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Educazione

 

e Diritti umani

 

Carola Carazzone

 

 

 

Il rilancio dell’ “onesto cittadino” e del “buon cristiano”

 

In un mondo profondamente cambiato rispetto a quello dell’ottocento, operare la carità secondo criteri angusti, locali, pragmatici, dimenticando le più ampie dimensioni del bene comune, a raggio nazionale e mondiale, sarebbe una grave lacuna di ordine sociologico ed anche teologico. Concepire la carità solo come elemosina, aiuto d’emergenza, significa rischiare di muoversi nell’ambito di un “falso samaritanesimo”.
Ci si impone pertanto una riflessione profonda, innanzitutto a livello speculativo. Essa deve estendere la sua considerazione a tutti i contenuti relativi al tema della promozione umana, giovanile, popolare, avendo, al contempo, attenzione alle diverse qualificate considerazioni filosofico-antropologiche, teologiche, scientifiche, storiche, metodologiche pertinenti. Questa riflessione si deve poi concretizzare sul piano della esperienza e della riflessione operativa dei singoli e delle comunità.
Dovremo procedere nella direzione di una riconferma aggiornata della “scelta socio-politica-educativa” di Don Bosco. Questo non significa promuovere un attivismo ideologico, legato a particolari scelte politiche di partito, ma formare ad una sensibilità sociale e politica, che porta comunque ad investire la propria vita per il bene della comunità sociale, impegnando la vita come missione, con un riferimento costante agli inalienabili valori umani e cristiani. Detto in altri termini, la riconsiderazione della qualità sociale dell’educazione dovrebbe incentivare la creazione di esplicite esperienze di impegno sociale nel senso più ampio.

 

(dai contenuti fondamentali della Strenna del Rettor Maggiore per il 2013)

 

 

Sono moltissimi i punti di contatto, di sinergia e di reciprocità vitale tra Sistema Preventivo e promozione e protezione dei diritti umani.[1]
In questa sede vorrei usare la prospettiva dei diritti umani – e in particolare dell’educazione sui, attraverso e per i diritti umani – al fine di offrire qualche spunto specifico di riflessione, discussione e magari applicazione su una delle direttrici fondamentali della Strenna 2013 per approfondire e attualizzare il Sistema Preventivo: “il rilancio dell’onesto cittadino e del buon cristiano”.
In particolare, spero di poter contribuire con qualche provocazione su un tema tanto avvincente quanto attuale: l’educazione sui, attraverso e per i diritti umani come uno degli strumenti oggi più attuali ed incisivi di Pastorale Giovanile.
Che cosa significa per la famiglia salesiana oggi – in un contesto sociale, economico, culturale, politico, religioso profondamente diverso rispetto ai tempi di Don Bosco – formare onesti cittadini?
Se la sfida per noi oggi – ed è una sfida che riguarda tutte le opere salesiane: scuole, oratori, parrocchie, non certo solo le opere che si occupano di emarginazione – è educare i giovani ad una partecipazione attiva, libera e significativa, alla solidarietà, alla responsabilità e all’impegno individuale e sociale per la dignità della persona umana, la giustizia, lo sviluppo umano, la costruzione di un mondo – possibile – più giusto, più equo e più salubre; se la sfida per noi oggi è educare i giovani a farsi soggetti attivi di cittadinanza responsabile, una cittadinanza che non è più ius soli o ius sanguinis, ma universale, l’educazione ai diritti umani – e, in caso, quale educazione ai diritti umani – può essere una risposta efficace?
L’educazione ai diritti umani può costituire una risposta efficace al “dramma dell’umanità moderna, la frattura tra educazione e società, il divario tra scuola e cittadinanza” e ai due abissi che minacciano l’educazione oggi “da un canto, i dogmatismi, la militanza e il proselitismo; dall’altro, la tecnificazione pura, fredda e dura, cui seguono la scomparsa del senso, lo scoraggiamento e la demoralizzazione”?[2]
Se sì, quale tipo di educazione ai diritti umani può essere strumento di promozione di una pedagogia della libertà e della responsabilità capace di promuovere grandi cambiamenti sociali?
Intervengo allora brevemente in questa sede sul tema dell’educazione sui, attraverso e per i diritti umani come via privilegiata di attuazione della dimensione sociale del sistema preventivo e della formazione integrale oggi di buoni cristiani e onesti cittadini, provocando la vostra attenzione su due questioni in particolare:
1) quale tipo di educazione ai diritti umani;
2) come educare sui, attraverso e per i diritti umani.

