Juan E. Vecchi

(NPG 1994-08-25)


Complessità, la vita sull'orlo del caos, è il titolo di un saggio dello scienziato e scrittore Roger Elwin. Egli propone la chiave esplicativa «vita e caos»: termini di segno contrario, molto vicini l'uno all'altro, o, per meglio dire, uno dentro l'altro. La complessità caratterizza entrambi; ma il principio di finalità agisce soltanto in uno di essi, mentre nell'altro la sua presenza non è interpretabile.
Il significato è chiaro: nei fenomeni che vediamo o studiamo molti fattori interagiscono nelle più svariate direzioni e danno origine a combinazioni infinite e impensabili. Sembra un caos! Invece ci troviamo davanti a sistemi che si auto-organizzano. Non c'è disordine, nel senso di distruzione; si va costruendo un «nuovo ordine», una nuova struttura più ricca di possibilità e sorta da una apparente confusione dovuta alla molteplicità di forze.
Nello studiare un fenomeno, pertanto, è necessario documentare e catalogare il maggior numero di fattori e interrelazioni; non bisogna pretendere di spiegare tutto con una teoria o con principi universali, bensì tornare sempre a considerare le combinazioni che hanno dato luogo a organizzazioni spontanee o a nuovi sistemi previsti. In questo risiede il principio del progresso della vita.
La pastorale giovanile attuale si comporta come un sistema complesso.
Chi parla di evangelizzazione, progetto, itinerario, cammino, formazione cristiana, afferma un principio di unità e organizzazione vitale che agisce dal futuro, da quello che si spera di ottenere e a cui si tende: indica una finalità, propone mete, stabilisce punti di convergenza verso i quali mirano molti programmi, azioni, operatori, tempi messaggi, strutture. E questo ci assicura che si tratta di vita e non di caos.
I fattori che interagiscono sono, tuttavia, ogni volta più numerosi: la famiglia, le istituzioni educative, le diverse espressioni di Chiesa, i gruppi, gli ambienti di incontro spontaneo, i mezzi di comunicazione, gli spettacoli, le organizzazioni sociali e sportive, gli stessi giovani - uno ad uno - i quali non si considerano soltanto destinatari delle proposte, bensì autori delle stesse e interlocutori attivi gli uni degli altri. La lista non è completa né chiusa. Continuano ad apparire altre linee di interazione ogni volta meno controllabili.
Se aggiungiamo che tutti questi fattori si intrecciano in ognuna delle aree dell'esperienza giovanile (personale, sociale, culturale, professionale, religiosa); che ognuna di queste aree influisce sulle altre e ne riceve l'impatto nella formazione dell'identità e che le tematiche possibili sono innumerevoli, la complessità del discorso aumenta in maniera esponenziale.

