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Giovani laici nella chiesa

Riflessione su alcuni elementi
del Movimento Giovanile Salesiano

Luc Van Looy


INTRODUZIONE

Il Movimento giovanile salesiano è frutto di una scoperta da parte dei giovani che riconoscono nel carisma di Don Bosco e nelle sue espressioni un valore indicativo per il cammino della vita. È un fatto esperienziale che sta ancora cercando di esprimersi a livello teorico. Nella pedagogia di Don Bosco "l'esperienza precede la riflessione sistematica" (CG23 159). Questo sarà un elemento prezioso da tenere in conto quando esamineremo gli elementi centrali del Movimento giovanile. Il fatto stesso di trovare il suo punto di partenza negli stessi giovani indica che il Movimento è più fondato sulla vita che su una idea e una struttura. Conseguentemente il Movimento avrà espressioni diverse nelle varie parti del mondo e avrà un ritmo di crescita differente. Alcune zone si muovono con grande inventiva e flessibilità, altre hanno bisogno di maggiore tempo per entrare nell'"ottica". In certi ambienti ci vuole cautela per non dare l'impressione di creare un movimento parallelo nella Chiesa, in altri esiste la paura di trovarsi con un tipo di "movimento" troppo strutturato. Volendo tener conto di tutte le realtà ed esigenze culturali, sarà necessario limitarci agli elementi principali e ai criteri di fondo sui quali va considerato il Movimento, lasciando le applicazioni al livello locale. È certo che un fenomeno come questo non può essere considerato come se funzionasse a partire da una decisione presa o da un decreto, perché è tipicamente legato all'esperienza che i giovani fanno del carisma, il quale li raggiunge attraverso l'animazione di tutta la famiglia salesiana nei vari contesti.
In questo testo vogliamo chiedere attenzione ad alcuni elementi del Movimento, ben consci che ce ne sono tanti altri. Concluderemo con alcune "questioni aperte", che potranno essere indicative per la nostra riflessione e lo studio.

1. IL FENOMENO DEI GRUPPI E MOVIMENTI

Gruppi e movimenti rispondono alle esigenze dei giovani che nei tempi nostri mostrano una grande sensibilità per la realtà aggregativa nell' ambiente sociale, culturale, politico ed ecclesiale. Ogni uomo cerca la sua identità ed il suo inserimento secondo i gusti e le aspirazioni. La ricerca di una vita umana più soddisfacente, e il voler trovarsi più "in casa" nel mondo e nella realtà sociale lo aprono alla convivenza variegata dei movimenti. "Nei movimenti si va facendo strada l'idea di essere di nuovo uomini, lontani dal falso spiritualismo e dalla materialità brutale: uomini come spiriti incarnati. È l'urgenza della nuova cultura: vogliamo essere uomini", dice R. Guardini.[1] L'uomo di oggi ha bisogno di essere affiancato, cerca supporto sociale e spirituale e punti di riferimento.
Il gruppo si costruisce attorno a valori, ed ha una funzione quasi indispensabile di identificazione, in alcune culture più che in altre, perché dà una certa stabilità ai valori incontrati e riconosciuti in altre persone e nella comunità.
Il fenomeno è così espressione della voglia di "camminare insieme".

1.1. La tendenza associativa dei giovani

Nell'età giovanile troviamo come una costante il gruppo di amici, organizzato o meno, spontaneo o con obiettivi da raggiungere. È un modo di identificazione e di socializzazione che aiuta a crescere e a sviluppare le capacità di ognuno in rapporto con altri. Nell'opera educativa e pastorale vogliamo fare giustizia a questa tendenza dei giovani e valorizzare il fenomeno.

- Il valore del gruppo
Il CG23 dice che "l'esperienza di gruppo è elemento fondamentale della tradizione pedagogica salesiana" e che "il gruppo è il luogo dove si personalizzano le proposte educative e religiose; è lo spazio dell'esperienza e della responsabilità; è il luogo della comunicazione interpersonale e della progettazione delle iniziative. Spesso è l'unico elemento strutturale che offre ai giovani l'occasione per accedere ai valori umani e all'educazione alla fede" (CG23 274).

