Dizionario dell'animazione /7

Mario Pollo

(NPG 1986-09-45)


La riflessione che ho sin qui sviluppato intorno al ruolo, alla funzione e al significato che ha l'animazione culturale oggi, ha riguardato quasi esclusivamente la cultura sociale ed i gruppi formativi che la ospitano.[1]
A questo punto è necessario compiere un passo ulteriore ed affrontare il rapporto che esiste tra l'animazione culturale e il tessuto istituzionale che soggiace alla cultura sociale e nel quale operano i gruppi di formazione. Questi, infatti, vivono solitamente all'interno di quelle particolari organizzazioni sociali che vengono denominate istituzioni e con le quali, quindi, l'animatore deve fare quotidianamente i conti. C'è poi da dire che nessun intervento nel sociale può prescindere dalla realtà delle istituzioni.

LA REGOLA DEL PORCOSPINO, OVVERO COSA È UN'ISTITUZIONE

La parola istituzione, peraltro non molto usata nel quotidiano linguaggio della gente, sta ad indicare il complesso di valori, norme e consuetudini che definiscono e regolano durevolmente i rapporti tra le persone all'interno di un particolare gruppo o dimensione della vita sociale. Sono istituzioni, secondo questo punto di vista, il matrimonio, la proprietà privata, il fisco, ecc... In altre parole, istituzioni possono essere considerate i complessi di legge, norme e regolamenti che presidono lo svolgimento di particolari attività sociali oppure di gruppi sociali ben definiti.
Accanto a questa concezione delle istituzioni ve ne è un'altra più estesa, secondo la quale l'istituzione è costituita oltre che dalle norme anche dalle persone che la rendono operante nella vita sociale.
Sono perciò da considerarsi istituzioni la scuola, la famiglia, la chiesa, lo stato, la magistratura, l'ospedale, ecc.
Alle riflessioni che mi accingo a sviluppare, quest'ultima concezione dell'istituzione risulta estremamente funzionale.
I gruppi formativi, infatti, sono promossi e vivono all'interno di una qualche particolare istituzione. Essi, nel nostro caso, di solito, sono promossi da una parrocchia, da una associazione, da una congregazione, da un istituto scolastico o da qualche altra istituzione particolare.
In ogni caso la vita sociale dei gruppi e degli individui è strutturata e disegnata da un certo numero di istituzioni. Non è infatti possibile pensare che i gruppi e le persone che li formano siano impermeabili alle istituzioni della società al cui interno vivono. Per questo motivo il progetto educativo dell'animazione culturale deve proporsi di intervenire in qualche modo anche sulle istituzioni che ne segnano la sua operatività nel sociale.
Tuttavia prima di affrontare nel merito questo delicato rapporto, è necessario sviluppare ancora un po' la riflessione sulle istituzioni in generale.
Esamino in dettaglio.

Istituzione e regolazione dell'angoscia

La definizione di istituzione che ho prima fornito non può considerarsi completa, anche se è sostanzialmente corretta e precisa. Essa è eminentemente sociologica e, come è noto, le istituzioni non sono completamente definibili a questo livello.
Esiste, infatti, tra gli altri, anche un versante psicologico dal quale è possibile analizzarle.
L'istituzione può essere anche considerata come un meccansimo sociale di regolazione di alcune forme di angoscia, tipiche dell'essere umano. Di quelle particolari forme di angoscia, cioè, che sono connesse all'aprirsi dell'individuo all'esperienza, desiderata e temuta allo stesso tempo, del sociale.
Narra a questo proposito una favola: «Era notte buia e fredda, e dei porcospini tremanti scoprono casualmente che avvicinandosi hanno meno freddo. Felici di questa scoperta si avvicinano sempre di più ma, ahimè, sono porcospini, e ad un certo punto, quando si sono avvicinati troppo, si pungono reciprocamente. Spaventati e doloranti si allontanano a distanza di sicurezza l'uno dall'altro. Dopo un po' però, sollecitati dal freddo intenso, sono preda del rimpianto per il calore perduto, mentre, nello stesso tempo, sono attraversati dalla paura che ravvicindandosi possano di nuovo pungersi reciprocamente. Ad un certo punto il desiderio del calore perduto prevale sulla paura della puntura per cui i porcospini si riavvicinano. Si pungono nuovamente e si riallontanano vivendo gli stessi sentimenti di rimpianto e di paura precedenti.
La storia va avanti così per un bel po' sino a quando i porcospini scoprono una distanza a cui possono ricevere sufficiente calore ed essere sicuri di non essere punti».
A questo punto è nata l'istituzione. Gli psicoanalisti kleiniani interpretano questa favola di Schopenhauer, già ripresa peraltro da Freud, dicendo che durante questa esperienza i porcospini, ovvero gli uomini di cui sono l'allegoria, provano le due ansie primarie: quella depressiva e quella persecutiva.
L'ansia persecutiva è quella connessa alla paura che gli altri esseri umani possano ferirci e violare la nostra individualità, pungendoci come i porcospini della favola. È l'esperienza dell'altro vissuto come oggetto cattivo.
L'ansia depressiva è quella che nasce, invece, dalla paura di perdere l'altro, dal timore cioè di privarci della cooperazione e dell'aiuto che può offrirci, il calore della favola ad esempio. In questo caso l'altro è vissuto come oggetto buono e quindi come oggetto possibile di una relazione di solidarietà reciproca.
Queste due ansie emergono in ogni esperienza umana di relazione e di vita sociale in generale.

