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Migrazione e mobilità

degli studenti universitari:

il caso italiano

nel quadro internazionale

M. Carolina Brandi *


Del recentissimo Rapporto “ITALIANI NEL MONDO 2009” a cura della Fondazione Migrantes, pubblichiamo il cap. 4 della seconda parte (“Aspetti socioculturali e religiosi”), che pensiamo interessi i nostri frequentatori per la prospettiva pastorale che tale fenomeno implica.

Il numero di giovani che studia all'estero è in continua crescita: dal 2006 al 2007, il numero di studenti che frequentano un'istituzione universitaria al di fuori del proprio paese è aumentato del 3,3% e raggiunge ormai i 3 milioni. Tra questi migranti per motivi di studio, la larga maggioranza (2,5 milioni) compie il proprio percorso universitario in paesi appartenenti all'area OCSE.
Rispetto al 2000, il numero di studenti stranieri iscritti all'università si è più che raddoppiato in Australia, Repubblica Ceca, Grecia, Irlanda, Italia, Corea, Olanda, Nuova Zelanda, Polonia e Spagna, mentre ha avuto un aumento del 25% in Belgio, Turchia e Stati Uniti. In media, l'aumento è stato del 135% nell'area OCSE e del 97% nell'area EU19. Tra i paesi partner dell'OCSE, il Cile e l'Estonia hanno raddoppiato il numero degli studenti stranieri nelle proprie università.
Come avviene ormai da molto tempo però i flussi di studenti stranieri si indirizzano soprattutto verso determinate nazioni: in particolare, il 48% di tutti gli studenti stranieri, iscritti cioè in università di un paese diverso da quello del quale hanno la cittadinanza, studia in Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Tra queste quattro nazioni, sono gli Stati Uniti che ricevono la maggioranza di tutti gli studenti stranieri del mondo, sia in termini assoluti che in percentuale (20%), superando nettamente il Regno Unito (12%), la Germania (9%) e la Francia (8%). Negli ultimi decenni stanno però emergendo nel mercato dell'educazione universitaria internazionale anche altri paesi, come Australia (7%), Canada (4%), Giappone (4%) e Nuova Zelanda (2%); tra i paesi partner dell'OCSE, è la Federazione Russa ad avere il numero più alto di studenti stranieri (2%).
Negli ultimi sette anni si osservano, quindi, notevoli cambiamenti nei flussi migratori per ragioni di studio universitario, dovuti alle diverse politiche dei vari paesi che vanno da una politica molto attiva per le regioni dell'Asia e del Pacifico ad una più passiva da parte degli USA. Di conseguenza, la percentuale degli Stati Uniti sul totale degli universitari iscritti in atenei di paesi diversi da quello di cui possiedono la cittadinanza è diminuita dal 25% al 20%. Se la diminuzione è stata di un solo punto percentuale per la Germania e di mezzo punto per il Canada, il Belgio e la Cina, vi è stato un notevole aumento di studenti stranieri in Australia e Nuova Zelanda.
La lingua parlata e usata nelle università è certamente un elemento essenziale nella scelta del paese di destinazione: i paesi in cui si parlano le lingue più studiate (inglese, francese e tedesco) sono infatti quelle scelte più frequentemente dagli studenti stranieri. In particolare, la prevalenza nel mercato internazionale dell'educazione universitaria dei paesi nei quali si parla inglese (Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Canada) è dovuta sicuramente a motivi di lingua: infatti, gli studenti stranieri che intendono studiare all'estero hanno imparato solitamente l'inglese nel paese di nascita, mentre sono anche numerosi coloro che intendono migliorare la propria padronanza della lingua inglese con una full immersion all'estero. Per superare lo svantaggio derivante da una lingua nazionale poco diffusa, in diversi paesi (soprattutto nordici) molte istituzioni universitarie offrono ora anche corsi in inglese.
Una ragione importante nella scelta della destinazione è però anche il costo degli studi, che è molto diverso tra una nazione e l'altra. In pochi paesi, come ad esempio la Svezia, gli studi universitari sono gratuiti per tutti gli studenti indipendentemente dalla nazionalità. L'Italia e molti altri paesi dell'UE (Austria, Belgio, Francia, Germania ecc.) hanno tasse di iscrizione per gli studenti che provengono da altri stati membri uguali a quelle degli studenti locali. Tuttavia, in alcuni paesi, come l'Irlanda, quegli studenti comunitari che hanno trascorso almeno tre degli ultimi cinque anni nel paese possono concorrere per ottenere l'esonero totale dalle tasse di iscrizione. In Italia, come in Germania, questa possibilità è estesa anche agli studenti cittadini di paesi non appartenenti all'Unione Europea. Bisogna tuttavia ricordare che le tasse di iscrizione sono a volte solo la parte minore del costo degli studi universitari ed il vantaggio di una bassa tassazione universitaria può essere annullato da un alto costo della vita nella nazione ospite.
