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 Suggerimenti
per una proposta
di pastorale vocazionale
nella PG salesiana

Don Antonio DOMENECH

Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile



La pastorale vocazionale costituisce una sfida fondamentale per la pastorale giovanile, non solo per la enorme sproporzione tra i crescenti bisogni della Chiesa e dei giovani e lo scarso numero di vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale, ma soprattutto per la sempre maggiore consapevolezza da parte delle comunità cristiane della responsabilità di ogni battezzato nell’impegno di evangelizzare e per trasformare la cultura e società contemporanea secondo il Vangelo.

Il Dicastero per la Pastorale Giovanile ha condotto una riflessione sul tema della pastorale vocazionale nella Consulta Mondiale dell’anno 2005 e successivamente l’ha condivisa con le diverse équipes ispettoriali delle Regioni e con l’équipe del Dicastero per la formazione.1 Vorrei ora presentare le linee principali di questa riflessione ed offrire alcune indicazioni per aiutare le Ispettorie a sistemare le molte iniziative che realizzano in un cammino di animazione e proposta vocazionale più integrale e più efficace, all’interno della proposta educativo-pastorale salesiana.

 

 

  1. La cultura in cui vivono i giovani d’oggi

 

L’ambiente generale in cui vivono i giovani, malgrado l’enorme differenza di contesti e di culture, ha alcune caratteristiche abbastanza comuni, che rendono spesso difficile e poco significativo parlare di vocazione e promuovere opzioni di vita di speciale impegno al servizio del Vangelo.

I giovani d’oggi vivono una cultura sempre più globalizzata, che offre loro inedite possibilità di educazione ed una maggiore qualità di vita, attorno a valori come la auto-realizzazione, i rapporti immediati e gratificanti, la libertà e la tolleranza, ecc.

L’accesso sempre maggiore dei giovani a beni e servizi promuove sovente una visione consumista e mercantilista della vita, pensata come gratificazione immediata dei propri bisogni e delle proprie attese, nella quale tutto sembra valutarsi sulla base dei vantaggi che si ricevono o del prezzo che si paga.

La globalizzazione ha trasformato anche il mercato e il senso del lavoro, promuovendo una crescente tecnologizzazione e specializzazione, una forte valutazione del profitto e, allo stesso tempo, la ricerca della gratificazione e realizzazione personale. In molti contesti questa trasformazione ha prodotto una crescente precarietà dell’impiego, in particolare per i giovani, che si vedono sempre più esposti ad una progressiva esclusione e irrilevanza sociale. Questa situazione rende loro difficile pianificare con fiducia il proprio futuro.

La cultura dell’ambiente è sempre più secolare: i valori trascendenti e religiosi sono emarginati e si favorisce un relativismo etico; si considera la religione un affare privato che non deve interferire nelle opzioni quotidiane di vita. Ciò malgrado, in tale ambiente cresce anche una diffusa nostalgia del profondo, una ricerca di silenzio e di forme diverse di religiosità che, pur segnate dal soggettivismo e dalla frammentazione, spingono i giovani ad una inquieta ricerca del senso della vita e di esperienze significative di donazione e di servizio.

La famiglia continua ad essere l’istituzione sociale fondamentale, nella quale le nuove generazioni assumono i valori e il senso della vita; essa, tuttavia, sta subendo cambiamenti profondi che la rendono meno capace di orientare le opzioni di vita dei figli, particolarmente di promuovere ed accompagnare le loro opzioni vocazionali cristiane.

Ci troviamo, dunque, in una società che stenta a mostrare ai giovani ideali alti ed esigenti, una società che frequentemente li seduce, ma che li lascia soli e abbandonati a se stessi. Questa situazione richiede da parte delle comunità cristiane un’adeguata pastorale vocazionale, capace di far fronte ad una cultura che in tanti suoi aspetti risulta veramente “antivocazionale”.

