Catechesi dei preadolescenti in un progetto diocesano di pastorale

Inserito in NPG annata 1991.


Giampiero Fasani

(NPG 1991-10-54)

 

Oggi è difficilmente concepibile una catechesi rivolta ai preadolescenti distaccata da un contesto educativo più generale. La catechesi è solo un momento d'un più ampio progetto educativo che vede coinvolti sacerdoti, catechisti, animatori, genitori: tutti nella comunità.
Fuori da un contesto educativo così ampio il momento catechistico rischia l'insignificanza e la sterilità, tanta fatica e tante forze occupate per un risultato quasi nullo.
Ci ricorda il Documento Base che la catechesi è opera di educazione globale (cf RdC 30).
Questo impegno di globalità non può essere assolto in quel breve incontro settimanale con i ragazzi. Ci deve essere un continuo coinvolgimento educativo nella comunità nella quale sono inseriti.

DESTINATARI

La preadolescenza sta diventando un'età sempre più importante per quanto riguarda la pastorale. Nella realtà sociale di oggi l'inizio della «crisi» religiosa si è abbassato nell'età delle medie.
È questo il momento della vita che è chiamato a mettere in movimento tutti quei fenomeni che permetteranno poi al giovane e all'adulto o di acquisire definitivamente il senso di appartenenza alla comunità cristiana, condividendone i valori, o di incamminarsi per altre strade perdendo completamente o in parte i contatti con essa.
Si è sempre più coscienti che la preadolescenza è un'età della vita con problematiche e caratteristiche proprie, non è più vista solo come un'età di transizione dalla fanciullezza all'adolescenza. Non si può più, perciò, pensare ad un semplice «itinerario di perseveranza» in attesa che passi il «momento critico» per poi fare un vero cammino di fede.
Ogni comunità cristiana, guidata dallo Spirito del Signore, è chiamata ad evangelizzare tutta la vita, dicendo in maniera significativa il vangelo nelle varie lingue compresa quella dei preadolescenti.
Per la prima volta il preadolescente sente la gioia e il peso di prendere in mano personalmente la propria vita. È per lui una novità che crea contrasto con quanti hanno cercato di proporgli il cammino fino a questo momento. In questa nuova situazione la comunità cristiana fatica ad accompagnare il suo cammino con serenità e fiducia. Eppure dovrebbe imparare a guardare con grande simpatia a questo sentimento iniziale spesso confuso e trovare attività, incontri, luoghi e celebrazioni dove ragazzi e ragazze possano «dirsi», occupare il loro posto, sentirsi valorizzati.
È la prima volta che sentono il gusto di essere protagonisti: vogliamo essere attenti alla loro presenza, alla loro voglia di vivere e non mortificarli. Vogliamo far loro posto perché possano essere protagonisti anche nelle nostre comunità, aiutandoli a diventare protagonisti della loro crescita senza consegnarsi nelle mani di altri.

UNA PASTORALE DEI PREADOLESCENTI

Tenendo presente tutte le osservazioni sui destinatari fatte sopra, abbiamo così definito la pastorale dei preadolescenti: mettere in atto un insieme organico di esperienze (di convivenza, di testimonianza, di annuncio, di servizio...), di proposte e di celebrazioni attraverso le quali i preadolescenti siano aiutati a dire un «sì» progressivamente cosciente al loro vivere con Cristo e alla loro appartenenza alla comunità cristiana. Un «sì» sempre più personale, dove Cristo sia sentito sempre più come il grande «amico» e non come un personaggio che è entrato per un periodo e che ora se ne esce per non disturbare più.
In riferimento a questa finalità il servizio che si propone a livello di chiesa locale è quello di:
- aiutare le parrocchie nella formazione e preparazione di catechisti-animatori atti a questo cammino, attraverso incontri di formazione e sussidi che mettiamo a disposizione;
- proporre alcune attività per i ragazzi, perché diventino lo stimolo per costruire tutto il cammino seguendo questa impostazione;
- essere a disposizione di quelle parrocchie che vogliono ritrovarsi per programmare il proprio cammino nella logica di una forte attenzione pastorale al mondo dei preadolescenti.

