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Un’esperienza che diventa messaggio


Riccardo Tonelli

(NPG 1998-04-05)


«Parliamoci chiaro... è tempo ormai da fare il punto sulla nostra esperienza»: Gesù, all’improvviso, si rivolge ai discepoli con un tono un po’ diverso dal solito. Si guardano negli occhi, stupiti e smarriti. Pensano: «Cosa capita? Cosa vuole Gesù oggi?».
Gesù riprende, deciso: «Chi sono io per voi?». S’accorgono tutti che la domanda ne nasconde un’altra, ancora più inquietante: «Perché state con me?».
Non se l’aspettavano proprio una domanda così provocante. Rispondono con delle scuse, nella speranza di far cambiare discorso. Qualcuno dice: «Gesù, la gente ha una grande ammirazione per te. Te ne sei di sicuro accorto, tante volte. Sostengono che sei un profeta, come quelli dei tempi passati... anzi, il meglio di tutti. La gente fa anche dei nomi... ti chiamano Mosè, Elia... Pensa... chi ha ancora nostalgia di Giovanni, quello che battezzava sulle rive del Giordano e non risparmiava nessuno con le sue parole di fuoco, assicura che tu sei come lui... Tu sei il più grande dei profeti». Sono pronti a continuare. Si augurano che la lunga litania di elogi allontani l’incubo della necessità di dare risposta in prima persona. Gesù li interrompe: «Lo so. Mi sta a cuore un’altra cosa: voi, che state con me da tanti mesi, che dite di me? Chi sono io per voi?».
Scende un lungo pesante silenzio. Forse non ci hanno ancora pensato abbastanza. Troppe ragioni si incrociano nella loro decisione e hanno paura di metterle in pubblico.
Pietro rompe il silenzio: «Gesù, te lo dico io chi sei per noi...». «Bravo, Pietro, se non ci fossi tu, dovremmo inventarti...»: il sorriso torna sul volto dei discepoli. «Dimmi, Pietro, chi sono io per te?». Pietro risponde, sulle ali dello stesso entusiasmo con cui ha accolto, qualche mese prima, l’invito di Gesù: «Tu sei il Messia. Ti abbiamo atteso e sperato, come l’assetato cerca una fonte d’acqua fresca. Tu sei il dono di Dio per noi, il segno del suo amore e del suo patto di alleanza». Una risposta da manuale; i discepoli applaudono. Dichiarano tutti: «Siamo d’accordo con Pietro. Gesù, per noi tu sei il Cristo».
Adesso... sperano proprio che Gesù cambi discorso. Queste domande, che vanno a scavare nelle ragioni più profonde dell’esistenza, mettono sempre un po’ in crisi.
Gesù è contento della risposta di Pietro. Ma non gli basta. Ha paura che sia una battuta, convinta e consapevole, ma ancora troppo esteriore. Di risposte così ne diamo molte e non ci costano eccessivamente, perché arrivano diritte e filate dal repertorio delle frasi ad effetto.
Questa volta prende lui l’iniziativa attraverso espressioni che non lasciano spazio all’incertezza: «Non dite in giro che io sono il Messia. Ciascuno lo deve scoprire da solo. E poi... i tempi non sono ancora quelli giusti. Troppi pregiudizi incrinano l’immagine del Messia di Dio.
Ritorniamo a noi: tra amici possiamo condividere le esperienze più intense. Ascoltatemi bene: vi voglio confidare un segreto... Chi parla di Dio con libertà, va contro un mucchio di idee sbagliate. Troppe persone pensano di sapere tutto di Dio e giudicano quello che io faccio e quello che io dico da questa loro teologia. Io do loro fastidio. Stanno organizzando per uccidermi.
Sembra strano alle vostre logiche: il segno di chi sono io nel progetto di Dio sta proprio qui, nella mia decisione di offrire tutta la mia vita per le persone che Dio ama. I profeti antichi ne avevano parlato... ma pochi hanno dato loro ascolto. In me questo sta avverandosi: sto per essere preso prigioniero, condannato e ucciso. Dio, il Padre mio e vostro, mi restituirà pienamente alla vita». Poi aggiunge: «Se non ci credete, aspettate un po’ e vedrete come i fatti mi daranno ragione. Ve l’assicuro... è vero... ma non ho paura».
