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I bambini: X Rapporto Eurispes -Telefono Azzurro


 

Le speranze dei genitori: formazione scolastica e sicurezza lavorativa. Interrogati su ciò che credono i genitori vorrebbero per la vita futura dei figli, il 93,8% dei bambini ha risposto che i genitori vorrebbero che andassero bene a scuola, l’88,1% pensa che i genitori sperano che i loro figli riescano a realizzarsi nella vita, trovando un lavoro che sia piacevole e soddisfacente, l’84% ritiene che i genitori sperano che si laureino, l’80,4% che si sposino e il 79,4% che abbiano dei figli; il 77,8% che trovino un lavoro stabile, solo il 14,3% che facciano la loro stessa professione.

La famiglia… può attendere. Interrogati su ciò che desiderano per il proprio futuro, il 75,3% dei bambini ha espresso l’auspicio di “andare bene a scuola”, il 75,2% ha risposto di desiderare di raggiungere la laurea, il 66% ha dichiarato di voler trovare un lavoro stabile, il 70,2% desidera svolgere un lavoro che gli piaccia ed il 65,3% vorrebbe sposarsi; solo il 32,6% desidera fare la stessa professione dei propri genitori. Sposarsi o avere dei figli raccolgono più delle altre risposte un’alta percentuale di “ancora non lo so” (rispettivamente 16,6% e 21,9%). Di contro, solo il 6,9%dei bambini non ha desiderio di laurearsi, il 13,9% non pensa ad un lavoro stabile per il futuro né ad una professione che gli piaccia (15,6%) tanto meno uguale a quella dei genitori 45,9%.L’11% non desidera poi per il proprio futuro il matrimonio o figli (10,8%).

Nonostante le aspirazioni espresse in campo formativo/lavorativo il 45,4% dei bambini ritiene che sia “molto difficile” laurearsi, mentre il 40,8% pensa sia “abbastanza difficile”; trovare un lavoro stabile appare una mèta “abbastanza difficile” per il 45,9%, mentre il 28,1% ritiene che sia “molto difficile”. Il 45,2%, inoltre, crede che sia “molto difficile” trovare un lavoro che piaccia loro e che li soddisfi, mentre il 27,9% pensa sia “abbastanza difficile”, il 12,4% che sia “poco difficile” e solo l’8,7% che non lo sia “per niente”.

La netta maggioranza dei bambini pensa che sia “molto difficile” (30,3%) e “abbastanza difficile” (30,5%) sposarsi, così come avere dei figli (“molto difficile” per il 32,8% e “abbastanza difficile” per il 31,7% dei bambini), mentre il 18,2% ritiene sia “poco difficile” sposarsi e nella stessa percentuale “poco difficile” avere dei figli, e, rispettivamente, il 15,1% e l’11,7% che non sia “per niente difficile” riuscire a sposarsi e avere una famiglia.

Chi sarò da grande? Presso i bambini spopolano, come modelli di riferimento, Valentino Rossi (16%) e Belen Rodriguez (8,2%). È importante notare, però, che il 25,4% dei bambini ha indicato altre opzioni di risposta alternative, in cui sono stati indicati soprattutto personaggi televisivi di alcuni programmi molto in voga in questo momento presso i giovani. Il 27,1% ha dichiarato, invece, di non voler assomigliare a nessuno.

Il 6% dei bambini desidererebbe essere, da grande, come l’autrice di Harry Potter (K. K. Rowling), il 4,3% vorrebbe assomigliare a Paris Hilton, il 4,1% a Fiorello, il 3,3% a Barack Obama; all’1,9% degli intervistati piacerebbe diventare come Luciana Littizzetto, all’1,2% come Fabrizio Corona, e solo all’1,1% come Rita Levi Montalcini. Lo 0,4% dei bambini desidererebbe essere come Roberto Saviano. Tra coloro che hanno utilizzato l’opzione “altro”, specificando poi il personaggio preferito, il 31% dei bambini ha indicato i personaggi Michelle Hunzicker e Mike Bongiorno, il 25,4% l’attrice Brenda Asnicar, protagonista di un telefilm intitolato Il mondo di Patty, il 12,7% a Vanessa Hudgens del programma “High School Musical” e l’8,5% a Miley Cyrus di “Hanna Montana”.