- Associazionismo di vario tipo
Nei vari contesti si possono individuare tipi diversi di associazioni, formali e informali, sociali, politici, ecclesiali ecc. Ci fermiamo un momento sui movimenti in contesto cristiano.
a. Aggregazione giovanile ecclesiale: c'è una forma di aggregazione dei giovani in gruppi a carattere informale alquanto diffusa.
La condivisione di un certo stile di esprimere la fede e di vivere il rapporto tra la fede e la vita, il riferimento ad alcuni valori vissuti in un certo modo all'interno del gruppo, sono elementi che offrono ai membri del gruppo la possibilità di elaborare i criteri di scelta nell'orientamento della loro vita.
Spesso tuttavia molti di questi gruppi sembrano connettersi tra loro attraverso una rete sommersa di riferimenti valoriali, riespressi all'interno di una particolare sintonia culturale, da costituire quasi una specie di "associazione invisibile".
b. I movimenti giovanili ecclesiali: altri gruppi invece, entro cui i giovani vivono la loro appartenenza ecclesiale e riesprimono il loro modo giovanile di vivere la fede, si trovano consapevolmente a condividere un insieme di valori, un certo modo di vivere l'integrazione fede-vita, si alimentano ad una memoria carismatica comune e condivisa (legata ad un personaggio, ad alcune figure, ad una comunità esemplare) trovando in essa la radice del proprio essere credenti, coltivano al loro interno il riferimento ad una certa prassi nella chiesa e nella società.
Questo modo di vivere il gruppo di appartenenza, con un "riferimento" oltre se stesso, è tipico di ciò che chiamiamo i movimenti giovanili ecclesiali.
c. Associazioni giovanili ecclesiali: questa tendenza aggregativa dei giovani in ambito ecclesiale si struttura ulteriormente con forte senso di "appartenenza istituzionale" a realtà propriamente associative, dotate di strutturazione interna, regolate da statuto, gestite in forma partecipativa a volte più apertamente democratica, altre volte a struttura maggiormente verticistica e cooperativa. In tal caso abbiamo le forme aggregative tipiche quali le associazioni giovanili ecclesiali.
d. Movimenti giovanili ecclesiali strutturati: alcuni gruppi tuttavia oggi tendono di fatto a vivere il legame con il movimento più in termini di appartenenza che di riferimento; è il movimento a sviluppare una maggiore strutturazione al suo interno della rete dei gruppi oltre che ad una ulteriore elaborazione del codice culturale, tale da collocarsi a metà strada tra associazione e movimento; in tal caso possiamo parlare di "Movimenti strutturati".

- Valori che i giovani tendono ad esprimere nei gruppi
Attraverso il gruppo o il movimento i giovani vogliono soprattutto "comunicare". Alcuni valori sono accentuati in questa forma di comunicazione giovanile:
a. La comunità: rispondendo al desiderio di autorealizzazione ed espressione i giovani sono sensibili all'esperienza di comunità e di comunione. Vedono nella comunità ecclesiale una realizzazione del loro sogno di appartenenza, anche come reazione contro l'individualismo e la frammentazione della realtà attuale.
b. La giustizia e le urgenze sociali: la sensibilità ai problemi sociali, alla pace, all'emarginazione, a temi come la fame nel mondo, le malattie nuove ecc. dà ai gruppi impegni concreti e punti di riflessione comune. c. L'espressione spirituale: la ricerca del mistero e l'integrazione del sacro nella vita è un tema spesso sviluppato nei gruppi. I giovani che sono venuti a contatto con i carismi e con i movimenti nella Chiesa esprimono un grande desiderio di spiritualità.