GLI INCONTRI GIOVANILI

In questo sistema che diventa sempre più complesso e articolato, stanno svolgendo un ruolo importante gli incontri giovanili. Di tanto in tanto ci arriva la notizia di qualcuno di questi incontri attraverso i mezzi di comunicazione o attraverso la testimonianza dei partecipanti che raccontano la propria esperienza.
Le variabili che si ritrovano in essi sono molte, a partire dagli stessi nomi: incontri, pasqua giovanile, meeting, foro, assemblea, giornata, marcia, pellegrinaggio, concentrazione, «mariapolis», confronto. Alcuni si susseguono ad intervallo fisso, mentre altri vengono organizzati in occasione di qualche avvenimento straordinario (come ad esempio le visite del Papa). Ce ne sono di quelli promossi da correnti di spiritualità, mentre altri rispondono ad una convocazione generale. L'elemento catalizzatore è a volte il luogo (Compostela, Loyola, Assisi, Colle Don Bosco, Parai le Monial, Castillo de Javier, Taizè, un santuario); altre volte il catalizzatore è un progetto comune o una persona-simbolo. Nelle attività a volte si sottolinea la riflessione, altre volte il pellegrinaggio, altre ancora le celebrazioni liturgiche, la preghiera e la contemplazione, oppure il dibattito culturale. Anche le forme di animazione e conduzione obbediscono a combinazioni di vario genere.
Tra tante variabili ci sono alcune costanti.
I protagonisti o destinatari sono i giovani, con una netta prevalenza dei giovani-adulti. In alcuni incontri si stabilisce come età minima i 18 anni. Questo già dice molto sui centri di interesse e le sfide della pastorale giovanile attuale.
Le attività, i luoghi, i testi, gli elementi ornamentali e di supporto tendono a creare le condizioni per una «esperienza religiosa» caratterizzata dall'attenzione al senso della vita, dal coinvolgimento personale e dall'ambiente festivo. È importante che convengano giovani di diverse nazioni, regioni o gruppi. Da questo deriva lo stesso nome.
L'evento materiale di una concentrazione giovanile non è nuovo. Ce ne sono state anche in tempi passati e molto significative. Tuttavia non bisogna confondere il fenomeno attuale con le manifestazioni istituzionalizzate di alcuni anni fa, pensate come segno della capacità militante della gioventù cattolica. Tanto meno si possono assimilare alle dimostrazioni settoriali (studenti, donne, operai) e neppure alle marce dell'inizio degli anni Sessanta, che erano inquadrate in altre coordinate giovanili, sociali ed ecclesiali.
Gli incontri attuali si caratterizzano più per la ricerca di una esperienza religiosa che per la professione di fede o il proposito di militanza; rispondono alla necessità dei giovani di stabilire contatti e di esprimersi collettivamente in forma simbolica; hanno luogo nel «villaggio» del mondo contemporaneo. Perciò assumono dimensioni multinazionali o multiregionali approfittando delle grandi possibilità dei mezzi di trasporto attuali. Nel modo di esprimersi e nelle relazioni predomina la spontaneità; su questo criterio si muove la stessa organizzazione. Assumono, in misura più o meno grande, il carattere spettacolare che domina oggi in tutte le attività pubbliche.
Il calendario degli incontri, che è molto denso, se si contano tutti quelli che si organizzano nelle diverse parti del mondo, ha la sua massima espressione nelle Giornate Mondiali della Gioventù istituite da Giovanni Paolo II. Dopo il Giubileo della Gioventù (1984) e l'Assemblea dei Giovani (1985) si succedono ogni due anni, intercalate dalle concentrazioni annuali a livello diocesano: Buenos Aires (1987), Santiago de Compostela (1989), Czestochowa (1991), Denver (1993), Manila (1995). Questi incontri hanno delle caratteristiche che li rendono unici nel loro genere: la quantità e provenienza dei partecipanti, il coinvolgimento di alti organismi della Chiesa, la partecipazione di diocesi e movimenti ecclesiali, la presenza del Papa.
È impossibile fare un commento generale su questo universo in movimento che sono gli incontri. Ogni tipo merita una riflessione pastorale differente, per i partecipanti, per il cammino che lo precede, per la realizzazione, per i risultati che ci si aspetta, per gli elementi sui quali si pone l'accento. Le concentrazioni mondiali non hanno eguali quanto a universalità, spettacolarità e imponenza. Tuttavia possono essere superate da altre per efficacia educativa e incidenza sui giovani e sulla vita della Chiesa locale.
Ciascun incontro ha le sue potenzialità e i suoi limiti. Sono parti di un sistema complesso e dentro di essi interagisce imponderabilmente una grande molteplicità di fattori. Non è conveniente semplificare, assolutizzare o gerarchizzare in maniera rigida. Gli organizzatori ormai conoscono bene il segreto perché questi incontri risultino efficaci: buona preparazione antecedente di persone e gruppi, programmazione e realizzazione accurata di ognuno dei diversi momenti, accompagnamento successivo. Non mi soffermerò dunque a valutare in generale costi e guadagni, lati positivi e deboli degli incontri.
Pensando invece a colui che accompagna un gruppo mi sembra interessante sottolineare quello che dell'incontro si può ricavare, i rischi più comuni e di conseguenza le precauzioni più elementari: propongo istruzioni per l'uso più che per la sua organizzazione.

