Oltre la pastorale del bonsai /3

Domenico Sigalini

(NPG 1997-05-34)


Nella serie di articoli che a cadenza irregolare stiamo pubblicando, tentiamo un ulteriore intervento che ci aiuta ad aprire gli occhi su un altro campo di attività giovanile, capace di scatenare energie per il Vangelo: la radio

Il dato

Anche l’ultima inchiesta Iard, nota per la sua capacità di monitorare i comportamenti giovanili al cambiare degli anni, prova il ritorno massiccio dei giovani all’ascolto della radio. In questi anni il panorama delle radio e dei radioascoltatori si è molto differenziato.
Siamo passati dall’unica, o quasi, stazione trasmittente, ormai solo un ricordo per le generazioni più adulte, alla pletora di radio private, chiamate pomposamente libere.
In queste pure si è passati dall’inizio pionieristico di gruppi giovanili entusiasti che le avevano fatte diventare i megafoni della propria condizione o della propria voglia di musica, al livellamento commerciale.
E i giovani da attori, da tecnici, da banditori di idee e da ascoltatori si sono trovati a fare i conti con la dura legge del mercato.
Sono state chiuse molte radio, se ne sono aperte altre, si sono fatte delle necessarie consociazioni per sopravvivere, ci si è forse troppo messi all’ascolto, soprattutto di musica.

I personaggi

Alcuni nuovi personaggi hanno cominciato a popolare il panorama; tra di essi il più noto e popolare è il DJ. È una figura tra il presentatore e il banditore di novità, tra la spalla su cui poter piangere a tutte le ore di notte e l’istigatore al nulla, tra il dispensatore di sentenze sui problemi più svariati e il vero direttore di spirito, tanto si rende capace di entrare nella solitudine dei giovani. È un personaggio che sa creare audience, col suo modo scanzonato di affrontare la vita, con la sua facilità di comunicazione che passa dall’inutile, al superficiale, al profondo; dall’impersonale, all’amicizia, dal venditore di mercato al propositore di profonde concezioni della vita, ma sempre dette in maniera soft, senza pesare da predicatore. Passa dal qualunquismo più commerciale alla comunicazione più direttiva. Dice un noto DJ, che ha passato tante notti a parlare e far parlare giovani: i giovani oggi hanno una grande domanda di spiritualità...

Una evasione dalla solitudine

Un fatto viene oggi messo in risalto dalle radio: sono una compagnia alla solitudine da una parte e un tam tam delle notizie giovanili dall’altra. Non è solo la massaia che tutto il giorno si ascolta Radio Maria o la sua radio del cuore, è anche il giovane che vive in cuffia i rapporti coi suoi idoli musicali, con i suoi amici e amiche, con la sua interiorità che si apre al non visto, ma percepito, al lontano, ma presente. Le radio non sono tutte uguali: c’è quella notturna che ti serve quando torni dalla discoteca o quando fai il turno di notte o resti a casa senza addormentarti, tanto domani è un altro giorno senza lavoro; c’è quella che ti porta in cuffia tutte le novità musicali e i nuovi CD con tanto di dichiarazioni dell’autore; c’è quella che ti stuzzica il pensiero e ti mette in contatto con tanti altri che la pensano come te; c’è la radio che ancora resiste e che hai messo insieme con quattro amici e con cui hai appuntamenti affettivi e di bandiera. C’è quella che non solo ti invita in discoteca, ma ti accompagna pure e viene a intervistarti su come ti trovi, su quali conquiste hai fatto, che osa farti improvvisare un karaoke al telefono; c’è la radio che fa quiz a premi, che parla di nulla e premia la conoscenza del nulla; c’è la radio che fa sondaggi e decide la verità e un’altra che fa pensare perché permette alla solitudine di esplodere. Resiste ancora qualche radio parrocchiale o di oratorio, ma il tempo s’è fatto troppo tiranno per poterle applicare più di un pomeriggio.
Può sempre però esserci una radio che interpreta alcune fascie di amici in una piccola città, che tra di loro fa opinione, che riesce a legare e ad appassionare, a interpretare, a far esprimere. L’ascolti sempre perché ti porta tutte le notizie che ti permettono di trovare luoghi di aggregazione la sera o il sabato, ti fa arrivare in anteprima quel tam tam che ti offre punti di riferimento nella rete dei tuoi spostamenti.

