A cura di Juan Vecchi

(NPG 1986-09-20)

 

Presentiamo ai lettori della rivista un sussidio preparato dal dicastero centrale della pastorale giovanile per i salesiani, dal titolo Comunità salesiana nel territorio. Presenza e missione, Roma 1986.
Nato nell'ambito salesiano, offre spunti di riflessioni e di impegno molto concreti per tutti gli operatori pastorali.
Solo per ragioni di spazio non possiamo trascriverlo per intero: riportiamo una buona metà del testo elaborato. Chi ha interesse al testo completo potrà rivolgersi alla Casa Generalizia.
Le tre parti in cui si articola il sussidio contengono prospettive e indicazioni di rinnovamento.
La domanda iniziale: «C'è qualche differenza oggi tra una pastorale giovanile che include il `territorio' e un'altra che non lo considera?» percorre tutto il sussidio. Questa prospettiva lo pone perciò nella ricerca di un rinnovamento serio e profondo di una pastorale che vuole essere «pastorale per l'uomo di oggi».
Tutta la prima parte «Il territorio» aiuta a collocarsi dentro questa realtà con sensibilità nuova e rinnovatrice. E soprattutto in sintonia con il movimento della storia dei nostri giorni che tanto peso affida alla realtà «territorio».
Si legga quindi il sussidio con questa prima indicazione, che richiederà già da sola un ripensamento della propria presenza e dell'azione apostolica tra la comunità degli uomini.
La seconda parte «Pastorale nel territorio», evidenzia un'altra prospettiva di grande interesse. Può essere espressa così: l'uomo, oltre ad essere centro della struttura del territorio, è anche la fonte da cui scaturiscono i dinamismi che danno al territorio una particolare fisionomia. Una fisionomia che privilegia i rapporti tra gruppi e aggregazioni varie.
Noi siamo abituati piuttosto a pensare una presenza e un intervento che privilegia unicamente o prevalentemente il rapporto interpersonale.
La prospettiva offerta dal sussidio richiederà una riformulazione dei propri interventi pastorali.
Si noterà come l'indicazione sia pienamente in sintonia con quanto la rivista ha presentato in questi anni attorno al tema dell'animazione e del gruppo.
Non si tratta di ripensare l'equilibrio di forze, ma la forma e lo stile alla ricerca del bene e della crescita dei giovani.
La terza parte «La comunità salesiana nel territorio», ha due meriti fondamentali.
Il primo: di tradurre nel concreto l'inserimento nel territorio da parte di alcune istituzioni già consolidate.
La riflessione operativa sull'Oratorio- Centro giovanile, sulla Parrocchia, sulla Scuola, sul Centro professionale non intende presentare alcune attività e iniziative dei salesiani, ma tenta di capire che cosa tocca fare a queste istituzioni, perché possano dire di essere inserite in un territorio con una presenza significativa ed efficace.
Il secondo: di aprire alcuni orizzonti nuovi di presenza e di attività. Non si tratta solo di ripetere cose comuni e tradizionali. Bisogna spingere lo sguardo anche oltre, intuendo che cosa si può fare con iniziative nuove (obiettori, volontari, ecc.).


1. Il territorio e l'uomo

1. LA STRUTTURA

Diverse realtà conformano il territorio e rilevano le sue varie dimensioni. Ciascuna ha una sua importanza dal punto di vista operativo.

* Spazio fisico-geografico: la terra abitata da un popolo o comunità e il rapporto che questi hanno con esso: possesso, migrazione, passaggio. Su questo spazio fisico si compiono delle azioni che influiscono sulla totalità della vita: abbandoni, concentrazioni, creazioni di spazi nuovi.
Lo spazio geografico offre delle condizioni che fanno acquisire particolari caratteristiche all'esistenza, alla cultura, alle istituzioni.
* L'ambiente: insieme di condizioni in cui cresce e si sviluppa la vita individuale, sociale, culturale. Presenta un equilibrio che è allo stesso tempo stabile e dinamico; viene modificato infatti nel processo di scambio che si verifica sia in modo cosciente, sia in forma inconscia. In esso ciascuno è chiamato ad offrire un proprio contributo di crescita, mentre usufruisce dell'insieme che risulta dagli apporti di tutti. Storia, costumi, tradizioni, cultura, subculture costituiscono il tessuto primario dell'ambiente, in cui ciascuno si trova inserito.
* Comunità umana naturale: nel processo di socializzazione caratteristico della nostra epoca ci sono due tendenze:
- quella di partecipare alla vita dell'intera umanità, superando la chiusura dei gruppi;
- quella di riportare le decisioni e le responsabilità, di sviluppare e organizzare la vita dentro raggruppamenti umani più ridotti, ben definiti e concreti.
Si creano così punti di riferimento per la crescita della comunità umana: famiglia, gruppo, insediamento spontaneo, quartiere, città. In essi agisce come gruppo un certo numero di persone, mantenendo un riferimento alla comunità più ampia (città, nazione).
* Tessuto di rapporti umani: c'è nel territorio un tessuto di rapporti umani che è determinato in maniera del tutto caratteristica rispetto ad altri luoghi di incontro come la fabbrica, la scuola, l'ufficio.
Il fondamento dei rapporti non è l'impresa o il lavoro, ma la vicinanza. Sul territorio sono attigui non soltanto gli individui, ma principalmente le famiglie. Nel quartiere si incontrano le persone ma più ancora i gruppi, in un interscambio che salda identità personale ed esigenze di socialità.
* Comunità socialmente e politicamente organizzata: il territorio assume anche il volto di una comunità con un suo assetto sociale e politico. È dunque territorio non soltanto lo spazio fisico, ma soprattutto il contesto risultante dalle leggi che regolano i rapporti sociali e la gestione del potere. Dal punto di vista sociale e politico sono rilevanti:
- le famiglie che costituiscono l'ambito fondamentale di sviluppo delle persone;
- i gruppi naturali e spontanei, fattori importanti di socializzazione, che offrono un'ampia area per la sperimentazione di rapporti e di ruoli;
- le istituzioni con fini specifici: attorno ad esse si costruisce la fiducia della comunità e si rafforzano i legami tra le persone;
- le strutture del quartiere: esse rappresentano il punto di equilibrio tra personale e pubblico. Attraverso di esse è possibile il coinvolgimento reale di tutti i cittadini nella gestione della cosa pubblica, l'individuazione dei «bisogni», la programmazione e la valutazione delle risposte.
Da notare che ci sono anche circoscrizioni intermedie di collegamento tra le comunità piccole (quartieri) e la più vasta unità della città. Esse permettono di rendere convergenti i servizi specializzati, come distretti scolastici, unità sanitarie locali, servizi di prevenzione e di cura delle situazioni di emarginazione e di devianza (prostituzione, droga, ecc.) e consentono più facilmente un pronto intervento nei confronti di persone e famiglie in difficoltà.
* Cultura: il territorio è l'ambito di incontro e di circolazione, di integrazione e di elaborazione di cultura popolare.
Per «cultura» qui intendiamo la configurazione che prende la vita e le corrispettive forme di coscienza caratteristiche di un gruppo umano in un dato momento storico e in un dato ambiente. Per «cultura popolare» poi intendiamo quella che esprime il popolo nella sua vita, al di là e prima di ogni sistemazione ed organizzazione scientifica. Il singolo è coinvolto e avvolto da questa mentalità comune. Ambiente e cultura sono per la persona fonte di dignità e di identità: il patrimonio culturale offre i valori di base e la chiave di comprensione della propria realtà. L'identità personale si capisce sempre dentro l'orizzonte più ampio di un'identità culturale. Le offerte ambientali, quindi, diventano fattori insostituibili di sviluppo della persona.

