Animazione e mondo

Inserito in NPG annata 1990.


La «rete» dell'animazione. Voci per un Dizionario /5

Mario Pollo

(NPG 1990-01-20)


La cultura umana, come si è visto, può essere considerata la grammatica che offre al progetto d'uomo la gamma delle possibilità alle quali questi può attingere per la sua concreta realizzazione. Si è anche visto come all'interno di questa grammatica i valori giochino un ruolo affatto particolare.
Tuttavia la cultura umana non è la totalità delle possibilità del progetto d'uomo. Infatti la cultura è solo una di quell'insieme di possibilità, in cui è inscritta la vita umana individuale e collettiva, e che è detto mondo. Il mondo non può essere identificato con una cultura essendo ciò che rende possibile tutte le culture. Per questo motivo è necessario allargare il discorso della grammatica del progetto d'uomo al livello "meta", cioè al livello logico superiore a quello della cultura sociale. È, infatti, dal livello del mondo che si può parlare criticamente di ogni singola cultura umana e delle concrete possibilità, positive e negative, che essa offre al farsi uomo del giovane e, quindi, al suo progetto. Il discorso sul mondo riguarda perciò la grammatica, ponendosi come logica della grammatica, o se si preferisce come grammatica della grammatica del progetto d'uomo. Questa voce tenterà perciò di descrivere il rapporto mondo-cultura-lingua-progetto d'uomo.

LE RADICI DELLA DEFINIZIONE CONTEMPORANEA DI MONDO

Nella lingua corrente il significato di mondo è sia quello che indica l'entità geografico-astronomica di massima ampiezza che fa da sfondo alla vicenda umana, sia le unità geografico-astronomiche, storiche, sociali, culturali che hanno un carattere di totalità, di individualità e di autonomia. Si dice infatti: mondo terrestre, mondo romano, mondo nuovo, mondo operaio, mondo dell'arte, mondo dello spirito e mondo del peccato, ecc.. Tuttavia le definizioni dei dizionari non rendono, se non per un pallido riflesso, l'intera area di significato della parola mondo quale è radicato nella cultura occidentale.
Infatti il significato della parola "mondo" è, oltre che complesso anche ambiguo e, perciò, ricco di possibilità espressive. Non a caso le diverse espressioni della parola mondo hanno contrassegnato nella storia del pensiero umano posizioni filosofiche, teologiche o semplicemente religiose ed esistenziali alquanto distanti tra di loro. Per alcuni versi questa parola è una sorta di indicatore del modo di porsi dell'uomo nei confronti della sua esistenza nello spazio e nel tempo. Per altri versi la parola mondo indica una particolare dimensione della esperienza di sé e della realtà dell'essere umano. Anche se questa disomogeneità e complessità dei significati addensati nella parola mondo non rende possibile il darne conto in modo esauriente in questa voce, è possibile, tuttavia, identificare alcuni significati della parola mondo, che sono talmente generali da poter essere considerati, di fatto, la sorgente di tutti gli altri significati di mondo in uso nella cultura sociale attuale.

