Stampa
PDF

 

Girolamo Miani (Emiliani):

alla scuola del suo

"caro Maestro Cristo"

L'attualità di un maestro dell'educazione cristiana

padre Franco Moscone, Superiore Generale dell'Ordine dei Padri Somaschi

 

GirolamoEmiliani

Intendo presentare l’itinerario educativo di s. Girolamo, non tanto guardando al suo metodo, o alla sua pedagogia, ma ponendo l’accento sul suo personale cammino formativo.

Sono più che convinto che Girolamo abbia delineato uno stile educativo, perché lo ha sperimentato e vissuto sulla sua pelle: è stato educato! E’ stato tratto fuori (etimo di e-ducere) da una situazione che la psicanalisi chiama limite; è stato condotto per mano secondo il proprio di ogni accompagnamento di crescita, ha vissuto dentro un ambiente socio-culturale che lo arricchiva e motivava; ha sempre avvertito una presenza che lo attraeva e spingeva a costruire il futuro che gli stava davanti. Intendo, quindi questa sera, seguire Girolamo attraverso i quattro passi della sua formazione. Sono passi però, non da considerarsi in successione, ma in costante contemporaneità, anche se alcuni istanti ed esperienze della vita ne mettono in evidenza uno invece di un altro.

 

Primo passo: Girolamo è “tirato fuori” (e-ducato)

L’esperienza di riferimento è evidente. Si tratta della vicenda di Castelnuovo di Quero: l’illusione di una carriere che si conclude con una sconfitta e col carcere, dalla quale Girolamo ne esce, non per suoi meriti od impegno, ma perché “estratto” dalla Provvidenza. Quando presento il metodo educativo di Girolamo parlo, per questa vicenda, di precedenza del passivo. Questa particolare esperienza Girolamo la porterà sempre con sé e la vivrà come presenza costante nella sua vita di cittadino (è un nobile veneziano, e resterà tale fino alla fine dell’esistenza terrena), di cristiano rinnovato (rinnovare la Chiesa sarà la sua finalità, ma per farlo comincia col rinnovare se stesso), di fondatore (porre le basi per una costruzione chiamata ad attraversare secoli).

Motivo questa coscienza di Girolamo di essere costantemente condotto lungo la sua nuova vita (quella che inizia il 27 settembre 1511) con due sole osservazioni, che meriterebbero di essere meglio studiate ed approfondite dall’analisi dei testi che noi somaschi chiamiamo le nostre fonti.

Il testo Vita di Girolamo Miani nobile signore veneziano, normalmente conosciuta come vita dell’Anonimo, scritta a poche settimane dalla morte, ha come protagonista principale non il Miani, ma la Provvidenza. L’espressione ricorrente è che segna le tappe della vita del Miani è la seguente: quando piacque al benignissimo Iddio. Espressione che viene declinata in forme diverse: volendo Dio svegliare gli animi degli italiani, allora piacque al Signore metterlo alla prova, la bontà divina preparò una dolce occasione di imitare il suo Capitano, fino all’ultima espressione che presenta il trapasso all’eternità: iddio benignissimo per remunerare le fatiche del suo servo … permise che contraesse la stessa malattia. Il testo quindi, più che presentarsi come una biografia, od un panegirico dell’operare del Miani, è l’evidenziazione del lavoro della Provvidenza divina in lui e della sua apertura alla Provvidenza.

Le Lettere di san Girolamo, sei in tutto, e tutte scritte a motivo di necessità pratiche, di urgenze da risolvere contengono però una ricchezza di sapienza biblica incredibile. Alcuni passaggi, soprattutto della prima, seconda, terza e sesta lettera, si presentano come una lectio divina ad alta voce, al fine di motivare se stesso ed i suoi compagni. Girolamo scopre così, tra le difficoltà e gli imprevisti della vita e dell’organizzazione delle opere e dell’istituzione nascente, che c’è Qualcuno che guida la sua storia e dei suoi compagni, e non ha paura a farlo notare. Si tratta della coscienza di essere condotto, prima che di condurre, di essere amato, prima di amare: è la costanza della precedenza del passivo.

