Per il sorriso di Antonio

Inserito in NPG annata 2000.


Virginia Di Cicco

(NPG 2000-03-II cop) 


Francesca non ci pensava più. Quando il telefono aveva squillato quella mattina non avrebbe mai creduto potessero essere loro. Il prelievo effettuato alla sede della Croce Rossa della sua città risaliva oramai a parecchi anni prima. Certo a ripensarci ricordava ancora l’emozione di quel giorno, cresciuta in modo esponenziale nei giorni seguenti, ad ogni squillo del telefono. Poi il tempo era trascorso e Francesca distratta non ci aveva pensato più fino a quella mattina in cui la vita l’aveva richiamata all’ordine.
Paura ne aveva, inutile negarlo, ma non intendeva farle guadagnare terreno. Non sarebbe retrocessa di un centimetro, a qualunque costo.
I medici le facevano tenerezza. La osservavano di nascosto, spiando le sue espressioni, probabilmente con la paura di un improvviso ripensamento. Allora lei sorrideva e li tranquillizzava: «Paura sotto controllo!».
In molti la disapprovavano. La vita espone già ad un numero sufficiente di rischi da non lasciare nessun motivo per andare a cercarne altri di propria iniziativa.
La tesi più diffusa era che da quel piccolo intervento si potesse uscire paralizzati. Una puntura in un posto così delicato. Non si sa mai.
Quante insulse sciocchezze. La tecnica del trapianto di midollo, gliela avevano spiegata un numero indefinito di volte, era perfetta nella sua semplicità. Per quanto riguardava gli imprevisti, quelli riescono a presentarsi anche nell’andare a comprare il latte.
La cosa che restava più difficile da comprendere era perché lei dovesse risultare a molti un’irresponsabile. Lei non aveva deciso di guidare il motorino su una sola ruota e senza casco. Lei non guidava a velocità sostenuta senza aver allacciato la cintura di sicurezza e anche un po’ brilla. Lei non si era mai gettata in acqua dagli scogli per mostrare a tutti quanto fosse brava. Ecco gli irresponsabili. Lei aveva soltanto accettato l’opportunità di salvare la vita a qualcuno. Senza particolare merito, dovendo ringraziare unicamente la coincidenza casuale di qualche cellulina.
Le obiezioni degli altri le sembravano deliri, ma sapeva che era la paura a far nascere certe distorsioni. E la paura non era una colpa. Abbandonarsi alla paura senza voler ragionare, questo invece lo era.
All’inizio era sembrato difficile anche a lei. Poi un pensiero l’aveva sfiorata e aveva sciolto i nodi: il pensiero di Antonio.
Tutti abbiamo un Antonio nella nostra vita. Qualcuno che abbiamo visto andar via senza poterlo trattenere in nessun modo. Qualcuno andato via veramente troppo presto. Allora avremmo fatto qualunque cosa per tenerlo qui, con noi. Figuriamoci se un dottore ci avesse detto che una possibilità esisteva, una soltanto, e che sarebbe bastata una punturina a qualcuno che si fosse rivelato compatibile per salvare Antonio e darlo di nuovo alle nostre braccia e ai nostri baci. E se poi ci avesse spiegato addolorato che quel qualcuno di certo esisteva, ma che purtroppo non era nel registro dei donatori e camminava per il mondo senza neanche immaginare di essere l’unico a poter salvare la nostra felicità. Se un dottore ci avesse mai detto una simile cosa, forse noi non saremmo andati fermando la gente per la strada e chiedendole di sottoporsi agli esami per la compatibilità? Forse non avremmo bussato porta dopo porta? Forse non avremmo pianto disperati perché probabilmente la persona giusta esisteva ma non l’avremmo mai trovata in tempo?
Così aveva subito telefonato all’ADMO, Associazione donatori midollo osseo, aveva preso appuntamento e fatto gli esami per entrare nel registro italiano dei donatori. Se nel mondo qualcuno stava cercando lei per salvare la propria felicità, da quel momento sapeva dove trovarla.
E ora che l’avevano trovata, lei non avrebbe mai tradito la vita, la speranza, il sorriso di Antonio.

ADMO, Associazione donatori midollo osseo, via Aldini 72, Milano, tel. 02 39000855.
Chiamando questo numero vi diranno come entrare in contatto con la sede della vostra città.