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L'operatore pastorale e la Bibbia


Juan E. Vecchi

(NPG 1989-06-124)


Mi sembra utile e interessante raccogliere alcuni frammenti dell'esperienza vissuta come operatore diretto e come animatore della pastorale giovanile; da essa emergono costatazioni, esigenze, bisogni.

MATERIALE DIDATTICO DI PRIMO ORDINE: MODELLI, SITUAZXIONI, RISONANZE

La prima constatazione (ma è soltanto la più immediata...) è che la Bibbia offre un acervo espressivo e contenutistico inesauribile, tanto più utile all'operatore quanto più questo abbia dimestichezza col testo.
Non c'è aspetto dell'educazione alla fede che non venga illuminato e arricchito di molto quando nella sua presentazione si adopera il «materiale» (narrativo, dottrinale, espressivo) biblico.
Gli esempi che si possono addurre a conferma abbondano.
Brani scelti della Scrittura vengono adoperati nelle scuole di preghiera, nella proposta vocazionale, nei ritiri spirituali e nella scuola di religione riguardo ai tempi più vari.

Modelli, risonanze e interpretazione dai «poveri»

I «modelli» (Abramo, Mosè, i profeti, gli apostoli, Maria), le «situazioni» (la schiavitú, l'esodo, il deserto, l'attesa, la chiamata, la tentazione...) offrono chiavi per leggere quello che ogni persona e gruppo sperimenta nella propria vita.
Perciò i giovani, con poche essenziali indicazioni, avvicinano il testo e lo personalizzano riesprimendone il messaggio secondo la propria esperienza.
Le risonanze sono sempre nuove, innumerevoli, imprevedibili; la medesima parola si rifrange in molti significati vitali ancorati al senso fondamentale.
L'animatore stesso impara a leggere più profondamente un testo ascoltando l'interpretazione che ne fanno i «poveri».
Tra questo ricco materiale si opera o una selezione conforme ai propri destinatari, alla propria sensibilità pedagogica, ai temi che più toccano i giovani e il popolo e alla qualità espressiva dei brani.
Non è difficile, esaminando i sussidi di appoggio ai diversi interventi, scoprire i criteri e individuare le costanti di questa selezione.
La Bibbia è così una «miniera» dove attingere comprensione profonda dell'annuncio ed efficace forma espressiva.
Affidiamo all'operatore pastorale l'individuazione dei temi principali che fanno sentire la «sintonia» tra Bibbia e la vita e esperienza dei giovani.

TESTO PER LA FORMAZIONE DELLA MENTALITÀ PASTORALE

Quella però, della ricchezza catechistica e «didattica» è, come ho detto, soltanto la costatazione più immediata.
A mano a mano che la si approfondisce, ci si accorge che l'approccio al testo biblico è indispensabile per formarsi una mentalità pastorale.
Questa mentalità suppone consapevolezza del mistero fondamentale che l'esistenza umana si porta dentro, lettura corretta degli eventi storici alla luce del destino dell'uomo, discernimento degli atteggiamenti con cui gli uomini si pongono di fronte agli eventi, capacità di scorgere la presenza di Dio operante ed esprimerla in «parole» di annuncio, che aprano gli uomini a una risposta di progressiva conversione; è far convergere tutto, parole e interventi, su un dato fondamentale e costante: la storia di Dio con gli uomini e di questi con Dio; storia che ha avuto il segno e l'espressione suprema in Gesù Cristo.
La pastorale, come molte realtà del nostro tempo, è sottoposta al rischio della frammentazione e del degrado. Il confine tra pastorale e mero servizio religioso, come soddisfazione di un tipo di bisogni, è vago. Può capitare dunque che si perda di vista il dato primo, costante e ultimo, la realtà radicale che c'è dietro la molteplicità di proposizioni in cui si articola la dottrina, sotto l'insieme di proposte che configurano la morale, dietro gli svariati interventi con cui si cerca di rispondere alle urgenze dell'uomo e di illuminare spaccati della sua vita. A questa realtà bisogna tornare sempre per approfondirla e far emergere nuovi significati e applicazioni.
E interessante ascoltare persone che ritornano dalla Terra santa Hanno vissuto un'esperienza unica di vicinanza psicologica e spirituale al Gesù storico. Le loro espressioni e racconti sono sovente confusi, mescolati a emozioni improvvise. Ma il messaggio si staglia netto: Gesù è stato presente nella nostra storia e del nostro pianeta in un momento concreto; nella sua umanità si è rivelato Dio. Questa evidenza emerge nei loro racconti con più chiarezza che nei trattati composti appositamente per delucidare il tema.
Rivisitare, meditare e adoperare la Bibbia è ritornare a questa verità semplice e fondamentale da ricuperare sempre tra la diversità delle parole, delle situazioni, degli eventi.

CHIAVE DI LETTURA E CRITERIO DI SCELTA NEI PROGETTI

Ma si può andare oltre l'uso catechistico e la formazione della propria mentalità pastorale e ispirarsi alla Bibbia per progetti e interventi concreti. Certo non esclusivamente o con la pretesa di dedurre piani da un testo sacro, il che sarebbe cadere in una specie di biblismo La Bibbia offre il profilo fondamentale degli eventi salvifici, degli atti portatori di salvezza, del tipo di persona capace di mediare questa salvezza, delle energie visibili e invisibili attuanti, dei cicli salvifici considerati non come ricorsi fissi, ma come lo snodarsi di conseguenze storiche, di prese di posizione riguardo il senso dell'esistenza, particolarmente di fronte al Signore.
Una giusta comprensione della salvezza è al centro di ogni impostazione pastorale. La salvezza infatti è la finalità e l'oggetto della pastorale. Un approfondimento continuamente arricchito alla luce della parola e degli eventi che fanno emergere nuovi significati storici risulta indispensabile.
Della salvezza a qualcuno sfugge la dinamica umana, la dimensione secolare, la consistenza storica. Forse gli viene da pensare che asserendo queste si compromette la natura spirituale della salvezza o l'intervento determinante di Dio. Altri si mostrano cauti nel riferimento immediato alla presenza divina operante, al principio «spirituale» per evitare il rischio della deresponsabilizzazione dell'uomo o dell'alienazione storica.
I termini, che sembrano in tensione, si congiungono nel concreto. In fondo si tratta di accettare, e non solo teoricamente, che la storia è il luogo della salvezza, che l'umano è la sua media- zione, che il dono gratuito di Dio è l'energia che la rende possibile, che la risposta libera dell'uomo alla presenza e all'invito di Dio è condizione necessaria.
La salvezza non è un concetto che prima viene enunciato, fosse anche da una voce autorevole, e poi si attua conforme all'enunciazione. È una dimensione interna della storia dell'uomo sin dall'atto creatore di Dio, di cui si fa esperienza e di cui la parola di Dio aiuta a prendere consapevolezza e a rispondere. Non la si comprende dunque attraverso qualche definizione, sebbene nessuno negherebbe la validità di uno sforzo razionale, ma attraverso il coinvolgimento negli eventi e le opzioni.
Questo criterio o prospettiva fondamentale per la progettazione lo dà la riflessione biblica o la corrispondente riflessione teologica che ad essa si appoggia.
Perciò i piani pastorali si aprono sovente con una lettura della situazione alla luce della parola di Dio e procedono costruendo prospettive guidate dalla medesima parola.

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