Le radici greche della parola mondo

Il primo di questi significati generali proviene dalla cultura greca e lo si ritrova alla origine della riflessione filosofica.
Il pensiero greco sin dalla sua fase mitica aveva posto in evidenza, elaborando il concetto di mondo, che tutto ciò che esiste - dei, uomini, cielo e terra - è governato da un ordine universale. Essi avevano scoperto che è questo ordine universale ciò che rende l'insieme di tutte le cose esistenti una unità e, cioè, mondo. Affascinati da questa scoperta intellettuale avevano spinto la loro riflessione sino ad affermare che l'ordine universale è il mondo e che la sua assenza, ovvero il disordine anarchico, avrebbe impedito l'esistenza del mondo distruggendolo.
Per il greco classico il mondo è, quindi, un tutto in cui le singole parti che lo formano stanno in un rapporto armonico tra di loro disegnato dall'ordine universale. È questo il motivo per cui la radice etimologica della parola mondo che proviene dal mondo della classicità greca propone la definizione di mondo come quella di una totalità ordinata.
Nel XVII secolo ad opera principalmente di Leibniz il concetto di mondo diventa coincidente con quello di universo, anzi il mondo diviene l'universo. Tutte le cose esistenti formano secondo Leibniz un unico mondo, un unico universo. Non possono esistere secondo questa concezione più mondi, o più universi, ma un solo mondo, o un solo universo. Ogni mondo particolare va ascritto sempre e solo all'unico mondo. Tutte le realtà che sono esistite, non importa se in tempi ed in luoghi differenti, vanno ascritte sempre ad un unico mondo.
Questo mondo coincide con l'universo considerato lungo tutta la sua storia passata e futura. Utilizzando una categoria contemporanea si può dire che il mondo/universo leibniziano è, in definitiva, costituito dallo spazio tempo e dagli accadimenti passati, presenti e futuri che si manifestano al suo interno.
Questo concetto di mondo fu sottoposto ad una serrata critica da parte di Kant che propose, per superare le contraddizioni a cui esso da origine, di considerare il concetto di mondo come una sorta di regola di conoscenza empirica, di considerarlo, cioè, come un principio regolativo della ragione. Con altre parole questo significa che l'unico mondo di cui si può parlare è per Kant quello osservabile empiricamente e, cioè, il mondo naturale.
Tuttavia anche il significato di mondo come mondo naturale è più complesso di quanto possa a prima vista sembrare.
Infatti l'osservazione empirica del mondo avviene sempre all'interno di un ambito particolare di concetti, di metodi, di scopi e di interessi che definiscono il campo di indagine, o di semplice riflessione, al cui interno l'osservazione del mondo si colloca. Questo significa che quando si osserva il mondo lo si fa partendo da un certo sistema di pensiero, utilizzando un certo metodo e per raggiungere un determinato scopo. Tutte queste attività umane, unitamente alle relazioni che esse consentono di stabilire all'interno di una certa sfera della vita umana, costituiscono una totalità di campo.
Il mondo dell'arte, il mondo della finanza e il mondo della scienza, sono esempi di totalità di campo.
Se il mondo non è che la totalità di un campo di indagine e di attività umana risulta abbastanza evidente che la sua esistenza dipende interamente dalla persona che lo organizza e costituisce.
Il mondo della fisica esiste solo se esistono dei fisici che osservando la realtà utilizzando determinati concetti e particolari strumenti di indagine. Senza i fisici il mondo della fisica non può esistere.
All'interno di questa concezione del mondo come totalità di campo può essere collocata la concezione del mondo di Heidegger. Per questo pensatore, che tanto ha influito sul pensiero contemporaneo, il mondo è un campo costituito dalle relazioni dell'uomo con le cose e con gli altri uomini.
Heidegger sostiene, infatti, che il mondo non è né la totalità delle cose naturali, né la comunità degli uomini. Il problema del mondo esteriore è per lui un falso problema in quanto l'uomo non può che pensarsi come appartenente al mondo e, quindi, in relazione con il mondo. È attraverso, appunto, le sue relazioni con il mondo che l'essere umano ricerca la realizzazione delle sue possibilità. Il mondo si dice tutto dentro le relazioni che l'individuo stabilisce con gli altri uomini, con la realtà naturale e che gli consentono di realizzare le proprie potenzialità umane. La trama, o campo, di queste relazioni è il mondo.
Le trasformazioni del concetto di mondo all'interno del pensiero occidentale, così come c'è le ha consegnate la riflessione filosofica, non esauriscono l'articolazione dei significati della parola "mondo" che si riverberano nella lingua contemporanea. Accanto alle radici greche occorre prendere in considerazione quelle che provengono dalla memoria della tradizione giudaico-cristiana.

