Educare all'interiorità

Suor Marisa Bisi
 

Esercizio spirituale per iniziare

Nel nome del Padre educatore, nel nome del Figlio formatore, nel nome dello Spirito Santo accompagnatore".
Entriamo in questo bellissimo argomento piano piano come si entra in un santuario.
Facciamo dei piccoli passi così formulati:
- Un bagno nelle fonti.
- Approfondiamo i termini fondamentali: interiorità - educare - educare all'interiorità.
- Alcune testimonianze.
- Di quale interiorità si tratta.
- Come uscire dall'inganno della pseudo-interiorità.
- Quattro parole guida per vivere l'interiorità.

UN BAGNO NELLE FONTI

"Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza... E Dio vide che era molto buono" (Gen. 1, 26-31).
"Il Creatore inspirò nell'uomo un'anima attiva e gli infuse uno spirito vitale" (Sap. 15,11).
"Tu vuoi la sincerità del cuore e nell'intimo m'insegni la sapienza" (Sal. 50,8).
"Piego le ginocchia davanti al Padre perché vi conceda di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori" (Ef. 3,16).
"Rivestite l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità vera" (Ef. 4, 24).
"L'uomo interiore si rinnova di giorno in giorno" 2 Cor. 4,16 "Bevi l'acqua che zampilla dal tuo pozzo" (Prov. 5,15).
"Il Regno di Dio è dentro di voi" (Lc. 17,21).
"Il grande architetto dell'universo ha concepito e realizzato un essere dotato di due nature, la visibile e l'invisibile, l'umana e la divina: Dio ha creato l'uomo traendo il suo corpo dalla materia preesistente che ha animato con il proprio Spirito. Così nacque, in certo modo, un nuovo universo, piccolo e grande nel medesimo tempo. Dio lo collocò sulla terra questo «adoratore misto» per contemplare la natura visibile, essere iniziato alla invisibile, regnare sulle creature della terra" [1].
"Dio prese una particella di terra appena creata, foggiò con le sue mani immortali la nostra forma e le comunicò la vita: giacché lo spirito che ha alitato in essa è uno sprazzo dell'invisibile divinità. Così dal fango e dal soffio, fu creato l'uomo, immagine dell'Immortale. Questa è la causa per cui io, nella mia qualità di terra, sono attaccato alla vita di quaggiù, ma poiché ho in me una particella della divinità, il desiderio del mondo a venire travaglia il mio cuore"[2].
"Gesù Cristo a causa del suo sovrabbondante amore, è diventato ciò che siamo noi, per fare di noi ciò che egli è" [3].
"C'è in te la capacità di vedere Dio. Colui che ti ha formato ha deposto in te una immensa forza" [4].
"Prova anche tu che ascolti ad avere un tuo proprio pozzo e una tua propria fonte. Dentro di te c'è l'origine dell'acqua viva, ci sono le vene perenni e le correnti abbondanti della intelligenza razionale, se appena non sono ostruite dalla terra e dai detriti. Ma datti da fare per scavare la tua terra e purificarla dalle immondizie, cioè per rimuovere la pigrizia del tuo spirito e per scuotere il torpore del tuo cuore” [5].
"Sforzati di entrare nella cella del tesoro che è dentro di te e vedrai quel tesoro che è in cielo. La scala di quel regno è nascosta dentro di te, nella tua anima. Tu sprofondati in te e là troverai i gradini per i quali salire" [6].
"Tu ti smarrisci in cose vagabonde. Torna al tuo cuore. Tu non conosci te stesso e vorresti sapere da chi tu sei stato fatto? Torna, rientra nel tuo cuore perché l'immagine di Dio è nel tuo cuore. In effetti Gesù Cristo abita nell'uomo interiore; è nell'uomo interiore che tu ti rinnovi a immagine di Dio" [7].
"Tu eri dentro di me e io ero fuori. Lì ti cercavo... Tu eri con me e io non ero con Te" [8].
"Dio ha costruito il cielo e la terra perché l'uomo vi abiti, ma ha pure costruito il corpo e l'anima dell'uomo per farne la propria dimora. Nelle loro case gli uomini accumulano oculatamente le loro ricchezze. Nella sua casa, nella nostra anima e nel nostro corpo, il Signore ripone ed ammassa le celesti ricchezze dello Spirito" [9].
"Dio si è mescolato con il nostro essere affinché, grazie alla sua mescolanza con il divino, il nostro essere potesse diventare divino" [10].
"Immaginate che dentro di voi vi sia un palazzo immensamente ricco, fatto di oro e di pietra preziosa. Questo palazzo è l'anima vostra: quando essa è pura ed adorna di virtù, non v'è palazzo cosi bello che possa competere con lei. Immaginate ora che in questo palazzo abiti il gran Re che nella sua misericordia si è degnato di farsi vostro Padre, assiso sopra un trono d'altissimo pregio, il vostro cuore" [11].
"O anima bellissima fra tutte le creature, che desideri tanto conoscere il luogo dove si trova il tuo Diletto e unirti con Lui. Ormai ti è stato detto che tu stesso sei il luogo dove Egli abita e il nascondiglio dove si cela" [12].