Dal catechismo per la cresima all'itinerario

Il Centro diocesano di pastorale dei preadolescenti di Verona, in comunione con l'Ufficio catechistico, propone che il cammino catechistico da percorrere con i ragazzi delle medie sia fatto «ad itinerario».
Vuole perciò essere un cammino graduale per tappe di maturazione della fede. Questo cammino deve avere alcune caratteristiche portanti:
- non può essere legato solo alla conoscenza del mistero di Dio fatta verbalmente;
- deve nutrirsi costantemente della Parola di Dio con la quale il ragazzo prende sempre più confidenza e riuscire a confrontare la sua esperienza di vita con quella di Gesù;
- si apre alla celebrazione dei sacramenti, ma non è finalizzato ad essa; il momento sacramentale è una tappa del cammino da percorrere;
- è attento al servizio della comunità sapendo portare in essa i servizi che sono propri dei ragazzi delle medie;
- valorizza la presenza dei ragazzi come gruppo e come singoli, riconoscendo in essi i carismi che sono già presenti;
- è attento alla dimensione liturgica, valorizzando i tempi forti dell'avvento e della quaresima;
- è capace di coinvolgere nel cammino dei preadolescenti tutta la comunità con gesti significativi che vedono protagonista la comunità nell'accogliere i ragazzi e i ragazzi nel presentarsi ad essa.
Il cammino è caratterizzato da tappe che coinvolgono le comunità parrocchiali; tappe che sono già previste nell'itinerario e che servono per stimolare un ulteriore passo in avanti dei preadolescenti per saper esprimere in modo sempre più personale la loro fede.

Un cammino a tappe per coinvolgere la comunità

Le tappe di coinvolgimento della comunità sono le seguenti.
- Iscrizione e presentazione alla comunità: è il momento iniziale del cammino dei preadolescenti; si richiede loro l'impegno a mettersi in cammino; a rendersi disponibili a percorrere il cammino in «cordata» con il proprio gruppo. Chi accetta domanda di entrare in cordata con gli altri. L'accettazione al cammino viene confermata con la presentazione alla comunità, perché tutti sappiano che essi sono in viaggio e seguano il loro cammino.
- Consegna del vangelo: il cammino
non può essere fatto a caso, ci si muove seguendo le indicazioni che «l'amico» Gesù ci ha dato. Egli è venuto nel mondo per indicarci il cammino da percorrere; con Lui scopriamo quale meta vogliamo raggiungere e quale strada seguire.
È importante scoprire che di questa guida ci si può realmente fidare. La consegna del vangelo è il momento di partenza della tappa che ci porterà a conoscere il Signore e a incontrarlo sulla strada da percorrere.
- Consegna del credo: il cammino
non è esente da difficoltà, da dubbi, da incertezze. C'è bisogno di sostare e rinvigorire le nostre scelte, la comunità può esserci accanto in questo; molti
hanno già percorso la nostra strada, ora possono dire a noi le loro certezze, possono raccontarci il cammino che hanno fatto. Nel momento in cui ci si siede ad ascoltare la comunità, viene consegnato il «credo»; è la fede di chi ci ha preceduto che viene raccontata per dare certezze nuove al preadolescente spesso incerto nelle sue scelte e dubbioso sulle sicurezze raggiunte.
- Consegna del «padre nostro»: nel cammino è facile anche mettere i piedi in fallo, sbagliare il passo, c'è sempre qualche cosa che può farci staccare dalla cordata. La consegna del «padre nostro» vuole essere il momento in cui si presenta un Dio attento e accogliente, un Dio che non ci allontana ma ci accoglie, accetta che noi ci rimettiamo in cammino con tutti gli altri, nonostante gli sbagli fatti. È un momento di fiducia in Dio.
- Consegna della «legge nuova»: l'incontro con un Gesù «amico» ci fa conoscere i segreti del nostro cammino, ci rivela il modo di essere protagonisti e riuscire a realizzare il cammino. È un invito ai preadolescenti perché sappiano intessere con Gesù rapporti di vera amicizia, di ascolto, di fedeltà. È l'invito a scegliere la voce di Gesù in mezzo a tutte le altre voci che ci chiamano e ci parlano spesso in modo più forte della voce di Gesù.
- Celebrazione della confermazione.
- Festa del «passaggio»: diventa la riconsegna del credo da parte dei preadolescenti e l'accompagnamento verso una nuova parte di cammino che va oltre la preadolescenza; è l'incontro con altre persone disponibili ad accompagnarli per un nuovo pezzo di strada.

