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Crescere, educarsi,

maturare

Un percorso esistenziale

di Etty Hillesum

A cura di Giancarlo De Nicolò

 

«Una persona deve educarsi molto: già, ma a che cosa mi serve tutto questo se non ho l'amore?»

 

 

NB. Le citazioni che seguono sono riprese dal Diario (ora in edizione integrale) di Etty Hillesum e “montate” in un percorso di una certa logica.

Abbiamo fatto riferimento – all'interno del voluminoso Diario – alle parole: crescere/crescita; educare/educazione; maturità.

Per i tratti più tipicamente evidenti del “contenuto” di tale crescita e maturale, rimandiamo alla rubrica che stiamo via via costruendo, come contributo e in previsione del 70° anniversario della morte (1943, secondo la Croce Rossa presumibilmente il 30 novembre) ad Auschwitz.

 

 

EDUCAZIONE, UN COMPITO, IMPEGNO PERSONALE

 

Dalla teoria sull'educazione alla pratica (auto-) educativa

Sembrano piccolezze, ma passare dalla teoria sulla disciplina e l'autoeducazione alla pratica nella vita giornaliera costa il prezzo di una bella battaglia e di una buona autoeducazione. Per esempio, alla sera, prendere commiato dal giorno a un'ora decente e senza troppa reticenza, senza prima sfogliare per ore ogni tipo di libro o gironzolare in casa per pura ansia e insoddisfazione per i risultati della giornata. In passato mi accadeva tanto spesso. Allora aspettavo fino all'ultimo momento il miracolo, che avrebbe reso la mia giornata qualcosa di straordinario. Una sorta di post- scriptum che conteneva tutto quello che era mancato alla giornata. Adesso tutto questo non è più così grave, solo ogni tanto. In passato le transizioni erano molto più scioccanti in me: dal giorno alla notte, dal lavoro al non far niente, dalla solitudine alla compagnia di altre persone, tutto procedeva con grandi sussulti. Adesso invece ogni cosa si mescola più dolcemente con il resto, perché si è formato un ritmo interiore che è mio e solo mio.

Sembra forse esagerato, ma è così: c'è bisogno di una bella disciplina per andare a letto in orario, lasciando andare volontariamente il giorno. Ci si deve rendere conto di questo una buona volta, in modo che poi tutto proceda da sé, e la cosa entri a far parte del proprio ritmo di vita.

Una piccolezza come questa, per la quale si può anche impiegare la grande parola disciplina: di sera a volte mi viene una terribile voglia di un sandwich, non tanto per fame quanto per una sensazione di piacere (sic!), e pur sapendo che la mattina dopo mi sentirei molto meglio senza quel sandwich sullo stomaco. Eppure di sera mangio comunque un sandwich. È l'“istinto”, sì! Ma quella cosa è appena scesa lungo la mia gola che già me ne pento. Significa che “istinto” e “ragione” sono in disaccordo? In ogni caso: ieri sera non ho mangiato quel sandwich, anche se ne avevo molta voglia, e mi è costato un bel po' di autocontrollo. Tutto fa parte della formazione, del processo di arrivare-alla-forma di una persona, lo so per certo; quando si ha la forza per le piccole cose, la si ha anche per quelle grandi. E in futuro tutto procederà da sé, e le energie saranno state liberate per le cose che contano davvero, d'accordooo?

Allentare la presa spasmodica sulla giornata. Credo che molti stringano una parte della giornata in avidi/stretti artigli persino di notte. Ci dovrebbe essere un atto di cedimento e rilassamento ogni sera: lasciare andare il giorno, con tutto quello che contiene. E congedare tutto ciò che non si è riusciti a concludere a dovere in quella giornata, sapendo che arriverà un altro giorno. Si deve, per così dire, attraversare la notte con mani vuote e aperte, mani dalle quali si è lasciato andare volontariamente il giorno. E solo dopo si può davvero riposare. E in quelle mani riposate e vuote, che non hanno voluto trattenere nulla, e nelle quali non c'è più alcun desiderio, ognuno di noi, al risveglio, riceve un nuovo giorno.