 

Secondo passo: condotto per mano

Anche per questo secondo passo l’esperienza di riferimento è evidente. L’abbiamo anche visivamente contemplata nel logo dell’anno giubilare: Maria, che dopo aver sciolto le catene della prigionia lo tiene per mano lungo la via di Treviso (è sempre la notte luminosa del 27 settembre 1511). Se l’esperienza non si ripeterà più nella forma come l’abbiamo vista rappresentata nella bellissima pala di Giuseppe Tortelli ed in tantissima iconografia, resta una costante nello stile di vita di Girolamo. Una costante che non si renderà sempre più sfumata, man mano che ci si allontana da quel giorno, ma che crescerà sempre di più, fino a fare di Girolamo un modello di formazione permanente.

Per spiegare questo concetto, per me fondamentale nella formazione del nostro Fondatore, leggo e schematizzo attorno a quattro parole il capitoletto n. 5 della vita dell’Anonimo intitolato Conversione, vita ascetica:

Quando piacque al benignissimo Iddio … di muovergli perfettamente il cuore e con santa ispirazione di attrarlo a sé dalle occupazioni del mondo, avvenne che il frequente ascolto della parola di Dio lo inducesse a ricordarsi della sua ingratitudine e delle offese fatte al suo Signore. Spesso piangeva e ai piedi del Crocifisso lo pregava di essergli salvatore e non giudice. … cercava la compagnia di coloro che potevano aiutarlo con il consiglio, l’esempio e la preghiera. Molte furono le persone che il Signore gli mise accanto per la cura della sua anima. … Con elemosine andava incontro alle necessità dei poveri come meglio poteva, li consigliava, li visitava, li difendeva”.

Il testo, letto e riportato in modo schematico, evidenzia quelle che chiamerei le quattro “P”che accompagnano e “riformano” la vita di Girolamo. Scrivo queste quatto “P” con lettera maiuscola: Parola di Dio, Preghiera, Persone di Dio e Poveri. Nella vita di Girolamo, dopo l’esperienza della sconfitta e della liberazione, tutto muove dalla Parola di Dio. Da quel giorno la sua capacità di leggere la vita, gli avvenimenti e la “grande storia” si filtra attraverso la Preghiera[1]. Da quel giorno non deciderà e costruirà più da solo, secondo uno stile individualistico, ma si servirà del consiglio di Persone di Dio, scoprirà e vivrà quello che oggi, dopo il Concilio Vaticano II, chiamiamo il sacramento del fratello. Da quel giorno incomincerà a frequentare altre palestre e scuole per la formazione della sua “nobiltà”, non più quelle dell’aristocrazia ma dei Poveri. Diventeranno i suoi cari Poveri, quelli che meglio gli rappresentavano Cristo[2]: i Poveri diventano i formatori di Girolamo Emiliani!

Credo di poter dire che la mano di Maria continua ad accompagnarlo per tutta la vita attraverso la presenza della Parola, della Preghiera, di Persone spirituali e, soprattutto dei Poveri di Cristo.

 

Terzo passo: vivere dentro un ambiente di relazione comunionale

Nulla di veramente umano nasce, cresce e si sviluppa fuori di un ambiente che non sia veramente “umano”. Non si tratta di un gioco di parole, ma di una costatazione che ha radici antropologiche: la persona umana è relazione, e solamente dentro uno spazio di relazione si costituisce come persona, quindi prima si forma e poi sarà in grado di educare. Sempre a partire dalla data del 27 settembre 1511, acquisterà in Girolamo ogni giorno più importanza il trovare e poter far parte di un particolare ambiente relazionale umano-cristiano. La parola che identifica con chiarezza questo concetto è Compagnia: anche questa da scrivere con la lettera maiuscola. La Compagnia è e rimarrà l’ambiente formativo-educativo di Girolamo, ed allo stesso tempo la sua eredità spirituale e carismatica per la Chiesa.