APPROFONDIMENTI

Interiorità

Arricchiti dal patrimonio bellissimo della nostra tradizione cristiana facciamo un piccolo esercizio spirituale.
Al ritmo del respiro che dentro di noi scorre come linfa vitale, ben situati nell'intimo del nostro essere, là dove percepiamo la quiete e la luce dello Spirito Santo, ripetiamo lentamente e più volte: «INTERIORITÀ... INTERIORITÀ».
Riposiamo in questa nostra interiorità... facciamoci attenti a ciò che si muove spontaneamente dentro di noi. (breve pausa)
Raccogliendo i pensieri emersi dalle emozioni, dai sentimenti, dalle intuizioni e desideri avvertiti, possiamo tentare una breve descrizione - sempre parziale - della interiorità.

INTERIORITÀ:
- evoca un percorso da vivere per aderire al mistero e sacralità della persona
- evoca un luogo interiore, una grotta, un grembo accogliente-generatore-fecondo, evoca come una sorgente interiore da riscoprire e da liberare incessantemente, evoca un centro curativo, riabilitativo, preventivo, promozionale, creativo che ha un potere relazionato all'Assoluto da cui è abitato e animato
- evoca come un contenitore di beni, un patrimonio umano e divino da coscientizzare, da selezionare, da investire; "Maria conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore (Lc. 2,19)
" S. GIOVANNI DELLA CROCE, Cantico B 1,7.
- evoca un campo rigoglioso fertile ,bonificato e da bonificare sempre più
- rimanda ad uno stato interiore che genera emozioni, sentimenti, pensieri, volizioni trascendenti, elevanti, stimolanti, promuoventi una vita armoniosa , benefica, ordinata, pulita
- rimanda alla attiva presenza di Dio-Trinità che ci in-abita e trasforma, progressivamente e lentamente, la nostra vita con l'accoglienza del dono della Croce pasquale del Cristo: "noi tutti, a viso scoperto riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2 Cor. 3,18)
- "Questo fa sì che l'io, dopo un più completo sprofondare in sé medesimo, scopra in sé qualcosa di ancor più intimo del proprio intimissimo, lo conosca e riconosca, nella impotenza e nella devozione come qualcosa cui l'uomo non è più in grado di combattere... qualcosa cui l'uomo dice, anzi deve dire «Tu sei»" [13].
Sì, nel più profondo di noi stessi si trova una immensa forza, si chiama Spirito Santo ed è Lui che crea in noi l'interiorità cristiana, fonte di sanità che è santità.
Anche in alcuni testi sacri indiani troviamo una descrizione del principio spirituale che ci abita come «più piccolo di un grano di riso, più piccolo di un grano di orzo, più piccolo di un grano di senapa, più piccolo di un grano di miglio» e contemporaneamente «più grande della terra, più grande dell'atmosfera, più grande del cielo, più grande di tutti i mondi insieme» [14].
I nostri testi evangelici parlano del granellino di senape, del tesoro nascosto, della perla preziosa [15] per esprimere il Regno di Dio presente in noi, prodotto dalla Pasqua di Cristo.
Se quindi all'interiorità diamo il contenuto di vita spirituale diventa più chiaro cos'è la vita spirituale nella tradizione cristiana: non una disciplina o un'ascesi ma un arte umana-divina di sinergia con lo Spirito Santo, l'arte di fare fruttificare la Presenza di Dio-Amore nella nostra vita. [16]