SENTIRSI CHIESA

Sperimentare la Chiesa, imparare ad essere Chiesa e a vivere come tale, scoprirsi membro di un popolo numeroso universale come l'umanità con una ricchezza spirituale comune e tante differenze, non è soltanto un aspetto importante. Costituisce il programma (in senso informatico) col quale vengono elaborati tutti i materiali e momenti di un incontro. La Chiesa è sempre al centro, compreso quando non vi compare come tema.
Oggigiorno si sottolineano con insistenza tre fenomeni che intaccano la mentalità e la pratica cristiana: la cultura dell'indifferenza, l'irrilevanza sociale della fede, l'allontanamento dei giovani dalla Chiesa dopo il periodo della loro iniziazione.
Ciò produce in molti giovani un sentimento di «diaspora», di «minoranza», di «estraneità», di «solitudine», difficilmente superabile nell'ambito ristretto della parrocchia o del quartiere, dove le motivazioni, le sfide e i testimoni della fede sono limitati, e il convivere con essi produce un esaurimento graduale della loro capacità di impatto.
Gli incontri ad ampio raggio rompono la barriera dell'isolamento, fanno prendere coscienza della quantità e della diffusione dei credenti nella nazione e nel mondo, rivelano la comunione profonda che esiste tra di loro e la qualità umana che la fede produce.
L'aspettativa di vedere, incontrare, confrontarsi con altri giovani e adulti che si ispirano alle stesse convinzioni, costituisce uno dei «motivi» più ricorrenti ed efficaci. I giovani si mettono in cammino per comunicare; comunicano per scoprire nuovi mondi personali, condividere affinità e differenze, interscambiare impressioni sul tempo che ci tocca vivere, aspetti della fede, ideali di vita.
Questo diventa visibile e quasi si materializza nello sviluppo di nuove relazioni personali e nelle espressioni comunitarie che caratterizzano tutti gli incontri .
L'immagine della Chiesa appare pure nelle figure significative che animano l'incontro: gli adulti che accompagnano, i testimoni della vita cristiana che si presentano, le persone carismatiche, i pastori. Essi fanno una seconda convocazione, di tipo più specificatamente ecclesiale: invitano a passare dall'incontro fisico alla condivisione spirituale della fede, della speranza in un mondo diverso, dei desideri profondi di donarsi.
L'avvenimento ecclesiale arriva così al suo punto di maturazione e si sperimenta la comunione, la coscienza della presenza di Dio nella umanità. L'incontro in quanto tale, con la complessità dei suoi componenti, comincia a questo punto a fare da interlocutore di ogni singolo partecipante che lo vive e ne approfitta secondo la sua attenzione e disponibilità.
Della Giornata Mondiale della Gioventù (si sostiene che vuole essere un dialogo tra la Chiesa e i giovani, un avvenimento durante il quale i giovani scoprono la vocazione e la missione del popolo di Dio, e questi, riconoscendosi in loro, celebra la festa della sua stessa gioventù.
La Chiesa appare in maniera palese in altri atti che di frequente integrano il programma degli incontri: le professioni religiose e le ordinazioni sacerdotali, la consegna di crocifissi a missionari, l'invio di volontari. l'annuncio pubblico di qualche decisione vocazionale.
La fede vissuta ordinariamente nella solitudine appare come una ricchezza condivisa, capace di essere fermento nel mondo. I giovani comprovano e vivono la dimensione «cattolica» della loro esperienza cristiana.

