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MGS come

espressione della SGS:

il quadro di riferimento

Riccardo Tonelli

Sul MGS e sul suo rapporto con la SGS abbiamo già un orientamento ufficiale del Consigliere per la pastorale giovanile (ACS 336 - aprile- giugno 1991). Esso fa il punto di una serie di intuizioni maturate in questi anni e rappresenta il riferimento autorevole per nuove ricerche ed esperienze.
Le riflessioni che seguono non lo vogliono né ripetere né commentare. Cercano invece di suggerire modelli di confronto e di sviluppo, nella logica in cui il CSPG ha espresso, in questi anni, il suo servizio nella Congregazione e nella Chiesa in Italia: sollecitare verso nuove prospettive, a partire da una comprensione teorica attenta dei problemi e, una volta consolidate, richiamare le conseguenze delle scelte perseguite.
Un altro intervento indicherà soprattutto il vissuto del MGS in Italia.

1. IL MGS COME ESITO DI UNA STORIA SOFFERTA

Per comprendere il senso e lo spirito attuale del MGS è importante riandare alla storia dell'associazionismo ecclesiale e salesiano in Italia in questi ultimi decenni.

1.1. Un po' di storia

Nella storia dell'associazionismo ecclesiale e salesiano in Italia, gli avvenimenti del '68 funzionano da vero e proprio spartiacque.
Prima di questi eventi, l'associazionismo era soprattutto caratterizzato dalle grosse associazioni (ecclesiali, politiche, culturali, sportive...), forti di una loro struttura ben consolidata. Esse assicuravano la capacità aggregante e formativa attraverso un processo di discesa dei valori e delle proposte dai vertici (in genere, molto centralizzati) alla base, diffusa sul territorio in modo capillare. Il clima culturale di controllo e di contrapposizione proteggeva dal rischio di emigrare da una associazione all'altra. Una gamma, intensa e intelligente, di strumenti (bandiere, stampa, attività...) assicurava fascino e capacità di presa.

1.1.1. La crisi del '68
Nella seconda metà degli anni sessanta l'intera società italiana è stata percorsa da fermenti inediti e da un desiderio acuto di cambiamento.
Purtroppo l'associazionismo ecclesiale non ha saputo prevedere i profondi germi innovativi in atto ed è rimasto travolto dal vento impetuoso della crisi, come mostrano il calo cospicuo di partecipazione e la frana organizzativa. Esistono eccezioni. Ma non è facile annoverare l'esperienza associativa salesiana tra esse.
Oggi abbiamo informazioni sufficienti per tentare di comprendere cosa è successo e perché la stessa situazione ha prodotto esiti differenti.
Due fattori si sono dimostrati decisivi per suscitare o controllare la crisi e per costruire il suo superamento.
Il primo fattore è quello "politico".
Il '68 rappresenta l'irruzione del politico nella vita quotidiana. Non poteva di certo restarne esente l'associazionismo giovanile. Le reazione furono diverse.
Uno studioso di questi fenomeni parla di tre linee di tendenza: depoliticizzazione, caratteristica, ad esempio, dei giovani di Azione Cattolica, avviati verso una rigorosa configurazione della propria missione in chiave evangelizzatrice; coscientizzazione nei riguardi dell'impegno sociale, espresso fra gli altri, anche se con varie sensibilità, dalle formazioni scautistiche, in fase di forte ristrutturazione, e dai nuovi gruppi terzomondistici, in notevole espansione; massimalismo di tenore anti-capitalistico, tipico soprattutto di alcune organizzazioni già impegnate nel sociale.
Il secondo fattore è quello "educativo": la reazione verso i nuovi valori emergenti.
Il '68 ha introdotto nella sensibilità culturale (soprattutto ecclesiale) temi che erano tradizionalmente assenti o venivano, in genere, affrontati in un ottica privata e volontaristica. Basta pensare, da una parte, alla riscoperta della sessualità e ai rapporti nuovi intergenerazionali e interpersonali; e, dall'altra, ai temi della pace, dell'ecologia, a tutta quella sfera di "bisogni" che vanno dalla vita alla libertà, alla comunicazione, alla riscoperta del desiderio e della felicità.

1.1.2. Modelli associativi inediti
Sotto la spinta di queste nuove sensibilità culturali, in molte strutture associative si scatena un serrato confronto interno. Spesso assume toniaspri: da parte di chi cercava l'innovazione e da parte di chi voleva resistere a tutti i costi, arroccandosi sulle posizioni tradizionali.
Il clima del Concilio ha funzionato da cassa di risonanza, scatenando rotture o giustificando soluzioni, fortemente contrastate da parte di non pochi responsabili.
Eppure quella che sembrava una conclusione, persino poco gloriosa, è diventata presto lo slancio verso prospettive nuove e inedite.
La crisi dell'associazionismo tradizionale non sfocia infatti nella fine dell'esperienza associativa ma nella ricerca e nella sperimentazione di modelli associativi, più segnati da quei valori (educativi e politici) che, spenti i toni polemici della prima invenzione, appaiono ormai come irrinunciabili, anche a coloro che erano più tenacemente ancorati al passato.
Le associazioni si trasformano, cambiano statuti e organizzazione interna, accettano e progettano interventi di decentralizzazione, per assicurare più attenzione e responsabilità alla "base".
Anche su questa frontiera, gli esiti non sono uniformi. Tre linee caratterizzano questa nuova età associativa.
Le associazioni tradizionali, rivitalizzate nella misura in cui riescono a riscriversi dentro le sensibilità nuove, diventano esperienze "a specifica identità", capaci cioè di offrire una risposta positiva al duplice bisogno d'identità e d'interazione sociale espresso dalle masse giovanili.
Sorgono "gruppi spontanei", capaci di offrire, con quel minimo di organizzazione che è richiesto ai "mondi vitali", una risposta, intensa e coinvolgente, alle complesse esigenze di senso, di comunicazione, di apertura sociale del giovane. In questi gruppi, quando viene riconosciuta come importante l'esperienza ecclesiale, si tenta un saldo interessante tra le prospettive della Chiesa conciliare e le nuove sensibilità giovanili, con positivi influssi per il cammino cristiano di molti ragazzi e ragazze.
Crollano infine le forme associative tradizionali, rigide e piramidali, che non sono state capaci di riaggiustarsi sull'onda dei valori nuovi tipici della cultura dominante. Questo crollo riguarda soprattutto i gruppi giovanili dei partiti politici e alcune forme più rigide dell'associazionismo ecclesiale.
L'associazionismo salesiano in Italia si è espresso, in genere, soprattutto nella seconda direzione.
Le forme organizzative hanno lasciato il posto ad una inflorescenza di gruppi spontanei, dai nomi e dalle esperienze le più disparate. Ha così ripreso vita, in una continuità di sostanza, una esigenza tipica del nostro modello educativo.
Purtroppo, qualcuno ha reagito solo in base ai modelli che conosceva e di cui aveva nostalgia. Di fronte alla diffusa crisi dell'associazionismo tradizionale, si è ripetuto a non finire il lamento sulla fine dei gruppi giovanili. L'abitudine di far coincidere esperienza di gruppo con associazionismo organizzato non ha permesso di costatare che una certa crisi associativa è coincisa con una fioritura insperata di gruppi a livello di base. In compenso, in questa stagione di netta ripresa (anche se non programmata né convenzionale), viene spontaneo fare statistiche conteggiando solo movimenti e associazioni o analizzando solo i documenti o le iniziative di risonanza nazionale e internazionale da essi prodotti.

1.1.3. La situazione attuale
Oggi il panorama si presenta molto frastagliato.
Sono presenti le tre forme tipiche dell'esperienza associativa: i gruppi, sia quelli che hanno deboli o molteplici riferimenti verso il loro esterno, sia quelli che invece esprimono a livello di base esperienze associative di respiro più ampio (nazionale e internazionale); le associazioni, che riprendono modelli organizzativi tradizionali, con gli aggiustamenti più maturi raccolti dal recente passato; i movimenti, gli eredi del movimentismo degli anni settanta, fatti ormai "adulti", perché capaci di quel minimo di organizzazione che assicura la permanenza e il confronto.
In tutti i casi, però, l'esperienza passata ha lasciato traccia.
Il primo elemento consolidato è dato da una dinamica pronunciata di de-istituzionalizzazione. Rispetto al passato anche nelle associazioni di maggiore consistenza e solidità si è in un certo senso attenuato il controllo ideologico e normativo da parte del "centro" sui gruppi locali o di base. Le cose non sono uniformi. Si passa infatti da esperienze aggregative in cui l'autonomia periferica è, anche statutariamente, garantita e tutelata, ad altre nelle quali la riduzione al minimo degli apparati e dei vincoli formali non sminuisce il controllo più o meno diretto esercitato dalle figure carismatiche e dai leaders del movimento.
Un secondo elemento qualificante è dato dal processo di deideologizzazione: le prospettive formativo-culturali, tipiche dall'associazionismo giovanile attuale, sembrano maggiormente aperte rispetto al passato, capaci di sollecitare il confronto intra ed extra- associativo. Basta pensare alla frequenza di momenti d'incontro fra gruppi e d'iniziative comuni su problemi di grande rilevanza, come, ad esempio, la pace, i diritti umani, l'ecologia.
Un aspetto di grosso rilievo, dal punto di vista formativo, è l'attenzione e la valorizzazione delle dinamiche tipiche dei gruppi primari (alto indice di coesione, intensità di interazioni, forte esperienza di gratificazione, linguaggio molto inclusivo, leadership dal basso... ). In questa prospettiva l'accento si sposta dai vertici che elaborano valori da proporre alla base o controllano quelli che salgano e si diffondono, alle concrete situazioni di base, dove i valori sono sperimentati e, per questo, sempre rielaborati, e dove le grandi espressioni diventano modelli concreti, gestibili e continuamente modificabili.
Un quarto elemento comune è costituito dalla flessibilità nelle appartenenze. Si tratta di una conseguenza logica della diminuita polarizzazione ideologica tra i giovani. Qualcuno parla persino di turismo esperienziale e dei giovani come consumatori di opportunità aggregative. Salta così uno degli elementi su cui si reggeva l'associazionismo tradizionale: il controllo verso l'esterno e la richiesta di totalizzazione.