1.2. Identità e aspetti caratteristici dei movimenti

1.2.1. Identità
Con l'identità il movimento esprime il suo senso di unità e la sua continuità interiore. Queste due componenti assicurano il confronto con altre realtà sociali ed ecclesiali. L'identità si costruisce armonizzando gli elementi che ci vengono imposti dalla realtà e quelli che dipendono dalla libertà umana: elementi esterni ed interni. L'identità non è mai compiuta, è sempre in costruzione. Se fosse statica perderebbe la sua vitalità creativa, con il rischio di scomparire. Nella costruzione dell'identità hanno un ruolo decisivo:
- il carisma: è il "riferimento" alla memoria carismatica entro la quale il movimento ritrova il modo di vivere l'unica vocazione cristiana;
- la spiritualità: costituisce il "riferimento" ai valori e al modo di viverli all'interno del senso donato dalla fede; diviene perciò il "fondamento" (criterio di interpretazione della realtà e di regolazione dell'agire) a partire dal quale si misura ogni attività ed ogni espressione del movimento;
- la missione: costituisce il "riferimento" per quanto riguarda il modo di ripensare la prassi di evangelizzazione del movimento stesso come modo di essere chiesa che serve i'l mondo per il Regno.

1.2.2. Caratteristiche
È di fondamentale importanza che il movimento sia espressione autentica dell'opera dello Spirito. I movimenti nella Chiesa sono una forma dove lo Spirito continua ad agire. "Il problema fondamentale è che la fantasia dello Spirito non sia identificata con le nostre fantasie, cioè che un movimento, un'associazione o un gruppo non assolutizzi se stesso, ma sappia mantenersi nell'umiltà davanti al mistero di Dio e dunque in un atteggiamento di carità e di dialogo con tutti gli altri componenti ecclesiali".[2]
Tre caratteristiche che si completano l'un l'altra, garantiscono l'autenticità e meritano attenzione:
- Il rapporto interpersonale: il camminare insieme, il senso di appartenenza, l'amicizia, il sentirsi in comunione.
- L'adesione a dei valori comuni: obiettivi comuni che vanno raggiunti attraverso una serie di strategie condivise.
- L'impegno verso la comunità pia ampia: in spirito di condivisione evangelica si sviluppa l'attenzione ai più deboli, ai piccoli e si collabora per la creazione di una comunità ampia di Chiesa che si esprime nel servizio per il Regno.

1.2.3. Pericoli da tener presente
I movimenti nella Chiesa vanno facendo la loro esperienza con alcuni rischi che devono essere evitati:
- Il procedimento in ordine sparso e non coordinato.
- La tendenza ad erigersi come depositari privilegiati del vangelo con la conseguente difficoltà di accettare altri come "dono", e la tendenza ad assolutizzare il proprio carisma anziché armonizzare con altri.
- Un isolamento in se stesso, procedendo in modo parallelo e non collocandosi all'interno della Chiesa locale. Questo produce gruppi che non si aprono alle necessità dell'ambiente e non sono al servizio del Regno.
- Il fondarsi unicamente sull'amicizia, con il pericolo di degenerare presto in un cameratismo senza motivazioni forti. Il contrario, ossia il rigidismo, sarebbe alquanto pericoloso, con la conseguenza di non adattarsi alla vita in evoluzione.

1.3. I valori affermati dai movimenti ecclesiali

Rispondendo ai "segni dei tempi", i quali sono sempre in sviluppo e non permettono la fossilizzazione dei movimenti, si possono distinguere alcuni valori di particolare rilievo:

1.3.1. Il protagonismo personale: la persona trova facilità di espressione e di realizzazione. Il movimento favorisce la corresponsabilità e l'autoaffermazione dei membri, accogliendo proposte, idee e iniziative.

1.3.2. L'autenticità dei rapporti: singolarmente e in gruppo i rapporti interpersonali indicano se il gruppo riesce a creare un ambiente positivo ed educativo.

1.3.3. La festa dono gratuito della vita: l'aspetto celebrativo è molto presente nei movimenti, come espressione collettiva del dono della vita. Il dinamismo ricorda il dono della vita e il tempo libero fa riferimento alla creatività.