Il 28,8% dei maschietti vorrebbe assomigliare a Valentino Rossi, il quale gode però anche di un 3,4% dei favori delle bambine; queste preferirebbero invece, per la maggior parte, assomigliare a Belen Rodriguez. Le bambine, inoltre, affermano in misura maggiore (32,3%) rispetto ai bambini (21,7%) di non voler assomigliare a nessuno.

Il bullismo. Più di un quarto dei bambini ha subito più volte nell’ultimo anno offese immotivate (27,2%) o provocazioni e prese in giro (28,1%). Inferiori sono le percentuali di chi è stato oggetto di percosse (10,3%), minacce (10,1%) e furto di cibo di oggetti (9,4%). Preoccupante il numero di bambini su cui sono state diffuse informazioni false o cattive (21,9%), quello di chi è escluso o isolato dal gruppo (17,4%) e ha subìto danneggiamento di oggetti (15,5). Molto bassa la quota di vittime di furto in denaro (3,4%). A subire danneggiamento di oggetti e percosse sono in misura maggiore i maschi (rispettivamente 17,8% e 12,4%) rispetto alle femmine (13,2% e 8,2%) che, invece, subiscono con più frequenza l’esclusione dal gruppo (20,9% a fronte del 13,9% dei bambini).

L’identikit del bullo. Alla richiesta di indicare chi sia stato il responsabile dei comportamenti subiti, il 45,1% dei bambini dichiara di non essere stato vittima di simili atti, mentre il 42,4% indica le caratteristiche dell’autore. Nel 25,4% dei casi si tratta di un coetaneo, in misura considerevolmente maggiore di un maschio (17,7%) rispetto alle femmine (7,7%). Più raro è il caso in cui sono ragazzi più grandi a compiere la prevaricazione (5,8% tra maschi e femmine) e minimo quello in cui siano bambini più piccoli (2%). Nel 9,2%, invece, l’episodio di bullismo è messo in atto da un gruppo, con una lieve prevalenza dei gruppi misti (3,5%) su quelli composti solo da maschi (2,9%) o femmine (2,8%). Un dato significativo, infine, è il 9% degli intervistati che, pur essendo stati vittima di comportamenti violenti, preferisce non indicarne il responsabile.

Esiste una sorta di corrispondenza di genere tra vittima e bullo, principalmente per le bambine: tra coetanei, la percentuale di bambine vittime di tali atti da parte di altre bambine è pari al 13,8%, a fronte dell’1,5% dei maschi vittime di coetanee; infine, il 4% delle bambine (a fronte dell’1,7% dei maschi) è vittima di un gruppo di femmine. I maschi, invece, pur compiendo principalmente questi comportamenti verso bambini (coetanei, 23,6%; più grandi, 6,3%; in gruppo, 3,2%), agiscono con una percentuale consistente anche contro bambine, siano coetanee (12%) o più piccole (2,9%), e nei casi in cui agiscono in gruppo (2,7%). È di poco più elevato il numero di maschi che dichiara di non essere mai stato vittima dei comportamenti indicati (46,4% contro il 43,9% delle femmine), mentre tra queste ultime è più alta la percentuale di chi preferisce non indicare l’autore di tali atti (il 10,2% contro il 7,8%).

L’idea più diffusa tra i bambini è che il “bullo” sia un soggetto con problemi di rendimento scolastico (20,8%), il 14,9% attribuisce, invece, al bullo una forte carica impulsiva, che lo spinge ad avere comportamenti aggressivi e il 14,1% crede sia la forza fisica la sua caratteristica preponderante. Per il 9,1% una forte sicurezza in se stessi spinge certe persone a prevaricare gli altri, mentre il 6,8% lo immagina come un soggetto isolato ed escluso dal resto dei compagni. Ben il 21,6% dei bambini non riesce, in realtà, ad identificare una caratteristica precisa che qualifichi il bullo come tale o che comunque ne indirizzi gli atteggiamenti e comportamenti.

