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Giovani ed Eucaristia /4

 


Dicembre 2009

SCHEDA QUARTA: DI COSA VIVE LA CHIESA?

La Chiesa vive di Parola di Dio, di Eucaristia, di carità

 

I. Di che cosa parliamo

* La Chiesa  è viva, fatta di persone vive, o non è Chiesa! Purtroppo sono in circolazione idee strane su questa qualità di Chiesa viva.

Vi è chi visita una Chiesa come un museo, ricco di opere d’arte del passato, scattando tante foto, ma senza fare un atto di adorazione per il ‘capo di casa’ che è Gesù presente nel tabernacolo.

Altri vorrebbero la Chiesa come una succursale dei grandi magazzini per i poveri, che magari faccia giocare i ragazzi per tenerli fuori della strada, ma lasci perdere di parlare di Dio, del Vangelo, della  preghiera e della Messa, dei comandamenti, del peccato,  della verità e della carità come stile di vita…

Altri accettano che la Chiesa sia fatta di persone, ma la loro persona con i loro amici, facendone un ghetto…

* Invece la Chiesa in quanto corpo di Cristo risorto dai morti e permeata dello Spirito Santo che è il respiro della vita di Dio, ha in dono la vita di Gesù,  di riceverla per sé e di darla ad ogni persona, una vita che non è mediocre o puramente umana,  è  appunto la vita  stessa di Gesù  il Vivente. E’ la sua vocazione irresistibile.  Ma per vivere occorre  nutrirsi. Ebbene: di  cosa si nutre la vita della Chiesa, cioè noi cristiani?

Qui ci fa da maestro, Benedetto XVI, proprio nel suo discorso al convegno diocesano di giugno:

* Anzitutto l’ascolto della Parola di Dio:

Affinchè le comunità, anche se qualche volta numericamente piccole, non smarriscano la loro identità e il loro vigore, è necessario che siano educate all’ascolto orante della Parola di Dio, attraverso la pratica della lectio divina, ardentemente auspicata dal recente Sinodo dei Vescovi. Nutriamoci realmente dell’ascolto, della meditazione della Parola di Dio. A queste nostre comunità non deve venir meno la consapevolezza che sono ‘Chiesa’ perché Cristo, Parola eterna del Padre, le convoca e le fa suo Popolo. La fede,infatti, è da una parte una relazione profondamente personale con Dio, ma possiede una essenziale componente comunitaria e le due dimensioni sono insuperabili”.

Notiamo i seguenti punti

- Ascoltare la Parola di Dio significa che la relazione così vitale della Chiesa con Dio, con Gesù non è un incontro tra muti. L’amore fa parlare, crea comunicazione, fa comunione.  La Parola di Dio, annota il Papa, è Gesù stesso, la sua vita, le sue parole, i suoi atti, la sua morte e risurrezione. Questo ci porta a leggere i Vangeli (e la Bibbia che è il loro necessario contesto). Essi sono la memoria attuale di Gesù, il loro racconto determina il nostro incontro con Lui.

-  Il Papa specifica come deve essere l’ascolto della Parola di Dio: è un ascolto-dialogo orante fin dagli inizi della Chiesa, è chiamato lectio divina, nome latino che si potrebbe tradurre ‘scuola della Parola’, comprende ascolto di un passo biblico, meditazione, condivisione,  preghiera. Sarà la nuova frontiera della Chiesa (giovane) nel terzo millennio

- Vi è un ascolto personale, ma anche comunitario. Ascoltare insieme Dio significa determinare anche un ascolto reciproco tra noi credenti.

* Poi viene l’Eucaristia

Continua ancora Benedetto XVI: “Se è la Parola a convocare la Comunità, è l’Eucaristia a farla essere un corpo: “Poiché c’è un solo pane - scrive Paolo -, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17). La Chiesa  dunque non è  il risultato di una somma di individui, ma un’unità di coloro che sono nutriti dall’unica Parola di Dio e dall’unico Pane di vita…Centro della vita della parrocchia è l’Eucaristia, e particolarmente la Celebrazione domenicale”.

L’intenso  richiamo del Papa ci porta a sviluppare specificamente questo rapporto tra Chiesa ed Eucaristia nelle due schede che seguono, sapendo che proprio tale rapporto è al centro della verifica cui è chiamata la nostra diocesi di Roma.

Intanto questo breve testo ci dà la prospettiva entro cui ogni cristiano giunge a riconoscere la fede autentica.

