Gioia Quattrini

(NPG 1998-04-02) 


L’aria era quella di una bottega di cianfrusaglie, molto luminosa ed animata da una colorata e piacevole confusione.
Caso strano, questa volta non avevo fretta, e così mi fermai sorridendo davanti alle allegre vetrine. Mi fermai, come i bimbi con il naso curioso schiacciato sui vetri, per spiare dentro quella simpatica confusione, un solo attimo.
Il mio sguardo giocava a nascondino tra mille carinerie, di certo artigianali, presentate da graziosi bigliettini: borse di iuta dal Bangladesh, tappeti di varie misure dal Guatemala, candele e ceri da Soweto, cestini in palma e in rattan dalle Filippine, insomma tantissimi articoli da ogni angolo del così detto Terzo Mondo.
E non era tutto lì. Nella seconda vetrina, quella d’angolo, un cartello ben disegnato diceva: Vuoi cambiare il mondo? Comincia con un caffè.
Voi che cosa avreste fatto? Io sono entrata.
Un giovane dal grande sorriso mi ha accolto con un cordiale: «Benvenuta in una Bottega del Mondo, dove si vendono i prodotti del commercio equo e solidale».
Ringraziai e chiesi spiegazioni.
Le regole dell’attuale commercio internazionale hanno creato una inconcepibile ed assurda frattura tra i Paesi del Terzo Mondo, fornitori di materie prime e i Paesi del Nord del mondo che di queste materie prime non solo sono i consumatori ma anche coloro che ne decidono il prezzo. Avviene allora che il mondo industrializzato acquisti a bassissimo costo le materie prime dai paesi del Sud e le trasformi al Nord in merci di valore. Il caffè prodotto in Centro America nel 1992 non è stato pagato più di 1,3 dollari Usa al chilo: un prezzo che non copre nemmeno le spese di produzione. Così i paesi poveri si indebitano sempre più con il Nord dopo avergli dato loro stessi le materie prime. Assurdo!
Il risultato è che le popolazioni contadine ed artigiane dei paesi del Terzo Mondo perdono la vita sul lavoro massacrante di raccolta del caffè o del tè e muoiono di stenti perché trattati come schiavi. Ad arricchirsi sono le multinazionali internazionali, i grossisti e gli intermediari locali, da queste multinazionali protetti.
Qualcuno non sopportando più il disgusto cominciava a darsi da fare e creava la Ctm, una cooperativa senza scopo di lucro che importa e diffonde i prodotti alimentari e i manufatti artigianali di questi paesi. Essa è il cuore del commercio equo e solidale ed è il fornitore di tutte le Botteghe del Mondo.
I soci della cooperativa, potrei essere anche io, potreste essere anche voi, comprano una o più quote, pagandole per esempio 5.000 lire l’una.
Alla fine di ogni anno verrà inviata ad ogni socio una lettera di aggiornamento del deposito con il dettaglio dei movimenti effettuati e l’accredito dei relativi interessi.
Questi soldi, magari i miei, magari i vostri, vengono investiti mettendoli nelle mani dei poveri e maltrattati contadini, dandogli così la possibilità di abbandonare la schiavitù e di mettersi in proprio, fondando delle comunità autonome e coltivando i prodotti della terra collettivamente.
La Ctm acquista i prodotti da queste cooperative al prezzo deciso da queste stesse perché i piccoli produttori siano finalmente liberi e lavorino in piena dignità.
Così comperare un barattolo di miele da 500 g nelle Botteghe del Mondo al costo di 5.500 lire è la concretizzazione di un progetto di sviluppo per gli indios del Cile.
Amo prendere il caffè. Lo faccio al mattino, appena sveglia. Non avevo mai pensato che dietro quella tazzina potesse esserci un infame sfruttamento. La mia era una vile ignoranza.
Nel negozietto ho acquistato pacchetti di caffè, cioccolata, tè, miele, biscotti e quanto servisse a cancellare la colpa di non aver voluto sapere.
Da allora sono cliente innamorata e fedele. Mi piace l’idea di non essere più la sola a sorridere grazie al caffè.
Cercate queste botteghe. Sono in tutte le città d’Italia. Forse qualche articolo vi sembrerà più caro, ma leggendo le etichette troverete al dettaglio tutte le voci che hanno portato a quella cifra.
Se per cambiare il mondo è necessario cominciare con un caffè, non tiriamoci indietro.