1.2. Per precisare i termini

Il rapido richiamo alla storia dell'associazionismo ecclesiale e salesiano di questi ultimi anni ha una doppia funzione.
Da una parte serve a ricordare che la situazione attuale, negli elementi positivi e nelle eventuali preoccupazioni, è il frutto, prezioso e sofferto, di un cammino che ha coinvolto un po' tutte le esperienze associative, segnando ormai un modo comune di vedere le cose.
Dall'altra ci aiuta a fare un po' di chiarezza terminologica.
Negli ultimi anni, quando abbiamo incominciato a parlare di MGS, non sono mancate le tensioni e le resistenze. Non poche di esse erano proprio legate alla cattiva comprensione dei termini.
Basta pensare alla facile confusione tra "gruppi" e "movimento" o alla paura che attorno al MGS si tentasse di ricostruire nuove associazioni, alternative a quelle esistenti o per la nostalgia di quelle trascorse.

1.2.1. Gruppo - associazione - movimento
Il sostantivo generico è associazionismo. Sotto questa dizione si possono comprendere le differenti realizzazioni associative: i gruppi di base, le associazioni in senso stretto, i movimenti.
Sul piano specifico i tre termini "gruppo", "associazione" e "movimento" non sono dei sinonimi. Non coprono infatti le stesse realtà e non possono essere utilizzati indifferentemente. Per questo, il loro peso educativo è molto diverso.
Il gruppo è di solito qualificato da:
- una certa "spontaneità" di adesione e di permanenza da parte dei membri;
- una certa omogeneità anche "affettiva";
- grande libertà di autoconfigurazione quanto a scopi, struttura, attività del gruppo, e quindi tendenziale non-uniformità tra gruppo e gruppo;
- dimensioni relativamente ridotte e diffusione piuttosto limitata;
- talora un certo riferimento comune a una "figura" o a un "valore" identici.
L'associazione è un insieme, strutturato e organizzato, di persone e di gruppi, con le seguenti caratteristiche:
- struttura organica e "istituzionale", definita da uno "statuto;
- adesione dei membri, che avviene per condivisione degli scopi e degli impegni statutari;
- adesione formale da parte dei membri, in base alle norme statutarie;
- stabilità e autonomia (relativa) dell'associazione in quanto istituzione, al di là del variare dei membri;
- attribuzione delle cariche associative in base a criteri formali prestabiliti dallo statuto.
Il movimento si caratterizza su alcune costanti:
- alcune "idee-forza" e uno "spirito comune" fanno da elementi aggreganti più delle strutture istituzionali;
- spesso l'aggregazione avviene o almeno inizia attorno alla figura proposta di un leader;
- più che in uno statuto, ci si riconosce in una "dottrina" e in una "prassi", fortemente caratterizzanti, che tendono a diventare "spiritualità";
- l'adesione non è formale ma vitale: il movimento sta sull'adesione continuamente rinnovata dei membri, senza iscrizioni o tessere.

1.2.2. Verso il MGS
L'uso corretto dei termini aiuta già a due considerazioni importanti per incominciare a pensare concretamente al MGS.
- Non solo gruppo e movimento non sono la stessa cosa. Ma non sembra neppure corretto concludere sulla opportunità del MGS solo a partire dalla consapevolezza di quanto il gruppo sia prezioso nei processi formativi giovanili, specialmente per la tradizione educativa salesiana.
La forza educativa del gruppo è legata alla sue dinamiche interne e ai processi, più o meno intenzionali, che scatenano e sostengono la "pressione di conformità". Tutto questo non ha bisogno, almeno in astratto e in assoluto, di una rete di collegamenti né tanto meno delle strutture che la possano sostenere e consolidare. - Il "movimento" richiede un tessuto organizzativo minimo e si regge soprattutto sul fascino aggregante di valori comuni e condivisi e/o di leaders carismatici. Non sopporta, di natura sua, controlli verticali e/o orizzontali né ha bisogno di elementi formali di identificazione.
Tutto questo caratterizza invece l'associazione.
È importante costatare che ciò che caratterizza l'associazione non può essere considerato negativo, quasi a priori, per il clima di soggettivizzazione e di deistituzionalizzazione diffuso; ma neppure può essere ricercato come unica reazione praticabile a questo clima. La valutazione è "funzionale" e contestuale. D'altra parte, i risultati formativi di quel modo di operare sono ancora di immediata costatazione. Molti dei quadri dirigenziali attuali (nel settore culturale, politico ed ecclesiale) provengono proprio da questa esperienza associativa.
Il MGS non vuole tentare una rivincita verso le forme Consolidate del passato recente, ricordate nella breve pagina di storia, e nemmeno ricerca gli aggiustamenti che possano rendere appetibile un modello del passato, entrato oggi in profonda crisi. Non si pone neppure, a nessun livello, né come alternativo alle associazioni né, in qualche modo, al di sopra di esse. È un'altra cosa proprio perché vuole essere "movimento".

2. LE DIMENSIONI DEL MGS

Le note precedenti hanno delineato il volto del MGS soprattutto dal negativo. Il vissuto di questi anni e lo sforzo interpretativo realizzato aiutano a precisare dal positivo il senso del MGS e i suoi elementi qualificanti.

2.1. La SGS per il MGS

Una lunga e faticosa ricerca e interessanti esperienze avevano ormai consolidato un progetto di SGS. Molti, educatori e giovani, si riconoscevano progressivamente in essa, come ad un significato capace di riorganizzare tutta l'esperienza cristiana, nel nome di don Bosco, riespresso "vivo" nell'oggi.
- La SGS è una spiritualità di compagnia. Non cerca la discriminazione né pretende la differenza. Qualcuno ha detto, nell'enfasi della polemica, che ciò che distingue la SGS dalle altre spiritualità è il fatto che essa non si preoccupa affatto di distinguersi...
La ragione della compagnia è teologica: la vita, compresa nel mistero santo di Dio che ha il volto del Crocifisso Risorto.
- dell'accoglienza incondizionata. Essa scommette che la persona, accolta incondizionatamente al livello di fede e di maturità di vita in cui si trova, si sentirà sollecitata intensamente a procedere in avanti.
- La SGS, che pone al centro la vita nel mistero di Dio, persegue una continua esperienza di verità e di autenticità. Vuole la vita, la vuole piena e abbondante per tutti. Per questo la vuole "autentica". La ricerca di autenticità pone innegabile esigenze impegnative: ne fa fede il richiamo alla croce come condizione irrinunciabile di pienezza di vita.
La ricerca di una vita piena e abbondante produce "scontro": verso chi preferisce la morte alla vita e verso coloro che cercano la vita contro la sua autenticità. Lo scontro, però, non scatena ragioni di discriminazione, rompendo la compagnia. Al contrario, esso viene vissuto come condizione di qualità e di autenticità per poter veramente sperimentare assieme una vita piena e abbondante.
- La SGS si propone, di conseguenza, come una esperienza di spiritualità "popolare": aperta e possibile per tutti. Non chiede rotture "inutili" o "pregiudiziali". Vuole misurarsi con tutti i giovani e per questo si preoccupa di risultare significativa e vivibile per i più poveri tra essi.
Non allinea però al livello più basso, per assicurare una piattaforma popolare. Spinge e sollecita verso le dimensioni più alte e impegnative dell'esistenza cristiana. Lo fa però nella logica dell'"itinerario": un piccolo seme che cresce in albero grande, con il suo ritmo e senza indebite forzature, portando a progressivo compimento (intenzionale e reale) quello che si costata presente, almeno in modo germinale.
- La SGS avverte il rischio di non risultare sufficientemente propositiva, alleandosi così alle logiche dominanti. Il rischio è corrispettivo di alcune delle scelte più qualificanti. Non lo può superare sconfessandole e cercando di percorrere altre strade più apparentemente sicure.
Due elementi sono invece perseguiti con forza, come determinanti per la sua funzione propositiva.
Prevede gesti, progetti e interventi di vario livello, per servire in modo proporzionato il cammino differenziato di ciascuno. Chiede però, come espressione più alta della sequela, che chiunque ha fatto un tratto di strada più impegnativo, si pieghi verso chi è ai primi passi e lo sollevi, "su ali di aquila", per farlo camminare più velocemente.
Spinge inoltre in avanti, verso mete più alte di quello che è stato consolidato e sperimentato, attraverso la logica evangelica
La SGS aveva così le carte in regola per fornire il punto di convergenza che fa il movimento e il riferimento necessario per qualificarlo all'interno del possibile pluralismo di realizzazioni.

