Animare un gruppo /3

Mario Pollo

(NPG 1987-03-62)


Le interazioni, come tutti i processi di comunicazione, hanno bisogno per realizzarsi di utilizzare dei canali di comunicazione.
Un canale di comunicazione, lungo i quali vengono trasmessi i messaggi da una persona ad un'altra, non è nient'altro che il collegamento fisico che mette in relazione tra di loro il trasmittente ed il ricevente.
Per essere efficace, questo collegamento deve avere una elevata conducibilità di informazione e generare il minor numero di errori e, quindi, di distorsioni dei messaggi che trasmette.
Nel caso dei piccoli gruppi, dove le persone hanno rapporti «faccia a faccia», i canali di comunicazione sono quasi esclusivamente quelli naturali, quelli, cioè, che consentono alle persone di udire ciò che le altre dicono o di vedere quello che fanno. L'aria e la luce sono, quindi, i canali fisici lungo cui corre la comunicazione «faccia a faccia». Non ci sono, cioè, cavi telefonici, onde radio, raggi laser ed altre piacevolezze simili a fare da canale di comunicazione.
Nella comunicazione «faccia a faccia» il canale di comunicazione non è tanto un elemento fisico, bensì l'orientamento delle persone a comunicare in modo privilegiato con alcune piuttosto che con altre.
Si può dire, allora, che nei piccoli gruppi il canale di comunicazione è l'orientamento di una persona a comunicare con un'altra ed è, perciò, la scelta di una direzione di comunicazione rispetto a tutte quelle fisicamente possibili ed attuabili all'interno dei canali fisici costituiti dall'aria e dalla luce.
Il canale di comunicazione tipico dell'interazione è bidirezionale, nel senso che consente la trasmissione del messaggio in entrambe le direzioni e, perciò, ad ogni comunicante di essere, nello stesso istante, sia trasmittente che ricevente. Il canale monodirezionale è, invece, quello che fissa il modo rigido il ruolo del ricevente e quello del trasmittente.
Il gruppo è formato da tutti i canali di comunicazione che si sono formati tra i membri. I vari canali che collegano a coppie i membri del gruppo formano una trama complessa, a cui è stato dato il nome di rete di comunicazione.

COSA È LA RETE DI COMUNICAZIONE DEL GRUPPO

La rete di comunicazione, come si è appena visto, è costituita dall'insieme di tutti i canali di comunicazione che interrelano, a due a due, tutti i membri del gruppo.
Questo insieme è dotato di una struttura ben precisa e, quindi, si manifesta con una forma definita: tutti i canali sono interconnessi tra di loro attraverso dei nodi.
I nodi, nei piccoli gruppi, sono costituiti dagli stessi membri. Ogni persona in un gruppo è un punto di comunicazione. Questa situazione determina il fatto che i membri del gruppo contribuiscono con le loro caratteristiche personali a determinare l'efficenza e la qualità della rete e, quindi, degli stessi canali di comunicazione che la formano.
La rete non è alla fine nient'altro che la trama dei possibili rapporti di comunicazione tra le persone che danno vita al gruppo.
La rete di comunicazione fissa per ogni gruppo i percorsi quasi obbligatori che le comunicazioni devono seguire per essere accettate e riconosciute come funzionali alla vita dello stesso gruppo. Un esempio di rete di comunicazione è dato dagli organigrammi di molte associazioni o organizzazioni umane. La rete fissa tutte le possibilità legittime e funzionali che i membri hanno di esercitare la comunicazione all'interno del gruppo.
Il termine legittimo, in questo caso, significa il rispetto delle regole e dei principi organizzativi che il gruppo o ha ricevuto da una autorità esterna a cui deve rispondere, oppure si è autonomamente dato, sia attraverso scelte e decisioni coscienti, sia attraverso codificazioni inconsapevoli della propria esperienza di vita.
Ogni gruppo, lo riconosca o meno, possiede una rete dotata di una forma stabile e ben definita. Si può anzi affermare che il gruppo ha una forma organizzativa che è determinata dalla forma della rete. C'è un nesso inscindibile tra organizzazione di gruppo e rete di comunicazione.
Questo sta a significare che non solo il contenuto delle interazioni, ma anche la loro direzione ed il loro intreccio influiscono sulla vita del gruppo. L'interazione si conferma sempre di più come il tessuto connettivo del gruppo.
L'accenno al fatto che la rete di comunicazione rappresenta lo schema legittimo e, quindi, l'insieme di tutte le comunicazioni possibili all'interno del gruppo, non deve far pensare che la rete sia sempre attivata nella sua interezza.
Nella maggior parte dei gruppi, infatti, ne viene attivata solo una parte e l'uso di alcuni canali rimane del tutto teorico e potenziale. Questo si verifica in modo particolare quando nel gruppo si formano sottogruppi, cricche, o, più semplicemente, particolari procedure che privilegiano alcuni canali rispetto ad altri.
La parte di rete che viene utilizzata normalmente è solitamente definita la struttura di comunicazione del gruppo. Il discorso sulla struttura di comunicazione sarà l'argomento del prossimo articolo, per cui si rimanda ad esso per gli opportuni approfondimenti del discorso.

