Dalla meta alle aree di un itinerario


Animatore che progetta /5

Domenico Sigalini

(NPG 1992-08-40)


Ormai i nostri eroi sanno giungere a mete precise. Non si lasciano più infilzare su esasperazioni riduttive o su voli pindarici trascendenti, sanno ben esprimere nella meta generale la fede e la vita assieme come comanda il circolo ermeneutico cui sono iscritti.
Per chi non ricordasse, il circolo ermeneutico è una pia fondazione cui devono iscriversi tutti quelli che vogliono fare una seria animazione capace di integrare fede e vita. È garantita a tutti all'atto dell'iscrizione una carriera fulminante tra i giovani, un successo indiscusso sul piano educativo e qualche piccola persecuzione che tutto sommato rende più agognata la meta e dà all'animatore quel tocco di martirio cui da sempre aspira.
Il nostro famoso gruppo che stiamo seguendo ha subito fondato una sessione nella sua parrocchia e per rendere più allettante la proposta anche ai catechisti della parrocchia ha estratto a sorte tra gli iscritti la solita golf.
Lo stemma è un estratto del disegno, privato dalle parole incomprensibili che contiene, che trovate sul n. 10 di NPG del lontano '91 pag. 65 in fondo.
Il tutto è arricchito di volti, maschere e panorami locali.
I vari specialisti si sono stabilizzati e cominciano a fare scuola. In parrocchia c'è un gruppo di psicologi, di sociologi, di antropologi, di biblisti, di ecclesiologi già ampiamente contattati dalle parrocchie vicine per progettare campiscuola, ritiri, due giorni, perfino esercizi spirituali col metodo dell'animazione. Nei dintorni si sono notati volantini intitolati: antropologia della domanda giovanile, sociologia della prassi, psicologia dello stato nascente e frotte di adolescenti incantati a far la fila alle riunioni di gruppo.
Hanno tentato di applicare il metodo anche con le «donne cattoliche» (vecchia aggregazione che si incontra a pulire la chiesa il giovedì pomeriggio, dopo essersi consultate per tre giorni di fila dopo la messa delle 7), ma non hanno avuto da un certo punto di vista risultati brillanti.
Per due settimane infatti la chiesa non è stata spazzata perché le sopraddette donne cattoliche non riuscivano a trovare la meta generale del loro lavoro e il parroco ha intimato agli animatori di sostituirle nel frattempo.

LA META C'È, SI TRATTA ORA DI ATTUARLA

Dopo aver formulato una meta globale, punto di maggior convergenza di un progetto, occorre darle delle gambe, fornirle dei cingoli perché si possa muovere nella vita concreta.
Le idee espresse sopra possono essere belle, la valutazione complessiva del rapporto tra la fede e la vita può essere corretta, il punto di arrivo chiaro, ma è necessario ancora saper distribuire tale grande obiettivo entro le attività concrete di un gruppo o nelle esperienze quotidiane di una persona. La fatidica domanda «come?» che ci assilla dall'inizio di ogni nostra preoccupazione educativa ritorna impellente; ora un po' più corretta perché abbiamo stabilito almeno con chiarezza dove arrivare.
È necessaria però ancora una sospensione, prima di lasciarsi travolgere dal meccanismo degli strumenti che secondo noi dovrebbero aiutare a rispondere al «come»: occorre individuare le aree dell'itinerario.

L'area

Individuare le aree significa distribuire il cammino per gradi. Le aree sono:
* una serie di dimensioni di sviluppo della persona o della stessa vita cristiana;
* livelli qualitativamente diversi di costruzione della personalità, nel nostro caso, credente.
Le aree hanno la pretesa di sminuzzare la meta generale in altrettante piccole mete, che alla fine ci permettono di raggiungerla o per strade diverse e complementari o per interventi consecutivi.
Ciascuna area riprende tutte le altre ed è contenuta nelle altre, così come ognuna si integra nell'insieme. Sono aspetti distinguibili, ma non separabili della persona.
La meta globale quindi si articola in altre piccole mete che stanno alla base di ciascuna area individuata; componendole assieme ci permettono di vedere il cammino in sintesi.

L'obiettivo dell'area

È la proposizione sintetica della meta o obiettivo di secondo livello. È ancora di carattere generale, ma più legato a una precisa dimensione della crescita di una persona.