Pietro e gli altri restano senza fiato. «Non è possibile. Tu fai solo del bene alla gente. Chi vuoi che ti uccida?». Pietro riparte, deciso come sempre: «Non puoi rassegnarti. Resisti, Gesù... se hai bisogno, chiamaci... ci siamo noi a difenderti».
Gesù guarda Pietro con uno sguardo pieno di tristezza: «Pietro, non hai capito nulla... Prima hai dichiarato delle cose importanti. T’accorgi, però, che erano frasi vuote. La vita nasce dalla morte, te l’ho detto tante volte. Io sacrifico la mia vita: questo è il modo con cui dichiaro di essere il Messia di Dio, questo è il progetto di Dio per la vita di tutti. Pietro, parli come Satana... allontanati da me».
Adesso, finalmente, tutto è chiaro: stare con Gesù è un rischio non piccolo. Uno che parla come lui, mette paura. Sembra un fanatico esaltato. Se lui farà una brutta fine, non si salveranno di sicuro nemmeno i suoi amici. Ne vale la spesa? Non è meglio fare marcia indietro finché c’è ancora tempo? La crisi serpeggia tra i discepoli. Qualcuno esprime, tra i denti, quello che anche altri pensavano: «Non ha senso. Ci porta alla rovina. Meglio lasciarlo andare per la sua strada... Anche noi conosciamo le Scritture e sappiamo da che parte sta Dio».
Peggio di tutti c’era rimasto Pietro. La sua dichiarazione era stata sincera; più sincera ancora era la preoccupazione che a Gesù non capitassero tragedie. Prendersi un rimprovero da Gesù, farsi dare persino del demonio... questo è troppo.
Gesù non insiste. Legge nel profondo del volto dei suoi discepoli e li scopre scoraggiati e delusi. Ci sta malissimo. Sono i suoi amici, quelli cui ha affidato i suoi segreti e la sua grande passione. Non li può abbandonare allo scoraggiamento e non è tempo, di sicuro, di continuare a discutere con loro. Ormai il rapporto si è incrinato e le parole non sono sufficienti per ricucire lo strappo. Non può però rimangiarsi nulla di quello che ha detto. Il confronto con la verità rappresenta, anche in questo caso, uno dei momenti educativi più alti.
Progetta una soluzione alternativa, una di quelle capaci di far rinascere la speranza e la fiducia anche dalle ceneri della crisi più nera.
Chiama Pietro e altri due dei più influenti. Se li tira dietro controvoglia. «Dove andiamo?». «Fidatevi... venite con me». Poi dice agli altri discepoli: «Aspettateci qui: torneremo presto e continueremo la nostra conversazione».
In silenzio, a passi lunghi, si mettono a risalire il pendio del monte. Non insistono sulle spiegazioni. Lo seguono, come hanno fatto tante altre volte, con quel frammento di speranza che non riescono proprio a cacciare dal loro cuore nonostante tutto.
Con il fiato grosso arrivano finalmente sulla cima. Gesù li invita ad una sosta di riposo e si allontana di qualche passo.
All’improvviso, un lampo abbagliante squarcia la forte luminosità di una giornata di sole. Pietro e gli amici si voltano. Vedono Gesù in un turbine di luce accecante. Le sue vesti sono diventate bianchissime. Con lui, sbucati dal mistero, intravedono i profeti Mosé ed Elia. Stanno conversanto con Gesù. Non c’è dubbio: quello è proprio Gesù. Il suo volto, il suo atteggiamento, lo splendore di cui è circondato... questo è nuovissimo. Una cosa del genere i discepoli non l’avevano mai vista.