2. RIFERIMENTO CENTRALE: L'UOMO

Dall'elencazione precedente emerge il riferimento centrale verso cui confluiscono tutti gli elementi: l'uomo nella sua duplice manifestazione di persona singola e comunità. È per la rinnovata consapevolezza della centralità della persona umana che l'accezione attuale di territorio non si limita alla concezione burocratico-amministrativa o a quella puramente geografica.
Il territorio viene visto invece come luogo di convivenza e di interessi comuni, caratterizzato dalla collettività che vi abita, portatrice di bisogni e ricca di potenzialità: spazio di partecipazione in cui si dà un contenuto di valori al fatto organizzativo.
Il territorio consente a ciascuno di diventare responsabile di quanto accade attorno a lui e di dare così il suo contributo all'evolversi della storia umana.
L'uomo, dunque, oltre ad essere centro della struttura del territorio, è anche la fonte da cui scaturiscono i dinamismi che danno al territorio una particolare fisionomia.

3. ELEMENTI DINAMICI DELLA VITA DEL TERRITORIO

Il territorio da semplice spazio ambientale e culturale diventa luogo di partecipazione e di protagonismo nella misura in cui i diversi elementi che costituiscono il tessuto sociale interagiscono positivamente tra di loro. Conviene esaminare più a fondo questi elementi dinamici e l'interazione che si stabilisce fra di loro.

3.1. L'iniziativa delle persone

Si trova alla base di tutti i processi. E il perno del continuo snodarsi e riannodarsi di rapporti, incontri, esperienze. Intorno ad essa si costituiscono forme di integrazione che chiamiamo comunità. Queste modellano la storia personale e il modo di essere non meno di quanto la persona influisca sulla loro forma e sulla loro storia secolare. Con la sua volontà e capacità di iniziativa la persona è la cellula prima da cui promana ogni impulso di vita e di comunicazione. Il territorio è lo spazio dove la persona è chiamata ad assumere le proprie responsabilità per dare all'ambiente e alla comunità una propria fisionomia e un volto umano.

3.2. La partecipazione

È il segno della misura delle aggregazioni sociali. Essere e operare quale «soggetto» corresponsabile e codeterminante di tutte le decisioni collettive.
Una vera partecipazione ha luogo quando la persona:
- può conoscere il proprio ambiente, le strutture da cui provengono le decisioni che la riguardano e i dinamismi che creano le condizioni di vita che la coinvolgono;
- può sentire il territorio come ambiente favorevole alla sua piena realizzazione umana;
- può fruire in modo adeguato dei valori materiali e culturali del territorio;
- può contribuire a determinare i valori dell'ambiente per il bene personale e collettivo.

3.3. L'aggregazione spontanea

Le iniziative dei singoli confluiscono nelle aggregazioni primarie della vita sociale: i gruppi, le associazioni, le comunità.
Tra queste aggregazioni hanno particolare rilevanza ai fini del dinamismo del territorio:
- quelle che fanno maturare i rapporti primari;
- quelle che permettono più evidentemente l'iniziativa libera della persona nella sua ricerca di partecipazione;
- quelle che sanno cogliere le domande e le urgenze della comunità più vasta in cui vivono ed operano; e come risposta promuovono interessi comuni.

3.4. L'istituzionalizzazione

Le istituzioni sono un sistema organizzato di procedure e di ruoli sociali sviluppato intorno a un valore, o una serie di valori e un insieme di meccanismi messi in atto per mantenerli, regolarli e trasmetterli.
Si è soliti raggruppare le istituzioni in alcune importanti categorie secondo i problemi specifici intorno ai quali si organizzano:
- le istituzioni familiari;
- le istituzioni culturali;
- le istituzioni economiche;
- le istituzioni politiche;
- le istituzioni religiose;
Le istituzioni hanno una funzione e un peso: interagiscono con persone e aggregazioni spontanee, selezionando, incanalando e stimolando iniziative e richieste, ma alle volte anche frenando, escludendo e discriminando Un'attenzione critica, umana, educativa e pastorale è indispensabile, affinché siano il luogo di espressione della persona anziché condizionamento negativo.

3.5. La comunicazione sociale

Nel territorio si emettono e circolano messaggi attraverso eventi, gesti e parole. In questo coinvolgimento di tutte le persone e di tutta la realtà nel fatto comunicativo, si possono sottolineare alcuni vantaggi e rischi compresenti.
- La comunicazione permette l'informazione tempestiva della popolazione, che si apre ai problemi del territorio, della città, della nazione e del mondo. Ciò però comporta simultaneamente il rischio della manipolazione ideologica da parte di chi gestisce le reti dell'informazione.
- I messaggi collettivi concorrono in forma determinata a plasmare valutazioni, immagini, criteri largamente condivisi e fanno crescere la partecipazione e le persone; ma talvolta possono portare alla massificazione e al livellamento culturale.
- I messaggi che dall'esterno entrano nella struttura unitaria delle forme di vita di un territorio possono cambiare in meglio i modi di pensare e di agire; ma possono anche alterare in forma anormale e violenta le radici e la convivenza di un territorio. In questo quadro di potenzialità e rischi, il territorio può divenire lo spazio dove la massa dei messaggi è ricondotta alle reali dimensioni e ai reali bisogni delle persone, tramite un servizio di informazione che sia: pluralista, selettivo-critico, operativo.