 

 

  1. Promuovere una cultura vocazionale, compito essenziale della pastorale giovanile

 

In questa cultura, che per molti versi sviluppa valori contrari all’impegno vocazionale, la Pastorale Giovanile Salesiana ha davanti la sfida di inserire in tutti i percorsi educativi e di evangelizzazione, sin dalla fanciullezza, prospettive, elementi e motivazioni di orientamento vocazionale.2

Tutta pastorale, e in particolare quella giovanile, è radicalmente vocazionale: la dimensione vocazionale costituisce il suo principio ispiratore e il suo sbocco naturale.3 Bisogna, dunque, abbandonare la concezione riduttiva della pastorale vocazionale, che si preoccupa soltanto della ricerca di candidati per la vita religiosa o sacerdotale. Al contrario, la pastorale vocazionale deve creare le condizioni adeguate perché ogni giovane possa scoprire, assumere e seguire responsabilmente la propria vocazione.

La prima condizione consiste nella creazione di un ambiente nel quale si viva e si trasmetta una vera “cultura vocazionale”, cioè un modo di concepire e di affrontare la vita come dono ricevuto gratuitamente e da condividere, al servizio della pienezza di vita per tutti. Vivere questa cultura vocazionale richiede di sviluppare certi atteggiamenti e valori, come la promozione e la difesa del valore sacro della vita umana, la fiducia in sé e nel prossimo, l’interiorità che permette di scoprire in sé e negli altri la presenza e l’azione di Dio, la disponibilità a sentirsi responsabili ed a lasciarsi coinvolgere per il bene degli altri in atteggiamento di servizio e di gratuità, il coraggio di sognare e desiderare in grande, la solidarietà e la responsabilità degli altri, soprattutto dei più bisognosi, ecc.4 All’interno di questo contesto o cultura vocazionale la pastorale giovanile deve proporre ai giovani i diversi cammini vocazionali – matrimonio, vita consacrata, servizio sacerdotale – ed accompagnarli nel loro impegno di discernimento e di scelta.

Ogni comunità educativo-pastorale deve essere consapevole degli elementi del proprio ambiente e della propria azione educativo-pastorale quotidiana che possono promuovere questa cultura vocazionale ed impegnarsi a svilupparli, sapendo che in generale l’ambiente in cui vivono i giovani non la favorisce. Ecco alcuni elementi che possono aiutare:

Creare un ambiente di famiglia con testimoni vocazionali significativi.

I giovani vivono in un ambiente massificato, nel quale non si sentono riconosciuti né accolti; essi devono meritarsi e conquistarsi tutto, mentre i più deboli o i meno preparati restano emarginati e dimenticati. In tale ambiente risulta impossibile vivere la vita come dono da condividere; essa piuttosto appare come una lotta per la sussistenza o una corsa per la conquista del benessere e della realizzazione individuale. Per questo, nell’ambiente di famiglia tipicamente salesiano, nel quale è accolto e apprezzato gratuitamente, il giovane sperimenta rapporti di fiducia con adulti significativi, si sente coinvolto nella vita di gruppo, sviluppa protagonismo e responsabilità, impara a costruire la comunità educativa ed a sentirsi corresponsabile del bene comune, trova momenti di riflessione, di dialogo e di sereno confronto. Questo è l’ambiente migliore per lo sviluppo di una cultura vocazionale.

Assicurare l’orientamento e l’accompagnamento delle persone.

In un ambiente massificato o nel quale i rapporti sono soltanto funzionali sarà molto difficile lo sviluppo di una visione vocazionale della vita. Esso richiede la presenza e la vicinanza degli educatori tra i giovani, soprattutto nei momenti più spontanei e gratuiti, la conoscenza e l’interesse per la loro vita, la capacità di rapporti personali, anche se puntuali e spontanei, momenti di dialogo e di riflessione insieme che aiutino a leggere la vita con ottica positiva e vocazionale, spazi e tempi per incontri più sistematici di accompagnamento personale.

