Nostra_Signora_di_Guadalupe

 

Nel messaggio guadalupano emerge con forza singolare il riferimento costante alla maternità verginale di Maria. Il popolo fedele ha conservato sempre, infatti, una viva coscienza del fatto che la buona Madre del cielo alla quale si stringe implorante è la “perfetta sempre Vergine” della antica tradizione cristiana, la aeiparthénos dei Padri greci, la vergine del Vangelo (cf. Mt 1,18-15; Lc 1,26-38), la “piena di grazia” (Lc 1,28), oggetto di una singolarissima benevolenza divina che la destina ad essere la Madre del Dio incarnato, la Theotokos del Concilio di Efeso, la Deipara venerata in tutto il Magistero ecclesiale sino ai nostri giorni.

Dinanzi a questa realtà tanto ricca e profonda, ancora percepita a volte in modo semplice e incompleto, ma in sincero spirito di fede e di obbedienza alla Chiesa, questo stesso popolo, cattolico nella sua maggioranza e guadalupano nella sua totalità, ha reagito con una entusiastica manifestazione di amore mariano, che lo ha unito in un medesimo sentimento collettivo e ha reso per lui ancora più simbolica la collina del Tepeyac. Poiché in quel luogo ha incontrato se stesso, nella professione della sua fervente religiosità mariana, la stessa degli altri popoli dell’America, coltivata anche in altri Santuari, come ho potuto costatare personalmente durante la mia visita in Brasile.

Un altro aspetto fondamentale proclamato dal messaggio guadalupano è la maternità spirituale di Maria verso tutti gli uomini, tanto intimamente unita alla maternità divina. Infatti, nella devozione guadalupana appare da principio questo tratto caratterizzante, che i Pastori hanno sempre sottolineato e i fedeli hanno vissuto con fiducia certa. Un tratto appreso nella contemplazione di Maria nel suo singolare ruolo all’interno del mistero della Chiesa derivatole dalla sua missione di Madre del Salvatore.

Proprio perché accettò liberamente di collaborare al piano salvifico di Dio, ella partecipa in modo attivo, unita a suo Figlio, all’opera di salvezza degli uomini. Su questa funzione di Maria si è espresso in modo luminoso il Concilio Vaticano II: Maria, “col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore con l’ubbidienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi Madre nell’ordine della grazia (Lumen Gentium, 61).

È un insegnamento che, oltre a segnalare la cooperazione della Vergine santissima alla restaurazione della vita soprannaturale delle anime, definisce la sua missione quale Madre spirituale degli uomini.

Perciò la Chiesa le tributa il suo omaggio di amore ardente “quando considera la Maternità spirituale di Maria verso tutti i membri del Corpo Mistico” (Paolo VI, Marialis Cultus, 22). Su questa stessa linea di insegnamento, Papa Paolo VI ha coerentemente dichiarato Maria, “Madre della Chiesa” (cf. AAS, [1964] 1007). Per questa stessa ragione ho desiderato anch’io affidare alla Madre di Dio tutti i popoli della terra (7 giugno e 8 dicembre 1981).

Questi contenuti dottrinali sono divenuti esperienza vissuta, continuata sino ad oggi nella storia religiosa latino-americana, e più in concreto del popolo messicano, sempre incoraggiato su questa via dai suoi Pastori. Un’opera questa iniziata dalla significativa figura episcopale di Fra Giovanni di Zumarraga e continuata zelantemente da tutti i suoi fratelli e successori. Si è trattato di un impegno insistentemente perseguito dovunque e realizzato in maniera singolare nel Santuario guadalupano, comune punto di incontro. Così è stato anche in questo centenario che segna al tempo stesso il 450° anniversario della arcidiocesi del Messico. Una volta di più, il popolo fedele ha sperimentato la presenza consolante e animatrice della Madre, come ha del resto sempre percepito durante tutta la sua storia.

Guadalupe e il suo messaggio sono, infine, l’avvenimento che ha creato ed espresso nel modo più preciso i tratti salienti della cultura originale del popolo messicano, non come qualche cosa che si impone dall’esterno, ma in armonia con le sue tradizioni culturali.

Infatti nella imperante cultura azteca è penetrata, dieci anni dopo la conquista, l’avvenimento evangelizzatore di Maria di Guadalupe, percepita come nuovo sole, creatore di armonia tra gli elementi in lotta e che ha aperto un’altra era. Questa presenza evangelizzatrice, con la immagine meticcia di Maria che unisce in sé due razze, costituisce una storica pietra miliare di creatività connaturale ad una nuova cultura cristiana in un Paese e, parallelamente, in un continente. Per questo potrà giustamente dire la Conferenza di Puebla che “Il Vangelo incarnato nei nostri popoli li unisce in una originalità storica e culturale che chiamiamo America Latina. Questa identità e simbolizzata molto luminosamente dal volto meticcio di Maria di Guadalupe che si pone all’inizio dell’evangelizzazione” (Puebla, 446). Perciò nella mia visita al Santuario di Guadalupe ho affermato che “da quando l’indio Juan Diego ha parlato della dolce Signora del Tepeyac, Tu Madre di Guadalupe, sei entrata in modo determinate nella vita cristiana del popolo messicano” (Giovanni Paolo II, Omelia, 27 gennaio 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 161). Ed effettivamente, la coesione attorno ai valori essenziali della cultura della nazione messicana si realizza intorno ad un valore fondamentale, che per il messicano – così come per il latino americano--è stato Cristo, presentato da Maria di Guadalupe. Per questo, Ella con ovvio riferimento a suo Figlio, ha costituito il centro della religiosità popolare del popolo messicano e della sua cultura, ed è stata presente nei momenti decisivi della sua vita individuale e collettiva.

Giovanni Paolo II, Per il 450° anniversario delle apparizione di Nostra Signora di Guadalupe
Basilica di San Pietro, 12 dicembre 1981