RETE DI COMUNICAZIONE E DISTRIBUZIONE DEL POTERE E DELL'INFORMAZIONE

Una rete di comunicazione non indica solo i percorsi legittimi che l'informazione può seguire nel gruppo, ma anche come è ripartito il potere al suo interno.
In una struttura circolare (figura 1) il potere è equamente ripartito tra tutti i membri del gruppo. In una centralizzata (figura 2) invece, le persone centrali hanno più potere e informazioni di quelle periferiche.

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Basta a questo proposito pensare all'organigramma di una qualsiasi organizzazione, un'azienda ad esempio, dove la persona che sta al vertice possiede solitamente il maggior potere e la maggiore conoscenza di informazioni inerenti la vita dell'azienda. Le persone immediatamente sotto di lui avranno un minore potere, che come le informazioni, riguarderà solo una parte della vita aziendale. Il direttore commerciale conoscerà bene quasi esclusivamente i problemi inerenti la vendita, sui quali avrà anche autorità, e non certamente quelli inerenti, ad esempio, i rapporti sindacali. Un direttore generale invece, che è al vertice dell'organigramma, avrà potere e informazioni, magari meno approfondite e specializzate, su tutti gli aspetti della vita aziendale.
Come si è già visto, l'organigramma fissa sia la distribuzione del potere e dell'informazione che i percorsi che l'informazione può seguire all'interno dell'azienda e dei raggruppamenti umani in generale. Ad esempio, l'informazione che fornisce un venditore arriva prima al direttore commerciale che a quello generale, questo perché essa segue i cosiddetti canali gerarchici, che altro non solo che i canali della rete di comunicazione.
Lo stretto intreccio tra rete di comunicazione, potere e funzioni del potere nel gruppo, rende lo studio della rete di comunicazione e delle sue strutture uno dei capitoli principali nella comprensione della vita del gruppo. Non solo, ma come si vedrà più avanti, alla rete di comunicazione sono associati anche il prestigio, il morale e l'efficienza che i membri possiedono durante la loro appartenenza al gruppo.
Prima di procedere con altre considerazioni intorno alla rete di comunicazione, è necessario definire alcuni parametri ed indici formali utili all'analisi delle caratteristiche strutturali di ogni rete di comunicazione.

