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La lettura della Bibbia della comunità di Bose


Guido Dotti

(NPG 1989-06-19)


Fin dai suoi inizi la Comunità di Bose non ha avuto altro scopo che cercare di vivere radicalmente l'evangelo nella vita comune e nel celibato. Non è in base a una scelta ideologica o a un desiderio di efficacia immediata, bensì attorno alla Parola di Dio che si è riunita la Comunità, è dalla Parola di Dio che è nata, è di fronte alla Parola di Dio che ciascuno dei suoi membri vuole costantemente porsi in atteggiamento di servo, è alla Parola di Dio che la Comunità cerca di condurre chi si accosta a lei.
Questo primato assoluto della Parola di Dio si cerca di viverlo quotidiana mente, facendo di ogni singolo gesto e momento della giornata un'occasione di incontro con il Signore; ma, all'interno di questo ambito globale di accoglienza che si vuole creare attorno alla Parola, alcuni momenti assumono un'importanza e una fecondità particolari.
Innanzitutto la preghiera comunitaria: ritmata dai tre uffici quotidiani, essa è interamente intessuta di Parola di Dio cantata nei salmi e nei cantici, proclamata nella lettura dell'Antico e del Nuovo Testamento, interiorizzata nel silenzio, trasformata in eucologia, cioè in litanie e intercessioni.

IL PRIMATO DELLA PAROLA NEL QUOTIDIANO

È in questi momenti di preghiera comune che fratelli, sorelle e ospiti ricevono la razione quotidiana di Parola di Dio che servirà come cibo per la preghiera personale e per la «ruminazione» durante tutte le azioni della giornata.

La Comunità attorno alla Parola

La lectio cursiva feriale dell'intero Nuovo Testamento nell'arco di un anno liturgico e di tutto l'Antico Testamento in tre anni, permettono a ciascuno di accostarsi alla totalità della Scrittura e di cogliere così la globalità e l'unità del messaggio della storia di salvezza.
Al sabato sera e alla vigilia delle festività la preghiera comune diventa una veglia attorno ai tre testi biblici previsti dal lezionario. In essa si passa dall'ascolto intercalato dal canto del Salmo 119 (118) alla lectio divina comunitaria: chi presiede, o un fratello da lui incaricato, o a volte più fratelli o sorelle, spiegano le Scritture appena proclamate, aiutando fratelli e ospiti a cogliere l'unità spirituale del messaggio in esse contenuto, il suo inserirsi nella globalità dell'annuncio cristiano e la sua incidenza sul cammino di sequela del Signore Gesù. Questo momento fondamentale raduna anche visibilmente e forma la Comunità attorno alla Parola e la introduce alla mensa eucaristica domenicale.
Durante la celebrazione dell'Eucaristia, il pane della Parola viene nuovamente spezzato tramite l'omelia. In essa il predicatore cerca essenzialmente di rendere conto della risonanza di fede che ha avuto in lui il brano di evangelo proclamato: testimonianza dunque di una fede che cresce e matura nutrita dalla Parola e non discorso moraleggiante o lezione accademica.
Tutti i momenti liturgici comunitari tendono quindi a far corpo con la preghiera personale che ciascuno, ogni giorno, è chiamato a sostenere nel silenzio e nella solitudine della propria cella, soprattutto attraverso la «lectio divina».