Le radici ebraiche della parola mondo

Nella Bibbia non esiste alcuna parola che corrisponda a quella greca di "Kosmos" o a quella latina di "mundus" e che abbia nel suo significato l'idea di una totalità che abbracci tutto l'universo. L'unica parola ebraica traducibile come mondo - tebel - che compare in Geremia (51,15) ha una area di significato che ne limita l'applicazione al solo mondo terrestre. Solitamente per indicare l'universo la lingua ebraica utilizza l'espressione "cielo e terra" o, più raramente, quella di "tutto". Mentre il significato di mondo che proviene dal pensiero greco, come si è visto, è assimilabile a quello di totalità perché contiene anche la, o le, divinità, quello ebraico rifiuta questa totalizzazione in quanto i "cieli e la terra" sono creati da Dio, che è Altro da essi. Dio non è immanente al mondo. Proprio per il suo carattere di creatura il mondo, così come l'uomo che lo abita, è pensabile solo in rapporto con Dio. Il mondo viene da Dio e va verso Dio. Il mondo manifesta lo scaturire della potenza di Dio nel tempo. Il mondo è nella storia che è cominciata con la creazione e che terminerà con la salvezza escatologica. Il mondo è il luogo in cui si svolge il rapporto dell'uomo con Dio. L'unità del mondo e dell'uomo nasce dalla loro comune condizione di essere stati creati da Dio anzi dal fatto che il mondo è stato creato da Dio per l'uomo. Questa solidarietà tra l'uomo ed il mondo, che gli è soggetto, si rivela anche nella narrazione del peccato originale. Infatti a seguito del peccato dell'uomo la terra - il suolo - viene maledetta. Il peccato, e perciò la morte, entra nel mondo attraverso l'uomo. L'opposizione tra Dio ed il mondo passa attraverso il peccato dell'uomo.

Il mondo nel Nuovo Testamento

Anche se nel testo del Nuovo Testamento compare con una certa frequenza la parola "kosmos" questa non ha mai il significato greco ma bensì quello giudaico. Il legame con la tradizione veterotestamentaria è evidenziato anche dal rilievo che, ad esempio, San Paolo da al rapporto tra l'uomo ed il mondo. Infatti anche in San Paolo il mondo è concepito come l'ambiente che l'uomo abita ed in cui trova le condizioni e le possibilità del suo esistere nello spazio e nel tempo.
L'opposizione veterotestamentaria Dio-mondo trova nel Nuovo Testamento la sua conclusione nella crocifissione di Gesù. In questo evento, infatti, si manifesta sia la radicale opposizione delle potenze del peccato a Dio, sia la loro fine e, quindi, la riconciliazione di Dio con il mondo.
Nel Nuovo Testamento vi è poi una ulteriore novità rispetto all'AT in quanto il concetto di mondo tende a strutturarsi intorno a quello di uomo. In San Paolo, ad esempio, è sottolineata la funzione di ambiente che il mondo svolge nei riguardi dell'uomo. Questa concezione può essere detta antropologica in quanto il mondo è prevalentemente, anche se non esclusivamente, costituito dalle azioni dell'uomo, dalle sue relazioni, dalla realtà che descrive e che organizza, dalle possibilità e dalle costrizioni che la sua vita incontra. Dire tuttavia che il mondo è il luogo dell'uomo non significa affatto affermare che il mondo contiene solo possibilità positive per l'uomo perché il peccato è ancora presente e può ridurre l'uomo in schiavitù, sottraendolo alla libertà radicale a cui l'evento salvifico di Cristo gli ha dato accesso.
Altre letture del significato della parola "mondo" che partono sempre dal nuovo testamento tendono a mettere in rilievo l'estraneità profonda che esiste tra l'uomo ed il mondo sino a decretare la solitudine dell'uomo nel mondo. Tuttavia la maggior parte delle interpretazioni tendono a sottolineare sia il carattere di possibilità positiva, sia quello di possibilità negativa che sono insiti nel rapporto dell'uomo con il mondo, e propongono, quindi, un significato complesso, e ambiguo, della parola.
Infatti in alcuni casi la parola "mondo" indica le realtà fisiche, le strutture culturali e sociali che offrono all'uomo la possibilità della sua esistenza, oltre che indicare, naturalmente, il luogo dello spazio-tempo in cui si svolge la storia della sua salvezza. In altri casi, invece, la stessa parola indica l'insieme delle persone e delle strutture culturali e sociali e delle potenze che si oppongono a Dio.
Questa ambiguità del significato della parola mondo fa si che esso si fletta verso toni negativi o positivi a seconda della particolare posizione culturale, filosofica e teologica di chi la utilizza.

