Dichiarazione di Barcellona

(NPG 1991-08-42)


Oggi più che mai la città, piccola o grande, dispone di numerose possibilità educative: ha in se stessa elementi importanti per la formazione integrale.
La città educativa è una città con una sua personalità, inserita nel Paese in cui si trova. Pertanto la sua identità è dipendente da quella del territorio di cui fa parte. È anche una città che non è chiusa in se stessa, ma che mantiene rapporti con ciò che la circonda, con gli altri centri urbani del suo territorio e con le città di altri Paesi, al fine di favorire-promuovere l'apprendimento, lo scambio e dunque l'arricchimento della vita dei suoi abitanti.
La città educativa è un sistema complesso in costante evoluzione ed esprimentesi in modi diversi, ma darà sempre una priorità assoluta all'investimento culturale e alla formazione permanente della sua popolazione.
La città sarà educativa quando riconoscerà, eserciterà e svilupperà, egualmente, oltre alle sue funzioni tradizionali (economica, sociale, politica, e di prestazione di servizi), una funzione educativa, nel senso che assumerà un'intenzionalità e una responsabilità nei confronti della formazione, della promozione e dello sviluppo di tutti i suoi abitanti, a partire dai bambini e dai giovani.
Le ragioni che legittimano questa nuova funzione devono essere certo ricercate in motivazioni di ordine sociale, economico e politico, ma anche in quelle di ordine culturale e pedagogico. Ecco la grande sfida del Duemila: «investire» sull'educazione, sulla persona, su ogni cittadino perché sia più capace di esprimere-affermare-sviluppare il proprio potenziale umano, che è fatto di singolarità (costruttività, creatività, responsabilità) e di senso comunitario (dialogicità, discutitività, solidarietà).
Una citta è educativa se elargisce tutto il suo potenziale e ne favorisce la fruizione da parte di tutti i suoi bambini e di tutti i suoi giovani.
Le città rappresentate al Congresso Internazionale delle Città Educative, che ha avuto luogo a Barcellona nel novembre 1990, propongono di raccogliere in una Carta i principi di base che devono configurare il modello educativo di città perché la crescita del bambino e lo sviluppo del giovane non siano lasciati al caso.
La città, infatti, dispone di un ampio ventaglio di iniziative educative di natura, intenzione e responsabilità diverse di istituzioni di educazione formale, di modi d'intervento non formale, di obiettivi educativi prestabiliti, così come di offerte o di esperienze di natura occasionale o di derivazione commerciale. E quantunque queste offerte si presentino nell'insieme in maniera contraddittoria e disuguale, incoraggiano tuttavia l'apprendimento permanente e la conoscenza di nuovi linguaggi, e offrono l'occasione di conoscere il mondo al fine di arricchirsi individualmente e di condividerlo in solidarietà.
Le città educative svilupperanno una collaborazione bilaterale e multilaterale per lo scambio delle esperienze. In uno spirito di solidarietà le città educative si prodigheranno a vicenda in ciò che concerne i progetti di studio e di investimento sia sotto forma di cooperazione diretta che come intermediari degli organismi internazionali.
Pertanto i bambini e i giovani non saranno più protagonisti passivi della vita sociale e dunque della città. La Convenzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1989, che sviluppa e rende obbligatori i principi della Dichiarazione Universale del 1959, ne ha fatto dei cittadini riconoscendone i diritti civili e politici.
Secondo il loro grado di maturità essi possono dunque associarsi e partecipare. Per questa ragione la protezione dei bambini e dei giovani nella città non consiste più solo nel privilegiare la loro condizione, ma anche nel trovare il posto che loro spetta verosimilmente a fianco degli adulti, che considerano come una virtù civile la mutua gratificazione che deve essere alla base della coesistenza fra le generazioni.
In conclusione, si configura un nuovo diritto del cittadino, il diritto alla città educativa. Come passo in questa direzione bisogna ratificare l'impegno che, partendo dalla Convenzione, è stato assunto nel Vertice Mondiale dell'Infanzia che ha avuto luogo a New York nei giorni 29 e 30 del settembre scorso.

