Riflessione di un gruppo dell'UCN a cura di Simone Giusti

(NPG 1991-08-68)


Il presente contributo cercherà di mettere in evidenza come all'interno dell'Ufficio Catechistico Nazionale, che vuol essere un gruppo capace di recepire e rilanciare quanto sta maturando a livello di autocoscienza ecclesiale a proposito dell'evangelizzazione delle nuove generazioni in particolare, sia cresciuta di molto la consapevolezza attorno all'educativo quale mediazione dell'azione pastorale e catechistica.
Le considerazioni offerte sono di uno che, per vari motivi e a vario titolo, ha avuto modo di seguire, quando all'interno e quando dall'esterno, un cammino di gruppo segnato dall'esplicitarsi dell'attenzione all'educativo nella promozione di una catechesi in prospettiva missionaria all'interno di una riflessione sulla pastorale organica della comunità cristiana.
Questo tipo di riflessione può inoltre introdurre la recezione dell'ultimo documento dell'Ufficio nazionale dal titolo «Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti» (CEI 1991).

L'ESPLICITARSI DI UN'ATTENZIONE

L'attenzione all'educativo e alla pastorale nella catechesi non è una scoperta di oggi, ma già venti anni fa era molto presente e ispirava il Documento Base sul rinnovamento della catechesi.
È stata quindi un'attenzione sempre presente, che però solo alla fine degli anni '80 si è esplicitata e fatta linea di pastorale catechistica di tutta la Chiesa che è in Italia.

I motivi dell'esplicitazione

Penso sia interessante ricercare le motivazioni che hanno condotto la Chiesa italiana anche nelle sue espressioni più autorevoli a compiere delle precise scelte di pastorale catechistica, riflettendo in primo luogo su documenti dell'episcopato e poi sui testi dell'UCN.
Richiamiamo in primo luogo la parola dei Vescovi.
«Siamo in presenza di un cambiamento complesso e di vaste proporzioni, che si ripercuote nelle esperienze di fede e nella situazione ecclesiale, tale da richiedere quasi una nuova implantatio evangelica.
Assistiamo al tempo stesso al diffondersi di un soggettivismo della fede, che porta a selezionare i contenuti, a relativizzare l'adesione alla Chiesa, a privilegiare l'emotività.
Né va disatteso l'affermarsi di una cultura scientista, insensibile ai valori religiosi, a cui si accompagnano materialismo e consumismo, che soffocano le aspirazioni interiori e fiaccano la coscienza.
L'introduzione di nuovi modelli di comunicazione e di linguaggio, senza un'adeguata coscienza critica, rischia poi di compromettere la dignità e la libertà della persona.
Pressanti domande alla catechesi emergono altresì dai cambiamenti che toccano i valori e i comportamenti morali sia sul piano individuale che su quello familiare e sociale (...).
La gravità e l'urgenza di tali problemi chiamano direttamente in causa la comunità ecclesiale nel suo specifico ruolo missionario.
Si impone una nuova capacità di progetto che offra un efficace campo di accoglienza e di attuazione alle opzioni catechistiche e pastorali del Documento Base.
Esso guida la comunità a prendere coscienza che la catechesi, mentre mantiene un suo ambito specifico di azione, non deve essere isolata nel cammino pastorale, ma inserita in un piano organico.
Tale piano, che ogni comunità deve darsi, comprende in una visione globale lo sviluppo unitario della pastorale catechistica, liturgica, caritativa (...).
Giova ricordare che la catechesi non assomma in sé tutto il compito di educazione alla fede e alla vita cristiana dei fedeli.
Deve apparire chiaro che essa è una tappa specifica e ben caratterizzata del processo di evangelizzazione globale della Chiesa».[1]
Da queste affermazioni emerge che la catechesi per le giovani generazioni è chiamata ad aprirsi all'educativo e a ben connettersi con la pastorale, prima di tutto perché la catechesi non assomma in sé tutto il compito di educazione alla fede e alla vita cristiana dei fedeli, e in secondo luogo per le sfide nuove a cui la Chiesa e in particolare la catechesi è oggi chiamata a rispondere.

