I luoghi dell'animazione: una visione d'insieme

 

I luoghi dell'animazione /1

Mario Pollo

(NPG 1995-02-88)


Nel cammino, si spera avventuroso, percorso nei due precedenti volumi del Dizionario dell'Animazione alla ricerca dell'identità dell'animazione culturale e che ha consentito di esplorare i concetti teorici ed il metodo che la fondano rimane da percorrere un terzo pezzo di strada: quello che conduce alla esplorazione dei luoghi in cui l'animazione viene concretamente praticata o nei quali potrebbe esserlo utilmente.
L'esplorazione dei luoghi consentirà di individuare le particolarità e le specificità che la pratica dell'animazione culturale deve assumere per fornire una risposta adeguata ai bisogni ed ai sogni educativi tipici di quei luoghi.
Ciò permetterà l'elaborazione delle integrazioni del metodo e dei concetti dell'animazione culturale necessarie al suo inverarsi nello spazio-tempo della storia.

Cosa è un «luogo»

La parola "luogo" è qui utilizzata non tanto per indicare un particolare spazio fisico e geografico, ma, in accordo tra l'altro con il suo significato più antico, per indicare una particolare funzione del sistema sociale che ha una ben definita collocazione nello spazio e nel tempo.
A proposito del luogo il Tommaseo nel suo irripetibile Dizionario della lingua italiana dice: "Al luogo propriamente appartiene di poter contenere in sé la cosa locata: si come allor diciamo, il vaso sia luogo dell'acqua, quando quella dentro contiene o può contenere. Propria condizione ancora debba essere del luogo, ricevere in se la cosa che ha d'aver luogo in esso."
Come si vede da questa definizione il luogo, in quanto spazio fisico, è sempre stato connesso con ciò che esso ospitava. Anzi è proprio ciò che trova ospitalità nel luogo a caratterizzarlo ed a definirlo fornendogli una particolare identità.
È questo il motivo per cui parlando di luogo non si parlerà dello spazio ma di ciò che è presente ed accade in esso. Paradossalmente, anche uno spazio che non contiene nulla è caratterizzato dal vuoto che esso contiene e non dalle sue coordinate propriamente spazio-temporali.

I LUOGHI DELL'ANIMAZIONE

I luoghi che appaiono rilevanti, nell'attuale contesto socioculturale, per la pratica educativa dell'animazione culturale sono oltre a quelli educativi classici, che sono stati raggruppati sotto la dizione di "luoghi educativi protetti", sono anche quelli tipici della vita quotidiana a cui è stato dato il nome di "luoghi naturali non protetti" e quelli che appartengono a quella particolare dimensione della vita sociale costituita dalla "Istituzioni totali".
I luoghi che saranno descritti e analizzati in questo terzo volume sono perciò i seguenti:

I luoghi educativi protetti

- l'associazione, il gruppo formale
- la parrocchia
- l'oratorio
- la scuola
- lo sport
- il volontariato
- la famiglia
- accoglienza dei terzomondiali
- le comunità speciali
- le comunità alloggio per minori abbandonati
- le comunità per minori devianti
- le comunità per tossicodipendenti
- le comunità per anziani
- le comunità per malati terminali

I luoghi naturali non protetti

- la strada, la piazza
- bar e paninoteche
- le sale giochi
- la discoteca
- i gruppi informali "speciali"
- i gruppi di tifosi "ultras"
- le bande giovanili
- gruppi spontanei intorno ad un interesse

Le istituzioni totali

- il carcere minorile
- il ricovero per anziani
- i residui manicomiali
- i campi profughi
- i collegi, orfanotrofi, ecc.
- le caserme

