L'intervento a rete

Inserito in NPG annata 1994.

 

Principi di metodo /8

Mario Pollo

(NPG 1994-04-56)


In questi ultimi anni nel lavoro sociale è balzata prepotentemente in primo piano la metafora della rete. L'espressione si è talmente affermata e diffusa da dare l'impressione, in alcuni casi, di essere divenuta una sorta di succedaneo del mito escatologico, nel senso che il suo raggiungimento dovrebbe garantire una sorta di rigenerazione del lavoro sociale.
È una esperienza abbastanza comune, infatti, frequentando i servizi sociali, i convegni e i corsi sui temi del lavoro sociale sentire parlare di lavoro sociale di rete, di networking, di organizzazione a rete tra servizi e gli operatori, di reticoli, reti sociali primarie e secondarie e di reti supportative.
Anche nella ricerca sociale si è andato diffondendo accanto ai metodi più consolidati e tradizionali, che sono stati descritti nel capitolo precedente, quello della network analysis. Si ritiene anzi, che alcuni fenomeni sociali, come ad esempio il consumo di droghe, siano studiabili efficacemente solo con questo tipo di approccio.
Al di là di questa inflazione, dovuta forse all'effetto mitizzante della novità di questo modello di indagine e di lavoro sociale, la metafora della rete indica una reale necessità per chi opera nel sociale ed in modo particolare per chi opera nel sistema educativo.
Infatti uno dei problemi che incontrano gli animatori che quotidianamente operano nel sistema educativo è quello della complessità sociale, in cui si svolge la vita del giovane, e alla quale non corrisponde nella maggior parte dei casi una complessità educativa integrata in un sistema unitario. Questo fatto rende molto più difficoltosa l'azione educativa dell'animazione.
Questo perché in tutte le società complesse ogni agenzia educativa è spesso in conflitto, o perlomeno non è coordinata, con le altre agenzie educative, comprese quelle inculturanti, socializzanti che operano nello stesso tessuto sociale.
Le più importanti di queste altre agenzie sono normalmente:
- i mass media;
- il mercato dei consumi;
- i mondi vitali quotidiani;
- le istituzioni, le associazioni e le agenzie educative extrascolastiche;
- la famiglia.
Come è facile constatare oggi queste agenzie sono spesso in concorrenza tra di loro e inviano ai giovani messaggi contraddittori o perlomeno messaggi frammentati difficilmente riconducibili ad unità.
In molti casi le istituzioni educative tradizionali risultano perdenti o addirittura, caso più grave, inesistenti.
La famiglia sempre di più tende a delegare ad altre agenzie, specializzate e non, l'educazione. La scuola in molti casi tenta di ridurre il suo ruolo alla pura "istruzione", dimenticando che essa è nata non solo per fornire competenze di tipo professionale ma per essere un aiuto alla formazione dell'identità personale dei giovani ed alla loro socializzazione in senso democratico.
Il compito educativo dell'animazione, che oggi è prima di tutto un sostegno alla lotta per l'identità e alla partecipazione sociale da parte dei giovani, esige per essere pienamente efficace che la sua azione sia in qualche nodo coordinata con quella della scuola e della famiglia.
Questo coordinamento del ruolo educativo dell'animazione con quelli della scuola e della famiglia è necessario per poter realizzare quello che viene chiamato il sistema educativo integrato. Infatti questo sistema non è pensabile senza la presenza educativa forte di queste due istituzioni. Un sistema di tale fatta sarebbe condannato all'insignificanza e all'inefficacia.
Tale sistema non deve però essere pensato come un luogo dove avviene una sorta di divisione del lavoro tra le varie agenzie educative, riservando magari alla famiglia il ruolo della formazione etico-affettiva, alla scuola l'istruzione, all'animazione la libera espressione culturale ed all'associazionismo la socializzazione.
Questa ipotesi, vagamente protoindustriale, non sembra tener conto che ogni agenzia svolge sempre, nonostante la sua particolare specializzazione, un intervento unitario sulla persona che tocca tutte le dimensioni della persona umana. Il sistema deve trovare la sua congruenza non nella divisione del lavoro ma, bensì, nella condivisione di alcuni valori e, quindi, di alcuni obiettivi educativi di fondo.
Questo tipo di condivisione può avvenire solo se esiste una rete di relazioni e, quindi, di comunicazione che leghi tutte le agenzie presenti nel territorio in un sistema unitario, che dovrebbe avere il suo perno centrale nell'Ente Locale, inteso non come unità burocratico amministrativa ma come luogo dell'espressione dei cittadini del loro potere di indirizzo e di controllo sulla vita sociale organizzata.
La costruzione di una rete di questo tipo esige non solo una volontà politica ma un sapere ed una azione di tipo tecnico professionale: quella che per l'appunto va sotto il nome di lavoro sociale di rete.