La denuncia di una conclusione

Al primo Convegno nazionale dei catechisti (23-25 aprile 1988), parlando del processo formativo dell'IC, fu sottolineata questa grave situazione: «Stando alle segnalazioni che in tutta Italia pervengono all'Ufficio Catechistico Nazionale, risulta esservi un punto nero nella pastorale catechistica che preoccupa i nostri pastori: è la crisi del post-cresima.
La cura dei fanciulli per la loro crescita nella fede raramente è stata tanto assidua ed intensa come in questi due decenni. La partecipazione dei ragazzi all'itinerario a tipo catecumenale per prepararsi al sacramento della confermazione registra un'altissima frequenza. Come si spiega che ricevuto il sacramento precipiti quasi verticalmente la partecipazione dei ragazzi al giorno del Signore?
Sembra che la celebrazione della cresima equivalga ad un foglio di congedo. Tutto questo non può non porci interrogativi».
È perché la cultura di oggi avvolge i ragazzi di questa età in un vortice irresistibile di seduzioni contrarie alla parola?
È perché gli adulti che dovrebbero essere i garanti della loro fede sono già essi stessi in balia di questa radicale scristianizzazione?
Sono forse gli stessi catechismi, ancora insufficientemente dotati di quella incarnazione della fede nella vita?
Oppure è ancora insufficientemente incisiva la comunicazione del messaggio da parte dei catechisti per non avere ancora approfondito essi stessi, personalmente, la forza della parola per darne una più viva testimonianza?
Domande inquietanti su una realtà molto preoccupante: l'abbandono di moltissimi ragazzi dopo la celebrazione del sacramento della cresima. Questa realtà è sotto gli occhi di tutti, e giustamente è stato affermato che il vero problema non è il post-cresima ma il pre-cresima, ovvero l'azione educativa verso le giovani generazioni della comunità parrocchiale e in particolar luogo il cosiddetto catechismo parrocchiale ancora in lunga misura attento alla dottrina ma pochissimo alla persona, preoccupato di scolarizzare (classi, maestre, catechisti, registri, presenze) più che di personalizzare un cammino di fede, legato ai capitoli di un testo più che organico ad un preciso e ben contestualizzato progetto educativo della Chiesa locale e della comunità parrocchiale.

L'ATTENZIONE AI PROCESSI EDUCATIVI NELL'INIZIAZIONE CRISTIANA

Se preoccupanti sono le sfide poste oggi alla Chiesa e in special modo alla catechesi, se inquietante è il «punto nero» della pastorale catechistica, incoraggianti per le prospettive aperte e cariche di speranze per gli sviluppi positivi sono le indicazioni date dai Vescovi per una catechesi missionaria. Affermano al n. 7 della «Lettera per la riconsegna del RdC»: «É certo che la catechesi nel contesto fortemente secolarizzato della nostra società deve assumere un taglio più marcatamente missionario, rafforzando un cammino di fede adulto, che conduca il credente a maturare una chiara coscienza di verità, capace di guidare e sorreggere impegni morali conseguenti, per la vita.
Come può fare questo la catechesi, se non tiene conto delle reali situazioni ed esigenze di fede assai diverse dei soggetti?
Da qui la necessità di avviare itinerari di fede sistematici e differenziati, non accontentandosi di incontri occasionali o di massa, ma puntando su progetti educativi e catechistici più personalizzati.
Abbiamo così necessità di promuovere nelle nostre comunità un'organica struttura pastorale di evangelizzazione che comprenda:
- itinerari di catechesi, che a partire dall'annuncio fondamentale della parola di Dio conducano coloro che sono ancora alle soglie della fede o ab bisognano di una rinnovata riscoperta del loro battesimo, all'adesione globale a Gesù Cristo e al conseguente impegno di vita cristiana. Punto di riferimento per questi itinerari di tipo catecumenale è il rito per l'iniziazione cristiana degli adulti;
- itinerari di catechesi differenziati per l'iniziazione alla vita cristiana e ai sacramenti del battesimo, della cresima e dell'eucaristia; per la crescita e la maturazione nella fede particolarmente nell'età della adolescenza-giovinezza e per la specifica preparazione al sacramento del matrimonio; per la formazione sistematica e permanente del cristiano adulto nella Chiesa».
Commentando questo brano della «Lettera» dei vescovi, il direttore dell'UCN ha affermato, introducendo un apposito Seminario di studio sull'iniziazione cristiana: «Se teniamo conto della spinta di rinnovamento pastorale della catechesi che sollecita uno stretto legame di ogni atto catechistico con la liturgia, la carità e la vita di comunità, e insieme ancora di una figura di catechista - accompagnatore, educatore dell'uomo e di tutto l'uomo nella fede e nella vita - allora ci rendiamo conto di quali prospettive nuove si aprono in ordine al problema che stiamo qui trattando, quello dell'iniziazione cristiana.
Non basta certo etichettare come itinerari differenziato di educazione alla fede o di espressione di comunità un qualsiasi cammino catechistico: occorre seriamente, una volta accettati i princìpi sopra esposti, chiedersi in concreto quali modelli, vie e modi siano da privilegiare per favorire l'acquisizione pastorale di tali princìpi».
A queste domande ha risposto una ricerca dell'UCN con l'ACR che ha condotto all'individuazione di prime linee di pastorale catechistica che, recuperando pienamente l'esigenza dei progetti educativi e catechistici più personalizzati, ha fornito le seguenti indicazioni.[2]