PRINCÌPI

1. Tutti i bambini e i giovani della città devono poter godere, in piena libertà ed uguaglianza, dei mezzi e delle opportunità di formazione, di loisir e di sviluppo personale che essa offre. Si dovrà dunque tener conto di tutte le categorie dell'infanzia, ciascuna con i suoi bisogni specifici. Si dovrà promuovere un'educazione intesa a favorire la diversità, la comprensione, la collaborazione e la pace internazionali. Un'educazione che permetta di evitare l'esclusione basata sulla razza, il sesso, la cultura e le altre forme di discriminazione.
Per ciò che concerne la pianificazione e il governo delle città, si prenderanno tutte le misure necessarie per eliminare tutti gli ostacoli di ogni genere, ivi comprese le barriere fisiche, che impediscono l'esercizio del diritto all'eguaglianza. Saranno responsabili di questa impresa tanto l'Amministrazione locale che gli altri livelli di amministrazione che intervengono nella città: gli stessi abitanti si impegneranno personalmente e attraverso i diversi tipi di associazione alle quali appartengono.

2. Le municipalità eserciteranno con efficacia i poteri che loro competono in materia di educazione. Qualunque sia la portata di queste competenze, elaboreranno una politica educativa ampia e in senso globale, che com
prenderà tutte le modalità di educazione formale e non-formale, nonché le diverse manifestazioni culturali, le fonti d'informazione e i mezzi di scoperta delle realtà esistenti nella città.
Il ruolo dell'amministrazione municipale non è tanto quello di ottenere delle disposizioni legislative provenienti dalle altre amministrazioni, statale e regionale, quanto quello di mettere a punto delle politiche locali che si rivelino possibili, incoraggiando la partecipazione degli abitanti ad un progetto comunitario, a partire dalle differenti istituzioni e organizzazioni civili e sociali come dalle altre forme di partecipazione spontanea.

3. La città individuerà le opportunità di formazione in senso globale. L'esercizio delle competenze in materia educativa deve effettuarsi nel contesto più ampio della promozione dei giovani.

4. Perché la loro azione sia adeguata, i responsabili della politica cittadina devono avere un'idea precisa e puntuale della situazione e dei bisogni dei bambini e dei giovani.
A tal fine essi procederanno a degli studi, che attueranno e renderanno pubblici, e formuleranno le proposte concrete e la politica generale che ne deriverà.

5. Sempre nell'ambito delle sue competenze, la municipalità, incoraggiando l'innovazione, deve poter conoscere lo sviluppo dell'azione di formazione che si realizza nei centri d'insegnamento (pubblici e privati) della città, le iniziative di educazione non-formale, dal punto di vista del loro curricolo e gli obiettivi che concernono la conoscenza reale della città, e la formazione dei bambini e dei giovani, che permette loro di divenire dei cittadini responsabili.

6. La municipalità valuterà l'impatto sui bambini delle offerte culturali, ricreative, d'informazione, pubblicitarie o altre non formulate secondo la loro intenzione, o quello della realtà che, essendo al di fuori della loro portata, pervengono loro senza alcun intermediario, e cercherà, ove fosse necessario, d'intraprendere - senza imporsi - delle azioni che diano luogo ad una spiegazione o ad una interpretazione ragionevole. Cercherà inoltre di stabilire un equilibrio fra il bisogno di protezione e l'autonomia nel campo della scoperta. Fornirà infine dei luoghi di dibattito per i giovani, comprendendo ugualmente degli scambi fra le città affinché possano assumere pienamente le novità che sorgono nel mondo urbano.

7. La soddisfazione dei bisogni dei bambini e dei giovani presuppone per tutto ciò che riguarda l'amministrazione municipale che si offrano loro, contemporaneamente a tutti i cittadini, spazi, organizzazioni, servizi, adeguati per loro sivluppo sociale, morale, culturale.
La municipalità, prima di prendere delle decisioni, terrà conto dell'impatto di quelle sulla vita dei bambini e dei giovani.

8. La città offrirà ai genitori una formazione che permetta loro di aiutare i propri figli a crescere e a utilizzare la città in uno spirito di rispetto reciproco. Essa metterà a punto dei
progetti similari diretti agli educatori in generale e farà conoscere le istruzioni necessarie a tutte le persone della città che sono in contatto con i bambini, si tratti di singoli, di funzionari o di impiegati di servizi pubblici.
La municipalità veglierà ugualmente perché queste istruzioni siano prese in considerazione dagli organismi di sicurezza e di protezione civile che dipendono direttamene dal municipio.

9. La città deve schiudere agli adolescenti e ai giovani la prospettiva di un posto nella società, offrire loro dei consigli sull'orientamento personale e professionale, e rendere possibile la loro partecipazione ad un'ampia gamma di attività sociali.
Nel campo specifico del rapporto educazione-lavoro, bisognerà segnalare la stretta relazione che ci deve essere fra la pianificazione educativa e i bisogni del mercato del lavoro. Le città dovranno definire delle strategie di formazione che tengano conto della domanda sociale, e collaboreranno con le organizzazioni dei lavoratori e gli imprenditori per la creazione di posti di lavori.