SCOPRIRE I LUOGHI DELL'ESPERIENZA DELLA FEDE

Il luogo, il posto, ha la sua importanza nell'esperienza religiosa. La Bibbia lo insegna: il bosco delle querce di Mamre, il pozzo di Giacobbe, il monte Sinai, il deserto, il fiume Giordano, la terra promessa, Betlemme, il lago di Galilea, Gerusalemme, non sono soltanto dei riempitivi letterari, bensì indicazioni concrete di un passaggio di salvezza di Dio sulla terra. Una storia reale presuppone la geografia. Una geografia con i segnali di una visita di Dio documenta una storia.
La ricerca dell'esperienza religiosa oggi si presenta sovente disincarnata, disancorata dalla storia passata e presente. Tale tendenza manifesta nell'interessamento per il magico, nell'esplorazione dell'occulto e del misterioso, nel gusto per pratiche esotiche di mediazione e controllo mentale, nei viaggi verso la propria interiorità o verso spazi psichici sconosciuti nell'interesse per spiegazioni e credenze di antiche religioni. Tutto l'universo della nuova religiosità porta con sé questo segno di ambiguità. Nel migliore dei casi si cerca una religione di saggezza piuttosto che di salvezza. Ma molte volte si tratta di mero consumo e soddisfazione soggettiva.
Non è che ciò attiri i giovani. Essi in genere sono condizionati dalla mentalità secolare; però influisce sulla formazione della loro mentalità religiosa. Per esserne convinti è sufficiente vedere alcuni spettacoli ed ambienti carichi di messaggi subliminali di fuga verso il vagamente «spirituale» o personale.
Gli incontri conferiscono valore agli spazi reali. Rispondono al desiderio di esplorare il mondo, alla sensibilità ecologica, alla valorizzazione dell'arte. Dal punto di vista organizzativo questi spazi offrono scenari suggestivi per le celebrazioni, ambiti ampi per la distensione personale, simboli e riferimenti concreti per le riflessioni.
Alcuni sono preferiti per le loro caratteristiche naturali. Altri perché conservano le tracce di un'esperienza religiosa singolare, ricordano e narrano una storia in forma viva ed immediata; in essi si avverte una presenza. In altri il valore principale è la manifestazione attuale della fede del popolo cristiano.
Le Giornate Mondiali della Gioventù hanno seguito questa chiave di lettura quando hanno scelto Roma, Santiago de Compostela e Czestochowa. Roma è l'espressione evidente della cattolicità per le testimonianze degli apostoli e dei martiri e per la presenza del Papa. Santiago ricorda il pellegrinare dei popoli europei e la loro profonda unità basata sulla stessa fede e sullo spirito di riconciliazione. Czestochowa è la prova della presenza costante di Maria in mezzo al popolo di Dio, in particolar modo nei momenti di rischio; e manifesta la coscienza viva che i credenti hanno di questo fatto.
Natura, storia, attualità cristiana! Però gli incontri stanno offrendo altre chiavi per scoprire i luoghi dell'esperienza della fede, una fede meno legata al passato e agli avvenimenti religiosi, più collegata agli eventi secolari e alle sfide del presente. Buenos Aires è stato proposto come luogo significativo di un continente a maggioranza cristiana, giovane, segnato dalla povertà, dove l'attuale polarità Nord-Sud si sente molto forte.
La scelta di Denver è stata motivata con altre ragioni: una città post-moderna, dove convivono varie confessioni cristiane e dove trovano espressione le nuove forme di religiosità, dove la comunità umana si caratterizza per la sua internazionalità e la interculturalità. Ci si muove dunque in direzione della cultura secolare, verso l'ambiente ecumenico, verso il santuario del cuore dell'uomo e della convivenza umana, là dove il Signore aspetta, parla e si manifesta.
In questi luoghi, umani più che geografici, secolari, si ascolta l'invito a riconoscere il mistero della vita, all'interiorità, alla riconciliazione, all'impegno.
La cultura dell'immediato porta a dimenticare il passato, a togliere significato al presente, che si converte in oggetto di curiosità e consumo, a diluire la densità del futuro. Si vive senza memoria, senza capacità di ammirazione, senza un progetto di ampio respiro.
I luoghi contrassegnati da esperienze religiose documentabili, dove la bellezza naturale o artistica risvegliano la capacità di ammirazione e dove le sfide attuali spingono all'impegno, impiantano la fede nella concretezza della storia e della geografia, nella vita della umanità.