Istituzioni e modalità diverse di regolazione delle ansietà

Da questo particolare punto di osservazione le istituzioni appaiono anche come dei meccanismi che regolano le due ansie primarie. Esse consentono, cioè, di vivere l'esperienza del sociale senza la sofferenza che queste due forme di ansia provocano. Le istituzioni quindi sono in relazione con la vita psichica degli individui a un notevole livello di profondità e di coinvolgimento affettivo.
È chiaro che non tutte le istituzioni regolano allo stesso modo le ansietà primarie. Raramente, poi, lo fanno in modo ottimale. Ci sono, infatti, le istituzioni che controllano l'ansia persecutiva in modo eccessivo riducendo il tasso di cooperazione, di solidarietà e di familiarità tra le persone. Sono quelle la cui base è una sorta di radicale sfiducia nella natura umana. Questo tipo di istituzioni stimolano un individualismo ed una competitività esasperata, generando una tensione ed una aggressività forti anche se mascherate formalmente. Sul versante opposto ci sono le istituzioni che si basano sulla esaltazione della paura di perdere l'altro vissuto acriticamente come oggetto buono. Esse sono dei luoghi dove la solidarietà, l'unità del gruppo e la sua coesione tendono a prevalere nettamente sugli aspetti dell'individualità delle persone che lo formano. In questi casi si corre il rischio di soffocare la personalità individuale dei soggetti che vivono nell'istituzione.
Il modo in cui avviene la regolazione dell'ansia è anche uno degli indicatori di come si colloca l'istituzione dal punto di vista della democrazia e del rispetto della persona umana.

Le istituzioni e il potere e la sua distribuzione

Le regole, le norme e le leggi si esprimono anche a livello di meccanismi profondi della personalità umana attraverso questa funzione delle istituzioni. Di conseguenza anche il potere, il cui particolare equilibrio e la cui distribuzione ogni istituzione esprime, non è solo una costrizione che tocca le persone dall'esterno, ma anche un qualcosa che condiziona la loro psiche sin negli strati più profondi.
C'è, quindi, una stretta connessione tra persona umana, istituzione e potere. Quella tra persona e istituzione si è già vista, resta perciò da esaminare quella tra potere e istituzione. Essa è lapalissiana nella sua evidenza, tuttavia tutt'altro che elementare. Ogni regola, ogni norma e ogni legge, infatti, sancisce sempre, mentre viene rispettata o fatta rispettare, una particolare distribuzione del potere. Questo non solo perché una legge è valida solo se è sostenuta da un potere in grado di farla accettare e rispettare dai membri di un dato gruppo, organizzazione sociale o società. Ma anche perché una legge, norma o regola per nascere deve rispecchiare e rafforzare l'equilibrio di potere reale presente in una certa area della vita sociale.
L'istituzione sancisce sempre, nello stabilire i rapporti umani, anche un particolare equilibrio e distribuzione del potere tra le persone che la formano.
Da questo punto di vista l'istituzione è potere in atto nella vita sociale.