...E come fermarlo? Il 36,2% dei bambini ritiene che il miglior metodo per fermare il bullismo sia quello di chiedere aiuto agli adulti). Il 20,7% crede che la cosa più saggia da fare sia quella di parlare con il “bullo” e convincerlo, dialogando, a non tenere più comportamenti aggressivi nei confronti del compagno. Il 15,1% pensa sia necessario fermare il bullo punendolo. Nel 9,4% dei casi i bambini ritengono invece che sia utile “fare cordone” intorno alla vittima, proteggendola ed evitando le situazioni di possibile rischio date dagli incontri, e conseguenti prevaricazioni, con il bullo, o intervenendo in sua difesa nel momento delle aggressioni. Molti infine non hanno saputo dare indicazioni in questo senso (14,8%).

Le reazioni di fronte ad atti di bullismo. Un quarto degli intervistati si rivolge a una persona adulta per ricevere aiuto: il 16,6% ad un insegnante o dirigente scolastico, il 9,1% a un genitore e il 5,6% ha chiesto aiuto ad altri compagni; dai dati si può evincere che la maggior parte degli episodi di bullismo avviene all’interno della scuola. La percentuale di chi non reagisce in alcun modo (14,4%) è di poco superiore all’allarmante 10,3% che risponde di essere venuto alle mani con l’autore degli atti di bullismo. Un dato ancora più significativo se sommato al 2,1% dei bambini che hanno reagito mettendosi a loro volta “a fare il bullo”.L’11,5% ha intimato al bullo di smetterla, il 5,5% è fuggito e il 2,9% ha avuto una reazione di pianto. Infine, il 15,7% dei bambini non risponde al quesito, pur essendo stato vittima di comportamenti di bullismo.

Il ruolo degli “spettatori”. È stato chiesto ai bambini se sono stati testimoni di episodi di atti di bullismo all’interno della propria scuola. La percentuale di spettatori (32,1%) è, prevedibilmente, superiore a quella di chi ne è stato vittima, a fronte del 66,7% che afferma di non aver assistito ad azioni di prevaricazione. L’assistere a episodi di bullismo attiva generalmente un sentimento di rabbia (31,2%), seguito dalla pena per la vittima (28,6%) e dalla paura (22,8%). A provare, invece, divertimento, ammirazione e, perfino, invidia per il bullo è un numero esiguo di bambini (rispettivamente il 3%, lo 0,2% e l’1,1%), che in ogni caso sommati al numero di quanti provano indifferenza (3,2%) raccolgono complessivamente un atteggiamento negativo messo in atto dal 7,5% dei piccoli. Infine, disapprovazione e impotenza sono sentiti rispettivamente dal 4,1% e dal 3,4% di chi assiste ad episodi di questo tipo.

Un dato importante emerge quando ai bambini vengono chieste indicazioni sui comportamenti dei compagni e non sui propri. Infatti potrebbero essere più propensi a dire la verità e, quindi, le risposte al quesito possono essere maggiormente utili a comprendere la sociologia del fenomeno. I dati mostrano, infatti, come sia considerevolmente maggiore la percentuale dei bambini che sostiene che i compagni si divertano (13%) ad assistere a tali episodi, rispetto al 3%, indicato per se stessi. L’atteggiamento più diffuso, tuttavia, è quello di aiutare la vittima (19%), seguito di stretta misura dal 18,8% che prova paura. Il 14% sostiene che i compagni chiedono aiuto ad un adulto e un preoccupante 11,1% che rimangono indifferenti. Non manca comunque chi disapprova, ma non interviene (5,4%), si allontana per non essere preso di mira (4,5%) o addirittura da man forte ai bulli (1,7%). Infine, l’11,9% preferisce non fornire alcuna risposta in proposito.

La vittima è sempre il più debole. Secondo i bambini chi è incapace di difendersi o di reagire (38,4%) è più esposto al rischio di atti di bullismo; il 27,2% piccoli non saprebbe invece definire, facendolo rientrare in una categoria delineata, il soggetto-tipo, potenziale vittima degli attacchi del “bullo”. Per il 13,2% è il cosiddetto “secchione” ad essere vittima delle angherie dei prepotenti. Gli stranieri rappresentano un bersaglio per il 6,7% dei bambini, mentre il 5,6% del campione pensa che chi abbia un difetto fisico sia facile vittima di prese in giro, offese, provocazioni o percosse. Solo nel 2,8% dei casi si ritiene, infine, che chi non veste alla moda possa incappare nel pericolo di essere preso di mira.

