I giovani e la notte

Inserito in NPG annata 1998.

 

I luoghi dell'animazione /4

Mario Pollo

(NPG 1998-04-51)


I PERCORSI DELLA NOTTE

I giovani e la nuova frontiera della notte

Come ogni nuova frontiera, la notte è anche un luogo del mistero, in cui aleggiano sogni e incubi, promesse e minacce, realtà e irrealtà, e in cui permangono tracce profonde delle antiche concezioni umane della notte che, forse, sono radicate nelle profondità archetipe della persona umana.
La coppia giorno/notte attrae, infatti, su di sé una parte dei caratteri tipici delle coppie chiaro/scuro, luce/ombra, bene/ male. Non è un caso che la coscienza sia associata al diurno e al solare, mentre l’inconscio sia associato al notturno e al lunare; il bene alla luce e al giorno, mentre il male al buio e alla notte.
Apollo e Dioniso si fronteggiano come opposti dal versante diurno e da quello notturno.
La notte, come la nuova frontiera, in quanto intrisa di mistero, è un luogo di possibile avventura, di ricerca di ciò che il diurno, al pari dello spazio civilizzato, solitamente non offre. Spesso però il fatto che la notte sia stata già in parte colonizzata, e quindi il modo di viverla sia stato istituzionalizzato e organizzato, lascia inevasi i sogni di avventura, se non all’interno dei sempre più angusti luoghi della trasgressione.
Inseguire i giovani nel territorio della notte significa di fatto esplorare uno dei luoghi in cui si gioca la cultura sociale del futuro, in cui si dipana l’intreccio tra la persistenza di una concezione che affida all’uomo la scoperta del senso della vita nel confronto tra gli opposti e nella discontinuità del tempo, con quella fondata sull’abolizione degli opposti e sulla continuità di un tempo monotonamente uguale a sé in ogni istante, che non produce più alcun senso se non ai suoi limiti estremi dove la civiltà si apre sugli abissi della distruttività.
Esplorare la notte significa, di fatto, percorrere i sentieri ancora in gran parte ignoti di una mutazione antropologica profonda che sta attraversando la modernità.

I confini della notte

C’è una grande varietà di confini tra la notte e il giorno. Alcuni di essi sono esclusivamente legati al tempo dell’orologio, cioè al tempo sociale, mentre altri sono legati al tempo noetico, ovvero al senso che acquisiscono per l’esistenza.
A questo secondo tipo di confine della notte appartengono alcune esperienze di giovani sia maschi che femmine.
Ad esempio, per un giovane piemontese ci sono notti che non finiscono mai perché il loro ricordo, la magia che hanno prodotto attraverso momenti emotivamente forti e significativi, continua a rimanere come qualcosa di indelebile nella sua memoria; mentre, al contrario, per lo stesso giovane ci sono notti che non sono nemmeno cominciate e, quindi, che non sono nemmeno esistite. Per una giovane, invece, la notte comincia solo quando lei inizia a sentirsi diversa da come si sente durante il giorno, e questo può avvenire alle undici come all’una di notte.
Infine vi sono giovani, maschi in prevalenza, che affermano che i confini della notte sono disegnati dall’intensità del divertimento, dello sballo e della trasgressione, e che vi sono in realtà due notti. La prima che dura sin verso l’una o le due, ed è quella meno significativa, la seconda che va dall’una o dalle due sino all’alba, ed è quella più trasgressiva e in cui ci si diverte di più. Questa notte ha il suo zenit intorno alle due-tre e vede l’irrompere nelle discoteche di persone diverse da quelle che erano presenti nelle ore precedenti e che ricercano esplicitamente la trasgressione e lo sballo.
All’esperienza del tempo dell’orologio, ovvero del tempo sociale, appartengono invece la maggior parte delle esperienze del confine della notte raccontate dalle storie di vita.
In questo caso il confine dell’esperienza della notte è determinato dai limiti imposti dai genitori, e questo accade maggiormente per quelli più giovani e per le femmine, e dal fatto che gli impegni di lavoro o di studio costringono alcuni a contenere la perdita del sonno.
Accanto alle storie di vita dei giovani che vivono l’esperienza della notte, ne sono state raccolte alcune di giovani che la notte preferiscono dormire e per i quali questo arco di tempo non ha alcun particolare valore.
Anche se si tratta di una minoranza, queste storie indicano la complessità e la varietà del mondo giovanile, che più che a un modello culturale unico rimanda a una pluralità di modelli.
Al di là, comunque, dei diversi vissuti della notte che sono stati raccolti, risulta molto chiaro che il confine culturale della notte si è spostato verso le ore più tarde, mentre spesso nel suo versante opposto si prolunga al di là dell’alba all’interno delle luci del giorno.
Qualche volta poi prosegue con il non rientro a casa e con il dormire in macchina o sulla spiaggia.
Di solito sono i giovani maschi che prolungano la notte nel giorno, anche se non manca qualche ragazza che fa altrettanto.

