Elisabetta Maioli – Juan E. Vecchi, L'ANIMATORE NEL GRUPPO GIOVANILE. Una proposta «salesiana», Elledici 1988

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Per comprendere la funzione e i compiti dell'animatore è necessario affrontare un interrogativo previo: cosa vuol dire animare un gruppo?
L'animazione non è data dalla vivacità e dalla spontaneità, né dal clima di amicizia, né dal moltiplicarsi delle attività. Questi sono fattori necessari, ma in se stessi non sono animazione.
Un gruppo è animato quando i suoi processi sono arricchiti da una particolare qualità aggiunta, che trasforma tutto radicalmente dal di dentro. Si potrebbe sintetizzare questa qualità dicendo che il gruppo diventa protagonista principale dei processi che lo riguardano.
Viene assicurata da tre elementi tra loro interagenti:
- il gruppo viene considerato soggetto di formazione;
- viene utilizzato il metodo di gruppo nei processi formativi;
- un animatore, con funzione e compiti specifici, attiva all'interno del gruppo un itinerario caratteristico di crescita.

1. IL GRUPPO: SOGGETTO DI FORMAZIONE

Un gruppo giovanile è animato quando è consapevole della formazione che gli viene proposta e partecipa creativamente alla formulazione degli obiettivi educativi che lo riguardano e alle attività per raggiungere questi obiettivi.
Ciò comporta alcune linee di sviluppo presenti, almeno come tendenza, fin dal primo momento della nascita del gruppo, e che vengono assunte in maniera esplicita e consapevole lungo il cammino educativo. Tentiamo ora di formularle.

Un soggetto unitario e articolato

Si tratta di passare da un aggregato di persone, che si incontrano per vincere la solitudine o ricavare un profitto individuale, a un soggetto reso unitario dai legami affettivi tra i membri.
A mano a mano che le interazioni si moltiplicano e si consolidano, il gruppo comincia a sperimentarsi come un tutto, qualcosa in più di una semplice somma di individui.
Le difficoltà per arrivare a questa unità sono:
- il culto eccessivo dell'autonomia che impedisce ai singoli di sentire come significativa l'appartenenza al gruppo;
- la dipendenza totale dal gruppo che espone i singoli alla manipolazione fino a far loro perdere la capacità di dare apporti e assumere in proprio responsabilità nella vita comune.

Un soggetto consapevole e critico

Bisogna dunque aiutare a vivere il gruppo come un'esperienza decisiva, anche se non l'unica, per la formazione di una mentalità matura e coerente. È animato quel gruppo che, all'inizio magari in modo implicito, si propone di assimilare criticamente il patrimonio culturale e religioso delle generazioni che l'hanno preceduto e di aiutare i suoi membri a dare una risposta personale al senso della vita, reagendo alle sfide che, giorno per giorno, si fanno loro incontro.
La consapevolezza di questo processo è graduale, ma è decisivo che, come seme, sia presente fin dal primo momento dello stare insieme. Lungo le fasi di sviluppo il gruppo maturerà un atteggiamento Sempre più consapevole, critico e attivo:
- rispetto ai processi formativi che si svolgono al suo interno e nell'ambiente educativo;
- rispetto alle proposte globali che si vivono nell'ambiente sociale, culturale ed ecclesiale.
Consapevolezza, partecipazione, controllo dei processi formativi: sono conquiste progressive a cui i giovani possono arrivare con più facilità se vengono incoraggiati dall'ambiente educativo e in particolare dall'animatore.

Un soggetto tra «stare assieme» e «impegnarsi per»

Occorre inoltre articolare la vita del gruppo fra capacità e gusto dello stare assieme e capacità e gusto di impegnarsi per, sapendo che è attraverso queste due modalità che si attua la formazione.
Non c'è animazione dove lo stare insieme, l'amicizia e la solidarietà reciproca prevalgono sull'impegno, cioè sul realizzare attività in vista di un bene. Allo stesso modo non c'è animazione dove ci si incontra soltanto per esprimere un interesse o per svolgere un servizio, senza dare sufficiente spazio alle relazioni interpersonali e all'amicizia.
Al di là del, punto di partenza, il gruppo sviluppa le due dimensioni, appropriandosi di una alla luce dell'altra, in una lenta e progressiva maturazione. Si cresce attraverso l'esperienza complessiva del fare gruppo.