2.2. Senza gruppi di base non ci può essere MGS

Le ricerche sulla attuale situazione giovanile mettono in evidenza un dato assai interessante. Il confronto tra giovani aggregati a gruppi e giovani non aggregati fa risaltare come questa appartenenza sia la variabile più influente nella formazione degli atteggiamenti e nella ricostruzione dell'identità. Questa variabile è influenzata a sua volta dal tipo di gruppo a cui si appartiene.
Questo, fuori gergo, significa che prima sta l'appartenenza ad un gruppo e poi sta il tipo di gruppo.
La dinamica di gruppo indica le ragioni di questa costatazione. Esse richiamano quel fenomeno, largamente studiato, conosciuto come "pressione di conformità", che genera la stabilizzazione delle regole di normalità di gruppo e il consolidamento di canali di comunicazione e di identificazione.
In una situazione di complessità e di pluralismo come è quella che stiamo vivendo, è urgente il "collegamento" (orizzontale e verticale) dei diversi gruppi, per acquisire, scambiarsi e produrre valori significativi e maturi, da far circolare nel gruppo stesso come intensa proposta formativa. Questa esigenza ripropone l'importanza e la qualità delle associazioni e dei movimenti per la vita delle persone.
Al centro resta però sempre il gruppo. Esso è il luogo in cui i contenuti sono interiorizzati e le esperienze diventano propositive. Il movimento è al servizio del gruppo; e non viceversa.
Senza gruppi nessun movimento può essere "formativo": capace di incidere sulla formazione delle persone, attraverso la costruzione di atteggiamenti e il consolidamento di una struttura matura di personalità.
Questo dato è stato compreso e condiviso abbondantemente lunga la storia della nostra esperienza. Le risorse sono state spese abbondantemente per costruire, consolidare e far funzionare i gruppi. Molte resistenze verso l'idea di movimento erano giustificate proprio sulla paura di rinunciare inconsultamente a questa ricchezza, con la pretesa di rincorrere i modelli spettacolari di cui altre realizzazioni facevano sfoggio.

2.3. MGS al servizio dei gruppi: quale "appartenenza"?

Consapevoli dell'importanza del gruppo e a suo pieno servizio, ha preso consistenza l'attenzione al MGS.
Da questa prospettiva ci si pone il problema del tipo di collegamento che può assicurare "movimento" e delle condizioni educative che lo possono rendere praticabile.
Nelle associazioni le tessere e gli altri apparati organizzativi dicono l'appartenenza associativa, separando i membri da quelli che non lo sono.
Il movimento invece si regge sulla convergenza spontanea delle persone attorno ad un nucleo di valori e significati, capaci di creare convergenza, fino a delimitare una specie di confine di massima, tra quelli che ci stanno e quelli che non se la sentono di condividere il progetto comune.
Ma non basta. Pur condividendo la distinzione tra associazione e movimento, è facile cercare criteri di appartenenza, rincorrendo l'esperienza di altri movimenti ecclesiali, soprattutto quelli più appariscenti.
Il riferimento alla SGS aiuta invece a determinare le condizioni di appartenenza al MGS, non solo come punto di convergenza ma soprattutto come ispirazione qualificante.

2.3.1. Chi appartiene al MGS
L'appartenenza al MGS non è alternativa a nessun'altra appartenenza associazionistica. Non si tratta di scegliere ma di integrare.
La SGS non è esclusiva né richiede salti o rotture nel processo di maturazione umana e cristiana.
Riconosciamo, da una parte, che può incontrare in autenticità il Signore Gesù solo colui che ha appreso a prendere tanto sul serio la propria vita, da volerla "piena e abbondante" per sé e per gli altri. Per questo il servizio pastorale verso la salvezza si gioca nell'impegno di restituire a ciascuno la vita, il suo amore, la gioia e la responsabilità del vivere.
Dall'altra, proprio il sogno di una vita piena e di una felicità radicata sulla roccia spingono ad alzare le braccia nel gesto dell'invocazione. Siamo aiutati ad amare la nostra vita da gente matura. Per questo l'amiamo anche se sappiamo che non ci basta. Proprio perché l'amiamo appassionatamente e la sogniamo piena, cerchiamo con rinnovata passione un fondamento capace di riconsegnarci alla speranza, dentro le provocazioni del limite che l'attraversa.
Per questa ragione il livello "minimo" su cui assicurare convergenza per poter appartenere al MGS resta davvero alla portata di tutti i giovani e dei più poveri tra essi. Basta un minimo di amore alla propria vita e la disponibilità a giocare questa passione, man mano se ne scoprirà progressivamente il senso, nel mistero santo di Dio, come don Bosco lo propone.
Certamente, la SGS rappresenta un progetto preciso e delineato: non è una convergenza indiscriminata e disorganica.
Sono possibili altri modelli di spiritualità ed è possibile organizzare la propria esistenza anche fuori da un riferimento esplicito al Signore Gesù. Nel primo caso e nel secondo, non esiste nessuna ragione per iniziare un cammino di appartenenza al MGS.

2.3.2. Come si appartiene al MGS
L'appartenenza al MGS privilegia la logica gruppale su quella individuale.
Anche questo è un criterio importante, esito ed esigenza di quel richiamo alla centralità della vita associativa, che è tipico della esperienza salesiana.
La singola persona appartiene ad un gruppo o ad una associazione (ad un insieme strutturato di gruppi). Gruppi e associazioni si riferiscono alla SGS e, di conseguenza, si riconoscono appartenenti al MGS. Dall'appartenenza al MGS e in forza del collegamento orizzontale e verticale che ne consegue, ritorna nel ritmo quotidiano della vita di gruppo e di associazione un quadro di valori (quelli della SGS), che aiuta a vivere con impegno e responsabilità il cammino formativo di gruppo.

2.3.3. MGS come struttura di riferimento
Questa scelta pone in primo piano una costatazione molto esigente per la vita del MGS: è davvero aperto a tutti i gruppi e le associazioni e non chiede, in nessun caso, scelte tra alternative perché privilegia il riferimento sulla appartenenza.
Per comprendere il senso dell'affermazione, è importante intenderci sul significato delle formule utilizzate.
Gruppo di riferimento è quella struttura associativa di cui il soggetto è membro almeno idealmente, del quale ha assimilato le norme, i valori, le opinioni, i modelli di comportamento, al punto che la sua partecipazione attuale ad altri gruppi è regolata dalla identificazione a questa realtà.
Gruppo di appartenenza è il gruppo nel quale il soggetto è presente, al quale partecipa, condividendo attività, scopi e processi.
Ogni gruppo di appartenenza è anche di riferimento, perché spinge ad adeguarsi alle norme correnti per evitare censure. Dicendo però semplicemente "struttura di riferimento" si ipotizza una realtà diversa da quella di appartenenza: una realtà associativa a cui un soggetto (persona, ma, come si diceva, soprattutto gruppo e/o associazione) si collega solo intenzionalmente per un confronto ideale.
La funzione di riferimento, in una situazione di pluralismo, richiede la capacità di armonizzare a livello personale le diverse appartenenze, integrando e controllando le differenti proposte attorno ad una appartenenza che funzioni come determinante. Per questo non è possibile, nell'attuale società, immaginare una struttura di riferimento pienamente sganciata da ogni appartenenza. Al contrario, il riferimento è possibile solo quando c'è contemporaneamente un minimo di appartenenza.
Se le cose stanno così, l'appartenenza al MGS richiede un minimo di strutturazione: elementi istituzionalizzati di collegamento, tempi e momenti di incontro e di scambio, contatti programmati con i leaders e i documenti che "testimoniano" la SGS. Non sono la cosa importante, quella che sta a cuore. Sono funzionali (e lo intendono restare) ad assicurare quella circolazione di valori e di significati, comuni e condivisi, che forma la dimensione qualificante del MGS.
Queste strutture minimali di sostegno e di collegamento consolidano il riferimento al MGS perché sono in grado di assicurare quella capacità selettiva e organizzativa che è richiesta dalla appartenenza in situazione di pluralismo.
Di conseguenza il MGS facilita i rapporti interpersonali tra i suoi membri, coltiva la primarietà delle interazioni, progetta momenti informali in cui sperimentare gratuitamente lo "stare assieme", come valore in sé.
Sul piano delle dinamiche di gruppo, questa struttura di riferimento richiede anche un minimo di pressione di conformità, con conseguente circolazione di norme; esige un certo consolidamento di leadership e il controllo dei processi decisionali, per assicurare sopportabili e positivi "limiti di tolleranza".
Certamente tutto questo non è indolore: si corre il rischio di vivere l'appartenenza al MGS come totalizzante rispetto alle altre, approfittando del fascino che il MGS sa scatenare soprattutto nei momenti più solenni della sua espressione vitale (gli incontri, per esempio).
Il rischio va controllato con molta attenzione educativa, evitando ogni inutile sovradimensionamento di esigenze, a scapito della appartenenza (che più conta) ai gruppi e alle associazioni di base. Ma non può essere evitato del tutto, se accettiamo di fare i conti con il contesto sociale e culturale in cui viviamo.

3. MGS: UN MOVIMENTO IMPEGNATO APOSTOLICAMENTE

Lo stretto collegamento ricordato tra MGS e SGS non serve solo a delineare il volto concreto del MGS nel vasto pluralismo associazionistico attuale. Lo rilancia decisamente in una prospettiva "apostolica": il MGS ha senso nella misura in cui persone e gruppi che lo compongono si sentono impegnate per la dimensione centrale della SGS secondo lo stile che qualifica la SGS rispetto agli altri modelli di spiritualità cristiana.
Facendo eco al documento del Consigliere per la Pastorale giovanile, ricordiamo queste note qualificanti attorno a tre dimensioni: quella "salesiana", quella "educativa", quella "missionaria".
Il richiamo non vuole solo ripetere le cose già dette, ma riempire le indicazioni di connotazioni operative.