Nei contesti plurireligiosi, dove la maggioranza della popolazione non è cristiana, promuovere una “cultura vocazionale” esige di:

  • accompagnare i giovani a dare un senso alla vita, in coerenza con una visione positiva e integrale della persona e della società;

  • aiutarli a scoprire il senso di Dio e i segni della sua presenza ed azione nella vita quotidiana;

  • sviluppare tutte le risorse che esistono nella propria religione ed impegnarsi a superare le proprie deficienze;

  • approfondire la propria responsabilità sociale e politica in coerenza con la propria fede.

 

 

  1. Alcuni criteri fondamentali per una pastorale giovanile vocazionale

 

Ricordo alcuni criteri basilari che devono guidare la nostra pastorale giovanile vocazionale. Essi sono stati sviluppati in altri momenti e pubblicazioni; adesso voglio soltanto raffermarne alcuni tra i principali, per orientare la verifica e la rielaborazione dei piani ispettoriali di pastorale vocazionale.5

 

3.1. La vocazione è un dono di Dio alla Chiesa e ai giovani che dobbiamo chiedere con fiducia ed assumere con responsabilità.

Nel Vangelo di Luca la prima cosa che Gesù chiede ai discepoli quando li invia a due a due innanzi a sé è la preghiera: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate perciò il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe» (Lc 10,2).

Talvolta con tutta la nostra buona volontà abbiamo pensato che i nostri sforzi di rinnovamento e le nostre iniziative pastorali potessero produrre nuove vocazioni, ma sovente la realtà ci ha delusi. Questa dolorosa esperienza, vissuta nella fede e nella fiducia del dono di Dio, deve spingerci a promuovere, insieme all’impegno vocazionale, la preghiera per le vocazioni nelle comunità salesiane e nelle comunità cristiane ed educative: una preghiera fiduciosa, nella quale ringraziamo il Signore per il dono della nostra vocazione, chiediamo la grazia della perseveranza in essa e ci rendiamo disponibili a collaborare attivamente con la sua grazia per essere davanti ai giovani testimoni e proposta vocazionale significativa.

 

3.2. Tutti i soggetti responsabili della pastorale giovanile devono essere anche protagonisti dell’animazione vocazionale, superando la delega ai responsabili.

“Ribadisco che l’orientamento vocazionale non è soltanto competenza di alcuni confratelli che hanno ricevuto un incarico speciale, ma una dimensione qualificante dell’azione educativo-pastorale di tutta la comunità e di ogni salesiano, come ci ricorda il CG23”.6 Così si esprimeva Don Juan E. Vecchi. La figura dell’animatore vocazionale ispettoriale o locale non sostituisce la responsabilità comunitaria, ma deve promuoverla, suscitando la collaborazione di tutti.

All’interno della comunità educativa le famiglie devono essere coinvolte in modo speciale nell’animazione e promozione vocazionale dei loro figli e figlie. Si devono aiutare le famiglie a capire la vita dei propri figli come vocazione, perché possano collaborare al loro sviluppo vocazionale.

 

3.3. Una vera pastorale vocazionale cristiana si fonda su un serio cammino di educazione alla fede, accuratamente accompagnato.7

Disporre i giovani a discernere ed accogliere la loro vocazione, a maturare le motivazioni e gli atteggiamenti di fondo per poter rispondere responsabilmente alla chiamata di Dio, richiede di coinvolgerli in un cammino di crescita umana e cristiana che li aiuti a :

  • sviluppare gli atteggiamenti vocazionali fondamentali;

  • personalizzare la propria fede con una solida e profonda relazione personale di amicizia con Gesù, attraverso il contatto sistematico con la Parola di Dio e l’esperienza sacramentale dell’Eucaristia e della Riconciliazione;

  • educare il senso di Chiesa, fino ad assumere la comunità cristiana come la nuova famiglia in Cristo e nello Spirito e condividere la sua missione con la donazione generosa della propria vita;

  • assumere un piano esigente di vita al servizio degli altri.