- Senza Eucaristia non vi è Chiesa in pienezza: il loro rapporto è vitale e dunque necessario e indissolubile.

- L’Eucarestia fa della comunità convocata dalla Parola di Dio, un corpo vivente, il Corpo di Gesù.

- Di qui scaturisce una qualità essenziale della Chiesa come corpo, una profonda unità nella varietà dei membri, come il corpo appunto.  La Chiesa è comunione di persone, prodotto della comunione eucaristica, cioè dalla comunione di Gesù con noi.

-  L’Eucaristia è al centro della parrocchia, ne è come  il cuore, ed ha un appuntamento speciale settimanale: la domenica, il giorno di festa della Chiesa.

* Poi, la carità

Conclude così il suo pensiero papa Benedetto: “Infine non va dimenticata la testimonianza della carità, che unisce i cuori e apre all’appartenenza ecclesiale. Alla domanda come si spieghi il successo del Cristianesimo dei primi secoli, l’ascesa  di una  presunta setta ebrea alla religione dell’Impero, gli storici rispondono ch fu particolarmente l’esperienza  della carità dei cristiani che ha convinto il mondo. Vivere la carità è la forma primaria della missionarietà. La Parola annunciata e vissuta diventa credibile se si incarna in comportamenti di solidarietà, di condivisione, in gesti che mostrano il volto di Cristo come di vero Amico dell’uomo”.

Annotiamo:

- La carità o amore da cristiani (agape è la parola specifica dei vangeli per indicare amore di puro dono, grazia, charis da cui carità) non è qualcosa che viene dopo: nella riflessione del Papa, la carità è circolarmente legata alla Parola e alla celebrazione eucaristica: da queste due esperienze il discepolo impara cosa sia amare alla scuola di Gesù, quanto egli ci ama e come ci insegna a farlo. Solo così può e deve corrispondere la nostra esperienza di amati che amano.

- Si noterà lo stretto legame della carità con Cristo: facendo la carità, riusciamo a far vedere il volto amico del Signore.

- Esiste una verifica di ineguagliato spessore storico: dove vi è testimonianza di amore,  il Vangelo, la Chiesa sono risultati sempre credibili. Si pensi alla testimonianza di Madre Teresa.

 

II. In ascolto della Parola di Dio

E’ tratta da un famoso discorso di Gesù,  in cui  Egli  dopo aver moltiplicato per la folla  affamata i pani e i pesci afferma  ai suoi discepoli che questo è un segno  che rimanda a  Lui , ‘il pane della  vita’ (per questo è  chiamato  discorso del ‘pane di vita’). Egli con infinito amore, con la sua parola e il suo corpo fa la Chiesa. E la Chiesa, per bocca di Pietro afferma di volere stare sempre con Lui, giacchè “Tu hai parole di vita eterna”.

Dal  vangelo secondo Giovanni 6, 35-69

35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?... Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
59Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. 60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». …
66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

La prima comunità  cristiana vive esemplarmente questo legame tra Chiesa, Eucaristia e carità, diventando icona esemplare di ogni comunità per sempre.

Dagli Atti degli Apostoli 2, 42-47

42Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

 

… e della Chiesa

Dall’esortazione Apostolica di Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis

Eucaristia, pane spezzato per la vita del mondo (n. 88)

« Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo » (Gv 6,51). Con queste parole il Signore rivela il vero significato del dono della propria vita per tutti gli uomini. Esse ci mostrano anche l'intima compassione che Egli ha per ogni persona. In effetti, tante volte i Vangeli ci riportano i sentimenti di Gesù nei confronti degli uomini, in special modo dei sofferenti e dei peccatori (cfr Mt 20,34; Mc 6,34; Lc 19,41). Egli esprime attraverso un sentimento profondamente umano l'intenzione salvifica di Dio per ogni uomo, affinché raggiunga la vita vera. Ogni Celebrazione eucaristica attualizza sacramentalmente il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce per noi e per il mondo intero. Al tempo stesso, nell'Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo, che « consiste appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo ».(240) In tal modo riconosco, nelle persone che avvicino, fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita amandoli « fino alla fine » (Gv 13,1). Di conseguenza, le nostre comunità, quando celebrano l'Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l'Eucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi « pane spezzato » per gli altri, e dunque ad impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. Pensando alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dobbiamo riconoscere che Cristo ancora oggi continua ad esortare i suoi discepoli ad impegnarsi in prima persona: « Date loro voi stessi da mangiare » (Mt 14,16). Davvero la vocazione di ciascuno di noi è quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo.

