cf "Ritratto di un giovane cristiano"

L'evento di Gesù e la confessione di fede dei suoi discepoli ci hanno aiutato a penetrare un po' nel mistero di Dio e dell'uomo: nel volto dell'uomo, riportato al suo splendore originale, Gesù ci ha rivelato chi è Dio per l'uomo e chi è l'uomo nel progetto di Dio.
Restituiti a noi stessi, consapevoli della nostra insperata grandezza, ci chiediamo: come dobbiamo sognarci e vivere, per essere uomini e donne secondo il progetto di Dio?
Purtroppo ricominciano i problemi. Non sono di coerenza tra il sogno e la realtà. Sono più seri e più gravi, perché riguardano proprio il nostro sogno. Gesù è il nostro sogno diventato realtà. La sua proposta non risolve però la domanda una volta per sempre; non ci dispensa certo dal cercare e dal maturare assieme, ogni giorno, la nostra risposta.
Fantasia e impegno di studio non ci mancano. Le parole, però, non bastano proprio. Sono preziose solo per organizzare e rendere comunicabili eventi che non sono parole, ma "vissuto".
Per disegnare un ritratto di giovane cristiano ho bisogno di storie vissute: devo narrare la vita.
Quale storia raccontare?
Ne abbiamo molte a disposizione: quella di Pietro, di Ireneo, di Caterina da Siena, di Ignazio di Lojola, di Giovanni Bosco...; quella di Carlo, di Franco, di Francesca..., la mia e la tua storia. Sono davvero troppe, per raccontarle tutte. E sono troppo diverse per sceglierne qualcuna, con la pretesa di restare fuori dal conflitto delle interpretazioni.
Per stare nel sicuro, propongo di contemplare Maria. Hanno fatto così sempre i cristiani, convinti che davvero la giovane donna di Nazareth è colei che, dopo Gesù, ha penetrato di più il mistero di Dio. Ci è vicina: come madre e come figura del cristiano.
Per raccontare la storia di Maria ho scelto una fonte sicura: la testimonianza dei vangeli.
Nel lungo cammino della fede ecclesiale sono state scritte tante cose su Maria. Alcune sono molto belle; le sentiamo vere e attuali anche oggi. Altre invece risentono eccessivamente della passione degli autori e della cultura che dominava ai loro tempi.
I vangeli vanno all'essenziale, dicendo quello che più conta. La selezione è garantita: l'ha operata la comunità apostolica, animata dallo Spirito di Gesù. Il resto, quello che non raccontano di lei, sembra meno rilevante. Per questo lo coprono di un silenzio rispettoso, quasi per affidarlo alla fantasia e all'amore dei cristiani.

La coscienza della "presenza di Dio"

Il Magnificat è una grande preghiera ecclesiale di riconoscimento e di ringraziamento. Luca la pone sulla bocca di Maria, perché era certo, sulla base delle fonti di cui disponeva, che esprimeva l'esperienza di Maria. Il Magnificat è perciò il vero canto di Maria, la testimonianza della sua esistenza credente. Modello di ogni preghiera cristiana, in Maria è "vero" in modo privilegiato.
Leggiamo assieme qualche passaggio:
"Grande è il Signore: lo voglio lodare.
Dio è mio salvatore: sono piena di gioia.
Ha guardato a me, alla sua povera serva:
tutti, d'ora in poi, mi diranno beata.
Dio è potente:
ha fatto in me cose grandi [...].
Ha dato prova della sua potenza,
ha distrutto i superbi e i loro progetti.
Ha rovesciato dal trono i potenti,
ha rialzato da terra gli oppressi.
Ha colmato i poveri di beni,
ha rimandato i ricchi a mani vuote" (Lc 1, 46-55).
Nel Magnificat Maria celebra la novità insperata: Dio si è fatto vicino, solidale con il suo popolo. È il Dio fedele: colui che fa alleanza con gli uomini e resta fedele al suo patto.
Maria si sente immersa nell'amore potente di Dio. Quando dice a sé e agli altri chi lei è nel progetto di Dio, grida forte questa certezza: la potenza di Dio e la sua presenza sono il suo volto più vero e solenne. Per questo, lei che si riconosce piccola, povera, umile serva, è davvero grande: tanto grande che tutti parleranno di lei.

