10. Come conclusione. Una pastorale giovanile per la vita e la speranza

Inserito in Pastorale giovanile e animazione.

 Cf Riccardo Tonelli, Pastorale giovanile e animazione. Una collaborazione per la vita e la speranza 


10. Come conclusione.
UNA PASTORALE GIOVANILE PER LA VITA E LA SPERANZA

Alla fine di questo lungo cammino mi viene spontanea una domanda: quale intenzione spinge la comunità ecclesiale a fare pastorale giovanile?
Facciamo pastorale giovanile per costruire e consolidare il Regno di Dio, fino alla sua esplosione definitiva nei cieli nuovi e nella nuova terra. Questa è la causa di Gesù. Per essa ha dato la sua vita e per la sua realizzazione la Chiesa è presente nelle vicende della storia quotidiana.
Con una affermazione così perentoria, sembrerebbe tutto concluso... Abbiamo però imparato a diffidare delle frasi ad effetto: archiviano troppo facilmente i problemi senza risolverli.
Dobbiamo perciò approfondire il tema, tentando di riscriverlo in un linguaggio concreto e verificabile. In questa operazione mi faccio aiutare da sant'Ireneo, quel grande credente la cui esperienza del Regno di Dio risuona da molti secoli nella Chiesa.
Ireneo ha descritto il Regno di Dio in un distico famoso: «Gloria Dei homo vivens; vita autem hominis visio Dei».
Regno di Dio è riconoscimento della sovranità di Dio nella confessione che solo in lui è possibile possedere vita e felicità, ed è impegno nel nome di Dio per assicurare ad ogni uomo vita e felicità. Il Dio di Gesù fa della vita e felicità dell'uomo la sua «gloria». Egli vuole un futuro significativo per l'uomo.
Di questo Dio l'uomo riconosce la totale sovranità, quando consegna a lui la sua fame di vita e di felicità nella fiduciosa speranza che i problemi della vita quotidiana rappresentano il «problema» di Dio stesso. Egli è un Dio di cui ci si può fidare, come attestano le cose meravigliose compiute per il suo popolo e soprattutto in Gesù di Nazaret. Dove appare Gesù, l'Uomo del Regno, scompare l'angoscia, la paura di vivere e di morire. Gesù libera gli uomini e li restituisce a se stessi, alla gioia di vivere, nel nome di Dio.
La comunità ecclesiale fa pastorale giovanile per aiutare i giovani a consegnarsi fiduciosamente a Dio e al suo progetto, certi che il Dio di Gesù è il Dio della loro vita.
Essa non può annunciare Gesù Cristo se non producendo come lui i gesti della vita; annuncia l'evangelo di Gesù per scoprire veramente cosa è vita e cose è morte e per assicurare, nella speranza, la vittoria della vita sulla morte.
Nel nome della vita si interessa di tutti i giovani; li sente tutti «suoi» figli, uomini che Dio ha generato alla vita e che essa vuole riconsegnare alla pienezza di vita e di felicità.
Nell'annuncio dell'evangelo di Gesù su Dio, la comunità ecclesiale offre il suo servizio specifico, quello in cui esprime una competenza unica e irrinunciabile: per ripetere a tutti gli uomini in Gesù che il nostro è il Dio della vita. Celebra questo evangelo nei grandi gesti della vittoria definitiva della vita sulla morte: i sacramenti.
In questo impegno essa si qualifica e si diversifica dagli altri interventi educativi e promozionali. La comunità ecclesiale lo vive però con l'unica preoccupazione di allargare i confini della vita e della felicità; e lo realizza promuovendo concretamente vita e felicità.
Lo fa per la comune causa dell'uomo, sapendo che così è pienamente fedele alla causa del suo Dio.
Per realizzare questo impegno di promozione della vita, non possiede risorse speciali. Assume e condivide quelle di coloro che stanno dalla parte della vita. Qualche volta le gestisce in proprio, anche a titolo esemplificativo. Per questo organizza scuole, oratori, attività sportive, culturali, promozionali... Spesso però si rende presente nelle strutture di tutti, come il pugno di lievito che la donna mette nella farina. Realizza così la sua missione promozionale in una «compagnia» sincera e appassionata con tutti coloro che vogliono la vita e lottano contro la morte. Si sente impegnata ad allargare questa passione liberatrice, chiamando uomini e istituzioni alla propria responsabilità.
La «compagnia» dei credenti e della comunità ecclesiale con tutti gli uomini, nell'affascinante avventura della vita, resta però sempre un poco «strana», tutta originale. La comunità ecclesiale opera per la vita in compagnia con tutti gli uomini, testimoniando la forza della croce e una speranza che va oltre ogni umana sapienza Essa vive così la compagnia nella solitudine della sua esperienza di fede.
Sostiene una speranza che non si rassegna di fronte alla lotta e che non rinuncia alla certezza della vittoria anche quando la morte soffoca ogni sussulto. Grida forte le esigenze della vita, quando nel suo nome viene contrabbandata la morte. E ricorda a tutti che solo riconsegnando la propria vita al Dio della vita, nel riconoscimento della sua signoria definitiva su tutti gli sforzi dell'uomo, è possibile possedere la vita anche oltre la morte.
Questa è la grande intenzione per cui la comunità ecclesiale fa pastorale giovanile; e questo è lo stile con cui realizza la sua missione.
Molto si sta già operando in queste direzioni. Ci sono però ancora resistenze, e qua e là affiorano proposte involutive. Non mi preoccupo di verificare fino a che punto sto descrivendo fatti del presente o sto sognando futuro.
Suggerisco invece queste prospettive con rinnovata speranza, perché so di aver solo dato voce alla prassi quotidiana di molte comunità ecclesiali, di movimenti, gruppi, operatori pastorali, impegnati per la causa di Dio nella causa dell'uomo.