I CANALI DELLA COMUNICAZIONE E I PROBLEMI DELLA PARTECIPAZIONE

In un gruppo di N persone, per fare in modo che tutte possano comunicare reciprocamente, occorrono un numero di canali pari a 1/2 N (N-1). Questo significa che in un gruppo di 8 persone sono necessari 28 canali di comunicazione per fare una rete che coinvolga allo stesso modo tutti i membri del gruppo. Se il gruppo passa da 8 a 10 membri, applicando la formula di prima, il numero di canali necessari ad interrelarli passa da 28 a 45. Come si vede un aumento di sole due persone determina un aumento di ben 17 canali. Se si passasse a 12 membri occorrerebbe un aumento di ben 38 canali dovendo arrivare a 66.
Da questi piccoli esempi si vede chiaramente come la costruzione di reti di comunicazione, che coinvolgano sempre tutti i membri del gruppo, consentendo loro di avere rapporti diretti senza limitazioni, richiede un grosso dispendio organizzativo ed un aumento notevole della complessità del gruppo.
La partecipazione paritaria ha un costo notevole e, per essere efficace, richiede anche una limitazione del numero massimo dei componenti del gruppo.
Un numero troppo elevato di membri richiede una rete cosi complessa ed ampia di canali di comunicazione da non essere più gestibile e realizzabile praticamente. La rete di comunicazione partecipata, quando i membri del gruppo sono molti, diviene una sorta di utopia, di dover essere, che non viene mai realizzata concretamente. Rischia di essere una sor ta di falsa coscienza per il gruppo che crede di essere molto democratico ma che, invece, nella sua vita pratica rimane estremamente selettivo ed accentrato.
C'è una legge della comunicazione nei gruppi che dice che quando un gruppo ha un numero di membri elevato e, quindi, di canali di comunicazione, esso ha anche un elevato numero di strutture di comunicazione possibili. In altre parole questo vuol dire che quando una rete ha un numero troppo elevato di canali, è quasi certa la formazione al suo interno di una o più strutture di comunicazione, che attivano solo una parte della rete di comunicazione.
La formazione delle strutture di comunicazione è determinata da vari fattori legati alla simpatia, alla efficienza, al potere ed altre cause la cui determinazione non è programmabile a priori da alcuno, tantomeno dall'animatore del gruppo. Tuttavia esse esistono e sono la effettiva rete di comunicazione del gruppo, quella che condiziona maggiormente la sua vita.
I problemi posti dalla complessità della rete di comunicazione del gruppo sottolineano come la via della costruzione della partecipazione piena dei membri alla vita del gruppo, sia irta di difficoltà, non insuperabili peraltro, che mettono a dura prova la fede nella democrazia partecipativa.
L'animazione deve porsi, quando affronta il problema dello stimolo alla partecipazione delle persone alle attività del gruppo, lucidamente il problema che nasce dal numero di canali necessari ad assicurare una rete in cui tutti i membri siano in relazione diretta tra di loro, non ci siano isolati, né tantomeno ci siano dei privilegiati. Un esempio di rete di questo tipo è dato dalla figura 3. 

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L'indice di centralità

 

Questo indice misura la relativa vicinanza della posizione nella rete di comunicazione di ogni membro del gruppo da quella degli altri membri. Le persone che sono, sempre relativamente, le più vicine a tutte le altre, sono quelle che occupano le posizioni più centrali. Al contrario, le persone più distanti occupano le posizioni periferiche.
Il concetto di vicinanza viene dato dalla misura del numero di canali di comunicazione che devono essere utilizzati per passare dalla posizione di un membro a quella di ogni altro membro del gruppo.

