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Educare gli adolescenti con il dono del «consiglio»


Giuseppe Morante

(NPG 2000-05-47)



Anche a proposito della riflessione pedagogico-catechistica sul dono del «consiglio», l’educatore degli adolescenti dovrà rispettare il principio «della fedeltà a Dio e della fedeltà all’uomo» (RdC 160). Il dono trascendente dello Spirito si deve integrare – non solo per il cammino di fede degli adolescenti, ma di ogni cristiano, sempre – in quella esperienza umana, più o meno cosciente a seconda dell’età, che psicologicamente e storicamente significa ipotizzare e realizzare un «progetto di vita», in sintonia con la ricchezza delle possibilità che Dio ha messo nel cuore dell’uomo.

Il «consiglio», elargito nel momento della celebrazione crismale, è la forza dello Spirito con cui l’adolescente può «ri-qualificare» l’energia propositiva umana di diventare pienamente uomo/donna, in una specifica vocazione, favorendo la capacità del discernimento e della scelta dei mezzi necessari a realizzare questo proprio «diventare...». Tale processo di realizzazione non avviene una volta per sempre, ma attraverso il sostegno delle decisioni e delle disponibilità a seguire quello che si è scelto di diventare nella vita, nella prospettiva della fede. In un senso più specificamente teologico-spirituale, la rivelazione biblica attribuisce alla parola «consiglio» il significato che assume nel progetto di Dio il termine «disegno» o «piano salvifico»; un progetto che prevede, previene, decide e opera per il bene del suo popolo.

A partire da questi valori umano-cristiani, l’educatore della fede degli adolescenti deve orientare il proprio intervento a far maturare in prospettiva dinamica le energie della vita (umana e cristiana) favorendo quel processo di crescita che combatte le «resistenze» di acquiescenza come il lasciarsi andare all’occasione, all’immediato, all’istintivo. A quelle forme cioè di indecisione permanente che costituisce l’evidenza attuale della vita di tanti adolescenti e giovani (e non solo di essi...!) che «vivono alla giornata».

Si tratta di avviare un processo di reazione contro questi atteggiamenti che non permettono di sviluppare la vita in senso pieno e non consentono di fare un serio discernimento sulle reali possibilità di vocazione. L’energia spirituale del consiglio combatte l’istinto del momento..., favorendo la maturazione vocazionale del cristiano.

È dunque un «dono importante» per rinforzare le energie vocazionali della crescita e orientarle a modelli più stabili; per imparare a conoscere ciò che Dio vuole realizzare nella vita di ognuno; per misurare le proprie possibilità di riuscita e sapersi orientare sulla strada giusta.


Fedele a Dio e fedele agli adolescenti


In una nota pastorale,[1] l’episcopato italiano inculca agli educatori e ai pastori l’accompagnamento dei giovani attraverso «uno sforzo di personalizzazione, che faccia uscire l’adolescente dall’anonimato delle masse e lo faccia sentire persona ascoltata e accolta per se stessa, come un valore irripetibile».

Questo «stare vicino» agli adolescenti si deve trasformare in un orientamento personalizzato o in una direzione spirituale mirata, che faccia riflettere sulla vita, in relazione alle scelte del proprio personale «avvenire», realizzato come progetto cristiano, tra crescita individuale e dinamismo «vocazionale»; come motivo di scoperta e di sviluppo dei propri interessi da trasformare in valori; come confronto-verifica con le diverse vocazioni-progetti alla luce della chiamata (la vocazione, cioè il progetto di Dio su ognuno); come ascolto del proprio io interiore, superando la cultura dell’effimero e dell’apparenza; come risposta ai bisogni degli altri, perché le situazioni umane problematiche interpellano il credente.

Il progetto cristiano tracciato dal Catechismo degli adolescenti e dei giovani offre un itinerario adatto in questa direzione, come progressiva realizzazione del progetto cristiano. La catechesi cioè vuole aiutare gli adolescenti e i giovani a superare gli atteggiamenti delle esperienze frammentate, motivate più dal principio «del piacere», «dell’utile» e del «comodo», che non da scelte o rinunce in vista di progetti più stabili, di incontri significativi con modelli adulti riusciti con cui dialogare, con legami più continui con le istituzioni in genere, rispondendo anche a quella diffusa ma confusa domanda di religione e di spiritualità.