Radio, spazio per mobilitare il mondo giovanile: una esperienza da analizzare

La radio può essere uno spazio per l’evangelizzazione dei giovani? La parola è forse troppo impegnativa, ma permette di alzare lo sguardo ai bisogni del giovane. Analizziamo l’esperienza che riportiamo di seguito di un giovane prete, don GianGiacomo Ruggeri di Fano, insegnante di religione, e vediamone alcune possibilità.

PERCHÉ L’IDEA DI UNA TRASMISSIONE PER I GIOVANI

Un giorno in parrocchia, dove svolgo il servizio pastorale, mi si è presentato un giovanotto, dicendomi a caldo: «Ho visto come celebri la messa; non è male!». Ed io rispondo: «Grazie». In realtà non sapevo bene dove voleva andare a parare. Poi mi dice: «Io sono direttore artistico di una radio, ti piacerebbe fare una trasmissione ‘ganza’ per i giovani, nostri ascoltatori?»
Per essere sincero ho avuto un attimo di smarrimento, e mi sono detto: perché no, ci risentiamo. In testa, nei giorni successivi, mi ronzava nella mente questa frase: «trasmissione ganza per i nostri giovani». I giovani! Ma i giovani, mi dicevo, amano ascoltare la musica, richiedere la canzone del cuore del cantante più bello del mondo, il loro idolo, i capelli come reliquia, ecc... Avranno voglia di ascoltare uno che parla a loro, per di più prete? Mai! La cosa mi lasciava un po’ perplesso. Per farla breve, nel giro di qualche giorno, ho sparso la voce tra i ragazzi della parrocchia e gli alunni a scuola, essendo insegnante di religione al liceo classico e linguistico.
La notizia è rimbalzata come un tam-tam nei discorsi dei ragazzi, riportando come eco questa frase che è stata in seguito, la spina dorsale della trasmissione: per i temi e gli argomenti ci pensiamo noi, tu pensa agli ospiti e al resto... Così è stato.

Edizione 1995-1996
Nell’ottobre del ’95 abbiamo formato la «Redazione giovani di Radio Esmeralda», composta da: il direttore della radio, i ragazzi di diverse scuole, alcuni giovani lavoratori (per un riscontro nel mondo del lavoro), un responsabile per coordinare i lavori, un tecnico audio (per i collegamenti esterni), alcuni al lavoro di segreteria, ed infine il sottoscritto. Abbiamo coniato un nome alla trasmissione della prima edizione Cuore infinito: cuore perché in esso convergono tutti gli stimoli per un giovane, e da esso ripartono le decisioni più importanti per un giovane (in tutti i campi, dall’affettivo allo scolastico, alla famiglia, al gruppetto, ecc....); infinito, per dare il senso di molteplici orizzonti, che il mondo giovanile esplora con passione e ricerca (a volte un po’ delusi).
La trasmissione andava in diretta ogni lunedì alle ore 21. Veniva e viene effettuata solo da ottobre a maggio, il periodo invernale, più congeniale per un giovane che nelle fredde serate nebbiose e gelide ama ascoltare la sua calda radio del cuore!!! E vai col sentimento! Il martedì, giorno successivo, la redazione si incontrava per programmare la puntata seguente.