IL MONDO COME LUOGO DELLA POSSIBILITA' DELL'ESSERE UMANO E COME EVENTO DELL'EDUCAZIONE

Dalla breve analisi delle sue radici concettuali e linguistiche si evince che il mondo può essere anche considerato come l'insieme delle possibilità in cui è inscritta la vita umana individuale e collettiva. Il mondo può essere legittimamente pensato come la casa della storia umana; come una casa però che non è solo un contenitore o un riparo, ma che è anche il luogo che offre all'uomo sia gli strumenti attraverso cui egli può costruire se stesso e la propria vita, sia gli strumenti con i quali egli può distruggere se stesso e la propria vita. Senza mondo l'uomo non è pensabile. D'altronde lo stesso racconto biblico della creazione narra che Dio ha creato l'uomo il sesto giorno; che lo ha creato, quindi, solo dopo aver completato i cieli e la terra e tutte le cose animate ed inanimate che la popolano. Dopo averlo creato Dio offre all'uomo il governo ed il dominio degli uccelli del cielo, dei pesci del mare, degli animali che si muovono sulla terra, delle piante e degli alberi. Il racconto della genesi indica poi nel lavoro lo strumento principale che Dio ha dato all'uomo, sin dal tempo del giardino di Eden, per governare il mondo. L'uomo nel racconto biblico della creazione è concepito all'interno di un rapporto solidale con il mondo. Dove il mondo è inteso come il luogo dello spazio tempo in cui l'uomo trova tutte le possibilità necessarie alla sua esistenza.
Il rapporto solidale dell'uomo con il mondo non viene meno anche quando questi, in conseguenza del peccato originale, è cacciato dal giardino di Eden. Ciò che si modifica invece, dopo la cacciata dal paradiso terrestre, è la qualità del rapporto dell'uomo con il mondo. Infatti il rapporto da collaborativo ed armonico diviene conflittuale e doloroso attraverso l'esperienza della fatica e della finitudine. In più si può dire che è solo dopo l'uscita dell'uomo dal giardino di Eden che il mondo, forse proprio in conseguenza della maledizione che la terra ha ricevuto a causa del peccato dell'uomo, rivela il suo carattere di ambiguità dovuto, come si è visto al suo essere, simultaneamente, fonte di possibilità per la vita umana sia positive che negative.
Ed è per questo che la redenzione del destino umano attraverso l'evento salvifico dell'incarnazione di Gesù avviene all'interno del mondo. Infatti Gesù nasce, opera, muore e risorge in un luogo ed in un tempo ben preciso del mondo, rendendo in questo modo la storia il luogo possibile della salvezza umana.
L'evento salvifico di Gesù consente di affermare con ancora maggiore forza che la realizzazione del destino umano avviene nel mondo ed in virtù del mondo. Anche se il mondo non ha ancora perduto la sua radicale ambiguità.
Questa osservazione è estremamente importante per la riflessione di tipo educativo. Infatti educare significa rendere disponibili per la vita del giovane le possibilità del mondo. L'offerta delle possibilità di realizzazione che fa l'educazione non è però casuale e occasionale, ma frutto di scelte consapevoli, organizzate attraverso il sapere sociale in un insieme di attività metodiche e sistematiche. Questo significa che l'educazione si pone come una sorta di filtro tra le nuove generazioni ed il mondo. Filtro che seleziona tra tutte le possibilità offerte dal mondo quelle ritenute positive ed utili alla formazione della persona umana.
L'educazione è quindi l'evento che consente all'essere umano di accedere a quelle energie, a quelle informazioni, a quei sentimenti ed a quelle relazioni che gli consentono di realizzarsi come persona nel mondo e, nello stesso tempo, gli consentono di tutelarsi dagli agguati della distruttività che, purtroppo, ancora alligna nel mondo.
Educare significa allora consentire alla persona di governare le relazioni attraverso cui è in contatto con il mondo e, quindi, con se stessa.