L'istituzione, l'autoconservazione e il cambiamento

Una delle caratteristiche più rilevanti di una istituzione è quella di avere tra i suoi scopi principali quello della autoconservazione. Da questo punto di vista l'istituzione appare come una forma di organizzazione sociale alquanto statica e conservatrice. Ciò comporta che essa si opponga ad ogni cambiamento che possa minare la stabilità e l'identità. Quando accoglie un cambiamento lo fa solamente perché questi è già stato assorbito dalla realtà sociale e dai comportamenti delle persone. Assai raramente, e molto difficilmente, l'istituzione anticipa un cambiamento quando non è costretta dai fatti a farlo. I cambiamenti che invece l'istituzione propone costantemente, sono quelli che non mirano, anzi rinforzano, le regole, i principi, i valori ed il potere che la fondano.
Si tratta, cioè, di quei cambiamenti che realizzano semplicemente un modo diverso di applicare le leggi, le regole, i valori ed il potere rappresentati dall'istituzione nella vita sociale, senza per questo proporne una qualche critica o revisione.
Questo tipo di cambiamento è pari a quello che realizza un compositore di musica molto bravo che riesce a produrre delle musiche nuove avvalendosi delle tradizionali regole della composizione. La resistenza al cambiamento delle istituzioni si manifesta anche all'interno della psiche delle persone che la formano o sono ad essa soggette. Essendo l'istituzione, come si è visto, anche un mezzo per la regolazione dell'angoscia primaria, ogni tentativo di un suo cambio radicale innesca dei meccanismi di difesa, che si manifestano in resistenza al cambiamento da parte della maggioranza delle persone.
Il cambiamento viene, cioè, vissuto come una breccia aperta sulla distruttività, come un pericoloso salto nel buio, come la fine di ogni forma pacifica ed ordinata di convivenza umana. Le angosce primarie balenano nel cuore degli uomini ogni volta che l'istituzione in cui vivono viene in qualche modo minacciata. Naturalmente mi riferisco al cambio che anticipa le trasformazioni della realtà sociale e non certamente a quello che consiste nella loro registrazione una volta che sono già avvenuti, istituzionalizzandoli, quindi.
Occorre sottolineare che le persone fortemente conservatrici o in possesso di un Io molto debole tendono a resistere anche a questo tipo di cambio.
Le istituzioni perciò non possono anticipare i cambiamenti, ma si limitano a seguirli. L'efficienza, la dinamicità e la flessibilità di una istituzione sono sempre riferite alla rapidità ed all'efficacia con cui registrano e si adattano alle modificazioni della vita sociale per quanto riguarda, naturalmente, i valori, le nonne, le leggi e la distribuzione del potere di cui l'istituzione è portatrice.
Solo in alcune circostanze molto speciali, ad es. rivoluzioni, riforme attuate da una minoranza o interventi autoritari, l'istituzione anticipa un cambiamento sociale.
In questi casi, però, l'impatto è sempre traumatico e gravido di contraccolpi. Normalmente le istituzioni, lo ripeto ancora, registrano le evoluzioni o le involuzioni della cultura e della società, almeno in quelle ad ordinamento democratico.

Le istituzioni come segno dell'imperfezione umana

Le istituzioni sono, oltre che una necessità, anche un segno di una imperfezione della condizione umana all'interno della vita sociale.
Infatti non può esistere una convivenza sociale senza istituzioni e ciò, a ben guardare, è un notevole limite. Esse sono il mezzo attraverso cui la società mette in moto le costrizioni, le leggi, le norme e le consuetudini che convincono le persone ad aderire a certe condotte, a certi valori e ad accettare una determinata distribuzione del potere. In ogni situazione la violazione della norma viene repressa e punita in vari modi e forme. L'istituzione, per democratica che sia, è sempre la manifestazione della mancata attuazione di una libertà totale dell'uomo nella vita sociale. È la manifestazione più profonda e radicale della sfiducia, sicuramente motivata ma non assolutizzabile , nella capacità degli individui di autogestire, ad un livello elevato di libertà ed eticità, la vita sociale. Gli uomini senza leggi, nonne e poteri sarebbero condannati alla distruzione del caos e non darebbero certamente vita ad una civile, costruttiva e pacifica convivenza.
Se questo, purtroppo, è ancora vero, non è però detto che debba continuare ad esserlo in eterno e che, quindi, non ci si debba porre l'obiettivo della costruzione di una società, utopica sin che si vuole ma bella, in cui la legge sia superata dall'amore.

