S. Giovanni Bosco

(NPG 2002-02-02)


In questo tempo prevalse un’altra diceria che già prima andavasi propagando: essere gli oratori un mezzo studiato per allontanare la gioventù dalle rispettive parrocchie; per istruirla in massime sospette. Quest’ultima imputazione fondavasi specialmente su ciò che io permetteva ai miei ragazzi ogni sorta di ricreazione purché non fosse peccato e non contraria alla civiltà.In quanto alla prima io cercava scolparmi asserendo che era mio scopo di raccogliere solamente que’ giovani che non andavano ad alcuna parrocchia, e di cui la maggior parte, essendo forestieri, nemmen sapevano a quale parrocchia appartenessero.Più io mi sforzava per far conoscere le cose nel vero aspetto, più erano sinistramente interpretate.

[...]

Per aggiunta il Vicario di città, il Marchese Cavour, già prevenuto contro a queste radunanze festive, mi mandò a chiamare, e fattomi un sunto di quanto spacciavasi riguardo all’oratorio finì col dirmi: Mio buon prete: prendete il mio consiglio. Lasciate in libertà quei mascalzoni; tali adunanze sono pericolose. Io risposi: Io non ho altro di mira che migliorare la sorte di questi poveri figli, che se il municipio mi vuole solo assegnare un locale, ho fondata speranza di poter diminuire assai il numero dei discoli, e nel tempo stesso diminuire il numero di quelli che vanno in prigione.
– V’ingannate, mio buon prete, vi affaticate in vano.Dove prendere i mezzi? io non posso permettervi tali adunanze.
– I risultati ottenuti mi convincono che non mi affatico in vano: i mezzi sono nelle mani del Signore, il quale talvolta si serve de’ più spregevoli strumenti per compiere l’opere sue...
– Ma io non posso permettervi tali adunanze.
– Non concedetelo per me, Sig. Marchese, ma concedetelo pel bene di que’ figli, che abbandonati a loro stessi forse andrebbero a finir male.

[...]

Il T. Borrelli entrava nelle mie idee e non potendo farsi altrimenti egli divisava di scegliere una dozzina di ragazzini, e fare privativamente il catechismo a costoro; aspettando tempi più favorevoli per compiere i nostri disegni.
– Non così, io rispondeva, il Signore ha cominciato e deve finire l’opera sua.
– Ma intanto dove radunare i nostri ragazzi?
– Nell’Oratorio.
– Dove è questo Oratorio?
– Io lo veggo già fatto – veggo una chiesa – veggo una casa – veggo un recinto per la ricreazione, questo c’è ed io lo veggo.
– Dove sono coteste cose?
– Non so ancora dove siano, ma io le veggo.
Ciò diceva pel vivo desiderio di avere tali cose, ed era intimamente persuaso che Iddio le avrebbe provvedute.

(S. Giovanni Bosco, Cenno storico dell’Oratorio di S. Francesco di Sales, 1854)