Educare

Educare da «e-ducere» significa tirare fuori la verità del soggetto, quel che l'individuo è nel realismo delle sue ombre e delle sue luci perché possa sviluppare tutte le proprie possibilità e risorse e integrare i propri limiti nella serenità e pace.
L'educazione è un processo spesso doloroso, sorprendente (una specie di discesa agli inferi) ma indispensabile e con grandi risultati - se ben condotto - sulle varie aree della persona:
- area della relazione con Dio e dell'impegno spirituale;
- area della relazione con la verità e dell'impegno intellettuale;
- area della relazione con se stessi e della volontà;
- area della relazione con gli altri e della affettività;
- area della relazione con la comunità e dell'impegno apostolico.

Educare all'interiorità

Alla luce del già detto educare all'interiorità può voler dire molte cose. Le raccogliamo così come sono emerse alla nostra coscienza meditativa.
Educare all'interiorità dice:
* Educare-formare la persona nella sua interezza e integralità di vivente spirituale unitario (spirito-anima-corpo, 1 Ts. 5,23), dinamico (Mc. 4,26-29), complesso (Gal. 5,16-17), relazionato, trascendente (Col. 1,16), teologico (GS. 22;41). Le varie dimensioni della persona devono farsi necessariamente consapevoli, se si vuole favorire una formazione completa:
- dimensione teologica: la persona è creata ad immagine di Dio in Cristo Gesù (CCC 355; 1701);
- dimensione cristologica: la persona è redenta - ricreata da Cristo (CCC 599; 1694);
- dimensione pneumatologica: la persona è animata dallo Spirito (CCC 683;1695);
- dimensione ecclesiale: la persona è inserita nella Chiesa, popolo di Dio, corpo di Cristo (CCC 781);
- dimensione sacramentale: è santificata dai sacramenti (CCC parte 2'; 1077);
- dimensione morale: la persona è chiamata alla santità (CCC parte 3°; 2012);
- dimensione mistica: vive della preghiera (CCC parte IV);
- dimensione escatologica: è destinata alla resurrezione (CCC 988 ss);
Così l'interiorità conduce la persona alle sue radici e alle sue costitutive relazioni: con se stessa, con gli altri, con Dio, con il cosmo, con la storia.
* Educare al RISVEGLIO e alla vigilanza per non vivere assopiti, addormentati, abitudinari, frantumati, sedotti e rischiare così di perdere i tanti appuntamenti con la vita e la storia ( Mt. 25,1-13; Mc. 13,33).
* Educare all'ATTENZIONE, al tendere con tutte le proprie forze vitali, umane e divine, alla meta, all'ideale, al progetto di vita ricevuto come dono e compito, per attuare la propria originalità e missione di creazione (Mt. 13,45).
* Educare al continuo MANIFESTARSI di Dio nella vita, del Dio che è l'affascinante che attira e il tremendo che fa rimanere sulla soglia (Es. 3).
* Educare alla RESPONSABILITÀ per assumersi i vari impegni della vita senza privilegi, sconti, fughe, nascondimenti o ritardi ("Adamo dove sei?"; «l'eros ebbro e indisciplinato, non è ascesa, estasi verso Dio, ma caduta, degradazione dell'uomo. Così diventa evidente che l'eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all'uomo non il piacere di un istante ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza, di quella beatitudine a cui il nostro essere tende» Deus caritas est, n. 4).
* Educare al RISPETTO, dal latino res-spicère, al guardare la "res" in profondità per scoprirvi il palpito del mistero, dell'inedito che rende umili ed obbedienti (Sl. 130).
* Educare alla SPERANZA per non fare della vita un cimitero invece che un frammento di cielo per il dinamismo della Risurrezione di Cristo che palpita ovunque e vuole sempre più espandersi (Rm. 8).
* Educare all'ASCOLTO e alla SAPIENZA (Sap. 6,12-16) cioè all'arte di orientare bene la propria vita. Saggio è chi riflettendo sulla propria esperienza, sugli insegnamenti dei saggi, trae insegnamenti utili per sé e per gli altri distinguendo ciò che è bene e male, ciò che è bene e meglio per evitare le tante forme di stoltezza disponibili nei vati supermercati di moda (51. 1).
* Educare ai VALORI, a ciò che veramente vale, conta, resta e fa crescere per attutire le seduzioni dell'esteriorità, dell'apparenza, dell'ebbrezza del potere su di sé e sugli altri.
Fra i valori c'è da educare alla fede adulta, trinitaria e pasquale che genera una mentalità di vita teologale, che dà senso e significato a tutte le situazioni della vita. E con l'educazione alla fede adulta è unita l'educazione alla sequela di Cristo Gesù scoperto e riscoperto come il CENTRO unificatore e trasformatore. Della storia personale e collettiva. [17]
* Educare alla GIOIA, alla gioia pasquale perché il Regno che è Gesù, il Signore, è il già presente che continua a venire come Luce che illumina, come Via da percorrere, come Vita che sostiene. [18]
Ne è uscito un decalogo. Accogliamolo come "decalogo dell'interiorità", se ci può essere utile.
Ma ancora meglio creiamoci il nostro decalogo, frutto di preghiera e di esperienza.