Le offerte della notte

La grande maggioranza delle storie di vita propone una percezione della notte come di un luogo del tempo esistenzialmente diverso da quello del giorno. I motivi che sono alla base di questa diversità sono sostanzialmente quattro:
– la possibilità per le persone di superare i comportamenti connessi ai propri ruoli sociali e al proprio status, e di essere quindi meno soggette alle norme sociali. La maggioranza dei giovani intervistati afferma infatti che la notte offre alle persone che la vivono un palcoscenico in cui è possibile spogliarsi dal proprio ruolo sociale, vestirsi in un modo diverso, comportarsi in un modo diverso da come ci si comporta nella scena diurna. La liberazione dai propri ruoli diurni si compie all’interno della percezione che durante la notte si è più liberi, in quanto essa è un luogo separato, sottratto alla piena visibilità sociale e in cui quindi si possono fare cose che di giorno non si farebbero e che sono al confine della trasgressione;
– l’offerta della notte di energia, tranquillità e serenità alle persone che la vivono. Ancora più presente dell’esperienza dell’aumento della propria vitalità è quella del vivere nella notte di uno stato di maggiore tranquillità, di serenità e di concentrazione. La notte è anche un luogo dove lo stato di calma e di serenità rende possibile la contemplazione del cielo o del mare come via all’affrontare i propri problemi interiori. Nella notte è sentita molte volte la presenza del mistero, e questo aumenta il potere ammaliante che essa ha per alcune giovani. Mistero che si svela anche nell’espressione di alcuni paradossi, come quello della ragazza che afferma che la notte è luce e che la notte è diversa dal buio che è nero: una differente esperienza estetica e sociale dello spazio urbano. Per qualche giovane la notte diventa, con la sua oscurità che avvolge, una sorta di grembo materno, un piccolo mondo che protegge e in cui è inibito l’accesso agli altri. Un mondo in cui si può sperimentare un vago sentirsi imortali e in cui si possono fare cose con la macchina o la motocicletta che di giorno non si fanno, nonostante non sempre queste esperienze abbiano per chi le fa un esito positivo;
– molte storie di vita esprimono una sorta di ammaliamento della notte che rende le città, il cielo, l’aria e le cose in genere più belle e interessanti. Le città diventano più quiete, il caos del traffico scompare, alcune case e palazzi con la luce artificiale diventano più belli, e molti giovani hanno la sensazione di abitare una città più umana e vivibile. È quindi molto comune la sensazione che la notte offra la possibilità di uno sguardo diverso allo spazio urbano e naturale che ne svela quel volto che la convulsione delle attività diurne sembra nascondere;
– una maggiore possibilità di socializzazione. Come si è visto, il popolo della notte secondo il punto di vista di molti intervistati è formato da persone molto diverse da quelle che formano il popolo del giorno. Diverse perché, come già detto, la notte cambiano identità e diventano più visibili. Nella notte, soprattutto nei luoghi in cui essa si svolge, essenzialmente pub e discoteche, i rapporti sociali sono più facili perché le persone sono maggiormente disponibili a dialogare. Qualche intervistato afferma addirittura che di notte riesce ad avere rapporti con delle persone che di giorno non riuscirebbe a sopportare.
Vi è anche però chi dalla notte è inquietato o a cui la notte non dice nulla di particolare, e preferisce di gran lunga il giorno e la luce.
Anche se si tratta di una piccola minoranza, presente sia tra i maschi che tra le femmine, essa è comunque significativa e conferma quanto già detto intorno alla frammentazione dell’universo culturale giovanile. C’è poi da sottolineare che i vissuti della notte da parte delle ragazze sono più profondi e articolati di quelli dei ragazzi, e che quindi la loro esperienza della notte appare, dal punto di vista esistenziale, più ricca.
Tuttavia, al di là della diversa profondità, le esperienze della notte da parte dei maschi e delle femmine sono simili relativamente al modo di percepire i quattro elementi che la caratterizzano.
Oltre alla differenza di genere, nella notte vi è quella tra adolescenti e giovani. Infatti i primi affidano di più alla notte la ricerca del puro divertimento e del fascino intrigante dell’incontro con una realtà per loro nuova che, anche se a volte strana e imprevedibile, li affascina. C’è chi affida a questo incontro con la notte addirittura un carattere di formazione personale, magari attraverso le esperienze che nella notte fanno soffrire.