Bambini e nuove tecnologie: un uso abbastanza moderato. La televisione è amatissima dai bambini: solo il 4% non ne fruisce mai, contro il 25,3% rilevato per il Pc, il 26,7% per il lettore dvd, il 41,1% per la playstation/Psp, il 42,9% per Internet, il 50% per il lettore Mp3 ed il 55,1% per il cellulare.

È proprio il telefonino, quindi, lo strumento tecnologico utilizzato dalla quota meno consistente di bambini; un dato che riflette la minore necessità dei più piccoli per un telefono portatile e la scelta di molti genitori di posticiparne l’acquisto per i figli. Per tutte le apparecchiature considerate, i tempi di utilizzo risultano abbastanza contenuti – prevale l’uso fino ad un’ora al giorno –, ad eccezione della televisione, che oltre un bambino su cinque vede per almeno 2 ore al giorno. La televisione è anche il mezzo per il quale si registra la percentuale più elevata di forti consumatori (l’8,1% la guarda per più di 4 ore al giorno) e, complessivamente, il 44,7% la guarda da 1 a 2 ore (31,2%) e da 2 a 4 ore (13,5%); ne fruisce solo per un’ora il 37,4% dei piccoli. Al secondo posto si colloca la playstation: il 12,9% dei bimbi la usa per almeno 2 ore al giorno (il 4,6% addirittura più di 4 ore).

L’utilizzo delle apparecchiature tecnologiche cresce all’aumentare dell’età: fra i 10-11enni è quindi più diffuso che fra i bambini di 7-9 anni l’utilizzo del cellulare (il 48,3% dei primi non lo usa mai, contro il 61,1% dei secondi), del lettore Mp3 (non lo usa 54,9% dei più piccoli contro il 44,4% dei più grandi) e, seppur con lieve scarto, del computer (25,9% e 24,7%) e di Internet (43,9% e 41,8%).

I programmi preferiti dai bambini: non solo cartoni. Il programma Tv più amato in assoluto dai bambini fra i 7 e gli 11 anni sono I Cesaroni (17,7%). A breve distanza, al secondo posto nelle preferenze si collocano I Simpson (15,3%). Seguono Paperissima (9,6%), Amici (9,3%), Dragonball (8,3%) e la recente novità Il mondo di Patty (7,9%),. Il programma Zelig raccoglie il 3,3% dell’apprezzamento dei bambini, seguono il Grande Fratello (2,9%), Quark (2,8%), X-factor (2,7%), Striscia la notizia (2,1%), C’è posta per te (1,5%) e Affari tuoi (1,4%). I cartoni animati conservano quindi uno spazio importante nell’offerta televisiva rivolta ai bambini, ma non esclusivo, dal momento che solo i più riusciti, divenuti ormai “classici”, possono competere con i programmi generalisti.

La Tv che non ci piace. I bambini considerano fastidioso vedere in Tv soprattutto le scene di sesso e/o nudo presenti in film e telefilm (62,5). Al secondo posto vengono citate le immagini di guerra e/o morte nei telegiornali (60,7%), seguite dalle scene di violenza in film/telefilm (57%) e dalla volgarità e le parolacce (56,4%). Molti sono infastiditi anche dai programmi Tv in cui le persone parlano di fatti intimi e privati (52,9%). La percentuale meno elevata si ottiene per i litigi in Tv (42,8%), unico caso in cui prevalgono i bambini non infastiditi. È abbastanza sorprendente notare che i bambini provano maggiore fastidio davanti alle scene di sesso e nudo nei film e nei telefilm piuttosto che davanti alla violenza, sia quella nella finzione, sia quella reale dei telegiornali.

La rappresentazione del mondo attraverso i Tg. Sono le immagini di violenza che danno maggiore fastidio ai bambini all’interno del telegiornale (19,1%), seguite dalle immagini di guerra (17,8%), dalle immagini di persone povere (13,3%) e dalle immagini dei paesi colpiti da disastri naturali (terremoti, tsunami, 11,9%). Gli intervistati citano spesso anche le immagini volgari che si riferiscono al sesso (8,3%), quelle di bambini che soffrono (8,1%) e di incidenti stradali (6,3%). Sono invece una minoranza i bambini che trovano fastidioso vedere i politici nei Tg (2,5%), le persone che piangono (2%) o i personaggi famosi (0,9%). Il 4,4% riferisce di non considerare disturbante alcun contenuto dei Tg.