ALCUNE TESTIMONIANZE

Alcune persone che stanno vivendo il loro cammino di formazione alla meditazione cristiana hanno risposto così alla domanda «educare alla interiorità».
"Educare alla interiorità significa aiutare le persone a far emergere dalla profondità del loro essere la loro autentica natura. Interiorità è il luogo privilegiato della mia persona, dove vive l'impronta divina del mio Creatore. È scoprendo la mia interiorità che ritrovo quella dimensione che perdura nel tempo, dove risiedono tutte le cose di valore che non si lasciano modificare, né plagiare da influenze negative esterne. È solo liberando la mia interiorità da tutte le sovrastrutture imposte dall'esterno, che riesco a fare discernimento sulle scelte fondamentali della mia vita".
"L'interiorità è il luogo dove riesco a scoprire i miei doni particolari da mettere a frutto con e per gli altri; dove divento consapevole della mia origine e faccio esperienza della relazione con Dio, mio Fine. L'interiorità è anche il luogo di unificazione della mia persona, dove, prendendo distanza dai miei sbilanciamenti, riesco ad armonizzare - per quanto umanamente possibile - le mie forze, la mia mente, il mio cuore; il luogo dove mi apro alla Grazia di Dio e lascio penetrare la forza del Suo Amore che mi fa essere sempre più nel mondo e sempre meno del mondo".
"Interiorità chi sei? Sei la mia vera essenza, viva e palpitante; sei la mia unicità, sei il luogo bello di me, quello privilegiato... Sei infatti il luogo dove si incontra l'Amore, quello di Dio verso la sua creatura e quello della creatura verso il suo Creatore. Sei la mia cella umile, ma profumata del profumo della mia anima che vi si raccoglie per adorare il suo Signore.:.".
"Interiorità, chi sei? «sono la tua vera essenza, quella che è in te e non si vede perché corri dietro alla immagine apparente, convenzionale, superficiale di te. Sono la parte di te ignorata, derisa, umiliata dalla tua arroganza, presunzione e dal tuo rumore interiore. Eppure senti che sono la parte di te fedele, discreta e forte insieme, che ti scuote, ti fa riflettere, ti fa scontenta di te e a poco a poco ti cambia, ti trasforma, ti fa vedere con gli occhi del cuore delle realtà più vere e più sacre. Fidati di me, lasciati guidare». "Sono la tua coscienza profonda, il tuo sacrario interiore dove sola con te stessa e con Dio, decidi il tuo destino, personale e collettivo".
"Qui ed ora come percepisco l'interiorità": «come il tesoro nascosto nel campo, come la perla preziosa da conservare o da ritrovare, come il lievito che fa fermentare la pasta, come la roccia su cui costruire la casa, come il direttore d'orchestra che armonizza i vari strumenti della mia persona.
Ti percepisco come lo spazio sacro abitato dal Mistero dell'Amore che mi abita e mi trasforma. Sento che il nucleo della mia interiorità ha un volto e un nome : Gesù Cristo, cuore del mio cuore, anima della mia anima che rende trinitaria e pasquale la mia piccola esistenza. Aderendo a te percepisco pace e lotta santa».
«Sento l'interiorità come il mio vero io, quello che mi viene da Dio. Mi manda dei precisi richiami di umiltà, semplicità, fedeltà, affidamento, sana autostima, impegno. La vedo fatta a strati sempre più luminosi in proporzione del suo aderire ad una misteriosa luce che non esito a chiamare la Luce che mi ha creato, che mi tiene in esistenza, che mi dà la mia vera essenza»
"Interiorità come sei?" «sono discreta, silenziosa, umile, aperta la Mistero, desiderosa di solitudine e di comunione».