3.1. Dimensione salesiana

Il MGS è "salesiano" non solo perché, come è evidente, ritrova la sua ispirazione e il contenuto su cui fare convergenza nell'esperienza carismatica di don Bosco e nel suo modo di interpretare e vivere il Vangelo (e cioè nella SGS).
La salesianità è legata anche al coraggio con cui continua ad essere e a restare "popolare": aperto realisticamente a tutti i giovani e ai più poveri tra essi, come condizione pregiudiziale di una apertura universale verso i giovani.
Questa affermazione, nella logica delle considerazioni appena fatte attorno alla SGS, significa almeno due dati importanti.
Da una parte, la proposta non tende mai a diventare élitaria: così raffinata da accontentare solo i giovani bravi e buoni, quelli che ci danno sconfinate soddisfazioni, perché sono riusciti ad estirpare dal loro campo... persino la radice della zizzania.
Don Bosco ci ha insegnato, almeno con i fatti, che il giovane cristiano ha il diritto di essere aiutato a vivere "spiritualmente" da uomo che gioca la sua giornata prevalentemente in compiti culturali, sportivi, sociali epolitici, e non come un "monaco di formato ridotto". Non è questione prima di tutto di dosaggio o di quantità. In gioco c'è invece un ripensamento profondo sul piano della qualità: dell'intonazione, dello stile, del ritmo, del contenuto stesso degli atti religiosi.
Dall'altra parte (ed è la seconda preoccupazione importante) il MGS assicura la sua dimensione salesiana perché, a differenza di altri movimenti di impegno spirituale, non tende a crescere sul ritmo dei giovani più impegnati. Spesso capita proprio così: col passare dei tempi e con l'implementazione di esperienze, i movimenti si alzano di livello, per rappresentare un luogo significativo per quelli che hanno già percorso una lunga strada al loro interno. E così diventano di fatto discriminanti. Il MGS serve ciascuno al livello della sensibilità raggiunta, ma sollecita coloro che hanno già fatto un cammino più impegnato a piegarsi al servizio di quelli che procedono più lentamente.

3.2. Dimensione educativa

La seconda caratteristica del MGS è la sua forte e continua attenzione educativa, come condizione irrinunciabile di salesianità.
Tra le tante cose che conosciamo e viviamo con passione, tre in particolare vanno ricordate.
Fa parte di un corretto modello educativo la capacità di assicurare una convivenza, reciprocamente arricchente, tra persone "diverse": di età, di sensibilità, di esperienze, di scelte di vita.
Questo è il MGS, animato dalla SGS: un luogo dove stanno assieme, gioiosamente, giovani e adulti, laici e religiosi, persone che provengono da esperienze diversificate (dai gruppi culturali a quelli sportivi a quelli di impegno apostolico...). Non rinunciano al loro vissuto, per trovare un punto di convergenza sopra le parti. Si scambiano invece le proprie esperienze, con fraterna condivisione, per aiutarsi reciprocamente a comprendere e a vivere il progetto che tutte le ispira e le orienta.
Del corretto modello educativo che caratterizza il MGS fa parte anche l'impegno continuo di fare proposte facendo fare esperienze. Gli interventi progettati e le attività perseguite sono sempre finalizzate ad assolvere impegni propositivi: per aiutare ciascuno a porsi di fronte a compiti e urgenze più avanti dei passi già percorsi. La proposta non è però mai "teorica": essa è un vissuto (interventi e persone) che diventa messaggio.
Infine la dimensione educativa del MGS è assicurata dal clima globale che si respira.
L'evangelo è sempre una proposta. Può essere realizzata però in diversi modi.
Il MGS avverte fortemente questa esigenza; e la assolve con coraggio e fantasia. Lo fa però con un profondo rispetto della logica educativa: partendo dalle domande dei giovani, interpretate e approfondite verso la loro autenticità; con progressiva gradualità; mediante processi di animazione e mai sulla forza dell'imposizione o del ricatto; aiutando i giovani a conservarsi maturi e critici anche nell'entusiasmo religioso; facendo fare esperienze.
Questo non è lo stile più diffuso, nel panorama frastagliato dell'associazionismo ecclesiale. Stanno ritornando modelli forti, centrati su una strana preoccupazione di oggettivismo formale, quasi che bastasse la corretta proposta del dato per assicurare la sua dimensione salvifica.
Il MGS reagisce con forza e senza nostalgie, nel nome della SGS che ci riporta alla esperienza evangelica di don Bosco.

3.3. Dimensione missionaria

Una delle caratteristiche più decisive del MGS, nella logica della SGS, è la capacità di esprimere, in una stessa passione e in un unico gesto, "festa" e "servizio".
Su questo intreccio di impegno e riconoscimento, di capacità operativa e di riconsegna alla potenza di Dio che fa nuove tutte le cose, il MGS gioca la sua dimensione missionaria.
Crede alla festa e la persegue. Non lo fa però solo per raccogliere una istanza giovanile diffusa e insistita, pronto magari a chiedere poi lo sbilanciamento totale verso il servizio, quando la festa è finita.
Cerca invece la riunificazione continua delle due dimensioni per la verità del suo progetto missionario.
La salvezza che Dio ci dona in Gesù Cristo è pienezza di vita, restituzione all'uomo di quella vita che aveva progettato per lui.
Di fronte al dolore e alla sofferenza Gesù interviene. Restituisce alla vita chi vive in situazione di morte.
La povera donna di cui racconta il Vangelo, gravemente incurvata sotto il peso della malattia, era "morta" per diverse ragioni. La malattia la teneva piegata in due, lontana dalla possibilità di esprimere la sua esistenza secondo i ritmi normali della vita. Erano pieni di morte i due indemoniati di Gadara, costretti a dimorare tra i sepolcri e ridotti a mettere solo paura agli altri.
L'intervento di Gesù restituisce ad una situazione "normale" di vita: guarisce la donna, rimanda a casa gli indemoniati e i lebbrosi, li fa amici degli altri e non più nemici pericolosi.
La sua azione raggiunge anche le dimensioni culturali e strutturali dell'esistenza, almeno a quel livello in cui si riconosceva la sensibilità corrente più matura. Libera la donna da quella immagine di Dio che altri volevano depositata nella sua esperienza: il Dio che preferisce l'osservanza del sabato alla guarigione è un Dio dei morti, non dei vivi, come incalza Gesù a chi tenta di opporsi nel nome di Dio al suo intervento.
Questo è importante, ma non è tutto.
La donna guarita, gli indemoniati liberati... tutti siamo minacciati continuamente di morte. Non basta la guarigione fisica. La morte ci incombe come l'ultimo nemico, il più aggressivo di tutti.
L'esperienza del peccato e del tradimento si collega profondamente con quella della morte "fisica". E la vita sembra di nuovo sconfitta: non basta la salute momentanea, la coscienza della propria dignità, la ricostruzione di condizioni che permettano di godere di libertà e responsabilità. Tradimento e morte ributtano tutto in crisi. Per essere vivi, dobbiamo trovare un fondamento che ci aiuti a possedere anche questa esperienza ultima, la più tragica e drammatica di tutte.
Questa è la salvezza: vita piena e abbondante, nonostante l'esperienza della morte.
Per questo l'annuncio di salvezza chiama in causa, in una stessa parola, il Crocifisso risorto e i problemi, quelli veri, che salgono nel cuore della vita quotidiana.
Annunciamo il dono di Dio che è Gesù per la vita di tutti per restituire un orizzonte di senso, insperato e provocante. Certo non possiamo pensare che quello del senso sia il primo problema nella gerarchia dell'esistenza concreta di una persona. Chi è deprivato della possibilità fisica di vita, non ha questioni sul senso, ma sull'esistenza. A lui non basta trovare un perché alla vita; ha il diritto di essere restituito alla possibilità di vita. Ma vita è anche il suo senso. La vita ha un senso quando la si ritiene degna di essere vissuta, quando essa è abitata da uno scopo, che le si dà o le si riconosce.
Dare vita e restituire il senso di essa è un impegno e una responsabilità comune ad ogni uomo appassionato per la vita. Su questo terreno comune, però, la fede in Gesù Cristo e l'impegno di evangelizzazione hanno un loro ambito specifico.
Annunciamo una persona che è salvezza per tutti: per coloro che sono inquietati sul senso, dopo aver raggiunto la possibilità di una vita a misura d'uomo, e per coloro che invece annaspano ancora tra le onde della morte, perché non basta certamente la soluzione dei problemi strutturali per rassicurarci sulla consistenza della speranza.
Questa consapevolezza impegna fortemente il MGS.
Esso è attento ai problemi, quelli veri, che salgono dalla vita quotidiana. Sa che può parlar bene del Signore solo collocato dentro essi e impegnato, con tutti, per la loro soluzione. Deve restituire forza alle gambe rattrappite e dignità a chi se l'è vista rubare, per dire in autenticità la salvezza di Dio.
Si impegna però a riportare tutti i problemi al livello più profondo, dove c'è in gioco la qualità della vita e il suo senso, perché solo a questo livello, intenso e coinvolgente, dove morte è l'incontro violento con la morte fisica e dove tradimento è il peccato, il rifiuto di progettare la propria esistenza nel progetto di Dio, il MGS testimonia il dono insperato e radicale della vita nello Spirito del risorto: la salvezza cristiana.