Motivo questo passo fondamentale evidenziando nella vita del Miani la doppia traccia che il termine Compagnia ha nella sua esperienza di cristiano e di cristiano riformato[3].

Prima traccia: si tratta della Compagnia del Divino Amore. Non si nasce cristiani (al massimo si nasce in una famiglia o cultura cristiana), cristiani lo si diventa attraverso un lungo percorso di formazione. Il luogo della formazione cristiana è sempre una compagnia, come la si chiamava allora, o dentro un’esperienza di comunione, come si preferisce dire oggi. La Compagnia del Divino Amore, espressione italiana della Devotio Moderna, è l’ambiente dove Girolamo scopre e viene avviato alla conoscenza della Parola di Dio, meditata e vissuta insieme, ed all’esercizio delle opere di carità verso il prossimo. La Compagnia è e rimarrà la sua scuola di vita cristiana, in questo ambiente è dove Girolamo diventa cristiano riformato.

Seconda traccia: si tratta della Compagnia dei Servi dei Poveri. Il fine nobile di tanti sacerdoti e laici dell’epoca era di riformare il popolo cristiano allo stato di santità del tempo degli Apostoli, il luogo per realizzare tale “riforma” è la Compagnia dei Servi dei Poveri. Essere servi ed essere poveri, è per Girolamo non una condizione in cui ci si viene a trovare, ma un impegno di vita da raggiungere e conservare come bene profondo e indispensabile da preferire a tutto. Ne sono testimoni le raccomandazioni che si trovano nelle lettere, nella Nostra Orazione e la breve pennellata dell’amico che lo descrive esercitato a vivere la santa pratica della vita cristiana sempre in compagnia dell’amica povertà[4]. L’esercizio costante di formazione personale di Girolamo, e che propone ai suoi amici e collaboratori, è di diventare servi ed esercitarsi in povertà.

 

Quarto passo: educare la propria coscienza attraverso l’avvertire una Presenza

Il segreto con cui Girolamo riusciva a mantenere viva ed effettiva la sua formazione continua, dopo la “conversione”, e soprattutto quando incomincia ad avvertire il ruolo di Fondatore, sta, secondo me, nell’aver educato la sua coscienza ad avvertire una Presenza (anche qui scritto in maiuscolo) sempre al suo fianco. Si tratta della presenza di Cristo Gesù che, come continuamente ripete ai suoi fratelli e figli della Compagnia, non abbandona mai chi pone la fede e la speranza in Lui solo. Che si tratti di una presenza educativa per sé ed i suoi, credo sia facile dedurlo, seguendo anche qui una doppia traccia linguistica: i sostantivi e gli aggettivi che Girolamo usa nel rapportarsi con Cristo.

Prima traccia: i sostantivi. Stando alle fonti coeve al Fondatore, Girolamo si riferiva a Cristo contemplandolo nella veste di suo Maestro e Capitano. Maestro e Capitano sono due sostantivi che non esprimono, in questo caso, una professione didattica o militare, quanto una relazione identificante. Girolamo segue costantemente la scuola del suo Maestro e quindi si fa discepolo, obbedisce e si esercita a seguire il suo Capitano e diventa soldato, ossia pratica su di sé una continua disciplina. La formazione continua necessita quindi per Girolamo di discepolato e di ascetica. Se riuscirà a mettere insieme molte buone persone sia sacerdoti sia laici formando comunità di poveri istruiti nella vita cristiana e che si guadagnano da vivere con il loro onesto lavoro[5], è perché verrà identificato anche lui come un maestro e capitano di Compagnia, ma potrà essere tale, solo nella misura in cui si manterrà discepolo e soldato dell’unico Maestro e Capitano: Cristo.