UN PROGETTO CON ITINERARI DIFFERENZIATI DI CATECHESI DEI RAGAZZI

L'iniziazione cristiana dei ragazzi è opera della comunità. Non sono, pertanto, ammissibili deleghe né ad alcuni operatori, né, meno ancora, a movimenti e ad associazioni. Ogni comunità parrocchiale deve farsi carico di definire concretamente un progetto e di sostenerlo efficacemente. Tale progetto dovrà essere una proposta globale ed unitaria: deve abbracciare la iniziazione cristiana nella sua totalità, dalla preparazione dei genitori al battesimo dei figli, alla conclusione del cammino iniziatico; deve definire le tappe fondamentali, precisare operativamente tutti gli elementi costitutivi dell'itinerario e rivolgersi a tutti i ragazzi della parrocchia; prevedere iniziative e momenti forti comuni a tutti gli iniziandi.
Soprattutto nelle comunità parrocchiali più grandi potrebbe essere pastoralmente vantaggioso prevedere all'interno dell'unico progetto globale la possibilità di differenziati itinerari di catechesi per ragazzi. Una simile possibilità avrebbe il vantaggio di meglio rispettare sensibilità, interessi e condizioni spirituali dei diversi soggetti; potrebbe garantire un approfondimento più serio ed organico della fede dei ragazzi, evitando quella pluralità di esperienze catechistiche talvolta ripetitive o superficiali; soprattutto potrebbe essere una occasione per arricchire e vivacizzare la stessa pastorale.
Si potranno, però, prevedere differenziati itinerari catechistici solo ad alcune condizioni.
Dovranno essere i responsabili della pastorale parrocchiale a:
- giudicare la validità e serietà dell'itinerario di catechesi;
- decidere, in linea con le scelte della propria Chiesa locale, se accogliere la proposta di fede di un determinato movimento o associazione come possibile itinerario di catechesi;
- valutare la maturità e competenza del catechista o animatore del gruppo;
- definire per tutti i catechisti o animatori della parrocchia comuni incontri di formazione, di confronto, di verifica.
Un unico progetto globale per l'iniziazione cristiana, possibilità di differenziati itinerari di catechesi per i ragazzi, stanno ad indicare che gli itinerari di catechesi ufficiali delle Chiese locali che sono in Italia, ovvero i nuovi catechismi per ragazzi, necessitano di essere inseriti all'interno di un progetto globale, dato che, come a tutti è noto, la pastorale dei ragazzi è segnata in Italia dall'esperienza dell'iniziazione cristiana. Questo progetto globale non dovrà essere né anonimo né massificante ma personalizzato, e per questo necessita di itinerari catechistici differenziati.
Essi dovranno farsi molto attenti alle concrete persone che percorrono l'itinerario di fede; ciò implica, come già accennato, la loro differenziazione secondo le età, le condizioni spirituali dei destinatari (che può giungere alla massima differenziazione di non aver ricevuto il battesimo o l'annuncio di fede), le condizioni fisiche (handicap, malattia...).
Inoltre gli itinerari potranno differenziarsi in ragione delle particolari modalità con cui intervengono nell'educazione alla fede i diversi educatori o i diversi ambienti educativi: la famiglia (genitori), parrocchia (catechisti), associazioni (educatori)... e a riguardo pure di specifici contesti sociali e geografici: rurale, cittadino, secolarizzato...
Questi itinerari catechistici differenziati potranno essere promossi direttamente da singole chiese locali o comunità parrocchiali, oppure accolti da Chiese locali e da comunità parrocchiali quando proposti da associazioni. Si potrà arricchire così, ad esempio, un itinerario catechistico parrocchiale di tutta la ricchezza di cui è portatore il progetto educativo dell'ACI e in particolare dell'ACR.
Sarà pertanto necessario poi, all'interno di ogni comunità parrocchiale, una programmazione degli itinerari in base ad una attenta analisi della situazione, analisi mirata a cogliere le sfide che la situazione locale pone alle finalità della catechesi, per poi precisare mete per rispondere ai bisogni di crescita e di salvezza individuati, per indicare gli obiettivi ordinati al raggiungimento delle mete (progressione), per la scelta delle metodologie funzionali al raggiungimento degli obiettivi e congruenti con la natura della catechesi, per la determinazione delle modalità di verifica e di valutazione, ai fini della eventuale riformulazione degli itinerari.
Particolare importanza assume, alla luce degli elementi sopra ricordati, la figura dei catechisti che accompagnano un itinerario di iniziazione cristiana. A loro, insieme a una matura espe rienza umana e cristiana, è richiesta una particolare coscienza-esperienza ecclesiale e una competenza nella pedagogia della fede. Le comunità ecclesiali devono assumersi con responsabilità il compito di formare i catechisti dell'iniziazione cristiana.