Il mio nuovo giorno, tuttavia, non sembra a tratti appesantito da ciò che il giorno precedente ha lasciato in eredità? E non capita a volte che un nuovo giorno non riesca a svilupparsi perché mezzo sepolto sotto le macerie e i resti di quello venuto prima? Sono le otto di mattina. È la metà di giugno e io ho addosso uno spesso maglione invernale. E mi sento bene come non mai. Quel farabutto tra i farabutti sapeva benissimo quello che stava dicendo: Se non guarisce presto, non potrà più essere la mia segretaria e la mia fidanzata. In passato mi sarei insospettita di fronte a simili parole e avrei pensato: lo dice solo per ragioni terapeutiche. Adesso però sento che non si è trattato di ragioni terapeutiche, lui sapeva benissimo quali parole indirizzarmi, prendendo bene la mira, per colpirmi dritto al cuore.

 

E, tuttavia, qualche volta mi chiedo se non dovrei fare uno sforzo più deciso nella ricerca delle parole e della forma che diano espressione ai miei pensieri e ai miei sentimenti. In realtà in questo sono tanto indolente e caotica, e lo trovo ancora molto difficile. Continuo a godere troppo delle persone e delle cose. Forse dovrei già provare a catturarle in una forma fissa, con lacrime e sangue, come si dice. E ovviamente ho ancora paura del grande iato tra ciò che ho visto e vissuto e ciò che viene formato. Temo ancora quella via crucis e forse mi affido ancora troppo alla “Grazia”. Ma, oltre alla crescita organica, deve esserci anche il lavoro minuzioso, attivo e disciplinato. Un giorno di alcuni anni fa l'ho annotato su un pezzetto di carta: “La Grazia, nelle sue rare apparizioni, deve trovare una tecnica ben rodata». Una tecnica? Una forma? Davanti a tutto questo mi ritrovo a reagire impotente. Dove devo cercare il mio materiale? Aspettare soltanto? Ascoltare e avere buona volontà - questo in ogni caso.

 

Educare se stessi, in tutto

Fa parte della nostra cultura o formazione, o come la si voglia chiamare, il fatto che non si dia nessuna possibilità alle parole che ci vengono indirizzate di svanire nell'aria. Bisogna rispondere anche al più debole appello, quando ha senso e quando sembra necessario. Dovresti rispondere al meglio delle tue possibilità alle domande che ti vengono rivolte, con la risposta che casualmente sta maturando in te in quel momento. Credo che nello spazio si librino tante domande disperate, inevase, oscillanti dagli uni agli altri e che, se ciascuno - a suo modo e secondo le proprie capacità, cominciasse ad affrancarle da quella disperata ricerca, fornendo loro una risposta, una dimora, non ci sarebbe una tale terribile messe di domande senza un tetto. E non c'è legislazione sociale che possa rimediare a questa loro condizione di “senzatetto”…

Bisogna educare se stessi, in tutto.

Se le intuizioni che mi guadagno grazie alla mia frequentazione delle più nobili menti, mentre siedo a questa scrivania, non si applicano ai più piccoli dettagli della vita quotidiana, se qualcosa di quella grande consapevolezza dei valori umani non permea di sé il più debole dei miei respiri, la «vita spirituale”, o comunque deciderò di chiamarla un giorno in un momento più ispirato, non ha alcun significato. Perlomeno così lo avverto io... E per pensarla in questo modo non c'è bisogno di essere idealisti fervidi o annebbiati.

E anche di questo vorrei scrivere un giorno, con parole modeste e leggere, anche se ancora non so proprio come.

 

Assumere il compito della propria educazione

Essi mangiarono a sazietà, s'impigrirono, e s'attaccarono sempre più fortemente a questa solida terra. Il tutto in seguito a una fetta di pane imburrato con pomodoro, un'altra con melassa, e tre tazze di tè con vero zucchero.

Ho una tendenza all'ascesi, alla lotta contro fame e sete, freddo e caldo. Non so che romanticismo sia questo. Non appena incomincia a far veramente un po' freddo, vorrei solo infilarmi nel letto e non uscirne più.

Ieri sera ho detto a S. che tutti quei libri erano pericolosi per me, perlomeno certe volte. Che a forza di leggere diventavo così pigra e passiva e che allora non volevo far nient'altro che leggere ancora. Della sua risposta ricordo una parola precisa: «degeneranti N.

A volte faccio così fatica a costruire l'intelaiatura della mia giornata - alzarmi, lavarmi, far ginnastica, mettermi delle calze senza buchi, apparecchiare la tavola, in breve «orientarmi» nella vita quotidiana -, che non mi rimane quasi più energia per altre cose. E se allora mi alzo per tempo come un qualunque cittadino, sono fiera di aver operato chissà quale miracolo. Eppure, fintanto che la disciplina interiore non è a posto, quella esteriore rimane importantissima per me. Se io dormo un'ora di più alla mattina questo non significa che io abbia dormito bene, ma che non so affrontare la vita e che faccio sciopero.