L'ANIMAZIONE DAVANTI ALLE ISTITUZIONI

Sulla base di queste considerazioni l'animazione si pone nei confronti dell'istituzione con un atteggiamento duplice.
Il primo è segnato dalla costatazione della necessità per il giovane di un adattamento armonico alle istituzioni, attraverso, ad esempio, il rapporto del suo gruppo con l'istituzione al cui interno opera o con cui entra in rapporto nello svolgimento della sua attività.
Dove l'espressione «adattamento armonico» non sta ad indicare una integrazione passiva del giovane e del suo gruppo all'esistente rappresentato dall'istituzione. Ma solo, invece, la sua capacità di vivere con e nelle istituzioni al di là della sua maggiore o minore condivisione delle stesse.
Il secondo modo di porsi dell'animazione nei confronti delle istituzioni chiarisce meglio questa affermazione.
L'animazione considera ogni istituzione, così come esse sono nella loro attualità, come una manifestazione del relativo e del limitato nella vita umana. Infatti ogni istituzione è sempre un insieme molto parziale e particolare di norme, leggi, valori e potere che riflette, tra l'altro, una particolare situazione storica e sociale. Tutte le istituzioni, come si è visto, per antiche che siano, si modificano nel tempo in accordo alle trasformazioni della società. Ad esempio, il modo di ripartire il potere all'interno di una istituzione varia con il tipo di società e di epoca di cui questa è espressione.

Per un adattamento attivo dei giovani alle istituzioni

L'animazione è consapevole che, per questa ragione, ogni istituzione può evolvere verso una maggiore giustizia, una più equa distribuzione del potere, e verso valori e leggi più rispettosi della libertà, dell'autonomia e della dignità della persona umana. Come si è già visto, ogni istituzione non è che il segno precario e anche doloroso di una incompletezza della vita sociale. Di quell'incompletezza, cioè, che gli uomini di buona volontà si sforzano in ogni modo di superare attraverso il loro impegno quotidiano sociale, politico o semplicemente esistenziale.
C'è sempre un'utopia che scalda il cuore di ogni uomo che soffre la incompletezza del sociale, della quale le istituzioni non sono che uno dei molteplici segni.
L'animazione propone, quindi, un adattamento attivo. Un adattamento, cioè, che pur rifiutando la negazione rivoluzionaria delle istituzioni, impegna seriamente le persone alla loro trasformazione. L'animazione deve aiutare il giovane a comprendere le ingiustizie ed i limiti dell'amore che sono presenti in ogni istituzione, per motivarlo all'impegno nella trasformazione evolutiva della società e, quindi, delle stesse istituzioni. Questo unitamente alla consapevolezza che nessuna istituzione potrà mai essere perfetta, giusta e pienamente equa nella distribuzione del potere, ma che comunque c'è sempre una possibilità di ottenerne una più evoluta da questo punto di vista. Nessun tipo di distribuzione del potere potrà mai essere giusta. Solo il superamento del potere nell'amore può segnare l'avvento di una giustizia radicale. Questa è l'utopia, l'orizzonte di senso al cui interno si colloca il progetto educativo dell'animazione nei confronti dell'istituzione.

L'animazione delle istituzioni: alcuni obiettivi

Tuttavia da questo punto di vista operativo, questo non è sufficiente; occorre perciò passare dall'utopia alla tecnica del lavoro di animazione nei confronti dell'istituzione.
Per fare questo è necessario, tra l'altro, una corretta analisi delle istituzioni da un punto di vista psico-sociale.
Questi aspetti della proposta faranno parte del prossimo articolo.
Concludendo mi limito perciò ad elencare gli obiettivi che l'animazione si pone nei confronti delle istituzioni:
- far prendere coscienza delle implicazioni connesse al fatto che i rapporti tra le persone sono mediati dall'istituzione, attraverso i valori, le leggi, le norme, il potere e le consuetudini che la intessono;
- partendo da questa presa di coscienza evidenziare le carenze delle istituzioni rispetto alle trasformazioni della società ed al progetto d'uomo che l'animazione vuole realizzare;
- progettare e promuovere, quindi, delle attività tese alla trasformazione delle istituzioni per renderle idonee ad essere un luogo di ospitalità per l'uomo che vive il sociale;
- far maturare una coscienza etica in cui il relativo sia sottoposto alla logica dell'amore; 5. far convivere l'utopia con la capacità di vivere all'interno delle istituzioni così come esse sono, attraverso una continua azione costruita, anche sul piano del potere, per la loro evoluzione.

 

NOTE

[1] Si vedano le precedenti voci del «dizionario» comprese nella rivista:
- 1. Amore alla vita (1985/8).
- 2. Progetto d'uomo (1985/9).
- 3. Identità personale (1985/10).
- 4. Il ruolo di padre (1986/2).
- 5. Il recupero della parola (1986/3).
- 6. Cultura e comunicazione (1986/4).
Si veda anche M. POLLO: L'animazione culturale dei giovani. Una proposta educativa (LDC 1986).