voi [...] vi lasciate guidare dallo Spirito, perché lo Spirito di Dio abita in voi (Rom 8, 5). Per lo Spirito siamo nuovi e operiamo ormai in una qualità di vita nuova. Lo Spirito è da riconoscere e da fasciar operare… prima ancora di invocarlo e chiederne la presenza. Lo ripete continuamente Paolo, che di questa novità insperata diventa il testimone raffinato. Lo dice molto bene una riflessione di K. Rahner, a cui devo moltissimo della mia spiritualità: “Il devoto ingenuo di tutti i giorni, per lo più, non avrà qui nessuna grave difficoltà e neppure deve essere turbato in questa sua spregiudicatezza. Egli ha l’impressione che in una tale scelta Dio gli ‘dica’ quale oggetto debba scegliere tra i tanti possibili, che lo ‘illumini’ e lo ‘ispiri’, in modo che sappia chiaramente quale sia concretamente la ‘volontà di Dio’. Ma questo non può essere accettato, in via normale: ci si può immaginare che questa determinazione dell’oggetto di scelta, hic et nunc giusto, non avvenga mediante un intervento puntiforme di Dio. Questa sarebbe infatti una vera e propria rivelazione privata La teologia non ammette rivelazioni nuove, neppure nelle decisioni supreme che si devono prendere nella vita della Chiesa. La riflessione teologica dà oggi questa risposta: la determinazione della decisione esistenziale è resa possibile dalla sintesi, realizzata nel profondo di ogni persona aperta e disponibile alla verità e alla autenticità, tra l’esperienza trascendentale dello Spirito e l’incontro con l’oggetto categoriale, presentato qui-ora alla libertà”.
La seconda parte della citazione ci apre verso la seconda constatazione. La indico con una espressione che tante volte è tornata nelle nostre riflessioni.
L’esperienza dello Spirito non è un influsso di Dio dall’esterno dell’uomo, né comporta il confronto con una proposta, esperimentata in modo riflesso nella propria coscienza. Essa invece consiste nel fatto che Dio si è comunicato tanto intensamente e profondamente all’uomo da essere quella forza misteriosa che ci costituisce persone segnate dalla trascendenza, aperte verso la vita stessa di Dio. L’esperienza dello Spirito è la vita di Dio comunicata all’uomo, attraverso cui si realizza quasi una collaborazione operativa con Dio in ogni gesto della nostra vita.
Quando siamo chiamati a scegliere, come capita di fatto in ogni frammento della nostra esistenza, noi scegliamo nella libertà e responsabilità personale: le nostre sono sempre scelte autonome. Dio sostiene la conoscenza e la libertà dell’uomo fino ad orientare le nostre decisioni verso scelte alla luce di Dio.
La libertà personale non viene soffocata, ma potenziata: questo è il bello di una presenza intimissima e misteriosa come è quella di Dio nella nostra vita. Proprio perché restiamo fondati nella libertà e nella responsabilità, abbiamo ogni giorno incombente la possibilità triste del tradimento e del peccato.
Questa presenza di Dio, intensa e misteriosa, è l’esperienza dello Spirito.
Tutto questo diventa più concreto ancora quando Pietro si trova davanti a due candidati, che adeguano pienamente i criteri che lui ha proposto. Deve scegliere… alla pari. A questo punto il riferimento allo Spirito si fa esplicito. Ma… per ascoltare la voce dello Spirito tira la sorte. Un modo davvero strano di lasciarsi guidare dallo Spirito.
È strano per noi che siamo di un’altra cultura e ridiamo di gusto di fronte a chi sceglie giocando ai dadi e attraverso procedure un poco magiche. Non lo era per Pietro, convinto che nel modelli della cultura corrente fosse possibile davvero dar voce allo Spirito.