 

Quale tipo di educazione ai diritti umani

 

Il diritto internazionale dei diritti umani è stato lento [3] nel riconoscere il diritto all’educazione ai diritti umani, come componente qualitativa e valoriale essenziale del diritto all’educazione (non mera istruzione), come diritto in sé e strumento di prevenzione irrinunciabile e realizzazione di tutti gli altri diritti umani.
Per molto tempo la prospettiva del movimento per i diritti umani è stata quasi esclusivamente una prospettiva giuridica e “punitiva”: denunciare le violazioni dopo che queste erano già state commesse.
Anche apprezzando gli sforzi dell’ultimo ventennio, finora troppe poche risorse sono state investite nella prevenzione, nell’educazione ai diritti umani, formale, non formale, informale. C’è dunque un dato meramente quantitativo da sottolineare, ma non basta: ci interessa la qualità, il quale educazione ai diritti umani.
Un’educazione che non andasse al di là della descrizione delle situazioni di ingiustizia mondiale e di violazione dei diritti umani, sarebbe inevitabilmente complice di questa ingiustizia.
L’educazione ai diritti umani non può limitarsi a far conoscere i diritti umani: deve essere una educazione non solo SUI ma anche PER i diritti umani, deve indurre all’impegno, alla solidarietà, all’azione.
L’educazione per i diritti umani, in una visione evolutiva e non statica di essi, non è – e non può essere – la rivelazione di una verità statica ed immutabile, ma un dialogo,[4] un confronto che, sulla base di principi e valori universali, dalla teoria generale ed astratta, viene attualizzato e contestualizzato nella realtà locale; un’educazione permanente e quotidiana alla cittadinanza attiva, alla responsabilità sociale, alla Politica, in grado di unire il descrittivo al prescrittivo, il sapere all’essere, e di integrare trasmissione del sapere e formazione della personalità.
Su questi fondamenti, essa comprende almeno tre dimensioni:
- una dimensione cognitiva (conoscere, pensare criticamente, concettualizzare, giudicare) di conoscenza dei propri diritti, doveri e valori sottostanti;
- una dimensione affettiva (provare, fare esperienza, empatia) di interiorizzazione di quei valori e diritti;
- una dimensione volitiva comportamentale attiva (compiere scelte e azioni, mettere in atto comportamenti orientati) di pratica e difesa dei propri diritti e di quelli degli altri.

 

Perché educazione sui, attraverso e per i diritti umani

 

I diritti umani non si insegnano dall’alto verso il basso così come non si impongono. Ai diritti umani ci si educa (dal latino e -ducere), i diritti umani si trasmettono e si apprendono, se in queste parole consideriamo ci sia uno spazio per il confronto reciproco, il dialogo e la rielaborazione personale.
Tutti possono insegnare i diritti umani e tutti possono imparare i diritti umani. L’educazione ai diritti umani è un’educazione a tutti i livelli e in tutti i contesti sociali. Anche grazie al grande impulso dato dal Rettor Maggiore con la Strenna 2008, la famiglia salesiana sta realizzando, in tutti i continenti, delle esperienze splendide di educazione partecipativa per i diritti umani, con gli strumenti pedagogici assio-pratici caratteristici del nostro carisma, capaci di arrivare al cuore e alla mente del ragazzo, alternando approfondimenti teorici e esperienze pratiche, utilizzando teatro, musica, sport, giochi di ruolo, concorsi artistici, discussione di film, nuove tecnologie, forum, blog, chat, percorsi di peer to peer education, partecipazione, volontariato.
Tutti, bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, possono essere educati al valore etico del diritto e ai suoi effetti pratici sul vivere sociale. I ragazzi stessi possono divenire, a loro volta, educatori ai diritti umani e loro promotori.
L’educazione ai diritti umani in passato è stata (e talvolta ancora oggi è) intesa come educazione civica – conoscenza delle istituzioni politiche e della loro storia – a scuola. Tanti studi hanno dimostrato che tale prospettiva è estremamente limitata e limitante. I diritti umani non sono una mera materia giuridica o filosofica, ma una materia interdisciplinare che dovrebbe essere parte integrante della formazione e dell’aggiornamento degli insegnanti, affinché possa essere rielaborata e trasmessa, in un approccio multidisciplinare e trasversale (mainstreaming), all’interno di tutte le materie, e anche attraverso l’educazione non formale e informale.