Bambini e pc. Ai bambini che utilizzano il computer è stato chiesto quali, fra le sue applicazioni, sono in grado di utilizzare: il 87,3% sa giocare con il Pc. Risulta d’altra parte elevata la percentuale di bambini in grado di scrivere un testo con il computer (75,4%) o di stampare (62,7%), e la maggioranza si dice capace di cercare informazioni in Rete (59,8%). Più limitato il numero di piccoli capaci di inviare una e-mail (37,9%) e di trasferire le foto dalla macchina digitale al Pc (35,7%).

Le bambine dimostrano di possedere competenze lievemente maggiori rispetto ai maschi. Il divario più significativo riguarda la comunicazione on line e la scrittura: il 40,3% è capace di inviare e-mail, contro il 35,4% dei maschi; il 77,3% sa scrivere un testo sul computer (contro il 73,5%).

A quale età si entra in Rete e come si usa. La metà del campione dei bambini che navigano in Rete ha iniziato ad usare Internet tra i 6 e gli 8 anni (50,7%), mentre il 47,7% tra i 9 e gli 11 anni.

L’utilizzo di Internet più diffuso fra i bambini riguarda la ricerca di informazioni interessanti (69,3%) ed il gioco con i video giochi (68,3%). La maggioranza dei bambini, inoltre, scarica musica/film/giochi/video dal Web (55,9%) e guarda filmati su You Tube (54,7%). Quasi la metà del campione (49%) cerca in Rete materiale per lo studio ed un significativo 42,1% comunica tramite chat. Sono invece una minoranza i bambini che in Rete partecipano a giochi di ruolo (28,7%), comunicano tramite la posta elettronica (27,8%), leggono un Blog (22,4%), leggono e scrivono su forum (20,8%), fanno acquisti on line (15,9%).

I rischi della Rete per i più piccoli. Ai piccoli internauti è capitato nel 17% dei casi che, chattando o dialogando su forum e gruppi virtuali di vario genere, qualcuno chiedesse loro informazioni personali (nome, cognome e indirizzo, ecc.). A tale percentuale si aggiunge quella di coloro che affermano di aver ricevuto una richiesta di appuntamento nella vita reale da qualcuno incontrato solo in chat (8%). Il 7%, inoltre, dichiara di aver ricevuto messaggi volgari e di essersi ritrovato ad interagire con persone che fingevano di essere altre (6,4%). Non vanno trascurati i dati relativi a quanti hanno ceduto alla tentazione di accedere ai contenuti di siti vietati ai minori (13,2%) o di siti a pagamento (12,3%). Visitando pagine web di questo genere, la probabilità di imbattersi in immagini che possono mettere a disagio o turbare la sensibilità dei piccoli utenti cresce considerevolmente, così come si può constatare dalla percentuale rilevata per questo item di risposta (12,7%).

Molestie in Rete: le reazioni dei bambini. Può accadere che attraverso chat, social network o i blog passino forme di molestie che possono infastidire e preoccupare chi le subisce. La maggior parte dei bambini (33,1%) affronta apertamente il “molestatore” intimandogli di non dargli più fastidio. Un altro metodo largamente utilizzato è quello di evitare di rispondere ai messaggi della persona che infastidisce (18%) o, in casi estremi, si cerca di tenersi lontano dai luoghi (virtuali) in cui è possibile incontrare colui che infastidisce (11,8%). Il 6,4% dei più spavaldi, invece, ritiene che non sia necessario intervenire in nessun modo perché la protezione data dallo strumento utilizzato (il Pc) è tale da non correre rischi particolari. A tale posizione fa eco quella del 2% che, incuriosito, continua a comunicare con chi lo molesta. Elevata la percentuale di coloro che hanno specificato di comportarsi in modi diversi da quelli indicati dalle risposte suggerite (13,7%). Nello specifico, il 18,9% di coloro che hanno risposto “altro” afferma che si rivolgerebbe ai genitori o ad un adulto per cercare una soluzione al problema.