La notte e la trasgressione

La forme di trasgressione che caratterizzano l’esperienza della notte dei giovani sono molto diverse tra i maschi e le femmine, al di là del fatto che in molti casi nelle storie di vita i protagonisti delle stesse descrivono il loro atteggiamento verso le trasgressioni come quello di spettatori e di testimoni, in quanto si limitano a raccontare ciò che di trasgressivo vedono fare agli altri giovani.
È questo un fatto caratteristico delle ricerche intorno ai comportamenti trasgressivi e/o devianti dei giovani, che si verifica per due ordini di motivi.
Il primo motivo è la prossimità della grandissima maggioranza dei giovani con fenomeni trasgressivi quali il consumo delle droghe. È noto infatti che molti giovani conoscono personalmente qualche coetaneo che usa le droghe, e che in certi luoghi il consumo delle droghe è tutt’altro che nascosto.
Il secondo motivo è dato dal desiderio di alcuni giovani di raccontare le proprie trasgressioni senza esporsi alla stigmatizzazione degli adulti o, più semplicemente, per non abbassare l’immagine di sé. Questo fa sì che alcune volte i giovani raccontino, attribuendoli agli altri, i comportamenti che praticano personalmente.
È interessante osservare come questa reticenza si manifesti quasi esclusivamente verso il consumo delle droghe e non verso l’abuso delle bevande alcoliche. Ci sono infatti dei giovani che non esitano a raccontare i loro abusi alcolici, ma che sono alquanto reticenti quando si tratta delle droghe, anche di quelle definite leggere. Questa reticenza spesso li fa cadere in alcune contraddizioni nel corso del racconto o li conduce ad ammissioni indirette.
Tornando al tema più generale, si rileva che tra i giovani maschi le trasgressioni della notte si possono riassumere nell’abuso di alcool, nel fumo di qualche spinello, nella guida rischiosa di motociclette e automobili, nell’abbandono all’euforia, nel modo di vestire, nel fare chiasso per strada e, in alcuni casi, nel consumo di acidi, di anfetamine e di droghe pesanti.
Nonostante la dissimulazione rispetto al consumo personale delle droghe di cui si parlava prima, non sono pochi i giovani intervistati che raccontano il loro consumo saltuario o abituale di droghe, rifiutando però nello stesso tempo l’etichetta di tossicodipendenti.
La motivazione prevalente che viene data per l’uso delle droghe è quella che queste sostanze consentirebbero ai giovani che le assumono di superare i loro limiti psicologici e fisici e, quindi, di comportarsi nella discoteca in modo adeguato agli standard comportamentali che la sottocultura sociale della discoteca ritiene normali.
Oltre a questo, vi è la constatazione da parte di alcuni che se non si consumano queste sostanze si ha l’impressione di essere tagliati fuori e di non divertirsi come gli altri. Sembra che per questi giovani la droga rappresenti una sorta di fusione con le altre persone che condividono con loro l’esperienza della discoteca.
Dall’insieme delle storie di vita emerge il fatto che più delle droghe è diffuso l’abuso di sostanze alcoliche. Per la maggioranza di questi intervistati tale comportamento è abituale all’interno del loro procedere nella notte.
Questo consumo in molti casi non è limitato al momento della discoteca o del pub, ma comincia nel momento della preparazione dell’ingresso nel momento forte del percorso della notte.
Ci sono infatti giovani che prima di andare in discoteca consumano un numero elevato di birre e giustificano questo loro comportamento con la necessità di raggiungere uno stato adeguato di euforia per vivere con pienezza il clima della discoteca. Anche in questo caso la motivazione all’abuso dell’alcool è costituita dalla necessità di adeguarsi agli standard comportamentali presenti in alcune discoteche.
Questo consumo poi prosegue all’interno della discoteca a volte con il consumo di cocktail micidiali, anche se il costo di queste bevande spesso lo limita, oppure induce a uscire nel parcheggio a bere le bevande alcoliche che ci si è portati dietro.
La quantità di alcool consumato varia da quella necessaria al sentirsi leggermente euforici alla ubriacatura vera e propria con le conseguenti forme di malessere.
Tra gli atteggiamenti trasgressivi, oltre al consumo di droghe e di alcool, vi sono quelli legati alla sperimentazione di comportamenti rischiosi.
Tra questi prevale indubbiamente, anche se limitato a una minoranza degli intervistati, quello della guida rischiosa che da alcuni è segnalato come il risultato dell’alterazione dello stato di coscienza prodotto dalla notte, oltre che come il risultato del consumo di alcool e di droghe.
Per questi giovani gioca l’effetto di quella regressione che prima è stata segnalata come il prodotto del potere avvolgente della notte.
Nella lettura delle storie di vita dei giovani che raccontano le esperienze di rischio colpisce l’assenza di qualsiasi forma di paura o di spavento retroattivo e di qualche forma di autocritica o pentimento nei confronti di queste esperienze.
Passando dai giovani alle giovani, la trasgressione della notte si manifesta in forme che si possono definire come più immateriali.
Infatti tra le giovani, accanto ai pochi casi di abuso di alcool e al fumo di spinelli, la trasgressione viene indicata nel lasciarsi andare a fare in discoteca delle cose che di giorno non farebbero mai, nella trasgressione delle regole che fa sì che esse si relazionino con persone con cui di giorno non avrebbero mai alcun rapporto, nell’essere protagoniste di colloqui trasgressivi con i loro compagni della notte oppure nel rientro a casa più tardi dell’orario loro richiesto dai genitori.
In pratica questo significa che per molte giovani la trasgressione si manifesta in un gioco alla cui base vi è una sorta di sfida con se stesse. Per qualche ragazza questa sfida contiene anche la componente sessuale.
L’abuso delle sostanze alcoliche è stato vissuto da alcune intervistate in un modo che sembra avere un carattere di maggior saltuarietà rispetto a quello dei maschi. Anche nel caso delle femmine questo tipo di abuso sembra essere indotto dall’ambiente della discoteca con i suoi riti e i suoi modelli culturali. Tuttavia, nonostante la saltuarietà, alcune volte questi abusi hanno prodotto nelle loro protagoniste una vera e propria ubriacatura.
Dal confronto delle forme di trasgressione maschili e femminili si rileva che, mentre per i maschi essa è sovente legata al consumo di sostanze esterne euforizzanti o nell’euforia mortifera del comportamento rischioso, per le femmine essa è il prodotto di una determinazione interiore che le conduce alla sfida delle convenzioni sociali che segnano la loro vita diurna, anche se in alcune di esse non è assente l’abuso non abituale di sostanze alcoliche.

Il rientro a casa

Su questo aspetto delle storie di vita vi è forse la maggior reticenza. Le testimonianze offerte dai giovani intervistati sono spesso alquanto sbrigative e sommarie o costituite più da teorizzazioni che dal racconto di esperienze vissute.
Tuttavia, nonostante questi limiti, emerge un quadro sufficientemente significativo di come avviene il rientro a casa tra i giovani del campione.
Per prima cosa occorre sottolineare come esista in modo assai diffuso sia tra i maschi che tra le femmine la consapevolezza dei rischi connessi al rientro in macchina a casa dopo aver trascorso la notte in discoteca o al pub.
C’è da dire però che tra i maschi compare un maggior fatalismo che li porta ad accettare il rischio con una certa rassegnazione, oppure a sopravvalutare la propria capacità di controllo delle situazioni di guida in stato di ubriachezza o di alterazione psichica.
Infatti ci sono molti maschi che ammettono di essere rientrati in macchina ubriachi, magari dicendo che quando erano in quello stato guidavano con più prudenza cercando di utilizzare delle strategie particolari per mantenere il controllo della situazione. C’è anche un giovane che afferma con decisione che il controllo è sempre possibile mantenerlo perché, secondo lui, il cervello funziona anche quando uno è ubriaco.
Le ragazze, oltre ad essere meno soggette all’abuso di alcool, hanno un atteggiamento molto più prudente perché guidano loro, oppure perché, quando i loro amici sono ubriachi, o chiedono al padre di venirle a prendere o prendono un taxi o vanno a piedi o, in qualche caso, impongono una guida più prudente a chi guida l’auto.
Nella maggioranza dei casi però dicono che evitano di salire in macchina con persone di cui non si fidano a causa del loro stato di alterazione psicofisica.
Anche se ve ne è qualcuna che tende a sottovalutare gli effetti dell’alcool sulla guida sostenendo che essa dipende maggiormente da fattori individuali, in quanto c’è chi guida in modo pericoloso anche se non ha bevuto, normalmente le ragazze appaiono più prudenti e soprattutto più coerenti nel gestire il rapporto tra coscienza e comportamento.
La differenza nella valutazione e nell’esposizione al rischio tra maschi e femmine è molto netta, e indica chiaramente la presenza tra i maschi di un maggior tasso di autodistruttività e di minor progettualità esistenziale cosciente rispetto alle femmine.