2. IL METODO FORMATIVO DI GRUPPO

Il gruppo è animato quando persegue la formazione dei suoi membri attraverso il metodo di gruppo. Il metodo è il modo di organizzare le risorse e gli interventi per raggiungere gli obiettivi educativi, una volta che il gruppo se ne è reso consapevole e partecipe. Si tratta di un'organizzazione razionale, organica, coerente.
L'espressione metodo di gruppo può celare significati ambigui che conviene chiarire. Non si adopera il metodo «di gruppo» quando la formazione:
- avviene a fianco, in modo parallelo all'esperienza che il gruppo sta vivendo;
- viene ridotta soltanto ad alcuni momenti o attività;
- viene svolta di prevalenza in relazioni a «tu per tu» tra l'animatore e il singolo membro del gruppo;
- viene attribuita soltanto a quei momenti in cui l'animatore propone contenuti culturali o religiosi e si nega invece valore educativo alle iniziative che provengono dal basso, legate ad interessi personali.
Positivamente il metodo di gruppo si caratterizza per alcuni tratti che sottolineano ancora una volta che il gruppo è soggetto, e non soltanto un mezzo, di educazione.

L'energia educativa del gruppo

Il primo tratto è certamente'utilizzare l'energia del gruppo in forma educativa.
Le interazioni di gruppo scatenano delle energie che potenziano quelle che di solito vengono impiegate dai singoli per costruire se stessi: legami affettivi, contrapposizioni e confronto, mète comuni, sentimenti di appartenenza. Esse impegnano i singoli a cambiare se stessi, gli altri, la società, la Chiesa.
È necessario allora creare un contesto relazionale in cui l'individuo si senta a tal punto accolto e confermato come persona, che mette in discussione il proprio modo di pensare e di agire, riconosce i propri pregi e limiti, accetta se stesso e gli altri, rispettandone la diversità e l'autonomia.
Allo stesso tempo entra in contatto con le proposte culturali e religiose dell'ambiente, apprende a ristrutturare la propria scala di valori e a riprogettare la propria vita.
Si coglie l'originalità del metodo del gruppo se si guarda ad altri modi di procedere dove l'attenzione è prevalentemente centrata sul peso dei contenuti e sulla loro forza di convincimento, o sul fascino carismatico di un leader, o sull'appello alla coerenza, e dove si dà invece importanza secondaria ai confronti, alle condivisioni, alle elaborazioni comuni dei valori.

Il gruppo: laboratorio di vita

Riconosciute come educative le energie tipiche del gruppo, si tratta di fare del gruppo 'un piccolo «laboratorio» della più vasta vita sociale ed ecclesiale.
Il gruppo riproduce, in un ambiente più semplice come organizzazione e più facile da «controllare», il vasto mondo sociale ed ecclesiale dentro il quale i giovani rischiano di disperdersi e di non inserirsi attivamente. Il gruppo vuol essere un piccolo laboratorio in cui esercitarsi a vivere come uomini e cristiani, a stabilire legami e svolgere attività nelle quali essere protagonisti delle proposte e non semplici destinatari-acquirenti di prodotti culturali o religiosi.
Il metodo del gruppo non isola dalla società e dalla Chiesa, ma mette insieme, anche se in piccolo, i processi che avvengono in esse. In questo senso permette di fare esperienza di Chiesa e di società.
Della società e della Chiesa, il gruppo riproduce la pluralità delle persone, la loro diversità, la ricerca di una convivenza che rispecchi l'autonomia dei singoli e la solidarietà fra tutti, non solo nella linea dell'amicizia, ma anche dei valori comuni.
Della società e della Chiesa, il gruppo riproduce la struttura «sociale», facendo sperimentare che il rispetto delle regole e norme - e, dunque, anche l'accettazione di limiti alla propria libertà - è un arricchimento per tutti.
Della società e della Chiesa, il gruppo riproduce anche il difficile ma essenziale rapporto dei singoli con l'autorità e con le sue diverse personificazioni.
Il gruppo è il luogo di abilitazione a una obbedienza critica e costruttiva, fuori di ogni conformismo e dipendenza, dove la propria coscienza si lascia misurare dall'autorità e dalla «istituzione» sociale ed ecclesiale che essa rappresenta.
Costituendosi come piccolo laboratorio, il gruppo aiuta a maturare un rapporto critico e positivo con la società, a dialogare e a controllare i processi culturali. In molti casi finisce per essere di giusto contrappeso alle eccessive pressioni della società verso i giovani. Filtra criticamente i messaggi, ma soprattutto rafforza gli «anticorpi» per sottrarsi ì ogni conformismo.