Bambini e cellulare. Ben il 53,7% dei piccoli possiede un telefonino, con una prevalenza di apparecchi tradizionali e, quindi, tecnologicamente meno avanzati (40,3%). Bassa invece la quota di coloro i quali hanno un video-telefonino (5,4%), uno smart-phone (1,8%), o telefonino Umts (1,6%). Il 4,6% dei piccoli ha con sé addirittura più di un cellulare. Rimane, tuttavia, consistente la percentuale di bambini (41,5%) per i quali i genitori non hanno ancora ravvisato la necessità di comprarne uno.

In contatto costante con mamma e papà. L’88,2% dei piccoli usa il cellulare soprattutto per chiamare ed essere chiamato da mamma e papà. Il 72,6% lo utilizza, invece, per fotografare momenti e oggetti degni di essere immortalati, mentre il 69,6% lo adopera per tenersi in contatto con i propri amici. Dire tutto in 160 caratteri ad un costo minimo di circa 10 centesimi è probabilmente l’unica regola che un ragazzo non si sognerebbe mai di infrangere (67,2%). Trascorrere il proprio tempo libero in compagnia dei tanti giochi messi a disposizione dai telefonini di nuova generazione è invece l’opzione scelta nel 69,9% dei casi, mentre le utilizza per fare filmati, il 59,6% dei bambini. Il telefonino è usato poi per fare i cosiddetti “squillini” (52,8%). I bambini sembrano invece essere poco attratti dalla pratica di inviare/ricevere mms (36%) e scaricare loghi e/o suonerie (32,8%). Meno diffuse risultano essere applicazioni come la visione di film/telefilm sul telefonino (22%) e la navigazione in Rete (20,3%).

Chiamare o essere chiamati dai propri amici (73,5% vs 65,2%), inviare/ricevere Sms (69,2% vs 64,9%), “squillare” (56,6% vs 48,3%), giocare (70,3% vs 69,5%) e fare foto (73,2% vs 71,9%), rappresentano le funzionalità più apprezzate soprattutto dalle bambine. Queste ultime, al contrario, usano meno gli mms (64,3% vs 60,2%), navigare su Internet (80,8% vs 70,5%), scaricare loghi e/o suonerie (64,9% vs 60,2%) e vedere programmi televisivi o film (78,6% vs 68,2%). I piccoli maschi invece hanno una maggiore tendenza ad utilizzare il cellulare per chiamare o essere chiamati dai propri genitori (88,9% vs 87,6%) o per fare filmati (60,4% vs 58,9%).

Buone abitudini a scuola: senza cellulare. La maggioranza dei bambini dichiara di non portare il telefonino a scuola (68,2%) o di tenerlo sempre spento durante le ore di lezione (13%). Lo accende solo fuori dall’orario scolastico il 3,9% del campione, mentre “trasgredisce” le regole del buon comportamento chi lo tiene accesso senza suoneria (1,6%), o lo utilizza anche quando la maestra spiega (0,7%).

Per rilassarsi nel tempo libero? Tv e nuove tecnologie. La maggior parte dei piccoli, il 69,3%, ama rilassarsi guardando la televisione (abbastanza: 33,5%; molto: 35,8%). A tale valore si associa la percentuale pari al 53,3% di coloro che passano il tempo giocando con i videogiochi (53,3%) o utilizzando il computer e Internet (42,5%). Particolarmente elevata appare, inoltre, la percentuale di quanti occupano le ore di libertà praticando uno sport (62,2% di cui abbastanza: 24,3%; molto: 37,9%). Ma le ore libere dagli impegni giornalieri si passano anche ascoltando musica (47,3%), leggendo libri (44,4%) o fumetti (30,2%). L’arte del disegno o della pittura affascina il 32,4% dei bambini che dichiara di prediligere questa attività durante il tempo libero abbastanza, nel 19,3% dei casi, o molto, nel restante 13,1%. Suonare uno strumento musicale costituisce, per il 20,4% dei bambini, un’occasione per esprimere la propria creatività nelle ore libere della giornata (abbastanza: 11,4%; molto: 9,4%). Meno diffusa appare la tendenza di trascorrere il tempo libero scrivendo un diario (19,2%) o esprimendo se stessi in un racconto o in una poesia (15,6%). Infine, solo il 12,4% del campione preferisce spendere parte del proprio tempo mettendolo a disposizione di persone più svantaggiate.