(Dicastero della Pastorale Giovanile della Congregazione Salesiana, Il Movimento Giovanile Salesiano come espressione della spiritualità giovanile salesiana. Atti del Convegno Europeo, Sanlucar la Mayor, 22-25 ottobre 1992, Edizione SDB Roma 1993, pp. 39-55)

 
MGS come espressione della SGS: il quadro di riferimento
Riccardo Tonelli
 
 
Sul MGS e sul suo rapporto con la SGS abbiamo già un orientamento ufficiale del Consigliere per la pastorale giovanile (ACS 336 - aprile- giugno 1991). Esso fa il punto di una serie di intuizioni maturate in questi anni e rappresenta il riferimento autorevole per nuove ricerche ed esperienze.
Le riflessioni che seguono non lo vogliono né ripetere né commentare. Cercano invece di suggerire modelli di confronto e di sviluppo, nella logica in cui il CSPG ha espresso, in questi anni, il suo servizio nella Congregazione e nella Chiesa in Italia: sollecitare verso nuove prospettive, a partire da una comprensione teorica attenta dei problemi e, una volta consolidate, richiamare le conseguenze delle scelte perseguite.
Un altro intervento indicherà soprattutto il vissuto del MGS in Italia.
 
1. IL MGS COME ESITO DI UNA STORIA SOFFERTA
 
Per comprendere il senso e lo spirito attuale del MGS è importante riandare alla storia dell'associazionismo ecclesiale e salesiano in Italia in questi ultimi decenni.
 
1.1. Un po' di storia
 
Nella storia dell'associazionismo ecclesiale e salesiano in Italia, gli avvenimenti del '68 funzionano da vero e proprio spartiacque.
Prima di questi eventi, l'associazionismo era soprattutto caratterizzato dalle grosse associazioni (ecclesiali, politiche, culturali, sportive...), forti di una loro struttura ben consolidata. Esse assicuravano la capacità aggregante e formativa attraverso un processo di discesa dei valori e delle proposte dai vertici (in genere, molto centralizzati) alla base, diffusa sul territorio in modo capillare. Il clima culturale di controllo e di contrapposizione proteggeva dal rischio di emigrare da una associazione all'altra. Una gamma, intensa e intelligente, di strumenti (bandiere, stampa, attività...) assicurava fascino e capacità di presa.
 
1.1.1. La crisi del '68
Nella seconda metà degli anni sessanta l'intera società italiana è stata percorsa da fermenti inediti e da un desiderio acuto di cambiamento.
Purtroppo l'associazionismo ecclesiale non ha saputo prevedere i profondi germi innovativi in atto ed è rimasto travolto dal vento impetuoso della crisi, come mostrano il calo cospicuo di partecipazione e la frana organizzativa. Esistono eccezioni. Ma non è facile annoverare l'esperienza associativa salesiana tra esse.
Oggi abbiamo informazioni sufficienti per tentare di comprendere cosa è successo e perché la stessa situazione ha prodotto esiti differenti.
Due fattori si sono dimostrati decisivi per suscitare o controllare la crisi e per costruire il suo superamento.
Il primo fattore è quello "politico".
Il '68 rappresenta l'irruzione del politico nella vita quotidiana. Non poteva di certo restarne esente l'associazionismo giovanile. Le reazione furono diverse.
Uno studioso di questi fenomeni parla di tre linee di tendenza: depoliticizzazione, caratteristica, ad esempio, dei giovani di Azione Cattolica, avviati verso una rigorosa configurazione della propria missione in chiave evangelizzatrice; coscientizzazione nei riguardi dell'impegno sociale, espresso fra gli altri, anche se con varie sensibilità, dalle formazioni scautistiche, in fase di forte ristrutturazione, e dai nuovi gruppi terzomondistici, in notevole espansione; massimalismo di tenore anti-capitalistico, tipico soprattutto di alcune organizzazioni già impegnate nel sociale.
Il secondo fattore è quello "educativo": la reazione verso i nuovi valori emergenti.
Il '68 ha introdotto nella sensibilità culturale (soprattutto ecclesiale) temi che erano tradizionalmente assenti o venivano, in genere, affrontati in un ottica privata e volontaristica. Basta pensare, da una parte, alla riscoperta della sessualità e ai rapporti nuovi intergenerazionali e interpersonali; e, dall'altra, ai temi della pace, dell'ecologia, a tutta quella sfera di "bisogni" che vanno dalla vita alla libertà, alla comunicazione, alla riscoperta del desiderio e della felicità.
 
1.1.2. Modelli associativi inediti
Sotto la spinta di queste nuove sensibilità culturali, in molte strutture associative si scatena un serrato confronto interno. Spesso assume toniaspri: da parte di chi cercava l'innovazione e da parte di chi voleva resistere a tutti i costi, arroccandosi sulle posizioni tradizionali.
Il clima del Concilio ha funzionato da cassa di risonanza, scatenando rotture o giustificando soluzioni, fortemente contrastate da parte di non pochi responsabili.
Eppure quella che sembrava una conclusione, persino poco gloriosa, è diventata presto lo slancio verso prospettive nuove e inedite.
La crisi dell'associazionismo tradizionale non sfocia infatti nella fine dell'esperienza associativa ma nella ricerca e nella sperimentazione di modelli associativi, più segnati da quei valori (educativi e politici) che, spenti i toni polemici della prima invenzione, appaiono ormai come irrinunciabili, anche a coloro che erano più tenacemente ancorati al passato.
Le associazioni si trasformano, cambiano statuti e organizzazione interna, accettano e progettano interventi di decentralizzazione, per assicurare più attenzione e responsabilità alla "base".
Anche su questa frontiera, gli esiti non sono uniformi. Tre linee caratterizzano questa nuova età associativa.
Le associazioni tradizionali, rivitalizzate nella misura in cui riescono a riscriversi dentro le sensibilità nuove, diventano esperienze "a specifica identità", capaci cioè di offrire una risposta positiva al duplice bisogno d'identità e d'interazione sociale espresso dalle masse giovanili.
Sorgono "gruppi spontanei", capaci di offrire, con quel minimo di organizzazione che è richiesto ai "mondi vitali", una risposta, intensa e coinvolgente, alle complesse esigenze di senso, di comunicazione, di apertura sociale del giovane. In questi gruppi, quando viene riconosciuta come importante l'esperienza ecclesiale, si tenta un saldo interessante tra le prospettive della Chiesa conciliare e le nuove sensibilità giovanili, con positivi influssi per il cammino cristiano di molti ragazzi e ragazze.
Crollano infine le forme associative tradizionali, rigide e piramidali, che non sono state capaci di riaggiustarsi sull'onda dei valori nuovi tipici della cultura dominante. Questo crollo riguarda soprattutto i gruppi giovanili dei partiti politici e alcune forme più rigide dell'associazionismo ecclesiale.
L'associazionismo salesiano in Italia si è espresso, in genere, soprattutto nella seconda direzione.
Le forme organizzative hanno lasciato il posto ad una inflorescenza di gruppi spontanei, dai nomi e dalle esperienze le più disparate. Ha così ripreso vita, in una continuità di sostanza, una esigenza tipica del nostro modello educativo.
Purtroppo, qualcuno ha reagito solo in base ai modelli che conosceva e di cui aveva nostalgia. Di fronte alla diffusa crisi dell'associazionismo tradizionale, si è ripetuto a non finire il lamento sulla fine dei gruppi giovanili. L'abitudine di far coincidere esperienza di gruppo con associazionismo organizzato non ha permesso di costatare che una certa crisi associativa è coincisa con una fioritura insperata di gruppi a livello di base. In compenso, in questa stagione di netta ripresa (anche se non programmata né convenzionale), viene spontaneo fare statistiche conteggiando solo movimenti e associazioni o analizzando solo i documenti o le iniziative di risonanza nazionale e internazionale da essi prodotti.
 
1.1.3. La situazione attuale
Oggi il panorama si presenta molto frastagliato.
Sono presenti le tre forme tipiche dell'esperienza associativa: i gruppi, sia quelli che hanno deboli o molteplici riferimenti verso il loro esterno, sia quelli che invece esprimono a livello di base esperienze associative di respiro più ampio (nazionale e internazionale); le associazioni, che riprendono modelli organizzativi tradizionali, con gli aggiustamenti più maturi raccolti dal recente passato; i movimenti, gli eredi del movimentismo degli anni settanta, fatti ormai "adulti", perché capaci di quel minimo di organizzazione che assicura la permanenza e il confronto.
In tutti i casi, però, l'esperienza passata ha lasciato traccia.
Il primo elemento consolidato è dato da una dinamica pronunciata di de-istituzionalizzazione. Rispetto al passato anche nelle associazioni di maggiore consistenza e solidità si è in un certo senso attenuato il controllo ideologico e normativo da parte del "centro" sui gruppi locali o di base. Le cose non sono uniformi. Si passa infatti da esperienze aggregative in cui l'autonomia periferica è, anche statutariamente, garantita e tutelata, ad altre nelle quali la riduzione al minimo degli apparati e dei vincoli formali non sminuisce il controllo più o meno diretto esercitato dalle figure carismatiche e dai leaders del movimento.
Un secondo elemento qualificante è dato dal processo di deideologizzazione: le prospettive formativo-culturali, tipiche dall'associazionismo giovanile attuale, sembrano maggiormente aperte rispetto al passato, capaci di sollecitare il confronto intra ed extra- associativo. Basta pensare alla frequenza di momenti d'incontro fra gruppi e d'iniziative comuni su problemi di grande rilevanza, come, ad esempio, la pace, i diritti umani, l'ecologia.
Un aspetto di grosso rilievo, dal punto di vista formativo, è l'attenzione e la valorizzazione delle dinamiche tipiche dei gruppi primari (alto indice di coesione, intensità di interazioni, forte esperienza di gratificazione, linguaggio molto inclusivo, leadership dal basso... ). In questa prospettiva l'accento si sposta dai vertici che elaborano valori da proporre alla base o controllano quelli che salgano e si diffondono, alle concrete situazioni di base, dove i valori sono sperimentati e, per questo, sempre rielaborati, e dove le grandi espressioni diventano modelli concreti, gestibili e continuamente modificabili.
Un quarto elemento comune è costituito dalla flessibilità nelle appartenenze. Si tratta di una conseguenza logica della diminuita polarizzazione ideologica tra i giovani. Qualcuno parla persino di turismo esperienziale e dei giovani come consumatori di opportunità aggregative. Salta così uno degli elementi su cui si reggeva l'associazionismo tradizionale: il controllo verso l'esterno e la richiesta di totalizzazione.
 
