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Presentazione a "L'esperienza religiosa dei giovani: i dati"


Istituto di Teologia pastorale dell'Università Pontificia Salesiana di Roma

(NPG 1996-07-7)


L'Istituto di Teologia pastorale dell'Università Pontificia Salesiana è conosciuto nel settore della pastorale giovanile per un'opera, unica nel suo genere: il «Dizionario di pastorale giovanile», ormai alla seconda edizione presso l'Editrice LDC. Attraverso questo notevole impegno editoriale, esso ha cercato di delineare il senso, l'orizzonte, i grandi orientamenti della presenza della comunità ecclesiale nel mondo giovanile, mettendo a frutto le molte e mirate risorse di riflessione che gravitano attorno all'Università Salesiana. La risonanza positiva suscitata dal «Dizionario» ha incoraggiato il nostro lavoro e ci ha sollecitato a continuarlo, anche in direzioni maggiormente operative, per offrire agli operatori della pastorale giovanile italiana un contributo d'informazione e di progettazione d'alto profilo.
La ricerca sulla «esperienza religiosa» dei giovani italiani, presentata in questo dossier, è un segno dell'impegno dell'Istituto di Teologia pastorale per la pastorale nella Chiesa italiana.

Il problema

Nel panorama della sociologia religiosa italiana non mancano, di certo, le ricerche sull'esperienza religiosa.
Impegnati nello studio e nella progettazione pastorale, le abbiamo incontrate spesso e le abbiamo esaminate con attenzione. Non ci siamo nascosti qualche delusione.
La prima riguarda i referenti.
Spesso le ricerche studiano il mondo giovanile come una delle tante dimensioni dell'universo culturale e sociale. Per offrire poi uno spaccato concernente la situazione giovanile, i risultati sono disaggregati sulla variabile dell'età. In questo modo è applicato ai giovani qualcosa che è stato progettato su riferimenti più generali.
Quest'operazione suscita qualche perplessità in chi, come noi, riconosce nei giovani di questo concreto contesto culturale un soggetto attivo, in grado di suggerire contributi originali a chi s'interroga sul senso della vita e sulla qualità in cui può esprimersi, con il coraggio di superare quello che è già consolidato e sperimentato.
Per questo motivo, a noi è sembrato necessario tentare letture esplicitamente centrate sull'adolescenza e sulla giovinezza, per cogliere i segni del nuovo che sta emergendo e per riconoscere fino a che punto il problema sia solo evolutivo o non includa invece anche dei tratti culturali. L'esperienza religiosa, la sua genesi e le modalità d'espressione possono rappresentare un terreno privilegiato di questa verifica.
La seconda perplessità riguarda l'oggetto stesso della ricerca: l'esperienza religiosa.
Troppi modelli culturali considerano l'esperienza religiosa una delle tante esperienze che attraversano l'esistenza di una persona. Inoltre, per verificare fino a che punto essa è presente nel vissuto personale e come essa si esprime in concreto, è troppo facile limitarsi a recensire atteggiamenti e comportamenti, valutando eventualmente l'indice di significatività con cui sono vissuti o desiderati. In questo modo, è possibile definire la presenza o l'assenza attraverso una scala di manifestazioni esteriori.
L'ipotesi non ci pare soddisfacente, almeno sul piano teologico e educativo. In chiave teorica ci piace pensare all'esperienza religiosa come al tessuto connettivo di tutte le esperienze di una persona, una specie di filigrana sotterranea che tutte le orienta e le informa. La presenza o l'assenza di questa esperienza non emerge sulle dichiarazioni dei soggetti o sul loro stile abituale di pratica religiosa. Si manifesta sul modo di pensare alla vita e alla sua qualità, di cercare o di esprimere un fondamento alle ragioni di scelta e alla trama dei segnali in cui si manifesta la speranza.
La terza perplessità riguarda, di conseguenza, lo strumento utilizzato per la ricerca.
Una figura di esperienza religiosa com'è quella appena disegnata, difficilmente può essere recensita attraverso strumenti di tipo quantitativo. Per esprimere stati d'animo, tensioni profonde, influssi intrecciati a differenti livelli, la persona deve essere aiutata a dirsi in modo più spontaneo e complessivo di quello che le è permesso quando deve scegliere tra una serie di indicatori predefiniti o deve cercare, in una curva di possibilità, la posizione che rappresenta meglio la sua esperienza.
La sociologia religiosa ha sperimentato altre possibilità. Ci è sembrato urgente selezionarle e utilizzarle, con coraggio e competenza.