Il vissuto della discoteca al femminile

Il modo di vivere la discoteca è molto differenziato: si potrebbe dire che è frammentato in diversi tipi di esperienza che fanno trasparire quella soggettivizzazione che, come già detto, colloca il mondo giovanile alquanto lontano da quel mondo con stili e modelli di vita unitari e omogenei che i fautori della unitarietà della condizione giovanile sembrerebbero presupporre.
Il modo di vivere la discoteca è diverso a seconda della personalità di chi la vive, del sesso e dell’età.
Tra le femmine sono presenti sei diversi tipi di vissuti.
Il primo vissuto è quello di chi cerca nella discoteca una forma di protagonismo e di espressività sia a livello corporeo che relazionale. Il ballare diventa per qualche ragazza una forma di ricerca di riconoscimento da parte degli altri della propria differenza individuale attraverso un modo personale di interpretare la danza che non la separi dal sentirsi parte di quel tutto che è prodotto dal movimento dei corpi sincronizzato nella musica. Non è perciò casuale che chi vive il ballo in questo modo cerchi anche nella discoteca nuove relazioni con gli altri, e forme relazionali più ricche ed estese di quelle che esistono al di fuori della discoteca.
Il secondo vissuto è quello della discoteca come luogo di gioco con gli amici. Questa esperienza richiede però discoteche non troppo affollate e dove non ci sia una musica martellante e ci siano degli spazi più tranquilli in cui poter stare a riposarsi e a chiacchierare con gli amici.
Il terzo vissuto è quello della discoteca come un mondo a parte, come un luogo cioè in cui ci si può disinibire, e nel ballo liberare la mente dai problemi e dalle preoccupazioni della vita quotidiana. Per poter fare questo alcune delle protagoniste di questo modo di vivere la discoteca avvertono il bisogno di bere qualche bicchiere di più. Si noti che le ragazze che raccontano esperienze di ubriacatura sono maggiormente quelle in età adolescenziale. Spesso le ragazze che narrano questo vissuto esprimono la consapevolezza che questa fuga dal quotidiano è effimera, che dura poche ore e che il giorno dopo tutto rimane come prima.
Un quarto vissuto è quello dell’ascolto della musica nei pub che fanno musica dal vivo o del ballo nella sua dimensione più tranquilla, che più che in discoteca viene sperimentato in locali più tradizionali che hanno la classica pista da ballo e dove si suona musica ballabile.
Un quinto vissuto riguarda la ricerca nelle discoteche, nelle feste trasgressive o negli after hour di incontri con l’insolito e con il diverso. È una sorta di esplorazione di un mondo invisibile al di fuori di questi luoghi e la cui esistenza oscilla tra il reale e il virtuale in modo più netto di quello presente nelle discoteche più normali.
Infine vi è un sesto vissuto, che è quello delle ragazze che non amano la discoteca e preferiscono altre attività, come il cinema, il teatro, i concerti, il chiacchierare con gli amici, l’andare fuori a cena, la lettura o l’immersione nella natura.

Il vissuto della discoteca al maschile

Tra i maschi vi è una tipologia più ristretta di modi di vivere la discoteca che può essere rappresentata dall’insieme di tre diversi tipi di vissuto.
Il primo, molto diffuso, è quello classico di chi ricerca nella discoteca lo sballo, che sovente nasce dalla necessità di ottenere la fusione con gli altri con cui si condivide l’esperienza, o semplicemente dal bisogno di «staccare la spina» e di fare in quel luogo le cose che nella vita quotidiana non si farebbero. Questi giovani affermano che per poter vivere la notte in discoteca hanno bisogno di caricarsi, di bere. Qualcuno ammette l’uso saltuario di spinelli, di ecstasy e altro, dicendo che quando si è in compagnia di altri che sono «sballati», «fuori», è difficile rimanere sobri, anche perché sembra o che gli altri si divertano di più o di non riuscire ad essere in sintonia con l’ambiente.
Per alcuni lo staccare la spina è prodotto dal semplice stare in discoteca, dalla musica e dall’ambiente che è presente in essa.
Per altri giovani invece lo sballo e il vivere intensamente la discoteca necessitano dell’abuso di bevande alcoliche prima e durante il tempo passato in discoteca. C’è qualcuno che va in discoteca praticamente già ubriaco. Ci sono due stereotipi che vengono addotti, se non a giustificazione, perlomeno a spiegazione dell’abuso di alcolici: l’uno che il loro uso è comunque controllato, l’altro che è impossibile vivere la discoteca senza bere.
L’alterazione dello stato di coscienza, sia per questi giovani che si limitano all’alcool che per quelli che usano anche la droga, sembra essere una condizione essenziale per divertirsi e vivere intensamente la notte in discoteca.
Anche se minori come numero, sono comunque assai significative le testimonianze di coloro che raccontano l’uso di droghe per sostenere la loro serata in discoteca o nella sua prosecuzione in un after hour, allo scopo di ottenere una fusione con gli altri che condividono questa esperienza.
Il secondo tipo di vissuto è quello di una piccola parte di giovani, che si potrebbero definire i «pentiti della discoteca». Giovani che in precedenza hanno sperimentato intensamente l’esperienza della discoteca e che, pur ammettendo che si trattava di una esperienza che al momento li prendeva in modo forte, dicono di essersi accorti che non lasciava in loro nulla di sostanzioso, per cui si sono orientati verso altre attività che sono sia di tipo ludico che culturale e sociale, magari di volontariato. In genere questi giovani ricercano oggi delle serate più tranquille in cui possono dialogare con gli amici e fare esperienze costruttive che arricchiscano il loro patrimonio esistenziale.
Il terzo tipo di vissuto è quello dei giovani che alla discoteca preferiscono ascoltare musica e stare con gli amici in luoghi più tranquilli come il pub, la birreria o per strada, oppure scelgono di andare al cinema, a teatro, ai concerti o di dedicarsi alla lettura.
Per molti di questi giovani la relazione con gli amici, lo stare insieme è il momento più gratificante del loro modo di trascorrere la notte. Tra i differenti modi, sia tra i maschi che tra le femmine, di vivere la notte in discoteca, vi è comunque molto spesso la ricerca di un significato esistenziale che la vita quotidiana, nel suo aspetto diurno legato alla coscienza, sembra non riuscire ad offrire.
Si tratta di una ricerca che non trova mai la sua fine, e che anzi più si avvale di sostegni esterni come un particolare tipo di musica, l’alcool e le droghe, più svuota i giovani che la vivono della capacità di cogliere il significato e la bellezza della vita. I giovani che riescono a rendere consapevole e critico questo senso di vuoto, e che sembrano essere una minoranza, abbandonano solitamente la frequentazione della discoteca e scoprono altri modi per divertirsi e vivere la notte.
Altri, invece, spostano sempre di più i confini della trasgressione attraverso cui cercano di trovare quel qualcosa di indefinito che potrebbe miracolosamente riempire di significato la loro vita.
Infine occorre sottolineare che il quadro che emerge da queste storie di vita non è estensibile genericamente a tutti i giovani, perché la scelta di questo campione è stata fatta in prevalenza tra i giovani che normalmente frequentano le discoteche e gli altri luoghi della notte. Le storie di vita riflettono perciò solo il vissuto di quella parte dei giovani – che, come già accennato, sono una minoranza – che vivono la notte nella discoteca o che l’hanno vissuta, anche se non mancano alcune testimonianze di giovani che vivono la stessa notte in modo assai differente.