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Nell'esempio riportato nella figura 4, A per raggiungere C passa lungo un solo canale di comunicazione, mentre per raggiungere B e C deve passare ogni volta lungo due canali. In questo caso risulta evidente anche senza l'ausilio di alcuna formula che D è quello più vicino a tutti gli altri membri del gruppo. Infatti egli per raggiungere gli altri membri deve passare sempre lungo un solo canale di comunicazione.
La formula che consente di calcolare l'indice di centralità di un qualsiasi membro del gruppo è la seguente: la somma delle distanze di ciascuno da tutti gli altri diviso la somma delle distanze del membro in oggetto da tutti gli altri.
Ad esempio, applicando la formula alla figura precedente, si avrà che la somma delle distanze di A da tutti gli altri è:
1 con D
+ 2 con B
+ 2 con C
= 5 Totale
La somma delle distanze di B è la stessa, quindi, di 5, come quella di C, del resto. La somma delle distanze di D è, invece, di 3.
La somma delle distanze di ciascuno da tutti gli altri è quindi di: 5+5+5+3=18.
Se si vuole applicare la formula si avrà per A, B, C: 18/5 = 3.6 e, invece, per D: 18/3 = 6.
Questo significa che A, B, C hanno lo stesso indice di centralità uguale a 3.6 mentre D lo ha uguale a 6, che risulta essere cosi il membro del gruppo più centrale. Nel caso dell'esempio, che D fosse il membro più centrale era visibile ad occhio nudo, tuttavia nelle strutture più complesse l'indice delle varie posizioni non è cosi evidente, per cui il ricorso alla formula è essenziale.
L'indice di centralità è uno dei più importanti ai fini di determinare come la rete di comunicazione influenza il comportamento dei singoli membri, come si vedrà nel prossimo paragrafo.

Il diametro dei gruppo

È la distanza più breve che separa i due membri più lontani nella rete di comunicazione.
Questo indice molto rapido è importante per determinare la probabilità che una certa informazione ha di raggiungere tutti i membri del gruppo.
Infatti, più un gruppo ha un diametro piccolo più è probabile che tutti i membri siano egualmente informati. Più il gruppo ha un diametro grande più sarà probabile una informazione distribuita in modo diseguale e selettivo al suo interno. I membri più centrali, ovviamente, saranno raggiunti dall'informazione completa, mentre quelli più periferici potranno ricevere una informazione incompleta o distorta, o anche non riceverla affatto.
L'animazione di gruppo, per evitare queste situazioni, deve cercare di stimolare la formazione di una rete di comunicazione che possiede il diametro più piccolo possibile.
Oltre a tutto, la stessa velocità di diffusione dell'informazione nel gruppo è inversamente proporzionale al diametro della rete. È chiaro perciò che, quando si è in presenza di un gruppo differenziato (il gruppo in cui i membri hanno differenti indici di centralità) e di diametro grande, la velocità di diffusione dell'informazione sarà direttamente proporzionale all'indice di centralità.
Centralità e diametro determinano, insieme, la velocità e il grado di completezza con cui ogni membro è raggiunto dall'informazione inerente l'attività del gruppo.

La somma dei vicini

È questo un indice molto semplice che si ottiene sommando, per ogni posizione, il numero di posizioni della rete di comunicazione che distano un solo canale. Le posizioni più centrali avranno una somma dei vicini elevata, mentre quelle più periferiche o marginali avranno una somma di vicini alquanto bassa. La somma dei vicini indica anche il numero di persone che ogni persona può influenzare direttamente o da cui può essere direttamente influenzata.
Questo indice svolge una funzione importante perché consente anche di capire la probabilità che una data posizione della rete di comunicazione ha di ricevere una informazione errata oppure di rimanere facilmente isolata.
Una posizione A, ad esempio, che abbia la somma dei vicini pari ad 1, è nella situazione assai precaria di chi dipende totalmente da un'altra posizione B per ricevere e trasmettere messaggi. Questo significa che se B per caso distorce sistematicamente tutti i messaggi in arrivo ed in partenza, A riceverà e trasmetterà solo messaggi distorti, al di là della sua volontà. Allo stesso modo, se B per qualche motivo interrompe il canale di comunicazione che ha con A, resta completamente isolato dal gruppo.
Una posizione con un'elevata somma dei vicini non correrà nessuno di questi rischi. È chiaro che questa situazione di precarietà, come si vedrà più avanti, influisce sulle prestazioni dei membri del gruppo che la vivono.