 

III. Una traccia  di riflessione e condivisione

*Proviamo a riflettere  sui contenuti di questa scheda: Chiesa-Eucaristia-carità. Quale è il filo logico che li collega?

* Quali aspetti ti colpiscono di più e di quali vorresti avere più spiegazione?

* Perché non si può pensare e volere la Chiesa soltanto, in ‘orizzontale’, come si dice, quale   sede della caritas, o centro culturale,  o luogo di difesa dei  diritti umani, o  esclusivo punto di incontro per pregare?  D’altra parte si può pensare la Chiesa solo ‘in verticale’, senza questi ed altri aspetti esteriori, visibili? Cosa da unità profonda a tutti questi aspetti diversi?

* Hai fatto esperienze di ascolto della Parola di  Dio? In quale maniera: partecipando alla lectio divina in comunità, al gruppo biblico, corsi biblici?

* Una riflessione sulla Parola di Dio nella messa domenicale (lettura ed omelia): riesci a seguire? Quali suggerimenti puoi dare?

 

IV. Preghiera conclusiva

Prima preghiamo il Padre Nostro e poi diciamo insieme la preghiera che il celebrante pronuncia, avanti la comunione invitando al segno di pace:

Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: 
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace», non guardare ai nostri peccati,
ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

La pace del Signore sia sempre con voi. E con il tuo spirito.

Scambiatevi un segno di pace.

Diamoci reciprocamente un segno di pace

Signore, venendo a contatto con te è come entrare in un mare immenso di cose da conoscere, di storie che ci illuminano, di verità che non capiamo bene, ma che intuiamo essere giusto così (come capire Dio?) e che però non ci spaventano perché tutto è  espressione di amore-dono. La Chiesa, cioè noi, anche noi giovani, abbiamo per casa l’amore, limpido, generoso, coraggioso, operoso come quello di Gesù. Cominciamo a capire meglio che l’Eucaristia, la messa domenicale non è il rito magico di uno sciamano, ma  la testimonianza aperta, seria e gioiosa che tu, Gesù, ci vuoi bene e ci sospingi nella vita secondo il tuo progetto di amore.

 

 

Gennaio 2010

SCHEDA QUINTA: CHI COSTRUISCE  LA CHIESA?

L’Eucaristia fa la Chiesa e genera la carità

 

I. Di che cosa parliamo

* Se facessimo una inchiesta tra i giovani (e non giovani) su cosa è Eucaristia; cosa vuol dire; quando si realizza; se è lo stesso che la Messa; che importanza ha l’Eucaristia per la Chiesa, e perché; se si va (se tu ci vai ) a messa, perché sì o perchè no…: quali sarebbero presumibilmente le risposte?  Ma tu stesso personalmente cosa risponderesti?

Di qui parte la nostra ricerca piuttosto impegnativa prendendo la direzione di marcia dataci  da Benedetto XVI nella citata Esortazione Apostolica, Sacramentum Caritatis, ai nn. 14 -15.

* Eucaristia principio causale della Chiesa

14. Attraverso il Sacramento eucaristico Gesù coinvolge i fedeli nella sua stessa « ora »; in tal modo Egli ci mostra il legame che ha voluto tra sé e noi, tra la sua persona e la Chiesa. Infatti, Cristo stesso nel sacrificio della croce ha generato la Chiesa come sua sposa e suo corpo.(…). La Chiesa, in effetti, « vive dell'Eucaristia”(…) . C'è un influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa. L'Eucaristia è Cristo che si dona a noi, edificandoci continuamente come suo corpo. Pertanto, nella suggestiva circolarità tra Eucaristia che edifica la Chiesa e Chiesa stessa che fa l'Eucaristia, la causalità primaria è quella espressa nella prima formula: la Chiesa può celebrare e adorare il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce. La possibilità per la Chiesa di « fare » l'Eucaristia è tutta radicata nella donazione che Cristo le ha fatto di se stesso. Anche qui scopriamo un aspetto convincente della formula di san Giovanni: « Egli ci ha amati per primo » (1 Gv 4,19) (…). Egli è per l'eternità colui che ci ama per primo.

Sono affermazioni che toccano un nodo sostanziale della verifica cui  il Papa invita tutta la sua diocesi di Roma: il nodo tra chiesa, eucaristia e carità. Ne abbiamo parlato nella scheda  precedente, ora l’approfondiamo dal punto di vista dell’Eucaristia. Crediamo che su questo legame si richiede a tanti (ai più?) cristiani (giovani) di oggi, una vera e propria conversione.

