Giovani e Bibbia:
un manifesto

Cesare Bissoli

(NPG 1989-6-126)


Sono proposizioni sintetiche, accompagnate da un breve commento, che segnalano alcuni punti-forza per un incontro esistenziale dei giovani con la Bibbia.

1. L'accostamento sapienziale alla Bibbia si propone oggi ai giovani come via efficace all'esperienza religiosa credente. Grazie ad esso si affida all'uomo il dono e il compito di riconoscere il quotidiano come luogo di incontro con la parola di Dio.
Il termine sapienziale ricorda, a differenza della Torah e dei Profeti, la comprensione della Parola di Dio nelle vicende della vita, le costanti dell'intelligenza e dell'amore di Dio che reggono il mondo e sollecitano la responsabilità dell'uomo.

2. L'area della Bibbia è l'area della vita. Soltanto a chi fa domande sulla vita, la Bibbia apre delle originali possibilità di risposta.
È il primo tratto della lettura sapienziale e viene detto in apertura per mettere subito in chiaro il livello di un incontro valido ed efficace: la vita. Contemporaneamente si mettono in risalto due fondamentali prospettive: all'uomo si chiedono interessi vitali; alla Bibbia si lascia di rispondere secondo la propria identità specifica, qualunque essa sia.

3. La Bibbia è nella sua sostanza una codificazione letteraria di esperienze, comuni e straordinarie, di persone e di popolo, storicamente determinate e ricomprese alla luce del loro credo religioso. Come tale essa richiama al proprio incontro uomini e donne che hanno coscienza di una propria storia, si comprendono attorno a certi valori fondamentali, posseduti o cercati, si esprimono mediante molteplici forme di linguaggio.
Le qualità della lettura sapienziale sono evidenziate indicando le tre componenti che manifestano il grado di comunione profonda che unisce la Bibbia e il lettore di ogni tempo: una comunione nella storia, una comune apertura alla verità e al bene, il comune, necessario ricorso alla mediazione del linguaggio.
Soltanto il mantenimento di questi tre elementi garantisce un valido e arricchente incontro nell'area della vita.

4. Specifico ineludibile della Bibbia è l'autocomprensione dell'uomo biblico (il suo destino, il destino del mondo, la via del bene e del male, il senso della vita e l'aspirazione alla pace...) in chiave religiosa, precisamente nella fede di una autorivelazione di Dio che comunica a ogni singolo uomo la sua fedele amicizia (alleanza) che salva l'uomo dal naufragio di sé.
Tale rivelazione comincia a realizzarsi nella storia di Israele e delle prime comunità cristiane, ha il suo vertice espressivo nella storia di Gesù di Nazareth, avrà il suo compimento nella trasformazione della storia dell'uomo in Regno di Dio.
Ogni lettura sapienziale della Bibbia tiene conto della sua natura squisitamente religiosa: Dio amico dell'uomo, l'offerta della salvezza e il dono dell'alleanza, lo sviluppo storico qualitativo della vicenda umana nel tempo; l'archè o le origini, con la consegna della promessa nella figura di Israele; il centro del tempo, con la consegna della salvezza nella figura di Gesù morto e risorto; la fine del tempo, con la consegna della vita in pienezza nella figura dei «cieli nuovi e terra nuova» per la nuova umanità.

5. La Bibbia è storia, letteratura, credo di popolo. Le è perciò adeguata non la lettura isolata ed elitaria, ma la coralità di chi, nel suo nome, vive insieme, nella ricerca e condivisione del comune destino, sostenendo i poveri e gli ultimi e aprendo con coraggio la via a un futuro di libertà e di pace.
La componente sociale della vita quotidiana ritrova nella lettura sapienziale della Bibbia una sollecitazione esplicita all'ecclesialità dell'incontro: un incontro nella comunione di tanti attenti ai poveri e aperti al futuro messianico del mondo.

6. La storia della Bibbia continua. Nelle religioni ebraica e cristiana e, tramite loro, nella cultura viva dei popoli, la Bibbia è memoria di umanità, radice di effetti artistici, istituzionali, filosofici; esistenziali, che ripropongono il mistero del Libro.
Si fa cenno della storia degli effetti che mette in risalto lo straordinario impatto culturale della Bibbia nella storia dei popoli, in particolare la sua capacità motivazionale nell'esistenza di milioni di fedeli lungo tanti secoli. Il fenomeno biblico rimanda alla domanda del «mistero del Libro».

7. Raggiunge maturità di significato quell'incontro con la Bibbia che ne condivide intimamente la concezione di fondo, quindi è animato dalla fede: dalle ragioni della fede, dagli atteggiamenti della fede, dal dinamismo della fede nei confronti della Parola di Dio.
Nel cammino di incontro con la Bibbia, si ricorda, come prima (nel senso di piena, perfetta) l'istanza della fede, ossia la condivisione della visione religiosa dell'uomo biblico.
Questa fede è un atto umano, sorretto dalla grazia di Dio, che inizia dove si cercano le ragioni per andare alla Bibbia e se ne approfondiscono le proposte con le risorse dell'intelligenza; si regge con l'atteggiamento interiore della domanda, dell'ascolto, della conversione, del ringraziamento della consolazione; si snoda nel confronto della parola con le parole, nella celebrazione della Parola, nell'esperienza di condivisione motivati dalla Parola.

8. La Bibbia si presenta come un «evento narrativo», in cui cioè il grande annuncio di salvezza viene comunicato non per visione, né per via speculativa, né per via iniziatica, ma mediante la forma del racconto. La via della narrazione sarà dunque la via privilegiata per incontrare l'evento.
La forma narrativa, per la sua struttura intrinseca, salvaguarda la vicinanza-lontananza del dato biblico: raccontandolo ne propone la presenza appellante, ma insieme lo sottrae al possesso egoistico di chi soltanto non può che ascoltarla. E insieme ha in sé la grazia di proporre la storia del passato, di coinvolgere quella del narratore dell'ascoltatore, e generare speranza.

9. La Parola riceve dal gruppo una singolare possibilità di risonanza e di appello. Il gruppo ha dalla Parola la grazia di rimotivare in autenticità e crescita le ragioni di stare insieme, rimuovendo la tentazione di imprigionare nei propri otri culturali e di tradizione il vino incontenibile della Parola.
Viene precisata la preziosa eppure relativa funzione del gruppo in rapporto alla lettura della Bibbia, alla luce delle esperienze di modelli vari e noti: le risorse di un'umanità più grande (il gruppo), i limiti di non rappresentare tutto l'uomo.

10. Accostarsi alla Bibbia vuol dire accettare di fare un cammino, con momenti diversi, dall'ascolto all'attualizzazione. Vi operano fattori plurimi: tradizione, cultura, esperienza, e la fondamentale mediazione del linguaggio. Fedeltà e creatività, singolarità e comunione, ispirazione dello Spirito e approfondimento dell'intelligenza... sono dinamiche costitutive di cui rendersi consapevoli e responsabili.
Lettura sapienziale è lettura complessa, così come è complesso il mondo della Bibbia, talvolta addirittura estraneo fino alla contrarietà, e complesso è il mondo quotidiano, fino alla contraddizione. Interpretare è capire. Ma interpretare è un atto a sua volta complesso che richiede la potenza di una soggettività attiva e aperta.