I gruppi del Movimento Giovanile Salesiano, che seguono questo cammino di educazione alla fede, devono essere i luoghi privilegiati di maturazione vocazionale cristiana.8

In questo cammino è fondamentale assicurare un accompagnamento personale che aiuti i giovani a personalizzare le esperienze e proposte vissute, ad approfondire la conoscenza di sé ed a purificare le proprie motivazioni, a discernere i segni vocazionali per assicurare una scelta matura e responsabile. La mancanza di un adeguato accompagnamento è alla radice di molti fallimenti vocazionali.9

 

3.4. Si devono curare con speciale attenzione i giovani che manifestano disposizioni e volontà per la vita religiosa salesiana, con proposte e interventi specifici che li preparino per un’opzione chiara e responsabile.10

Il Signore ci ha chiamati a vivere e sviluppare il carisma salesiano da Lui suscitato in Don Bosco, con l’intervento materno di Maria, per il bene dei giovani (cf. Cost. 1). Siamo dunque responsabili di suscitare ed accompagnare con cura speciale i giovani che manifestano disposizione e volontà di seguire Gesù Cristo nella vita religiosa salesiana (cf. Cost. 28).

La nostra forma di vivere la vita consacrata ha perso visibilità e, in non pochi aspetti, sembra indecifrabile. Ciò diventa ancora più sfidante di fronte alla crescente presenza dei laici nella missione salesiana e nella Chiesa. Si deve dunque insistere sull’importanza e sul valore che ha la vita consacrata nel progetto di Don Bosco che l’ha voluta al centro della sua opera.11 Questo richiede in ogni comunità confratelli direttamente impegnati nell’animazione vocazionale, capaci di accompagnare i giovani nel loro cammino di scoperta e di discernimento vocazionale.12

 

3.5. Avere oggi una speciale attenzione vocazionale ai giovani animatori, volontari, collaboratori delle nostre opere, senza trascurare i preadolescenti e adolescenti.

Oggi l’età delle opzioni vocazionali di vita si sta spostando e, anche se il seme si getta nella preadolescenza o adolescenza, esso matura spesso in momenti più tardivi quando i giovani sono nell’università o nelle prime esperienze di lavoro. È importante promuovere proposte e spazi concreti che ci permettano di accompagnarli in questi momenti decisivi per il loro futuro.

Tra questi giovani dobbiamo curare in modo speciale quelli che sono più vicini a noi, gli animatori, i volontari, i collaboratori delle nostre opere che condividono generosamente molti aspetti della missione salesiana, hanno un’autentica volontà di servizio e sono in ricerca di un progetto di vita significativo. Bisogna assicurare che l’esperienza di animazione o di volontariato li aiuti ad impostare la propria vita in linea vocazionale.

 

3.6. Vivere la pastorale vocazionale in stretta comunione e collaborazione con la Chiesa locale, con le famiglie dei giovani e con i diversi gruppi della Famiglia Salesiana.

Ogni vocazione cristiana è suscitata da Dio per il bene della Chiesa, nella comunione dei diversi carismi al servizio della missione ecclesiale di salvezza. Per questo, la pastorale vocazionale deve fare attenzione al bene generale della Chiesa senza ristrettezze e particolarismi, cercando l’integrazione di tutte le forze e possibilità nel lavoro d’insieme e apportando in quest’opera comune le esperienze del nostro carisma specifico come una ricchezza di tutti. Il bene della Chiesa e degli stessi giovani chiamati ci impegna a favorire questo lavoro d’insieme nelle Chiese locali, imitando Don Bosco che nell’Oratorio di Valdocco suscitò moltissime vocazioni per le diocesi del Piemonte.

 

 

  1. Tappe dell’animazione vocazionale all’interno del progetto educativo-pastorale salesiano

 

Nella pedagogia salesiana la scelta vocazionale è l’esito maturo e indispensabile di ogni crescita umana e cristiana. Il servizio di orientamento vocazionale nella pastorale giovanile salesiana ha queste tre tappe fondamentali e complementari:

  • l’impegno per educare i giovani ad una cultura vocazionale ed a sviluppare la loro vocazione umana e battesimale con una vita quotidiana progressivamente ispirata e unificata dal Vangelo (cf. Cost. 37);

  • la costante attenzione per scoprire ed accompagnare con iniziative differenziate ed appropriate le vocazioni di particolare impegno nella società e nella Chiesa, siano esse laicali, consacrate o sacerdotali (cf. Cost. 28);

  • la particolare responsabilità verso quei giovani che manifestano disposizioni e volontà per la vita religiosa salesiana, offrendo loro proposte ed interventi specifici che li preparino per un’opzione chiara e responsabile (cf. Cost. 109).13

 

 

    1. La proposta della vita come vocazione

 

Il primo momento di maturazione vocazionale è rivolto a tutti i giovani che partecipano della proposta educativo-pastorale salesiana e deve realizzarsi in ogni presenza salesiana.

