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La voglia di vedere Gesù


Riccardo Tonelli

(NPG 1996-05-3) 


Gesù era uno di quei bei tipi di fronte ai quali nessuno era riuscito a restare indifferente. Suscitava entusiasmo o faceva arrabbiare. L'hanno cercato in tanti, per le ragioni le più strane. Lo cercavano quelli che attendevano da lui la guarigione, una buona parola, almeno un sorriso per continuare a sperare. Con la stessa decisione lo cercavano per eliminarlo, con la scusa che era pericoloso perché metteva in crisi l'osservanza formale della legge. Anche i suoi genitori e gli amici, ogni tanto, hanno dovuto mettersi a cercarlo: all'improvviso spariva e nessuno sapeva dove era finito.
La sua esistenza era incominciata sotto il segno della ricerca. Per metterlo al mondo, Maria e Giuseppe hanno dovuto cercare un angolo tranquillo, perché per questa famiglia di poveretti non c'era posto da nessuna parte. L'hanno cercato i pastori, i magi, il re Erode. Anche chi voleva arrestarlo e non voleva sbagliare persona; l'hanno cercato coloro che volevano vederlo, per l'ultima volta, nel sepolcro.
I suoi discepoli, spesso, hanno tentato di mettere un poco d'ordine nell'affannosa ricerca di Gesù. Hanno stabilito degli orari, per lasciargli qualche ora di sonno. Hanno selezionato quelli che avevano diritto da quelli che invece davano solo fastidio. Per questo, volevano escludere i bambini, chiassosi e confusionari, e i peccatori, troppo pericolosi per la dignità. Poverini... lo facevano per difendere l'esistenza di Gesù, tirato da tutte le parti. Volevano organizzare le cose come si faceva di solito: distinguere tra le richieste buone e quelle inutili, tra le domande serie e quelle soltanto curiose.
Gesù non c'è mai stato. Era fuori dei suoi schemi. Chi ama e vuole la vita, non può di sicuro fare un elenco di priorità né può decidere in anticipo chi lo cerca davvero o chi invece si prende gioco di lui.
Le pagine del Vangelo sono piene di racconti che potrebbero avere tutti uno stesso titolo: la voglia di vedere Gesù. Una storia, però, è più simpatica di tutte, quella di Zaccheo. La dovrebbe meditare la gente che, come noi, discute continuamente sulle domande dei giovani, per decidere meglio la qualità del servizio educativo e pastorale. Zaccheo era un poco di buono. Lo sapevano tutti e glielo dicevano in faccia... con un po' di ritegno solo perché era un uomo potente e con i potenti è meglio andarci cauti. Lo sapeva bene anche lui, ma non gliene importava nulla (o quasi). Tanto lui aveva i soldi. E con i soldi risolveva tutti i problemi.
Il suo guaio erano proprio i soldi. Molti glieli invidiavano; moltissimi gli contestavano il modo con cui se li procurava. Zaccheo era un esattore delle tasse, uno di quelli che senza pietà spillava denaro a destra e a manca per conto dei Romani. Un po' di soldi li consegnava; un po' se li teneva. E così aveva una barca di soldi e di nemici. Tutto questo, i buoni ebrei, attaccati ai soldi come tutti i nazionalisti esasperati, non glielo perdonavano davvero.
Abitava a Gerico, una città bellissima, ricca d'acque e profumata di rose, nonostante fosse in mezzo al deserto.
Un giorno, viene a sapere che dalla sua città doveva passare Gesù. S'incuriosisce. «Lo devo vedere», decide subito, «parlano tanto di lui... se non ne approfitto adesso, mi mancherà per sempre». Ne parla con gli amici. Lo prendono in giro: «Zaccheo... hai deciso di convertirti... non ti bastano più i tuoi soldi? Pensa alla faccia dei tuoi nemici... Non dar loro questa consolazione». Zaccheo è deciso: «Non c'è pericolo. Lo voglio vedere, punto e basta. Mi va simpatico, con quella banda di pescatori che si tira dietro». Qualcuno gli sussurra: «Zaccheo, attento. Gesù è un tipo pericoloso. Non le manda a dire a nessuno». «Per carità... tranquilli. Ci sono abituato. Io lo lascio parlare, come faccio con tutti. E poi faccio quello che mi pare. I soldi li ho io, non lui, che è un morto di fame, senza fissa dimora».