Alcuni di questi sono già, di fatto, luoghi dell'animazione mentre altri lo sono solo potenzialmente, nel senso che l'attivazione in essi delle pratiche dell'animazione ne migliorerebbe la loro qualità di vita e, soprattutto, svilupperebbe quei processi formativi dormienti che pur sono possibili in essi.
Questi luoghi pur essendo, come si nota osservando l'elenco, molto eterogenei sia dal punto di vista spaziale che delle funzioni che essi svolgono, posseggono alcune caratteristiche comuni. Essi infatti sono:
- sistemi relazionali interpersonali, ovvero gruppi sociali in cui, anche se non esclusivamente prevale la caratteristica della primarietà;
- luoghi non direttamente produttivi;
- organizzazioni che ricercano un equilibrio tra contenimento ed espressione;
- luoghi simbolici, ovvero luoghi che producono una particolare attribuzione di senso alla realtà;
- almeno relativamente aperti ai processi formativi.

Il luogo come sistema relazionale interpersonale

Come si è visto nel volume secondo il metodo dell'animazione centra la sua azione sulla maturazione delle relazioni interpersonali e, quindi, del gruppo umano che le tesse. Questo significa che l'animazione opera affinché le relazioni interpersonali di un particolare gruppo sociale divengano sempre più autentiche ed il gruppo divenga un luogo che può favorire l'espressione della diversità e dell'unicità della persona, senza però che questo comporti la rottura dei vincoli di unità, di coesione e di solidarietà.
La conseguenza di questa opzione metodologica è che l'animazione è possibile solo nei luoghi dove gli individui hanno una relazione personale diretta, faccia a faccia.
La condizione necessaria per cui un luogo possa ospitare l'azione dell'animazione è quello dell'esistenza, o perlomeno della possibilità di creazione, di quel sistema di relazioni interpersonali a cui viene dato il nome di gruppo primario.
Non ha importanza se questo sistema di relazioni è naturale/spontaneo oppure artificiale/obbligato, l'importante che esso esista almeno a livello potenziale. Ad esempio un gruppo dei pari che si forma in un cortile, in una strada o in una piazza è del tipo naturale/spontaneo mentre un gruppo all'interno del carcere minorile è del tipo artificiale/obbligato.
Tuttavia entrambi posseggono anche se in misura minore le caratteristiche dell'altro. Infatti anche nella formazione di un gruppo tra ragazzi in carcere gioca una certa spontaneità, così come nel gruppo dei pari gioca una certa obbligatorietà, dovuta al fatto che la scelta dei propri partners può avvenire solo tra le persone che sono presenti in quel particolare frammento di territorio.
Questo esempio consente di comprendere come la polarità naturale/spontaneo « artificiale/obbligato non produca di fatto una sorta di dicotomia, ma un continuo in cui si intrecciano con varie intensità le caratteristiche dei due poli. La scelta dell'animazione di non considerare questa caratteristica come rilevante ai fini della sua possibilità di azione appare perciò giustificata. Determina, invece, un diverso tipo di approccio e di itinerario e, quindi, delle variazioni di metodo che saranno l'oggetto dei capitoli o voci che affronteranno i singoli luoghi.

La gratuità dei luoghi dell'animazione

I luoghi elencati precedentemente si è detto che posseggono la caratteristica di non essere direttamente produttivi. Infatti essi non sono luoghi tipici dello scambio economico. Questo perché le funzioni che essi svolgono appartengono a quello spazio-tempo sociale in cui al centro dell'agire non vi è il prodotto ma la persona umana. Infatti tutti i luoghi indicati esistono o per consentire a chi è presente in essi di rispondere ad un particolare bisogno o problema esistenziale. Sia esso religioso, culturale, espressivo, ludico, educativo, di socializzazione, terapeutico o di controllo del comportamento individuale e sociale.
In ogni caso quei luoghi esistono per affrontare un problema o, nella maggioranza dei casi, per rispondere ad un particolare bisogno generale o tipico di un particolare insieme di persone.
La centratura, almeno a livello intenzionale o teorico di quei luoghi intorno ai bisogni/problemi delle persone, è una altra delle condizioni necessarie allo svolgersi dell'animazione. I bisogni/problemi delle persone costituiscono, infatti, la domanda intorno a cui è possibile costruire l'itinerario educativo tipico dell'animazione. Non è un caso che l'animazione abbia tra i cardini del proprio metodo la capacità di accogliere la persona con i suoi bisogni/problemi e la conseguente disponibilità a progettare il proprio itinerario educativo a partire dalla situazione concreta che essa vive.
Questo significa che l'animazione deve identificare il luogo non solo per la funzione che svolge, o dovrebbe svolgere, nel sistema sociale ma anche, se non soprattutto, come contenitore di bisogni/problemi esistenziali che debbono essere letti come invocazioni di una realizzazione personale più compiuta ed evoluta.
Anche questa lettura, che sarà fatta nelle sue linee generali nei capitoli che seguono, è quella indispensabile a caratterizzare una progettazione dell'itinerario di animazione efficace e rispondente al vissuto delle persone e dei gruppi nelle quali si realizza.

