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Grazie, Nicodemo


Riccardo Tonelli

(NPG 97-05-5)


Nicodemo era un uomo colto e onesto. Non ne poteva più di quello che stava capitando e aspettava con ansia qualcuno che portasse un po’ di pace, di tranquillità, di fiducia. Aveva sentito parlare molto bene di Gesù. Chissà che non sia proprio lui il profeta tanto atteso? A dir la verità, ci sperava anche un pochino: di Gesù gli avevano riferito gesti e parole che aprivano il cuore alla speranza.
Nicodemo, però, preferiva muoversi sul sicuro. Era navigato e sapeva troppe cose per lasciarsi sedurre da qualche battuta ad effetto.
Un giorno, prende il coraggio a quattro mani e decide il confronto. Cerca Gesù. Lo raggiunge. Lo prende da solo, con tutta la calma necessaria. E gli butta lì la domanda che, da giorni, gli bruciava dentro: «Maestro, tu fai delle cose meravigliose. La gente ti segue e si fida di te. Dimmi la verità: chi sei tu? Che cosa cerchi? Cosa sei venuto a fare?».
Le sue domande erano sincere. Le parole uscivano tremanti dalle labbra, come quelle che sgorgano direttamente dal cuore. «Nessuno può fare le cose meravigliose che fai tu, se non è mandato da Dio. Sei tu il profeta promesso da Dio per la salvezza d’Israele? È così... o mi sbaglio?».
Gesù si accorge subito della sincerità di Nicodemo. Lo sente già dalla sua parte. Gli manca solo l’ultima spinta, quella decisiva, prima di rischiare tutto. Nicodemo la cercava con la trepidazione e la sofferenza interiore che ogni scelta di vita comporta.
Se Gesù gli avesse detto un bel sì, tondo tondo, Nicodemo sarebbe partito sparato alla sua sequela.
Gesù vuole scavare ancora. Ha trovato qualcuno, finalmente, con cui parlare dei segreti della sua esistenza. Non risponde direttamente: troppo comodo, anche per un tipo come Nicodemo. Lo provoca, invece, verso orizzonti più grandi.
Non gli dice né chi è né tanto meno cosa è venuto a fare. Dichiara, brusco, che per capirlo bene bisogna «nascere di nuovo».
Il povero Nicodemo va in crisi. «Nascere di nuovo... Gesù, stai scherzando? Sono vecchio ormai... spiegami come posso pretendere di entrare di nuovo in mia madre...».
Realista com’era, Nicodemo sperava nella correzione di rotta. «Dai, Nicodemo, si fa per dire... Non prendermi sul serio. Qualche battuta all’inizio del discorso serve a rompere il ghiaccio e a diventare amici... Adesso parliamo sul serio: cosa vuoi sapere di me?». Se Gesù gli avesse detto cose simili, Nicodemo era pronto a sorridere: «D’accordo... sei un bel tipo. Dimmi, allora, chi sei davvero?».
Invece, Gesù non ritira nulla. Anzi, insiste e approfondisce la sua posizione. Rilancia l’invito provocante a «rinascere». Ma spiega che la faccenda non è di tipo fisico; riguarda la mentalità. Va cambiata la testa e il cuore. Solo chi è disposto a cambiare modo di pensare può comprendere il progetto di Dio, che Gesù ha intenzione di svelare a Nicodemo. Le cose che sta per dire sono di quelle che lasciano il segno; non si può lesinare sulle condizioni.
A Gesù va simpatico Nicodemo. Ha capito di che razza è questo bravo israelita, amante di Dio, fedele osservante della Legge, capace di rischiare sulle cose che contano veramente. Non cerca neppure di verificare se sia disponibile a cambiare testa e cuore. Ne è sicuro. Nicodemo è venuto per questo. Non ha incontrato Gesù per curiosità intellettuale. Non gli ha fatto la domanda subdola, per metterlo alla prova, come avevano l’abitudine di fare i suoi colleghi. Nicodemo cerca Gesù per un’intensa domanda di vita.