Ma vediamo i punti toccati

- Dice il Papa  nel documento citato che esiste una “suggestiva circolarità tra Eucaristia che edifica la Chiesa e la Chiesa stessa che fa l’Eucaristia”.  L’abbiamo scelto nel titolo di queste schede. Però è la prima parte che fa da fondamento, la seconda è conseguenza bella e necessaria ( lo vediamo nella scheda successiva).

- Alla base sta il sacrificio di Cristo sulla croce il venerdì santo seguito dalla risurrezione (domenica di pasqua) che  garantisce la validità del sacrificio stesso. La Pasqua si manifesta quale  testimonianza dell’assoluto amore di Dio per noi e perciò è causa della nostra salvezza. Ma perché possa raggiungere ogni uomo, distante nel tempo e nello spazio, Gesù nell’Ultima Cena (il giovedì santo) istituisce il rito dell’Eucaristia o Messa per cui il sacrificio della croce realizzato una volta per sempre duemila anni fa, viene ricordato, anzi attualizzato in ogni tempo e in ogni luogo (è il senso di quel ‘fate questo in memoria di me’). Dunque dal sacrificio di Gesù risorto dai morti che ci raggiunge mediante l’Eucaristia, da questa catena di amore inaudito, nasce la Chiesa.

 

La Chiesa nasce ogni volta si può dire da questo infinito gesto di amore  di Cristo con il suo carico di liberazione dal  male, di vita nell’amore, di impegno missionario, di speranza oltre la morte.  Ad ogni  Messa la Chiesa si trova a ‘mangiare e bere’, nutrirsi di Gesù, a purificarsi, a ricevere perdono e  prendere forza alla sorgente.

L'Eucaristia, dunque, è costitutiva dell'essere e dell'agire della Chiesa. La Messa non è tutto nella Chiesa, ma senza Messa la Chiesa non può esistere

* La Chiesa è la comunione eucaristica con Gesù che si tramuta in comunione tra persone.

L'antichità cristiana designava con le stesse parole Corpus Christi il Corpo nato dalla Vergine Maria, il Corpo eucaristico e il Corpo ecclesiale di Cristo. Questo dato ben presente nella tradizione ci aiuta ad accrescere in noi la consapevolezza dell'inseparabilità tra Cristo e la Chiesa. L'Eucaristia si mostra così alla radice della Chiesa come mistero di comunione” (Sacramentun caritatis, n. 15).

E’ quanto Benedetto XVI ha sottolineato con riferimenti concreti  in particolare al Convegno di Roma

La comunione e l'unità della Chiesa, che nascono dall'Eucaristia, sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore consapevolezza, anche nel nostro ricevere la santa comunione, sempre più essere consapevoli che entriamo in unità con Cristo e così diventiamo noi, tra di noi, una cosa sola. Dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere questa unità da rivalità, da contese e gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali. In particolare, vorrei chiedere ai movimenti e alle comunità sorti dopo il Vaticano II, che anche all'interno della nostra Diocesi sono un dono prezioso di cui dobbiamo sempre ringraziare il Signore, vorrei chiedere a questi movimenti, che ripeto sono un dono, di curare sempre che i loro itinerari formativi conducano i membri a maturare un vero senso di appartenenza alla comunità parrocchiale. Centro della vita della parrocchia, come ho detto, è l'Eucaristia, e particolarmente la Celebrazione domenicale. Se l'unità della Chiesa nasce dall'incontro con il Signore, non è secondario allora che l'adorazione e la celebrazione dell'Eucaristia siano molto curate, dando modo a chi vi partecipa di sperimentare la bellezza del mistero di Cristo. Dato che la bellezza della liturgia «non è mero estetismo, ma modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce» (Sacramentum caritatis n. 35), è importante che la Celebrazione eucaristica manifesti, comunichi, attraverso i segni sacramentali, la vita divina e riveli agli uomini e alle donne di questa città il vero volto della Chiesa.

I riferimenti sono così concreti e pratici che non vi è bisogno di spiegazione

* Infine l’Eucaristia genera la carità

Lo afferma il Papa in Sacramentum Caritatis.

Eucaristia, pane spezzato per la vita del mondo (n. 88)

« Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo » (Gv 6,51). Con queste parole il Signore rivela il vero significato del dono della propria vita per tutti gli uomini. Egli esprime attraverso un sentimento profondamente umano l'intenzione salvifica di Dio per ogni uomo, affinché raggiunga la vita vera. Ogni Celebrazione eucaristica attualizza sacramentalmente il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce per noi e per il mondo intero. Al tempo stesso, nell'Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo”.