I TESTIMONI DELLA NOTTE

I confini della notte

I genitori che hanno i figli che frequentano le discoteca indicano a livello cronologico l’inizio della notte verso le undici o mezzanotte di sera, e la sua fine tra le quattro e le sette del mattino.
Solitamente questi genitori sono consapevoli del cambiamento dei confini della notte che è vissuto dai loro figli.
Vi sono poi genitori che vorrebbero che le discoteche aprissero e chiudessero prima e che vivono la trasformazione dei confini socioculturali della notte come una crisi del modello di convivenza sociale nel quale sono profondamente identificati.
Uno di essi ritiene, infatti, che questo modo di vivere la notte da parte dei giovani non sia altro che un tentativo prematuro di sentirsi e di apparire grandi.
Si deve notare che tra i genitori è dominante una concezione del tempo notturno diversa da quella dei loro figli, che in alcuni casi essi accettano, in altri subiscono e in altri ancora rifiutano. Si è in presenza di un tipico problema di conflitto generazionale prodotto da una trasformazione socioculturale, e che in questo caso è quella relativa all’eclissi del tempo noetico.
I confini identificati dai genitori coincidono con quelli degli addetti ai lavori (buttafuori, DJ, P.R.), anche se qualcuno di questi introduce il discorso sull’esistenza di vari tipi di notte o a seconda dei giorni della settimana o delle attività che nella notte vengono svolte.
Interessante è l’accenno da parte dello stesso addetto ai lavori del fatto che il confine iniziale della notte non è legato a un’ora dell’orologio, ma al momento in cui la persona cambia pelle uscendo dal suo ruolo sociale che sembra avere consistenza solo durante il tempo diurno.
Una differenza nella definizione dei confini della notte rispetto ai genitori e agli addetti ai lavori è introdotta dai funzionari di polizia intervistati. Infatti questi percepiscono una durata della notte molto più dilatata sia rispetto ai tempi di inizio che a quelli di conclusione.
Questo avviene probabilmente perché per il loro lavoro hanno solitamente a che fare con quelle frange di popolazione giovanile che vivono sino ai suoi limiti estremi l’esperienza della notte.
Comunque l’orario di inizio è indicato intorno alle dieci e la sua conclusione estrema intorno a mezzogiorno o l’una. In questo arco di tempo rientrano il tempo della preparazione alla discoteca, quello della discoteca, quello dell’uscita dalla discoteca e della colazione e, infine, quello dell’after hour.
Da queste testimonianze emergono due considerazioni importanti. La prima, fatta da un agente della Polstrada relativa allo spostamento di orario degli incidenti dal cuore della notte alle prime ore del mattino, a conferma di uno slittamento progressivo del termine della notte in avanti. La seconda considerazione, fatta da un vigile urbano, riguarda invece la pressione di conformità esercitata dal gruppo informale sui suoi membri nella definizione dei confini della notte.
Quest’ultima considerazione ripropone il tema del ruolo del gruppo giovanile informale nella transazione tra il mondo vitale del giovane e la cultura della società che abita.

I luoghi a rischio della notte

Nell’immaginario e nell’esperienza della notte degli adulti i luoghi frequentati dai giovani durante questo tempo sono la discoteca, i pub e i disco pub e, in una posizione più marginale, i bar e le pizzerie che normalmente sono frequentati nel tempo che precede l’apertura della discoteca.
Tra i bar ve ne sono alcuni, definiti locali di tendenza, che hanno una rilevanza particolare nella preparazione del rito della notte, specialmente per coloro che curano in particolare la loro immagine sociale.
Rispetto ai rischi di trasgressione connessi a questi locali, i genitori non sembrano avere le idee molto chiare. Infatti le loro testimonianze appaiono un po’ incerte e confuse, e citano in modo abbastanza stereotipo tanto la discoteca quanto la strada e, in genere, tutti i locali frequentati dai giovani.
Si può affermare che la percezione dei rischi connessi ai luoghi della notte frequentati dai giovani da parte dei giovani sia oggetto di una sorta di rimozione, specialmente se confrontata con quella degli addetti ai lavori e dei funzionari di polizia.
Sembra quasi che i genitori spesso preferiscano non guardare in profondità il mondo notturno abitato dai loro figli. Il fatto che al fondo della loro coscienza essi siano consapevoli che alcuni luoghi sono a rischio, compare chiaramente da come è articolata ed espressa la testimonianza.
Ben diversa appare la descrizione dei luoghi di rischio fatta da uno degli addetti ai lavori, che fa il buttafuori in una discoteca torinese. Questi infatti descrive la discoteca come un luogo in cui avvengono normalmente una grande quantità di trasgressioni, che vanno dal consumo di droga alle risse, passando per l’esercizio incontrollato dell’attività sessuale. A leggere questa testimonianza la discoteca assume le tonalità degli scenari descritti dalla narrativa cyberpunk.
C’è però da dire che gli altri addetti ai lavori, i DJ in particolare, danno un’idea meno cupa dell’ambiente della discoteca. Normalmente questi addetti ai lavori tendono a negare qualsiasi correlazione diretta tra questo consumo e la discoteca. Sembra quasi di assistere a una difesa di ufficio del mondo della discoteca. Non è un caso perciò che alcuni di questi intervistati tendano a spostare all’interno degli after hour la presenza della trasgressione, specialmente di quella relativa al consumo di droghe, e che nello stesso tempo neghino l’esistenza di una correlazione tra discoteca, alcool e droghe, dicendo che il consumo delle droghe e dell’alcool può avvenire ovunque e che, comunque, esso è un fatto non legato all’ambiente della discoteca ma solo alla responsabilità personale.
È interessante, comunque, l’ammissione di qualche DJ o PR che conferma quanto già espresso dai giovani, ovvero che per reggere una lunga presenza in discoteca e negli after hour il consumo di sostanze stupefacenti o psicotrope è sovente inevitabile.
Le testimonianze degli intervistati appartenenti alle forze dell’ordine se da un lato confermano gli after hour come luoghi di massimo rischio per il consumo di droghe, dall’altro segnalano anche come questo consumo sia assai diffuso anche all’interno delle discoteche, specialmente per quanto riguarda le nuove droghe sintetiche.
Dall’insieme delle testimonianze emerge chiaramente come gli after hour e la discoteche siano percepite dalla maggioranza degli adulti come i luoghi in cui si addensa il maggior rischio di trasgressione, soprattutto per quanto riguarda il consumo di alcool e droghe.
È interessante rimarcare quanto già detto sia a proposito della confusa percezione di questo rischio da parte dei genitori, sia circa il rifiuto di assunzione delle proprie responsabilità da parte della maggioranza degli addetti ai lavori riguardo ai rischi dei locali in cui operano. Questo fatto indica come il problema del rischio discoteca sia rimosso dalle due componenti che maggiormente potrebbero agire nel versante specifico della prevenzione.