1.2. Per precisare i termini
 
Il rapido richiamo alla storia dell'associazionismo ecclesiale e salesiano di questi ultimi anni ha una doppia funzione.
Da una parte serve a ricordare che la situazione attuale, negli elementi positivi e nelle eventuali preoccupazioni, è il frutto, prezioso e sofferto, di un cammino che ha coinvolto un po' tutte le esperienze associative, segnando ormai un modo comune di vedere le cose.
Dall'altra ci aiuta a fare un po' di chiarezza terminologica.
Negli ultimi anni, quando abbiamo incominciato a parlare di MGS, non sono mancate le tensioni e le resistenze. Non poche di esse erano proprio legate alla cattiva comprensione dei termini.
Basta pensare alla facile confusione tra "gruppi" e "movimento" o alla paura che attorno al MGS si tentasse di ricostruire nuove associazioni, alternative a quelle esistenti o per la nostalgia di quelle trascorse.
 
1.2.1. Gruppo - associazione - movimento
Il sostantivo generico è associazionismo. Sotto questa dizione si possono comprendere le differenti realizzazioni associative: i gruppi di base, le associazioni in senso stretto, i movimenti.
Sul piano specifico i tre termini "gruppo", "associazione" e "movimento" non sono dei sinonimi. Non coprono infatti le stesse realtà e non possono essere utilizzati indifferentemente. Per questo, il loro peso educativo è molto diverso.
Il gruppo è di solito qualificato da:
- una certa "spontaneità" di adesione e di permanenza da parte dei membri;
- una certa omogeneità anche "affettiva";
- grande libertà di autoconfigurazione quanto a scopi, struttura, attività del gruppo, e quindi tendenziale non-uniformità tra gruppo e gruppo;
- dimensioni relativamente ridotte e diffusione piuttosto limitata;
- talora un certo riferimento comune a una "figura" o a un "valore" identici.
L'associazione è un insieme, strutturato e organizzato, di persone e di gruppi, con le seguenti caratteristiche:
- struttura organica e "istituzionale", definita da uno "statuto;
- adesione dei membri, che avviene per condivisione degli scopi e degli impegni statutari;
- adesione formale da parte dei membri, in base alle norme statutarie;
- stabilità e autonomia (relativa) dell'associazione in quanto istituzione, al di là del variare dei membri;
- attribuzione delle cariche associative in base a criteri formali prestabiliti dallo statuto.
Il movimento si caratterizza su alcune costanti:
- alcune "idee-forza" e uno "spirito comune" fanno da elementi aggreganti più delle strutture istituzionali;
- spesso l'aggregazione avviene o almeno inizia attorno alla figura proposta di un leader;
- più che in uno statuto, ci si riconosce in una "dottrina" e in una "prassi", fortemente caratterizzanti, che tendono a diventare "spiritualità";
- l'adesione non è formale ma vitale: il movimento sta sull'adesione continuamente rinnovata dei membri, senza iscrizioni o tessere.
 
1.2.2. Verso il MGS
L'uso corretto dei termini aiuta già a due considerazioni importanti per incominciare a pensare concretamente al MGS.
- Non solo gruppo e movimento non sono la stessa cosa. Ma non sembra neppure corretto concludere sulla opportunità del MGS solo a partire dalla consapevolezza di quanto il gruppo sia prezioso nei processi formativi giovanili, specialmente per la tradizione educativa salesiana.
La forza educativa del gruppo è legata alla sue dinamiche interne e ai processi, più o meno intenzionali, che scatenano e sostengono la "pressione di conformità". Tutto questo non ha bisogno, almeno in astratto e in assoluto, di una rete di collegamenti né tanto meno delle strutture che la possano sostenere e consolidare. - Il "movimento" richiede un tessuto organizzativo minimo e si regge soprattutto sul fascino aggregante di valori comuni e condivisi e/o di leaders carismatici. Non sopporta, di natura sua, controlli verticali e/o orizzontali né ha bisogno di elementi formali di identificazione.
Tutto questo caratterizza invece l'associazione.
È importante costatare che ciò che caratterizza l'associazione non può essere considerato negativo, quasi a priori, per il clima di soggettivizzazione e di deistituzionalizzazione diffuso; ma neppure può essere ricercato come unica reazione praticabile a questo clima. La valutazione è "funzionale" e contestuale. D'altra parte, i risultati formativi di quel modo di operare sono ancora di immediata costatazione. Molti dei quadri dirigenziali attuali (nel settore culturale, politico ed ecclesiale) provengono proprio da questa esperienza associativa.
Il MGS non vuole tentare una rivincita verso le forme Consolidate del passato recente, ricordate nella breve pagina di storia, e nemmeno ricerca gli aggiustamenti che possano rendere appetibile un modello del passato, entrato oggi in profonda crisi. Non si pone neppure, a nessun livello, né come alternativo alle associazioni né, in qualche modo, al di sopra di esse. È un'altra cosa proprio perché vuole essere "movimento".
 
2. LE DIMENSIONI DEL MGS
 
Le note precedenti hanno delineato il volto del MGS soprattutto dal negativo. Il vissuto di questi anni e lo sforzo interpretativo realizzato aiutano a precisare dal positivo il senso del MGS e i suoi elementi qualificanti.
 
2.1. La SGS per il MGS
 
Una lunga e faticosa ricerca e interessanti esperienze avevano ormai consolidato un progetto di SGS. Molti, educatori e giovani, si riconoscevano progressivamente in essa, come ad un significato capace di riorganizzare tutta l'esperienza cristiana, nel nome di don Bosco, riespresso "vivo" nell'oggi.
- La SGS è una spiritualità di compagnia. Non cerca la discriminazione né pretende la differenza. Qualcuno ha detto, nell'enfasi della polemica, che ciò che distingue la SGS dalle altre spiritualità è il fatto che essa non si preoccupa affatto di distinguersi...
La ragione della compagnia è teologica: la vita, compresa nel mistero santo di Dio che ha il volto del Crocifisso Risorto.
- dell'accoglienza incondizionata. Essa scommette che la persona, accolta incondizionatamente al livello di fede e di maturità di vita in cui si trova, si sentirà sollecitata intensamente a procedere in avanti.
- La SGS, che pone al centro la vita nel mistero di Dio, persegue una continua esperienza di verità e di autenticità. Vuole la vita, la vuole piena e abbondante per tutti. Per questo la vuole "autentica". La ricerca di autenticità pone innegabile esigenze impegnative: ne fa fede il richiamo alla croce come condizione irrinunciabile di pienezza di vita.
La ricerca di una vita piena e abbondante produce "scontro": verso chi preferisce la morte alla vita e verso coloro che cercano la vita contro la sua autenticità. Lo scontro, però, non scatena ragioni di discriminazione, rompendo la compagnia. Al contrario, esso viene vissuto come condizione di qualità e di autenticità per poter veramente sperimentare assieme una vita piena e abbondante.
- La SGS si propone, di conseguenza, come una esperienza di spiritualità "popolare": aperta e possibile per tutti. Non chiede rotture "inutili" o "pregiudiziali". Vuole misurarsi con tutti i giovani e per questo si preoccupa di risultare significativa e vivibile per i più poveri tra essi.
Non allinea però al livello più basso, per assicurare una piattaforma popolare. Spinge e sollecita verso le dimensioni più alte e impegnative dell'esistenza cristiana. Lo fa però nella logica dell'"itinerario": un piccolo seme che cresce in albero grande, con il suo ritmo e senza indebite forzature, portando a progressivo compimento (intenzionale e reale) quello che si costata presente, almeno in modo germinale.
- La SGS avverte il rischio di non risultare sufficientemente propositiva, alleandosi così alle logiche dominanti. Il rischio è corrispettivo di alcune delle scelte più qualificanti. Non lo può superare sconfessandole e cercando di percorrere altre strade più apparentemente sicure.
Due elementi sono invece perseguiti con forza, come determinanti per la sua funzione propositiva.
Prevede gesti, progetti e interventi di vario livello, per servire in modo proporzionato il cammino differenziato di ciascuno. Chiede però, come espressione più alta della sequela, che chiunque ha fatto un tratto di strada più impegnativo, si pieghi verso chi è ai primi passi e lo sollevi, "su ali di aquila", per farlo camminare più velocemente.
Spinge inoltre in avanti, verso mete più alte di quello che è stato consolidato e sperimentato, attraverso la logica evangelica
La SGS aveva così le carte in regola per fornire il punto di convergenza che fa il movimento e il riferimento necessario per qualificarlo all'interno del possibile pluralismo di realizzazioni.
 