Apprendimento per esperienza

Ne consegue allora l'altro tratto del metodo di gruppo: apprendere per esperienza.
Con questa espressione intendiamo fare riferimento a tre caratteristiche:
* il procedere per esperienza di gruppo;
* l'apprendere dalla riflessione critica sulle esperienze;
* il valorizzare i «contenuti» culturali e religiosi insiti nell'esperienza o che da essa si sprigionano.
- Procedere per esperienze di gruppo significa non tanto svolgere attività interessanti, ma fare di queste una esperienza di collaborazione attiva e critica fra tutti, attraverso la valorizzazione della competenza di ognuno. Lavorare assieme permette di attingere la dimensione profonda del fare gruppo. È formativo non solo ciò che si fa, ma come lo si fa. Il senso di gruppo che ne scaturisce crea comunione di affetto e di valori, apre orizzonti di senso a cui l'individuo da solo non potrebbe giungere.
- Apprendere dalla riflessione critica sulle esperienze è cogliere, discernere e decidersi di fronte ai messaggi che esse nascondono. Ciò richiede momenti di riflessione, in cui ciascuno esercita la sua capacità intuitiva e intellettiva, affinché il messaggio dell'esperienza entri a far parte in modo consapevole del patrimonio del gruppo e dei singoli. In una società che offre molte possibilità, i giovani sono in grado di permettersi diverse esperienze temporanee, incluse quelle associative, religiose, di volontariato. Essi spesso consumano esperienze. Gli animatori, a volte, rimangono colpiti dal fatto che dopo un'attività formativa non si decantino convinzioni o ideali proporzionati, anche se la memoria dell'esperienza è gratificante; ma questa è una conseguenza logica del consumo acritico delle «novità».
- Valorizzare i contenuti culturali e religiosi proposti per far giungere i giovani ad una sintesi personale, comporta il non lasciar passare né semplicemente consegnare loro quanto l'esperienza sprigiona, ma aiutarli ad elaborare e integrare nel proprio vissuto idee, acquisizioni, modi di vivere.
L'animazione non offre contenuti a fianco dell'esperienza, ma li offre incarnati in una esperienza: invita il gruppo, partendo dalle proprie attese e intuizioni, a scoprirne e ricercarne i valori nascosti.
I contenuti possono così. essere appresi in concreto, sapendo da una parte che l'esperienza veicola i valori come germi e li rende affascinanti; dall'altra che c'è bisogno di momenti in cui riorganizzarli in modo riflesso.

Apprendimento per ricerca

Proprio del metodo del gruppo è ancora apprendere per ricerca. Il metodo di ricerca si oppone a una formazione come trasferimento verbale di verità preconfezionate. Ma si oppone anche all'ipotesi secondo cui, soprattutto per quanto riguarda le grandi verità e i valori, l'individuo va lasciato al suo libero e spontaneo movimento.
La ricerca è una via articolata in cui possono essere rintracciate diverse fasi. L'insieme di esse trova la giustificazione nel principio che i contenuti vanno proposti in modo significativo per il soggetto, in modo cioè capace di entrare in contatto con il cammino umano e di fede che egli sta percorrendo.
Alcune tappe della ricerca possono essere esplicitate.
- Suscitare le domande sottese al vissuto giovanile. Per questo si richiede condivisione quotidiana con i giovani, valorizzazione dei loro interessi, intuizione delle attese, distinguendo tra attese superficiali e profonde e fra attese indotte dall'ambiente e attese soggettive.
Questo comporta l'impegno dell'animatore per aiutarli a esprimere con parole proprie e a chiamare per nome i problemi, gli interrogativi vaghi, i disagi...
- Selezionare i contenuti culturali e religiosi. Fra i tanti messaggi a disposizione, si tratta di individuare quelli maggiormente capaci di parlare alla mente e al cuore dei giovani, in quanto risposta provocante alle loro attese e alle loro domande. Per questo è necessario preoccuparsi che quanto si propone sia illuminante e assimilabile. Si chiede quindi una profonda conoscenza dei nuclei nevralgici dove convergono e si ricollegano i messaggi.
- Proporre i contenuti culturali e religiosi non come formule- soluzioni da accettare o rifiutare, ma come piste di ricerca personale e di gruppo. Il cuore della ricerca è lo sforzo di individuare la sintonia fra domande e contenuti. Il processo è di tipo circolare: dalle domande alla proposta e viceversa. Domande e proposte si illuminano reciprocamente attraverso un lavoro paziente e critico.
La via della ricerca, in questa fase, implica il dialogo, l'esercizio della criticità, la presenza, del dubbio, il paziente confronto tra attese e proposte.
- Riformulare i contenuti in modo creativo e, quindi, ridirli con il linguaggio tipico del gruppo. Solo così possono entrare a far parte di un proprio patrimonio culturale e religioso. È necessario inoltre individuare le possibili applicazioni dei nuovi contenuti alla vita personale e del gruppo, come a quella ecclesiale e sociale. Essi diventano inizio di una nuovi azione, di un nuovo modo di vivere, di nuovi impegni dentro e fuori del gruppo.