L'equilibrio tra il contenimento e l'espressione

In tutti i luoghi descritti, anche nelle bande giovanili, sono presenti due funzioni particolari: quella del contenimento e quella dell'espressione.
La funzione del contenimento è quella attraverso cui vengono controllati i comportamenti devianti, autodistruttivi, le angosce e le difficoltà esistenziali delle persone che abitano il luogo. La funzione dell'espressione è, invece, quella che consente alle stesse persone di svilupparsi, di crescere, di acquisire capacità di relazione con se stesse, con gli altri e con la realtà, di autonomia, ecc.
Alcuni dei luoghi esaminati sono più polarizzati verso l'espressione mentre altri lo sono verso il contenimento. Un carcere minorile, indubbiamente è molto sbilanciato verso il contenimento, mentre un gruppo educativo dovrebbe esserlo verso l'espressione. Tuttavia in tutti e due i tipi di gruppo è presente, anche se in misura minoritaria, l'altra funzione.
Queste due funzioni, anche se apparentemente antagoniste tra loro, sono essenziali per garantire lo svolgimento del processo educativo. Infatti non vi può essere alcun sviluppo della persona umana senza il contenimento. La prima esperienza della dinamica contenimento-espressione l'essere umano la sperimenta nel grembo materno. La sua evoluzione da embrione a feto a neonato non potrebbe avvenire se egli non fosse da un lato soggetto alla dinamica della crescita e dall'altro non potesse contare sul contenimento del grembo materno.
La dialettica tra le funzioni del contenimento e quelle delle espressioni non è che la riproposizione in un luogo, sotto forma di organizzazione sociale, dell'antica dialettica desiderio limite, che è sempre stata ritenuta costitutiva sia dello sviluppo della persona attraverso l'educazione che della civilizzazione. È questo il motivo per cui la presenza in un luogo di queste due funzioni antagoniste è un altro dei requisiti necessari al suo divenire un luogo dell'animazione.

Il luogo simbolico

Una caratteristica comune dei luoghi è quella di essere, proprio in quanto mondi vitali, produttori di senso. Ogni luogo, infatti, è uno spazio-tempo oltre che fisico di tipo simbolico, in quanto contiene al proprio interno sia un particolare frammento della cultura sociale generale, sia una propria microcultura particolare fatta di credenze, di valori, di idee e opinioni, stili di vita, standard di condotta, linguaggi caratteristici.
Attraverso questa particolare microcultura chi abita all'interno del luogo costruisce la sua percezione, la sua azione e la sua interpretazione della realtà.
Per alcuni di questi luoghi la costruzione della realtà che avviene al loro interno è molto simile a quella che avviene attraverso la cultura sociale dominante. Per altri luoghi la costruzione della realtà è in alcune parti fortemente diversa da quella della cultura sociale generale, sino al punto da poter essere considerata deviante. È il caso di alcuni gruppi dei pari, delle bande giovanili, di alcuni gruppi di tifosi ultras, per non parlare del carcere minorile.
L'animazione culturale considera l'uomo come un essere simbolico culturale e, quindi, lo pensa come ad un essere vivente intessuto tanto di natura quanto di cultura. Questo significa che un progetto educativo che persegua l'obiettivo di una crescita umana, attraverso il cambiamento personale, non può non fare i conti con la cultura di cui sono intessuti i giovani o gli adulti con cui opera.
L'animazione per potersi svolgere richiede perciò la capacità di comprensione della microcultura del luogo e, soprattutto, la capacità di far maturare un rapporto critico dell'educando con la microcultura del luogo. Rapporto critico che in alcuni casi, di fronte a microculture ricche di valori evolutivi per la vita e la persona umana, può sfociare in una loro più efficace interiorizzazione, mentre a fronte di microculture regressive può portare ad un loro abbandono od ad una loro radicale trasformazione.
Comunque senza l'esistenza di una microcultura locale non esiste un luogo dell'animazione e, forse, nemmeno un luogo.