OPERARE PROCESSI Dl CONVERSIONE

Tutti i promotori degli incontri affermano che, in essi, l'evangelizzazione (annuncio, interiorizzazione, applicazione alla vita, interpretazione della cultura) costituisce la preoccupazione centrale. Le Giornate Mondiali della Gioventù pretendono di essere un «momento forte» dell'evangelizzazione dei giovani, in cui essi sono allo stesso tempo destinatari e soggetti attivi. Si tratta di vedere come si intende l'evangelizzazione, quali itinerari si preferiscono, quali risultati si cercano e quale correlazione esiste tra la finalità dichiarata e lo sviluppo di ogni incontro.
Indubbiamente gli incontri offrono condizioni eccezionali per processi intensi di evangelizzazione.
La prima è la disposizione volontaria del giovane, favorita da molti fattori come la prospettiva del viaggio, la novità dello scenario, la ricchezza delle relazioni, l'ambiente festivo.
Condizione favorevole è pure il tempo di cui si dispone. Dopo le prime esperienze è diventato usuale distribuire con anticipo un fascicolo-guida, ogni volta più completo per ciò che riguarda i contenuti e sempre più perfetto dal punto di vista didattico e grafico. Con esso persone e gruppi compiono un cammino di preparazione. L'influenza evangelizzatrice dell'incontro, perciò, comincia molto prima della sua celebrazione.
Condizione favorevole è ancora la concentrazione. Gli incontri mettono a fuoco qualche punto fondamentale della fede, capace di raccogliere ed unificare molte conoscenze e dati che i giovani posseggono in forma incompleta, dispersa e frammentaria. In incontri successivi poi si riprende lo stesso tema in forma lineare o concentrica. Ciò aiuta ad acquisire quella visione organica del mistero cristiano raccomandata dalla catechesi attuale.
Lo sviluppo comprende la presentazione del contenuto dottrinale, ma anche il confronto con i problemi sociali e culturali odierni, oltre che con la vita personale alla ricerca di un orientamento e di un senso.
C'è ancora la ricchezza di possibilità della comunicazione. Il messaggio si concentra in uno slogan, ha uno sviluppo negli interventi e nelle allocuzioni, si vive nelle celebrazioni, si suggerisce attraverso gli ornamenti e la coreografia, si riprende nelle manifestazioni culturali, si presenta in termini di vita nelle persone significative. È probabile che il nucleo resti se non assimilato in forma totale, per lo meno registrato, nella memoria giovanile. Durante la Giornata Mondiale è stata inserita anche la catechesi, mentre in altri incontri si è dato valore soprattutto ai tempi della riflessione silenziosa e personale sul tema trattato.
Oltre ai messaggi orali, l'evangelizzazione si avvale anche di azioni simboliche e iniziative di vario genere per proporre i valori cristiani.
In certi incontri si sottolinea così l'accoglienza al di sopra di differenze, etniche o religiose, mentre in altri si portano a termine gesti concreti di solidarietà, si accentua la dimensione contemplativa della vita o si esprime la preferenza con i poveri. Tutto ciò giustifica che siano considerati momenti o vie della nuova evangelizzazione.