Nuove opportunità del mondo globalizzato: viaggiare. La maggior parte dei bambini (86,7%) si sposta più o meno frequentemente dal proprio luogo di origine per visitare posti diversi. Ben il 35,8% dei bambini viaggia anche più di cinque volte nel corso di un anno e una percentuale di poco inferiore sostiene di avere l’opportunità di farlo tra le 3 e le 4 volte (33,5%). Sono in pochi a viaggiare solo una o due volte nell’arco di dodici mesi (17,4%) e quanti, invece, non lo fanno mai (6,1%). La maggior parte dei viaggi avviene sul territorio nazionale: il 57,5% dei bambini infatti non è mai stato all’estero, contro il 42,5% di coloro che hanno avuto questa opportunità.

La conoscenza delle lingue: un ottimo biglietto da visita. Il 47% dei bambini ha abbastanza (37,9%) o molta (9,1%) dimestichezza con la lingua inglese. Cala considerevolmente, invece, il dato relativo alla conoscenza dello spagnolo (10%) e del francese (9,1%) che generalmente vengono studiate e approfondite negli anni di studio successivi. Il tedesco infine è la lingua con cui hanno meno confidenza (4,4%).

Cinema: una vera passione. Il 64% dei bambini frequenta spesso (28%) o qualche volta (36%) le sale cinematografiche e non disdegna di andare a curiosare tra i corridoi di una mostra o di un museo (33,6%). Diffusa è anche l’abitudine di assistere a spettacoli sportivi (33,5%) o a piéce teatrali (32,3%). Un successo più contenuto riscuotono le escursioni presso siti archeologici: solo il 19,6% dei bambini, infatti, dichiara di averne visitato uno nell’ultimo anno. L’ambito musicale raccoglie un’affluenza nel complesso pari al 31,3%: il 16,2% dei bambini afferma di aver assistito spesso (7,3%) o qualche volta (8,9%) ad un concerto di musica leggera, il 15,1% di essere stato spettatore di un concerto di musica classica e il 9,9% ha frequentato discoteche nel corso dell’ultimo anno.

Piccoli, ma credenti. Nonostante la giovane età dei piccoli sembra emergere una chiarezza nella percezione di se stessi come credenti. Il 79,6% ha risposto “sì, sono credente”, solo il 4,7% ha risposto di non essere credente, mentre arriva al 15,7% la percentuale di quanti non hanno saputo (11,7%) o voluto fornire una risposta (4%). Le bambine dichiarano di essere credenti in misura maggiore (80,6%) rispetto ai maschi (78,7%).

Una maggiore percezione del concetto di fede e probabilmente l’avvio dei bimbi più grandi, tra i 10-11 anni di età, ai sacramenti attraverso il catechismo o altre pratiche religiose, giustifica probabilmente lo scostamento percentuale, rispetto alla fascia d’età 7-9 anni, di quanti si ritengono credenti. Infatti, l’83,8% dei primi dichiarano di essere credenti, mentre sentono di esserlo solo il 76% dei più piccoli di 7-9 anni, una tendenza che trova conferma nel fatto che sono soprattutto i più piccoli a non essere sicuri su che cosa rispondere alla domanda (14,6% vs 8,5%).

L’Eurispes ha evidenziato, grazie alle indagini condotte all’interno dei diversi Rapporti Italia e nelle ricerche prodotte negli anni sulla fede cattolica e le religioni, come nel nostro Paese sia diffusa la consapevolezza di essere credenti, ma di non essere allo stesso tempo praticanti. Proprio come accade per gli adulti, anche per i bambini che, comunque, hanno per la maggior parte risposto di essere credenti (79,6%), non si riscontra un’equivalenza nella frequentazione del luogo di culto di riferimento. Sono il 32% coloro i quali si recano nel luogo di culto tutte le settimane. La maggior parte dei bambini ci va “qualche volta” (quasi il 45%). Il 18% non lo frequenta mai. Le motivazioni per le quali i bambini partecipano attivamente al proprio credo religioso sono orientate verso una percezione positiva e di condivisione: il 29,4% dei bambini va nel luogo di culto perché li fa stare bene, mentre il 40,4% “per pregare e osservare il mio credo”. In modo parallelo il 5,4% dei bambini si reca per prendere parte a un rito religioso. Non manca chi si reca in un luogo di culto perché si usa così (4,9%), per far contenti i genitori (3,8%) o soltanto perché ci vanno gli amici (2,1%).