Seconda traccia: gli aggettivi. Scrivendo e parlando (cfr. nella preghiera) di Cristo Girolamo fa uso di un’aggettivazione propria, segno di una personalissima esperienza mistica. Gli aggettivi che ritornano con più costanza sono caro e buono, e poi emergono due superlativi, benignissimo e dolcissimo. Gli aggettivi non dicono la sostanza, ma esprimono la cura delle relazioni e la formazione dei sentimenti. Si tratta di curare la relazione personale con Gesù (= gli aggettivi buono e caro), e di formare, partendo da tale relazione personalissima, i propri sentimenti (= i superlativi benignissimo e dolcissimo). E’ proprio questa relazione e cura dei sentimenti in Cristo che renderà Girolamo ogni giorno più paziente, benigno e misericordioso verso tutti incominciando da quelli di casa[6].

 

A conclusione, una convinzione ed un impegno quotidiano

Convinzione: La convinzione emerge dal ripercorrere l’esperienza educativa di san Girolamo e nell’eredità da lui lasciata alla Congregazione. La esprimerei così: il comando di Gesù al dottore della legge che lo interrogava come Maestro su chi è il prossimo, “va’ e anche tu fa’ così”[7], può essere trascritta come “vai e diventa educatore”. Ricordiamoci però che farsi educatore è un valore che necessità un lavoro su se stesso. Ogni giorno ci dobbiamo ricordare che i poveri ed i piccoli non sono sono educati, ma che ci educano! L’educazione deve sempre partire dal basso, dal punto più basso, dal debole, dal povero, dall’ultimo … a differenza di altre cose – come l’economia – ha come metro di riferimento il debole non il forte!

 

Impegno quotidiano: L’impegno quotidiano lo traggo dal sapiente programma di vita che Angelo Roncalli scrisse per se stesso, e che intitolò Solo per oggi:

Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze contrarie, che la Provvidenza di Dio si occupi di me come se nessun altro esistesse al mondo.

Solo per oggi avrò cura del mio aspetto; non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare nessuno se non me stesso.

Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti a qualche buona lettura ricordando che, come il cibo è necessario al corpo, così la buona lettura alla vita dell’anima.

Solo per oggi non avrò timori. Non avrò paura di godere ciò che è bello e di credere alla bontà.

Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino ma lo farò e mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.

Posso ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterei se pensassi di doverlo fare per tutta la vita”.

Sono certo che anche Girolamo avrebbe sottoscritto questo impegno… di sicuro lo ha vissuto.

 

NOTE

(*Il termine Maestro insieme a quello di Capitano è quello usato dal primo biografo, l’amico Anonimo, per qualificare la relazione che Girolamo aveva con Gesù)

[1] “Vegliava la notte, né mai si coricava, se non vinto dal sonno: leggeva, pregava, si affaticava” (An 5,6). “Inoltre dobbiamo credere fermamente che tutto avviene per il nostro meglio e tanto pregare e supplicare che vediamo e, vedendo, operare come le circostanze ci suggeriscono al momento” (3Lett 11).

[2] An 14, 7 . E lui diventerà padre universale dei Poveri (An 9, 7).

[3] Termine usato in An 13,7 per identificare il Miani nella sua missione caritativa ed apostolica.

[4] An 13, 5

[5] An 13, 2

[6] Lett 12

[7] Lc 10, 37

Sinodo sui giovani 
Un osservatorio
Commenti. riflessioni, proposte  

logo-SINODO-GIOVANI-colori-295x300

Di animazione,
animatori
e altre questioni
NPG e «animazione culturale»

animatori

Newsletter
Marzo 2018

NL marzo 2018

Newsletter NPG



Ricevi HTML?

invetrina2

Laboratorio
dei talenti 2.0
Una rubrica FOI

rubrica oratorio ridotta

No balconear 
Rubrica ispirata al/dal Papa
 

lostintranslation 1

Sulle spalle... 
dei giganti

giganti

Temi di PU 
(pastorale universitaria)

temi di PU

rubriche

 Il Vangelo
del giorno
(Monastero di Bose)