2.2. Senza gruppi di base non ci può essere MGS
 
Le ricerche sulla attuale situazione giovanile mettono in evidenza un dato assai interessante. Il confronto tra giovani aggregati a gruppi e giovani non aggregati fa risaltare come questa appartenenza sia la variabile più influente nella formazione degli atteggiamenti e nella ricostruzione dell'identità. Questa variabile è influenzata a sua volta dal tipo di gruppo a cui si appartiene.
Questo, fuori gergo, significa che prima sta l'appartenenza ad un gruppo e poi sta il tipo di gruppo.
La dinamica di gruppo indica le ragioni di questa costatazione. Esse richiamano quel fenomeno, largamente studiato, conosciuto come "pressione di conformità", che genera la stabilizzazione delle regole di normalità di gruppo e il consolidamento di canali di comunicazione e di identificazione.
In una situazione di complessità e di pluralismo come è quella che stiamo vivendo, è urgente il "collegamento" (orizzontale e verticale) dei diversi gruppi, per acquisire, scambiarsi e produrre valori significativi e maturi, da far circolare nel gruppo stesso come intensa proposta formativa. Questa esigenza ripropone l'importanza e la qualità delle associazioni e dei movimenti per la vita delle persone.
Al centro resta però sempre il gruppo. Esso è il luogo in cui i contenuti sono interiorizzati e le esperienze diventano propositive. Il movimento è al servizio del gruppo; e non viceversa.
Senza gruppi nessun movimento può essere "formativo": capace di incidere sulla formazione delle persone, attraverso la costruzione di atteggiamenti e il consolidamento di una struttura matura di personalità.
Questo dato è stato compreso e condiviso abbondantemente lunga la storia della nostra esperienza. Le risorse sono state spese abbondantemente per costruire, consolidare e far funzionare i gruppi. Molte resistenze verso l'idea di movimento erano giustificate proprio sulla paura di rinunciare inconsultamente a questa ricchezza, con la pretesa di rincorrere i modelli spettacolari di cui altre realizzazioni facevano sfoggio.
 
2.3. MGS al servizio dei gruppi: quale "appartenenza"?
 
Consapevoli dell'importanza del gruppo e a suo pieno servizio, ha preso consistenza l'attenzione al MGS.
Da questa prospettiva ci si pone il problema del tipo di collegamento che può assicurare "movimento" e delle condizioni educative che lo possono rendere praticabile.
Nelle associazioni le tessere e gli altri apparati organizzativi dicono l'appartenenza associativa, separando i membri da quelli che non lo sono.
Il movimento invece si regge sulla convergenza spontanea delle persone attorno ad un nucleo di valori e significati, capaci di creare convergenza, fino a delimitare una specie di confine di massima, tra quelli che ci stanno e quelli che non se la sentono di condividere il progetto comune.
Ma non basta. Pur condividendo la distinzione tra associazione e movimento, è facile cercare criteri di appartenenza, rincorrendo l'esperienza di altri movimenti ecclesiali, soprattutto quelli più appariscenti.
Il riferimento alla SGS aiuta invece a determinare le condizioni di appartenenza al MGS, non solo come punto di convergenza ma soprattutto come ispirazione qualificante.
 
2.3.1. Chi appartiene al MGS
L'appartenenza al MGS non è alternativa a nessun'altra appartenenza associazionistica. Non si tratta di scegliere ma di integrare.
La SGS non è esclusiva né richiede salti o rotture nel processo di maturazione umana e cristiana.
Riconosciamo, da una parte, che può incontrare in autenticità il Signore Gesù solo colui che ha appreso a prendere tanto sul serio la propria vita, da volerla "piena e abbondante" per sé e per gli altri. Per questo il servizio pastorale verso la salvezza si gioca nell'impegno di restituire a ciascuno la vita, il suo amore, la gioia e la responsabilità del vivere.
Dall'altra, proprio il sogno di una vita piena e di una felicità radicata sulla roccia spingono ad alzare le braccia nel gesto dell'invocazione. Siamo aiutati ad amare la nostra vita da gente matura. Per questo l'amiamo anche se sappiamo che non ci basta. Proprio perché l'amiamo appassionatamente e la sogniamo piena, cerchiamo con rinnovata passione un fondamento capace di riconsegnarci alla speranza, dentro le provocazioni del limite che l'attraversa.
Per questa ragione il livello "minimo" su cui assicurare convergenza per poter appartenere al MGS resta davvero alla portata di tutti i giovani e dei più poveri tra essi. Basta un minimo di amore alla propria vita e la disponibilità a giocare questa passione, man mano se ne scoprirà progressivamente il senso, nel mistero santo di Dio, come don Bosco lo propone.
Certamente, la SGS rappresenta un progetto preciso e delineato: non è una convergenza indiscriminata e disorganica.
Sono possibili altri modelli di spiritualità ed è possibile organizzare la propria esistenza anche fuori da un riferimento esplicito al Signore Gesù. Nel primo caso e nel secondo, non esiste nessuna ragione per iniziare un cammino di appartenenza al MGS.
 
2.3.2. Come si appartiene al MGS
L'appartenenza al MGS privilegia la logica gruppale su quella individuale.
Anche questo è un criterio importante, esito ed esigenza di quel richiamo alla centralità della vita associativa, che è tipico della esperienza salesiana.
La singola persona appartiene ad un gruppo o ad una associazione (ad un insieme strutturato di gruppi). Gruppi e associazioni si riferiscono alla SGS e, di conseguenza, si riconoscono appartenenti al MGS. Dall'appartenenza al MGS e in forza del collegamento orizzontale e verticale che ne consegue, ritorna nel ritmo quotidiano della vita di gruppo e di associazione un quadro di valori (quelli della SGS), che aiuta a vivere con impegno e responsabilità il cammino formativo di gruppo.
 
2.3.3. MGS come struttura di riferimento
Questa scelta pone in primo piano una costatazione molto esigente per la vita del MGS: è davvero aperto a tutti i gruppi e le associazioni e non chiede, in nessun caso, scelte tra alternative perché privilegia il riferimento sulla appartenenza.
Per comprendere il senso dell'affermazione, è importante intenderci sul significato delle formule utilizzate.
Gruppo di riferimento è quella struttura associativa di cui il soggetto è membro almeno idealmente, del quale ha assimilato le norme, i valori, le opinioni, i modelli di comportamento, al punto che la sua partecipazione attuale ad altri gruppi è regolata dalla identificazione a questa realtà.
Gruppo di appartenenza è il gruppo nel quale il soggetto è presente, al quale partecipa, condividendo attività, scopi e processi.
Ogni gruppo di appartenenza è anche di riferimento, perché spinge ad adeguarsi alle norme correnti per evitare censure. Dicendo però semplicemente "struttura di riferimento" si ipotizza una realtà diversa da quella di appartenenza: una realtà associativa a cui un soggetto (persona, ma, come si diceva, soprattutto gruppo e/o associazione) si collega solo intenzionalmente per un confronto ideale.
La funzione di riferimento, in una situazione di pluralismo, richiede la capacità di armonizzare a livello personale le diverse appartenenze, integrando e controllando le differenti proposte attorno ad una appartenenza che funzioni come determinante. Per questo non è possibile, nell'attuale società, immaginare una struttura di riferimento pienamente sganciata da ogni appartenenza. Al contrario, il riferimento è possibile solo quando c'è contemporaneamente un minimo di appartenenza.
Se le cose stanno così, l'appartenenza al MGS richiede un minimo di strutturazione: elementi istituzionalizzati di collegamento, tempi e momenti di incontro e di scambio, contatti programmati con i leaders e i documenti che "testimoniano" la SGS. Non sono la cosa importante, quella che sta a cuore. Sono funzionali (e lo intendono restare) ad assicurare quella circolazione di valori e di significati, comuni e condivisi, che forma la dimensione qualificante del MGS.
Queste strutture minimali di sostegno e di collegamento consolidano il riferimento al MGS perché sono in grado di assicurare quella capacità selettiva e organizzativa che è richiesta dalla appartenenza in situazione di pluralismo.
Di conseguenza il MGS facilita i rapporti interpersonali tra i suoi membri, coltiva la primarietà delle interazioni, progetta momenti informali in cui sperimentare gratuitamente lo "stare assieme", come valore in sé.
Sul piano delle dinamiche di gruppo, questa struttura di riferimento richiede anche un minimo di pressione di conformità, con conseguente circolazione di norme; esige un certo consolidamento di leadership e il controllo dei processi decisionali, per assicurare sopportabili e positivi "limiti di tolleranza".
Certamente tutto questo non è indolore: si corre il rischio di vivere l'appartenenza al MGS come totalizzante rispetto alle altre, approfittando del fascino che il MGS sa scatenare soprattutto nei momenti più solenni della sua espressione vitale (gli incontri, per esempio).
Il rischio va controllato con molta attenzione educativa, evitando ogni inutile sovradimensionamento di esigenze, a scapito della appartenenza (che più conta) ai gruppi e alle associazioni di base. Ma non può essere evitato del tutto, se accettiamo di fare i conti con il contesto sociale e culturale in cui viviamo.
 
3. MGS: UN MOVIMENTO IMPEGNATO APOSTOLICAMENTE
 
Lo stretto collegamento ricordato tra MGS e SGS non serve solo a delineare il volto concreto del MGS nel vasto pluralismo associazionistico attuale. Lo rilancia decisamente in una prospettiva "apostolica": il MGS ha senso nella misura in cui persone e gruppi che lo compongono si sentono impegnate per la dimensione centrale della SGS secondo lo stile che qualifica la SGS rispetto agli altri modelli di spiritualità cristiana.
Facendo eco al documento del Consigliere per la Pastorale giovanile, ricordiamo queste note qualificanti attorno a tre dimensioni: quella "salesiana", quella "educativa", quella "missionaria".
Il richiamo non vuole solo ripetere le cose già dette, ma riempire le indicazioni di connotazioni operative.
 