Gesù non risponde come fa di solito chi vuole assicurarsi dei fans. Per dire chi è lui e cosa è venuto a fare, rivela chi è Dio e qual è il suo progetto su di noi.
Prima ragiona con lui sul terreno comune: quello della Legge e dei Profeti, in cui Nicodemo era versatissimo.
Poi, all’improvviso, come una folata di vento che butta all’aria tutto quello che avevamo organizzato in bell’ordine sul nostro tavolo di lavoro, Gesù va al centro della questione. «Vuoi sapere chi sono io? Che cosa sono venuto a fare? Ti accontento subito. L’ho costatato: hai un cuore nuovo e mi puoi capire».
Ecco la riposta di Gesù, riportata alla lettera dal Vangelo di Giovanni: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3, 16-17).
Aveva ragione di chiedere a Nicodemo un cambio deciso di prospettiva. Con il cuore vecchio, quello radicato nei pregiudizi e pieno di paure, non possiamo capire assolutamente la presentazione che fa di sé.
Il mondo che Dio ama siamo noi e sono tutti gli uomini.
Dio ama la nostra vita, ce la vuole restituire piena e abbondante (Gv 10, 10). Per realizzare questo progetto, si è messo lui stesso in cerca dell’uomo. Si è fatto dei nostri, solidale con noi, pienamente e totalmente. Questa è la grande, insperata «bella notizia» che Gesù rivela a Nicodemo e, attraverso lui, a tutti noi.
Nicodemo, i suoi amici e un pochino anche noi almeno, siamo abituati a dividere in buoni e cattivi e a condannare, sparati, i cattivi per far risaltare meglio i buoni. Ci dispiace scoprire che l’acqua che piove dal cielo e il sole che riscalda la terra, cadono, con la stessa intensità, sui buoni e sui cattivi. Vorremmo un po’ più di ordine e di giustizia distributiva. Altrimenti, in una confusione com’è questa, che mette tutto sullo stesso piano, non vale proprio la spesa cercare di essere bravi e buoni...
E poi... non bisogna tirare fuori la scusa che non è facile distinguere i buoni dai cattivi. Nicodemo e gli ebrei osservanti non avevano nessun dubbio al riguardo. I buoni erano loro... i bravi ebrei osservanti. I cattivi erano tutti gli altri, senza ombra d’incertezza. Dio sa distinguere bene. Persino nella lingua utilizzata per la preghiera e nel taglio dei soldi offerti al tempio in elemosina, Dio sa separare e distinguere. Gesù arriva, bel bello, a dire il contrario. La sua parola è dura. Va contro tutto quello che sembrava pacifico...
Dio vuole la vita di tutti. Volere la vita dei cattivi? Vanno condannati, puniti, emarginati... altro che restituiti alla vita.
Dio ama tutti e non distingue nel suo amore tra buoni e cattivi. Il suo amore non è però rassegnato. Non gli vanno bene le cose come stanno. Sa che tutti siamo pieni di morte, anche quando facciamo finta di non accorgercene. L’amore di Dio è esigente e liberante. Ama tutti e restituisce a tutti la vita. L’amore è la condizione per far passare da morte a vita. Chi sta tornando alla vita, può essere amato incondizionatamente.
Dio non chiude un occhio di fronte al peccato, al tradimento, al male. Ama il lebbroso e lo riporta ad una salute insperata. Ama la povera prostituta e le restituisce la dignità di un’esistenza rinnovata. Ama persino Pietro dopo il suo terribile tradimento e gli riconsegna tutta la responsabilità che gli aveva affidato.
Per questo Dio ama i buoni e i cattivi e vuole la vita piena e abbondante per tutti. Gesù è venuto a realizzare questa impresa, quasi disperata.
Solo chi ha il cuore e la testa nuova può scoprirlo, senza gridare allo scandalo. Veramente, la storia di Nicodemo è una di quelle da mettere all’inizio di ogni ricerca sulla vita cristiana.

Grazie, Nicodemo.

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