Edizione 1996-1997
In questo anno sono cambiate diverse cose:
– il nome, che è diventato Confronti, per sottolineare lo scambio di opinioni non solo tra giovani coetanei, ma soprattutto con il mondo degli adulti. Per cui in studio vi saranno sempre rappresentanti giovani e rappresentanti del «mondo adulti», che si confrontano sulla tematica proposta;
– la scansione è passata da settimanale a quindicinale, per dare la possibilità di preparare in maniera approfondita la trasmissione ed esplorare il tema (che di volta in volta si decide in redazione) in tutti i suoi ambiti: musicale, riviste giovanili, quotidiani, televisione, ambito scolastico, gruppetto di amici del bar, del palo, del muretto, della panchina del Comune, la voce istituzionale, ecc...
Dopo aver unanimamente deciso quale tema affrontare, ci si divide il lavoro:
* convocare in studio alcuni esperti in materia;
* se questo non fosse possibile, si avrà un contatto telefonico (per esempio Mario Pollo per due volte è stato così gentile da intervenire telefonicamente da Roma);
* alcuni ragazzi raccolgono materiale in classe, tra gli amici;
* altri pensano al materiale audio andando (con una bella faccia tosta) per il corso della città, fermando i tranquilli signori e giovani al passeggio. Poi in studio selezionano le parti più interessanti al fine del dibattito. Abbiamo appurato nel concreto che è bene affidare questo compito a ragazze carine e simpatiche!
* altri ancora pensano alla consultazione delle riviste giovanili («Cioè», «Lui/Lei», ecc...);
* altri «tengono di mira» i programmi televisivi sempre con target giovanile;
* infine altri ragazzi scelgono le canzoni da mandare in onda durante la trasmissione, al fine di rendere la puntata più snella.
In totale la redazione giovani è composta da 15 persone.

Puntate in esterna
Quando il tempo, dal punto di vista metereologico lo permette, mediante l’utilizzo di un’antenna e alcuni trasmettitori (e il pulmino parrocchiale gentilmente offerto) diamo vita ad una trasmissione «on the road».
Bussiamo alle porte dei pub, sala giochi, bar (giovanili), parrocchie, centri sportivi.
Vi si riscontrano in questa iniziativa vari punti: la trasmissione si fapiù interessante e coinvolgente da parte dei ragazzi che partecipano direttamente dal vivo, con l’apporto di tanti amici (della serie: «porta un amico in radio!»). Per il gestore del locale è una fonte di pubblicità non indifferente, come richiamo per le «allodole giovanili», chiamati a dire la propria questa volta non per telefono, ma dal vivo.

Pubblicità della trasmissione
Beh, tutti i canali sono buoni: scuola, parrocchia, amici, bar, pizzerie dei giovani e certamente la stessa radio che – con tanto di promo audio – annuncia e pubblicizza la cosa. Gli echi (l’audience) si hanno poi ovunque, in base all’argomento trattato e discusso.
Ecco le tematiche trattate e che riprenderemo nella nuova edizione per approfondirle meglio (c’è ne sono alcune veramente intramontabili):
* La solitudine dei giovani.
* Libertà genitori-figli.
* La febbre del sabato sera: il ballo e lo sballo.
* Il rapporto con gli extracomunitari.
* Il rapporto di coppia: felice o infelice?
* 18 e poi... cosa cambia?
* Liberi di, da, per...
* La quotidianità.
* È possibile un’amicizia tra ragazzo e ragazza?
* I giovani sanno comunicare?
* Il mio cantante preferito: chi, perché, ma sarà vero?
* Discoteca chiusa o aperta o... diversa! ecc.
Tutto qua. Ecco come ci muoviamo.
Vi piace l’idea? Cari animatori giovanili fateci sapere cosa ne pensate, dateci consigli.

* * *

Ci sono tutte le componenti di un intervento educativo dalla parte dei giovani, costruito assieme, ma non abbandonato a se stesso, capace di attivare senza esorbitare, con un ruolo avvertito e riconosciuto di un educatore. C’è la capacità di entrare nei loro linguaggi, si attiva una collaborazione diretta e un protagonismo vivo, si punta su un’audience recettiva, si entra nei problemi dei giovani, si interviene ascoltando e permettendo di raccontarsi, si fa una proposta di valori.
Che cosa si può fare perché possa diventare anche un luogo di evangelizzazione per giovani?