La differenziazione della rete in sottoreti

È una situazione abbastanza normale quella che vede il formarsi nei gruppi, specialmente quando sono numerosi, di sottogruppi al cui interno i membri hanno un rapporto paritario, essendo la loro rete di comunicazione tale da consentire un rapporto diretto tra tutti i membri.
In questi gruppi succede spesso che i sottogruppi siano collegati tra di loro per mezzo di uno o pochissimi collegamenti, e che tali collegamenti, quindi, siano esercitati solo da una o due persone.
Le persone che mantengono il collegamento tra il loro sottogruppo ed il resto del gruppo solitamente sono chiamate «cellule aperte».
È da notare che non tutti i sottogruppi hanno lo stesso indice di centralità. Vi sono, infatti, sottogruppi più centrali e sottogruppi più periferici.
La differenziazione in un gruppo numeroso avviene anche a livello di sottogruppi oltre che di persone. Si stabilisce, cioè, una sorta di gerarchia tra i sottogruppi, che si integra con quella che si è formata tra le persone.
È chiaro che solitamente le persone con la posizione più centrale appartengono ai sottogruppi più centrali, a meno che non siano solitarie, caso questo assai raro anche se non da escludere a priori. Ci può essere il caso, infatti, di una persona A che è in collegamento, essa sola, con i due sottogruppi che formano il gruppo (figura 5), e questo la rende la persona più centrale del gruppo pur essendo relativamente isolata.

FORMA DELLA RETE E MORALE NEL GRUPPO

Si è già più volte accennato al fatto che le diverse reti di comunicazione influenzano le prestazioni dei membri del gruppo, in quanto agiscono sia sul livello organizzativo della vita di gruppo, sia sull'efficienza individuale dei singoli.

L'esperimento di Leavitt

C'è a questo proposito un esperimento, ormai classico, di H.J.Leavitt (1951) che ha evidenziato come rispetto ad un compito semplice diverse forme della rete influiscano sulle prestazioni e sul morale dei gruppi.
Per realizzare questo esperimento Leavitt ha utilizzato quattro modelli differenti di reti di comunicazione: a cerchio, a catena, a Y, a ruota.

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Ai quattro gruppi così formati è stato affidato lo stesso compito attraverso identiche istruzioni.
Alla fine dell'esperimento sono state tratte le seguenti conclusioni.

1. Le maggiori differenze attribuibili ai vari modelli di comunicazione sono quelle inerenti l'accuratezza, l'attività generale di gruppo, la soddisfazione dei membri, la nascita di un capo e la formazione di una organizzazione. Altre differenze meno evidenti riguardano la velocità di soluzione del compito, la tendenza ad autocorreggere gli errori e la stabilità del gruppo.
Il cerchio è risultato il gruppo più attivo, privo di un capo, disorganizzato ed irregolare, in cui però i membri erano soddisfatti.
All'opposto la ruota è risultata la meno attiva, dotata di un capo e di una organizzazione stabile ed efficiente, ma in cui i membri erano assai poco soddisfatti. La ruota, che è un modello centralizzato e ben organizzato, pur manifestando la maggiore efficienza, è quella che ha gratificato di meno i suoi membri: ciò nonostante il successo che ha ottenuto nello svolgimento del compito, sia a livello della qualità sia a livello della rapidità di esecuzione.
Gli altri due gruppi si sono collocati in posizioni intermedie tra i due: la Y più vicina alla ruota e la catena più vicina al cerchio.