DI QUALE INTERIORITÀ SI TRATTA

Non di una interiorità qualsiasi, bensì di una interiorità cristiana.
Anzitutto sono due i poli dell'interiorità cristiana: il dentro e il sopra o due le dimensioni tipiche della vita interiore: la profondità e l'altezza. [19]
Da un lato nella persona c'è la capacità di penetrare nella intimità dell'io, quasi tornando alle sue radici e scoprire le radici dei propri pensieri, sentimenti, desideri; dall'altro, c'è nella persona, la libertà di osservarsi e osservare la realtà interna da un punto di vista trascendente, dall'alto, quasi uscendo da sé per cogliersi ancora più obiettivamente.
Ma l'interiorità cristiana non è pura introspezione psicologica e nemmeno solo fenomeno spirituale, non è frutto di auto-analisi né si identifica con una sensazione determinata dallo spirito (appagato o deluso).
L'interiorità cristiana non viene dall'uomo, ma da Dio, dallo Spirito "potenza e forza interiore che armonizza il cuore con il cuore di Cristo". [20]
L'interiorità che Gesù intende è quella che Dio - il Padre - crea in noi: non è uno spazio in noi che si presenti già pronto e nel quale Dio possa venire; accade invece che il Dio il quale viene a realizzare il suo Regno operi Lui stesso questo spazio, creando la profondità e l'ampiezza interiore in cui vuole abitare. Essa dipende da Dio e può essere ricevuta solo da Lui. Ma quando Egli la dà, essa si realizza nella totalità dell'essere psico-fisico-spirituale.
L'interiorità cristiana è forse sinonimo di cuore: «la dimora dove sto, dove abito, dove discendo. È il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito può scrutarlo e conoscerlo. È il luogo dell'incontro, il luogo dell'Alleanza». [21]
L'interiorità cristiana è quindi il luogo dove Cristo opera in noi, vi riproduce i suoi vari volti e ci rende nel suo Spirito capaci di vivere ed agire come Lui, in semplicità e umiltà d'amore e di comunione. [22]
L'interiorità diventa così sinonimo di spiritualità, di vita secondo lo Spirito, di vita che e-segue la Volontà amorevole di Dio.
A questa vera spiritualità evangelica è richiamata la vita religiosa perché possa essere credibile e appellante. [23]