I movimenti

Sono in pratica le singole tappe da raggiungere nell'itinerario. Li chiamano anche obiettivi di terzo livello; indicano i gradini di una scala o gli anelli di una catena che permettono passo dopo passo di raggiungere la meta; delineano situazioni progressive che sono indice di maturazione verso traguardi più maturi.
Essi non vanno formulati in maniera statica, ma dinamica: nella forma «da... a...», dove il punto di partenza è già un atteggiamento minimale ritenuto come acquisito e il punto di arrivo è una serie di atteggiamenti su cui si vuole puntare. È come se sviluppassimo davanti a noi i vari stadi di una crescita o le situazioni che si creano progressivamente a mano a mano che si superano gli ostacoli nel cammino di una persona verso una meta.

Gli atteggiamenti o competenze

Sono delle capacità di cui bisogna dotarsi che collegano il momento del capire, dell'intelligenza, del vedere che una cosa è da fare, del capire i valori che spingono a uscire da una situazione (momento conoscitivo) al momento produttivo dei gesti e delle azioni concrete coerenti con quanto intuito (comportamenti).
Si chiamano comunemente atteggiamenti; collegano le idee ai fatti, le intuizioni ai gesti; si chiamano anche competenze proprio perché sono sbilanciate ancora su una dimensione interiore che nel suo concretizzarsi diventa abilità.
I comportamenti senza atteggiamenti sono fasci di gesti non motivati che rischiano di non far mai maturare una persona o di renderla sempre succube della situazione nuova che si crea. L'atteggiamento invece, essendo una dimensione interiore, vede il nuovo e inventa con sicurezza il comportamento necessario.

Le esperienze/contenuti

I contenuti sono le idee che fanno da supporto alle competenze, solo che devono nascere dalle esperienze sulle quali si riflette.
Esperienza non è un qualsiasi fare, una qualsiasi cosa concreta. Perché una attività sia un'esperienza ha bisogno di essere vissuta, riflettuta e ricompresa in forma nuova e più profonda. Fanno parte della vita, vengono vissute con gli altri e con loro rilette. Hanno un'ampiezza maggiore delle attività, che ne sono solo gli elementi. L'esperienza non è la pura somma delle attività, ma anche la loro risonanza profonda e la carica di novità verso cui orientano la vita.

Gli interventi/strumenti

Per compiere esperienze si devono avere i piedi per terra, occorre vederle concretizzate in un luogo, con delle persone, con dei tempi e ritmi adatti: iniziative, programmazioni, tecniche, proposte esplicite di contenuti, responsabilità, momenti, lavori di gruppo, riflessioni, testi di preghiere, simboli espressivi...

UN'ESPERIENZA

Per essere comprensibili proviamoci a seguire un esempio.
Prendiamo un itinerario sulla carità, quello che ci eravamo dati per compito la volta scorsa. Quanto segue è stato elaborato in un corso per animatori, rivisto da un gruppo di preti giovani e risistemato in seguito da me.
La meta generale è stata costruita dopo aver seguito lo schema precedente ormai noto a tutti (cf NPG/10 del '91).

Meta generale

Aiutare l'adolescente a scoprire nell'intenso tessuto di relazioni che stabilisce con gli altri che la giovinezza si fa sempre più autentica e che la vita diventa sempre più piena se diventa dono e se impara a tenere il cuore aperto a tutti senza distinzione: amici, poveri, vicini, lontani, di razza o di religione diversa,
fino ad incontrare in ogni uomo Gesù, il Signore della vita,
a imitarlo nella sua decisione radicale di donarsi fino alla morte e
a incontrarlo e a celebrarlo nella comunità degli uomini.
Ed ecco come può essere distribuito per aree.

Le aree dell'itinerario

1. Area dell'identità personale: educazione della domanda
Aiutare l'adolescente a maturare una visione positiva di sé e degli altri per passare dal suo bisogno di sicurezza alla capacità di vivere per gli altri.

Quale maturità umana e affettiva è necessaria perché un adolescente possa decentrarsi e maturare la vita come dono? che risonanza interiore deve avere?
Che passaggi deve compiere?
Quali atteggiamenti deve costruirsi?
Si tratta di descrivere una serie di movimenti sviluppati da esperienze, contenuti, atteggiamenti che permettono di raggiungere la meta facendo perno sulla propria identità personale.
Ci sono problemi di identità da affrontare, esiste un «chi sono» che sta alla base di ogni scelta di carità, che è riscritto in termini di carità, che motiva ogni attività e opera pastorale. C'è una risonanza interiore, una maturità umana e affettiva che a partire dall'analisi fatta deve svilupparsi armonicamente nella vita personale. Da qui deve emergere una persona entusiasta, contenta, che sprigiona, pur nella fatica e nell'esperienza del limite, la passione per la comunione con i più poveri.