Le offerte della notte

La maggioranza dei genitori pensa che i giovani amino la notte perché essa offre loro la possibilità del divertimento all’interno di uno spazio di libertà, di autonomia dai genitori, dagli obblighi e dalle norme della vita quotidiana.
C’è solo un genitore che nega che la notte offra ai giovani qualcosa di diverso dal giorno, in quanto ritiene che l’attuale preferenza della notte sia il frutto di un conformismo socioculturale prodotto dai personaggi che orientano le mode attraverso i mass media.
La valutazione dei genitori circa i motivi del fascino della notte è confermata e arricchita da quella degli addetti ai lavori, che al fattore della libertà e dell’autonomia aggiungono quello della trasgressione e della creatività, intesa come possibilità di liberare il Mr. Hyde che c’è in ognuno e, quindi, di esplorare il lato lunare della propria personalità. Questo perché nella notte si può abitare un mondo che di giorno non c’è.
Qualcun altro indica nella notte anche l’esistenza di una possibilità di comunicazione interpersonale e di socializzazione più intensa e sviluppata che durante il giorno.
L’offerta di libertà, di autonomia e di trasgressività della notte è percepita anche dai funzionari di polizia. Rispetto ai genitori e agli addetti ai lavori questi intervistati aggiungono solamente nelle offerte della notte alcune possibilità leggermente trasgressive come l’andare a guardare le prostitute.

Il protagonismo dei giovani nella notte

Passando dal senso della notte alla valutazione circa l’effettivo protagonismo dei giovani nei percorsi della notte, si osserva una strana ibridazione che nasce dal fatto che molti dei testimoni adulti intervistati percepiscono i giovani contemporaneamente quali protagonisti e quali consumatori.
Infatti essi affermano che i giovani sono protagonisti in quanto soggetti privilegiati a cui sono destinate le varie offerte di consumo della notte e in quanto pienamente coinvolti nel vortice delle attività notturne.
In questa valutazione degli adulti si esprime il tipico paradosso del modello consumistico che richiede ai consumatori di essere protagonisti dell’offerta loro rivolta e alla cui formazione non hanno minimamente contribuito.
Questo riconoscimento di protagonismo spurio da parte degli adulti è forse il modo per evitare di riconoscere che i giovani, nell’attuale temperie sociale, non hanno reali spazi di protagonismo nella vita sociale, se non come consumatori.

La soddisfazione delle attese della notte

Oltre alla valutazione relativa al protagosmo, a questi testimoni adulti ne è stata chiesta un’altra riguardante il grado di soddisfazione che i giovani ricavano dalle loro esperienze notturne.
Su questo aspetto compare una maggioritaria ma spesso generica affermazione che i giovani al termine della notte sono soddisfatti di come l’hanno vissuta.
Da notare che quelli più generici e a volte più incerti nell’esprimere questa valutazione siano i genitori. Questo dato è indubbiamente indicativo di uno scarso dialogo in famiglia e di una comunicazione tra genitori e figli che si ferma agli aspetti più superficiali delle esperienze esistenziali.
I più decisi nell’affermare che i giovani al termine della notte non sono realmente soddisfatti sono, salvo un’eccezione, gli addetti ai lavori.
Questo perché riconoscono che lo sballo e la trasgressione danno una soddisfazione immediata che non lascia niente dentro, che anzi spinge spesso alla ricerca di nuove forme di trasgressione e di sballo ancora più profonde in una ricerca senza fine se non nell’autodistruttività o in un cambio radicale di vita. Accanto a questi addetti ai lavori, che in un empito di sincerità riconoscono la scarsa capacità di soddisfazione dello sballo e della trasgressività, ve n’è uno che invece lega la propria valutazione del grado di soddisfazione della notte vissuta dai giovani alla capacità di «animazione» delle discoteche e che, quindi, non si pone soverchi problemi circa ciò che alla fine della notte il giovane realmente vive.

La notte come luogo di trasgressione

Intorno alla questione se la notte sia realmente un luogo di trasgressione e se questa coinvolga la maggioranza o la minoranza dei giovani, le risposte degli adulti appaiono prudenti e alquanto articolate.
Per la maggior parte degli intervistati, infatti, non si possono fare generalizzazioni perché nella notte, e in particolare all’interno delle discoteche, coesistono differenti modi di vivere il divertimento notturno, alcuni trasgressivi altri assolutamente normali. Anzi per molti intervistati, specialmente tra i genitori, la maggioranza dei giovani non vive la notte come luogo di trasgressione. Qualcuno sostiene anche che se i giovani vogliono trasgredire lo possono fare tranquillamente di giorno senza attendere necessariamente la notte.
Anche la valutazione di un funzionario di polizia tende a evitare le generalizzazioni e a riconoscere che per una parte dei giovani la discoteca, e quindi la notte, non è un luogo di trasgressione. Tuttavia l’intervistato indica l’esistenza nella notte di un mercato della trasgressione, individuato esclusivamente nello spaccio delle droghe che coinvolge molti giovani, visti più come vittime che soggetti di una scelta consapevole, anche per l’effetto della pressione di conformità del gruppo che induce anche chi di per sé non è interessato a consumare la droga a farlo.
Tra l’altro vi è anche un genitore che mette l’accento sul ruolo del gruppo a proposito della trasgressione in generale. Accanto a queste valutazioni che tendono a circoscrivere a una minoranza di giovani l’esperienza della notte come luogo di trasgressione, vi è quella degli addetti ai lavori che invece tendono a indicare, nella maggioranza dei giovani che essi incontrano nelle discoteche, il vissuto della notte come luogo di trasgressione.
Tra l’altro questi intervistati tendono ad allargare il concetto di trasgressione dal solo consumo delle droghe al comportamento più generale dei giovani. Comprendendo, tra l’altro, l’esibizionismo, l’aggressività, la prepotenza e la maleducazione e perciò, in generale, quella sorta di mutamento di personalità che la notte induce in molti giovani.
Alcuni di questi testimoni indicano anche che, secondo loro, l’esperienza dello sballo con l’alcool e/o la droga è diffusa nella maggioranza dei frequentatori delle discoteche.