3.6. La trasmissione culturale

* C'è un complesso di oggetti, costumi, usi popolari, feste, celebrazioni, idee, conoscenze, abitudini, valori e atteggiamenti che ogni generazione di una società trasmette alla successiva. Questa trasmissione, oltre a comportare un'immensa economia in quanto non c'è più bisogno di riscoprire quanto è stato acquisito dalle generazioni precedenti, è anche sorgente ineliminabile di identità.
Ci sono alcuni processi fondamentali di apprendimento di quello che forma il patrimonio del proprio gruppo:
- inculturazione: è il processo mediante il quale si acquisisce e si interiorizza il corredo culturale necessario al normale inserimento nella società;
- socializzazione: è il processo mediante il quale le persone vengono inserite in gruppi sempre più vasti: famiglia, scuola, associazioni ...;
- educazione: è il processo mediante il quale, in modo cosciente e con un progetto intenzionale, le persone cercano di sviluppare tutte le loro potenzialità e vengono sostenute nella realizzazione di legittimi obiettivi personali e comunitari.
Nel loro insieme costituiscono la corrente viva e dinamica attraverso cui la tradizione viene consegnata e rielaborata.
* La tradizione, nell'attuale riscoperta del territorio, giuoca un ruolo di primo piano quale antidoto alla frantumazione culturale e sociale. Si configura come:
- uno spazio umano per vivere: il senso di appartenenza ad una famiglia e ad un ambiente sociale conferisce all'esistenza un tono di radicamento, un modo di pensare e di agire che sono la sostanza di quella memoria collettiva che è propria del vivere sociale;
- un ancoraggio per l'identità: crea continuità per il modo di pensare e, attraverso un codice di valori; premunisce contro il caos nei processi di cambiamento;
- una spinta verso il futuro: il legame con le radici è sorgente di più deciso orientamento verso l'avvenire.
* L'importanza delle tradizioni per la vita delle singole persone risalta quando si riflette sul fenomeno migratorio:
- come partenza dal proprio territorio (emigrazione), che non deve diventare rottura con il proprio passato, provocando impoverimento riguardo ai valori della comunità di origine;
- come inserimento in un nuovo territorio (immigrazione), che non deve essere sforzo di livellamento, facendo perdere la propria personalità e provocando squilibri di comportamento sociale, ma occasione di crescita, mediante l'apertura a nuovi valori.

4. VALORI EMERGENTI DALL'ATTENZIONE AL TERRITORIO

Sembra evidente che il pensare in termini di comunità-territorio modifica le prospettive dell'agire umano, mettendo in risalto certi valori e certi punti di riferimento. Ne sottolineiamo alcuni.

4.1. L'affermazione della persona come fine delle strutture

Parlare di territorio come «spazio dove la persona è chiamata ad assumere le proprie responsabilità» significa impegnarsi perché esistano nel concreto le condizioni oggettive per un'effettiva partecipazione.
Si chiede dunque di avere l'attenzione, il coraggio e la costanza di mettersi sempre nell'ottica della persona. Ciò suppone:
- una grande passione per l'uomo;
- una disponibilità continua alla modifica delle strutture, qualora i bisogni delle persone siano mutati;
- una possibilità reale di scelta libera dei servizi sociali, sempre a «misura dell'uomo» che ne ha bisogno;
- una costante attenzione a come viene gestito il potere nel territorio, pronti ad intervenire ogni volta che i diritti delle persone e la loro dignità siano offesi o non sufficientemente rispettati.

4.2. Il valore della conoscenza obiettiva della realtà

Il procedere soltanto in base a spinte soggettive di generosità senza raccogliere i dati della realtà che si vuole correggere e superare ha rivelato già nella prassi i suoi limiti: soddisfa la persona che opera, ma non trasforma le situazioni.
L'attenzione alle persone richiede la conoscenza dei bisogni e l'individuazione delle cause che stanno alle radici delle situazioni. Il territorio denuncia la distorsione di quegli interventi che si fanno fuori o al di sopra delle situazioni. In questo senso richiama costantemente a guardare, capire e interpretare la realtà secondo i dati che essa offre.
La conoscenza deve essere dunque oggettiva, perché gli interventi devono adeguarsi realmente alle persone in situazioni di bisogno; deve essere anche dinamica, perché la vita cambia continuamente. Per raggiungerla ci sono due vie complementari, quella empirico-esperienziale e quella scientifico- sistematica.
La prima si sviluppa:
- allargando maggiormente tra le persone la coscienza dei diritti e aiutando ad esprimere i bisogni;
- imparando a convivere per sentirsi dentro i problemi;
- riflettendo sull'esperienza perchè essa non resti materiale muto e insignificante;
- stabilendo il dialogo non soltanto con le singole persone, ma con i gruppi e le categorie.
La conoscenza scientifica sistematica è oggi facilitata dai sistemi di rilevamento e dalla comunicazione tra le istituzioni. E possibile usufruire delle banche-dati elaborate in sedi civili, come anche giovarsi di semplici strumenti propri.
La conoscenza delle cause comporta spostare l'attenzione a monte dei vari fenomeni. L'approccio deve avvenire con il senso della complessità, dando, accanto ai fattori economici e sociologici, un peso adeguato anche a quelli morali, psicologici e familiari.

4.3. La mentalità di «promozione»

Il concetto è applicabile sia all'ambito umano che a quello specificamente religioso. L'attenzione al territorio s'inquadra in una visione culturale che intende spostare gli interventi dai servizi riparatori e di conservazione a quelli promotori e preventivi, dalla cura alla promozione.
La volontà di mobilitare le forze prima per lo sviluppo che per il contenimento spinge a:
- radunare la gente e interpellarla;
- reperire e valorizzare le energie, le competenze, le disponibilità presenti nel territorio;
- raggiungere la mete possibili.
Emerge così una richiesta di educazione di tutta la comunità civile (genitori, adulti, giovani) che costituiscono una sfida.
Tutto questo esige un cambio di mentalità, una conversione di atteggiamenti e di pratica di vita che portino tutti, ma particolarmente la comunità cristiana, a sentire la risonanza collettiva di ogni elemento e a condividere più largamente i beni ambientali di cui dispongono.

 

2. Pastorale nel territorio

1. LA NOSTRA PRESENZA: ALCUNI INTERROGATIVI

Rivolgiamo l'attenzione alla nostra presenza nel territorio e al tipo di azione e interazione che è necessario sviluppare perché l'intervento pastorale risulti efficace. Sorgono allora alcuni interrogativi di fondo, di notevole problematicità.
- Si deve prendere in considerazione la complessa realtà del territorio o tralasciarla, continuando con una concezione individuale dell'agire pastorale?
- La si deve prendere in considerazione soltanto come luogo materiale dove dire il Vangelo, o va considerata essa stessa come realtà da evangelizzare ed evangelizzante?
- C'è qualche differenza oggi tra una pastorale giovanile che include il «territorio» e un'altra che non lo considera? Dalle risposte che diamo a questi interrogativi scaturisce la ricerca di un modo di fare pastorale.