Nell'itinerario di iniziazione cristiana il catechista è il pedagogo della fede

Già il Documento Base e il progetto catechistico nazionale affermavano la necessità che il catechista non fosse solo un insegnante, ma avesse una precisa competenza nella pedagogia della fede; queste qualità sono state ribadite con vigore nel primo Convegno nazionale di catechisti dell'88 e riproposte con forza nella Lettera per la riconsegna, dove si dice che essi sono chiamati ad essere testimoni, segni visibili, mediante la vita, del messaggio che propongono, maestri che fanno percepire e capire, per quanto è possibile, la realtà di Dio che si rivela, educatori che mirano, nell'esercizio della loro missione, al pieno sviluppo della personalità cristiana dei fedeli.
La missione che i catechisti sono oggi chiamati ad assolvere in un tempo di secolarizzazione e, specie nei grossi centri, di scristianizzazione, esige che essi siano educatori dell'uomo e di tutto l'uomo nella fede e nella vita cristiana, accompagnatori dei ragazzi, attenti alla loro vita ed esigenze.
È questo un tratto meno nuovo del catechista; già molto in passato si era detto del catechista-educatore e dell'educatore-catechista, ma è certamente il più dimenticato a tutto vantaggio della dimensione dell'insegnante e di un certo tipo di insegnante nozionistico. pertanto l'aspetto sul quale occorrerà insistere e lavorare di più, soprattutto all'interno degli itinerari organici e sistematici per la formazione a diventare «catechisti» che le diocesi stanno allestendo o propongono da anni.


NOTE

[1] CEI Lettera per la riconsegna del «Documento Base per il RdC» n. 5-6 1988.
[2] Cf Atti Seminario di studio sull'IC, Notiziario UCN n. 7/89, p. 518-519.