Apprendimento di un metodo di azione

Infine appartiene al metodo di gruppo la sperimentazione e il consolidamento di un particolare metodo di azione da applicare sia nella vita sociale ed ecclesiale sia all'interno del gruppo medesimo. Per metodo di azione si intende un procedimento razionale, sufficientemente provato, per intervenire in modo corretto in ogni situazione che richieda capacità di organizzarsi, soprattutto quando l'obiettivo è produrre un cambiamento.
Questo procedimento prevede alcuni momenti che il gruppo apprende ad applicare attraverso una pratica continua.
- L'analisi e la diagnosi. Di fronte a una situazione il gruppo cerca di avere il massimo delle informazioni possibili, per capirla in forma sufficiente e obiettiva. Dall'analisi si passa a un'interpretazione globale attraverso un lavoro comune, fino a cogliere i problemi di fondo e le loro cause, le sfide a cui rispondere.
- La valutazione dei dati risultanti dall'analisi e dalla diagnosi. Valutare comporta far ricorso ai valori culturali e religiosi in cui il gruppo si riconosce, per illuminare la situazione, darne un giudizio e aprire nuove strade verso il futuro. I criteri di valutazione diventano così anche i criteri per una nuova progettazione.
- L'elaborazione di un progetto d'intervento organico e razionale. Il gruppo prevede gli obiettivi da raggiungere, le strategie o modalità generali di azione da adoperare, le iniziative concrete, l'organizzazione del gruppo e la distribuzione dei compiti durante l'azione, le alternative in caso di imprevisti o insuccessi, gli indicatori per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti.
- La verifica dell'azione svolta che è anche momento di riprogettazione. Il gruppo matura se sa essere obiettivo e critico sui risultati, sa trarre lezioni positive anche dagli errori e sconfitte, sa riprendere con coraggio e fantasia il cammino in avanti, utilizzando l'esperienza fatta e tentando, più che di ripetere il passato, di far fronte alle nuove sfide con il metodo acquisito.

3. L'ANIMATORE, UN ADULTO CON FUNZIONE SPECIFICA RIGUARDO ALLA FORMAZIONE DEL GRUPPO

Dell'animatore abbiamo parlato nel capitolo precedente, descrivendo il suo profilo personale, la sua collocazione nel contesto di una comunità educativa, il progetto a cui si ispira la sua azione, il movimento di gruppi che si alimentano di un riferimento comune entro cui egli opera.
Ora vogliamo sottolineare il posto che egli occupa nel metodo del gruppo, considerato come soggetto di formazione. La sua funzione ha dei confini relativamente precisi, ma anche un grande margine di libertà e creatività. Al gruppo e ai singoli egli si presenta come una figura caratteristica.

Un rapporto segnato da tensioni

Egli stabilisce con il gruppo una relazione connotata da alcune «tensioni» di cui è cosciente e che coltiva come segreto delle sue possibilità educative.
- La tensione tra empatia e distanza. L'animatore dimostra fiducia verso ciascuno nell'accoglienza, nella voglia di stare assieme anche nei momenti di svago; allo stesso tempo mantiene l'autonomia rispetto alle amicizie dei singoli e dei sottogruppi. È amico di ognuno, ma insieme di tutti. È amico dei giovani, ma non come lo sono i giovani tra di loro. Conserva sempre quella neutralità che gli consente di non essere né di apparire uno che cattura le persone per la propria causa; inoltre si colloca sempre come mediatore tra i giovani e i valori.
- La tensione tra la trasmissione di quello che ha acquisito e la ricerca comune. Lascia intravedere ai giovani i mondi loro preesistenti e il bagaglio culturale e religioso che vuole condividere per essere loro di aiuto. Manifesta contemporaneamente anche l'esigenza di ascoltarli con curiosità e attenzione, convinto che le loro intuizioni sono arricchenti per tutti.
- La tensione tra la propria autorevolezza e il senso dell'uguaglianza. Propone i valori in cui crede e fa appello alla propria credibilità personale per provocare a credere negli stessi valori, fondandosi sull'esperienza di vita e sul servizio gratuito al gruppo. Ma allo stesso tempo fa circolare le informazioni con veracità e senza restrizioni, suscita il dialogo, rispetta l'originalità di ognuno, lascia al gruppo decidere secondo le proprie dinamiche.
- La tensione tra esercizio del ruolo e l'espressione personale. Come tecnico di gruppo agisce secondo le regole e le norme previste dal gruppo, che egli è chiamato a far rispettare; non instaura nel gruppo forze improvvise di rapporti o decisioni, né usa un sistema paternalistico: sarebbe diseducativo per i giovani.
Si lascia peraltro avvicinare come persona e sa manifestare la propria espressività nel gioco, nella preghiera, nel dialogo, nei momenti in cui si esprime il gusto dello stare insieme.