2. SCELTE PASTORALI E IMPEGNI CHE NE DERIVANO

L'evangelizzazione e la stessa educazione dell'uomo, che per noi costituiscono un binomio indissolubile, assumono uno stile particolare a seconda dell'ottica con cui si guarda. In ultima analisi la pastorale è la traduzione operativa della logica dell'Incarnazione e della relativa idea di Chiesa. Ed è proprio alla luce di questa logica che bisogna agire. Vediamo in concreto:
- pensare e realizzare la pastorale all'interno della vita, delle domande e tensioni, delle preoccupazioni e invocazioni della comunità umana; non accanto ad esse, come
un messaggio o un servizio giustapposto;
- partecipare al dialogo e alla vita pubblica, e non rifugiarsi nel privato. Per questo bisognerà superare le ricorrenti tentazioni di assenteismo e quella concezione della fede che la riduce all'ambito personale.
- fare una pastorale della comunità e dell'ambiente, e non limitarsi a servizi individuali. La qualità della vita, i beni comuni, le strutture della società contemporanea, i rapporti nel quartiere sono oggetto di annunzio evangelico e di educazione della persona.
Da queste scelte fluiscono impegni la cui portata pratica si andrà definendo man mano che vengano assunti: presenza, solidarietà, missionarietà.

2.1. Presenza

Non è una tattica pastorale da parte della comunità cristiana, ma il compimento del disegno del Padre sull'umanità. La Chiesa realizza in sé la comunione e la espande. La presenza attiva ed impegnata dei cristiani là dove gli uomini vivono e lottano è sacramento di comunione: rende significativa ed efficace la presenza di Gesù risuscitato. La presenza non è solo un atto edificante da parte di alcuni. E una scelta che, nell'ultima riflessione delle Chiese particolari, esprime una modalità pastorale globale. Significa esserci nella vita e nelle vicende degli uomini, uguaglianza con gli altri, condivisione di un cammino, assunzione di un destino comune: essere-con, con-vivere, con-dividere.
Sorge allora il discorso sugli spazi, le istituzioni e le attività in cui concentrare o esprimere la presenza. La conoscenza del reticolo di rapporti e strutture consentirà di capire in ciascun contesto e aggregazione umana quali siano i più convenienti.
- L'esigenza di reale condivisione spinge in primo luogo verso gli spazi e i dinamismi comunitari. Il cittadino comune impegnato (e ogni membro della Chiesa va considerato tale) si chiede se per essere presente, debba privilegiare l'area del potere e i rapporti con i vertici politici; o piuttosto possa preferire le dinamiche quotidiane dei gruppi, delle istituzioni, delle sedi di aggregazione civili e sociali, prendendo come punto di riferimento la gente: quanti sono già sensibili alla solidarietà e alla giustizia, e quanti non lo sono ancora perché lo diventino. La scelta va in primo luogo verso la presenza nel popolo prima ancora che nell'apparato statale.
- Il pre-politico (cioè la cultura, l'educazione, la qualificazione delle persone, la promozione sociale, l'assistenza) si presenta dunque come un luogo possibile e significativo di presenza per tutti.
- È aperto lo spazio politico per i singoli che vogliono impegnarsi a titolo personale, e la comunità li accompagna e incoraggia in questo compito cristiano. Questa presenza può legittimamente esprimersi in forme diverse perchè non necessariamente dall'unica fede derivano identici programmi e identiche scelte politiche. Nessuna di esse può rivendicare la totalità ed esclusività dell'identità cristiana.
Alla comunità cristiana, caratterizzata da una scelta di valori e significato di vita, toccherà animare tutti i suoi membri, dando linee di spiritualità adeguate, affinché la loro fede e la loro carità crescano attraverso questa comunione con l'uomo. I giovani principalmente vanno educati a sentire il territorio, a considerarsi cittadini a pieno titolo; a quella presenza culturale e politica che comporta rispetto delle opinioni altrui e coraggiosa affermazione delle proprie.

2.2. Solidarietà

Il territorio non è soltanto fuori, intorno all'uomo: ma è dentro l'uomo, passa attraverso di lui, è il luogo della sua storia. Le stesse persone che vivono la storia del mondo, vivono inseparabilmente la storia della salvezza. Le stesse persone che compongono la comunità cristiana appartengono alla comunità civile e politica. Nonostante la differenza di obiettivi e mezzi, di strutture e di mentalità, la vita e il modello sociopolitico interagiscono con la vita e il modello ecclesiale e reciprocamente.
Non appartiene allo spirito del Vangelo la delegittimazione permanente di quanto l'uomo tenta nella ricerca della sua crescita, anche se alle volte questo sforzo presenta limiti, carenze e persino errori. La storia dell'uomo non è mai stata pura in nessuno dei suoi aspetti.
Con essa la Chiesa intende essere solidale.
Oggi si richiede un rinnovato impegno educativo, perché la solidarietà diventi una forma di «costante mobilitazione dei fedeli» (Paolo VI), che siano portatori di un messaggio che non si sovrapponga alle soluzioni umane, ma si incarni in esse per illuminarle, potenziarle e collaborare alla loro purificazione.
Ciò vuol dire concretamente:
- superare nella mentalità e nella prassi i parallelismi e lo spirito concorrenziale che contrappone l'ecclesiale a quello che si fa nel civile;
- inserirsi nelle correnti sane degli sforzi storici, collaborando con altre forze, sentendosi coinvolti e condividendo le lotte per la liberazione da ogni forma inumana di rapporto e di vita;
- non smarrire, ma nemmeno assolutizzare, secondo accentuazioni individuali, l'identità cristiana: nel pluralismo attuale ogni istituzione o persona che non sappia salvaguardare la propria identità non apporta alcun arricchimento al dialogo e alla costruzione di un mondo più giusto; e chi la vuole spingere oltre quello che essa consente la snatura e crea «steccati» artificiali. Ciò ha applicazioni concrete in ambiti internazionali (pace, disarmo, nuovo ordine economico, fame), nazionali (diritti, uguaglianza, giustizia, attenzione agli ultimi e ai poveri) e di territorio immediato (ambiente, funzionamento delle istituzioni e servizi, educazione...).

