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La fedeltà alla causa


Riccardo Tonelli

(NPG 1996-09-3) 


Trent'anni passati con Gesù vicino, condividendo, giorno dopo giorno, lo stesso ritmo di vita, non erano, di certo, pochi. Maria si era abituata. Ed era felice.
Era ormai lontano il ricordo di quanto era successo tanti anni prima a Gerusalemme, in quel viaggio organizzato per festeggiare il dodicesimo compleanno di Gesù. Maria ogni tanto ci ritornava nella sua preghiera; lo temeva un presagio di qualcosa che doveva capitare. Man mano che il tempo passava, però, la preoccupazione si faceva sempre meno inquietante. Gesù stava, buono e tranquillo, in casa con sua mamma. Niente sembrava turbare la gioia della convivenza.
All'inizio era lei che gli insegnava i segreti dell'esperienza religiosa. Gli raccontava le storie gloriose del suo popolo. Approfittava di qualche pagina meno felice per fargli le raccomandazioni di cui ogni mamma circonda il figlio.
Un poco alla volta, però, si sono invertiti i ruoli. Gesù aveva troppe cose importanti da dire. Sembrava conoscere, quasi d'esperienza diretta, qualche segreto del mistero di Dio. Ogni tanto gli scappava persino di chiamarlo «Padre» con un tono originale che lasciava stupiti.
Ad un certo punto qualcosa cambia. Prima con qualche battuta e poi con un tono sempre più deciso, Gesù comincia a parlare di un suo progetto, grande e impegnativo. Diceva: «Sai, mamma, come si comporta chi cerca perle preziose? Guarda dappertutto, con ansia; si informa; la pensa di giorno e di notte. Poi, quando viene a sapere dell'esistenza di una perla dal valore inestimabile, vende tutto per comprarla. Quella perla è il sogno della sua vita. Tutto il resto conta meno: è bello, interessante, gradevole... ma la perla...: gli toglie il sonno e spegne ogni altro desiderio».
Aggiungeva subito, trasognandosi in volto: «Io ho trovato la perla preziosa. Devo andare. Presto, abbandonerò tutto. Il Padre mi ha affidato un compito che è come la perla preziosa». Maria ascoltava e pensava. Sperava che quel giorno non venisse mai. Se lo augurava lontano.
Un giorno, quasi all'improvviso, Gesù abbraccia sua mamma, saluta gli amici, organizza le sue poche cose, e parte, con l'entusiasmo di chi ha trovato finalmente la perla preziosa attorno a cui gira tutta l'esistenza.
I primi giorni sono stati duri per Maria. Senza Gesù accanto, tutto le sembrava triste. La casa era vuota. Mille cose le ricordavano il figlio lontano, perduto dietro una passione strana e un poco pericolosa.
Maria sapeva pregare. L'aveva insegnato lei a Gesù. Così, anche questa volta, ha ripensato, meditato e pregato. Nella preghiera scopre che il progetto di Gesù non riguarda solo suo figlio. Era anche suo: un pezzo decisivo della sua vita. Gesù le aveva regalato la passione per la perla preziosa.
Passano lunghi mesi.
Ogni tanto, le arrivano, a ondate successive, espressioni e ricordi che le riempiono il cuore di gioia. Gesù parla parole di pace e di speranza. Si impegna per la vita di tutti. Sa resistere persino ai farisei e ai sommi sacerdoti che la facevano da padroni nel nome di Dio. Glielo confidano quelli che passavano da Nazareth e avevano incontrato Gesù da qualche parte. Qualcuno, ogni tanto, le portava persino i saluti del figlio in missione.
Un'ombra attraversava, qualche volta, il suo cuore di mamma: speriamo in bene... toccare i potenti è sempre pericoloso.
Un giorno incontra per strada una donna. La stava cercando. «Tu sei Maria? Sei la mamma di Gesù?». Non fa a tempo a rispondere di sì. Le butta le braccia al collo e le stampa un bacio sulla fronte. «Maria, grazie per averci regalato Gesù... Mio figlio era morto per una malattia misteriosa e incurabile. Pensa: dieci anni, strappato violentemente dalla morte; e io sono vedova. Ero disperata. Lo stavano già portando alla tomba. È arrivato Gesù come un raggio di sole nella notte. Ha fermato il funerale e ha chiamato per nome mio figlio. Ora è vivo. Sta bene. Maria, grazie...». E giù un altro bacio, più solenne del primo.