L'apertura ai processi formativi

In tutti i luoghi elencati all'inizio vi è, o dovrebbe esserci, la presenza di processi di socializzazione e di educazione che promuovono o il cambiamento, evolutivo o regressivo, o la stabilizzazione della persona.
Alcuni sono esplicitamente educativi, altri diseducativi e altri ancora potrebbero essere educativi in quanto questa funzione è allo stato latente.
Perché l'animazione possa sviluppare la sua azione, e questa affermazione è quasi tautologica, è necessario che vi sia una sorta di riconoscimento da parte della cultura sociale della legittimità dell'attivazione nel luogo della funzione formativa.
Se si riflette con attenzione si scopre che questa affermazione è meno ovvia di quanto si pensi perché ad esempio se in un certo territorio non esiste, ad esempio, anche solo a livello di gruppi sociali minoritari, la convinzione che è possibile tentare di sviluppare un processo educativo in un gruppo dei pari di strada, il contesto sociale delegittima questa azione rendendola assai poco praticabile.
D'altronde è proprio nella definizione dell'educazione il fatto che chi educa sia socialmente riconosciuto e legittimato in questa sua funzione.
La conseguenza di questa constatazione è la necessità che prima o accanto all'avvio di una azione di animazione di un luogo si attivi una azione di legittimazione sociale di questa azione. Questa legittimazione, oltre a garantire l'azione educativa, svolge un ruolo di sostegno indispensabile degli animatori impegnati nell'animazione di quel particolare luogo, se si vuole evitare che vadano in crisi in conseguenza del maturare in loro del senso di impotenza o di inefficacia della loro azione.
Chiaramente questa riflessione riguarda in particolare i luoghi non protetti e le istituzioni totali, in quanto i luoghi protetti posseggono già una legittimazione quali luoghi educativi. Tuttavia occorre dire che nella cultura e nella pratica professionale dell'educazione, specialmente di quella che si svolge all'interno dell'azione di prevenzione del disagio, anche i luoghi non protetti sono già riconosciuti, almeno in parte, come luoghi dove è possibile educare. È questo il motivo per cui la apertura alla possibilità dell'educazione è stata loro riconosciuta quando si sono analizzate le caratteristiche comuni di tutti i luoghi elencati.

UNA TIPOLOGIA DEI LUOGHI

Dopo aver analizzato le caratteristiche comuni, seppur possedute in modo differente, dei diversi luoghi dove l'animazione è possibile, si può tentare di individuare delle diversità tipiche che consentano, questa volta lungo l'asse della differenza e non più della somiglianza, la creazione di una tipologia utile anche se rozza.
L'asse della differenza, ovvero la tipologia a cui ha dato origine, intersecandosi con quello della somiglianza, costituito dalle caratteristiche comuni dei diversi luoghi, consentirà di individuare le specificità rilevanti ai fini dell'animazione possedute da ogni luogo.
Questo significa che la tipologia che si individuerà per ognuna delle tre classi indicate all'inizio, unitamente alle cinque caratteristiche comuni che i luoghi posseggono con diverse tonalità e intensità, formerà la base su cui si fonderà nei prossimi capitoli la proposta delle linee di metodo di animazione che sono richieste dalla tipicità di ogni luogo.