Criteri per scegliere

Il contributo più alto che la pagina degli “Atti” che stiamo meditando suggerisce a noi, gente che cerca criteri di discernimento vocazionale, proviene da quello che Pietro propone per scegliere tra i candidati.
Il testo va riscritto nella nostra situazione, attivando quella procedura ermeneutica di cui spesso si è parlato.
Pietro ha bisogno di indicare alla comunità apostolica una persona a cui affidare in pieno titolo tutti i compiti che derivano dalla vocazione apostolica. Per organizzare la scelta, propone prima di tutto una specie di criteriologia di base.
Non gli basta constatare che uno dei due è tanto bravo e onesto, da portarsi dietro il soprannome di “Giusto”. La disponibilità vocazionale ha bisogno di qualcosa di più consistente e radicale.
Pietro propone due riferimenti per operare il necessario discernimento vocazionale: la confessione concreta che solo Gesù è il Signore e la capacità di essere gente di speranza sulla forza della resurrezione.
Pietro, prima di tutto, dichiara che il posto lasciato libero da Giuda è per una persona che abbia conosciuto Gesù, abbia camminato con lui fin dall’inizio, sia un testimone sicuro e di prima mano.
Il criterio per noi potrebbe sembrare impossibile. Non si cancellano due mila anni di storia trascorsa. Eppure il suggerimento è davvero serio e impegnativo. Senza condivisione appassionata di una persona e della causa che ha riempito l’esistenza di questa persona, diventiamo impiegati e non apostoli.
Mi sono chiesto cosa significa tutto questo per me, per noi oggi. La risposta è facile, anche se mette in crisi. Noi possiamo tradurre il criterio di Pietro con l’espressione fondamentale: va scelta una persona affascinata dal Signore Gesù, capace di porlo al centro della sua esistenza. Si tratta, in altre parole, di scegliere la nuova responsabilità in Gesù e per Gesù, evidentemente per la causa di Gesù, in fedeltà a quanto i Vangeli dicono di Gesù e della sua esistenza. Non sono ammesse persone che abbiano secondi fini, anche i più nobili dal punto di vista religioso.
Ce n’è da vendere di indicazioni per la gente che viene da una tradizione che tendeva ad accentuare prospettive diverse: l’essere pii e devoti fin da piccoli, la ricerca della salvezza personale dell’anima, il guadagno persino materiale, il posto privilegiato in paradiso e, magari, nel consesso delle genti…
E siamo solo al primo criterio. Il secondo opera un discernimento ancora più radicale.
Pietro dice: il posto di Giuda è per una persona che sia capace di diventare “testimone della resurrezione”.
Essere testimoni della resurrezione significa dichiarare con i fatti che il Crocifisso è il Risorto: colui che era stato distrutto, fino a togliergli persino il volto di uomo nel nome della legge, ha vinto la morte ed è vincitore per tutti. Il testimone della resurrezione è una persona di speranza, che inonda di speranza e di ottimismo, per la potenza di Dio, ogni fatto della vita quotidiana.
Tre elementi si incrociano nella indicazione: la forza della speranza che non arretra di fronte a nulla, il fondamento della speranza (la potenza misteriosa di Dio e non le astuzie, le previsioni, gli appoggi, la forza o le minacce…), la morte come condizione della speranza e “parola penultima” rispetto alla vita.
Pietro mi dice: non possiamo disaggregare queste tre condizioni, perché solo la loro completezza e integrazione nel vissuto di una persona la rendono “adatta” per un impegno apostolico.
Sono convinto che in questa pagina la comunità ecclesiale di oggi può trovare indicazioni preziose per il discernimento e la formazione vocazionale, soprattutto apostolica: per orientare gli evangelizzatori, gli operatori di pastorale, i sacerdoti, i religiosi e le religiose. E può servire a noi, che abbiamo già pronunciato con gioia la nostra decisione, per un serio e approfondito esame di verifica.