Dentro di me c'è una melodia che a tratti vorrebbe tanto essere tradotta in parole. Ma per la mia repressione, mancanza di fiducia, pigrizia e non so che altro, rimane soffocata e nascosta. A volte mi svuota completamente. E poi mi colma di nuovo di una musica dolce e malinconica.

A volte vorrei rifugiarmi, con tutto quel che ho dentro, in un paio di parole. Ma non esistono ancora parole che mi vogliano ospitare. È proprio così. Io sto cercando un tetto che mi ripari ma dovrò costruirmi una casa, pietra su pietra. E così ognuno cerca una casa, un rifugio per sé. E io mi cerco sempre un paio di parole.

A volte mi sembra che ogni parola che vien detta, e ogni gesto che vien fatto, accrescano il grande equivoco. Allora vorrei sprofondarmi in un gran silenzio e vorrei anche imporre questo silenzio agli altri. Sì, a volte qualunque parola accresce i malintesi su questa terra troppo loquace.

Fa' ciò che la tua mano per caso si trova a fare e non pensare al poi. Quindi adesso si fa un letto, si portano le tazze in cucina e poi si vedrà. Tide riceve i girasoli odierni, bisogna esercitarsi su “La disgrazia di essere intelligente” (commedia di M. S. Griboedov), la mia ragazzina deve imparare un po' di pronuncia russa, e quello schizoide che supera le mie capacità di comprensione dev'essere studiato a fondo. Fa' ciò che la tua mano e il tuo spirito si trovano a fare, tuffati in ogni ora e non metterti subito a ruminare coi tuoi pensieri, le tue parole e le tue preoccupazioni sulle ore successive. Devi riprendere in mano la tua educazione.

 

Parlare della propria formazione

Se qualcuno lavora continuamente alla propria formazione e non si vergogna di parlarne con altri, sebbene a volte si tratti di cose del tutto infantili, sta aiutando anche gli altri nella loro formazione: questo in merito ai suoi progetti di castità e a tutto quello che lui ha detto sulla questione, e all'espressione del suo viso in quel momento. E la mia reazione a tutto ciò: sono abbastanza seria in queste cose?

 

A volte la forza fisica non è sufficiente per fronteggiare e sopportare la piena dei sentimenti e dei buoni propositi, e questo è il peggio che possa capitare. Devo ancora educare un po' me stessa a non opporre un'impotente resistenza a questo evento, cercando di forzare le cose a ogni costo, per esempio, volendo di colpo addentrarmi in un libro molto impegnativo. Adesso devo costringermi a lasciar andare tutto e avere il coraggio di restare sola con la mia debolezza, di essere giusto quel grumo di umanità stanca e non proprio ispirata che sono al momento, e niente più. Buona notte.

 

Una forza creatrice

Comincio a rendermi conto con sempre maggiore chiarezza che dentro di noi c'è una materia, o comunque la vogliamo chiamare, che conduce una sua vita e con la quale potremmo fare delle cose. Da quella forza posso creare tante vite che vengono educate solo dal mio essere. Non domino ancora quella materia; forse ho ancora troppo poca fiducia nella sua propria vita, nelle sue vite. Io stessa non posso creare altro che lo spazio in cui quelle vite possono svilupparsi e io stessa non ho altro da offrire che la mano che guiderà la penna al fine di delineare quelle vite con le loro intuizioni e le loro esperienze.

 

 

LE CARATTERISTICHE DELL'EDUCAZIONE

 

Un continuo processo di crescita

Sto lì distesa e sento di essere parte di un grande processo di crescita. Stanotte ho avuto d'un tratto la sensazione che il mio paesaggio interiore fosse come un vasto campo di grano che stava maturando. Di notte tutto questo suona molto semplice e familiare: in me ci sono campi di grano che crescono e maturano. Ma quando si cerca di traghettare tali parole oltre il confine della prima mattina fin nel cuore del giorno, esse appaiono inadeguate. Stanotte c'erano così tante cose che avrei voluto portare con me per fissarle in parole, su queste righine blu, ma so che non è così semplice. “Tutto è portare a termine e poi generare... e attendere con profonda umiltà e pazienza l'ora del parto di una nuova chiarezza”.