Radio, spazio per l’evangelizzazione?

Intanto partirei dalla possibilità di inscrivere tra gli argomenti l’interesse religioso, ma soprattutto di renderlo trasversale a tutti gli argomenti. La radio permette proprio di evitare la radicalizzazione dei problemi o, che è lo stesso, l’esclusione di alcune esperienze profonde dalla vita quotidiana. Se la religiosità è distribuita nella quotidianità, la fede non deve abbandonarla per dirsi concretamente nella vita dei giovani. Non si tratta di parlare dell’argomento religiosità o fede accanto a tanti altri; potrebbe anche essere utile pure questo, ma soprattutto occorre leggerla in trasparenza in tutti gli interessi giovanili. L’ultima inchiesta Iard (nov. ‘96) dice che credono in Dio il 77,8%; dice inoltre che la somma del polo religioso, cioè di chi orienta decisamente alla religiosità la sua vita e della zona grigia (cioè di chi va in Chiesa a occasioni, crede, ma non pratica, non crede, ma si sente portato al sentimento religioso), raggiunge l’86,6% e ritengono moltissimo o molto importante nella loro vita la religione il 35,2%. È una costante di ogni indagine questa alta ricerca del trascendente.
Il dilagare dell’esoterismo, magia, settarismo, satanismo, emotività ne è una conferma. Di questo spesso si parla tra giovani e per molti è l’unica risposta alla domanda religiosa che si portano dentro.
C’è molto desiderio di spiritualità. Se domani devo fare qualcosa di importante, allora io oggi mi applico a una concentrazione che mi dà una compenetrazione nel mio spirito, una sorta di preghiera perché voglio entrare nel significato di quella cosa.
Qui ci vorrebbe un Gospel! dice Zap Mangusta, DJ televisivo, cioè ci vorrebbe un canto, un intervento musicale, un supplemento di anima, dove ci sia qualcuno che fa la voce solista o che comunque dà le istruzioni o quanto meno sa quello che dice, e altri che fanno il coro.
Una delle carenze di questo momento storico che stiamo vivendo è quella di padri spirituali in senso lato.
Ecco allora il bisogno di rivolgersi allo spirituale con un movimento che sappia tradurre con grande impegno questo desiderio da parte dei giovani di aver punti di contatto, ancora più diretti. È in atto oggi la riscoperta dell’anima, solo che è necessario mettere in atto una comunicazione vera, che risponde al bisogno di vita vera, di pienezza.

Alla domanda religiosa non dare risposte

Può sembrare strano, ma se vogliamo educare non possiamo trattare i giovani a gettoniera: c’è un bisogno, una carenza, una richiesta, ecco la monetina, la vetrinetta da rompere in caso di urgenza! I giovani trattati come i tombini delle fogne: occorre metterci sopra una botola.
Alla domanda invece si risponde con una scommessa, altrimenti si spengono i desideri, si rischia di dare risposte non sintonizzate. Con la domanda religiosa dei giovani spesso capita come in spiaggia, quando il classico maschio latino passa davanti a una bella ragazza e le chiede l’ora, anche se mostra vistosamente al braccio un orologio. Ha bisogno di sapere l’ora o gli interessa stabilire una relazione? Offrire scommesse significa quindi prima di tutto stabilire una relazione, ma significa anche aver il coraggio di andare a fondo nella domanda, scavare più in profondità, mettendo a nudo la sete.
Tante esperienze settarie dei giovani vivono sul corto circuito di domanda e risposta, senza umanizzare la domanda, vederne le radici, l’attaccatura diretta sul dna della propria vita spirituale.
Non è domanda, quella religiosa, da superficie, ma da struttura della persona.
La radio con i suoi mezzi coinvolgenti, i suoi messaggi, il fascino della parola detta, del pezzo letterario o musicale ascoltato, della domanda insistita sa scavare spazi ai desideri anche religiosi.
La famosa Radio Maria, che forse non è troppo giovanile, dal punto di vista del messaggio, ha fatto crollare più di una sicurezza sulla impossibilità di trattare per radio anche argomenti molto direttamente legati alle espressioni di fede.
Purtroppo è più sulla linea delle risposte che delle scommesse, mentre altre invece sono sulla linea dello scontato e del mimetizzato.
Per i giovani però il problema non sta qui o per lo meno soprattutto qui.