I tipi di trasgressione della notte

Le forme di trasgressioni più comuni, che sono indicate dalla totalità degli intervistati, sono quelle relative all’abuso di alcolici e al consumo delle nuove droghe. I genitori indicano anche accanto a queste trasgressioni quella del correre con l’automobile, mentre un DJ segnala tra di esse anche il modo di vestire.
Tra gli appartenenti alle forze dell’ordine vi è la segnalazione, accanto all’abuso di alcool e al consumo delle droghe, anche degli atti di vandalismo, dell’andare con le prostitute e in qualche caso del rapinare queste ultime. I genitori appaiono, anche rispetto alla conoscenza delle trasgressioni della notte, come i meno informati o perlomeno come i più incerti.

Il consumo delle droghe e dell’alcool nella notte

Passando dal discorso sulle trasgressioni più comuni all’uso delle droghe e in particolare all’individuazione di quelle attualmente più consumate, si nota ancora una netta divaricazione tra i genitori e gli altri testimoni della notte.
Infatti, mentre i genitori pensano che il consumo di droga più diffuso nelle discoteche sia quello degli spinelli, gli addetti ai lavori e le forze dell’ordine dicono che in questi ultimi tempi vi è stato un significativo cambiamento, e che le droghe più diffuse sono l’ecstay, lo LSD e gli «acidi» in genere.
Questo conferma quanto detto prima circa la scarsa informazione dei genitori intorno alle trasgressioni e ai rischi della notte.
Le due ipotesi precedentemente formulate, l’una riguardante la rimozione dei rischi della notte, l’altra lo scarso livello di dialogo genitori/figli, sembra essere ulteriormente avvalorata.

I rischi della notte

Per gli adulti il rischio che è assolutamente predominante nell’esperienza della notte dei giovani è sicuramente quello dell’incidente automobilistico.
La quasi totalità degli intervistati indica solo questo tra i possibili rischi della notte. Vi è infatti solo una piccola minoranza che accanto a questo segnala il rischio di subire aggressioni o rapine e, nel caso delle ragazze, di qualche forma subdola o violenta di adescamento. In un solo caso, da parte di un buttafuori viene indicato come rischio la possibilità di contrarre l’AIDS.
In alcuni casi la paura verso il rischio di incidenti automobilistici nasce da esperienze vissute. Nel senso che c’è ad esempio qualche genitore i cui figli hanno già subito degli incidenti nel rientro a casa per fortuna con lievi conseguenze o che hanno vissuto la morte in un incidente del figlio di amici e conoscenti.

Il rientro a casa e le cause degli incidenti

Le cause di questi incidenti vengono comunemente ascritte, come si vede, a un mix di stanchezza, alcool, eventuale uso di droghe, effetti della musica ad altissimo volume e, qualche volta, spirito distorto di emulazione nella guida dell’auto.
Gli addetti ai lavori, che sono i testimoni più diretti delle condizioni psicofisiche dei giovani all’uscita della discoteca o del pub, dicono che la maggioranza dei giovani escono dai loro locali in uno stato di alterazione e che sono molto differenti da come erano al momento in cui erano entrati.
Gli esponenti delle forze di polizia, oltre alle cause indicate dagli altri adulti, segnalano due ulteriori fattori: l’aggressività che spesso si rivolge anche contro di loro e la scarsa conoscenza della macchina e dei suoi limiti funzionali.

Le iniziative per la riduzione dei rischi della notte

A fronte dell’esistenza di questi rischi i genitori ritengono che sia i gestori del mercato della notte che i responsabili della sicurezza dei cittadini facciano assai poco. Alcuni di questi intervistati vorrebbero che ci fossero maggiori controlli di polizia all’uscita delle discoteche e sulle strade, mentre altri vorrebbero un’anticipazione sia dell’orario di apertura che di chiusura delle discoteche.
Qualcuno riprende poi la proposta di mezzi di trasporto pubblico che portino i ragazzi in discoteca.
Per alcuni versi sembra quasi che questi genitori si sentano impotenti e che non siano in grado normalmente di fare altro se non dare raccomandazioni ai figli che vanno in discoteca.
Qualcuno cerca di ridurre questi rischi aiutando i propri figli a selezionare delle discoteche più sicure e in cui c’è meno trasgressione.
Manca però completamente la consapevolezza del ruolo che possono giocare nella educazione a un modo non rischioso e più vitale di vivere la notte.
Tra la maggioranza degli addetti ai lavori, i DJ in particolare, vi è la consapevolezza molto accentuata che in molti casi i gestori delle discoteche non fanno molto per ridurre i rischi degli incidenti del rientro.
Questo perché spesso sono più interessati al guadagno che alla sicurezza dei giovani che frequentano i loro locali.
Viene anche segnalata la complicità in alcuni locali di chi dovrebbe assicurare la sicurezza con gli spacciatori.
Ci sono anche alcune discoteche, ad esempio, che limitano il consumo degli alcolici e che fanno controlli seri per evitare il traffico di droga al loro interno, ma non sembra che siano la maggioranza.
Qualche DJ prende l’iniziativa, d’accordo con i gestori del locale, di proporre inviti ai giovani a un comportamento corretto, a controllare il consumo dell’alcool e ad evitare il consumo delle droghe.
Tuttavia queste azioni non sembrano a questi intervistati sufficienti, se non si verifica un cambio radicale nel modo di impostare e organizzare le stesse discoteche.
I rappresentanti delle forze dell’ordine dichiarano di effettuare controlli sia sulla strada che fuori dalle discoteche, ma che in questo sono spesso limitati dalle carenze di personale.
Nello stesso tempo dicono anche che molti gestori di discoteche si limitano a fare il minimo indispensabile per ridurre i rischi del rientro e della notte in genere.
Minimo indispensabile che consiste solitamente nel fare in modo che non si verifichino problemi, incidenti e risse all’interno dei locali.
Viene anche denunciata in alcuni casi, se non la complicità, la tolleranza dei buttafuori verso il consumo di droga.
Questo specialmente per quanto riguarda gli after hour, dove un funzionario di polizia è certo che il mercato della droga sia gestito dalle stesse persone che organizzano questi eventi.
A sostegno della loro opinione che un maggiore impegno dei gestori darebbe dei risultati effettivi, i tutori della legge dicono che laddove i gestori dei locali danno e fanno osservare delle direttive rigorose vi è un minor consumo di droghe e un ambiente generalmente più sicuro.