Le modalità di aiuto

La competenza educativa dell'animatore accettato e riconosciuto nel gruppo porta a svolgere il ruolo secondo alcune modalità tipiche.
- Egli aiuta a far prendere coscienza: il gruppo ha la propria realtà, un contesto dove opera, qualche aspirazione che cerca di raggiungere. Deve poter formulare le attese, cogliere obiettivamente la situazione in cui agisce, interiorizzare il progetto. Piuttosto che «dare» soluzioni o «risolvere» problemi, l'animatore aiuta il gruppo ad accorgersi, a rendersi conto, a essere consapevole, a scoprire quello che succede dentro e fuori di esso.
- Egli allarga l'orizzonte del gruppo fornendo informazioni: in base alla sua esperienza personale e culturale, è in qualche modo depositario, anche se non l'unico, di una tradizione culturale. Offre alcune informazioni ed è in grado di indicare dove reperirne altre. Le informazioni si riferiscono ai rapporti, alla struttura, alle utopie del gruppo, al contesto socio-culturale, ai processi personali. Hanno una doppia funzione: aiutano il gruppo ad approfondire quello di cui è consapevole e spingono ad andare oltre nella conoscenza della realtà.
- Egli accompagna il gruppo nel prendere decisioni. Attento a non sostituirsi à:1 gruppo, lo aiuta però a pronunciarsi di fronte ai fatti. Sa pure rimettere in discussione le cose, quando non sono consone alla volontà intima del gruppo, quando le scelte sono state fatte in modo affrettato, o risultano contraddittorie rispetto alle attese e dichiarazioni, quando sono manovrate da pressioni o indotte da condizionamenti interni ed esterni.
- Egli sostiene il gruppo nella fatica di passare dalle parole ai fatti, dal dialogo all'azione. Facilita la divisione dei compiti, il coordinamento degli interventi, la verifica. Nell'esercitare questo compito, l'animatore è insieme comprensivo ed esigente. Sollecita sempre ad agire responsabilmente.
Ne possono nascere momenti di conflitto e sofferenza, ma sa pazientale e, se necessario, riconoscere che le cose decise erano irrealizzabili. In questo caso aiuta il gruppo a maturare nuove decisioni in base a informazioni più precise.

La funzione globale e i compiti particolari dell'animatore

È impossibile ora specificare la funzione globale dell'animatore e, all'interno di essa, individuare alcuni compiti particolari.
La funzione generale consiste nel garantire con la sua presenza e competenza l'unità e la qualità dell'itinerario formativo del gruppo. Un gruppo è convenientemente animato se riesce a percorrere un cammino in cui il profilo ,del suo ciclo vitale come gruppo e le fasi di una crescita umana e di fede si integrano a vicenda, fino a costituire un unico itinerario.
A mano a mano che dalla prima incipiente aggregazione il gruppo passa alla maturità di rapporti, per finire poi nello scioglimento, va anche approfondendo la maturità culturale e la riflessione di fede: passa da un primo confronto sui temi della vita, alla riflessione sistematica della fede e all'apprendimento della vita cristiana, per sfociare nella scelta vocazionale.
Collegati a questa funzione globale ci sono alcuni compiti che vanno sottolineati proprio per l'incidenza che hanno sullo sviluppo dell'itinerario.
- II primo compito è aiutare i giovani a diventare gruppo, sviluppando un sistema di interazioni positive tali, che si possa parlare del gruppo come di un soggetto educativo.
- II secondo compito è mediare tra il gruppo e l'ambiente educativo, sociale ed ecclesiale, favorendo uno scambio arricchente di stimoli e progetti.
- II terzo compito è aiutare il gruppo ad elaborare un proprio progetto per sperimentare un nuovo stile di vita e abilitare i singoli a progettarsi.
- II quarto compito è aiutare il gruppo ad aver cura della maturazione delle singole persone, fino a scoprire la propria vocazione nella società e nella Chiesa.
Questi compiti verranno approfonditi nei capitoli seguenti.