CG 23. La comunità di fronte alle sfide (Seconda parte: Il cammino di fede /1)

Inserito in Itinerari di educazione alla fede.


1. LA COMUNITÀ DI FRONTE ALLE SFIDE

Due di loro erano in cammino... Gesù in persona si accostò e camminava con loro (Lc 24,13.15.)

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La comunità salesiana si sente interpellata dalle sfide. Le coglie con umiltà e con passione pastorale, e si lascia sfidare. È convinta che non si tratta soltanto di semplici problemi giovanili, ma di "segni dei tempi". Per mezzo di essi il Signore si manifesta e la interpella.
La comunità risponde verificando la propria vita, le prospettive e i progetti che l'hanno guidata finora nel suo impegno pastorale ed è convinta di poter andare incontro ai giovani. Nella tradizione salesiana, infatti, si manifesta una felice coincidenza tra ciò che i giovani chiedono e ciò che la nostra consacrazione apostolica è sospinta a dare.

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Alla radice di questa speranza stanno alcune convinzioni.
La missione giovanile, dove ogni confratello e ogni comunità sperimentano la gioia del proprio servizio, ci consente di camminare al passo con i tempi. Noi collaboriamo all'opera di Dio ed a questo fine Egli ci dà la sua grazia e la sua luce.
Con le loro sollecitazioni i giovani ci impediscono di fermarci sul passato, ci educano e ci spingono a trovare risposte nuove e coraggiose.
L'aurora di una «nuova evangelizzazione»[1] ci convoca ad un impegno per la costruzione di una società più umana e ci chiede, soprattutto, di rinnovare in contesti nuovi, quasi con un salto di qualità, la nostra fede nella Buona Novella portata all'uomo dal Signore Gesù.

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Siamo convinti che Dio opera nella storia, che lo Spirito del Signore risorto è presente dovunque c'è del bene e chiama la comunità a confessare Cristo e a risvegliare la sua propria fede.
Non abbiamo risposte puntuali e di sicura efficacia per l'insieme delle sfide o per alcune di esse in particolare. Esse non sono difficoltà passeggere, ma indicazioni di un «cambio di epoca» che dobbiamo imparare a vagliare alla luce della fede.

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A questa convinzione ci porta anche la nostra esperienza spirituale vissuta al seguito di Don Bosco.
Lo Spirito, presente nel suo cuore, attirava i giovani oltre la sua persona, verso Dio. Nella complessità delle situazioni e nella precarietà delle risorse, egli «viveva come se vedesse l'Invisibile».[2] Seminava con fiducia stimoli di fede, gesti di bontà e formava persone che ne fossero portatori.
È l'esperienza che noi pure vogliamo comunicare oggi ai giovani: la vita, per questa presenza misteriosa dello Spirito, anche nella povertà, porta in sé la forza del riscatto e il seme della felicità.
Questo è in sostanza «educare alla fede».
Perciò proponiamo di lasciarci convertire dalle loro provocazioni e li aiutiamo a scommettere sulla fede. Nutriamo la fiducia di poter loro offrire un cammino che li porti dal desiderio di vita alla pienezza di essa, a maturare cioè uno stile di esistenza che riproduca quello di Gesù di Nazareth così com'è stato rivissuto da Don Bosco.
Questo è in sostanza la «spiritualità giovanile salesiana».

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Facciamo tutto ciò sull'esempio del Signore e seguendo il metodo della sua carità di buon Pastore[3] sulla via di Emmaus.[4] Ripetiamo i suoi atteggiamenti: prendiamo l'iniziativa dell’incontro e ci mettiamo accanto ai giovani; con loro percorriamo la strada ascoltando, condividendo le loro ansie ed aspirazioni; a loro spieghiamo con pazienza il messaggio esigente del Vangelo; e con loro ci fermiamo, per ripetere il gesto di spezzare il pane e suscitare in essi l'ardore della fede che li trasforma in testimoni e annunciatori credibili.


NOTE

[1] ChL 34
[2] 2 Eb 11,27; cf. Cost. 21
[3] Cf. Cost. 11
[4] Cf. Lc 24, 13-36