CONCLUSIONE

Da questa lunga carrellata sulla notte dei giovani emerge una sostanziale convergenza tra i racconti che di essa fanno i giovani con quelli degli adulti, specialmente di quelli addetti ai lavori della notte e alla sicurezza dei cittadini.
La convergenza tocca però solo i «fatti» e non la loro interpretazione. Questa differenza è quella che è alla base della distanza generazionale e segnala che il mondo, disegnato dalla cultura sociale, abitato dai giovani è almeno in parte differente da quello degli adulti.
Si può dire che adulti e giovani, all’interno di uno spazio-tempo comune, abitino due mondi che se da un lato sono diversi, dall’altro sono complementari e che l’uno non può esistere senza l’altro.
Questa complementarietà nasce dal fatto che il mondo dei giovani è stato prodotto e costruito dalla cultura sociale del mondo adulto. Tuttavia il modo degli adulti di abitare questo mondo è diverso dai giovani, perché l’interpretazione che essi ne fanno risente dell’esperienza dei mondi abitati nel passato, specialmente nella propria giovinezza.
Non è un caso che Cesare Musatti affermasse che per una persona il mondo più bello è quello dei suoi vent’anni.
Questo significa, ad esempio, che la crisi del tempo noetico e la ipertrofia del tempo sociale è stata prodotta dagli adulti i quali, avendo nella maggioranza dei casi delle radici sufficientemente solide in una cultura in cui il tempo noetico non era in crisi, vivono la nuova temporalità in modo assai diverso dai giovani.
Questo tuttavia non vuol dire che questa temporalità sia stata prodotta dai giovani e che rispetto alla sua esistenza gli adulti siano in qualche modo estranei, come troppe volte cercano di accreditare.
Al di là di queste considerazioni, forse lapalissiane ma necessarie, rimane la sostanza che la notte è per molti giovani uno spazio esistenziale importante, di ricerca spesso fallita di una dimensione di sé più autentica, di una libertà, di un’autonomia e di un protagonismo che la realtà sociale diurna solitamente non offre loro.
Questa ricerca, che in un gran numero di casi si trasforma nella ricerca dello sballo e della trasgressione, è comunque il sintomo di un bisogno di significato esistenziale, di scoperta di sé, dei propri limiti e delle proprie potenzialità di fronte al quale gli adulti non possono far finta di niente, rifugiandosi nei propri pregiudizi e nei propri stereotipi intorno al mondo giovanile.
È chiaro che a fronte di molte forme di trasgressione e di sballo giovanile la tentazione dell’etichettamento dei giovani come «teste vuote» può apparire molto forte.
La responsabilità educativa degli adulti richiede però un atteggiamento diverso. Ovvero la ricerca di ciò che c’è dietro quei comportamenti e, quindi, della domanda muta che essi esprimono. Le storie di vita raccolte sono anche un tentativo di aiutare gli adulti, in specie quelli che hanno delle responsabilità educative e/o istituzionali verso le nuove generazioni, a leggere nei vissuti dei giovani le loro domande che solo apparentemente non attendono risposta.
Domande che sono di protagonismo, di espressione e di realizzazione di sé, di una comunicazione autentica con gli altri, di significato della vita e di futuro anche se spesso vengono banalizzate dagli stessi giovani, attraverso la risposta che danno ad esse e che è fatta in termini esclusivamente consumistici, ovvero cercando in rituali, comportamenti trasgressivi o di rischio e ausili esterni quali l’alcool e le droghe, qualcosa che è dentro di loro e nella loro vita.
La prevenzione dei rischi della notte non può essere solo di tipo repressivo come alcuni genitori vorrebbero, ma deve passare attraverso l’offerta ai giovani di luoghi, di spazi, di incontri con adulti significativi, di significati, di memoria e di progetti in cui possano riappropriarsi in modo progettuale e da protagonisti della propria vita esprimendo e sviluppando le risorse di cui sono portatori.
Questo tuttavia non sembra facile a causa dell’esistenza di una certa disattenzione da parte del mondo adulto verso i giovani che non vengono considerati in questa fase storica come portatori di semi e di sogni di futuro.
Gli stessi genitori appaiono confusi e incerti, poco informati sul mondo abitato dai loro figli, tesi a confermarne l’esistenza attraverso un blando permissivismo che non crea tensioni e conflitti, e non attraverso quel dialogo autentico che non abolisce la differenza ma che consente a questa di nutrirsi del confronto.
La notte è uno dei luoghi in cui oggi sta avvenendo una profonda trasformazione della cultura sociale. È quindi un luogo della crisi, un luogo aperto sia alla regressione distruttiva che alla evoluzione creativa.
Se essa viene abbandonata nelle mani dei mercanti, lo sbocco della sua crisi appare scontato in senso negativo, mentre se diviene il luogo simbolico da cui ripartire per aprire la vita sociale al futuro, offrendo ai giovani un nuovo protagonismo e una nuova responsabilità, la crisi può produrre un salto evolutivo creativo.
La palla a questo punto è nelle mani degli adulti.