È già tanto riuscire a comprendere di esser parte di un grande processo di crescita, divenirne consapevoli. Credo che ancora per troppe persone la vita sia fatta di momenti casuali senza un vero collegamento interno.

 

Mentre lui è impegnato a trasformarsi in una specie di santo, il mio desiderio cresce, generando in me un senso di catastrofe e disperazione. Si sistemerà tutto. Non sono ancora una donna “adulta”. Oggi pomeriggio, piena di fervore, ho fatto la paternale a questa bimbetta, sul fatto che la vita è un lento processo di crescita e che bisogna essere pazienti. E, in effetti, vivo anche in accordo a quanto oggi pomeriggio ho predicato. Ma adesso arriva una nuova fase, che devo attraversare e superare sana e salva, e il più “adulta” possibile, vivendola nella sua più profonda miseria, per poter poi aiutare altri a superarla. E, per favore, cerca di diventare almeno un po', una donna “adulta” e dignitosa. Avverto vagamente che questo è l'inizio di una nuova fase, ma non so ancora come devo procedere. È ancora tanto piccola e confusa. In realtà dovrei maledirlo, perché penso che mi stia rifiutando, oh no, questo poi no; in più, mi sembra di non essere mai stata così ossessionata dal desiderio fisico, o forse era tanto acuto anche le altre volte?

 

Trovare ciascuno la propria «forma»

Molte persone sono troppo ristrette, troppo chiuse nelle loro idee e così, educando i figli, li legano a loro volta. Da noi era proprio il contrario. Mi sembra che i miei genitori siano stati sempre più sopraffatti dall'infinita complicazione di questa vita, e che non siano mai stati in grado di fare una scelta. Hanno lasciato troppa libertà di movimento ai loro figli, non potevano offrirci nessun punto d'appoggio, dato che non ne avevano mai trovato uno per sé; e non potevano contribuire alla nostra formazione perché non si erano mai trovati una forma.

Capisco sempre meglio il nostro compito: è quello di permettere ai loro poveri talenti, dispersi senza forma e riposo, di crescere, di maturare, e di trovare la loro forma in noi.

Per reazione alla loro mancanza di forma, assenza di vera generosità, disordine e insicurezza - cattiva amministrazione, per così dire, e forse talvolta, anche se non ultimamente, aspirazione spasmodica verso unità, inquadramento, sistema. Ma l'unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i momenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.

Chi concilia i mille contrasti della sua vita racchiudendoli grato in un simbolo.

 

Maturità come tolleranza e comprensione

«Quando, grazie a uno sviluppo interiore più pronunciato, una persona riesce a valutare meglio gli altri, questa maturità non deve manifestarsi come senso di superiorità verso coloro che sono meno sviluppati, bensì come tolleranza, pazienza e comprensione nei loro confronti».

 

Maturità e «rassegnazione»

Ed è anche possibile che si debba patire molto dolore. E tuttavia mi sentivo in uno stato d'animo pacifico e grato, là nel mio letto. E accettavo, con una sensazione di maturità e rassegnazione, tutte le catastrofi e le sofferenze che ancora mi aspettavano. E credevo fermamente che avrei comunque continuato a ritenere la vita bella, sempre, nonostante tutto. Tutte le catastrofi vengono da noi stessi.

 

 

ALCUNI PASSI NECESSARI

 

Fiducia in se stessi

Devi educarti a vivere con le tue forze, avendo fiducia in te stessa. Anche il tendere verso una posizione riconosciuta all'interno di una società ben strutturata è in realtà la stessa cosa: la ricerca di una certezza che non viene da noi stessi, ma si realizza in qualcosa al di fuori di noi: in un buon lavoro per l'uomo, nell'istituzione del matrimonio per la donna. E tutto questo serve solo a suggestionarci l'un l'altro e a convincerci che siamo al sicuro e protetti, mentre soltanto tu sai, e solo Dio sa, quanti vuoti e paure e ferite si muovono nella tua mente. Dipende forse da ciò la mia tristezza. Domenica, mentre stavo «ascoltando» la mia voce interiore, e lasciavo parlare soltanto il mio essere più profondo, sono venute a galla cose che forse erano ancora troppo pesanti da accettare: il dover percorrere la propria strada, imparando a vivere secondo la più pura voce interiore. E il giorno seguente mi sembrava un'idea così assurda. La ragione si è di nuovo imposta con tutte le sue facoltà; una sensazione del tipo: Ragazzina, non prenderti in giro, i momenti «artistici» che ogni tanto vivi sono forse belli e possono essere elaborati in un romanzetto commovente, ma non funzionano nella vita reale. E poi: Una persona esprime i suoi momenti migliori solo nell'arte? Non riesce anche a viverli? ossia l'intuizione che esistono due mondi inconciliabili, il mondo del sogno, e quello grigio, quotidiano, reale. E io invece li voglio combinare, li voglio vivere tutt'e due contemporaneamente e so che è possibile.