Lezionario 1

Storia "artistica"
della salvezza 

agnolo bronzino discesa di cristo al limbo 1552 dettaglio2

I cammini 
Una proposta-esperienza
per i giovani
e materiali utili

vie

Bellezza, arte 
e PG
(e lettere dal mondo)

arteepg

Etty Hillesum 
una spiritualità
per i giovani

 Etty

Semi di
spiritualità
Il senso nei frammenti

spighe

 

Lo zibaldone. 
Di tutto un po'
Tra letteratura, arte e pastorale...

zibaldone

Società, giovani 
e ragazzi
Aspetti socio-psico-pedagogici  

ragazziegiovani

Sussidi e materiali 
x l'animatore in gruppo 
 

cassetta

LIVE

Post It

1. Sintesi delle risposte dei vari gruppi linguistici della RIUNIONE PRE-SINODALE e TANTO TANTO ALTRO

2. In allestimento finale il numero di aprile-maggio di NPG

3. On line tutta l'annata 2013 (come promesso, fino a 5 anni fa)

Il numero di NPG 
in corso
Marzo 2018

NPG cover marzo 2018

Progettare PG

progettare

novita

ipad-newspaper-G

NPG: appunti 
per una storia

2010 SDB - NPG Logo 02 XX

Le ANNATE di NPG 
1967-2018 
 

annateNPG

I DOSSIER di NPG 
(dall'ultimo ai primi) 
 

dossier

Le RUBRICHE NPG 
(in ordine alfabetico)
Alcune ancora da completare 
 

Rubriche

Gli AUTORI di NPG
ieri e oggi 

pennapennino

Gli EDITORIALI NPG 
1967-2018 
 

editorialeRIDOTTO

INDICI NPG
50 ANNI
 
Voci tematiche - Autori - Dossier

search

VOCI TEMATICHE 
di NPG
(in ordine alfabetico) 
 

dizionario

I LIBRI di NPG 
Giovani e ragazzi,
educazione, pastorale
 

libriNPG

I «QUADERNI» 
dell'animatore

quaderni

 

Alcuni PERCORSI 
educativo-pastorali in NPG
 

percorsi

I SEMPREVERDI 
I migliori DOSSIER di NPG 
 

vite N1

NOTE'S GRAFFITI 
Materiali di lavoro
con gruppi di ragazzi e adolescenti 
 

medium

webtvpic

SOCIAL AREA

 
socialareaok2 r1_c1_s1 socialareaok2 r1_c2_s1 socialareaok2 r1_c3_s1 socialareaok2 r1_c4_s1

NPG segnala

  il BLOG di
Francesco Macrì

blog

 *****

il SITO di
Margherita Pirri
(autrice della ns colonna sonora)

pirri

Contattaci

Note di pastorale giovanile
via Marsala 42
00185 Roma

Telefono: 06 49 40 442

Fax: 06 44 63 614

Email

MAPPE del SITO 
navigare con una bussola

mappesito 1

PROGRAMMAZIONE
NPG 2018

programmazione 1

LECTIO DIVINA 
o percorsi biblici

lectiodivina 1 

DOTTRINA SOCIALE 
della Chiesa

dottrina 1

LE INTERVISTE: 
PG e...

interviste 1

ENTI CNOS

cospes tgs cnosfap cgs cnosscuola scsOK1 cnossport

SITI AMICI

Salesiani di Don Bosco Figlie di Maria Ausiliatrice editrice elledici università pontificia salesiana Servizio nazionale di pastorale giovanile Movimento Giovanile Salesiano salesitalia Mision Joven Dimensioni Mondo Erre DonBoscoland Scritti di Don Bosco ans bollettino
LogoMGSILE valdocco missioni vis asc exallievi vcdb mor ICC icp ILE ime ine isi