Le abitudini alimentari. Ben l’82,6% (di cui abbastanza 32,9% e molto 49,7%) dei bambini riconosce la necessità di condurre una dieta equilibrata, contro il 14,8% (di cui per niente 5% e poco 9,8%) di coloro i quali non risultano essere dello stesso avviso.

I bambini nel complesso mostrano di condurre un’alimentazione equilibrata poiché il 32% di essi dichiara di fare normalmente i 4 pasti al giorno suggeriti dagli esperti del settore. Di poco si discosta la quota di intervistati che ammette di farne 3 (31,9%), mentre si dimezza la percentuale di coloro i quali mangiano solo 2 volte al giorno (16,6%).

Fare spuntini è un’abitudine sempre più diffusa, infatti, ben il 56,7% dei bambini dichiara di fare un break qualche volta, seguito da chi lo fa spesso (16%) e sempre (6,3%). Non si concede nemmeno un piccolo sfizio culinario fuori dai principali pasti della giornata solo il 18,1% dei bambini. Il 23,1% dei piccoli sceglie merendine e dolci per soddisfare voglie dell’ultimo minuto. Scende al 18,4% la percentuale di quanti preferiscono fare uno spuntino salutare mangiando della frutta. Cibi notoriamente più grassi come pizze, gelati e panini rappresentano la scelta prediletta rispettivamente dal 14,2%, dall’11,9% e dal 10,4% dei piccoli. C’è poi un 6,5% ed un 5% che predilige rispettivamente la freschezza di uno yogurt e la gustosità delle patatine fritte. Infine, è da rilevare un 5,8% di bambini che preferisce fare un break con succhi di frutta o bevande dissetanti o con snack appetitosi.

I bambini si recano nei fast food raramente (50,7%) o mai (28,9%). Non è da sottovalutare, tuttavia, una discreta percentuale di giovanissimi che frequenta il fast food circa una volta a settimana (9,4%), varie volte a settimana (4,8%) o addirittura tutti i giorni (3,5%), facendo registrare una percentuale complessiva di frequentatori abituali del 17,7%.

Qual è il grado di conoscenza della Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo? Sono più della metà (57,8%) i bambini che hanno risposto di non conoscere la Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo. La maggior parte di coloro che ne ha sentito parlare (38,6%) ha ricevuto le informazioni in merito dalla scuola (27,7%), dalla televisione o dai giornali (5,4%), nelle conversazioni in famiglia (4,3%).

Interrogati su quanto alcuni diritti siano maggiormente rispettati, i bambini hanno fornito le seguenti risposte: il diritto alla vita (il 46,1% dei bambini ritiene che sia molto rispettato), il diritto ad avere una famiglia (lo ritiene molto rispettato il 52,7%), il diritto allo studio (è molto rispettato secondo il 40,1%). Se si accorpano tutte le risposte che indicano la percezione da parte dei bambini dell’esistenza di un rispetto dei diritti sopraelencati, la percentuale aumenta ulteriormente. Tra coloro che hanno risposto “abbastanza” e “molto” sul rispetto del diritto alla vita si registra una percentuale del 73,7%; il 76,1% risponde positivamente riguardo al rispetto del diritto ad avere una famiglia; infine, il 64,7% dei bambini si è dichiarato abbastanza e molto d’accordo in corrispondenza del diritto allo studio.

Un po’ più bassi i risultati relativi al rispetto dei diritti ad essere protetti dai maltrattamenti (il 53,8% ha risposto abbastanza - molto), al rispetto del diritto al riposo e allo svago (55,1%), alla considerazione del diritto al rispetto delle proprie opinioni (52,8%) ed alla considerazione del diritto a non essere trattati male per via del colore della pelle (47,2%).

 

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