Ha come obiettivo quello di sviluppare nell’ambiente e nella comunità educativa la cultura vocazionale e aiutare ogni giovane a scoprire la propria vocazione umana e cristiana e ad assumerla responsabilmente.

Ecco alcuni interventi per raggiungere tale obiettivo:

  • un ambiente educativo secondo lo stile di famiglia salesiano, nel quale si vivono i valori evangelici, con una presenza vicina e significativa di educatori che vivono con gioia la propria vita come vocazione, con pluralità di proposte che aiutano il giovane a vivere una cultura vocazionale di dono e di servizio (“buon giorno” – “buona notte”, campagne vocazionali, feste, ecc.);

  • l’orientamento pedagogico e professionale, realizzato secondo una visione vocazionale della vita, che aiuti ogni giovane a scoprire le proprie risorse ed a farle fruttificare al servizio degli altri, a scoprire il senso positivo dello studio e del lavoro, a maturare le motivazioni per scegliere studi o lavoro;

  • la promozione di gruppi di servizio, apostolici, missionari, liturgici… nei quali i giovani vivano un’esperienza positiva di formazione, di accompagnamento personale, di condivisione e d’impegno per gli altri;

  • proposte di spiritualità e servizio gratuito verso i più bisognosi, che aiutino a maturare gli atteggiamenti vocazionali basilari: l’interiorità e il senso di Dio, la gratuità e il servizio generoso, ecc.;

  • la presenza sistematica del tema vocazionale negli itinerari di evangelizzazione e di educazione alla fede, nei quali si presentino ai giovani i diversi cammini vocazionali nella società e nella Chiesa: presentazione di testimoni ed esperienze vocazionali, incontri, giornate o settimane vocazionali …;

  • una pastorale familiare che promuova la cultura vocazionale nelle famiglie e le aiuti ad accompagnare e orientare i loro figli nella scelta di vita.

Il soggetto responsabile di questa tappa è ogni comunità salesiana ed educativa. Bisogna dunque rinnovare in tutti i confratelli e comunità la sensibilità vocazionale, in modo che l’ottica e la preoccupazione vocazionale non siano qualcosa di speciale per tempi straordinari, ma un indirizzo costante. L’incaricato della pastorale giovanile e la sua équipe, tanto a livello locale come ispettoriale, devono essere i principali promotori di questa coscienza e coinvolgimento di tutti.

 

 

    1. L’orientamento vocazionale specifico.

 

Il secondo momento riguarda la cura delle vocazioni apostoliche all’interno del cammino di educazione alla fede (cf. Reg. 9).

Ha come obiettivo quello di offrire agli adolescenti e giovani, che seguono il cammino di educazione alla fede e presentano segni vocazionali, esperienze, proposte ed un accompagnamento che li aiuti a chiarire le motivazioni, ad approfondire gli atteggiamenti ed a maturare un’opzione di vita cristiana laicale, religiosa o sacerdotale nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana14.