1.3.4. Il servizio, la gratuità: i membri partecipano alle necessità degli altri e si sentono invitati al servizio gratuito; il movimento offre opportunità di un servizio prezioso e puntuale nel territorio specie alle persone bisognose.

1.3.5. L'attenzione al sacro: spesso i movimenti sorgono proprio per riempire un vuoto in questo senso. Ci sarebbero due correnti da individuare in questo campo: quella dei movimenti che cercano il nuovo, per esprimere in forma attuale il fenomeno religioso, comunitario e di servizio; e quella che tende a restaurare valori perduti nel rinnovamento della vita ecclesiale. Nella ricerca del Sacro è urgente un buon discernimento che riconosca l'azione dello Spirito.

2. ALCUNI «PUNTI CHIAVE» DEI MOVIMENTI

2.1. Il carattere laicale

Tutta la Chiesa è chiamata a collaborare per la costruzione del Regno, come comunità, con una missione comune. Il battesimo forma il fondamento e la base comune per tutti. Il primato dell'elemento comunitario garantisce una corretta integrazione del laicato nella Chiesa. In quanto comunità di cristiani risulta facile dare cittadinanza a un movimento di giovani laici all'interno di un carisma. La comunione col carisma garantisce la fedeltà all'espressione tipicamente giovanile della propria spiritualità.

2.1.1. I laici come protagonisti
I laici portano e sottolineano i valori ispiratori dall'interno della laicità, dal "saeculum". La partecipazione alla vita sociale, la sensibilità alle urgenze, la coscienza di formazione adeguata per il confronto con la società attuale, dà ai laici la possibilità di accentuare gli elementi che sono urgenti nel contesto di una corrente spirituale.
Lo Spirito opera attraverso persone che sono attente alla realtà e la osservano con un' ottica interiore che viene dal battesimo e dalla Parola di Dio. La ricchezza e il dinamismo che un movimento laico rappresenta nella Chiesa, garantiscono la creazione dell'uomo nuovo in Cristo, e collaborano così in modo autentico e originale alla salvezza di tutti.
È dunque importante che i laici prendano coscienza della ricchezza dei carismi e del loro ruolo prezioso, collegando carisma e vita quotidiana e sviluppando un profilo dinamico nella Chiesa. È ugualmente importante che i Pastori e le comunità facciano un discernimento per valorizzare le ricchezze carismatiche dei movimenti laicali.

2.1.2. La missione da compiere
Ci sono tante cose che i laici hanno da dire alla Chiesa ed alla comunità ecclesiale, dall'interno di un carisma:
- La "parola" è proprietà di tutta la Chiesa, il laico cristiano comunica lo spirito attraverso la parola vissuta e parlata (cfr. LG 35). Così partecipa alla ricchezza profetica della Chiesa. Il fatto di essere profondamente inserito nella società, dà al laico la missione importante di portare la parola nel tessuto sociale. Questo lo attua come coscienza critica in doppio senso: dalla Chiesa verso la società e dalla società verso la Chiesa.
- La partecipazione al sacrificio di Cristo è espressione del desiderio di portare tutti a Lui. La realtà complessa è presente attraverso il laico nel sacrificio eucaristico. Un movimento nella Chiesa è espressione tipica di presenza comunitaria, con tutti gli elementi culturali, sociali, politici, della famiglia, del lavoro e dell'impegno. È in questo modo che si collega la storia attuale con il cammino di salvezza di Cristo.
- La ricerca del bene per vincere il male, come espressione di collaborazione al cammino di liberazione da ogni schiavitù, dall'ingiustizia, dalla manipolazione, dall'indifferenza. Il movimento non si chiude nei propri obiettivi interni, ma è presente come proposta al mondo, dentro le strutture varie che attraversano le aree della società e della Chiesa.
- La comunicazione dello Spirito avviene in particolar modo grazie alla partecipazione a un carisma. L'espressione di vita spirituale, la comunione nella preghiera e nella riflessione danno al laico un compito di lievitazione. La creatività espressa attraverso la presenza dello Spirito apre orizzonti nuovi di presenza occasionale, spontanea, generosa e in tanti casi anche ministeriale.
- La formazione per la missione è un aspetto centrale di ogni movimento. A vari livelli si effettua una formazione adeguata attraverso l'abilitazione per il proprio impegno e la crescita in appartenenza e responsabilità. Individualmente e in comunità si attua una formazione spirituale, una integrazione nella comunità ecclesiale e la capacità di coinvolgimento nella Chiesa e nella trasformazione della società.