Il luogo educativo protetto

La categoria luogo educativo protetto indica tutti quei luoghi che sono stati progettati e realizzati con una esplicita intenzionalità educativa e che sono promossi, gestiti e controllati dagli adulti, magari attraverso altri giovani a cui è stata affidata la funzione di educatore, animatore o responsabile.
I luoghi educativi protetti, a parte la famiglia, sono di tipo artificiale, in quanto sono nati per rispondere a particolari bisogni delle persone secondo modelli che riflettono i valori, le sensibilità e gli stili di vita tipici della cultura in cui sono creati.
Alcuni luoghi nonostante la loro artificialità tentano di riprodurre al loro interno le funzioni biologiche, psicologiche, sociali, economiche e socioculturali tipiche della famiglia come, ad esempio, le comunità alloggio per minori e per anziani.
Tra gli altri luoghi artificiali, la cui funzione normalmente è rivolta principalmente alle persone che li frequentano, ve ne sono alcuni che sono rivolti anche all'esterno, per cui perdono la caratteristica di luogo circoscritto in uno spazio fisico e sociale ben definito per assumere quella di luogo diffuso nella realtà sociale i cui confini non sono facilmente identificabili. I gruppi e le associazioni di volontariato, così come quelli che erogano servizi o hanno una vocazione forte alla missionarietà hanno, normalmente la caratteristica di luoghi diffusi.
Un'ultima distinzione rilevante alla descrizione dei luoghi protetti è quella che riguarda l'età delle persone che li abitano. Ovvero se si tratta di luoghi dedicati ai giovani o agli adulti.
Queste differenze tra i luoghi protetti incidono sicuramente nell'attività di animazione per cui è utile raggruppare i luoghi protetti in cinque classi.
La prima classe è composta esclusivamente dalla famiglia, essendo come già detto l'unico luogo naturale tra quelli definiti come protetti. Questo significa che l'animazione della famiglia ha delle caratteristiche di assoluta unicità.
La seconda classe è formata dalle comunità alloggio per minori abbandonati, per minori devianti, per giovani tossicodipendenti che tendono a riprodurre al loro interno le funzioni della famiglia.
Pur condividendo la funzione familiare le comunità alloggio per anziani, quelle per malati terminali e alcune forme di accoglienza degli immigrati si distinguono perché sono rivolte agli adulti e questo richiede, almeno parzialmente, un altro metodo di animazione. Questo fa si che questi luoghi formino una terza classe distinta dalla precedente.
La quarta classe è formata dagli oratori, dalle parrocchie, dalla scuola, dallo sport, da alcune associazioni o gruppi formali. Si tratta di luoghi circoscritti nello spazio fisico e sociale in cui è fortemente accentuata la funzione educativa e socializzante.
La quinta classe è formata dal volontariato, dall'accoglienza dei terzomondiali e indica i luoghi diffusi nello spazio sociale e fisico.