Questa tappa suppone i seguenti interventi:

  • un itinerario di educazione alla fede sistematico, nel quale si curi in modo speciale la formazione umana e cristiana, l’educazione alla preghiera, ai sacramenti e all’impegno di servizio per gli altri, l’elaborazione di un piano di vita concreto e semplice;

  • momenti specifici di approfondimento della vita cristiana come vocazione e delle diverse vocazioni nella società e nella Chiesa: incontri vocazionali, campi estivi vocazionali, esercizi spirituali, gruppi di ricerca vocazionale con un programma specifico, ecc.;

  • contatto con testimoni e comunità significative delle diverse vocazioni di speciale consacrazione nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana;

  • esperienze d’impegno e di collaborazione nella missione apostolica salesiana nell’area del disagio, delle missioni, del volontariato, ecc., assicurando un’opportuna riflessione, verifica ed accompagnamento sistematico;

  • proposte vocazionali personalizzate attraverso un accompagnamento e direzione spirituale che aiuti i giovani ad approfondire le loro motivazioni e ad elaborare un loro piano di vita;

  • momenti di preghiera per le vocazioni apostoliche nella Chiesa, nei quali si coinvolgano con la comunità salesiana e la comunità educativa anche gli stessi giovani e le loro famiglie;

  • ambienti o comunità di riferimento vocazionale: per esempio, comunità salesiane di accoglienza dove i giovani possano condividere la vita e la missione salesiana per un certo tempo; o anche una comunità specifica, come una scuola apostolica o un pre-aspirantado, animata da una comunità salesiana, nella quale gli adolescenti e giovani sono accompagnati con speciale cura nel loro itinerario di formazione umana e di educazione alla fede;

  • un’adeguata pastorale familiare, in particolare per quei genitori che hanno i loro figli o figlie impegnati nel cammino di fede e in situazione di discernimento vocazionale.

Soggetto responsabile sono ancora le comunità salesiane e le comunità educative pastorali, animate dall’équipe ispettoriale e locale di pastorale giovanile. In questa tappa è importante l’impegno degli incaricati vocazionali ispettoriali e locali i quali, mediante sussidi, incontri e visite, accompagnano e stimolano le comunità, coordinano e animano le iniziative ispettoriali di pastorale vocazionale. È importante coinvolgere in questa tappa i Centri di Spiritualità dell’Ispettoria; così come fare anche attenzione ai giovani animatori, volontari, collaboratori, poiché sovente l’opzione vocazionale si realizza a queste età.

Al termine di questo secondo momento del cammino di orientamento vocazionale, le vie si differenziano. Per quelli che si indirizzano alla vocazione religiosa salesiana c’è la proposta dell’Aspirantato. Per coloro che si orientano verso altre forme di vocazione cristiana, laicale, consacrata o sacerdotale, si devono offrire cammini specifici di maturazione vocazionale; tra questi è importante promuovere iniziative per accompagnare coloro che si orientano alla vocazione del matrimonio cristiano.

 

 

4.3. La proposta e il discernimento della vocazione religiosa salesiana: l’Aspirantato.

 

Per i giovani che alla fine della tappa anteriore hanno manifestato un orientamento abbastanza maturo per la vita religiosa salesiana si offre un tempo specifico di approfondimento, di accompagnamento e di esperienza della vita e missione salesiana per verificare e maturare quest’orientamento iniziale.

L’obiettivo, dunque, di questo terzo momento del cammino vocazionale è di approfondire le motivazioni e discernere i segni di vocazione religiosa salesiana e sviluppare l’idoneità umana e cristiana verso una prima opzione vocazionale salesiana chiara e responsabile15. Questa tappa specifica nei Regolamenti Generali è denominata “Aspirantato”.16

Esistono diverse forme di aspirantato: una comunità a sé stante, come avviene in parecchie Ispettorie, o piccoli gruppi di “aspiranti” che vivono insieme con dei Salesiani, come avviene nella “comunità proposta” o nel “volontariato vocazionale”. Ogni Ispettoria deve scegliere la forma o le forme più convenienti, secondo la situazione dei giovani, per il raggiungimento degli obiettivi proposti.