E poi ho avuto un'improvvisa intuizione: dovrai vivere da sola (l'ho avuta già così tante volte, ma è come se diventasse sempre più reale, e domenica si è rivelata un vero pugno nello stomaco) , senza un uomo che rappresenti la tua sicurezza nel mondo esterno; e poi è sorta un'altra sensazione, ancora più forte: ma allora, in quel caso, dovrai anche tu fare qualcosa di speciale, essere un individuo speciale, scrivere un libro straordinariamente interessante o qualcosa del genere. Quindi, ci risiamo: da una parte l'esigenza di realizzarsi, in modo da poter credere in me stessa e fondare il senso della vita al di fuori di me, in altre parole: qualcosa di materiale, di tangibile. E dall'altra una nostalgia primigenia, un desiderio di essere semplice, di vivere semplicemente, di «rotolare melodiosamente dalla mano di Dio».

 

Un po' di saggezza

Bisogna educare la propria salute con saggezza: l'importante, per me, è non prestare troppa attenzione ai capricci quotidiani, indirizzando altrove l'energia che prima finiva tutta lì.

 

Essere umili

Essere molto, molto umile e infinitamente piccola, e poi ancora umile, cercando di essere sempre più semplice. Diventare ed essere estremamente semplice, e anche vivere' in semplicità. Sentire la semplicità e l'ampiezza non solo per te stessa e nei tuoi migliori momenti, quelli di pace, ma anche nella vita quotidiana; non diffondere attorno sensazioni e non cercare sempre di renderti interessante; prendi distanza, onestamente e forse anche combattendo, dal desiderio di essere considerata a tutti i costi interessante dal mondo esterno. Cerca invece di trovare e realizzare davvero la semplicità nella tua vita e in ciò che ti circonda. Sul serio: sii umile e semplice, aspetta, rimani aperta, lascia crescere e lavora! Sì, lavora. Nel tuo caso, non importa neanche cosa fai, non hai ancora trovato una dimora stabile per il tuo lavoro, ma, che si tratti di scrivere in russo o di

leggere Dostoevskij o Jung o di una conversazione, tutto questo può essere sempre lavoro. E devi anche aver fiducia nel fatto che un giorno tutto si amalgamerà in una grande sintesi e credere che stai costruendo qualcosa. In questo credo infatti da molto tempo: credo nel lavoro e nelle azioni che si uniscono, trovando una giusta collocazione e mai un vuoto in mezzo; nel tanto lavoro regolare e costante. Ed essere molto, molto modesta.

 

Senza pesare sugli altri

Si deve anche avere la forza di soffrire da soli, e di non pesare sugli altri con le proprie paure e con i propri fardelli. Dobbiamo ancora impararlo e ci si dovrebbe reciprocamente educare a ciò, se possibile con la dolcezza e altrimenti con la severità.

 

Guidare il desiderio

Dovrò educare il mio desiderio e guidarlo verso la sua destinazione finale con tutta la cautela e la dignità di cui sarò capace.

Ma cosa dirò a quelle donne che provano un grande desiderio e che non riescono a trovare accoglienza per quel desiderio? Che non possono trovare quell'unico giusto amante e che perciò sono costrette a frammentare il loro desiderio in molti pezzi e a denigrarlo? Donne che - e improvvisamente mi vengono in mente le parole di alcuni anni fa di quel severo semiuomo di Phia Veling - devono fare del loro capitale moneta corrente? Povere donne, dopo questa guerra, con i loro uomini sterminati.

Dio, nel Tuo mondo si soffre molto e in maniera atroce; a volte lo avverto, almeno in parte, sulla mia stessa pelle. E anche per questo sono prima di tutto grata che una lontana eco risuoni anche in me e che io possa in questo modo capire e sentire l'umanità sempre meglio.