La «lectio divina»: signoria della Parola nella vita personale

Questo antico e semplice metodo di pregare la Parola, le cui radici sono già bibliche e giudaiche, e che non è dunque una pratica riservata ai monaci ma destinata a ogni credente,[1] consente di affermare quotidianamente la reale signoria della Parola sulla propria vita e sulla propria persona, liberando da forme di preghiera troppo individualiste e immettendo nell'oggettività della partecipazione alla preghiera di Cristo al Padre.
Nella lectio divina si legge, si medita, si prega la Parola accostandola nella stessa fede con cui è stata messa per iscritto, sotto la guida dello stesso Spirito che l'ha suscitata (cf DV 12), per giungere alla contemplazione del volto di colui che è la Parola fatta carne: lectio, meditatio, oratio, contemplatio sono i quattro momenti tradizionali di questa preghiera della Parola.
Si inizia con un' epiclesi, un'invocazione allo Spirito santo che guidi a uscire da se stessi, dal proprio soggettivismo per cercare le cose di lassù: non noi siamo i soggetti e gli autori della preghiera, ma è lo Spirito che apre le nostre labbra alla preghiera, è lo Spirito effuso nel cuore del credente che può gridare: Abbà! Padre.
Si inizia allora la lectio, la lettura del testo, che non deve mai essere scelto soggettivamente qua e là, ma accolto in obbedienza all'ordine di un lezionario quotidiano o alla lettura continua di un intero libro biblico. Coscienti di essere in ascolto di Dio che parla, si ripete la lettura più volte, meglio se ad alta voce, si ripete e rumina il testo, si può anche riscriverlo, quindi si inizia a meditarlo cercandone la punta teologica, il messaggio centrale per estenderlo a brani biblici paralleli.
In questo momento possono soccorrere i commenti biblici e soprattutto i commenti spirituali dei Padri della chiesa, ma l'importante è cercare sempre l'unità dei due Testamenti, e nelle pagine dell'Antico scorgere la profezia cristologica e la preparazione evangelica.
Nella fede che quella pagina della Scrittura è una Parola di Dio rivolta e destinata oggi alla propria vita, si misura la propria risposta alla Parola applicando se stessi al testo e il testo a se stessi: è la Parola che ci convince di peccato e ci consente di verificare la nostra disobbedienza e inadempienza rispetto ad essa; ed è la Parola che con le sue energie creatrici ci sa conformare alla volontà del Dio che parla.
Allora si prega la Parola, si ringrazia per questo dono sempre rinnovato, si intercede per le persone, i fratelli, gli uomini che quella Parola ci ha evocato, si entra nella comunione con i santi dell'Antica e della Nuova Alleanza e si fanno entrare nella preghiera gli uomini che sono su questa terra.
L'ascolto della pagina della Scrittura si dilata così a esperienza di comunione davanti alla presenza del Signore. Contemplare il volto del Signore, conoscere la sua presenza: questo il fine della lectio divina che è opera di un cuore reso docile e aperto all'ascolto obbediente e non di erudizione o sapienza umana!

La Parola: pane condiviso con l'ospite

Proprio per rendere partecipi anche gli ospiti di questo pane della Parola, ogni giorno un fratello o una sorella della Comunità condivide con essi il frutto del proprio ascolto orante della Parola di Dio.
È il momento della lectio divina quotidiana con gli ospiti. Partendo dalla rilettura del brano evangelico proclamato nella preghiera comune del mattino, si cerca di aiutare gli ascoltatori a passare dalla lettera allo Spirito.
Gesù stesso, Parola fatta carne, ci ha mostrato con la sua predicazione e la sua vita quale deve essere l'atteggiamento di ogni credente di fronte alla Parola rivelata. Egli, pur rispettando la lettera della legge, sapendo che neppure uno iota e una virgola dovranno cadere (cf Mt 5,18), è però testimone dello Spirito che l'ha emanata; egli supera l'esegesi del suo tempo e risale, in Spirito santo, all'intenzione del legislatore (cf Mc 2,23 ss.; 7,1 ss.; 10,7 ss.; Mt 5,22 ss.; ecc.).
«Ogni scriba istruito nelle cose che riguardano il Regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che trae fuori dal suo tesoro cose nuove e antiche» (Mt 13,52). Questo è il criterio di chi, tramite lo Spirito, si fa padrone della lettera interpretandola e mostrandone la sua totale portata, il suo compimento nell'oggi. Non basta scrutare le
Scritture per capirle: occorre in esse aver fede (cf Gv 5,39 e 47), essere ammaestrati dallo Spirito santo per ricordare tutto quello che sta scritto e comprenderlo (cf Gv 14,26). In modo particolarmente forte Paolo insiste, nella sua predicazione, sul rischio di restare alla lettera: nella sua polemica, pone quasi un'antitesi tra di essa e lo Spirito; proprio per mostrare come la grafi' (= scrittura) non attraverso il gramma ( = lettera) ma nello pneuma (= spirito) fu scritta a nostro ammaestramento, per noi che viviamo nei tempi ultimi (cf Rm 15,4): egli inizia così nella chiesa l'esegesi tipica e allegorica (cf Gal 4,24 e 1Cor 10,11).
Non è difficile dimostrare come tutto il Nuovo Testamento dipenda da un'interpretazione spirituale dell'Antico. È lo Spirito santo che parla in Mosè, nei profeti e nei salmi, che applica la Scrittura alla chiesa e svela l'ombra dei beni futuri (cf Eb 3,7; 9,9 e 10,1), è ancora la sua unica unzione che ci insegna ogni cosa senza mentire (cf 1Gv 2,27).
Questo significa che per il credente lo studio della Scrittura è inseparabile dalla preghiera: è necessario lo Spirito santo per illuminare ogni ricerca e pervenire a una conoscenza che impegni tutto l'essere, l'intelligenza, il cuore e la volontà. Se si legge la Bibbia è per incontrare in essa Cristo, per lasciarsi formare e trasformare da lui. Solo allora la Bibbia diventa cibo, pane che prepara all'azione.