L’esperienza vocazionale dell’aspirantato richiede i seguenti elementi:

  • l’approfondimento della formazione umana e cristiana dell’aspirante, per garantire in lui gli atteggiamenti e le condizioni fondamentali per un’opzione vocazionale matura e responsabile, aiutandolo ad appropriarsi di una fede sempre più personalizzata e fondata su una relazione con il Signore che si esprime nella preghiera e nella frequenza dei sacramenti, a formare la propria coscienza, a sviluppare una capacità di leadership e di protagonismo, ad attingere un livello culturale adeguato per ciò che riguarda il metodo di studio, il possesso della lingua, l’abitudine di leggere libri, lo sviluppo dei suoi doni culturali ed artistici, la pratica delle buone maniere;

  • un accompagnamento vocazionale specifico e sistematico, che aiuti il candidato a conoscere se stesso, a discernere la propria opzione vocazionale, ad elaborare il proprio progetto personale di vita, a personalizzare le esperienze offerte;

  • una conoscenza seria di Don Bosco e una esperienza della vita e missione salesiana in contatto diretto con una comunità salesiana e con l’Ispettoria, offrendo la possibilità di trovarsi per un periodo prolungato o di quando in quando nell’ambiente aperto e familiare della comunità locale e di avere rapporti di amicizia con i Salesiani, sviluppando la capacità di vivere in gruppo con altri candidati, venendo in contatto diretto con le due forme della vocazione salesiana, quella del presbitero e quella del coadiutore;

  • il contatto con la famiglia del candidato da parte dei Salesiani, aiutandola ad assumere positivamente l’opzione vocazionale del figlio, e venendo a conoscenza dell’ambiente familiare e sociale in cui il giovane è cresciuto.

I soggetti responsabili di questa tappa sono l’incaricato vocazionale ispettoriale e la sua équipe, insieme con le comunità degli aspirantati o comunità-proposta, in collegamento con la commissione ispettoriale per la formazione e in modo particolare con i responsabili del “pre-noviziato”.

L’Aspirantato è il punto di raccordo tra la pastorale giovanile e il cammino formativo. A livello ispettoriale e regionale è necessario un confronto tra i delegati ispettoriali della pastorale giovanile e della formazione, gli animatori vocazionali, gli incaricati degli aspirantati e gli incaricati dei prenovizi, sui criteri di scelta dei candidati per l’inizio dell’esperienza di aspirantato, su come avviene l’orientamento, l’accompagnamento e il discernimento vocazionale, per assicurare che i giovani aspiranti possano realizzare un’opzione sufficientemente matura per la vita religiosa salesiana prima di iniziare il prenoviziato.17

 

 

  1. Alcuni suggerimenti concreti

 

Concludo con alcuni suggerimenti concreti per suscitare nelle Ispettorie un profondo rinnovamento del loro impegno per la pastorale vocazionale.

  • Promuovere nelle Ispettorie una mobilitazione generale per le vocazioni.

Gli orientamenti sono abbondanti, chiari e normalmente accettati dalle comunità e dai confratelli, ma sovente non si riesce a tradurli in pratica. Non basta che alcuni confratelli e comunità s’impegnino con entusiasmo nell’animazione vocazionale, se la maggior parte dei confratelli non condivide questa stessa preoccupazione ed entusiasmo. Urge, dunque, interessare, coinvolgere e mobilitare il maggior numero possibile di confratelli e di comunità, di laici collaboratori, di genitori e di giovani nell’animazione, promozione ed accompagnamento vocazionale; creare nell’Ispettoria un ampio movimento di preghiera per le vocazioni, che coinvolga sempre più persone; ravvivare l’entusiasmo per la propria vocazione, in modo che divenga una testimonianza visibile, gioiosa edattraente; promuovere momenti di condivisione della propria vita e missione con i giovani, ecc.

 

  • Dare priorità all’animazione vocazionale a livello locale.

Mentre l’animazione vocazionale a livello ispettoriale appare in generale consistente, strutturata ed abbastanza organica, a livello locale sembra piuttosto debole. Per questo è necessario elaborare o rivedere il piano di animazione vocazionale locale e verificarlo con frequenza attraverso lo “scrutinium vocationis”, individuare uno o più confratelli cui affidare il ruolo di animatori vocazionali locali in stretta collaborazione con il Direttore, sostenere e accompagnare le comunità locali attraverso una maggiore presenza dell’animatore vocazionale ispettoriale.

 

  • Dedicare e qualificare confratelli per l’accompagnamento dei giovani.