I luoghi naturali non protetti

Il termine naturale, non vuole affermare che questi luoghi siano realmente naturali, ma solo che essi sono normalmente percepiti come tali, al pari dei luoghi dell'ambiente naturale.
La naturalità è spesso un modo per indicare una sorta di neutralità della funzione che questi luoghi svolgono nella vita delle persone. Un bar, ad esempio, è percepito come un luogo neutro rispetto a valori, ideologie, fedi religiose, ecc., al pari di una panetteria o di un supermercato.
Oltre che questa sorta di neutralità-naturalità questi luoghi hanno in comune la caratteristica, specialmente per i giovani che li frequentano, di essere autogestibili nei quali è possibile per i giovani realizzare una relazionalità orizzontale con i pari età senza significative interferenze da parte del mondo adulto.
Tuttavia non tutti questi luoghi hanno uguali possibilità di autogestibilità da parte dei giovani, in quanto alcuni di essi sono luoghi prodotti dall'industria dello svago e del tempo libero e sono, quindi, sottomessi alle regole di questo tipo di produzione economica. Che al loro interno il giovane percepisca una forte libertà di espressione è una caratteristica del prodotto che gli viene offerto attraverso la transazione commerciale del biglietto di ingresso e/o delle consumazioni di bevande, cibi o di giochi e magari di qualcos'altro di meno lecito.
Oltre alla effettiva autogestibilità degli spazi questi luoghi si differenziano a seconda dell'esistenza al loro interno di codici e di norme dello stesso tipo di quelle del sistema sociale a cui questi luoghi appartengono o, al contrario, di tipo trasgressivo o deviante. La presenza di norme devianti, pur essendo più probabile in alcuni luoghi, può essere riscontrata in altri luoghi. Infatti norme devianti si ritrovano non solo nelle bande giovanili o nei gruppi di ultras, ma sono presenti in alcuni gruppi del bar, della strada e della piazza. Questo fatto rende più flessibile l'appartenenza di un luogo ad un determinato tipo. Si possono comunque identificare quattro classi di luoghi non protetti o naturali.
Alla prima classe appartengono la strada, la piazza, i gruppi spontanei intorno ad un interesse e raccoglie gruppi totalmente autogestiti dai giovani che ne fanno parte e che tendenzialmente hanno gli stessi codici e norme del sistema sociale in cui sono inseriti.
Alla seconda classe appartengono i luoghi come i bar, le paninoteche, le sale giochi e le discoteche che sono gli opifici dell'industria dello svago e in cui i giovani, hanno garantito uno spazio, reale o illusorio, di espressione e di autogestione. Anche in questi luoghi, normalmente, dovrebbero prevalere i codici e le norma del sistema sociale.
Alla terza classe appartengono i gruppi espressamente devianti come le bande giovanili e alcuni (o molti?) gruppi di tifosi ultras. Questi luoghi sono caratterizzati oltre che dalle devianza dalle norme del sistema sociale e dall'autogestione, da una forte separazione dagli altri luoghi della vita sociale.
Alla quarta classe appartengono i luoghi della prima e della seconda classe in cui sono presenti alcune norme, diverse o devianti rispetto a quelle del sistema sociale. Ad esempio vi può essere un gruppo del muretto o una discoteca in cui il consumo di droghe è ritenuto lecito.
A questa classe appartengono perciò i luoghi normali deviati.