La soggettività del mondo

Al di là di tutte le definizioni vi è la constatazione, empiricamente verificabile, che il mondo non si rivela all'individuo nella sua assoluta oggettività, ma solo attraverso la mediazione dei rapporti che quella particolare persona ha con ciò che costituisce il mondo. Ogni persona abita un proprio mondo. Se, come si è visto, questo mondo personale è disegnato dalle relazioni che l'individuo è in grado di stabilire, si può affermare che il mondo dal versante della soggettività individuale non è che la trama delle relazioni che lo stesso individuo stabilisce con se stesso, con gli altri e con la realtà naturale e culturale in generale.
Tuttavia, al di là delle particolarità soggettive, gli abitanti di una identica cultura hanno un modo comune di vedere e di pensare al mondo. Questo significa che le relazioni individuali hanno un denominatore comune sociale. Questo denominatore comune, come si è già visto, è costituito dall'espressione della cultura, attraverso i linguaggi umani, nei rapporti di comunicazione interpersonali.
L'esperienza soggettiva, la mediazione della cultura attraverso i processi di comunicazione influenzano indubbiamente la concezione del mondo dell'individuo ma non la esauriscono. La concezione del mondo della persona, infatti, è una sorta di premessa esistenziale che trae la sua origine da particolari esperienze di significato che hanno nell'esperienza religiosa e nei grandi sistemi di pensiero, razionali o mitici, la loro origine.
Questo significa che è sempre possibile trovare nella concezione del mondo delle persone abitanti culture diverse e con esperienze individuali diverse delle radici comuni e che, allo stesso modo, è possibile trovare delle radici diverse in persone appartenenti alla stessa cultura e con esperienze personali simili.
Incidere sulle radici della concezione del mondo di una persona significa incidere sulle sue premesse esistenziali e, quindi, mettere in condizione la persona di rileggere e reinterpretare il proprio vissuto individuale e la propria appartenenza culturale.
La soggettività trova nella concezione del mondo il suo sbocco universalistico.

MONDO E ANIMAZIONE

All'interno di questa concezione del mondo animare significa aiutare le giovani generazioni a tessere una trama di relazioni e, quindi, a utilizzare i linguaggi della cultura che abitano, a vivere l'affettività all'interno di rapporti interpersonali autentici e, infine, ad elaborare un personale orientamento esistenziale di fondo in grado di unificare tutte le relazioni in un mondo.
Il mondo può essere considerato sia come la fonte della possibilità dell'animazione, sia come il suo risultato. Questo paradosso è solo apparente. Infatti la costituzione del mondo, cioè di un insieme ordinato, coerente e dotato di significato, di relazioni è la premessa senza la quale non può avvenire alcun processo educativo, il cui fine, come è noto, è quello di aiutare le nuove generazioni ad esprimere, ad ordinare, a dare un senso ed uno scopo costruttivo, attraverso un insieme di relazioni, al loro desiderio di vita.
Come si vede il significato di mondo riferito all'animazione è più ristretto di quello generale di totalità perché tende, tra tutti i mondi possibili, a selezionare quello, che dal punto di vista della particolare concezione educativa dell'animazione, viene ritenuto congruente al progetto d'uomo che questa propone. Il mondo dell'animazione è un mondo non ambiguo perché tenta, a volte con scarso successo, di eliminare dall'esperienza di costruzione dell'uomo quelle possibilità che vengono ritenute distruttive o perlomeno inefficaci ed inconcludenti. Animare il giovane significa, da questo punto di vista, metterlo nella condizione di costruirsi a misura della concezione del mondo che ha scelto. Il mondo è da questo punto di vista la premessa dell'animazione. Tuttavia esso ne è anche il risultato in quanto consente al giovane di rendere reale il mondo nel quale ha scelto di vivere. Allo stesso modo se l'animatore non ha egli stesso costruito il mondo, da cui muovere con la propria intenzionalità educativa, non può avviare nessun processo di costruzione di mondo con i giovani. Il paradosso è, quindi, una mera apparenza. Il mondo, inteso come insieme delle relazioni che consentono al giovane di pensare e di realizzare il proprio personale progetto di sé, è la possibilità stessa dell'animazione.
Il mondo che offre questa possibilità all'animazione è però solo quello costituito dalla selezione di un insieme coerente e positivo di possibilità per la vita umana. In questo senso l'animazione congiunge la concezione moderna di mondo come totalità di campo con la concezione biblica di mondo come insieme delle possibilità, ambigue dopo la comparsa del peccato ma riaperte alla speranza dopo l'incarnazione di Gesù, offerte da Dio alla vita dell'uomo, senza dimenticare quella greca di ordine.