Notiamo

- Chi incontra Gesù entra nell’area della vita compresa radicalmente come dono.

- L’Eucaristia che della vita di Gesù è la ‘memoria vivente’, specie del suo ultimo supremo gesto di amore sulla croce, genera, come in Gesù, un dinamismo di amore intelligente, generoso, concreto verso ogni  uomo, accolto quale nostro fratello perché sia per lui che per noi Cristo è morto (cfr 1Cor 8 ,16).

- Andare a Messa è imparare ad amare, è accogliere la sfida di amare secondo il cuore di Gesù.

 

II. In ascolto della Parola di Dio

Proponiamo il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia da parte di Gesù nell’ultima Cena . Si vorrà  rimarcare l’intreccio di due mondi: quello di Gesù e quello dei discepoli, con in testa Pietro, è la Chiesa in germe. Gesù fa loro il dono di tutto se stesso (“mio corpo, mio sangue per voi”); i discepoli non capiscono, incespicano, tradiscono, fuggono, vorrebbero la spada, ma Gesù ‘il più grande’ fa  capire che dall’eucarestia  può venire solo un atteggiamento di servizio. E infatti in questa occasione Gesù lava i piedi dei discepoli invitandoli a imitarlo con  l’amore reciproco, “come io ho amato voi” (cfr Giov 13,1-20).

Dal Vangelo secondo Luca 22, 14-32

14Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». 17E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». 19Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 20E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».
21«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. 22Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». 23Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.
24E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.
28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele.
31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».

 

… e della Chiesa

“  L’Eucaristia è veramente compresa, capita, non semplicemente quando la si celebra, la si adora, la si riceve con le dovute disposizioni, ma soprattutto quando essa diviene la sorgente della nostra vita personale e il modello operativo che impronta di sé la vita comunitaria dei credenti … Significa vivere di attenzione di ascolto, di disponibilità , di valorizzazione dei doni degli altri , di perdono…Ricevendo il corpo e il sangue di Cristo, impariamo a guardare  il mondo come lo vedeva Gesù dalla croce; a guardare il mondo, la storia, la comunità, la chiesa, i nostri problemi avendo capito qualcosa dell’infinta misericordia del Padre e per ciascuno di noi. E sentiremo allora il bisogno di spenderci anche noi per la salvezza dell’umanità, di fare dell’Eucaristia un ringraziamento di lode a Dio, donando nella quotidianità l’amore del Padre ai fratelli”  (Card. C.M. Martini,  Prendete il largo!, 113)

 

III. Una traccia  di riflessione e condivisione

*Al cuore di questa scheda sta lo stretto legame tra Eucaristia e Chiesa. Ritieni di aver capito abbastanza questo rapporto? Non sarebbe meglio dialogare con l’animatore su quanto qui esposto?

*  L’Eucaristia fa la Chiesa, dice il Papa. In che senso? Le tue eucaristie o messe domenicali  ti fanno essere più Chiesa?

* Diceva  S. Caterina: “Andare a Messa è esporsi a fuoco”. E’ una frase retorica o può essere vera?

*  Ti sei dato una ragione circa l’obbligo alla Messa domenicale?  Viene dagli uomini di Chiesa, o nasce dal valore che ci ha messo Dio?

* La carità che nasce dall’Eucaristia è una bontà generica o ha dei lineamenti specifici?

 

IV. Preghiera conclusiva

La preghiera del Padre Nostro è nel cuore dell’Eucaristia. Viene in conseguenza  del dono  che  Gesù fa di sé con la consacrazione. Collega Dio, il Padre, e tutti noi come fratelli. Preghiamola insieme, invocazione per invocazione, lentamente, come fossimo a Messa.

Signore oggi abbiamo compreso, almeno in parte, che per essere  tuoi discepoli occorre far parte della tua Chiesa, ma diventiamo tua Chiesa se facciamo Eucaristia. Perché lì, in quell’azione scopriamo che tu ci fai dono non solo di qualcosa, ma di te stesso, anzi di te stesso nel momento supremo in cui ci offri non una buona parola, o un gesto di amicizia, ma la tua stessa vita, la dai  a noi quando eravamo e siamo ancora peccatori, così poco coraggiosi.
Signore aiutaci a cogliere e vivere il miracolo della Messa.

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