DALL'ITINERARIO CATECHISTICO ALLA PASTORALE «AD ORCHESTRA»

Accanto a tutte queste attività direttamente collegate al cammino catechistico c'è una continua attenzione ad allargare il cerchio del servizio pastorale. Per un preadolescente di oggi il semplice incontro settimanale di catechismo è inefficace, perché si perde nella confusione di mille altre proposte che lo raggiungono.
Egli ha perciò bisogno di una serie di altri interventi ben «orchestrati» che lo coinvolgano nei vari aspetti della sua personalità. Deve sentirsi immerso in una comunità che lo accoglie, che sa rendere viva la sua presenza, che fa crescere con il suo aiuto. Egli deve sentirsi veramente a suo agio, deve scoprire il suo posto nella comunità di cui fa parte.
Ha bisogno non di un solo «strumento», catechista o sacerdote, ma di una «intera orchestra», la comunità, che «suoni» il Vangelo.
Il problema è quello di avere la fantasia creativa sufficiente a creare una comunità che sappia vivere e testimoniare reciprocamente la fede.
Il primo passo può essere quello di trovare dei momenti forti comuni di tutta la comunità, dove tutti sanno sentirsi solidali del cammino che stanno facendo gli altri. Una comunità che sa guardare con fiducia e spirito di accoglienza a tutti.
Per questo si rivelano utili dei momenti comunitari a livello di contenuti e di segni da vivere, almeno nel momento liturgico.
La nostra chiesa locale ha fatto la scelta dai momenti forti dell'avvento/ natale e quaresima/pasqua. Momenti nei quali tutta la comunità cresce attorno alle stesse tematiche dette con i linguaggi appropriati ad ogni età. Queste tematiche vengono riprese anche nella liturgia domenicale, come contenuti e come segni, perché ognuno possa sentire che la celebrazione è il frutto del cammino fatto e provoca la crescita dell'intera comunità.

Dal libro al ragazzo

Il ragazzo è la prima legge: il preadolescente con la sua vita e i suoi problemi viene sempre al primo posto. È da lui che bisogna partire, altrimenti il vangelo gli risulterà estraneo. È necessario prendere sul serio la sua vita come luogo in cui lo Spirito è già presente ed operante, non è possibile considerarlo solo un ricevente; troppi gli parlano, tanti cercano di insegnarli cose, di fargli fare delle scelte. È importante che il rapporto con la comunità di fede non sia solo passivo, ma sappia provocare risposte personali e vive; il preadolescente deve essere aiutato a chiamare in causa tutta la sua persona nella risposta da dare, lui deve sperimentare l'incontro con un «amico» e non la conoscenza di un libro o di un personaggio storico soltanto.
Questa attenzione alla personalità del ragazzo porta alla consapevolezza che il preadolescente ha bisogno di una pastorale che vada dal «fare» al «riflettere»; di avere a disposizione un ambiente di esercizio nel quale può vivere e vedere vissuti i valori che incomincia a chiamare per nome.