La radio è uno strumento che permette di collegare la domanda religiosa ai sogni e di aiutare a coltivarli

L’esperienza religiosa non è una cosa da supermercato, ma da agenda, da momenti di solitudine che, se aiutata, diventa interiorità, è legata al mondo della poesia e del mistero; non si baratta con il bancomat, ma sfora piuttosto dalle cuffie quando ascolti una canzone; rispunta quando meno te l’aspetti, nei momenti più belli o in quelli più brutti da prendere la finestra di corsa. È l’opposto della raccomandazione dell’adulto smagato: tieni i piedi per terra! L’esperienza religiosa, pur non ignorando la terra, vuole spaziare oltre; pur volendola assolutamente sperimentabile, deve far parte del mistero. È legata ai sogni della vita. Allora, se è legata ai sogni, occorre trattarla come i sogni, nutrirla con la poesia, incrociarla con le opere dello Spirito. Canzoni che dicono la ricerca e i sogni aprono all’inedito, al mistero. La narrazione di esperienze di vita, il racconto di testimonianze sofferte apre lo spirito; la rappresentazione e i dialoghi di ricerca definiscono un’area nuova di riflessione. La radio lo può fare, senza imbrigliarti la fantasia, ma liberandoti la possibilità di pensare.

La radio risponde alla necessità di una inculturazione delle domande, delle ricerche e dei piccoli risultati ottenuti

Il rapporto con gli altri avviene attraverso una profonda comunicazione che non è travaso di informazioni, ma intersezione di vite, offerta di sé attraverso simboli, gesti, riti e comprensione del mondo attraverso la cultura: quell’insieme di immagini che ci permettono di capire il reale.
La realtà per l’uomo è come la corrente di un fiume. L’uomo la possiede solo se con dei recipienti la può fermare a sé. L’insieme dei recipienti è la cultura. L’uomo allora non può essere se stesso e ben collocato nella vita se non diventa padrone di queste immagini, se non sa inventarsele da solo per comprendere il mondo, la vita e proiettarla nella direzione da lui maturata.
Se ha in cuore una domanda religiosa, se vi ha fatto un po’ di strada nella ricerca, se ha ottenuto qualche piccolo risultato, deve essere aiutato a riproporlo nel suo ambiente, nel tessuto delle sue relazioni con elementi tipici del suo vivere, del suo pensare, del suo essere. La scuola gli offre gli strumenti, le scodelle, per dar corpo alla sua interiorità e la radio gli offre gli strumenti per esprimerla. Comunicazione è capacità di rappresentare la realtà e se stessi in essa per metterla al servizio della crescita di tutti. Riuscire a comunicare quanto ci si porta dentro è opera altamente spirituale.
Se quello che si porta dentro può essere condiviso e confrontato diventa notizia. Il vangelo è proprio e soprattutto notizia; abita a casa sua in radio, purché sia sempre mantenuta come lieta, nuova notizia.

Concludendo

Altri lunghi discorsi si possono avviare su come si può fare evangelizzazione attraverso la radio; questo non era il nostro scopo. Volevamo solo far vedere come è possibile anche con questo strumento ampliare il raggio educativo di una comunità giovanile e scatenare energie sopite e spesso orientate alla superficialità, quando potrebbero invece offrire a molti ragioni di vita invocate e mai soddisfatte, in maniera geniale per giunta.