I nuovi orchi


Gioia Quattrini

(NPG 1999-01-2) 


Nel centro di Manila c’è un bar. All’improvviso l’irruzione delle autorità filippine spalanca le porte di uno scantinato sull’orrore e la pietà. Il primo, l’orrore, ha l’aspetto per bene di undici «padri di famiglia», sei tedeschi, quattro giapponesi e un italiano. La seconda, la pietà, ha il volto spaurito di undici bambini tra i dieci e i quattordici anni, completamente nudi. Come anche gli undici «padri di famiglia», del resto.
Em ha quindici anni e lavora nel quartiere di Patpong, il quartiere a luci rosse di Bangkok. Ogni notte incontra più o meno dieci uomini, di solito tra i cinquanta e i sessanta anni, per circa cinquantamila lire. Si imbottisce di gin e valium per sopportare la notte. Quando l’alba si affaccia nel tugurio la sorprende svuotata nell’animo e ferita nel corpo. Questa incredibile realtà ha un nome: turismo sessuale.
A praticarlo sono cittadini qualsiasi, uomini d’affari, militari, clienti locali o turisti. Versione moderna degli orchi delle favole. Le motivazioni, abbiette fino all’osso, vanno dalla «semplice» curiosità alla convinzione che nei rapporti con i minori sia scongiurata la paura dell’AIDS.
Ecco alcune cifre: dodici milioni di clienti alla settimana. Un business da cinque miliardi di dollari all’anno. Mete preferite il Sudest asiatico e il Brasile: Hong Kong, Bangkok, Rio. Secondo la Commissione d’inchiesta brasiliana gli italiani sono al secondo posto, dopo i tedeschi, per richiesta di prestazioni minorili. Non c’è che dire. Un’ottima qualificazione nella classifica della vergogna.
La decisione di attribuire una qualche responsabilità di questo mercato infame provoca solo l’imbarazzo della scelta. Certo non ci sarebbe offerta se non ci fosse richiesta, come le leggi elementari di ogni mercato insegnano. Dunque la richiesta e intorno a questa, per quanto possa risultare incredibile, si muovono guide turistiche «specializzate» e di certo fuori dai canali ufficiali, aggiornate sulle località che possano offrire maggior possibilità di scelta e sul listino prezzi con le occasioni più convenienti. Una volta introdotti poi nell’ambiente giusto e dopo la consultazione di un menù con foto di adolescenti nudi con relative tariffe accanto, in mezz’ora si può ottenere la consegna della «merce» direttamente nella propria camera d’albergo. L’industria turistica di massa provvede al trasporto di questi spregevoli mercanti con aerei ordinari senza minimamente insospettirsi sulla composizione unicamente maschile dei voli che compiono sempre e solo certe tratte. A fingere di non vedere si aggiungono anche i paesi poveri dove avvengono simili compravendite. Essendo il turismo la loro fonte indispensabile di guadagno, non farebbero mai nulla per scoraggiarlo.
Il massimo rischio per chi viene sorpreso con un minorenne è in questi paesi soltanto una multa in denaro, neanche troppo salata per le tasche occidentali.
Non solo. La possibilità di punire, una volta tornato in patria, chi ha compiuto un simile reato, esiste solo in Francia, Germania, Norvegia, Belgio, Svezia, Danimarca, Australia e Nuova Zelanda. Nel resto del mondo, come in Italia, nessun provvedimento. Insomma, troppi occhi bendati, troppe orecchie turate.
Nonostante questo, qualcuno che ci vede e ci sente benissimo c’è: ECPAT- ITALIA, Campagna internazionale contro la prostituzione infantile legata al turismo. Per informazioni: tel. 06/4819183-485534.