Anche la legislazione relativa all'immigrazione concorre nella scelta del paese di destinazione della migrazione per studio. In anni recenti, molti paesi, come l'Australia, il Canada e la Nuova Zelanda, hanno incoraggiato l'immigrazione temporanea o permanente degli studenti internazionali facilitando l'ottenimento del permesso di immigrazione agli stranieri che hanno studiato nelle proprie università. La totale libertà di movimento tra gli stati membri, garantita ai cittadini dell'Unione Europea, spiega inoltre almeno in parte l'alto livello della mobilità studentesca in Europa rispetto a quella tra i paesi del Nord America: infatti l'accordo del NAFTA, a differenza di quello dell'Unione Europea, non include il libero movimento dei cittadini tra gli stati membri.
Infine, altri importanti fattori che condizionano la scelta del paese estero nel quale compiere il proprio percorso universitario includono la reputazione accademica di particolari istituzioni o corsi di studio, legami geografici, economici o storici tra paesi, l'eventuale limitazione negli accessi all'educazione terziaria prevista nel paese di nascita, l'opportunità di lavoro futuro, la flessibilità dei programmi universitari nazionali rispetto al riconoscimento dei periodi di studio all'estero, la trasparenza, la flessibilità dei requisiti per l'ammissione ai corsi e l'ottenimento dei titoli di studio nel paese ospite e le stesse aspirazioni culturali individuali.
Per quanto riguarda specificamente il caso italiano, il numero degli studenti iscritti in atenei stranieri è stato in costante crescita negli ultimi anni per i quali sono disponibili i dati, essendo passato da 38.691 unità nel 2005 a 41.394 nel 2007. La distribuzione per paese di destinazione è sostanzialmente costante in questo arco di tempo: le nazioni nelle quali si riscontra il maggior numero di studenti italiani restano infatti alcune di quelle verso le quali si sono avuti in passato i maggiori flussi di emigrazione italiana in generale (come la Germania, la Francia, la Svizzera, il Belgio): in questi paesi si può, quindi, supporre che un numero consistente di studenti italiani sia costituito da figli di immigrati che hanno mantenuto la nazionalità di origine. Numerosi sono però anche gli studenti italiani nel Regno Unito e negli Stati Uniti, paesi che sono in generale polo di attrazione per gli studenti stranieri, in Austria, nazione con la quale persistono forti legami culturali della minoranza italiana di lingua tedesca, ed in Spagna, paese nel quale i problemi linguistici sono minimi. Tuttavia, negli ultimi tre anni si nota un calo delle presenze italiane negli atenei di alcuni paesi di tradizionale immigrazione italiana (Germania e soprattutto Belgio), mentre crescono quelle nei paesi anglofoni (Regno Unito e Stati Uniti) ed in Spagna: ciò potrebbe indicare che il fenomeno dello studio all'estero degli immigrati di seconda generazione sia in fase di esaurimento e che la mobilità degli universitari italiani stia rientrando nel quadro generale delle emigrazioni per studio.
Oltre alle emigrazioni per motivo di studio in senso proprio, negli ultimi decenni si è assistito anche ad un sostanziale aumento della mobilità internazionale a breve termine (di durata uguale od inferiore ad un anno accademico). In questo ambito è da segnalare il notevole successo del programma "Erasmus", creato nel 1987 per favorire gli scambi culturali all'interno dell'Unione Europea: nei 22 anni intercorsi dal suo inizio al giugno 2009, circa due milioni di studenti europei hanno utilizzato questa possibilità di seguire alcuni corsi in un paese diverso dal proprio, ottenendone poi il riconoscimento per il percorso universitario in patria, e di approfondire allo stesso tempo la conoscenza di una lingua straniera.
Ultimamente, il programma Erasmus ha avuto alcuni importanti modifiche strutturali: mentre infatti in origine esso permetteva di ottenere un rimborso corrispondente in pratica alle sole spese di viaggio ed era finalizzato esclusivamente alla frequenza di alcuni corsi in una istituzione universitaria straniera, ora a questa possibilità si è aggiunta quella di compiere uno stage in una istituzione di ricerca o in una impresa di un paese europeo e le spese della permanenza all'estero possono essere parzialmente coperte da una borsa di studio, anche se limitata (250 euro/mese in media nel 2007-2008).
Grazie a queste innovazioni, nell'anno accademico 2007-2008 ai circa 163.000 universitari europei che hanno usufruito di una borsa Erasmus per compiere parte dei propri studi universitari in un'altra nazione, se ne sono aggiunti circa 20.000 che hanno svolto un tirocinio lavorativo in un'impresa o in una istituzione estera. Per questa nuova possibilità, le adesioni sono venute principalmente dalla Francia (3.389 studenti partiti per uno stage all'estero), dal Regno Unito (2.755), dalla Germania (2.733), dalla Spagna (1.877) e dall'Olanda (1.287). Per l'Italia, sono stati 802 gli universitari che hanno svolto un tirocinio in un altro paese europeo. Tenendo conto anche degli stagisti, il numero totale degli studenti europei che hanno usufruito di una borsa Erasmus è così cresciuto del 5% circa tra l'anno accademico 2006-207 e quello 2007-2008.