Le istituzioni totali

L'espressione istituzione totale indica quelle organizzazioni sociali che sviluppano al loro interno un controllo sulla quasi totalità degli aspetti della vita del persone che le abitano, la cui responsabilità, autonomia e capacità di scelta è, di fatto, impedita o resa poco praticabile. L'ingresso in questo tipo di istituzione molto spesso non è volontario ma coatto. La persona all'interno di questo tipo di luogo svolge tutte le sue funzioni vitali: mangia, dorme, lavora e si svaga; e di solito non ha né degli spazi reali di privacy, né la possibilità di seguire un suo personale tempogramma e praticare le sue personali abitudini.
Secondo Palmonari[1] gli elementi organizzativi e funzionali che caratterizzano un'istituzione totale possono essere così riassunti:
"- L'individuo entra nelle istituzioni in modo coatto, contro la propria volontà.
- Ogni aspetto della sua vita si svolge all'interno della istituzione, insieme con molti altri individui considerati uguali a lui.
- Ogni aspetto della vita del soggetto è predisposto da una volontà istituzionale che gli è estranea ed è controllata da uno staff che ha il compito di rispettare regole e norme.
- Il controllo sull'internato consiste anche nell'impedirgli di avere una chiara prospettiva circa il proprio futuro: l'unica chiarezza concessa è quella per cui l'internato sa che per molti anni nulla potrà modificare la sua sorte.
- Per sorvegliare e manipolare ogni momento della vita degli internati esiste uno staff gerarchicamente organizzato. Il rapporto tra staff e internati è un rapporto mediato da regole e norme istituzionali. È un rapporto fra gruppi (o categorie) sociali, non un rapporto diretto fra persone. I membri dello staff si difendono dallo stabilire rapporti interpersonali, coinvolgenti e perciò difficili da sostenere, con gli internati.
- La comunicazione fra staff e internati è asimmetrica: va dallo staff agli internati e non prevede riscontri diversi dall'obbedienza (conformismo).
- Esistono pregiudizi e stereotipi reciproci fra staff e internati.
- Il lavoro degli internati è spesso evidentemente inutile e privo di senso. A volte può essere troppo duro ed insopportabile. In ogni caso non è pagato per il tempo che occupa ed i risultati che raggiunge. Lo staff può concedere all'internato che lavora diligentemente piccoli privilegi che consistono nel soddisfacimento di desideri personali considerati nel contesto extra-istituzionale, banali e di routine. Tali privilegi non sono comunque garantiti.
- La vita familiare è incompatibile con lo status di internato.
- Il Sé civile dell'internato è del tutto svuotato: il suo sé è mortificato dalla routine istituzionale, è costretto a molteplici esposizioni contaminanti. L'economia personale di azione è continuamente rotta.
- Culmine del processo di mortificazione del Sé dell'internato è il suo adattamento all'istituzione (istituzionalizzazione)".[2]
Queste caratteristiche sono quelle che fanno affermare allo stesso autore che "...più un'organizzazione sociale di convivenza è simile ad una istituzione totale, tanto meno realizza le condizioni indispensabili (necessarie) per essere liberante, formativa e, al limite, terapeutica. Ciò indipendentemente dalle motivazioni fondanti l'azione, dagli obiettivi perseguiti e dalle qualità personali dei singoli membri dello staff".[3]
L'aver introdotto le istituzioni totali tra i luoghi dell'animazione sulla base delle analisi e delle valutazioni appena proposte può apparire un atto di follia, o una sorta di utopico perseguimento di un compito impossibile. Ciò non è vero, perché come si dimostrerà nei capitoli dedicati alle istituzioni totali, c'è in esse uno spazio, seppur esiguo, di educabilità che è praticabile dall'animazione.
Anche per le istituzioni totali vi sono alcune caratteristiche che le differenziano e permettono una tipologia formata da quattro classi.
La prima classe è formata dalle istituzioni totali che dovrebbero sostituire le funzioni della famiglia o fornire altre forme di assistenza sociale-sanitaria in cui, almeno teoricamente, l'ingresso è l'uscita sono liberi. Ovvero è la persona che decide liberamente di entrarvi e che se un domani vuole può uscirne. In questa classe vi sono solo il ricovero per anziani e il collegio.
La seconda classe vede le istituzioni totali che hanno le stesse funzioni di quelle della prima classe ma in cui l'ingresso e l'uscita non è libero. A questa classe appartengono gli orfanotrofi, i residui manicomiali, i campi profughi.
La terza classe è costituita dalle caserme che appartengono ad un sottosistema sociale affatto particolare che è quello dell'esercizio controllato della violenza ai fini della difesa del sistema sociale. Anche qui l'ingresso e l'uscita non sono liberi.
La quarta classe è formata dal carcere minorile che ha la caratteristica di avere ingresso e uscita coatti e di svolgere funzioni di tipo repressivo-punitivo e, anche se in modo debole, riabilitativo.

Conclusione

Questo capitolo introduttivo del volume sui luoghi dell'animazione ha voluto fornire, in modo forse un po' pedante le definizioni e le classificazioni che saranno alla base della descrizione e dell'analisi dei singoli luoghi che i prossimi capitoli svilupperanno. Questa parte introduttiva sarà completata da un secondo capitolo sul significato ed il ruolo dell'esperienza nell'animazione. Dal terzo capitolo in avanti si analizzeranno i singoli luoghi.


NOTE

[1] Palmonari A. (a cura di), Comunità di convivenza e crescita della persona, Patron Editore, Bologna 1991
[2] Palmonari A. (a cura di), op. cit., p. 21
[3] Palmonari A. (a cura di), op. cit., p. 22