2.2. Il senso ecclesiale

Un movimento può dirsi autenticamente ecclesiale quando aiuta i membri a vivere la vita cristiana in tutte le sue dimensioni, quando favorisce una formazione cristiana equilibrata.

2.2.1. I criteri
I criteri di equilibrio cristiano di un gruppo si possono ricondurre a tre elementi che si integrano a vicenda:
- la fraternità di spirito e l'aiuto reciproco all'interno del gruppo;
- l'approfondimento del vangelo e della vita di preghiera in rapporto con la comunità ecclesiale;
- l'impegno al di fuori del gruppo, nella parrocchia o in altre strutture ecclesiali e civili.

2.2.2. Comunione con la Chiesa locale
Questi elementi devono entrare nella struttura stessa del movimento per promuoverne la comunione dentro la comunità ecclesiale, assicurando quanto dice S. Paolo: "In ciascuno, lo Spirito si manifesta in modo diverso, ma sempre per il bene comune" (1Cor 12,7).
L'aspetto più delicato è il rapporto con la Chiesa locale. Come si può conciliare universalità e località? Come essere fedele allo specifico del movimento e stare in funzione della Chiesa locale? C'è da tenere presente questo:
a. l'esigenza prioritaria di fedeltà ai bisogni e agli impulsi delle Chiese locali, perché non è assolutamente concepibile in prospettiva dell'ecclesiologia di comunione, che ci sia una realtà aggregativa in una Chiesa locale che prescinda da essa;
b. si deve rilevare, d'altra parte, che spesso associazioni e movimenti hanno una funzione in ordine alla comunione delle Chiese, in quanto svolgono la loro attività in varie Chiese locali. In questo senso i movimenti spingono proprio all'apertura verso le altre Chiese.
La Chiesa locale deve saper essere aperta alla pluralità dei doni dello Spirito, e quindi allo specifico dei movimenti, e sforzarsi per "esaminare ogni cosa e tenere ciò che è buono" (1 Ts 5,21).
Per garantire il senso ecclesiale è necessario un costante dialogo fra realtà aggregativa e Chiesa locale in modo che né l'inserimento nella Chiesa sacrifichi la ricchezza carismatica originale del movimento, né questa originalità sia affermata a scapito del servizio della concreta comunione dei credenti, situata nel tempo e nello spazio, in cui si realizza prioritariamente la Chiesa.

2.3. Spiritualità

La forza del movimento risiede nella spiritualità, come espressione di un carisma nella Chiesa. I membri stessi scoprono gli elementi spirituali e vogliono viverli in sintonia e comunione tra di loro e nella grande comunione ecclesiale.
Il primo aspetto dunque della spiritualità è proprio la comunione.

2.3.1. Senso della spiritualità nel movimento
La spiritualità è il motore del movimento e della vita cristiana, perché offre spazio allo Spirito per lavorare nella sua comunità. Il laico (il giovane) si lascia interpellare dallo Spirito e l'ardore che ispirava Gesù diventa la sua forza. Si tratta di seguire Cristo nella specifica risposta carismatica nella realtà quotidiana, come ispirazione della vita concreta, come "spiritualizzazione" della vita ordinaria. Facendo questo si sviluppa la capacità di leggere la presenza dello Spirito nel quotidiano.