10. Le città devono conoscere il meccanismo di esclusione e di marginalizzazione che le affliggono e le forme che assumono, e intraprendere gli interventi compensatori adeguati. Cura particolare rivolgeranno ai bambini e ai giovani nuovi arrivati, immigrati o rifugiati, che liberamente devono poter sentire la città come propria.

11. Gli interventi diretti a correggere le ineguaglianze possono assumere forme molteplici, ma devono partire da una visione globale dell'infanzia, da una concezione del bambino che soddisfi gli interessi di ciascuno di loro e l'insieme dei diritti di ognuno.
Ogni intervento significativo in questo senso suppone la garanzia, attraverso la specificità delle responsabilità, del coordinamento fra diverse amministrazioni, che si occupano dei bambini e dei giovani, e dei loro differenti servizi.

12. La città favorità l'associazionismo al fine di formare alla presa di decisioni, di canalizzare le azioni al servizio della comunità, di ottenere e diffondere l'informazione, i materiali e le idee, capaci di promuovere lo sviluppo sociale, morale e culturale.

13. La città educativa deve insegnare ai bambini e ai giovani ad informarsi.
Pertanto deve predisporre gli strumenti utili e il linguaggio adeguato affinché le sue risorse siano alla portata di tutti. Verificherà che l'informazione raggiunga verosimilmente i cittadini di tutti i livelli e di tutte le età.

14. Se le circostanze lo richiedono, i bambini disporranno di punti specializzati d'informazione e di aiuto e, se ce n'è bisogno, di un consulente.

15. Una città educativa deve saper scoprire, conservare e presentare la propria identità. Ne farà qualcosa di unico che sarà la base di un dialogo fecondo con i suoi cittadini e con altre città. La valorizzazione dei suoi costumi culturali e delle sue origini deve essere compatibile con le forme di vita internazionale. Potrà così offrire un'immagine attraente senza modificare il suo ambiente naturale e sociale.

16. La trasformazione e lo sviluppo della città devono essere guidate dall'armonizzazione fra i nuovi bisogni e le vecchie costruzioni e i segni costituiscono dei riferimenti chiari al suo passato e alla sua esistenza.
La pianificazione urbana deve tener conto del grande impatto dell'ambiente cittadino sullo sviluppo dei bambini e dei giovani, sull'integrazione delle loro esperienze personali e sociali, e lottare contro la segregazione di generazioni, che hanno invece molto da apprendere le une dalle altre. La strutturazione dello spazio fisico urbano deve mettere in evidenza il riconoscimento dei bisogni del gioco e del divertissement dei bambini e dei giovani, permettere un'apertura verso altre città e verso la natura, a tenere conto infine dell'interazione fra queste e il resto del territorio.

17. La città deve garantire la qualità della vita partendo da un ambiente salutare e da un paesaggio urbano in equilibrio col suo ambiente naturale.

18. La città incoraggerà la libertà e la diversità culturale e vigilerà sugli interessi personali dei bambini e dei giovani. Accoglierà favorevolmente tanto le iniziative d'avanguardia quanto la cultura popolare. Nella promozione culturale contribuirà a correggere le ineguaglianze dovute a criteri esclusivamente economico-commerciali.

19. I bambini e giovani hanno diritto di riflettere e partecipare alla costruzione di programmi formativi e di avere gli strumenti necessari che permettono loro di scoprire una volontà educativa nella struttura e nella gestione delle loro città, nei valori che promuove, nella qualità della vita che offre, nelle feste che organizza, nelle campagne che prepara, nell'interesse di cui dà prova nei loro riguardi e nella maniera di ascoltarli.

20. Una città non deve separare le generazioni. I principi enunciati sono il punto di partenza per lo sviluppo del potenziale educativo della città di tutti i cittadini. Pertanto questa Carta dovrà essere completata per gli aspetti non trattati in questa occasione.
Le città seguenti accettano questi princìpi ed esprimono la loro volontà di prendere le misure amministrative opportuna per la loro applicazione e di preparare regolarmente dei rapporti sull'applicazione effettuata.

(Seguono i nominativi di 63 città tra cui, per l'Italia, quello di Venezia).

(da: Albero a elica, aprile-maggio 1991).