ESSERE E OFFRIRE LA BUONA NOVELLA

Gli incontri fanno notizia. Si programmano non soltanto perché siano vissuti da alcune persone, ma anche per presentarli all'attenzione collettiva e per propagarne gli effetti. Intorno ad essi si mobilitano i mezzi di comunicazione sociale. A volte se ne interessano soltanto gli organi religiosi, ma molto spesso lo fanno anche agenzie di informazione di ogni tendenza. Dipende dalla quantità di partecipanti, dalle personalità presenti, dal tema che propongono, dal luogo dove vengono celebrati, dalla relazione che si stabilisce con la società e dagli accadimenti più o meno clamorosi che si verificano durante questi incontri.
Non soltanto sono notizia; sono anche spettacolo! Le televisioni diffondono immagini, selezionano le riprese di maggiore richiamo, ci fanno vedere facce, masse, ornamenti, panorami, gesti. Ci avvicinano ai partecipanti e ai promotori per farcene percepire gli umori, le attese, i sentimenti.
Dall'altra parte quasi sempre l'organizzazione degli incontri prevede un ufficio-stampa che intenzionalmente si mette a disposizione di chiunque sia interessato al fenomeno cristiano, voglia semplicemente compiere il suo dovere professionale di documentare avvenimenti importanti o cerchi notizie per riempire lo spazio religioso che oggigiorno è immancabile persino nel più «laico» degli organi di informazione. Non soltanto è disponibile! Spesso è l'organizzazione stessa a contrattare i migliori servizi di diffusione possibili.
La moltiplicazione domestica di videocassette porta le immagini dell'incontro ai gruppi parrocchiali e alle famiglie. I messaggi tornano ad essere ascoltati e le canzoni entrano nel repertorio giovanile della Chiesa o nel patrimonio di un determinato movimento spirituale. Su molti incontri esiste addirittura un libro documentario di fotografie e testi.
Il carattere positivo di questo aspetto è indiscutibile: l'incontro si estende a partecipanti invisibili; i giovani intuiscono che l'esperienza deve essere condivisa come buona novella; l'evento religioso acquista rilevanza nel complesso della convivenza umana.
Nel mondo di oggi esiste ed esercita influenza quello che si comunica. Una certa cultura dei mezzi di comunicazione di massa celebra soltanto «l'intramondano», dà l'idea che la dimensione trascendente stia fuori della vita e delle aspirazioni dell'uomo attuale. Guadagnando spazio nell'universo dell'immagine, la religiosità e la sua manifestazione cristiana raggiungono la vita collettiva, esercitano una influenza sulla cultura.
L'incontro si trasforma in provocazione e messaggio lanciato dai giovani, i quali nella immaginazione popolare continuano ad essere le antenne del futuro e i sensori dei valori.

CONTROLLARE I RISCHI

Ciò che è stato detto finora giustifica gli sforzi che si fanno per preparare e realizzare degli incontri giovanili. D'altro canto non è possibile richiedere a questi incontri tutto quello che riguarda la maturazione cristiana dei giovani, né si può pretendere che in essi tutto sia perfetto. La loro funzione all'interno del complesso sistema della pastorale giovanile consiste nel provocare, nel motivare fortemente e nel rilanciare con nuova forza i processi di formazione che si portano a termine con maggiore calma in altri momenti.
Per questa ragione è necessario prevenire alcuni rischi, che potrebbero comprometterne i risultati in persone singole o gruppi.
Il primo è la massificazione. Non tanto quella che si manifesta in gesti irresponsabili, bensì un'altra forma di massificazione, più sottile, per la quale molti si integrano in gesti comunitari con insufficiente partecipazione interiore, per mancanza di motivazione personale o per la tendenza ad uniformarsi con facilità. È tanto più probabile quanto minore è stata la preparazione, quanto meno selezionati sono i partecipanti e più differenti sono le età; quanto meno i promotori abbiano previsto, e dunque pensato, forme di accompagnamento e stimoli all'interiorizzazione per persone e gruppi.
Può succedere così che ad alcuni restino come impressioni principali l'aspetto turistico del viaggio o quello folcloristico delle manifestazioni, invece che le esperienze profonde di cui abbiamo parlato prima.
Un secondo punto di debolezza è costituito dalla fugacità. Nell'incontro tutto ha il carattere dello straordinario. Si vive e si lavora ad un'alta temperatura psicologica. I testimoni della fede sono personalità insigni, le celebrazioni sono emozionanti, le relazioni gratificanti, i discorsi convincenti. Si agisce, si progetta, si sogna in condizioni di laboratorio. Dopo l'incontro ritorna l'ordinario, sia in qualità che in ritmo. I testimoni della fede sono meno numerosi e meno illustri. I grandi ideali e progetti devono essere distribuiti nelle piccole azioni quotidiane di sempre. I pastori non sono né così entusiasti e capaci di animare né così disposti all'accoglienza delle persone e dei progetti. L'incontro si diluisce nel passato come un ricordo bello, che è sì positivo, ma non ha conseguenza per la vita del singolo, né, soprattutto, per la comunità cristiana locale. A volte la responsabilità di tutto questo ricade sulla Chiesa locale o sulla istituzione educativa, che non dispongono di strutture di accoglienza e di aggregazione per i giovani e pertanto non sono in grado di amministrare le energie prodotte dall'incontro. Questo si trasforma pertanto in una esperienza passeggera.
Un terzo rischio può essere rappresentato dalla passività della maggior parte dei partecipanti, i quali godono ed approfittano dell'incontro senza però esserne coinvolti nella sua preparazione e realizzazione. I promotori dichiarano sempre che i protagonisti sono i giovani. Molte volte, tuttavia, per mancanza di tempo, di organizzazione o di fiducia, la realizzazione dell'incontro resta concentrato nelle mani di poche persone, per lo più adulte. I giovani, pochi, assumono soltanto compiti subalterni di esecuzione e controllo. Il tono adulto si nota in tutto. Se poi appare chiaramente che il protagonismo di qualcuno si rivela con eccessiva evidenza ed è sofferto da altri che si vedono messi da parte, la dissonanza risulta ancora maggiore.
È vero che la corresponsabilità non si riferisce soltanto all'organizzazione esterna dell'incontro, ma si manifesta in ogni forma di partecipazione inclusa quella interiore e personale. È d'altra parte scontato che non è possibile usare il metodo «democratico» in tutto. In ogni incontro c'è dunque una grossa corresponsabilità quasi sommersa, che non appare: e reali difficoltà per condividere criteri e scelte al momento di decidere tematiche e modalità di realizzazione.
Alcuni organizzatori hanno saputo tuttavia coordinare i diversi livelli di consultazione preliminare, di preparazione generale e di esecuzione, ed ampliare così le possibilità per i giovani che partecipano di sentirsi corresponsabili e non soltanto clienti dell'avvenimento.