2.3.2. Elementi fondamentali
Ogni spiritualità esprime gli elementi costituenti in modo proprio e con un linguaggio proprio. Essi dovranno principalmente rispondere ai seguenti punti:
1. La dimensione di alleanza
Si tratta di realizzare con Cristo e con il popolo di Dio il progetto di salvezza nella storia. L'alleanza porta alla contemplazione nell'azione, come unica espressione della presenza di Dio nella storia.
2. La comunità
La spiritualità si esprime in comunione con altri operatori di Dio. Un carisma nella Chiesa conduce al fenomeno di movimento, come nuova comunità in Cristo e come espressione di nuovi valori in risposta ai "segni dei tempi".
3. Unione con Dio
Parte integrante della spiritualità è la ricerca di interiorità, di interiorizzazione della vita ordinaria. Il silenzio, la preghiera, la contemplazione e il discernimento sono tutti mezzi per approfondire e motivare il proprio cammino. La rinnovata vitalità rende poi capace a servire ed accompagnare altri nella ricerca di una vita spirituale.
4. Maria
Come prima espressione e custode dell'ispirazione evangelica, la Madre di Dio ha una funzione centrale nel cammino spirituale. Dentro il movimento della Chiesa occupa il ruolo di prima annunciatrice e punto di comunione tra i discepoli. Come prima "visitata" da Dio rappresenta la serva a servizio dei bisognosi. I valori trasformatori della nuova alleanza sono enunciati nel suo canto di lode.
5. La trasformazione della società
La salvezza e la realizzazione del bene per tutti è compito della spiritualità, espresso comunitariamente nel movimento. È la spiritualità che rinnova dal di dentro le persone e le strutture, per attualizzare l'incarnazione. L'unione con Cristo diventa forza liberatrice di salvezza.
6. Spiritualità educativa
L'espressione spirituale suppone una crescita graduale attraverso l'accompagnamento di altre persone e con gli strumenti offerti dalla Chiesa e dei carismi. Spiritualità significa un cammino nel quale si scopre a poco a poco il senso del mistero presente nella vita e il proprio contributo alla realizzazione del piano di Dio con la storia.

3. QUESTIONI APERTE RIGUARDO AL MOVIMENTO GIOVANILE SALESIANO

Considerando la realtà delle ispettorie, vogliamo porci alcune domande concrete come metodo di approfondimento della realtà del Movimento giovanile salesiano. In teoria non sarà forse difficile dare risposte immediate a questi interrogativi, ma confrontandoli con la realtà dei nostri giovani e dei gruppi vogliamo studiare le ripercussioni pratiche.

3.1. Il MGS, è una organizzazione di "riferimento" o di "appartenenza"?

È un' associazione in più, in competizione con altri gruppi nei nostri ambienti, o vuole funzionare come punto di appoggio o di "riferimento" ai gruppi esistenti?

3.2. È considerato come "fine" in se stesso, o come "mediazione"?

Vogliamo che il MGS sia una "superstruttura" ben definita, alla quale dunque i giovani devono adattarsi, o stia al servizio dei giovani, dei loro interessi e urgenze, i quali cambiano continuamente?

3.3. È un movimento per giovani "scelti", o aperto a tutti?

Esiste solo per i gruppi che hanno un chiaro obiettivo religioso o di impegno, o è aperto ai diversi interessi dei giovani, come gruppi del tempo libero, sport, cultura ecc. Quali sono i livelli di identificazione e le condizioni minime? Come entrano nel MGS gruppi già federati a livello nazionale o internazionale?

3.4. Apertura "ecclesiale" e rapporto con altri movimenti?

Vogliamo considerare il MGS come un movimento isolato e autosufficiente, o aperto alla collaborazione, alla partecipazione e al mutuo arricchimento con altri movimenti e gruppi?

3.5. Dove si vuole condurre i giovani?

Il MGS è una parentesi nella loro vita, o comunica con un cammino che orienta al di là della loro permanenza nel nostro ambiente? Quali sono le prospettive dentro il carisma?