Sì, educherò il mio desiderio e a volte lo domerò e lo guiderò sicuro alla sua destinazione.

 

Compassione, tormento, responsabilità, conflitti e mancanza di libertà.

Devo educare il mio desiderio, insegnargli ad avere una condotta dignitosa. Perché non riesco a comportarmi come uno che, pur avendo una ferita seria, cerca comunque di dominare il dolore di fronte agli altri, e se ne va a letto con un sorriso gentile? Invece mi sono solo lamentata, mentre ero in sella alla mia bicicletta: Mio Dio, come potrò uscire da questa situazione con grazia? Come devo sopportarla?

 

La presenza di persone importanti

Così lui concorre alla mia formazione, ogni volta, con una parola buttata lì, ma anche con il suo stile di vita. A mio avviso questo è più essenziale, importante e ricco di valore degli interludi sentimentali. Devo ammetterlo di fronte a me stessa con grande chiarezza, perché oggi, per consuetudine e a causa di un'educazione romanzesca, si tende a sopravvalutare quei momenti.

 

Mi rendo conto sempre di più che Rilke è stato uno dei miei grandi educatori in quest'ultimo anno.

 

Creare anche una”distanza” nelle relazioni

Sulla base di come mi sento in questo momento, non riesco proprio a immaginare che la nostra relazione possa avere un ulteriore “accrescimento”, ma so che lo sviluppo procede; ed è un bene, davvero, riuscire a prendere una sempre maggiore distanza l'uno dall'altra; in realtà una relazione non è altro che una presa continua di distanza, o forse non è destinata a essere altro, per potersi poi incontrare su un piano più elevato e in modo ancora più intenso. Quella distanza che ogni volta si ricrea tra di noi, è un bene: così è possibile vedersi di nuovo nella propria e reciproca interezza, e non ci si ostacola nella crescita. Anche se ieri gli ho detto che, in alcuni momenti, mi piacerebbe che ogni distanza sparisse e che noi avessimo uno spazzolino in comune. E lui: Ma io sono contento che ne abbiamo due.

 

Qualche risposta agli interrogativi

Ho provato a guardare in faccia il «dolore» dell'umanità, coraggiosamente e onestamente, ho affrontato questo dolore o piuttosto lo ha fatto qualcosa in me stessa, molti interrogativi disperati hanno trovato risposta, l'assurdità completa ha ceduto il posto a un po' più d'ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. E stata un'altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più.

 

Disciplina e pazienza

E ora un po' di autodisciplina. Sono le dieci e dovrò semplicemente combattere il mio desiderio di continuare a leggere o di cincischiare per un po' (il che succede solo per via della stanchezza alla quale non voglio cedere) e andrò a letto e mi addormenterò con pazienza, per essere fresca domani e poter lavorare intensamente con lui per alcune ore. Disciplina, formazione e pazienza. E se dovessi mai avere un motto, sarebbe costituito da una sola parola: pazienza.

 

Anche qui c'è bisogno di autoeducazione e disciplina. Altrimenti non si arriva a vivere in armonia.

 

Imparare a prendersi per come si è

Adesso io dico con semplicità e naturalezza; ecco, le mie forze arrivano fin qui e non oltre, non posso farci niente, devi prendermi come sono. Per me, questo è un passo ulteriore verso una maturità e indipendenza a cui sembra che mi stia avvicinando di giorno in giorno.

Molti di coloro che oggi s'indignano per certe ingiustizie, a ben guardare s'indignano solo perché quelle ingiustizie toccano proprio a loro: quindi non è un'indignazione veramente radicata e profonda.

In un campo di lavoro so che morirei in tre giorni. Mi coricherei, morirei, eppure non troverei ingiusta la vita.

 