2. È stato altresì provato nel corso dell'esperimento che le posizioni che le persone occupavano all'interno della rete influenzavano in modo significativo il loro comportamento mentre esse occupavano quella posizione. Ad esempio, la loro possibilità di divenire un capo dipendeva quasi esclusivamente dalla posizione che occupavano. Allo stesso modo la soddisfazione che ogni persona ricavava dal lavoro e dalla appartenenza al gruppo, unitamente al volume di attività svolta ed al grado di partecipazione, era strettamente correlato alla posizione occupata.
Il fattore che è risultato più strettamente correlato con il comportamento manifestato da ogni singola posizione è stato quello della centralità. È stato accertato, infatti, che le posizioni più centrali provocavano una maggiore soddisfazione nei membri che le ricoprivano, aumentavano la mole della loro attività, incentivavano la loro partecipazione e, infine, davano loro la possibilità di divenire un capo. Viceversa, le posizioni meno centrali provocavano in chi le ricopriva senso di frustrazione, dipendenza dal capo e minore livello di partecipazione alla vita del gruppo.
Nei gruppi del tipo di quello della ruota, in cui non vi era una posizione centrale e, quindi, un capo, la soddisfazione era uniformemente distribuita tra i membri del gruppo, anche in presenza di situazioni frustranti. Nel modello centralizzato della ruota l'unico veramente soddisfatto era la persona nella posizione centrale: il capo.
Ogni posizione sembra influire sul comportamento della persona che la ricopre, perché impone dei limiti alla sua indipendenza e non consente il soddisfacimento dei bisogni di autonomia, di identità e di affermazione che sono tra quelli fondamentali della nostra cultura. Al contrario, una posizione centrale consente in maggiore misura il soddisfacimento di questi bisogni oltre ad offrire il fascino discreto dell'esercizio del potere.

L'influenza di altre variabili

Nonostante vari esperimenti successivi abbiano limitato il campo di applicazione dei risultati di questo esperimento, esso resta uno dei pilastri dello studio sperimentale dei gruppi.
Quando si utilizzano le sue conclusioni, occorre perb avere l'avvertenza di tenere conto che accanto alla rete possono influire altre variabili, per cui la conoscenza della sola forma della rete non garantisce circa l'esattezza delle conclusioni.
Occorre, ad esempio, tenere in considerazione anche altri fattori di influenza tra le persone.
Tra questi ultimi si devono senz'altro annoverare quelli che spingono la persona a trovare negli altri membri del gruppo la convalida delle opinioni, delle idee, dei valori e delle informazioni che possiede, o anche a rispondere positivamente alle aspettative affettive che gli altri membri del gruppo manifestano nei suoi confronti.
Questo significa che i processi di influenza sociale, che avvengono all'interno delle interazioni, non sono aboliti perché esiste la rete di comunicazione. Al contrario essi trovano nella rete la possibilità concreta di manifestazione.
È chiaro che l'influenza sociale si somma a quella della rete in ogni processo di comunicazione all'interno dei gruppi.
Si potrebbero elencare anche altri fattori, ma per ora è bene non complicare troppo il discorso, visto anche che l'oggetto di questo articolo è la sola rete di comunicazione.
L'esperimento prima descritto di Leavitt si è detto che valeva per compiti di gruppi semplici. Shaw (1954), Heise e Miller (1951) hanno dimostrato che di fronte ad un compito complesso i risultati si invertono, almeno per quanto riguarda la rapidità di esecuzione.
Questo risultato è importante perché pone fine a certi pregiudizi che vogliono i gruppi fortemente centralizzati come gli unici depositari dell'efficienza. Questo pregiudizio è quello che, di solito, è utilizzato per giustificare il fatto che in certi gruppi alcune persone debbano vivere in uno stato di perenne frustrazione. Ciò in nome delle superiori esigenze della produttività di gruppo.
Esiste, invece, la concreta possibilità di coniugare l'efficienza alla personale soddisfazione dei membri del gruppo, oltre che naturalmente ad un livello di partecipazione soddisfacente per tutti gli stessi membri. Ci sono altri modi per consentire alle differenze tra le persone di manifestarsi. Modi che, tra l'altro, consentono alle differenze che esistono tra le persone di svolgere una funzione di arricchimento della vita umana e delle stesse interazioni.
La differenza che si manifesta, invece, come disuguaglianza di opportunità per i membri del gruppo, non genera ricchezza ma restrizione della realizzazione possibile degli uomini all'interno delle relazioni interpersonali.