Infine, se si tiene conto del totale della popolazione studentesca per paese, le nazioni che hanno una maggiore mobilità degli studenti universitari sono l'Austria (1,77%), la Repubblica Ceca (1,54%) e la Spagna (1,41%).
Si deve, tuttavia, notare che il peggioramento della situazione economica ha causato un rallentamento nella crescita del numero di universitari che hanno utilizzato le borse Erasmus solo per motivi di studio: nell'anno accademico 2006-2007 l'incremento era stato infatti del 3% rispetto all'anno precedente, mentre in quello 20072008 è stato del 2%. In dieci paesi europei si sono poi avuti decrementi nel numero degli utilizzatori del progetto: tra questi, sono stati particolarmente sensibili quelli che si sono verificati in Finlandia (-13%), in Svezia (-7,3%) ed in Belgio (-6,6%), ma diminuzioni si sono registrate anche in alcuni dei principali paesi utilizzatori della mobilità Erasmus, come la Germania (-1,4%) e la Francia (-1,8%). Questi decrementi sono stati però compensati da aumenti rispetto all'anno precedente che si sono avuti in altri paesi, come in Spagna (+3,5%) e soprattutto nei paesi di nuova adesione ed in quelli "candidati": in Turchia, il numero di adesioni è cresciuto addirittura del 44% dall'anno accademico 2006-2007 a quello 2007-2008.
Anche se l'incremento rispetto all'anno accademico 2007-2008 rispetto al precedente (+2%) è stato sensibilmente inferiore a quello relativo al 2006-2007 (5%) l'Italia, con un totale di 17.562 studenti utilizzatori delle borse di studio Erasmus, mantiene il quarto posto nel numero di borse di studio Erasmus, dopo la Germania, la Spagna e la Francia.
I paesi di destinazione preferiti dagli studenti italiani sono la Spagna (6.460 unità nel 2007-2008), la Francia (2.748), la Germania (1.752) ed il Regno Unito (1.364). In tutti gli altri paesi aderenti al progetto, i borsisti Erasmus italiani sono meno di mille ed in molti casi si riducono a poche unità. Gli stagisti italiani invece si sono prevalentemente diretti in Spagna (253), nel Regno Unito (134) ed in Francia (95) (Tab. 2).
Hanno utilizzato le borse di studio Erasmus principalmente gli studenti italiani iscritti ai corsi di laurea in discipline linguistiche (3.216 unità nell'anno accademico 2007-2008), sociali (2.141) ed economiche (2.044). Numerosi sono però stati anche gli studenti in Ingegneria e Tecnologie (1.729), Diritto (1.516), Scienze Mediche (1.460) ed Umanistiche (1.099). Tra coloro che si sono recati all'estero per uno stage, i più numerosi sono stati invece gli studenti in Scienze Mediche (118) ed Economiche (102).
Gli studenti europei ospiti di atenei, istituzioni ed imprese italiani per corsi di studio e per tirocini nell'anno accademico 2007-2008 sono stati in tutto 16.277, 15.583 dei quali provenienti dai paesi EU27. Le presenze più numerose sono state quelle degli universitari Spagnoli (5.942), Francesi (1.817), Tedeschi (1.746) e Polacchi (1.047).
Il Programma Erasmus finanzia anche la mobilità a breve termine dei docenti: per quelli italiani, i principali paesi di destinazione sono stati la Spagna (380 presenze), la Francia (227) e la Germania (133).
Si può concludere che, per quanto riguarda la mobilità a breve termine nell'ambito del progetto Erasmus, i principali paesi di destinazione dei docenti e degli studenti italiani siano in prevalenza gli stessi; questi paesi sono anche quelli dai quali proviene la maggioranza degli studenti stranieri che usufruiscono di borse Erasmus e verso i quali si dirige una parte significativa della emigrazione italiana per motivi di studio in senso stretto. Ciò dimostra che tra l'Italia e questi paesi esiste una serie dí stretti legami culturali, nel caso della Spagna e della Francia rafforzata dall'affinità delle lingue. Sulla scelta del paese di destinazione ove compiere tutto il proprio percorso di formazione universitaria gioca però anche la possibilità di trovarvi, dopo il conseguimento del titolo, un lavoro che sarebbe difficile trovare in patria: questo fattore spiega probabilmente il forte potere attrattivo degli Stati Uniti.


NOTE

Si ricorda che le statistiche della maggior parte dei paesi registrano solo il numero degli stranieri iscritti nelle proprie università, senza distinguere coloro che sono immigrati esplicitamente per motivi di studio ("studenti internazionali") da coloro che soggiornano nel paese per altri motivi. Solo nel caso dell'Australia, USA e Regno Unito i dati si riferiscono unicamente agli studenti internazionali.

* Istituto di ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRPS-CNR)

Il volume è ordinabile presso “Centro Studi e Ricerche IDOS”
– c/o Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes – via Aurelia 796 – 00165 Roma,
tel. 06-66514345; mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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