3.1. Dimensione salesiana
 
Il MGS è "salesiano" non solo perché, come è evidente, ritrova la sua ispirazione e il contenuto su cui fare convergenza nell'esperienza carismatica di don Bosco e nel suo modo di interpretare e vivere il Vangelo (e cioè nella SGS).
La salesianità è legata anche al coraggio con cui continua ad essere e a restare "popolare": aperto realisticamente a tutti i giovani e ai più poveri tra essi, come condizione pregiudiziale di una apertura universale verso i giovani.
Questa affermazione, nella logica delle considerazioni appena fatte attorno alla SGS, significa almeno due dati importanti.
Da una parte, la proposta non tende mai a diventare élitaria: così raffinata da accontentare solo i giovani bravi e buoni, quelli che ci danno sconfinate soddisfazioni, perché sono riusciti ad estirpare dal loro campo... persino la radice della zizzania.
Don Bosco ci ha insegnato, almeno con i fatti, che il giovane cristiano ha il diritto di essere aiutato a vivere "spiritualmente" da uomo che gioca la sua giornata prevalentemente in compiti culturali, sportivi, sociali epolitici, e non come un "monaco di formato ridotto". Non è questione prima di tutto di dosaggio o di quantità. In gioco c'è invece un ripensamento profondo sul piano della qualità: dell'intonazione, dello stile, del ritmo, del contenuto stesso degli atti religiosi.
Dall'altra parte (ed è la seconda preoccupazione importante) il MGS assicura la sua dimensione salesiana perché, a differenza di altri movimenti di impegno spirituale, non tende a crescere sul ritmo dei giovani più impegnati. Spesso capita proprio così: col passare dei tempi e con l'implementazione di esperienze, i movimenti si alzano di livello, per rappresentare un luogo significativo per quelli che hanno già percorso una lunga strada al loro interno. E così diventano di fatto discriminanti. Il MGS serve ciascuno al livello della sensibilità raggiunta, ma sollecita coloro che hanno già fatto un cammino più impegnato a piegarsi al servizio di quelli che procedono più lentamente.
 
3.2. Dimensione educativa
 
La seconda caratteristica del MGS è la sua forte e continua attenzione educativa, come condizione irrinunciabile di salesianità.
Tra le tante cose che conosciamo e viviamo con passione, tre in particolare vanno ricordate.
Fa parte di un corretto modello educativo la capacità di assicurare una convivenza, reciprocamente arricchente, tra persone "diverse": di età, di sensibilità, di esperienze, di scelte di vita.
Questo è il MGS, animato dalla SGS: un luogo dove stanno assieme, gioiosamente, giovani e adulti, laici e religiosi, persone che provengono da esperienze diversificate (dai gruppi culturali a quelli sportivi a quelli di impegno apostolico...). Non rinunciano al loro vissuto, per trovare un punto di convergenza sopra le parti. Si scambiano invece le proprie esperienze, con fraterna condivisione, per aiutarsi reciprocamente a comprendere e a vivere il progetto che tutte le ispira e le orienta.
Del corretto modello educativo che caratterizza il MGS fa parte anche l'impegno continuo di fare proposte facendo fare esperienze. Gli interventi progettati e le attività perseguite sono sempre finalizzate ad assolvere impegni propositivi: per aiutare ciascuno a porsi di fronte a compiti e urgenze più avanti dei passi già percorsi. La proposta non è però mai "teorica": essa è un vissuto (interventi e persone) che diventa messaggio.
Infine la dimensione educativa del MGS è assicurata dal clima globale che si respira.
L'evangelo è sempre una proposta. Può essere realizzata però in diversi modi.
Il MGS avverte fortemente questa esigenza; e la assolve con coraggio e fantasia. Lo fa però con un profondo rispetto della logica educativa: partendo dalle domande dei giovani, interpretate e approfondite verso la loro autenticità; con progressiva gradualità; mediante processi di animazione e mai sulla forza dell'imposizione o del ricatto; aiutando i giovani a conservarsi maturi e critici anche nell'entusiasmo religioso; facendo fare esperienze.
Questo non è lo stile più diffuso, nel panorama frastagliato dell'associazionismo ecclesiale. Stanno ritornando modelli forti, centrati su una strana preoccupazione di oggettivismo formale, quasi che bastasse la corretta proposta del dato per assicurare la sua dimensione salvifica.
Il MGS reagisce con forza e senza nostalgie, nel nome della SGS che ci riporta alla esperienza evangelica di don Bosco.
 
3.3. Dimensione missionaria
 
Una delle caratteristiche più decisive del MGS, nella logica della SGS, è la capacità di esprimere, in una stessa passione e in un unico gesto, "festa" e "servizio".
Su questo intreccio di impegno e riconoscimento, di capacità operativa e di riconsegna alla potenza di Dio che fa nuove tutte le cose, il MGS gioca la sua dimensione missionaria.
Crede alla festa e la persegue. Non lo fa però solo per raccogliere una istanza giovanile diffusa e insistita, pronto magari a chiedere poi lo sbilanciamento totale verso il servizio, quando la festa è finita.
Cerca invece la riunificazione continua delle due dimensioni per la verità del suo progetto missionario.
La salvezza che Dio ci dona in Gesù Cristo è pienezza di vita, restituzione all'uomo di quella vita che aveva progettato per lui.
Di fronte al dolore e alla sofferenza Gesù interviene. Restituisce alla vita chi vive in situazione di morte.
La povera donna di cui racconta il Vangelo, gravemente incurvata sotto il peso della malattia, era "morta" per diverse ragioni. La malattia la teneva piegata in due, lontana dalla possibilità di esprimere la sua esistenza secondo i ritmi normali della vita. Erano pieni di morte i due indemoniati di Gadara, costretti a dimorare tra i sepolcri e ridotti a mettere solo paura agli altri.
L'intervento di Gesù restituisce ad una situazione "normale" di vita: guarisce la donna, rimanda a casa gli indemoniati e i lebbrosi, li fa amici degli altri e non più nemici pericolosi.
La sua azione raggiunge anche le dimensioni culturali e strutturali dell'esistenza, almeno a quel livello in cui si riconosceva la sensibilità corrente più matura. Libera la donna da quella immagine di Dio che altri volevano depositata nella sua esperienza: il Dio che preferisce l'osservanza del sabato alla guarigione è un Dio dei morti, non dei vivi, come incalza Gesù a chi tenta di opporsi nel nome di Dio al suo intervento.
Questo è importante, ma non è tutto.
La donna guarita, gli indemoniati liberati... tutti siamo minacciati continuamente di morte. Non basta la guarigione fisica. La morte ci incombe come l'ultimo nemico, il più aggressivo di tutti.
L'esperienza del peccato e del tradimento si collega profondamente con quella della morte "fisica". E la vita sembra di nuovo sconfitta: non basta la salute momentanea, la coscienza della propria dignità, la ricostruzione di condizioni che permettano di godere di libertà e responsabilità. Tradimento e morte ributtano tutto in crisi. Per essere vivi, dobbiamo trovare un fondamento che ci aiuti a possedere anche questa esperienza ultima, la più tragica e drammatica di tutte.
Questa è la salvezza: vita piena e abbondante, nonostante l'esperienza della morte.
Per questo l'annuncio di salvezza chiama in causa, in una stessa parola, il Crocifisso risorto e i problemi, quelli veri, che salgono nel cuore della vita quotidiana.
Annunciamo il dono di Dio che è Gesù per la vita di tutti per restituire un orizzonte di senso, insperato e provocante. Certo non possiamo pensare che quello del senso sia il primo problema nella gerarchia dell'esistenza concreta di una persona. Chi è deprivato della possibilità fisica di vita, non ha questioni sul senso, ma sull'esistenza. A lui non basta trovare un perché alla vita; ha il diritto di essere restituito alla possibilità di vita. Ma vita è anche il suo senso. La vita ha un senso quando la si ritiene degna di essere vissuta, quando essa è abitata da uno scopo, che le si dà o le si riconosce.
Dare vita e restituire il senso di essa è un impegno e una responsabilità comune ad ogni uomo appassionato per la vita. Su questo terreno comune, però, la fede in Gesù Cristo e l'impegno di evangelizzazione hanno un loro ambito specifico.
Annunciamo una persona che è salvezza per tutti: per coloro che sono inquietati sul senso, dopo aver raggiunto la possibilità di una vita a misura d'uomo, e per coloro che invece annaspano ancora tra le onde della morte, perché non basta certamente la soluzione dei problemi strutturali per rassicurarci sulla consistenza della speranza.
Questa consapevolezza impegna fortemente il MGS.
Esso è attento ai problemi, quelli veri, che salgono dalla vita quotidiana. Sa che può parlar bene del Signore solo collocato dentro essi e impegnato, con tutti, per la loro soluzione. Deve restituire forza alle gambe rattrappite e dignità a chi se l'è vista rubare, per dire in autenticità la salvezza di Dio.
Si impegna però a riportare tutti i problemi al livello più profondo, dove c'è in gioco la qualità della vita e il suo senso, perché solo a questo livello, intenso e coinvolgente, dove morte è l'incontro violento con la morte fisica e dove tradimento è il peccato, il rifiuto di progettare la propria esistenza nel progetto di Dio, il MGS testimonia il dono insperato e radicale della vita nello Spirito del risorto: la salvezza cristiana.
 
(Dicastero della Pastorale Giovanile della Congregazione Salesiana, Il Movimento Giovanile Salesiano come espressione della spiritualità giovanile salesiana. Atti del Convegno Europeo, Sanlucar la Mayor, 22-25 ottobre 1992, Edizione SDB Roma 1993, pp. 39-55)

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