L'animazione del mondo

La concezione di mondo scelta è, quindi, di tipo aperto essendo un luogo di possibilità.
Il mondo, infatti, non è una realtà in cui deterministicamente l'uomo viene immerso, senza alcuna possibilità di esercitare la libera scelta del proprio destino. Il mondo è una realtà costringente che può però essere significativamente modificata dall'educazione. Infatti quando l'animazione inserisce valori e modelli di libertà nella cultura e nel linguaggio del giovane, offre a questi un mondo abitato dalla libertà. In altre parole da al giovane la possibilità di scegliere il suo farsi uomo, magari secondo un progetto che può anche essere difforme da quelli dominanti in quella realtà sociale. L'animazione può aiutare le giovani generazioni a costruirsi un mondo più ricco di possibilità di quelle offerte dalla cultura della società. L'animazione culturale, insieme con la pastorale giovanile, gioca se stessa all'interno di questa educabilità del mondo, di questa possibilità di aprire ogni cultura umana al disegno della salvezza donato dall'incarnazione. Tuttavia aprire la cultura così come l'educarla, non significa negare quella particolare cultura ma, semplicemente, il valorizzare in quella cultura i segni della speranza mentre si neutralizzano quelli della disperazione.
L'evento dell'incarnazione indica l'educabilità di ogni cultura, la possibilità, cioè, di far balenare da ogni cultura umana i segni della speranza e della redenzione. Non significa affatto l'abolizione delle differenze culturali o la loro omologazione.
Di fatto significa accettare la realtà del mondo sapendo che dalla sua ambiguità può fiorire la redenzione della condizione umana. Il mondo, come prodotto della grammatica cultura-comunicazione, è aperto alla speranza solo se in esso viene giocata la scommessa dell'educazione, di cui l'animazione è una espressione, e solo se la comunità ecclesiale sa offrire alle nuove generazioni una vita, nel mondo, segnata da una cultura già in cammino verso la redenzione anche se non ancora salvata. Questo vissuto ecclesiale, arricchito dall'educazione nello stile dell'animazione, è il mondo ovvero la possibilità del giovane di progettare e di fare concretamente se stesso nel segno dell'amore.
Si può cambiare il mondo attraverso la combinazione dell'amore della comunità ecclesiale manifestato nella storia, e perciò nel quotidiano, con l'impegno dell'educazione.
L'uomo deve fuggire quel mondo in cui l'ambiguità non viene risolta e, quindi, la distruttività del peccato mantiene inalterato il suo potere, ma non deve fuggire la lotta per portare i segni della redenzione sin nelle più intime strutture del mondo. L'animazione, per la parte di sua competenza, ha accettato questa scommessa perché sa che la povertà del sapere umano che essa esprime è salvata dalla Fede nell'evento dell'Incarnazione.
Questo significa che anche il mondo contemporaneo dell'occidente industrializzato, che sembra negare radicalmente ai giovani la possibilità di realizzare un progetto d'uomo che esprima in sé il segno dell'umanità nuova generata dalla croce di Gesù, può essere il luogo dove le nuove generazioni si aprono al disegno della salvezza, a condizione però che la comunità ecclesiale sappia capire questo mondo ed offrire ad esso la propria vita rinnovata ed il proprio lavoro educativo.
Nessun mondo è un assoluto e quindi ogni mondo può, solitamente in equa misura, aprirsi sia alle possibilità della realizzazione esistenziale cristiana sia a quelle della distruttività del peccato.
L'animazione scommette nella possibilità di ogni giovane di scegliere la via della propria realizzazione all'interno della storia della salvezza cristiana, perlomeno in modo implicito attraverso la fedeltà all'uomo e alla sua vita.