Il dono del consiglio perciò, in questa prospettiva, si offre come aiuto a dirigere scelte e azioni personali verso il proprio progetto da realizzare, discernendo, fra le varie direzioni, quella giusta che porta ad un traguardo personale da raggiungere. Rafforza così la prudenza umana che prescrive la scelta dei mezzi per raggiungere il proprio fine: saper dirigere le azioni quotidiane in vista del fine che è la vocazione cristiana; cioè imparare a fare scelte significative in vista del progetto e sforzarsi di esserne fedeli per la propria riuscita nella vita cristiana.

È qui che si evidenzia il consiglio come «luce trascendente» con cui si vede che cosa è bene scegliere nel momento e nelle circostanze in cui si è costretti ad orientarsi. È qui che si innesta la guida spirituale per capire quanto è necessario nel guidare il cammino di fede degli adolescenti, perché non è sufficiente sapere che una cosa è buona in sé, ma giudicare se è buona nelle circostanze presenti per lo scopo prefissato.

Lo Spirito assicura così il cammino nella via della vocazione come chiamata di Dio, perché il suo dono costituisce il segreto per non sbagliare e assicura una grande pace, liberando il cuore da turbamenti e affanni. Ma la condizione per cui questo dono sia elargito in maggiore o minore abbondanza dipende dalla fedeltà nel corrispondervi. Chi ne ha poco, e ne fa buon uso, può stare certo che ne riceverà di più, fino a quando ne sarà ricolmo secondo la misura della sua capacità, cioè fino a quando ne abbia tanto quanto gliene occorre per attuare i disegni di Dio su di sé e assolvere lodevolmente gli obblighi del suo ufficio e della sua vocazione. Infatti si dice che una persona è piena dello spirito di Dio quando ne ha a sufficienza per tutte le necessità del suo stato. Anche per gli adolescenti non è una presunzione aspirare alla perfezione del proprio stato e al compimento dei disegni di Dio in tutta l’ampiezza della propria vocazione; anzi sono proprio loro ad averne più bisogno per essere rinforzati nei loro propositi, per essere aiutati a realizzare i propri progetti umani illuminati dalla fede.

Un mezzo eccellente per ottenere il dono del consiglio, e invocarlo nella preghiera, è la limpidezza del cuore e la sincerità della vita. Invece una eccessiva prudenza umana, con tutta la sua sagacia e la sua accortezza, fa commettere degli errori e sovente non riesce nei suoi intenti. In questa luce gli educatori della fede devono diventare per i giovani «direttori di spirito», cioè gli orientatori della loro vita in vista della maturazione piena dal punto di vista umano e cristiano, sfruttando sia i talenti naturali, la scienza e la prudenza umana che il dono del consiglio, che è al di sopra della ragione e ne esalta gli orientamenti positivi. La Bibbia offre esempi in cui ha operato nella vita umana il dono del consiglio: il silenzio di Cristo davanti a Erode; le risposte date per salvare l’adultera e per lasciare in asso quelli che lo interrogavano sull’obbligo di pagare il tributo a Cesare; il giudizio di Salomone; l’impresa di Giuditta per liberare il popolo di Dio dall’armata di Oloferne; l’intervento di Daniele per discolpare Susanna dalla calunnia dei due vecchi; il comportamento di San Paolo quando mise i farisei contro i sadducei e si appellò dal tribunale di Festo a quello di Cesare.


Indicazioni metodologiche


Dal punto di vista metodologico, pur distinguendo tra situazioni di vita degli adolescenti e valore di fede (non coincidono mai pienamente), tuttavia vanno integrati nell’unità dell’esperienza cristiana.

Sarà necessario, comunque, evitare di calarsi così profondamente e a lungo nelle situazioni di vita dell’età evolutiva da non giungere a far fruttificare il dono esplicito; né bisogna puntare tutte le proprie energie educative subito sull’annuncio esplicito del messaggio, senza aiutare gli adolescenti a fare in modo che esso «appaia a ognuno una apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori e insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni» (RdC 52).

Perciò la pastorale giovanile e vocazionale possono interagire a livello strutturale in modo organico, proprio in forza della risonanza costitutiva della vita adolescenziale (cioè l’humanum della vita in termini di realizzazione personale, cf ETC 46) e come realizzazione dell’itinerario «vocazionale» del catechismo che caratterizza la pastorale dell’età evolutiva.