Far crescere sentimenti forti

Mi succede spesso: un nuovo sentimento estremamente intenso nasce d'un tratto, un sentimento così travolgente da abbattersi su tutte le cose vecchie come una tempesta, e tutto quello che c'era prima all'improvviso diventa limitato e perde d'importanza, non conta più, c'è solo la nuova sensazione che domina tirannica su tutto il resto. Così stavano le cose anche con il mio desiderio di vivere con lui senza riserve, con la volontà di essere sua moglie. Per il mio cuore incostante e vagabondo, un'esperienza estemporanea e potente. Ma non ho ancora imparato che devo prima permettere a tale sentimento di riflettere tranquillamente su se stesso; vuole subito, come un despota ostinato, che venga scosso l'ordine esistente, mentre dovrebbe farlo progredire. Credo che un simile sentimento sia realizzabile e genuino solo se riesce a trovare, in modo naturale, una sua collocazione nel rapporto esistente, offrendo a esso uno sfondo più ampio e un più profondo rilievo: altrimenti non è che un nuovo stimolo, una mera sensazione. Ogni volta bisogna trovare la forza di sostenere i sentimenti forti che nascono in noi e di farli progredire. Non si deve tendere all'immediata realizzazione, non bisogna desiderare di esserne subito liberati. Né vivere questi stati come qualcosa che travolge e distrugge tutto ciò che esisteva prima. In realtà è soltanto un piccolo nuovo filo colorato che va ad arricchire e allargare un tessuto in continua crescita.

 

Nuovi impulsi come umili ospiti

Vedi, anche questo è un prendere troppo sul serio i propri impulsi. Un nuovo impulso emerge e gli altri devono fargli spazio, tutto è infranto, mentre come fosse un usurpatore e un predatore, il nuovo sentimento invade un territorio pacifico. Dovrebbe invece entrarvi come un umile ospite - anche se di nobili natali - che chiede di essere ricevuto, e che forse un giorno salirà fino alla posizione dominante in quel vecchio paese accogliente, ma prima dovrà dimostrare di esserne degno.

 

 

IL RISULTATO

 

Per non far soffrire gli altri

E perché mai non dovrebbe essere così? Anziché sfogare la propria tetraggine, tristezza o chissà cosa sugli altri, essendo scortese con loro? Quando noi soffriamo, non dobbiamo per forza far soffrire anche gli altri, no? Se solo l'educazione dell'uomo intervenisse su questo punto. È un processo di presa di coscienza, che ciascuno deve portare avanti da solo. Ma coloro che hanno già iniziato quel processo, devono dare il primo impulso agli altri, che sono ancora “non nati”. Sarà questo alla lunga il mio modo di “lavorare socialmente”, sono inadatta a qualunque altro metodo.

 

Tanta felicità, felicità interiore, più di quella che il pallido, nervoso funzionario predatore possa mai immaginare. E c'è davvero la sensazione di disporre appieno delle proprie forze, di una continua crescita delle energie e dell'amore, non solo per un uomo, per un insignificante uomo, ma realmente per tutti quelli con cui ci si trova a vivere.

 

Lasciar crescere tutto

Tutte le emozioni, la passione, il desiderio, la ribellione, ecc., si sono dissolti in una riconciliante stanchezza, smorzati in un po' di nervosismo e influenza. Resta comunque la sensazione di essere un tutto organico in crescita. Non potrò più cadere così in basso come in passato, perché la possibilità di trovare un'armonia rimane presente sullo sfondo.

Oggi sono cresciuta così tanto, ho amato così tanto, ho avuto tanti buoni e cari pensieri, ma adesso tutto si è dissolto e io sono stanca; qualche lettera di Rilke accanto alla stufa, Han che tossisce a letto, invecchiando. Mi sono scusata con Adri per il comportamento rude di ieri sera, o, piuttosto, non mi sono scusata, perché va tutto da sé: lasciar crescere tutto, è un processo di maturazione.

Oh tu, mio tu, occhi miei, che instancabili ripercorrono il paesaggio spoglio e bruciato del tuo volto.

E talvolta mi voglio un po' di bene terreno, vicinissima come sono, e il cielo si curva pur sempre, questo lo sappiamo entrambi.

 

È probabilmente l'unico modo giusto di occuparsi di letteratura, studio, esseri umani o altro: assorbirlo appieno dentro di te, lasciarlo crescere lentamente in te, finché quello che assorbi non diventa una parte di te stessa. Si tratta di un processo di maturazione. Tutto è un processo di maturazione: con in mezzo tutte le sensazioni e le emozioni che ti investono come fulmini. Eppure l'essenziale è ancora la crescita, il processo di maturazione organico. E anche la comparsa improvvisa di Leitmotiv.

 

Una maturità «spirituale»

Ora che sto raggiungendo la maturità spirituale, mi accorgo che sono più consapevole nei miei studi, quasi più creativa, anche se mi sembra di fare troppo poco e di lavorare troppo lentamente. La mia intuizione precede ancora di chilometri la mia conoscenza. Ma non posso forzare le fasi temporali, posso solo preoccuparmi di dividere il mio tempo nella maniera più disciplinata possibile.

