Il Figlio

del Dio vivente

 

Sembra ritornato di moda - in questi ultimi tempi -. il presentarci Gesù di Nazaret come un grande personaggio dell'antichità: un uomo di una profondità religiosa inarrivabile, un acutissimo osservatore della natura, una figura di poeta che svetta solitaria nella letteratura di ogni secolo e di ogni orizzonte, un penetrante conoscitore dell'animo umano, un consolatore dolcissimo delle nostre sofferenze... E più di recente: un modello di vita-per-gli-altri, una libertà contagiosa, un agitatore politico che giunge a morire per liberare da tutte le schiavitù i suoi fratelli...

Si parla di queste interpretazioni come di novità. Ma no. Son cose vecchie. Alla fine dell'Ottocento eran già quasi tutte elaborate. Basta avere la pazienza di rileggersi un poco la bibliografia razionalistica di quel periodo o anche di secoli antecedenti. La riduzione del mistero di Gesù a scala umana c'è già dal primo secolo dopo di Lui; o se la ritrova egli stesso attorno a sé: «È duro questo linguaggio: chi potrà comprenderlo?», dicono gli apostoli; «Si fa padrone anche del Sabato», affermano i farisei; «In nome di Dio, dicci se Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio», gli chiede Caifa. «Lo sono». «Ha bestemmiato: lo avete udito; di quali altre testimonianze abbiamo bisogno?»... Ad esser sincero, devo riconoscere che non mi toccano più di tanto le celebrazioni umane di Gesù. Come professore di filosofia, come esteta, come psicologo, come maestro di morale, egli non mi attrae granché.

E non sono sicuro d'averne bisogno, nonostante le tensioni e le aspirazioni che mi urgono dentro. L'affidarmi totalmente ad un uomo come me, mi dà l'impressione di cadere da un inferno ad un altro: dal mio inferno a quello del fratello. E come uomo politico - stiamo agli ultimi fascini interpretativi -, Gesù è morto lasciando intatta l'oppressione dell'Impero Romano: non ha scalfito immediatamente una struttura sociale, anche se ha dato l'avvio alla rivoluzione più travolgente e più costruttiva della storia.

Alla fine, mi rimane il problema: quest'uomo è Dio o no?

Ho bisogno di mistero per vivere; non di un «superman» da ammirare come nei fumetti. Un mistero che sia quello di Dio e che al tempo stesso si collochi nella trama umana e mi si metta accanto come un fratello. «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»; «Tu solo hai parole di vita eterna». Mi seduce questa prossimità dell'Infinito, questo Verbo che pone la sua tenda tra noi e vive una vita come la mia: con qualche tratto di superiorità e di miracolo anche - quanto basta per mostrare il segreto che reca dentro -, ma una vita come la mia.

Diversamente, il tempo della Chiesa diverrebbe una noiosa tornata accademica, una vuota celebrazione di un genio passato, come se ne fanno tante, dove dilaga la retorica. 
Mentre il ricordo cristiano è presenza.

(Alessandro Maggiolini)