COME USCIRE DALL'INGANNO DELLA PSEUDO-INTERIORITÀ

Ogni persona, se si osserva in verità, riconosce in se stessa la presenza di illusioni riguardanti la propria interiorità; sono frutto dei vari influssi sociali, ambientali, culturali e delle nostre visioni parziali o inadeguate della realtà, oltre che della nostra costitutiva limitatezza creaturale.
Per uscire dall'inganno degli specchi deformanti del nostro io, dobbiamo guardare al Signore Gesù: la nostra immagine. Perché dagli occhi del nostro cuore venga tolto il "velo" della falsificazione del nostro vero essere, è necessario che lo Spirito Santo, lo Spirito di Verità ci guidi e che noi ci lasciamo educare e ammaestrare da lui.
"Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto" (Gv. 14, 16).
"Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future" (Gv. 16, 3-14).
Lo Spirito ci insegna dove sta il Signore, lo specchio della nostra identità, Colui che riflette chi noi siamo e dobbiamo divenire.
Tuttavia, perché lo Spirito Santo possa insegnare, noi dobbiamo andare a scuola.
La scuola è la santa Chiesa. I testi usati in tale scuola sono soprattutto i testi liturgici, i testi sacri della Parola di Dio, i testi dei padri della Chiesa, i grandi praticanti della meditazione, i sacramenti, i vari avvenimenti gioiosi e dolorosi della vita, i fatti del mondo e della storia che rendono pasquale l'esistenza.
Tutto il mondo santificato dallo Spirito ha un senso divino-spirituale che va decifrato.
Ma ci sono anche i compiti da eseguire fuori della scuola, ogni giorno. Se i compiti non vengono eseguiti l'apprendimento non attacca.
I compiti giornalieri sono i frutti dello Spirito nella vita concreta di ogni giorno, in ogni momento: "Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito" Gal. 5,25.
Lo Spirito Santo ci conduce fuori dalla deformazione del nostro essere operata dagli specchi del nostro io, nella misura in cui si eseguono i compiti.
- Quando senti la voglia di arrabbiarti, lo Spirito Santo è lì e ti dice: prendi il quaderno del tuo cuore e fa il compito della pazienza.
- Quando qualcuno non la pensa come te, anzi non pensa affatto e vuole avere ragione, il compito da fare è la bontà.
- Quando hai un attacco di autosufficienza, il compito da fare è la preghiera.
- Quando ti assale la tristezza o la depressione c'è da fare il compito della gioia, quella profonda, interiore, comunicativa che viene dall'Alto.
- Quando i pensieri negativi ti assalgono nei confronti degli altri, il compito che ti attende è la benevolenza.
Si potrebbe continuare, ma è sufficiente ricordare il testo di Gal. 5,22 che è come l'indice dei compiti da fare ogni giorno: "il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé".
Nella misura che progredisci nell'affrontare ogni giorno il compito che lo Spirito Santo ti assegna, il velo deformante degli specchi dell'io, viene tolto.
Allora lo Spirito del Signore prende la gloria del Signore Gesù e la imprime nel tuo cuore: "poiché il Figlio è l'immagine del Dio invisibile, impronta della sua sostanza (Eb 1,3) tutti quelli che sono modellati e formati secondo questa immagine sono condotti verso la somiglianza di Dio: conseguono però questa figura e questa immagine di Dio secondo le leggi dello sviluppo umano (andando a scuola e facendo i compiti).
Allo stesso modo, poiché lo Spirito Santo è il sigillo di Dio, tutti quelli che hanno impresso la figura e l'immagine di Dio, avendo impresso il suo sigillo, da lui sono guidati al sigillo della sapienza e della scienza di Cristo; inoltre sono pieni di fede" (DIDICO IL CIECO, Lo Spirito Santo, 1,22).