2.3. Missionarietà

* La Chiesa è autenticamente missionaria quando incarna la fede e la vita cristiana nella cultura di un determinato territorio. Compagna della comunità degli uomini, vivendo entro gli eventi, richiama l'immagine evangelica del lievito entro la pasta. «I cristiani inseriscono nel vivo del processo storico il fermento lievitante del Vangelo. Come conseguenza ogni separazionismo tra Chiesa e mondo va rifiutato per evitare che succeda che un mondo senza Dio sia la risultanza dell'annuncio di un Dio senza mondo» (W. Kasper).
Con i loro strumenti specifici le comunità si fanno nel territorio liberatrici di energie capaci di fermentare realtà spesso opache e refrattarie. Traducono la fede in compagnia, la carità in riconciliazione e perdono, la speranza in cammino solidale verso il Regno. E di tutto questo annunciano la forza e l'origine: Gesù Cristo e il suo mistero di salvezza di tutto l'uomo.
* La Chiesa esprime la sua capacità missionaria:
- radunando i credenti affinché crescano insieme, siano protagonisti di comunione e non di fughe e lacerazioni. Si tratta di vivere il testamento di Gesù «Come tu, Padre, sei in me ... siano anch'essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato»: Cf. CEI, «La Chiesa italiana e le prospettive del Paese», n. 16 (Comunione);
- unificando attorno al primato dell'evangelizzazione la ricchezza e molteplicità dei carismi con cui lo Spirito l'arricchisce: sacerdoti, religiosi, laici associazioni... (Annuncio).
- favorendo la profondità della conoscenza del mistero cristiano e l'inserimento vitale in esso in coloro che ne hanno fatto la loro scelta di vita (Catechesi);
- facendo trasparire nelle celebrazioni la presenza operante di Dio, la forza del sacrificio di Cristo e della nostra comunione con lui e riflettendo in essa la vita quotidiana della gente (Celebrazione);
- aiutando i fedeli a «dare sempre più chiaramente il primato alla vita nello spirito da cui dipende il resto». La fede, la speranza e la carità sono lievito buono di cui il mondo ha bisogno (Testimonianza);
- esprimendo un dilatato servizio per rispondere alla società civile che oggi chiede un supplemento di impegno per alcune carenze e piaghe che l'affliggono (fenomeni di emarginazione, sottosviluppo, degradazione, droga, violenza... (Impegno);
- raccogliendo l'invocazione di un «senso ulteriore» per tutti gli sforzi dell'uomo, come una richiesta che essa può interpretare (Profezia).
* Tutto ciò non è per pochi momenti né facile. La comunità cristiana non disarma però di fronte ai propri limiti e alla grandezza dell'impresa; ripone la sua fiducia in colui che ha vinto il male nella sua forma più radicale.
* Agli interrogativi espressi all'inizio di questo capitolo possiamo ora rispondere con alcune affermazioni di principio:
- l'agire pastorale oggi è frutto di tutta una comunità ed a favore di tutta la comunità umana ed ecclesiale;
- il territorio non è soltanto il «luogo» geografico dove annunciare il Vangelo, ma è una mediazione storica attraverso cui l'intervento salvifico di Dio giunge agli uomini di oggi per rispondere alle loro attese e possibilità di liberazione e di salvezza;
- l'attenzione al territorio comporta un tipo di pastorale in genere, e giovanile in particolare, che pone di fronte a delle sfide inedite e ad atteggiamenti nuovi, specie se per vocazione si è operatori «popolari» e giovanili: fare evangelizzazione in modo che diventi comunione e cultura, e costruire una convivenza umana aperta all'annuncio del Vangelo.

 

3. La comunità salesiana nel territorio

La sensibilità per l'inserimento nel territorio è connaturale alla missione salesiana e al suo spirito di servizio ai giovani, ai poveri e al ceto popolare.

1. ALLE SORGENTI DEL CARISMA

1.1. Intuizioni generali

Sarebbe vano cercare nella biografia e nella storia di Don Bosco valutazioni esplicite circa il tema che stiamo esaminando. Presenza e partecipazione nel territorio sono problemi attuali di una società complessa e diversificata.
Sono però presenti nella sensibilità e nella prassi pastorale di Don Bosco intuizioni geniali che fanno percepire l'importanza di sviluppare oggi alcuni «semi» lanciati da lui.

1.2. Scelte pastorali di don Bosco

Più a monte, alcune scelte operative di Don Bosco, ispirate al Vangelo, ma anche maturate nell'attenzione alla società in cui doveva annunciare Gesù Cristo, illuminano il problema che oggi preoccupa i salesiani. Ne indichiamo alcune.
* La scelta educativa: fare educazione diretta è un cammino per proporre la fede; è anche il modo di servire la società e lo stato.
* La scelta di una corretta laicità, manifestata in molti detti e fatti. Ne scegliamo quattro tra i più significativi.
- Il primo è il rispetto delle leggi civili e l'adeguamento ad esse: «Ci chiederanno che i nostri insegnanti siano laureati? Noi li manderemo alle università». I consigli ricevuti da Don Bosco dalle stesse autorità civili ed ecclesiali nell'atto di fondare la Congregazione orientavano ad una presenza e ad un'animazione nuove nel contesto della società italiana.
- Il secondo è la stesura secolare del sistema preventivo per farlo conoscere alle autorità. La necessità di adattarsi all'ambiente del risorgimento, il bisogno di far penetrare ovunque le sue intuizioni educative, ma più ancora la convinzione che dal Vangelo provenivano valori che si potevano proporre ad ogni uomo di buona volontà secondo i suoi legittimi ideali, che hanno fatto comprendere l'opportunità di un dialogo che non mancava di aspetti angolosi e difficili.
- Il terzo è l'attenzione ai campi culturali e ai temi dell'uomo (lavoro, emigrazione, istruzione popolare, emarginazione) come luoghi di un'evangelizzazione che includeva sempre la promozione attraverso soluzioni tecniche e temporali.
- Il quarto e più globale è la configurazione della sua Congregzione (sacerdoti e laici), la definizione della missione affidatale, il modello pedagogico (umanistico-cristiano) e la preferenza per certe strutture operative (oratorio, scuole professionali e agricole...).
* La scelta popolare che lo ha reso attento agli adulti del ceto comune e alle masse dei poveri e dei bisognosi. La preferenza dimostrata nel percorrere le vie «comunitarie»anziché quella delle strutture politiche, un uso sorprendentemente moderno della comunicazione sociale, l'attenzione ai fenomeni sociali che avevano luogo nel suo contesto (l'emigrazione!) lo ha collocato con autorevolezza ed efficacia nel cuore dei problemi della gente.
* La scelta dell'ampia collaborazione, cioè delle istituzioni educative pastorali di porte aperte. L'oratorio ne è il tipo. Istituzioni dove potevano approdare benefattori, collaboratori, autorità, curiosi, ospiti di riguardo, genitori.