Sinodo sui giovani 
Un osservatorio
Commenti. riflessioni, proposte  

logo-SINODO-GIOVANI-colori-295x300

Di animazione,
animatori
e altre questioni
NPG e «animazione culturale»

animatori

Newsletter
Marzo 2018

NL marzo 2018

Newsletter NPG



Ricevi HTML?

invetrina2

Laboratorio
dei talenti 2.0
Una rubrica FOI

rubrica oratorio ridotta

No balconear 
Rubrica ispirata al/dal Papa
 

lostintranslation 1

Sulle spalle... 
dei giganti

giganti

Temi di PU 
(pastorale universitaria)

temi di PU

rubriche

 Il Vangelo
del giorno
(Monastero di Bose)

Lezionario 1

Storia "artistica"
della salvezza 

agnolo bronzino discesa di cristo al limbo 1552 dettaglio2

I cammini 
Una proposta-esperienza
per i giovani
e materiali utili

vie

Bellezza, arte 
e PG
(e lettere dal mondo)

arteepg

Etty Hillesum 
una spiritualità
per i giovani

 Etty

Semi di
spiritualità
Il senso nei frammenti

spighe

 

Lo zibaldone. 
Di tutto un po'
Tra letteratura, arte e pastorale...

zibaldone

Società, giovani 
e ragazzi
Aspetti socio-psico-pedagogici  

ragazziegiovani

Sussidi e materiali 
x l'animatore in gruppo 
 

cassetta

LIVE

Post It

1. Sintesi delle risposte dei vari gruppi linguistici della RIUNIONE PRE-SINODALE e TANTO TANTO ALTRO

2. In allestimento finale il numero di aprile-maggio di NPG

3. On line tutta l'annata 2013 (come promesso, fino a 5 anni fa)

Il numero di NPG 
in corso
Marzo 2018

NPG cover marzo 2018

Progettare PG

progettare

novita

ipad-newspaper-G

NPG: appunti 
per una storia

2010 SDB - NPG Logo 02 XX

Le ANNATE di NPG 
1967-2018 
 

annateNPG

I DOSSIER di NPG 
(dall'ultimo ai primi) 
 

dossier

Le RUBRICHE NPG 
(in ordine alfabetico)
Alcune ancora da completare 
 

Rubriche

Gli AUTORI di NPG
ieri e oggi 

pennapennino

Gli EDITORIALI NPG 
1967-2018 
 

editorialeRIDOTTO

INDICI NPG
50 ANNI
 
Voci tematiche - Autori - Dossier

search

VOCI TEMATICHE 
di NPG
(in ordine alfabetico) 
 

dizionario

I LIBRI di NPG 
Giovani e ragazzi,
educazione, pastorale
 

libriNPG

I «QUADERNI» 
dell'animatore

quaderni

 

Alcuni PERCORSI 
educativo-pastorali in NPG
 

percorsi

I SEMPREVERDI 
I migliori DOSSIER di NPG 
 

vite N1

NOTE'S GRAFFITI 
Materiali di lavoro
con gruppi di ragazzi e adolescenti 
 

medium

webtvpic

SOCIAL AREA

 
socialareaok2 r1_c1_s1 socialareaok2 r1_c2_s1 socialareaok2 r1_c3_s1 socialareaok2 r1_c4_s1

NPG segnala

  il BLOG di
Francesco Macrì

blog

 *****

il SITO di
Margherita Pirri
(autrice della ns colonna sonora)

pirri

Contattaci

Note di pastorale giovanile
via Marsala 42
00185 Roma

Telefono: 06 49 40 442

Fax: 06 44 63 614

Email

MAPPE del SITO 
navigare con una bussola

mappesito 1

PROGRAMMAZIONE
NPG 2018

programmazione 1

LECTIO DIVINA 
o percorsi biblici

lectiodivina 1 

DOTTRINA SOCIALE 
della Chiesa

dottrina 1

LE INTERVISTE: 
PG e...

interviste 1

ENTI CNOS

cospes tgs cnosfap cgs cnosscuola scsOK1 cnossport

SITI AMICI

Salesiani di Don Bosco Figlie di Maria Ausiliatrice editrice elledici università pontificia salesiana Servizio nazionale di pastorale giovanile Movimento Giovanile Salesiano salesitalia Mision Joven Dimensioni Mondo Erre DonBoscoland Scritti di Don Bosco ans bollettino
LogoMGSILE valdocco missioni vis asc exallievi vcdb mor ICC icp ILE ime ine isi