Il progetto

Abbiamo fatto due scelte molto precise e ci siamo dati un compito, egualmente preciso. Le due opzioni pregiudiziali riguardano i referenti della ricerca e il modo di realizzarla.
Abbiamo scelto di studiare esplicitamente l'universo giovanile, nell'arco di sviluppo delle grandi decisioni della vita (dall'adolescenza alla giovinezza), disaggregato sulla variabile dell'appartenenza o meno ad esperienze associative di tipo formativo, sulla variabile del sesso e della posizione geografica, e sulla variabile che va dal disagio alla normalità. Sapevamo che, con questa preoccupazione, non potevamo assicurare una rappresentatività statistica corretta, perché soprattutto la variabile «appartenenza - non-appartenenza» e quella «normalità - disagio» non sono omogenee rispetto all'universo giovanile. Ma il rischio andava corso per cogliere più a fondo la qualità di quello che volevamo studiare.
Abbiamo commissionato al prof. Mario Pollo, membro del nostro Istituto, docente di metodologia della ricerca positiva in ambito educativo e pastorale presso l'Università Salesiana, la messa a punto di uno strumento ricognitivo che ci aiutasse a superare i limiti di quello quantitativo.
Su suo consiglio, abbiamo deciso di procedere attraverso «storie di vita», intervistando un campione più ampio di quello generalmente selezionato da chi fa ricerche con questo metodo, per assicurare una buona generalizzazione anche sulle variabili appena ricordate. Il problema più serio era quello relativo al compito: la definizione delle ipotesi su cui costruire la ricerca.
Avevamo bisogno di disegnare una figura di esperienza religiosa, corretta dal punto di vista antropologico e teologico, e di indicarne i relativi processi di sviluppo, dal punto di vista educativo.
Nel nostro Istituto convergono docenti di diverse discipline, maturati in differenti esperienze formative. Una premessa come questa ci è stata preziosa per avviare un confronto, a carattere interdisciplinare, orientato alla definizione delle ipotesi su cui costruire la ricerca. In un seminario, realizzato tra specialisti delle diverse discipline, abbiamo costatato quanto sia arduo tentare, al livello attuale degli studi, una definizione unitaria di «esperienza religiosa». Siamo però stati aiutati ad organizzare i diversi elementi in gioco in una sintesi, almeno provvisoria, che ci ha permesso di costruire gli indicatori su cui realizzare la ricerca, senza indebite riduzioni e senza affidare a qualche disciplina la pretesa di risolvere autonomamente il problema.
I risultati sono stati pubblicati nel primo volume di questa nostra proposta editoriale: L'esperienza religiosa dei giovani. 1. Le ipotesi (LDC, Leumann 1995).
Al testo rimandiamo anche per uno studio più approfondito sulle ipotesi che fanno da orizzonte alla ricerca.