Cosa è il lavoro sociale di rete

"Il lavoro di rete viene solitamente descritto come approccio integrato, complesso o sistemico di lavoro sociale; volendolo invece definire per ciò che non è, si potrebbe caratterizzarlo principalmente come approccio non deterministico (o non unilineare). Per approccio deterministico si intende l'idea forte che dato un problema vi siano una causa e una soluzione".
Questa definizione generale, che riguarda la strategia complessiva dell'approccio di rete, comprende due livelli di rete: quella del singolo caso, detto lavoro sociale di rete, e quella delle organizzazioni, detto organizzazione a rete dei servizi.
Il lavoro sociale di rete, o networking, può essere definito con Maguire (1985): "un processo finalizzato tendente a legare fra loro tre o più persone tramite connessioni di significative relazioni interpersonali. Come tale l'approccio di rete non è un processo o una tecnica inventata".
L'organizzazione a rete dei servizi è costituita, semplicemente, da un insieme di organizzazioni, di servizi pubblici e privati, di gruppi di volontariato ecc., caratterizzato da un fitto intreccio di scambi, connessioni e di interdipendenze. L'oggetto di scambio può essere rappresentato da informazioni (consulenza, formazione), credibilità e visibilità sociale.

L'animatore e l'approccio di rete

L'approccio di rete richiede all'animatore un cambiamento del suo atteggiamento. Infatti è necessario per prima cosa che egli sia disponibile ad accettare la parzialità e, quindi, i limiti del suo intervento. Questo significa la capacità di individuare tutte le risorse che, rispetto ai fini dell'animazione, sono presenti in un dato tempo e luogo sociale e di attivarle o, più semplicemente, di collegarsi con esse. Se né l'attivazione sinergica né il collegamento sono possibili occorre perlomeno che l'animatore tenga conto della presenza e dell'azione che queste altre risorse educative, socializzanti ed inculturanti esercitano sui giovani con i quali opera.
Per seconda cosa è necessario che i giovani, che sono i soggetti del processo educativo dell'animazione, non siano considerati come passivi contenitori da riempire di aiuti e sostegni, come semplici utilizzatori e destinatari delle attività educative, ma come i veri protagonisti e gli artefici del cambiamento, in quanto essi non sono solo portatori di bisogni ma anche di desideri, di volontà, di capacità e di progetti che costituiscono la risorsa necessaria di ogni processo educativo.
Pensare in questi termini ai giovani richiede anche, nella logica della rete, che si pensi ai legami sociali, alle appartenenze, al contesto culturale e sociale di provenienza di questi stessi giovani.
Per terza cosa l'approccio del lavoro di rete richiede all'animatore, come già più volte detto, la rinuncia alla fede nel tecnicismo nel senso che si rinuncia alla fantasia, certamente assai rassicurante, che esistano delle tecniche e degli strumenti adeguati per ogni genere di problema educativo.
Per quarta cosa, anche se questo può sembrare paradossale, è necessario che gli animatori siano consapevoli del fatto che le reti non si costruiscono. L'idea di mettere in rete delle organizzazioni o dei gruppi o delle persone sulla base di un disegno più o meno astratto nasconde un delirio della volontà di potenza sotto le spoglie della tecnica del lavoro di rete. L'unica cosa, infatti che possono fare gli animatori è quella di riconoscere le reti ed i legami esistenti, prescindendo dai propri desideri di potenza che porta a ricercare di essere al centro della rete in qualità di creatori, di attivatori e di propulsori della stessa.
La cosa che è invece possibile e che l'animatore può, quindi, fare per creare la rete laddove non esiste è quella di promuovere i processi che tendono a favorire la comunicazione tra le agenzie educative che sono portatrici delle risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi dell'animazione.
Animare in rete vuol dire, infatti, rapportarsi alle altre agenzie educative, socializzanti ed inculturanti, senza perdere la propria identità, senza confondersi con esse ma nello stesso tempo elaborare un senso di appartenenza ad un progetto comune.
L'animazione dei giovani, può essere un progetto comune in cui diverse organizzazioni vi si riconoscono parzialmente pur mantenendo le proprie specifiche differenze.
Occorre però ribadire, a scanso di equivoci, che la responsabilità prima del processo di animazione deve rimanere, saldamente, nelle mani dell'animatore.