2. LA PRASSI PASTORALE DELLA CONGREGAZIONE

Ci sono realizzazioni tipiche in cui si concentra uno spirito. Ne elenchiamo alcune.

2.1. L'oratorio centro giovanile

È presenza pastorale e opera di quartiere: casa, parrocchia, scuole e cortile per coloro che vogliono accedere e costruire una comunità. Sbaglierebbe chi lo considerasse senza identità religiosa; ma sbaglia ugualmente chi non coglie la sua dimensione di punto di ampia aggregazione di persone (giovani e adulti) proprio in nome del proposito pastorale. «Un semiologo insospettabilmente `laico' è giunto a rilevare che Don Bosco inventa con l'oratorio non solo un nuovo modo di aggregazione, ma un modo alternativo e avveniristico di fare comunicazione sociale» (ACG 313, aprile- luglio 1985, p. 7).
L'importante è rilevare che l'oratorio è «il tipo» di ogni presenza salesiana.
Le sue possibilità di aggancio con questo si possono raccogliere attorno a tre nodi:
- lo «stile» dell'oratorio,
- l'inserimento nella Chiesa,
- i servizi al territorio.

* Riguardo allo stile richiamiamo alcune caratteristiche.
- Fare dell'oratorio-centro giovanile un ambiente di larga convocazione: l'oratorio- centro giovanile si qualifica per la capacità di interessare i ragazzi e i giovani, e di rivolgersi ad essi attraverso un'immagine e un linguaggio che svegliano aspettative.
- Ravvivare il senso missionario per cui ci si rivolge con l'annuncio del Vangelo anche a chi non ha esplicitato ancor una scelta cristiana, e si cerca il contatto con i ragazzi e i giovani che non si avvicinano spontaneamente.
- L'accoglienza: la familiarità da parte degli animatori che si interessano della vita e della condizione di ogni giovane che arriva; l'invito alla partecipazione con chiarimento della finalità dell'ambiente.
- L'adeguamento delle proposte educative ai giovani e all'ambiente del quartiere (sport, attività di tempo libero, espressione, ecc.).
- Applicare un itinerario di crescita adeguato ad un ambiente di larga aggregazione a allo stesso tempo con precisa identità. I suoi momenti liberi potrebbero essere precisati in questa forma:
- liberazione dall'alienazione e dalla superficialità che il primo accesso ad un'attività porta, in forza delle abitudini e degli stimoli ambientali (cf. sport, cinema, espressione, ecc.);
- umanizzazione attraverso la ricerca dello sviluppo della persona nella sua integrità psico-fisica e la scoperta dei valori e del senso della vita;
- comunicazione interpersonale e capacità di incontro e collaborazione;
- socializzazione che fa prendere coscienza del nostro essere e agire con gli altri e per gli altri e superare la fase della ricerca del trattenimento e dello svago individuale;
- impegno cristiano, per cui cerchiamo di permeare le attività dello spirito del Vangelo.
- Favorire la partecipazione dei giovani: il criterio che deve guidare è affidare loro tutto quello che sono capaci di portare avanti. Nell'oratorio-centro giovanile lo sforzo educativo tende a far maturare attraverso la partecipazione sempre più intensa nella vita e nella dinamica del centro.
- Allargare la corresponsabilità degli adulti, facendo dell'oratorio-centro giovanile un modello di istituzione comunitaria partecipativa. Il compito degli adulti è di testimonianza e di sostegno morale, sociale, culturale ed economico. Tra gli adulti la cui presenza consideriamo importante elenchiamo: gli adulti con compiti specifici di animazione; i genitori dei ragazzi, specialmente coloro che desiderano collaborare all'azione educativa; i membri della famiglia salesiana. Tutti coloro che condividono lo spirito di Don Bosco ed esprimono socialmente questo patrimonio partecipano, secondo le proprie possibilità, al dinamismo della presenza oratoriana.

* Riguardo alla comunione con la Chiesa locale sottolineiamo alcune caratteristiche.
- La comunità educativa dell'oratorio- centro giovanile partecipa al Consiglio pastorale della parrocchia e apporta all'insieme della pastorale una particolare sensibilità e una prospettiva giovanile.
- Il Consiglio pastorale della parrocchia favorisce l'azione tra i giovani, coordinando il programma dell'oratorio-centro giovanile con le altre presenze, azioni ed esigenze pastorali.
- Quando gli oratori operano in parrocchie affidate ai salesiani stabiliamo una reale integrazione di programmi, come esigenza di unità del progetto pastorale della comunità.

* Riguardo ai servizi specifici al territorio, che l'oratorio può prestare oltre a quello che lo qualifica, rileviamo:
- l'aiuto all'analisi della condizione giovanile locale;
- il sensibilizzare giovani e adulti alle problematiche di chi abita vicino a noi;
- le iniziative varie e libere a favore dei bisognosi, attraverso i gruppi;
- la testimonianza e difesa dei valori umani e religiosi;
- lo spazio dato nell'oratorio alle realtà e ai problemi del territorio. A seconda delle persone disponibili e delle loro scelte, delle situazioni oggettive e della loro complessità, si possono ipotizzare presenze di professionisti, responsabili locali di istituzioni sociali ed educative, animatori nel settore della comunicazione sociale, soprattutto se di ispirazione cristiana;
- il collegamento con le altre agenzie di socializzazione ed educazione: la famiglia, l'ambiente scolastico o di lavoro;
- la presenza nella struttura medesima dell'oratorio di servizi promozionali, richiesti dalla comunità: assistenza scolastica, consultori, orientamento professionale e vocazione;
- l'offerta di opportunità di confronti e crescita culturale a tutta la gioventù e popolazione del territorio, attraverso le strutture e risorse dell'oratorio (conferenze, giornate, iniziative culturali, festivals, teatro, ecc.).

2.2. La parrocchia

L'inserimento nel territorio riguarda quattro nodi:
- la forma della comunità cristiana;
- l'annuncio del Vangelo e il dialogo religioso;
- la partecipazione nella vita del quartiere;
- i «servizi» o contributi particolari.