Maria si commuove. Condivide la causa di suo figlio con la stessa ardente passione. Se lo sente vicino, nei segni di vita che la sua presenza ha seminato tutt'attorno.
Però... quanta nostalgia di Gesù. Possibile che non passi mai da queste parti?
Finalmente arriva la volta buona. Un'amica, un giorno, entra in casa di Maria come un fulmine. «Sai, Maria, Gesù è da queste parti. Sta predicando nel villaggio vicino. Andiamo a salutarlo. Vieni?».
Qualche preparativo alla veloce: una raccomandazione ai vicini di casa... e via di corsa verso il villaggio dove c'era Gesù.
Nella piazza principale una grande folla è radunata. In mezzo c'è Gesù. Sta parlando. Maria si ferma ai bordi della folla. Vede lontano Gesù. Lo scruta con lo sguardo di mamma. Si è un po' sciupato. Ma gli occhi e la voce... è sempre lui. Quanta gente lo ascolta, con gioia e interesse. È bello... la lontananza è ripagata dal bene che sta facendo.
Maria aspetta. Forse Gesù non si è accorto di lei. Aspetta... appena smette di parlare e ha un po' di pace, l'abbraccio ripagherà l'attesa.
Tra la folla, c'è anche la donna di qualche giorno prima. Con lei c'è il figlio: un bel ragazzo, che scoppia di salute.
La donna la guarda. Si fa avanti. «Maria, Gesù non ti ha visto. Chiamalo. Va' in prima fila. Se non ti vede, Gesù continua a parlare. Sai... mi hanno riferito che qualche volta si fa notte. Lui parla benissimo. Tutti lo ascoltavano volentieri. Ma il tempo passa inesorabile. Fatti avanti».
«Sta buona. Aspetto. Non ho fretta. Mi basta vederlo da lontano. Gesù ha i suoi impegni. Non posso interromperlo». Nel suo cuore pensava alla perla preziosa, di cui tante volte Gesù le aveva parlato negli ultimi tempi.
Anche l'amica insiste: «Maria, fatti avanti... qui non si torna più a casa. Fatti vedere da Gesù. Sei o non sei sua madre?».
Maria tenta di tranquillizzarla. Non può interrompere Gesù. Certo, è suo figlio. Sa però che la causa di Gesù ha dei diritti anche sulla carne e sul sangue. Davanti alla causa della vita che Gesù sta servendo nel nome di Dio, anche lei, come tutti gli amici di Gesù, è «soltanto serva».
Le viene in mente il primo momento della sua maternità... quel giorno, misterioso e affascinante, in cui aveva avuto il coraggio di porsi davanti al mistero di Dio come «serva» dei suoi progetti.
Allora... non era per nulla chiaro. Si è fidata di Dio. Ora, però, le cose si fanno chiare. Riafferma la sua disponibilità piena e totale.
Ci pensa, con gioia e timore, mentre la voce di Gesù risuona lontana.
Si rifà avanti la donna di prima: «Maria, chiamalo. Non avere paura. È tuo figlio. Qui ci sono tante mamme. Ti capiranno».
«No. Aspetta. Lascialo finire», insiste Maria.
La donna non ne può più. Ci pensa lei adesso: sa cosa vuol dire essere madre. «Gesù», grida, facendosi coraggio «qui c'è tua madre... una donna fortunata ad avere un figlio come te. C'è tua madre, Gesù».
Gesù si interrompe per un attimo. tutti si voltano verso Maria. Qualcuno accenna ad un applauso. Maria se lo merita proprio... con un figlio così.
La risposta di Gesù non si fa attendere: «Maria, mia mamma, ha capito benissimo la storia della perla preziosa. La causa della vita di tutti sta prima della carne e del sangue. Maria lo sa e l'ha scelto. Continuiamo...».
Sembrano dure e implacabili le parole di Gesù. Maria le comprende benissimo. Le ha vissute per tanto tempo. Ora deve scegliere: riafferma con forza la sua scelta di fedeltà. E aspetta, tranquilla.
La storia della fedeltà di Maria alla causa di Gesù ha un epilogo triste e violento: la croce. Ai piedi della croce, Maria riafferma, nel pianto, la sua fedeltà. Lo fa anche per noi. Per dichiarare l'esigenza e per assicurarci sull'esito.
Questa è la fedeltà che il servizio alla causa del Vangelo chiede a coloro che Gesù invita a collaborare con lui: la speranza di tutti stanno prima di tutto, persino prima dei diritti della carne e del sangue.

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