I rischi della rete

Il primo rischio connesso al modello metodologico del lavoro di rete è quello di intenderlo come lo strumento panacea e, quindi di ridurlo ad una sorta di slogan atto a coprire ogni tipo di intervento pasticciato e confuso in cui con motivazioni poco chiare o ingenue si propongono e richiedono il coinvolgimento di organizzazioni e gruppi formali e informali, agenzie educative e del tempo libero ecc.
Un secondo rischio è quello di confondere il modello di rete che l'animatore si è costruito con la rete reale che è presente nel tessuto sociale. Questo significa che occorre pensare in modo relativo alle reti che si costruiscono, ossia vederle più che come la realtà come una metafora dei processi sociali in continuo divenire.
Un terzo rischio deriva dal non tenere conto che a seconda del punto di vista da cui si osserva la realtà sociale si possono avere differenti tipi di rete. La rete, essendo, un sistema concettuale è definita dal particolare punto di vista dell'osservatore.

Cenni metodologici

Il metodo del lavoro di rete si fonda su tre strategie distinte:
- strategie di supporto alle reti esistenti;
- strategia di attivazione di reti "a breve" per problemi specifici;
- strategia di attivazione di reti a lungo periodo.

Strategie di supporto alle reti esistenti

Esistono dei casi in la funzione nel tessuto sociale dell'animatore non è quella di lavorare per creare una rete ma di sostenere quelle che, a livello educativo sono già esistenti. Il problema è di fornire un sostegno educativo, di risorse che integri e rafforzi l'attività educativa che le famiglie, le associazioni, la scuola, i centri sportivi fanno. In questo caso, molto particolare la funzione dell'animazione è quella di aiutare chi già sta educando. È una funzione, occorre dirlo, che non è molto frequente nell'animazione. Tuttavia essa può essere possibile quando l'animazione non avviene in un gruppo primario ma si colloca in un gruppo secondario (quartiere, paese, organismo sociale, ecc.), oppure, ad esempio, all'interno di un progetto di prevenzione del disagio giovanile.
In questo caso l'obiettivo del lavoro di rete è quello di favorire la formazione o il consolidamento di legami e reticoli di connessioni tra le varie organizzazioni e agenzie educative. Questo obiettivo può essere raggiunto, ad esempio, con la realizzazione di percorsi formativi che riguardino gli educatori delle differenze agenzie che in un medesimo luogo hanno come educandi la stessa fascia di popolazione (ad esempio: giovani , pre-adolescenti).
In questo modo si favorisce sia il confronto che la messa in comune dei reciproci modi di leggere la condizione giovanile, delle risorse educative presenti, delle reciproche informazioni su bisogni e offerte, dei diversi modi di intendere gli stessi concetti di giovane, di educazione e di animazione.
Infatti tra le agenzie educative, socializzanti e inculturanti uno degli elementi che può maggiormente facilitare il dialogo è proprio l'elaborazione di "alcuni" riferimenti culturali comuni. Si sottolinea il termine "alcuni" per non ingenerare il sospetto che il concetto di rete richieda una cultura totalizzante.