 

Amare la vita, sempre

Sono tanto grata per questa vita, sento la mia crescita, conosco i miei errori e le mie piccolezze, ogni giorno di nuovo, ma conosco anche le mie possibilità. E amo così tanto, amo alcuni buoni amici ma quell'amore non forma un ostacolo per gli altri; amo in modo ampio, onnicomprensivo e senza confini tante persone, in realtà anche quelle che non mi piacciono affatto. Adesso sono le dieci. Han dorme ancora di sopra, accanto al suo figliolo alquanto melodrammatico con la pleurite, e io mi accuccio grata nel mio lettino solitario. È proprio un classico, quando sto lì sdraiata sulla schiena: è come se fossi incollata alla vecchia buona Madre Terra, mentre mi trovo solo su un materasso soffice; eppure, quando sto così, tutta concentrata e distesa e piena di gratitudine per ogni cosa, è proprio come se fossi in contatto con... già, con che cosa? Con la terra, con il cielo, con Dio, con tutto. Ed è proprio come se fossi saldata alla superficie terrestre, mentre è solo un materasso borghese, decadente e morbido. Adesso buona notte.

 

 

UN COMPITO PER IL FUTURO

 

Uomini e donne nuovi

E ho anche trovato le parole giuste per dire che, a mio avviso, si tratta di un compito storico della donna per i tempi futuri: mostrare all'uomo la via verso la sua anima attraverso l'anima femminile. E in questo non c'è bisogno che si perda nulla della tensione erotica, ma bisogna assegnare il giusto posto a ogni cosa, il posto pertinente, il posto nell'ordine generale. Inoltre, credo che in futuro saranno più importanti e più innovativi quegli uomini che hanno in sé una buona parte di femminilità - e che però in questo sono veri uomini - come lui e come Rilke, per esempio, uomini che - qui la mia capacità espressiva mi abbandona - sanno funzionare da segnavia per l'anima. E non quei tipi-”lui”, quei Führer e quegli eroi in uniforme. Non quelli che comunemente vengono chiamati “veri uomini”; ma forse il tipo che immagino io esiste solo nella fantasia delle donne.

 

Tutto m'è completamente caduto di dosso, nulla ha lasciato una traccia, mi sento così “ricettiva” come non mai. La prossima settimana probabilmente tutti gli olandesi saranno chiamati al controllo. Di minuto in minuto desideri, necessità e legami si staccano da me, sono pronta a tutto, a ogni luogo di questa terra nel quale Dio mi manderà, sono pronta in ogni situazione e nella morte a testimoniare che questa vita è bella e piena di significato, e che non è colpa di Dio, ma nostra, se le cose sono così come sono, ora. Abbiamo ricevuto in noi tutte le possibilità per sviluppare i nostri talenti, dovremo ancora imparare a far buon uso di queste nostre possibilità. È come se in ogni momento altri pesi mi cadano di dosso, come se tutti i confini che oggi ci sono tra persone e popoli non esistano più; in certi momenti è proprio come se la vita mi fosse divenuta trasparente e così anche il cuore umano, e io vedo, vedo e capisco sempre di più, e dentro di me sono sempre, sempre più in pace, e c'è in me una fiducia in Dio che in un primo tempo quasi mi spaventava per la sua crescita veloce, ma che sempre più diventa parte di me. E ora al lavoro.

 

Vincere le pressioni e le minacce

Perché permettere alle cose brutali e deprimenti di ogni giorno di dominarti e dimenticare quell'ora buona? La nostra crescita dovrebbe far sì che i momenti buoni della nostra vita e lo sviluppo interiore vincano le pressioni e le minacce quotidiane.

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1. Stiamo allestendo insieme, per un'unica spedizione il numero estivo e quello di settembre-ottobre di NPG. Il primo riporta i materiali di approfondimento per la proposta educativo-pastorale salesiana ("Io sono una missione - #perlavitadeglialtri") e il secondo è sul Sinodo "Nel cuore del Sinodo. Temi generativi, sfide provocatorie, inviti alla conversione")

2. Uno splendido omaggio ai nostri abbonati: il libretto dell'INSTRUMENTUM LABORIS del Sinodo, in allegato alla spedizione dei due NPG di cui sopra

3. On line tutta NPG fino all'annata 2013 (come promesso, fino a 5 anni fa), e pulizia-aggiornamento definitivo dei files delle annate precedenti

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