QUATTRO «PAROLE GUIDA» PER VIVERE L'INTERIORITÀ

A conclusione del percorso vissuto possiamo riassumere in quattro parole il nostro impegno per vivere l'interiorità o nell'interiorità.
CONSAPEVOLEZZA: un'attività interiore di mobilitazione di tutte le capacità e potenzialità della persona per aderire al "qui e adesso" del ciò che si è e si fa, per vivere presenti alla PRESENZA nel presente; per vivere presenti ad un presente che mi è offerto, per vivere nel cronos, il Kairos.
«Dal sonno al risveglio».
MEDITAZIONE: l'azione del mettere al centro, nel mezzo (med; der-mitter) una precisa realtà per approfondirla, interiorizzarla, assimilarla, per lasciarci istruire e sanare dalla sua oggettiva validità. Quando al centro della meditazione viene messo Gesù, il Cristo Signore nei suoi prodigi d'amore, la meditazione si fa cristiana cioè figliale, sponsale, amicale, salvifica, pasquale, redentiva.
«Dal risveglio all'incontro».
CONTEMPLAZIONE: si aderisce alla realtà meditata, si è presi-afferrati dalla realtà meditata, si accoglie grati la bellezza e bontà contenuta nella realtà meditata per una misteriosa Presenza divina in essa contenuta. Si dimora silenti e adoranti nella realtà oggettiva che si è a noi donata.
«Dall'incontro all'abbandono».
PREGHIERA: è la risposta alla proposta. Potrà esser una risposta di lode, di adorazione, di supplica, di domanda, di ringraziamento, di offerta in fedeltà ai sentimenti suscitati dalla meditazione-contemplazione.
«Dall'abbandono alla comunione».
Nasce cosi la spiritualità della comunione. [24]

Pratica meditativa
Segno della croce "cosmico".

Impegno di vita
Tramite la Paola di Dio della liturgia quotidiana facciamoci attenti alla «interiorità di Gesù» e alla «nostra interiorità» che si risveglia al Suo contatto.

Nota pedagogica
Un piccolo consiglio per interiorizzare la relazione può essere chiederci:
- ho capito... che cosa...
- ho provato... che cosa...
- mi sento richiamato a vivere che cosa...

Per creare una rete di comunicazione fra amici può essere utile porre la domanda «perché educare all'interiorità». Condividere poi le risposte.

(da «Rivista di vita spirituale», 60 (2006) - pp 510-524)


NOTE

1 GREGORIO NAZIANZENO, IV sec.; citato in Talithà Kum - J. Desbouchages, P. Gourrier, pag. 11, Queriniana 2005.
2 Ibidem, p.10.
3 IRENEO DI LIONE, citato in Talithà Kum, pag. 324 Queriniana 2005.
4 GREGORIO DI NISSA, IV sec., o.c. pag 321.
5 ORIGENE (III sec) Omelie sulla Genesi XII,5; pag. 195, Città Nuova 1978.
6 ISACCO DI NINIVE, VII sec. Discorsi ascetici, 1, pag. 52, Città Nuova 1984.
7 AGOSTINO, (V sec) Commento al Vangelo di Giovanni 17,10.
8 Ibidem, Le Confessioni X, XVII.
9 PSEUDO MACARIO, Quarantanovesima omelia, 49-PG34, 8135.
10 GREGORIO DI NISSA, IV sec.
11 S. TERESA, Cammino di perfezione 28,9.
12 S. GIOVANNI DELLA CROCE, Cantico B 1,7.
13 V.I. IVANOV, Anima, citato in «Nel fuoco del roveto ardente», pag. 37, Rupnik-Lipa.
14 Cfr. FISSOTTI, La grotta interiore, pag. 52, Ancora 2005.
15 Cfr. Mt 13,31.33.44.45.
16 Cfr. RUPNIK 0.C. pag 37; cfr. Ripartire da Cristo n. 20; cfr. PAPA BENEDETTO XVI Lettera Enciclica "Deus Caritas est".
17 Cfr. Ripartire da Cristo, nn. 21-22; cfr. Lc. 9,57-61.
18 Cfr. Gv. 14, 4; Ripartire da Cristo, III parte.
19 Cfr. R. GUARDINI, Mondo e persona, pp. 59-66, Brescia 2000.
20 Cfr. Deus Caritas est, 19.
21 CCC, 2563.
22 Cfr. Ripartire da Cristo, 23.
23 Cfr. Ripartire da Cristo, 20.
24 Cfr. Novo Millennio Ineunte, 43.