Strategia di attivazione di reti "a breve" per problemi specifici

È questa una strategia particolare che può essere attivata intorno a problemi specifici di comune interesse tra le diverse agenzie. In questo caso si basa sulla promozione di coordinamenti attraverso una serie di incontri tra gli educatori delle diverse agenzie.
In questo caso la rete si fonda su gruppi di lavoro misti che si attivano su progetti specifici di breve periodo, attinenti, ad esempio, la realizzazione di indagini sull'analisi degli stili di vita dei giovani, la messa in comune dei dati esistenti o la realizzazioni di ricerche-intervento.
In quest'ultimo periodo si sta assistendo ad una serie di iniziative che vedono coinvolti più poli della rete nella fase di progettazione dei centri di consulenza scolastici, i cosiddetti CIC.
In alcuni casi si avviata una collaborazione tra la scuola e gli insegnanti referenti, un operatore del servizio per le tossicodipendenze della USL (ad esempio: un sociologo), i rappresentanti scolastici dei genitori e degli alunni e gli animatori di associazioni e di cooperative sociali locali.
Anche la ricerca-intervento di tipo partecipante è un metodo spesso utilizzato per attivare questo tipo di rete tra persone con appartenenze organizzative diverse.
Di solito la fase di analisi dei bisogni, di comprensione ad esempio in una realtà determinata delle specifiche abitudini, degli interessi e delle esigenze dei giovani precede ogni tipo di intervento che riguardi sia la prevenzione del disagio che i cosiddetti progetti giovani.

Strategia di attivazione di reti a lungo periodo

Normalmente l'animazione, come ogni attività di educazione, richiede l'attivazione di reti più stabili e, quindi, l'attivazione di reticoli più strutturati, di connessioni costanti e di coordinamenti a lungo termine.
Infatti i progetti educativi per avere una reale incidenza hanno, di solito, bisogno di tempi lunghi e di coordinamenti e sinergie costanti tra le diverse agenzie educative; le strategie a lungo termine sono quelle che meglio garantiscono l'efficacia degli interventi educativi.
Esistono alcune condizioni necessarie affinché si attivino strategie di rete a lungo termine:
- una prima condizione che vi siano da parte di uno o più delle agenzie una forte determinazione ed un forte interesse a raggiungere un obiettivo;
- che tale obiettivo sia sufficientemente complesso da richiedere il coinvolgimento di altre organizzazioni;
- che il coinvolgimento delle diverse organizzazioni non sia inteso solo come impegno di alcuni singoli più volenterosi ma che vi sia un margine di formalizzazione (protocolli di intesa, commissioni di coordinamento, convenzioni);
- che il polo o i poli propulsori dell'iniziativa abbiano una centralità nella rete o comunque gestiscano e controllino risorse materiali e immateriali cruciali per altre organizzazioni (denaro, informazioni, conoscenze, competenze);
- che vi siano competenze professionali diffuse;
- che vi siano dei riferimenti culturali comuni in termini di teorie e modelli di riferimento professionali, metodologie di intervento, ecc.

Conclusione

Queste sommarie indicazioni lungi dal pretendere di essere esaustive sono comunque una sintesi di quanto è stato elaborato nel lavoro sociale intorno al metodo del lavoro di rete. L'animazione può avvalersene, specialmente quando l'organismo che la promuove decide di uscire dall'ambito interno ed affrontare i problemi educativi e di prevenzione del disagio nel mare aperto costituito dalla realtà sociale in cui è inserito.
La complessità sociale e la sua riduzione si affrontano più facilmente con un lavoro educativo di rete, di cui l'animatore può essere l'attivo promotore e coordinatore.