In questa linea, perciò, sembra indispensabile un accompagnamento che aiuti gli adolescenti a progettare la prospettiva evangelica della visione della vita come chiamata-risposta, educandosi ad una sempre più matura vita spirituale; assumendosi una maggiore responsabilità nel dare una nuova rilevanza pubblica alla fede donata dalla Chiesa e alle energie dello Spirito che ne sono la forza portante.

Non seguire la luce del consiglio significa, invece, agire sotto l’impulso di un’accortezza o «prudenza» umana; seguire le intuizioni dell’intelligenza, che ordinariamente sono in contrasto con lo spirito di Dio. Ogni mattina il cristiano chiede allo Spirito Santo la sua assistenza per tutte le azioni della giornata, riconoscendo con umiltà la propria debolezza e promettendo di seguire le sue aspirazioni con piena e totale sottomissione di mente e di cuore.

Solo chi è diretto dai doni dello Spirito non sbaglierà «vocazione», realizzando pienamente la sua vita. Quelli che si ritengono, invece, «dotti» secondo la prudenza umana, devono guardarsi bene dall’attaccamento al loro parere e da un certo spirito di auto-sufficienza.

Gli educatori saranno pure zelanti nel correggere le azioni errate degli adolescenti, ma devono soprattutto acquisire la carità per prevenire, con saggi ammonimenti, quelle che si potrebbero commettere, attraverso opportuni richiami. Una importante linea di condotta per una buona guida è, comunque, quella di evitare la molteplicità di inutili precetti, che servono solo ad appesantire il giogo della vita cristiana, che bisognerebbe piuttosto addolcire.

In senso orientativo, poi, gli educatori dovranno far prendere coscienza di quegli atteggiamenti umani che purtroppo si oppongono al dono del consiglio e che spesso ne possono vanificare l’efficacia, come:

– la precipitazione nelle scelte, che consiste nell’agire con troppa impulsività e senza avere prima ben ponderato ogni cosa; che asseconda l’impulso dell’attivismo naturale senza concedersi sufficiente tempo per aprirsi al dono dello Spirito. Questo difetto diventa peccato quando deriva dal fatto che si trascurano i suoi lumi, non prendendo abbastanza tempo per domandare consiglio prima di scelte importanti, e nell’azione ci si lascia trascinare da una tale precipitazione da non essere più in grado di accogliere la sua luce e la sua assistenza, o ci si lascia travolgere e ottenebrare dall’impeto d’una passione;

l’agitazione nelle azioni, perché riempie lo spirito di caligine, mette turbamento, amarezza e impazienza nel cuore, nutre l’amor proprio e fa fare assegnamento solo su se stessi. Invece il dono del consiglio, illuminando lo spirito, diffonde nel cuore una pace del tutto opposta all’agitazione e ai suoi affetti;

la temerità dell’imprudenza, perché costituisce una mancanza di attenzione ai lumi e ai consigli della ragione e della grazia, causata da troppa fiducia in se stessi, e che fa cadere nel limite di una condotta infantile (senza riflessioni preventive) che non fa crescere;

– la lentezza nel procedere verso la maturità, perché pur essendo necessaria una matura riflessione prima di deliberare, bisogna passare prontamente all’azione sotto la spinta del dono ricevuto.

Quando si rimandano le scelte possono cambiare le circostanze e se ne può perdere l’occasione propizia.

Gli educatori si possono riferire al testo del catechismo dei giovani, sia per ribadire le energie della fede che sostengono il cammino della vita degli adolescenti, sia per aiutare a correggere quegli atteggiamenti che non permettono di integrare fede-vita in una visione di crescita cristiana.

Il testo evidenzia infatti che «ci sono adolescenti e giovani che possono fare scelte coraggiose e spesso definitive in un solo istante. L’età stessa rende spregiudicati e liberi. Ma in generale ci vuole tempo per chiamare per nome Dio. Si tratta perciò di interrogare la vita, di giungere a confrontarsi con Cristo e ascoltare la sua parola per giungere a risposte di fondo. È anche importante pregare guardandosi dentro, scoprire il proprio vero volto, capire il senso del proprio vivere, convincersi che nessuno viene butatto lì a caso, ma ognuno è pensato e voluto per un disegno di amore. Ciascuno è invitato a scoprire che gli vengono rivolte domande decisive: quale strada seguire per trovare le risposte che contano nella vita»...

 



[1] CEI, «Documenti Chiese Locali», n. 77: Educare i giovani alla fede.

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