* Riguardo alla «forma» della comunità
cristiana va sottolineata l'importanza di alcuni elementi.
- Costruire la comunità come realtà esternamente percettibile, con coscienza del valore originale di cui è portatrice e della sua missione di servizi.
- Instaurare uno stile «partecipativo»: il dialogo interno della comunità cristiana educa i cristiani ad avvicinare gli altri senza pregiudizi e senza paura delle idee.
- Incorporare alle celebrazioni liturgiche e sacramentali le aspirazioni, i timori, le speranze della vita quotidiana della comunità umana.
- Rassodare convinzioni sul ruolo della comunità di fede nel territorio: luogo di comunicazione e di compagnia.
- Curare la maturazione socio politica delle persone e della coscienza comunitaria, secondo le raccomandazioni della Chiesa. In questa linea vanno gli sforzi per svegliare la responsabilità politica dei fedeli; educare gli atteggiamenti che costruiscono la comunità e ai valori che la rendono più umana; offrire ai fedeli la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa; stimolare a partecipare attivamente a tutto quello che va in favore dell'uomo e a saper discernere le scelte secondo le preferenze evangeliche.

* Riguardo all'annuncio del Vangelo sottolineiamo l'incidenza che sul territorio ha:
- l'essere disponibile verso chiunque (persone o gruppi) voglia approfondire il tema religioso;
- adoperare un linguaggio di evangelizzazione comprensibile da tutti in gesti e parole;
- sforzarsi di raggiungere il più grande numero, andando incontro anche ai più lontani;
- inserire l'azione pastorale nella cultura popolare e fare aggancio con le sue manifestazioni: la religiosità popolare, le tradizioni, i valori tipici del popolo;
- prendere parte ad una pastorale di zona quando questa si presenta come il canale più opportuno per convocare e impegnare la gioventù o altre categorie.

* Riguardo alla partecipazione nella vita del quartiere rileviamo il bisogno di:
- condividere i problemi della gente più umile;
- dare un contributo specifico di competenza educativa e di esperienza giovanile,nel presbiterio e nelle istituzioni civili;
- partecipare nelle strutture e negli organismi del quartiere;
- curare la formazione degli educatori cristiani che operano in istituzioni statali;
- valorizzare i rapporti con gli ambiti, leistituzioni, le iniziative di educazione e di promozione che esistono nella parrocchia, particolarmente dove ragazzi e giovani confluiscono. Ogni iniziativa a favore della gioventù, coordinata o no direttamente dalla parrocchia, deve suscitare in noi particolare interesse.

* Riguardo ai servizi o contributi particolariche, oltre a quelli che, le sono propri (evangelizzazione, catechesi), la parrocchia può dare al quartiere, accenniamo a:
.- servizi di formazione e consulenza alle famiglie;
- sensibilizzare i genitori e gli adulti sui problemi giovanili e sulla loro responsabilità nella comunicazione della fede e dei valori alle nuove generazioni;
- predisporre un ambiente aperto ai giovanidel territorio e per gli adulti che vogliono coinvolgersi in iniziative valide;
- rafforzare e rinnovare l'intervento sull'area caritativo-assistenziale sia a favore dei vicini, sia per solidarietà con i lontani; istituireiniziative culturali, collegate e compatibili con la missione e le risorse della comunità (manifestazioni artistiche, dibattiti, incontri...);
- rivolgere un'attenzione continua ai ragazzi e ai giovani che restano ai margini delle proposte anche le più semplici, rilevando periodicamente con gli strumenti più idonei la realtà giovanile, quella dell'indifferenza sul piano religioso, sociale e politico, quella dell'emarginazione (droga, prostituzione, alcoolismo);
- coinvolgere coloro che hanno peso sociale, responsabilità civili ed ecclesiali, perchè intervengano tempestivamente su tutto ciò che genera disadattamento ed emarginazione;
- suscitare centri di informazione e iniziative di accoglienza per le situazioni di emarginazione.

2.3. La scuola salesiana

L'inserimento della scuola nel territorio riguarda tre nodi:
- le scelte che opera in quanto scuola;
- l'inserimento nella Chiesa locale;
- i collegamenti con le istanze del territorio.

* Riguardo alle scelte di destinatari, di orientamenti educativi e di indirizzi, sottolineiamo l'importanza di:
- privilegiare quei curricoli, specializzazioni e programmi che rispondono alle necessità dei giovani della zona;
- aprirsi a tutte le classi sociali, dando preferenze agli ambienti e ai giovani bisognosi, nel senso più ampio del termine;
- escludere ogni condizione discriminatoria, richiedendo soltanto disponibilità verso i valori che il progetto educativo propone;
- privilegiare il criterio della promozionedi tutti su quello della selezione dei migliori; tale criterio porta a differenziare gli interventi, orientando opportunamente i ragazzi verso i diversi tipi di scuola; a scegliere ritmi, metodi e programmi adeguati alla capacità dei singoli, a preoccuparsi di seguire con amore gli ultimi;
- costituirsi come «comunità educativa con possibilità di partecipazione da parte di collaboratori laici e genitori, favorendo l'associazione di questi ultimi;
- dare rilevanza ai fenomeni della cultura propria del posto.

* Riguardo all'inserimento nella Chiesa locale, che è nel territorio l'interlocutrice più completa e totale dal punto di vista cristiano e di cui la scuola cattolica e salesiana è espressione, vogliamo sottolineare il bisogno di:
-inserire il progetto educativo della scuolanel piano pastorale della diocesi;
- coordinare il proprio lavoro con le altre forze cristiane che operano nell'educazione dei giovani;
- assumere i criteri di azione educativa proposti dalla Chiesa locale e partecipare agli organismi che animano la pastorale scolastica;
- esprimere comunitariamente l'appartenenza alla Chiesa, attraverso gesti proporzionati al livello di fede raggiunto dalla comunità educativa e secondo l'orientamento pastorale locale;
- collaborare nelle Chiese locali in quei settori in cui si richiede la sua capacità professionale: educazione permanente, servizi di orientamento per i giovani, ecc.;
- partecipare al Consiglio pastorale dove si studiano e si risolvono i piani di azione della comunità parrocchiale o zonale.

* Riguardo al collegamento diretto con le istanze del territorio, vogliamo elencare alcune modalità a mo' di esempio:
- diventare centro di animazione e di servizi culturali ed educativi per il miglioramento dell'ambiente, secondo quello che la situazione richiede;
- mostrare disponibilità di persone e di locali per servizi di promozione degli adulti;
- formare coscienza sulla necessità e la giustizia di un sistema scolastico integrato (scuole statali e non), pluralistico e libero;
- collaborare nelle iniziative comuni a tutela della professionalità dei docenti, a favore dei diritti dei genitori e degli allievi;
- mantenere il dialogo con le altre istituzioni educative del quartiere riguardo ai problemi giovanili, agli indirizzi educativi e all'aggiornamento didattico;
- stabilire collegamenti di appoggio e collaborazione con le forze vive e significative del quartiere (mondo del lavoro, centri di cultura);
- favorire larghe organizzazioni di base, capaci di influire per il loro numero e autorevolezza sulla formazione del consenso, particolarmente quando si tratta di disporre di strutture legali e spazi pubblici per l'educazione e per la cultura giovanile.