Pietro rompe il silenzio: «Gesù, stiamo sognando? Quello che gustiamo è un anticipo di quel posto di cui ci hai parlato tante volte. Questa è la tua casa. L’hai abbandonata per piantare le tue tende in mezzo a noi... Fermiamoci qui. È troppo bello quello che ci hai fatto sperimentare. Fermiamoci. Io costruisco tre tende: una per te, una per Mosé e una per Elia. Di noi... non ti preoccupare. È sufficiente la gioia che sperimentiamo stando qui con te. Ci basta contemplarti. Gesù, restiamo qui per sempre...». Le parole gli uscivano di bocca come un fiume in piena. Questa volta era sincero fino in fondo.
Una mano lo tocca sulla spalla. «Pietro, scendiamo. Non possiamo restare sul monte: la causa che il Padre mi ha affidato mi incalza. Devo correre. Non posso fermarmi. Troppe persone sono ancora avvolte nell’ombra della morte. Presto, scendiamo».
Gesù è tornato quello di sempre. Le sue vesti sono quelle tessute da sua mamma; il suo volto è illuminato dal sorriso che era abituato a scorgere chi lo incontrava per via. Anche i due con cui conversava, sono scomparsi.
Si rimettono in cammino: dal monte verso il gruppo di povere casette in cui li stavano aspettando gli altri discepoli.
Il ritorno è felice. Gesù parla tranquillo, con il tono caldo di sempre.
«Vedi, Pietro... e vale anche per te, Giovanni e per te, Giacomo... vale per tutti. Abbiamo fatto un’esperienza nuova, imprevista. Vi ho fatto toccare con mano un frammento del mistero della mia esistenza. Quando ho parlato della mia morte, siete entrati in crisi. Avete persino dubitato di me. Mi avete preso per un fanatico e per un illuso, che va a cercare grane per principio preso.
Un po’ di ragione l’avevate... innegabilmente. La morte rivela il senso della vita. Voi pensavate ad un Messia potente e trionfatore. La previsione della mia morte vi ha distrutto quest’immagine. Avete concluso: forse non sono il Messia.
Non sono il segno del Dio che voi immaginate. Ve l’ho ripetuto tante volte: Dio, mio Padre, mostra la sua potenza nell’amore... e non c’è persona che ama di più di quella che è disposta a donare la propria vita per le persone che ama. La mia morte è il segno di un amore più grande di quello che voi immaginate.
Io sono il Cristo di Dio. Facevate fatica a crederlo... Vi ho dato una piccola prova... un frammento della gloria di Dio per incoraggiare la vostra speranza».
«Gesù, perdonaci... Stiamo facendo una fatica terribile ad entrare nel tuo modo di pensare. Fidati di noi. Ci piace... vedrai che un po’ alla volta sarai contento di noi». Ripensano anche alla pretesa di fermare il mondo per restare sempre sul monte a contemplare lo splendore della trasfigurazione di Gesù. S’accorgono che era una brutta tentazione. «Gesù, ti chiediamo perdono anche per lo sciocco desiderio di restare sul monte. Certo, è stato un momento felice... ma hai ragione tu: dobbiamo tornare alla vita di tutti i giorni. Lì giochiamo la nostra fiducia in te e la nostra speranza nel tuo progetto».
«Siete perdonati... sono cose che capitano a tutti: la voglia di continuare un’esperienza bella è normale. Ma è una tentazione pericolosa. Ci vuole, ogni tanto, per consolidare la speranza... ma poi si deve coraggiosamente ritornare alla vita quotidiana», Gesù conclude.
Pietro, Giovanni e Giacomo sono di nuovo con gli altri discepoli. «Che cosa è capitato?», lo chiedono con gli occhi, pieni di curiosità. «Gesù... ci ha regalato un’esperienza incantevole... e poi ci ha aiutato a scoprire il suo significato». Pietro si sente investito di una responsabilità grande: «Sedetevi... adesso vi racconto l’esperienza che abbiamo fatto... ma soprattutto cerco di dirvi bene qual è il suo messaggio. L’esperienza è un regalo di Gesù a tre di noi... non si sa per quale ragione abbia scelto proprio noi tre. Il messaggio però è quello che conta di più: questo è un regalo per tutti: per voi e per quelli che crederanno sulle vostre parole».

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