Lettura spirituale e «studio» esegetico-critico

Questa lettura fatta «ascoltando e pregando la Parola», lettura cui la Comunità di Bose cerca di educare i propri membri e gli ospiti che a lei fanno riferimento, non esclude però lo studio e l'approfondimento esegetico, storico e critico dei testi che compongono la Bibbia. Anzi, questo studio è un preliminare essenziale: sminuirne l'importanza provocherebbe guai altrettanto gravi che considerarlo il punto di arrivo dell'interesse per la Parola di Dio.
Strumenti solidi, seri per questa conoscenza esegetica della Scrittura sono i corsi del noviziato, i corsi biblici settimanali e le giornate di introduzione a singoli libri o temi biblici.
Condotti da alcuni fratelli o sorelle della Comunità, questi corsi - della durata di una settimana in estate e di una giornata all'inizio dei diversi tempi liturgici dell'anno - si propongono di fornire gli elementi esegetici fondamentali per affrontare la lettura cursiva e per comprendere la spiritualità contenuta nei libri biblici presi in esame. Offrono quindi delle «chiavi di lettura» affinché ogni credente possa poi ritornare con calma e perseveranza sui testi e modellare la propria vita sulle esigenze poste dalla Parola di Dio.[2]
Uno studio quindi che tende a fare di ogni cristiano un autentico «teologo», cioè una persona che sa pregare, che non si accontenta di conoscere qualche cosa intorno a Dio, ma che ha Dio in sé, che possiede la presenza illuminante del Verbo.
Questa è la concezione del teologo propria dei primi secoli della chiesa: i Padri erano dei profondi conoscitori della cultura del loro tempo, di tutto l'apparato tecnico del pensiero, ma non si arrestavano alla teologia dei concetti, aspiravano invece alla scienza che diventa amore.
Una «teologia» quindi che richiede a ogni cristiano il santo tremore di fronte al manifestarsi dello Spirito, il superamento dell'autosufficienza della scienza puramente enciclopedica. Una «teologia», inoltre, che postula la prassi, un'ortodossia che diventa ortoprassi perché viva, operante, datrice di energie.
Tutte queste diverse modalità di approccio alla Parola di Dio cercano solo di predisporre tutto affinché la vita del credente sia tesa verso l'unico fine: conoscere il Signore, stare accanto a lui, vivere del cibo della Parola fino al giorno in cui ogni velo sarà strappato e, alla fine del cammino nel deserto, l'uomo vedrà faccia a faccia Colui che ha tanto cercato anche nei libri sacri.


NOTE

[1] Su questo metodo di lettura e sui suoi fondamenti ebraici e patristico-monastici, cf i diversi contributi eh Enzo Bianchi e la Comunità hanno curato e pubblicato e la bibliografia in essi contenuta:
- E. Bianchi, Pregare la Parola, Torino 19881.
- E. Bianchi, Dall'ascolto della Parola alla predicazione, Bose 19842.
- AA.VV., Pregare la Bibbia nella vita religiosa, Bose 19852.
- P. Lenhardt, La lettura ebraica della Scrittura, Bose 19892.
- Guglielmo di Saint-Thierry, Dalla meditazione alla preghiera, Bose 1987.
- Guigo II Certosino, Tornerò al mio cuore, Bose 1987.
[2] Frutto di alcuni di questi corsi sono le dispense bibliche e i fascicoli di meditazioni pubblicati dalla Comunità di Bose. Sono attualmente disponibili i commenti biblici ai seguenti libri: Pentateuco, Esodo, Deuteronomio, Isaia, Geremia, Evangelo secondo Marco, Evangelo secondo Giovanni, Magnificat-Benedictus-Nunc dimittis, Lettere agli Efesini e ai Colossesi, Lettera di Giacomo e Apocalisse di Giovanni.
Il commento di Enzo Bianchi ai Meghillot (Cantico, Ruth, Lamentazioni, Qohelet, Ester) è uscito con il titolo Lontano da chi?, Torino 19843, mentre quello alle lettere di Giovanni è di imminente pubblicazione con il titolo L'amore basta all'amore presso le Edizioni Qiqajon della Comunità di Bose.
Sono inoltre disponibili oltre una ventina di fascicoli contenenti testi di «lectio divina», meditazioni bibliche su figure dell'Antico e del Nuovo Testamento, spunti di riflessione per la preghiera e la vita cristiana.

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