3.6. Qual è il processo per "mettere in moto" il MGS in una ispettoria?

È possibile incominciare "per decreto", dall'alto, o si deve fare una mentalizzazione, una riflessione anzitutto con i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice?
È possibile incominciare con vari gruppi allo stesso tempo, o dobbiamo creare un nucleo di alcuni gruppi che si estendono dopo?

3.7. Qual è l'identità del MGS nella Chiesa e nella società?

Quali sono gli elementi tipici del Movimento che lo distinguono da altri, e qual è il contributo specifico alla Chiesa e alla società?

 

MOVIMENTO GIOVANILE SALESIANO

Bibliografia

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- J. VECCHI, Gruppi, Movimenti e Comunità giovanili, in Atti del Consiglio Superiore 294 (1979) 18-23.
- J.E. VECCHI, Impegno carismatico nella Chiesa, Quaderno MGS n. 1, Palermo 1981.
- A. FAVALE (a cura), Movimenti ecclesiali contemporanei, LAS, Roma 1982.
- R. TONELLI, Gruppi giovanili e esperienza di Chiesa, LAS, Roma 1983.
- E. FRANCHINI, Il fenomeno dei movimenti nel mondo cattolico italiano, in Aggiornamenti sociali 5 (1984) 365-378.
- G.L. BRENA, Movimenti ecclesiali e chiese locali, in Aggiornamenti sociali 9-10 (1984) 593-602.
- DPG, La proposta associativa salesiana, Roma 1985.
- E. VIGANÒ, La promozione del laico nella Famiglia salesiana, in ACG 317 (1986) 3-22.
- V. de PABLO, Associazioni, movimenti, nuove aggregazioni, in J. E. VECCHI - J.M. PRELLEZO (a cura), Prassi educativa pastorale e scienze dell'educazione, Roma 1988, 247-258.
- B. FORTE, Laicato e laicità, Marietti, Genova 1988, 67-89.
- J. E. VECCHI, Riflessioni dopo il "Confronto DB 88", in Atti del Consiglio Generale 328 (1989) 35-37.
- E. VIGANÒ, Il Centenario di Don Bosco e il nostro rinnovamento, in Atti del Consiglio generale 330 (1989) 32-35.
- Seminario di spiritualità salesiana (Roma, 29/10 - 3/11 '89), Uno sguardo al vissuto 'SGS e MGS': cammino, manifestazioni, incontri, esperienze, il Confronto DB 88.
- E. VIGANÒ, La "nuova evangelizzazione", in Atti del Consiglio generale 331 (1989) 22.
- Commissione precapitolare (a cura), CG 23, Schemi precapitolari, Roma 1989.
- CG 23, Educare i giovani alla fede, Roma 1990.
- L. VAN LOOY, Il Movimento giovanile salesiano, in Atti del Consiglio generale 336 (1991) 44-52.
- G. B. BOSCO, Il Movimento giovanile salesiano, in DPG, Il cammino e la prospettiva 2000, Roma 1991, pp. 123-146.
- J. E. VECCHI, Salesiani e movimenti ecclesiali, in Atti del Consiglio generale 338 (1991) 38-44.
- E. VIGANÒ, Don Bosco ritorna, EP, Milano 1992, pp. 109-115.169-171.
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- D. TETTAMANZI, Evangelizzazione e testimonianza della carità: l'impegno delle aggregazioni laicali, in Presenza pastorale 2 (1992) 73-88.

(Dicastero della Pastorale Giovanile della Congregazione Salesiana, Il Movimento Giovanile Salesiano come espressione della spiritualità giovanile salesiana. Atti del Convegno Europeo, Sanlucar la Mayor, 22-25 ottobre 1992, Edizione SDB Roma 1993, pp. 15-28)


NOTE

[1] Cfr. Giuseppe Busani, L'esperienza liturgica di R. Guardini coni giovani, in "Rivista Liturgica" n. 3, 1992, p. 382,
[2] Bruno Forte, in Brunetto Salvarani, Giovani e Liturgia: rilettura di alcune esperienze, "Rivista Liturgica" n. 3, 1992, p. 349.

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