Anticonformismo (?)

 

Essere anticonformisti bisogna. È l'imperativo. È la consegna.

In fondo è bello sentirsi totalmente diversi dagli altri, camminare controcorrente, essere additati come persone che sfidano l'opinione della gente: questa disprezzabile gente che si piega ad ogni norma e ad ogni messaggio pubblicitario e dice sempre di sì alla moda e si lascia mettere in fila come in un collegio di educande... Dà un senso di euforia e di compiacimenti il sapersi soli a pensarla in un certo modo, ad agire in un certo modo... È bello anche se non è sempre facile, dal momento che occorre continuamente autosuperarsi; e poi, per quanto ci si sforzi, magari per sbaglio e contro ogni volontà, si finisce sempre per trovarsi d'accordo con qualcuno nelle idee e nei comportamenti...

Sto parlando - ovviamente - dell'aspetto religioso. Per esempio. Uno, oggi, non si dà un tono se non ripete gli slogan in uso contro la Chiesa detta «ufficiale». Vien tagliato fuori dal giro se non si mostra avverso alla Chiesa chiamata «costantiniana». Nelle conversazioni impegnate deve adattarsi - con qualche parolaccia magari - alla ribellione contro il «cristianesimo sociologico», contro la pratica senza convinzione, contro la catechesi d'altri tempi, contro l'educazione ricevuta, contro i tabù, contro le inibizioni, contro tutto ciò che viene prima del Concilio - e un po' anche dopo... Deve decidersi a dichiarare la propria crisi di fede ed a rifiutare d'andare a Messa o di fare la Pasqua, se vuole distinguersi. E, se forma una famiglia, gli si impone il dovere di ignorare gli insegnamenti del Magistero della Chiesa al riguardo. Che diamine: non si può essere come tutti...

Non sto facendo del sarcasmo: sarebbe di cattivo gusto e non sarebbe rispettoso per le persone. Sto semplicemente rilevando - con sofferenza - che molti «clichés» anticonformistici di oggi sono semplicemente, spesso, un nuovo tipo di conformismo e hanno il torto di proporsi come «novità», mentre sono in ritardo di vent'anni o anche più. Ci si può atteggiare ad eroi e ad esseri solitari e perseguitati, quando si rifiuta la fede o la pratica religiosa; poi ci si guarda attorno e ci si accorge che si è legione: così fan tutte, mozartianamente; e ci si accorge che gli anticonformisti veri sono gli altri: quelli che si ostinano ad essere cristiani in un mondo che non lo è più - o almeno non mostra più di esserlo -, poiché in fondo al cuore chissà che cosa passa, e nessuno sa leggervi come in un libro aperto.

Pregherei di essere creduto. Non sto cedendo a nostalgie d'altri tempi. Non sto sognando «restaurazioni». Amo quanto altri le riforme, se rispettano l'originalità cristiana, che è sempre un po' ostica ed affascinante, e si svolgono nella fedeltà a coloro che ci hanno preceduto. Amo il dialogo col mondo, quando non significa abdicazione né intende imporre nulla con la forza...

Non sto neppure invitando ad una rivalsa anticonformistica, fosse pure di stampo cristiano. Il credente non è legato né alle «mode» né alle «antimode»: è chiamato ad essere se stesso nella situazione in cui vive; non si costruirà un'esistenza a sé per il gusto di opporsi ai fratelli; ma se la sua dipendenza dal Signore esige una diversificazione, accetterà anche la diversificazione...

Si troverà poi quasi solo? E sia. Dico: «e sia», ma son convinto che questa «identità» cristiana - fatta pure di consapevolezza del proprio peccato e del perdono ricevuto - costituisce un punto di riferimento e di attuazione insospettata per gli altri. Gli altri che devono avere anche la consolazione di potersi opporre al Cristianesimo, se desiderano e decidono...

Pensavo fin dall'inizio alla preghiera di Gesù: «Che essi siano nel mondo, ma non del mondo»; e all'altra parola di Paolo: «E non vogliate conformarvi a questo mondo». C'è proprio la parola conformismo: quello vero, per mettercene in guardia.

(Alessandro Maggiolini)