2. Area dell'incontro con Cristo
Favorire l'apertura-incontro con la figura di Gesù, esperimentato come affascinante esempio di uomo riuscito nel dono totale di sé e forza irresistibile di amore.

Come Gesù può diventare il determinante della sua vita di relazione? Quali elementi dell'esperienza umano-divina di Gesù sono capaci di favorire l'uscita da sé, la gioiosa donazione, una concezione aperta della vita?
Quali passaggi obbligati del rapporto con Lui si rendono necessari?
Si tratta di rispondere alla domanda: che cammino (itinerario) devo fare perché Gesù diventi il centro che motiva i miei rapporti con gli altri? Quali movimenti, competenze, contenuti di riflessione, fatti sostengono un serio confronto con Gesù su tutta la gamma delle esperienze personali e di rapporto d'amore con gli altri, soprattutto con i più poveri? Che significa dire che Gesù diventa il partner privilegiato di una relazione d'amore che mi apre alla dedizione senza riserve in ogni campo della vita? Che cosa significa che Gesù è l'assoluto dei miei affetti, il terminal dell'offerta della mia esistenza?

3. Area dell'appartenenza ecclesiale
Costruire capacità di vita di gruppo come tessuto di rapporti di amicizia che si apre progressivamente a tutta la comunità e al mondo, che celebra e esprime calibrate esperienze di servizio.

Come si passa da sé al gruppo, dal gruppo alla Chiesa, dalla Chiesa al mondo? Come si può crescere nel servizio concreto e nel mantenere una risonanza di esperienza interiore? Come si può arrivare a celebrare nell'Eucaristia e nella vita sacramentale la gioia di una vita donata? Quali passi compiere? Quali atteggiamenti, conoscenze e esperienze concrete?
Devo maturare una vita ecclesiale piena. Quali sono i gradini che devo percorrere a partire dalla mia situazione o dalla situazione descritta? Che cosa è la comunità cristiana per me? Cos'è ciò che gli uomini di oggi si aspettano da me? Che posto occupa nella mia vita di tutti i giorni l'incontro con Cristo nella Chiesa?

4. Area della vita come vocazione
Delineare un progetto personale di vita aperta a tutti, che si porta dentro una insopprimibile volontà di dono, una impostazione del proprio tempo e delle proprie aspirazioni sbilanciata sui bisogni dell'umanità, che proclama che la vera gioia sta nel donarsi per amore, che si guadagna la vita solo quando si è disposti a perderla.

Quali passi si devono compiere per fare un progetto di vita orientato all'amore? Che resistenze bisogna superare? Quali esperienze proporre?
Che atteggiamenti favorire?
La carità non si esaurisce all'interno della vita ecclesiale, ma ha il respiro del mondo. Già si serve il mondo quando si lavora nella Chiesa, ma forse è necessario scoprire quelle componenti di condivisione nei confronti di ogni uomo, di ogni istituzione, quella dimensione di cittadino che ci fa camminare nella stessa barca di tutti gli uomini per chiarire e approfondire alcuni passi particolari, adatti all'età, all'inserimento attuale nella vita della società. Per qualcuno più maturo può essere il rapporto con l'economia, con le istituzioni, con le culture, con i lontani perché siano accolti e ascoltati nello spirito di una comune ricerca della solidarietà.
Mi rendo conto che se uno legge di fila gli obiettivi delle tappe, non solo trova troppo frammentato il discorso, ma forse vi coglie anche un esasperato schematismo: sembra un libro di matematica, non la proposta di un cammino. Infatti un ulteriore lavoro da compiere è di riscrivere le mete, sia quella generale che quella delle aree dell'itinerario, in linguaggio corrente, con un metodo narrativo-discorsivo così da potersi far capire.
Provo a sviluppare in termini discorsivi la meta generale di cui sopra e graficamente la poniamo accanto per poterne capire il metodo (vedi allegato).
Al nostro lavoro ora mancano le concretizzazioni; occorre ora, come si diceva sopra, proporre atteggiamenti da seguire, inventare strumenti adatti, costruire riunioni di gruppo, proporre esperienze, attività, approfondimenti culturali. Sarà il compito del prossimo lavoro.
Provati col tuo gruppo a sviluppare in aree la meta dell'itinerario vocazionale presentato nell'articolo precedente.