 

La Dichiarazione sull’educazione e formazione ai diritti umani, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2011 dopo un decennio di gestazione e tante resistenze, non specifica soltanto cosa ognuno dovrebbe imparare SUI diritti umani, ma anche come dovrebbe imparare – cioè ATTRAVERSO i diritti umani -, che significa imparare ed insegnare in un modo che rispetti tutte le libertà e i diritti fondamentali civili, culturali, economici, politici e sociali sia degli educatori sia di coloro che apprendono.
L’ambiente educativo è fondamentale e deve essere coerente con il rispetto, la promozione, la protezione e la piena realizzazione dei principi e dei valori che si proclamano. In questo Don Bosco è stato maestro per qualunque educatore, ben al di fuori del nostro ambito salesiano.
In un’epoca di regolamenti, di molti livelli di autorità, di punizioni, di profonde discriminazioni ed esclusione, Don Bosco mise in evidenza la spontaneità, la familiarità, l’amorevolezza, la prevenzione, la partecipazione attiva e significativa dell’educando nella relazione con l’educatore e l’ambiente educativo.
È il clima umano, lo spirito, l’ambiente che si respira nell’opera salesiana e che costituisce uno degli elementi essenziali del Sistema Preventivo di Don Bosco, quello che lo rende valido in tutti i contesti culturali e religiosi, come dimostra una esperienza consolidata in Asia e Africa, dove la maggioranza dei nostri studenti, genitori e collaboratori non sono cristiani, ma trovano nella scuola salesiana un’atmosfera familiare di rispetto, di dignità, di condivisione, di solidarietà che li fa sentire a loro agio, a casa.
Concretamente però l’esperienza di Don Bosco si è attuata in un sistema «istituzionale» chiuso, separato, apolitico, autonomo dove tutto si svolgeva all’interno di un preciso spazio educativo autosufficiente, dove i maestri ufficialmente riconosciuti erano Don Bosco e i suoi “figli” e dove vigeva un’unica e semplice cultura: quella cattolica della classe popolare, la cui unica aspirazione era il provvedersi di sufficienti mezzi di vita terrena, in attesa del premio celeste di tale vita.[5]

L’educare ATTRAVERSO i diritti umani oggi ci offre nuove opportunità di valutazione del nostro ambiente educativo, nuove possibilità di proposta di partecipazione attiva e significativa del ragazzo,[6] di impegno individuale e sociale e nuove frontiere di proiezione sociale e di collaborazione con altri attori significativi per il cambiamento delle strutture e della società.

Oggi infine educare significa insegnare alla persona ad auto-educarsi senza sosta in un ambiente culturale fluido ed in una società in costante evoluzione.
Di qui la necessità di quella che si definisce educazione permanente, di una proposta socio-politica–educativa a cui i diritti umani offrono una risposta laica, dialogica, universale ed incisiva: i diritti umani sono in grado di traghettare l’etica umana universale dentro la Politica.

Attraverso un’educazione PER i diritti umani, si educa ad impegnarsi per le cause e le questioni che rileveranno giorno dopo giorno nella vita quotidiana sia a livello locale sia a livello internazionale.
Si educa PER i diritti umani per accrescere le capacità della persona, del cittadino, del professionista di esercitare e godere dei propri diritti civili, culturali, economici, politici e sociali e di rispettare e promuovere quelli degli altri.[7]
Troppo spesso l’educazione oggi è un’educazione di mercato, al servizio del mantenimento di uno status quo in un mondo profondamente iniquo, violento, insalubre.
L’educazione PER i diritti umani ci offre opportunità concrete e universali di educazione umanizzante e di pastorale dell’impegno, di proposta educativa permanente e universale, anticonformista e alteroculturale, per una cultura di giustizia, di solidarietà, di cambiamento degli stili di vita e delle strutture. Sono opportunità e frontiere di grande cambiamento sociale che pur nascendo dall’opzione preferenziale con i più poveri, riguardano tutte le opere salesiane e non certamente solo le opere della marginalità.