Tutti siamo convinti dell’importanza dell’accompagnamento, ma le urgenze immediate ci impediscono sovente di offrire ai giovani questo contributo essenziale. Per questo, l’Ispettoria deve dedicare e qualificare confratelli per l’accompagnamento vocazionale e, allo stesso tempo, rivalutare alcuni elementi della tradizione pedagogica salesiana strettamente uniti ad esso, come gli interventi sull’ambiente educativo (“buona notte”, conferenze, campagne vocazionali, ecc.), l’animazione dei gruppi formativi, il dialogo personale spontaneo, il ministero della confessione, ecc.

 

  • Individuare in ogni Ispettoria alcune comunità disponibili ad accogliere ed accompagnare in modo particolare i giovani in cammino di discernimento vocazionale, offrendo loro la possibilità di condividere momenti della propria vita: festa, amicizia, mensa, preghiera, progetti, impegno missionario…18

 

  • Definire e curare con particolare attenzione la tappa dell’Aspirantato, secondo le indicazioni proposte.19

1 F. Cereda – A. Domenech, Lettera ai Delegati ispettoriali di pastorale giovanile e di formazione sulla collaborazione tra animazione vocazionale e formazione iniziale. Roma, 29 aprile 2006.

2 A. Domenech, La Pastorale Giovanile Salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Roma 2000, pp. 38-39.

3 Cf. Cost. 28 e 37.

4 Cf. Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXX Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, 8 settembre 1992

5 Cf. J. Vecchi, Pastorale giovanile e orientamento vocazionale, in Seminarium 2000 n. 1, pag. 67-80. J. Vecchi, Ecco il tempo favorevole. Lettera del Rettor Maggiore, in ACG 373, pp. 3-45. A. Domenech, Una rinnovata pastorale vocazionale. Orientamenti e direttive, in ACG 364, pp. 40-53.

6 J. Vecchi, Ibidem, p. 36.

7 Cf. Reg. 9.

8 Cf. CG25, 46.

9 F. Cereda, La fragilità vocazionale. Avvio alla riflessione e proposte di intervento, in ACG 385, 2004, pp. 34-53; in particolare pp. 39-47.

10 Cf. Cost. 109.

11 Cf. J. Vecchi, Ecco il tempo favorevole, in ACG 373, p. 41.

12 F. Cereda - A. Domenech, Lettera ai Delegati ispettoriali di pastorale giovanile e di formazione sulla collaborazione tra animazione vocazionale e formazione iniziale. Roma, 29 aprile 2006, pp. 3 e 4.

13 Cf. CG21, 110.

14 Cf. Reg. 16: “I centri di orientamento vocazionale accolgono ed accompagnano i giovani che si sentono chiamati ad un impegno nella Chiesa e nella Congregazione. Questo servizio può essere svolto anche organizzando incontri locali o regionali, istituendo gruppi specifici o inserendo i giovani in qualche nostra comunità”.

15 Cf. Formazione dei Salesiani di Don Bosco (“Ratio”), 330.

16 “L’aspirantato è un centro di orientamento vocazionale salesiano. Mantenendosi aperto all’ambiente e in contatto con le famiglie, aiuta gli adolescenti e i giovani che manifestano attitudini alla vita religiosa e al sacerdozio a conoscere la propria vocazione apostolica e a corrispondervi” (Reg. 17). Cf. anche ACG 385, pp. 44-45.

17 F. Cereda - A. Domenech, Lettera ai Delegati ispettoriali di pastorale giovanile e di formazione sulla collaborazione tra animazione vocazionale e formazione iniziale. Roma, 29 aprile 2006, pp. 4-5.

18 Cf. CG 25, 48.

19 Cf. n. 4.3 anteriore: terza tappa del cammino vocazionale. Cf. F. CEREDA - A. DOMENECH, Lettera ai Delegati ispettoriali di pastorale giovanile e di formazione sulla collaborazione tra animazione vocazionale e formazione iniziale. Roma, 29 aprile 2006, pp. 3 e 4.   

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