La "presenza di Dio" resta mistero grande: la fede

Lo svelamento del mistero di Dio non è mai pieno. Non può essere "posseduto", come conosciamo e possediamo gli avvenimenti della nostra vita quotidiana.
Di fronte ai segni della "presenza di Dio" Maria resta colei che cerca nel buio e si gioca nella speranza:
- all'Annunciazione manifesta difficoltà e turbamento (Lc 1, 29 e 34);
- l'oracolo di Simeone scatena il suo stupore e la sua meraviglia (Lc 2, 33);
- la risposta di Gesù al tempio la lascia smarrita (Lc 2, 50).
Essa però pronuncia sempre una decisione piena, anche se sofferta: dice la sua fede nel mistero di Dio.
Davvero, vive nel presente come se vedesse l'invisibile: "possiede già le cose che spera e conosce già le cose che non vede" (Eb 11, 1).

Colei che "legge dentro"

In presenza di un mistero che supera la capacità di comprensione sapiente, Maria si immerge nella fede e ritorna, con attenzione penetrante, sugli avvenimenti:
- riflette sul messaggio dell'angelo (Lc 1, 29; 2, 33),
- conserva i ricordi e li rimedita nel proprio cuore (Lc 2, 19.51).
Legge dentro le vicende della sua vita quotidiana, alla ricerca del mistero di cui sono cariche. Maria "prega" i ricordi della sua storia, le cose meravigliose di cui la potenza di Dio l'ha riempita.
Questo modo di fare l'ha appreso nella grande scuola di fede e di vita del suo popolo. Pregare con i salmi, contemplare le Scritture, è proprio questo: riandare alla passato, per penetrarlo fino a quelle profondità nascoste dove gli avvenimenti brillano della mano di Dio.
Maria contempla la sua vita quotidiana e la fa diventare la sua preghiera continua e pervasiva.

Fedeltà nel silenzio fino alla croce

Difficoltà e incertezze non provocano la sospensione della propria decisione o il ritiro della propria disponibilità. La sua fedeltà corre oltre i fatti; supera i gesti e le parole.
È tessuta di presenza, di disponibilità piena, di silenzio accogliente e premuroso.
Maria riconosce la superiorità esigente della fede sulla maternità nella carne. Per questo, accoglie con pace la parola, dura per il cuore di ogni madre, del figlio "in missione": "Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 11, 27-28).
Ai piedi della croce Maria offre la sua fedeltà al progetto di Dio nel silenzio. Nel grande silenzio della croce Maria consegna il figlio suo alla morte violenta per la vita di tutti gli uomini e accetta di essere strappata al figlio che ha generato, per diventare la madre di tutti.

La passione per il Regno

La coscienza della misteriosa "presenza di Dio" nella sua vita, penetrata nel silenzio e testimoniata nella fede, diventa subito assunzione, piena e progressiva, della causa del figlio suo: diventa passione perché tutti gli uomini riconoscano chi è Dio e lo sperimentino come il Dio della vita.
Maria ha fatto pienamente sua la causa del figlio. La sua presenza è sempre passione premurosa perché tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
- Lo testimonia nel Magnificat,
- lo realizza nella visitazione,
- lo esprime quando a Cana sollecita il figlio a restituire gioia alla festa di nozze.
Nell'attenzione e nell'intervento arriva ai particolari piccoli, quelli che solo lo sguardo di donna e di madre sa cogliere (le nozze di Cana) e ritrova il coraggio fiero e solenne dei grandi profeti, quando difende nel nome di Dio, i diritti dei poveri e degli oppressi (il Magnificat).