É in questa prospettiva che l’educazione sui, attraverso e per i diritti umani come educazione permanente, capace di muovere il ragazzo e poi l’adulto all’impegno individuale e sociale, alla responsabilità comune differenziata per la dignità di qualunque persona, la giustizia sociale e uno sviluppo umano che ormai sappiamo possibile, assume una rilevanza irrinunciabile per la famiglia salesiana.
Oggi sappiamo che i diritti umani non sono un futile orpello che i Paesi poveri non possono permettersi né un premio per aver raggiunto un certo livello di sviluppo economico, ma un mezzo per il raggiungimento di uno sviluppo davvero umano.
Oggi sappiamo che godere del diritto all’alimentazione adeguata non significa che oggi, domani e dopodomani posso mangiare perché qualcuno mi ha elemosinato gli alimenti necessari alla sopravvivenza, ma essere liberi dalla fame e rivendicare, individualmente e collettivamente, il diritto a tutte le politiche, le strategie e le azioni necessarie a rimuovere le cause profonde che portano all’indigenza. Oggi sappiamo che la fame e la povertà sono questioni di giustizia e di Politica, non accidenti della storia. Oggi sappiamo che le cause della violenza, del sottosviluppo, della distruzione dell’ambiente non sono ineluttabili e che le massicce violazioni della dignità e dei diritti fondamentali della persona e dei popoli non sono causate da mere responsabilità morali o religiose del singolo, ma che ci sono condizionamenti e determinismi sociali di indole economica, culturale, politica. Allo stesso modo oggi sappiamo che è possibile cambiare le società mediante uno sforzo umano accomunato.
Solo arrivando al cuore dei giovani con un’educazione per i diritti umani che scardini rassegnazione e assuefazione, con un’educazione alla cittadinanza attiva, che ribalti l’angusto concetto di cittadinanza anagrafica e/o nazionale nel nome di una cittadinanza planetaria, con un’educazione socio politica che porti i diritti umani – e non il profitto, il mercato, la mediaticità – al centro della Politica avremo un mondo più giusto, più equo, più salubre.
A questa causa la Famiglia Salesiana, che ogni giorno educa 15 milioni di ragazzi ed è la agenzia educativa forse più rilevante a livello mondiale, può dare un contributo enormemente significativo.

 



[1]    In merito si vedano in particolare la Strenna del Rettor Maggiore per il 2008 e gli “Atti del Congresso internazionale su Sistema Preventivo e diritti umani”, Roma, 2-6 gennaio 2009.

[2]    Si veda P. Pascual Chàvez Villanueva, Educazione e cittadinanza. Lectio Magistralis per la Laurea Honoris Causa, Genova, 23 aprile 2007.

[3]    Si è soliti far partire il lungo percorso che ha portato all’adozione, il 19 dicembre 2011, da parte dell’Assemblea Generale della dichiarazione sull’educazione e formazione ai diritti umani dal riconoscimento implicito nell’art.26, comma 2 della Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948. Vanno poi citati in particolare l’art. 29 della Convenzione di New York del 1989 e la Conferenza Mondiale di Vienna del 1993, in base a cui il diritto-dovere di educazione ai diritti umani ha trovato un riconoscimento anche in termini programmatici e di responsabilità anche grazie al lavoro del Comitato ONU per i diritti economici, sociali e culturali a partire dall’adozione del Commento Generale n.13, 8 dicembre 1999, E/C.12/1999/10 e del Comitato ONU per i diritti dei bambini a partire dall’adozione del Commento Generale n.1, 17 aprile 2001, CRC/GC/2001/1.

[4]    Sul dialogo e la cooperazione interreligiosi basati sui diritti umani si veda anche l’appello a tutte le comunità salesiane ad unirsi alla Rete Globale delle Religioni per l’Infanzia (www.gnrc.net) in occasione della Giornata Mondiale di Preghiera e Azione per i Bambini, le Bambine e i Giovani del mondo (www.dayofprayerandaction.org) che il Rettor Maggiore che ha promosso ogni anno il 20 novembre dal 2009.

[5]    Si veda P. Pascual Chàvez Villanueva, Educazione e cittadinanza. Lectio Magistralis per la Laurea Honoris Causa, Genova, 23 aprile 2007.

[6]    In merito si veda Comitato ONU sui diritti dei bambini, Commento Generale n.12, Il diritto del fanciullo di essere ascoltato.

[7]    Si veda Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale [sul rapporto del Terzo Comitato (A/66/457)], 89a plenaria 19 dicembre 2011, Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani, art.2: “L'educazione e la formazione ai diritti umani comprende tutte le attività di educazione, formazione, informazione, coscientizzazione e apprendimento intese a promuovere l'universale rispetto e osservanza di tutti i diritti umani e libertà fondamentali e quindi a contribuire, tra l'altro, alla prevenzione delle violazioni e degli abusi dei diritti umani fornendo alle persone conoscenza, abilità e comprensione e sviluppando le loro attitudini e i loro comportamenti, per renderle effettivamente capaci di contribuire alla costruzione e alla promozione di una cultura universale dei diritti umani.

      2. L'educazione e la formazione ai diritti umani comprende l'educazione:
a) sui diritti umani, che comprende l'acquisizione della conoscenza e della comprensione delle norme e dei principi dei diritti umani, i valori che li sottendono e i meccanismi per la loro protezione;
b) attraverso i diritti umani, che comprende un apprendimento e un insegnamento tali da rispettare i diritti sia degli educatori sia dei discenti;
c) per i diritti umani, che comprende la messa in grado effettiva delle persone di godere ed esercitare i propri diritti e di rispettare e promuovere i diritti degli altri”.

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