2.4. Il centro di formazione professionale

Oltre ai collegamenti e interventi che sono stati elencati precedentemente per le altre presenze, possibili anche ai centri di formazione professionale, se ne rilevano altri riguardanti:
- la formazione dei giovani lavoratori;
- la pastorale del lavoro;
- il dialogo con le forze del territorio.

* Riguardo alla formazione dei giovani lavoratori sottolineiamo l'importanza che per il territorio ha:
- offrire una «cultura professionale», intesa come capacità di partecipazione al controllo del processo produttivo con alto livello di consapevolezza politica nel senso più pieno;
- abilitare alla lettura e all'analisi dei fenomeni umani e sociali che si verificano nell'area del lavoro;
- creare un ambiente in cui abbondino gli stimoli per un'interiorizzazione gioiosa dell'etica del lavoro;
- dare, secondo il criterio preventivo, una precisa attenzione ai rischi che comporta per i giovani un'educazione ispirata soltanto dal clima e dai rapporti di produzione: liberare dunque l'educazione al lavoro dalla logica della produzione; portarla verso un reale interesse umanistico;
- aiutare a interiorizzare, con tutti gli elementi precedenti e con gli orientamenti sociali della Chiesa, una K visione cristiana» del lavoro e dei fenomeni ad esso collegati;
- valorizzare al massimo le condizioni in cui la comunità educativa svolge la sua azione: l'intervento prevalente dei tecnici e la presenza di una certa sana conflittualità inerente al contesto lavorativo che educa positivamente ad un giusto confronto;
- sottrarre al rischio di unilaterale indottrinamento ideologico;
- infondere il giusto senso della solidarietà e della dimensione collettiva di ogni problema, che è connaturale al mondo del lavoro;
- educare al rapporto giusto della persona con il lavoro e del lavoro con gli altri valori della vita e del contesto sociale.

* Per ciò che riguarda la partecipazione ad una pastorale del lavoro, vogliamo indicare questi punti:
- sensibilizzare la comunità cristiana al valore e ai problemi del lavoro: la pastorale del lavoro, piuttosto che un settore staccato, è una prospettiva che ogni Chiesa locale deve assumere per esprimere atteggiamenti di ascolto, di comprensione, di dialogo e di impegno in una società trasformata e segnata dal lavoro;
- far conoscere la figura del tipo di religioso laico, che si propone di lievitare il lavoro col Vangelo attraverso la sua competenza tecnica e pastorale;
- essere presenti negli organismi che coordinano in generale la pastorale in questo ambito e, in forma particolare, le iniziative di educazione e promozione;
- collaborare alla riformulazione catechistica e celebrativa, secondo la sensibilità, il linguaggio e le esperienze del mondo del lavoro, affinché il Vangelo non appaia alieno a questo mondo;
- dare il proprio contributo alla preparazione dei testi di insegnamento religioso e alla qualificazione degli insegnanti di religione e animatori pastorali dei centri di formazione professionale;
- mantenere il dialogo e il contatto con i movimenti cristiani impegnati in questo mondo e con le persone inserite attivamente in organizzazioni non confessionali;
- introdurre i giovani nei suddetti movimenti per una migliore preparazione specifica all'intervento cristiano sociale e politico;
- lo sforzo da parte della comunità educativa di ripensare il rapporto tra fede e politica, fede ed etica del lavoro, fede e fenomeni culturali di questo mondo.

* Infine, riguardo al dialogo con le forze del territorio, sottolineiamo l'importanza di:
- confrontarsi con tutte le agenzie che nelle diverse sfere della vita civile e politica elaborano «cultura del lavoro»;
- dialogare particolarmente con le organizzazioni che meglio esprimono le giuste aspirazioni delle classi lavoratrici e ne servono gli interessi nel quadro del bene comune;
- mantenere il contatto, anche ai fini dell'aiuto ai giovani e della loro educazione, con le forze produttrici di beni, di tecnologie, di norme e di modelli sociali per l'ambito del lavoro;
- intervenire negli organismi di quartiere con il contributo della propria competenza;
- collaborare per diagnosticare la condizione dei giovani di fronte all'apprendimento del lavoro e soprattutto di fronte ai fenomeni di occupazione e disoccupazione giovanile;
- dare il propria contributo per affrontare e risolvere insieme ad altre forze il problema della disoccupazione giovanile attraverso opportune iniziative (cooperative, nuove aree di occupazione, banche del lavoro).

2.5. Nuovi tipi di presenza

Nessuna delle presenze precedentemente studiate si disinteressa dei problemi riguardanti l'ambiente umano circostante, la qualità della vita e i fenomeni di emarginazione che ci sono nel territorio. Ma ciascuna ha una propria finalità specifica, attorno alla quale si concentrano le principali iniziative e si sviluppano le attività.
Nel territorio immediato e ampio sono sorti nuovi bisogni e nuove piaghe: immigrazione illegale, sfruttamento del lavoro minorile, droga, ragazzi vagabondi e abbandonati, delinquenza e prostituzione, disoccupazione.
Ad alcune di queste piaghe si risponde ancora da parte delle istituzioni educative e pastorali allargate nelle loro prospettive e rinnovate nei loro interventi. Per altre bisogna pensare ad un intervento specifico con modalità particolari, a nuovi punti di riferimento per l'organizzazione delle iniziative.
Data la diversità dei destinatari e dei programmi di queste presenze, non è possibile offrire un quadro unico di suggerimenti concreti per intervenire sull'ambiente del territorio più in là del recupero dei singoli. Ne enunciamo alcuni che provengono dall'esperienza in atto:
- acquisire e diffondere una conoscenza del fenomeno dell'emarginazione, nella cui soluzione la comunità è impegnata;
- informare per prevenire: far prendere coscienza alla popolazione delle radici di una particolare forma di emarginazione o devianza e delle misure per far prevenire il fenomeno;
- motivare ed organizzare un'ampia collaborazione volontaria, specialmente giovanile, per arginare la diffusione del male e aiutare coloro che ne sono vittime;
- sensibilizzare gli organismi civili e politici e gli ambienti di Chiesa per opportuni interventi da parte di ciascuno;
- collegarsi con le istituzioni educative per una loro collaborazione specifica, offrendo la propria consulenza;
- elaborare organicamente la propria esperienza a beneficio di altri desiderosi di operare nello stesso settore;
- motivare gli ambienti di reinserimento (lavoro, comunità, istituzioni) per l'accoglienza di coloro che escono da una situazione personale difficile.