Zaccheo si organizza per vedere Gesù. Studia le varie possibilità. Rinuncia alla soluzione troppo semplice di convincere, con qualche elemosina al posto giusto, di far passare Gesù sotto le finestre di casa sua. Preferisce scendere lui sulla strada. Ma c'è un problema. Zaccheo ha un piccolo difetto fisico: è basso di statura. Lo scopre adesso. Se si mescola alla folla, addio possibilità di vedere Gesù. Non riuscirebbe a vedere nulla... tanto più che Gerico è piena di fanatici che si piazzano sulla strada già dalla sera prima, per non perdersi una briciola dello spettacolo di Gesù che passa.
Zaccheo ci pensa. Chiede consiglio. Poi decide di testa sua: «Mi arrampico su un albero, in barba alla dignità».
Anche lui ci va di notte, per non farsi vedere. Si organizza per stare tranquillo, appollaiato sul suo albero, fino al passaggio di Gesù. «Lo voglio vedere».
Finalmente passa Gesù. Zaccheo tiene il fiato. È il momento più difficile. Se qualcuno si accorge, povera la sua dignità e addio faccia tosta. Domani, nell'ufficio delle imposte, tutti lo guarderanno con un tono che ti prende in giro dalla testa ai piedi.
Ecco, Gesù. Boh... tutto lì? Che capita? Si ferma? Si ferma proprio sotto l'albero di Zaccheo. Scende dalla cavalcatura e guarda in alto. «Zaccheoooo». Zaccheo trema di vergogna. «Zaccheo, vieni giù, devo parlarti». Ormai è fatta. Zaccheo scende e si mette davanti a Gesù, pronto a tutto.
Gesù gli sorride. Sorride a Zaccheo? Poi parla. Altro che rimproveri... neppure un buon consiglio. Dice Gesù: «Zaccheo, ho deciso: oggi vengo a pranzo a casa tua. Ti va?».
Zaccheo si sente un colpo a cuore. Voleva vedere Gesù per curiosità, per non essere tagliato fuori quando tra gli amici si parlava di lui. E adesso Gesù sconvolge tutti i piani. Si propone come ospite della sua casa e della sua vita.
Zaccheo non ci pensa due volte. Risponde al volo, con una gioia traboccante: «Gesù, grazie. Vieni. Preparo in fretta. Ci facciamo un pranzo di quelli da ricordare».
Gesù ha buttato le braccia al collo a Zaccheo. Non gli ha fatto nessun rimprovero né ha posto alcuna condizione. Gli ha restituito tutta la dignità. L'ha riconciliato con se stesso... la prima persona dopo anni di rimproveri, noiosi quanto inutili. Può ospitare Gesù a casa sua: se Gesù l'ha detto, è segno che lui può farlo. Zaccheo ritrova la gioia di stare in compagnia con se stesso. Però... l'abbraccio di Gesù butta per aria tutto. Interpella e inquieta. «Se non cambio vita», pensa Zaccheo, «cosa è venuto a fare Gesù nella mia casa?». Si butta nell'entusiasmo della conversione. Cambia vita, in quel modo esagerato che solo l'amore e il perdono sanno scatenare: «Restituisco quello che ho rubato: quattro volte tanto. I miei soldi li dono ai poveri. Divido la mia vita con loro. Da oggi, cambio... tutto».
Qualcuno brontola.Non ci capisce più. Accidenti... di questo passo, dove si va a finire?
Quel Gesù lì è proprio pericoloso. Fa diventare bene il male. La voglia di Zaccheo di vedere Gesù non era «buona». Gesù doveva sgridarlo e basta. Questo modo di fare è troppo rassegnato. Adesso interviene Gesù. Non ne può più con questa mania di giudicare, di dividere, di valutare prima di accogliere.
Alza la voce: «Insomma... non vi rendete conto che la salvezza di Dio è entrata oggi nella vita di Zaccheo?».
Zaccheo è un uomo nuovo: salvato dall'abbraccio accogliente di Dio, si è riconciliato finalmente con se stesso e con gli altri. La sua povera voglia di vedere Gesù gli ha trasformato la vita: il più piccolo dei semi è diventato albero grande.

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