La realizzazione

Nella nostra ipotesi, chiamiamo esperienza religiosa l'insieme dei comportamenti (a prevalente natura «rituale») e degli atteggiamenti con cui una persona vive, in termini sufficientemente riflessi, la consapevolezza che ciò che dà senso alla vita e consistenza alla speranza è collocato «oltre» la propria esistenza: un dono sperato e almeno inizialmente sperimentato. A partire da questa ipotesi, abbiamo realizzato una ricerca attraverso storie di vita, orientata a recensire i segnali e i modelli di esperienza religiosa degli adolescenti e dei giovani italiani. Questo dossier propone una sintesi dei risultati della ricerca. Per una lettura completa rimandiamo al libro: POLLO M., L'esperienza religiosa dei giovani. 2.1. I dati, LDC, Leumann 1996.
In questo dossier (e nel libro soprattutto) le pagine sono molte. Chi vorrebbe sapere, in rapide battute, come vanno effettivamente le cose nel complesso mondo giovanile, può persino trovarle eccessive. Si tratta invece di uno sforzo editoriale necessario, per dare una lettura corretta della situazione.
L'esperienza religiosa è per noi una qualità esistenziale, che pervade tutta la vita delle persone. Possiamo riconoscerne la presenza o costatarne la mancanza solo assumendo un'attenzione a tutto l'orizzonte di esistenza. Per questo, anche se la ricerca è concentrata sulla qualità dell'esperienza religiosa degli adolescenti e dei giovani e sugli elementi che ne hanno influenzato lo sviluppo o l'involuzione, abbiamo avvertito la necessità di collocare il fatto all'interno della trama del vissuto personale.
La lettura di queste pagine propone quindi un ritratto degli adolescenti e dei giovani, che va abbastanza oltre la semplice descrizione della loro esperienza religiosa.
Il libro citato (a cui rimandiamo) è arricchito da un'ampia selezione di documentazione di prima mano. L'autore ha fatto di tutto per dare voce ai protagonisti. Una ricerca condotta attraverso storie di vita fornisce, a chi vuole analizzare i risultati, una vasta biblioteca di documenti vivacissimi: i racconti dei giovani sulla propria vita, trascritti di peso dalla registrazione.
L'Istituto di Teologia pastorale non si è limitato ad una lettura globale dei risultati. La preoccupazione educativa e pastorale ci ha spinti a tentare altre letture, maggiormente mirate. I dati della ricerca sono stati studiati da specialisti di settore. Il biblista, il teologo moralista, il teologo sistematico e l'esperto di problemi relazionali, l'educatore impegnato con responsabilità pastorale nel mondo del lavoro e in quel del disagio... (per non fare che qualche esempio) hanno letto le testimonianze dei giovani intervistati. E hanno reagito dal proprio punto di vista: per cogliere gli aspetti valutati particolarmente importanti, per indicare i problemi avvertiti più inquietanti e per suggerire linee prioritarie d azione educativa e pastorale. Il numero di NPG, successivo a questo, riporta molti di queste riflessioni, direttamente orientate ad analisi di tipo educativo e pastorale. E' indispensabile però una lettura complementare dei due dossier.

Le prospettive

La ricerca ci ha permesso di documentare, con una certa approssimazione, lo stato dell'esperienza religiosa dei giovani italiani, i ritmi e i luoghi del suo sviluppo, i condizionamenti, personali e strutturali, della sua maturazione. La nostra riflessione non può però terminare su questa ricognizione dei dati, anche se attorno ad essa sono già state avanzate interpretazioni e se ha suscitato prospettive d'intervento.
Riconosciamo una doppia esigenza. Da una parte, per noi è importante tentare una lettura successiva alla attuale, impegnata, esplicitamente e in termini unificanti, sulla frontiera educativa e pastorale, per raccogliere le «sfide» che la situazione, descritta e interpretata, lancia alla comunità ecclesiale attuale. Solo a questo livello, la ricerca può diventare una autentica premessa di progetti pastorali. Dall'altra parte, è urgente entrare un poco in questa trama progettuale, in modo diretto e coraggioso. Di certo, questa fatica compete alle singole comunità educanti e, in concreto, ad ogni comunità ecclesiale che avverte la responsabilità evangelizzatrice nei confronti dei giovani. Non possiamo sicuramente operare noi né indebite sostituzioni né pretendere un ascolto che non ci compete. Possiamo però offrire una competenza, maturata nello studio e nella riflessione, come servizio e stimolo per un confronto più largo e una ricerca nuova.
In questa logica si collocano i nostri progetti futuri. Ma di questo parleremo in seguito.
(L'elaborazione della ricerca e la sintesi che segue sono a cura di Mario Pollo)

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