DUE PUNTI CHIAVE

Se quello che abbiamo detto finora corrisponde alla realtà, ovvero se l'incontro giovanile è un sistema nel quale interagiscono liberamente fattori molteplici, se esso stesso si integra in un insieme più ampio costituito da diversi stimoli e momenti pastorali, allora ci sono due elementi ai quali, presupposta la buona organizzazione, si deve porre particolare attenzione.
Il primo è la persona. Ogni persona rappresenta il passaggio obbligato perché tutto quello che si offre nell'incontro si converta in materia ed energia di formazione cristiana. Non bisogna pensare all'incontro come ad una retata, un supermercato o una festa popolare, bensì come ad una parola indirizzata personalmente a ogni singolo partecipante. Ciò è più facile negli incontri a dimensione ridotta. Tuttavia anche in quelli di grandi masse è indispensabile che colui che accompagna riservi del tempo affinché il proprio gruppo rielabori l'esperienza della giornata, la interiorizzi, ne scopra aspetti validi che magari gli erano sfuggiti. Si potrà anche, in relazione al lavoro che il gruppo sta svolgendo, favorire il dialogo personale dell'animatore o assistente con chi lo desideri o lo necessiti, per aiutarlo ad assimilare quel che gli è possibile, sia esso poco o molto.
Il secondo punto su cui porre l'attenzione è correlato con il precedente: nella persona bisogna seguire il processo o itinerario di fede. Le acquisizioni dell'incontro o si incorporano in forma organica nel cammino di fede dei partecipanti oppure restano in margine come «pezzi staccati». Nell'itinerario personale ci sono punti sufficientemente chiari e assodati; ce ne sono altri vaghi, vacillanti, incompleti o sconosciuti: ci sono infine potenzialità nascoste da svegliare e mettere a frutto.
Tutto può servire; però alcuni richiami giungono a proposito e vengono su misura. L'arte dell'accompagnamento consiste nell'aiutare a raccogliere tutto il buono, ma soprattutto a portarsi con sé, come tesoro per la vita, una «parola» sentita in forma personale.